I due amanti
|

|
Li vidi la prima sera
di luna piena.
Ero affacciata alla finestra e scrutavo le strade di Kolise, così
grande e dilatata dalla forte luce lunare che bagnava case e strade
e persino gli alberi laggiù oltre le mura settentrionali. |
Facevo scorrere gli occhi fin dove il guardo permetteva e sorrisi,
appoggiandomi sui gomiti quando sorsi due figure scure scivolare sulla
strada che era più buia, sotto l'alto palazzo di Madras Asiram.
Lui procedeva davanti, passi misurati, da uomo forte e sicuro eppure
muoveva il capo.. forse sentendosi osservato, spiato, capii che persino
delle stelle aveva timore; più indietro di qualche passo lei, ammantata
ma graziosa nella sua figurina dai passi veloci e diritti, esili...
guardava avanti, forse le spalle dell'altro era lei decisa, la più forte
tra i due... si sentiva persino lassù che non aveva timore.
Mi chiesi se ancora qualcuno a Kolise non l'aveva capito e mi risposi di
no... credo tutto Arcano sapesse che i due erano amanti, la luna
beffarda li illuminava impudente.
Quando giunsero all'angolo si fermarono entrambi, lui si voltò e
l'afferrò per la vita, attirando l'esile corpo a se, quasi avesse paura
di poter aver terrore lontano da quel corpo caldo.
Sentii appena le parole di una vocina dolce:
"Ho freddo amore... Ho tanto freddo"
L'uomo passò le mani sulle sue spalle e le sussurrò all'orecchio:
"Sto ordinando al freddo di lasciarci in pace, mia Signora... solo per
ora... solo per questo nostro tempo... ora baciami, che le mie labbra
non vogliono più resistere!"
Ed i due si unirono in un bacio lungo un sogno...
Si muovevano appena, tentennando la testa in quel gesto così tipico
dell'amore e le dita si intrecciavano, poi si lasciavano per andar a
cullare i capelli dell'altro.
Lui l'avvolgeva tutta tra le sue braccia e lei pareva cullarlo con
calore.
I loro sospiri e mormorii sembrarono riecheggiare tra le strade, come
una sveglia del demonio per poter far puntare il dito a tutti su quei
due che consumavano un amore nascosto... arrossii in segreto, un poco,
per loro.
Lui poi staccò le labbra da quelle della donna e solleticò con la lingua
la spalla di lei, che prontamente scostò i lunghi capelli per
permettergli di posare la sua dolce e forte bocca sul collo profumato e
vellutato e lui accettò il dono, affondando il volto come un assetato
alla fonte.
Lei chiuse gli occhi e si lasciò trasportare da quel fiume in piena, da
quel branco di cavalli imbizzarriti che galoppavano al battito del suo
cuore innamorato ed impazzito.
Immaginai il suo dolore ed ammirai la sua forza d'animo quando gli
sollevò la testa e gli sussurrò soffiandogli un bacio: "Ritorna nel suo
letto... si starà quasi svegliando... Ritorna alla tua casa!"
Ma egli protestò: "Ma non ancora, non è ancora tempo!"
Lei però fece un passo indietro, risoluta: "Vai, torna da lei e non
voltarti indietro!"
E lui obbedì al suo dolce tesoro, tornando da un'altra donna che,
ignara, dormiva in un letto vuoto.
Non provai affatto pietà per quella donna sola in una casa buia, dopo
aver visto gli occhi luminosi di lui specchiati in quelli della ragazza,
capivo che quella donna non l'aveva mai saputo rendere altrettanto
felice.
Ma qualcosa mi turbò profondamente: la giovane, rimasta sola e ferma
alla luce che penetrava nella via, piangeva... Lacrime d'amore, tra le
più terribili del mondo.
Provai l'impulso di correre giù a confortarla ma non potevo per ovvi
motivi... allora ebbi un'altra idea. Corsi in casa ed aprii il libro
riposto sulla credenza, proprio in mezzo vi era, essiccata, una rosa
rossa.... un antico regalo di un hammers, che avevo conservato neppure
io sapevo perchè... ma i piani delle Dee sono davvero meravigliosi ed
insoliti...
Ritornai alla finestra e lasciai scivolare non vista la rosa rossa,
quasi fosse il regalo d'amore del cielo, un dono, un segno per farle
tornare la speranza ed i sogni... lei meravigliata strinse la rosa
essiccata ma ancora bella al seno e alzò il capo, ringraziando la
Luna... anche io guardai mia Madre, quell'astro che ancora una volta,
con la sua corte di figliole stelle, mi sorrideva complice.
Acer
|