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Lontananza

NURAH

Il sole era appena spuntato e carezzava i fiori e le piante del giardino di Nurah: si era svegliata presto quel mattino, aspettava Gualtierow, avrebbero passato la giornata insieme.
Si era seduta sui gradini davanti la porta d'ingresso, con in mano una tazza di tisana, aspirava i profumi che si spandevano man mano che la rugiada notturna evaporava.

Osservava con curiosità la lenta danza delle farfalle che vagavano fra i petali.
Il rumore degli zoccoli le fece alzare il capo: era lui, era arrivato.
Si alzò per andargli incontro, ma il sorriso che le era apparso sulle labbra morì lentamente.
L'esploratore scese dal suo destriero, lo assicurò alla staccionata, e guardò con occhi seri la strega; le si avvicinò, le circondò le spalle con un braccio e la baciò teneramente sui capelli.
Nurah non parlò, già sapeva cosa gli avrebbe detto il suo uomo, ma non voleva sentire, o almeno sperava che ritardassero ad arrivare quelle parole, ma non fu così.
La voce profonda di Gualtierow spirò attraverso i capelli di lei: "Nurah, devo partire."
Continuò a tacere, accennando soltanto con la testa per dirgli che aveva capito; lui continuò: "Mi spediscono lontano per una missione a nord al di là del Kruill, sarà una missione che mi terrà lontano da te per non so quanto tempo".
L'abbracciò forte a sè e rimasero in silenzio per qualche istante.
Nurah lo prese per mano e lo condusse in casa: fino all'indomani non lo avrebbe lasciato un solo momento.
Il sole era ormai alto e i due si svegliarono l'uno nelle braccia dell'altra, nessuno dei due aveva il coraggio di parlare per primo.
Fu Nurah a rompere il silenzio: "Dobbiamo trovare un modo per rimanere in contatto... vorrei avere tue notizie."
Gual annuì: "Un sistema ci sarebbe. Ho sentito parlare di un allevatore di una specie particolare di falchi che vengono addestrati per l'invio di missive... potremmo andare a chiedere".
Raggiunsero l'allevamento e, seguendo i consigli del proprietario, acquistarono due falconi: Cedric e Isabel.
L'alba successiva arrivò troppo presto. Gualtierow si preparò a partire. Le cose necessarie erano già pronte, caricate sul cavallo.
Era arrivato il momento più difficile e triste: salutarsi.
Entrambi cercavano di celare il dolore che straziava i loro cuori, anche se sapevano che il loro amore li avrebbe comunque tenuti uniti.
Nurah rimase a guardare la figura di Gualtierow che si allontanava nella bruma che precede la nascita del nuovo giorno.


GUALTIEROW

Gualtierow aveva lasciato Nurah con la morte nel cuore.
Come erano cambiate le cose negli ultimi tempi.
In precedenza ogni missione veniva eseguita con spirito euforico.
“Finalmente si torna all’azione” si diceva, “si torna alla foresta che mi ha visto crescere, alle montagne che ho sempre guardato con sussiego e ammirazione, maestosamente incombenti sulla vallata sottostante…”
Ora era diverso!
La comparsa di Nurah nella sua vita solitaria aveva dato un valore diverso alle motivazioni che lo spingevano a imbarcarsi in avventure pericolose al fine di apportare il suo contributo alla comunità della quale faceva parte.
Restavano naturalmente la dedizione alla causa, la devozione per l’imperatrice, per la quale avrebbe offerto anche la propria vita, se fosse stato necessario.
Ma a tutto ciò ora si aggiungeva un ulteriore impulso: impegnandosi al massimo per la sicurezza della propria gente avrebbe contribuito a proteggere anche colei alla quale aveva donato il suo cuore: Nurah la Strega.
Gualtierow guardò l’orizzonte fiducioso: ne era certo, qualunque cosa lo attendesse, gli Dei non avrebbero permesso che un amore talmente profondo finisse prematuramente dopo essere stato appena sbocciato.
Dopo aver cavalcato per ore, si fermò al villaggio più estremo, per rifornirsi di viveri e per lasciare il cavallo: il sentiero da quel punto si faceva pressoché impraticabile per un cavaliere; a piedi sarebbe avanzato più in fretta.
Le montagne si stagliavano contro il cielo che si stava coprendo di nubi minacciose improvvisamente apparse, come dal nulla.
Che fosse un oscuro presagio?
Era quello lo scopo della sua missione.
Non tutta la popolazione delle montagne era ostile all’imperatrice. C’era ancora del buono tra quelle inospitali falde, ed in momenti come quelli ogni alleato in più poteva fare la differenza.
Gualtierow fece il giro dei bottegai per rifornirsi di ciò che gli occorreva: l’ultima possibilità di farlo andava sfruttata con cura.
Gli abitanti del luogo squadravano l’esploratore con un sentimento che andava dal sospetto all’ammirazione per quell’individuo alto vestito con un corpetto di pelle bruna e pantaloni comodi e resistenti all’usura.
I suoi abiti evidenziavano in parte un corpo abbronzatissimo, agile e slanciato: un esploratore dal corpo troppo massiccio avrebbe avuto difficoltà a scivolare nella foresta come un'ombra furtiva…
Ma ciò che attraeva maggiormente su di lui l’attenzione dei passanti era il falcone appollaiato sulla sua spalla sinistra: Cedric.
Il filo di collegamento con la sua amata.
Quello stesso tardo pomeriggio Cedric avrebbe affrontato il suo primo volo come messaggero di Gual portando con se una missiva diretta a tranquillizzare Nurah ed a dichiararle ancora il proprio amore incontaminato dagli eventi.


NURAH

Un sospiro accompagnò Nurah fino dentro casa.
Si guardò intorno e sentì la solitudine piombarle addosso.
Assaporava i ricordi delle ultime ore passate con Gualtierow, le promesse, i silenzi, la tristezza nel vederlo partire, il non sapere quando lo avrebbe rivisto.
Aveva tante cose da fare, prima di tutto occuparsi di Isabel, il suo falcone.
Ripeté i gesti e le parole che aveva usato per Cedric, l’incanto che avrebbe permesso al falcone maschio di raggiungerla con le missive di Gualtierow e di tornare da lui.
Quando Nurah ebbe terminato era quasi il tramonto; i raggi obliqui del sole entravano nella stanza che odorava di incensi ed erbe bruciate.
Isabel era pronta, ma la bestiola non era ancora in grado di effettuare il primo volo, e lasciò che si riposasse.
Nurah si sedette ad un tavolino ed iniziò a scrivere le prime righe a Gualtierow.
Sulla pergamena vergava le stesse parole che gli aveva detto prima che partisse, non riusciva a pensare ad altro per il momento.
Il battito d’ali e l’inconfondibile verso che emise Cedric la distolse dai suoi pensieri; si alzò di scatto ed uscì in giardino: il falcone era sul trespolo accanto al porticato, assicurato alla zampa, in una sorta di astuccio di cuoio, recava la prima lettera di Gual.
Con mani tremanti per l’emozione liberò Cedric dalle minuscole cinture ed infine aprì la missiva.
La lesse come se recasse delle notizie per lei di vitale importanza.
Rifocillò il falcone e tornò al tavolino per scrivere la risposta da inviare al suo uomo.
Aspettò che Cedric si fosse riposato abbastanza, assicurò l’astuccio con la sua missiva per Gualtierow, e gli fece spiccare di nuovo il volo.
La strega si ritrovò, come quel mattino, a guardare una figura che diventava sempre più piccola all’orizzonte.


GUALTIEROW

L’esploratore passò la notte nell’unico albergo del villaggio: le notti successive le avrebbe dormite all’aperto, e sulle montagne non é sempre facile trovare un giaciglio che si presti allo scopo.
Avrebbe dovuto sfruttare al massimo l’opportunità di dormire in un letto vero, invece faticò a prendere sonno…
Quelle nubi sui monti, quel presagio, la preoccupazione di un pericolo imminente… così rivolse il suo pensiero nell’unica direzione che avrebbe potuto dargli quella serenità di cui aveva bisogno: verso la sua Nurah.
Dopo un sonno popolato da incubi, il grigiore del mattino lo invitò al risveglio.
Non era il caso di indugiare… una rapida ed abbondante colazione e poi in marcia verso il tortuoso sentiero che conduceva verso le montagne più vicine attraverso la vegetazione ancora lussureggiante a quell’altitudine.
Cedric non era ancora ritornato: il fatto non costituiva un problema.
Quella razza di falconi aveva la peculiarità di instaurare con il proprio padrone un legame quasi simbiotico.
In più Nurah aveva rinforzato questa prerogativa di Cedric al punto che lui sarebbe stato in grado di raggiungere il proprio padrone anche soltanto seguendo il segnale generato dall’aura di Gual… un inspiegabile e sorprendente miscuglio di istinto e magia.
Quando Nurah aveva cercato di chiarire al proprio amante il meccanismo che rendeva possibile tutto ciò Gualtierow aveva annuito diplomaticamente, senza tuttavia comprendere molto di ciò che gli veniva detto: in fondo lui era un esploratore; cosa poteva capirne di magia?
Sorrideva Gual, mentre gli tornava alla mente l’espressione intenta di Nurah, che si sforzava di esemplificare concetti complicatissimi…
La trappola scattò, e lui se ne rese conto troppo tardi.
Non potè che attutire moderatamente l’urto di quel ramo che fiondava nella sua direzione colpendolo in pieno torace e togliendogli il respiro.
Una trappola che sfruttava al meglio l’elasticità di certi fusti, caratteristici del luogo, un congegno semplice ma efficace.
“Se solo fossi stato più attento” imprecò Gual tra se “se solo non mi fossi ancora una volta lasciato tentare dall’indugiare con la mente sui raffinati lineamenti di Nurah, forse…”
Una poderosa randellata inferta all’altezza delle sue scapole mise fine al corso dei suoi pensieri.
Riprese i sensi dopo un momento interminabile.
Le sue mani ed i suoi piedi legati strettamente non gli permettevano grandi margini di manovra.
“Chi sei, e cosa sei venuto a fare qui?” ruggì uno degli aggressori.
Gual non poteva tradire la fiducia che avevano riposto in lui Dardel, ed indirettamente i loro futuri alleati. Per cui non una parola si lasciò sfuggire dalle labbra.
Era prevedibile che i tre ribelli che lo avevano catturato non si sarebbero limitati a porgli domande, per cui Gual non si sorprese quando cominciarono a colpirlo con furia selvaggia.
L’esploratore aveva dalla sua il vantaggio di aver imparato da suo padre certe tecniche di controllo della sensazione del dolore, prima che questi morisse.
Ma lo sforzo gli fece perdere i sensi una seconda volta.
“Fermi” gridò a quel punto quello dei tre che sembrava comandare il trio “se lo ammazzate non ne caveremo le risposte che ci occorrono.”
“Andate a prendere dell’acqua per farlo riprendere” ordinò, al che i suoi sottoposti di malavoglia si caricarono dei contenitori adatti allo scopo, e si avviarono.
Quando Gualtierow si riprese era esausto e dolorante.
Notò che era rimasto solo uno dei suoi aguzzini.
Il suo sorvegliante stava guardando in alto, ben al di sopra delle cime degli alberi che delimitavano la radura nella quale si erano accampati. Guardava ed imprecava.
Il Falcone volava su di loro facendo larghi giri come se volesse studiare la situazione.
Sulle prime Gual trovò strano l’evidente disappunto del suo carceriere, poi si ricordò dell’esistenza di curiose superstizioni che regolavano la vita sociale della popolazione delle montagne.
“Maledetto spirito delle cime, lasciami in pace e torna da dove sei venuto” cominciò a gridare il capobanda, visibilmente scosso “Vattene, altrimenti ti colpirò col rischio di dannare la mia anima per sempre” aggiunse brandendo la sua balestra.
Cedric continuava a volteggiare nel cielo sovrastante senza dar segno di aver udito la minaccia.
Sempre più incapace di contenersi l’aguzzino puntò la balestra verso l’oggetto del suo terrore, pronto a far partire una freccia avvelenata.
Gual, seppure annientato dai colpi ricevuti, si rese conto che una opportunità migliore non si sarebbe ripresentata.
Chiamò a raccolta le forze residue, tese i muscoli allo spasimo e si proiettò a capofitto verso l’addome dell’avversario estendendo all’unisono tutti i muscoli delle gambe ancora legate insieme, mentre questi ancora guardava in alto preso dalla sua isteria.
I due corpi rovinarono sul suolo compatto e Gual riuscì ad impadronirsi del pugnale dell’avversario sfilandolo dalla guaina fissata al suo polpaccio destro.
Questione di pochi secondi e Gual si sarebbe liberato dei legacci che gli avevano vistosamente tagliato i polsi.
Ma ormai l’energumeno già si era ripreso e torreggiava su di lui mentre prendeva con cura la mira con la balestra ancora carica.
”Ti colpirò esattamente tra gli occhi, bastardo” disse con voce alterata dal furore.
“Verdammt, tutto inutile” sospirò Gual, imprecando come usava fare suo padre.
Chinò il capo ormai svuotato da ogni energia residua.
”Il destino mi è avverso” commentò esausto.
Le grida dell’avversario gli giunsero inattese…
Potenza degli Dei, senza che nessuno dei due si fosse accorto di nulla, Cedric si era lanciato in picchiata, ed era ora intento ad artigliare il cuoio capelluto e l’occhio destro del malcapitato, strappandogli urla di dolore e di raccapriccio.
Solo un attimo di sorpresa si concesse Gual, che con mossa fulminea si liberò degli ultimi legacci che gli imprigionavano le mani, e lanciò il pugnale verso il suo aggressore colpendolo alla carotide.
Il sollievo dell’esploratore gli fece dimenticare per un attimo il dolore che lo attanagliava, ma non poteva concedersi alcuna pausa: gli altri due si trovavano probabilmente nelle vicinanze.
Le sue previsioni si rivelarono esatte, infatti le voci degli altri due aggressori non tardarono a farsi udire. Gual si sistemò dietro il tronco d’albero più vicino e diresse la balestra in direzione delle voci che si sentivano sempre più distintamente.
Una sola freccia per due avversari… non sarebbe bastata.
Quando i due raggiunsero la radura intuirono subito che le cose erano andate in modo totalmente imprevisto.
Il dardo colpì il primo dei due in pieno petto, dopo aver percorso la sua mortale traiettoria.
Il secondo si diede rapidamente alla fuga.
Sarebbe tornato con i rinforzi? Non era da escludere.
Gualtierow cercò con sforzo estremo di rimettersi in piedi…
Doveva andare via da lì, nella foresta più fitta, dove nessuno lo avrebbe trovato, almeno prima che lui si fosse in qualche modo ripreso.
Ma per raggiungere una ripresa accettabile sarebbero occorsi giorni e giorni, e lui non aveva tempo!
Il fedele Falcone si era posato sulla sua spalla, e si era lasciato carezzare il capo, in segno di completa sottomissione.
“Via di qui” si incitò il falconiere, “nulla più ci trattiene”, e si incamminò faticosamente inoltrandosi nella vegetazione più folta, non senza aver prima privato il cadavere della sua prima vittima di un medaglione che ne identificava la provenienza.
Quando Gual si convinse di aver raggiunto un posto sicuro, esaminò le sue contusioni e ferite: non poteva proseguire la sua missione in quelle condizioni, nè poteva aspettare che guarissero da sole; sarebbe occorso troppo tempo!
Se solo Nurah fosse stata lì… avrebbe sicuramente preparato uno di quei filtri che accelerano i processi di guarigione in modo impressionante… uno di quei filtri che vanno assunti non più tardi di un’ora dopo essere stati preparati, per poter avere ancora effetto benefico.
Se solo tali filtri avessero potuto essere utilizzati a distanza di settimane, ne avrebbe potuto fare una bella scorta, ma la deteriorabilità degli ingredienti e dell’energia in essi contenuta non rendeva consigliabile un approvvigionamento per tempi lunghi.
Gualtierow carezzò ancora il capo di Cedric, mormorando “Se solamente…” poi si scosse esclamando “Cedric!”
Che stupido, aveva la soluzione a portata di mano, e non se ne era reso conto prima.
“Cedric, amico mio… ascoltami bene… mi duole farti affrontare di nuovo un viaggio così lungo dopo che con il tuo intervento mi hai salvato la vita, ma… capisci? Non ho alternative”.
E mentre parlava concitatamente, scriveva su un pezzetto di pergamena in due parole cosa era successo, e la richiesta di una dose di quel filtro portentoso che la sua amata gli aveva già una volta fatto ingerire, con risultati indescrivibili.
Quindi si affrettò a legare il messaggio alla zampa del rapace.
E fu solo allora che si rese conto che già un altro messaggio vi era fissato.
Era di Nurah.
Slegò con delicatezza la missiva della sua amata e la strinse nel pugno.
Poi invitò Cedric a prendere il volo, dicendogli: “A casa, Cedric… a casa” mentre una grossa lacrima gli rigava la guancia.
Mai come in quel momento aveva avvertito la reale portata di quella parola …“A casa…” ripetè "più presto che puoi”
Dopo essersi abbandonato per un attimo a un sentimento di commozione incontenibile, Gual osservò Cedric prendere quota e scomparire oltre gli alberi.
E poi srotolò lentamente il messaggio di Nurah, e godette del suo contenuto come mai aveva pensato potesse fare.


NURAH

Dopo una rapida visita alla Torre dei Maghi, Nurah tornò a casa che era già buio.
Controllò Isabel che era in perfetta forma; si fermò ad accarezzarle la testolina e sorrise a quegli occhi vispi che la guardavano.
Si sentiva stanca, ma non aveva ancora voglia di coricarsi e ne approfittò per studiare qualche pergamena: non si sentiva tranquilla, qualcosa dentro si agitava; cercò di non dar peso a quella sensazione interiore e si concentrò nella lettura.
Un leggero tonfo sul pavimento del porticato le fece alzare il capo dalla pergamena; si alzò, prese in mano la lampada ad olio che usava per leggere ed aprì la porta: all’altezza dei suoi occhi non c’era niente, ma un fruscio ai suoi piedi le fece abbassare lo sguardo e la lampada illuminò Cedric a terra.
Nurah cercò di mantenere la calma, raccolse la bestiola, represse un singhiozzo che le morì in gola e portò il falcone dentro casa; lo adagiò sopra un panno sullo scrittoio.
Per quanto minuscolo, il cuore di Cedric sembrava impazzito.
Carezzava con delicatezza l’animale parlandogli dolcemente come si parla ad un bambino impaurito e, quando Cedric sembrò più tranquillo, sfilò delicatamente l’astuccio per leggere la missiva che non poteva che recare cattive notizie.
Adesso era il suo cuore a battere furiosamente; si impose di leggere quelle parole scritte con mano malferma.
Non perse tempo. Preparò cosa gli chiedeva Gualtierow con le lacrime che prepotentemente le pungevano gli occhi.
Tutto era pronto, mancavano poche ore all’alba, ma Cedric non era ancora in grado di volare per un tragitto così lungo; guardò Isabel: “Tocca a te piccola” disse guardandola “dovrai raggiungere Gualtierow in fretta e dovrai portare anche un peso maggiore…”.
Un piccolo biglietto recava le istruzioni da seguire e in sacchetti di cuoio aveva sistemato gli ingredienti necessari perché Gualtierow preparasse i medicamenti che lo avrebbero fatto guarire in fretta.
Prima di liberare il falcone, la strega si concentrò e recitò delle formule di protezione per Gualtierow ed Isabel, rinnovò l’incantesimo che l’avrebbe guidata fino a Gual, pregò infine la Dea che volgesse il suo sguardo benevolo sul suo amato.
Baciò la testa di Isabel e la guardò volare via.


GUALTIEROW

Il giaciglio che Gualtierow aveva faticosamente preparato, con foglie ed erba secche, aveva da una parte lo scopo di mantenerlo caldo nella fresca notte arcanese, e dall’altra di evitare un contatto troppo doloroso sulla terra dura in corrispondenza delle molteplici parti contuse.
L’esploratore cercava di veicolare le energie circolanti nel corpo, verso le zone che dolevano maggiormente, per lasciare che l’intelligenza corporea potesse operare nelle migliori condizioni possibili il processo di guarigione. Soprattutto era importante evitare di contrarre la muscolatura dolente, per permettere al sangue di fluirvi abbondantemente ed eliminare, asportandoli ed evacuandoli, gli agenti chimici causa del dolore… ma non era facile restare concentrato a lungo; gli stati di veglia e di sonno si susseguivano continuamente.
A un certo punto gli parve di vedere una luminescenza proveniente da un punto imprecisato più a valle.
Con movimenti molto cauti Gual cercò di spostarsi in quella direzione, fino ad arrivare nei pressi di uno spiazzo che rappresentava una piccola soluzione di continuità nella vegetazione intricata.
La donna sembrava brillare di luce propria; il velo semitrasparente che la ricopriva lasciava indovinare molto facilmente la grazia delle forme femminili che avrebbe dovuto celare allo guardo… quell’indumento quasi etereo aveva piuttosto l’effetto di esaltarle.
L’eleganza del lungo collo che si intravedeva tra i capelli folti e mossi, le esili braccia rivolte verso l’alto, al pari dei capezzoli svettanti su due seni perfetti; un addome piatto sormontante due glutei scultorei e gambe slanciatissime.
Dall’atteggiamento ch’ella assumeva sembrava che pregasse. Con gli occhi supplicanti rivolti verso il cielo ed il corpo teso nella medesima direzione.
Gual era talmente inebriato da quella visione da sentirsi leggero come l’aria, liberato improvvisamente dai dolori e dagli affanni terreni.
Sulle prime Gualtierow non notò la massa scura che si avvicinava lentamente alla donna; una forma indistinta quanto minacciosa.
L’esploratore fece appello a tutte le sue facoltà di osservatore allenato per individuarne la natura. Sembrava… si! Ora si evidenziava sempre più la forma di un serpente che strisciava in cerca della sua preda… un serpente enorme dall’aspetto terrificante.
Gual avrebbe voluto correre verso quell’essere repellente e colpirlo con tutte le sue forze, ma non poteva.
Era come se fosse impietrito davanti alla prospettiva che tanta bellezza potesse essere semplicemente fagocitata da quell’essere abominevole; non poteva muover muscolo, ma forse avrebbe potuto avvertirla.
Tentò disperatamente di gridarle: “Voltati, non ti rendi conto del pericolo incombente? Corri, sàlvati!” ma non riusciva a proferir parola.
Preso dal terrore per quella inspiegabile impotenza, con il cuore che batteva in petto a ritmi da fibrillazione, tentò, e tentò ancora finché qualcosa finalmente si sbloccò e gli permise di gridare: “Guardati alle spalle… sta quasi per ghermirti… déstati dalla tua meditazione insensata, sàlvati facendo appello a tutte le forze che possiedi, corri senza esitare un attimo, mio unico bene, vola al riparo da questo orrore, Nurah…”.
Gual si ritrovò seduto e tremante, mentre le proprie urla ancora riecheggiavano nella foresta…
Quel terribile incubo sembrava così realistico!
Si lasciò ricadere sulle foglie secche esausto, ma sommamente sollevato: Nurah era a casa, al sicuro; non era stato che un sogno.
La fronte gli scottava.
Il suo corpo reagiva all’invasione dei microrganismi patogeni elevando la propria temperatura al fine di creare un ambiente meno idoneo per la loro proliferazione, e per coadiuvare l’azione dei leucociti accorsi in gran numero.
Tutto andava secondo le previsioni, ma le sue grida avrebbero potuto richiamare l’attenzione di coloro che si erano gettati sulle sue tracce.
Non gli restava che seppellirsi sotto una folta coltre di foglie morte e sperare di passare inosservato, e soprattutto evitare di addormentarsi, e quindi rischiare di esser preda di nuovi incubi allucinanti.
L’alba arrivò a illuminare i suoi occhi arrossati dallo sforzo e dal sonno.
Sbirciando attraverso il fogliame, Gual individuò la forma volante che si avvicinava incerta.
”Cedric?”, si disse. ”Finalmente!”
Ma perché esitava a quel modo?
Il falcone continuava con i suoi larghi giri come in cerca di un segnale.
Durante i lunghi anni trascorsi nella foresta Gual aveva imparato bene a saper distinguere tra i versi emessi dagli animali della foresta, e sapeva riprodurne anche alcuni.
Così tentò di imitare il verso del falcone, sperando di non ottenere come effetto quello di attirarsi l’attenzione di altri ribelli, piuttosto che di colui che già lo aveva salvato una volta.
Con gran sollievo Gual notò che il rapace ora aveva cominciato a planare, dirigendosi verso di lui. Quando fu abbastanza vicino notò il voluminoso fagotto che recava con se con evidente disagio, e notò ancora che… non si trattava di Cedric!
Isabel!… Nurah gli aveva inviato Isabel, e lei era riuscita a raggiungerlo con il filtro di cui lui aveva fatto richiesta.
Fantastico!
Isabel si posò con leggerezza sulla mano guantata di Gual, nonostante il peso del carico e la lunga distanza percorsa.
Il falconiere la gratificò subito con un boccone prelibato che aveva preparato per Cedric.
Poi la liberò del fardello e sciolse i legacci che fissavano il messaggio di Nurah.
L’ansia traspariva dalle poche parole introduttive…
Povera Nurah: chissà come stava in pena! Poi si inoltrò nella lettura delle istruzioni per l’uso delle sostanze appena ricevute, scritte con grande sintesi e chiarezza: si trattava di spiegazioni su come mescolare e far reagire i componenti, e sui tempi di reazione.
Un piccolo miracolo si stava compiendo sotto i suoi occhi: la magica pozione dal colore blu cobalto emanava vapori dall’aroma indefinibile.
Gual la buttò giù d’un fiato e si sdraiò in attesa che il suo effetto si manifestasse.
Una sorta di calore si diffuse per tutto il corpo.
Si sentiva percorso… quasi percosso da un’onda di energia pura che pareva un fiume in piena.
Tutti gli scambi intercellulari si svolgevano a ritmi vertiginosi. Il sangue pompato in circolo a gran velocità si caricava di scorie e distribuiva sostanze vitali in quantità estreme.
Tutti gli organi ed i sistemi venivano sollecitati in misura di molto superiore a quella umanamente concepibile.
Eppure la perfetta macchina biologica che Gual chiamava corpo, reggeva e ripristinava la sua struttura ottimale a vista d’occhio.
Dopo una decina di ore tutto cominciò ad attenuarsi ed a rientrare nella norma, gradualmente, ed a lasciare il posto ad una calma quasi irreale.
Gualtierow si alzò ancora incredulo.
Si sentiva stanco, ma non avvertiva più dolore e le ferite si erano quasi del tutto cicatrizzate.
Ma quale stress aveva subito il proprio corpo. Un altro trattamento terapeutico di quell’intensità, fatto a breve distanza, avrebbe potuto ucciderlo. Meglio evitare!
Rivolse grato la sua attenzione ad Isabel, che aveva vigilato accanto al suo corpo inerme per tutto quel tempo.
Andava nutrita e vezzeggiata e Gual lo fece volentieri: era come se attraverso quei gesti amorevoli potesse trasmettere tutto il suo affetto a colei che gli aveva inviato quel messaggero speciale ed il suo carico di gran valore.
Poi prese un pezzetto di pergamena e scrisse un messaggio di gratitudine sincera e di amore profondo. Non doveva cercare le parole; esse fluivano come un torrente, e sulla piccola superficie disponibile lo spazio era irrimediabilmente insufficiente.
Al suo ritorno avrebbe integrato quel messaggio scarno con ore ed ore di intima dedizione alla sua amata.
Questo promise a Nurah con quel messaggio… A Nurah… e a se stesso.


NURAH

Erano passate ore da quando Isabel si era levata in volo carica di quel concentrato di magica natura che avrebbe fornito a Gualtierow l’energia vitale di cui aveva bisogno per riprendersi in fretta.
Ne sarebbero passate molte altre, prima che il suo amato fosse stato in grado di inviarle un messaggio; di ciò Nurah era pienamente consapevole, eppure non poteva fare a meno di volgere continuamente lo sguardo verso quel punto all’orizzonte dove il suo falcone era scomparso.
Dopo aver dato il suo prezioso contributo, si sentiva impotente e divorata dall’ansia.
Non aveva senso continuare a logorarsi nell’attesa… decise di recarsi da Kassandra, con la scusa di una visita di controllo.
Prima di bussare alla sua porta si impose di lasciare dietro se ogni patema d’animo, e di offrire all’amica in dolce attesa, la più serena delle compagnie… non era il caso di coinvolgerla con il suo stato d’animo in tumulto, non avrebbe giovato ne’ alla futura madre, né alla creatura che le cresceva in grembo.
Dopo aver respirato profondamente si sentì pronta, bussò ed aprì dopo aver sentito l’amica rispondere.
“Kass, come procede l’allenamento?” esordì Nurah, cercando di sembrare quella di sempre, pronta come al solito a scodellare una battutina scherzosa.
“Allenamento? Oddea, con questo ventre in crescita esponenziale, più che allenata mi sento alienata, ogni volta che getto uno sguardo intimorito alla mia immagine riflessa nello specchio”
Risero entrambe.
Nurah comprese subito che aveva fatto bene a recarsi là: quello che le occorreva in quel momento era proprio qualcuno che la investisse con una ventata di fresca allegria, e Kassandra in questo non era seconda a nessuno.
“Ma quale alienata” riprese Nurah “In questo momento sei il ritratto della salute, con quel colorito adolescenziale che ti dona talmente… mi sembri ringiovanita di almeno quarant’anni…”
“Nuraaaaah, per tua informazione quarant’anni fa non ero nemmeno in fasce” ribatté Kass, fingendo grande collera “Anzi non lo sarei stata per altri…vediamo…. vent’anni almeno” concluse con un gesto di stizza.
“Cala, cala… adesso sei tu che esageri… comunque tornando all’allenamento… mi riferisco chiaramente a tutti gli esercizi pre-parto di cui negli stati dell’unione vanno tanto fieri…” puntualizzò Nurah, ridendo divertita.
“Esercizi pre- parto? Puah!! Te lo faccio vedere io quali sono i soli esercizi che sono disposta a fare al momento… Che ne dici di lancio della padella, con bersaglio?” disse poi Kass, e continuò aggiungendo: “La padella l’ho già in mano… Hummm… con un bersaglio in movimento l’esercizio viene meglio. .. Ma qui l’unica cosa che vedo muoversi è la tua linguaccia impertinente hahaha”
“Adesso te la mostro meglio la mia linguaccia” ribatté Nurah, punta sul vivo, e fece all’amica uno sberleffo di quelli memorabili.
“Oddea, sei orrenda, se ti vedesse Gual ti mollerebbe all’istante hahaha” disse Kassandra mimando una espressione di disgusto.
L’espressione di Nurah mutò all’istante: “Gual…” disse poi, mentre gli occhi le divennero lucidi.
“Ho detto qualcosa che non va?” si informò preoccupata Kassandra.
Nurah tentò invano di reprimere le lacrime che sembrava volessero assolutamente sgorgare copiose e rigare il suo bel volto.
“Vieni qui, amica mia, qui tra le braccia di Kass, e dimmi cosa ti rattrista a questo modo”
La maga imprecò piano contro la sua debolezza, e poi si lasciò convincere.
Abbracciò l’amica, e si lasciò andare in un pianto liberatore.
“Oh Kass… era l’ultima cosa che avrei voluto… te lo giuro… nel tuo stato… l’ultima cosa di cui avresti bisogno è… di adombrarti a causa delle pene altrui”
“Lascia decidere me cosa è meglio” rispose Kassandra.
“E poi, ultimamente stai cedendo spesso alla tentazione di trattarmi come una malata, mentre al momento mi sembra evidente che chi sta male sei proprio tu!”
“Hai ragione, non immagini nemmeno…” Disse poi Nurah, tirando su col naso, e informò l’amica di ciò che la preoccupava.
“Gual sa il fatto suo, lo sappiamo entrambe. Se la caverà come al solito, e quando sarà tornato sorriderà quando verrà a sapere di quante lacrime hai versato per quella che lui chiamerà una semplice scaramuccia…!”
Le parole di Kass servirono allo scopo.
Nurah si sentiva già molto meglio, per cui si intrattenne volentieri con l’amica, informandosi su come procedeva la sua gravidanza e facendo un piccolo controllo.
Quando tornò alla sua dimora buia e silenziosa, Nurah guardò ansiosamente se sul trespolo fosse appollaiata Isabel, ma non era ancora lì.
Almeno questo significava che il falcone aveva trovato la sua méta, in caso contrario sarebbe ritornato col carico.
Probabilmente Gual aveva già assunto la pozione, ed ora era in piena guarigione.
Non poteva che essere così, si disse, e guardò un’ultima volta il cielo stellato inviando una fervida preghiera alla Dea protettrice di tutti gli Hammers.


GUALTIEROW

Dopo aver trascorso la notte dormendo profondamente per riprendersi completamente, Gualtierow si risvegliò pieno di energia, pronto per continuare la propria missione senza ulteriori esitazioni.
Una breve preghiera rivolta agli dei, per non lasciare nulla di intentato ai fini del successo della sua missione, poi in marcia di buon passo, senza tralasciare comunque di restar vigile… più di quanto non lo fosse stato ultimamente…
La giornata cominciava con un tempo splendido, e l’esploratore aspirava a pieni polmoni quell’aria balsamica ricca dell’ossigeno che scaturiva dall’azione dei primi raggi del sole sulla vegetazione generosa ancora presente a quell’altitudine.
Il paesaggio sarebbe gradualmente cambiato nelle ore successive.
Man mano che Gual avesse raggiunto quote sempre più elevate, gli alberi si sarebbero fatti più radi, fino a scomparire del tutto, lasciando spazio ad arbusti sempre più coriacei.
“E’ dura la vita del montanaro” si diceva l’esploratore “e questa durezza si trasmette inevitabilmente anche al carattere di chi trascorre gran parte dell’anno tra queste falde suggestive ma a volte desolate”.
Gual si chiedeva cosa avrebbe convinto la popolazione di Brandt a schierarsi dalla parte dell’imperatrice, quando lui si fosse fatto avanti per consegnar loro il messaggio scritto da sua altezza Nimira in persona.
In fondo loro erano talmente lontani dal potere centrale; le creste che li proteggevano dalle invasioni altrui avevano anche l’effetto di isolarli quasi completamente.
Le due sentinelle lo tenevano d’occhio già da un pezzo, quando giunse alla sommità di un sentiero che portava alla terra di Brandt.
”Fermo straniero” intimò uno dei due “cosa ti conduce tra le popolazioni della montagna più aspra dell’intero pianeta?”.
“Ho un messaggio per Brandt” rispose Gual, fissandolo negli occhi.
“Da pure qua, glielo faremo avere noi” intervenne la seconda sentinella.
“Ho l’ordine di consegnarlo di persona” replicò l’esploratore senza scomporsi più di tanto.
“Non mi pare che tu abbia facoltà decisionale, al momento” concluse la prima sentinella, continuando a tenere puntata la balestra in direzione del visitatore, subito imitato dalla seconda, che teneva contemporaneamente una delle due mani tese per ricevere il messaggio oggetto della disputa.
“Grave imprudenza” pensò il messaggero, il quale fulmineamente, dopo aver finto di porgergli una pergamena arrotolata, gli afferrò la mano portandosi contemporaneamente fuori del raggio d’azione della balestra dell’avversario, mettendovisi alle spalle per farsene scudo.
Nel frattempo la lama del suo pugnale già brillava vicinissima alla gola del malcapitato che ancora non si raccapezzava del fatto di essere caduto nella trappola come un novellino.
“Abbassa lentamente quell’arma!” intimò a sua volta Gual “se non vuoi che il tuo compare venga sgozzato qui davanti a te, prima che mi occupi di te!”.
La sentinella capì di non avere scelta… la velocità con cui lo straniero si era mosso la diceva lunga sul suo grado di preparazione al combattimento, e poi era venuto solo per consegnare un messaggio…
Al villaggio non avrebbe avuto comunque scampo, se dietro la storia del messaggio si fossero celate intenzioni ostili.
“Daccordo” disse il montanaro ”seguimi… ti condurrò al villaggio!”.
Dopo aver legato le mani della sua vittima, Gual seguì insieme al proprio ostaggio l’altra sentinella verso il villaggio di Brandt.
All’arrivo gli fu detto di fermarsi davanti alla costruzione occupata dal capo del villaggio, e di liberarsi delle armi, se avesse voluto parlargli di persona.
Gual fece quanto gli veniva detto… per apparire credibile doveva pur fare qualche concessione.
Intanto a debita distanza aveva cominciato a raccogliersi una piccola folla di curiosi…: ”chi é quello straniero dall’atteggiamento tanto fiero?” si chiedevano in molti.
Ad un certo punto si udì sbraitare senza ritegno dalla costruzione nella quale si era diretta la guida dell’esploratore, e dopo un po’ comparve sull’uscio un uomo corpulento ed imbestialito, dalla voce cavernosa che urlò: “Chi osa presentarsi al mio cospetto, dopo aver maltrattato i miei uomini ed ha ancora l’impudenza di chiedermi udienza?”
“Il mio nome è Gualtierow, esploratore Vulcar.” annunciò il messaggero con voce ferma, ed aggiunse: “reco un messaggio importante, da consegnare personalmente”
Una sonora risata seguì alle parole dell’esploratore: “Hai del fegato, giovanotto”continuò “ma quanta baldanza… Chi ti assicura che dopo aver letto il messaggio io non ti dia in pasto ai rapaci i cui spiriti proteggono le nostre montagne, dopo averti fatto lapidare?”
“Confido sull’effetto che il contenuto del messaggio avrà su te, saggio Brandt!” rispose Gual senza abbassare lo sguardo.
“Risparmiami le sviolinate, esploratore… noi montanari guardiamo al sodo!” interruppe brusco il capo del villaggio, dopodiché diede una gran manata a quello che gli stava più vicino gridandogli : “Tu… fatti dare il messaggio e portalo subito da me”.
Con la spalla dolente il galoppino corse in direzione dell’esploratore, e ritornò dal capo per dargli il messaggio ricevuto.
Mentre Brandt leggeva, un brusio si levò lentamente tra i crocchi formatisi.
“Ma guarda, l’imperatrice in persona si disturba ad inviarmi una richiesta di sostegno” ricominciò Brandt con fare teatrale, dopo aver letto l’intestazione “Quale onore” commentò ancora, accennando un inchino sgraziato.
“Straniero, evidentemente non sei a conoscenza di un accordo che lega tutte le popolazioni delle montagne, da generazioni, le quali in caso di pericolo si sostengono l’un l’altra…”
“L’imperatrice non rappresenta un pericolo per voi, se non sarete voi ad attaccare per primi” replicò Gualtierow con convinzione.
“Gli Dei sarebbero comunque dalla nostra parte” sogghignò Brandt “è scritto!”
“Come è scritto che tu cadrai ben presto vittima della tua temerarietà… Guarda tu stesso: il primo degli spiriti delle cime è già pronto a strapparti il cuore con i suoi artigli” declamò il capo villaggio indicando in cielo l’avvicinarsi di un rapace con volo planato.
Gual guardò nella direzione indicatagli e sorrise in maniera impercettibile: Cedric tornava ancora una volta a toglierlo dai guai.
“Ti sbagli questa volta Brandt” annunciò l’esploratore ad alta voce in modo che tutti potessero udirlo “e te lo dimostrerò“ aggiunse, e con un gesto plateale elevò il braccio arcuato al di sopra del capo. Senza esitare il falcone planò in direzione del suo padrone e si posò sul suo avambraccio.
“Il viandante col falcone” gridò uno dei presenti, allontanandosi intimorito.
“Cosa farnetichi Gruskal” tuonò di rimando Brandt, contrariato dalla piega che avevano preso gli eventi.
“Ho sentito dire che Brucken aveva catturato un viandante giorni fa, e lo aveva percosso quasi fino alla morte; pare che questi, grazie all’aiuto di uno spirito delle cime, sia riuscito a riprendersi, sopraffarlo ed ucciderlo prima di scomparire nella foresta senza lasciare traccia alcuna” rispose Gruskal con occhi allucinati.
“Brucken, quel bastardo ha fatto la fine che meritava!” commentò Brandt tra se e se, ricordando le molteplici dissidie che ci furono tra di loro in passato, e le situazioni che Brucken aveva cercato di volgere a suo favore sempre con l’inganno.
“E così tu avresti fatto fuori Brucken” disse poi a Gual, con un sorriso di scherno “Quella bestia si sarebbe fatto un solo boccone di uno come te… Non ci crederei nemmeno se lo avessi visto con i miei stessi occhi!”concluse.
“Ti basta questa come prova” ribattè l’esploratore, cavandosi di tasca il medaglione tolto a Brucken e buttandolo a terra davanti ai calzari del capo del villaggio.
Brandt quel medaglione lo conosceva bene, e questo gli tolse ogni dubbio sul valore dello straniero che gli stava di fronte.
“Per gli Dei, sei un tipo davvero in gamba” sbottò infine, facendo seguire le sue parole da una fragorosa risata.
“Resta con noi stanotte, parleremo di questa missiva della tua sovrana, e poi potrai goderti le più belle danzatrici di tutta la zona montana, parola di Brandt!” propose il capo del villaggio.
“Sono molto onorato della tua proposta, ed accetto con gioia” rispose Gual, e sorrise al pensiero della reazione di Nurah quando le avrebbe raccontato il particolare delle danzatrici… la gelosia della maga sembrava non avere limiti.

 

Nurah e Gualtierow
 

 

 

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