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I racconti del Kruill (2)

 

KRISTAL
Una piccola onda impertinente si frange sulle mie gambe e gli spruzzi mi bagnano il volto.

Mi sveglio così, con un sorriso e la mente piena di immagini e d'avventure, e guardo l'acqua trasparente del mattino che scorre instancabile verso la sua meta lontana.
E' ora di tornare a casa, sì... non fa più tanto caldo.
Ma porterò con me la tua voce roca e dolcissima, e non appena avrò un po' di tempo tornerò qui da te, grande fiume...
E tu ancora mi racconterai la tua vita :-)
A stasera, Kruill!


NUSUTH

I fiori di Sangue
Bene dolce amica Kristal, stanotte voglio narrati di qualcosa che è avvenuto una sera accanto alle mie rive.
E' qualcosa di strano e cupo e triste... sì, anche triste. Riguarda Nusuth.
Era una notte d'estate stupenda, una lieve brezza muoveva i miei flutti come una mano giocosa, e piccoli ranocchi gracidavano a pieni polmoni euforici, quando il riflesso spezzò la luce della luna sulla mia riva destra.
Un uomo, di altezza media con un viso stanco e una piccola cicatrice sotto l'occhio destro, gettava dei sassolini nel fiume mentre passeggiava al riparo di un salice frondoso.
Dall'aspetto e dal contegno sembrava un guerriero mentre la luce stanca dei suoi occhi mostrava un guerriero che aveva visto troppe battaglie e troppi morti.
Dopo un po' comparve da dietro il salice, silenziosa come un gatto, una amazzone, alta con i lunghi capelli biondi raccolti in una treccia ordinata che le cadeva mollemente sulla schiena; il corpo muscoloso e guizzante denotava una buona forma fisica mentre l'andatura silenziosa un buon allenamento.
L'amazzone che dava le spalle alle mie acque, di lei vedevo solo la schiena e il portamento orgoglioso della testa, si rivolse al guerriero con voce tranquilla salutandolo come se lo conoscesse da tempo.
Con piccoli passi leggeri gli si avvicinò lieve, quindi presero a conversare pacatamente.
All'improvviso l'amazzone abbassò il capo e gli chiese con voce ferma e limpida come le mie acque quando sgorgano dalla sorgente: <Perchè l'hai fatto?>
<Cosa? di che parli Nus?> le ripose subito l'uomo, un tremore nella voce.
<Lo sai.. hai tradito Nimira e le Madras.. hai fatto passare delle armi a Ylea, quella cagna malefica... perchè?>
L'ultima parola era crudele, e se avessi potuto ritrarmi l'avrei fatto.. l'uomo lo fece .. un piccolo passo
indietro affannato.
Lei lo seguì incalzandolo :<Proprio tu! proprio tu .. sai come la penso sugli uomini .. ma che proprio tu abbia fatto questo dopo che Nimira ti aveva dato la sua fiducia...>
Abbassò il capo l'amazzone pensando alla sua Imperatrice, le mani si alzarono lente alla cinta per posarvisi distrattamente.
<Io.. io.... aveva mio figlio> eruppe l'uomo con voce rotta e supplicante <che altro potevo fare? cosa? COSA? Non nego nulla... se tu lo sai lo sa anche l'imperatrice ed è inutile.. inutile..>
La voce si spezzò e finì nel nulla.
<Nulla. Non potevi fare nulla.> Disse l'amazzone a voce bassa prima di scattare in avanti con un guizzo ... un guizzo di luce.. il riflesso della luna su una lama e poi il sangue... sangue rosso vibrante che schizzava intorno erompendo dalla gola aperta come un fiume in piena.. il fiume della vita.
Un guizzo tanto era durata la vita dell'uomo davanti all'azione dell'amazzone.. un battito di ciglia mortali.
I piccoli fiori rosa si piegarono sotto il corpo dell'uomo, diventando rossi, violati.. schiacciati.
Poi l'Amazzone si accoccolò accanto all'uomo... il coltello ancora nella mano destra.... il capo levato al cielo.
<Un altro mia Imperatrice. E la lista è ancora lunga ... così lunga mia Imperatrice. Come hai ordinato... è stato fatto.>
Dopo queste parole, chiuse con la sinistra gli occhi ciechi del guerriero e lo spinse nel mio abbraccio profondo.
Poi si allontanò, il passo lieve uguale a quello con cui era giunta.
 


DRAVEN

Oggi ti racconto una storia un po' strana, figlia della pioggia, mia dolce concubina, o forse no.
Lo so, lo so, non è la prima volta... ma che memoria ha un vecchio fiume lento e stanco?
Ricordo a sprazzi, a intermittenze, e quel che ricordo lo racconto a te, perla d'acqua dolce.
Ascolta, Kristal, la storia di un uomo, e del giorno in cui ha provato a vivere.
Era giovane, l'avevo visto altre volte, aggirarsi nei miei pressi, indeciso se lambire le mie sponde o bere dai miei flutti.
Era un guerriero, o forse un esploratore... che differenza fa l'armamentario, per un letto d'acqua?
Arrivava sempre al calar delle tenebre, gettava uno sguardo alla luna, un'occhiata a me, e i suoi pensieri alle stelle.
E venne il giorno (la notte?) che si decise ad incontrarmi, si spogliò dei suoi abiti e si gettò dentro di me.
Nuotava lento, rilassato, senza badare al freddo della notte.
Si fermò nel mio centro, e lì rimase, galleggiando.
Amo chi riposa le proprie membra stanche sul mio petto, i desideri si spandono come le onde provocate dai sassi, titillano la mia memoria assopita.
E talvolta incontro una volontà rara, un'indole fuori dal comune, qualcuno, qualcosa che lascia un segno nelle mutevoli acque.
L'uomo tirò un profondo respiro, e s'inabissò.
E' un piacere raro, essere completamente immersi, privi di peso, nel corpo e nello spirito.
Le creature viventi adorano essere dentro di me, con me.
Pensano di essere di nuovo nel buio primordiale, nella placenta dove tutto è iniziato.
Trovo peculiare che molti desiderino finire nello stesso modo in cui hanno incominciato; d'altro canto, io sono molecole d'acqua e terra, io sono il fiume del tempo che scorre inesorabile.
Perchè dovrei considerare una qualsiasi cosa "peculiare"?
Sta di fatto che il giovine chiuse gli occhi, e si lasciò andare.
Sai quante ossa giacciono sui miei fondali, falce di luna?
Sai quanto sangue ha arrossato le mie pietre?
Troppo, aurora del mattino, troppo.
Ricordo le guerre, le carestie, le orribili secche.
Quelle me le ricordo, anche se non le ho mai capite, come dimenticarle?
Se mi permetti un gioco di parole (me lo permetti, vero?) neanche io son riuscito a lavar via tanto dolore.
E allora lo presi tra le mie braccia, e lo scossi, e apparvi a lui, come la sua magra immaginazione si aspettava di vedermi, il Re Tritone dalle braccia possenti, il corpo di pesce, la lunga barba e la corona di corallo, così come il lungo tridente.
E lo innalzai al di sopra di me, e lo poggiai su di una nuvoletta fatta di sogno, mentre lo fissavo col mio gigantesco occhio azzurro e blu.
La paura lo strinse in una gelida morsa, eppure lo vedevo, io che posso, lo vedevo in fondo al suo spirito quel fuoco inestinguibile.
Lo riconobbi, poichè il vostro respiro sale al cielo, fiore mio, e diventa pioggia e cade dentro di me.
E così io conosco tutti i vostri segreti, e i vostri nomi veri.
"Draven di Dulkar" tuonai contro di lui "scuotiti da questo sogno, che fai?"
Mi guardò senza esitare, e si tirò in piedi: "Me ne vado, Grande Fiume, e non ti chiedo di essermi amico. Semplicemente, non essermi nemico"
Tale impudenza... ero quasi divertito.
"Ahrg, che strazio, voi mortali, nulla di meglio da fare che immondarmi dei vostri resti" gli dissi, trattenendo il riso "va', gettati da una rupe, o meglio infilati sulla tua spada. In verità non vorrei che qualcuno pensasse ad un incidente, e incolpasse me o i miei fratelli di pietra"
Ci rimase di sasso. Poi sorrise.
"Invero, non ci pensavo sul serio. Talvolta è bello credere di poter arrivare giusto all'uscio, e di guardare dall'altra parte" rispose.
Ora, dolce loto, devi capire, io son soltanto un fiume, magari nemmeno così grande.
Ma ne ho conosciuti di poeti e filosofi, e anche qualche vero pensatore, e non mi scomposi.
"Dall'altro lato di che?" gli chiesi, arricciando un sopracciglio di alghe.
Si sedette sulla nuvoletta, che ora sembrava più una comoda poltrona: "Ne ho viste di cose, vecchio, così tante, che forse le ho viste tutte. E allora vorrei vederne altre, perchè la mia condanna è la curiosità".
E' così breve la vita delle creature che respirano, che s'affannano a provar tutto prima che il tempo a loro disposizione sia finito.
E molti agognano la morte, la maggioranza per disperazione, costui, sembrava, per curiosità.
Lo scrutai, corpo di uomo, cuore di drago, mano d'argento.
"E che ne sai della vita dei fiumi?" gli dissi beffardo.
Ci pensò.
Comprese subito la trappola insita nella mia domanda, e accettò il gioco di buon grado.
"Nulla, ma a chi potrei mai chiedere?"
Risi di gusto: "Ebbene non si dica mai, tra le infinite vie del cosmo, che il Kruill dette senza chiedere. Così come il pescatore mi dona il suo sudore in cambio della vita, tu mi darai una storia, per ogni storia che io ti darò".
E così fu, da quella notte, rubino di giada.
Egli arriva, ed io gli racconto dei moti, dei flussi, delle essenze, delle cose invisibili che si muovono dentro e fuori dell'acqua.
Ed egli mi racconta delle battaglie, dei doveri, dei dolori.
Ieri mi ha parlato della perdita, e dell'amore.
Dici che un fiume, tutta quest'acqua, può versare una lacrima?
E più mi parlava, e più ti pensavo.
E allora ho capito.
Ieri era il giorno, in cui ho provato a vivere.

SPONCHARELLO

Ode al Kruill

Col calar della luce il Kruill comincia a riflettere, imitando le stelle che dal cielo gli mandano continue occhiate e di per sé tutto diventa magico.
Scorre senza sosta, mai un attimo di riposo e proprio come sente Kristal, mormora in continuazione.
Racconta, racconta di continuo perché è uno dei più vecchi.
Quante cose ha potuto vedere e quante ne vedrà ancora.
Come potremmo stare senza di te, come potremmo vivere?
E gli esseri che accogli nelle tue fresche acque, che fine farebbero?
Cresci dalle montagne oltre i confini di questa terra e sfoci nel mare…
Quanta sapienza porti dentro di te?
Corri Kruill, corri! Tu dai la vita.

- Oh ingenuo Sponcharello schiarisci la tua mente, io sono solo un fiume! Sono condannato a vivere nel mio letto e la mia strada è sempre la stessa - rispose con saggezza il Kruill e continuò:
- Tu sei libero e puoi andare dove ti pare, puoi fermarti a riposare e guardare con calma tutto quello che ti circonda, io tutto questo non lo posso fare. Cerca di capirmi amico mio, cerca di comprendere le mie umili parole? Ghiaccio e Montagna mi danno la vita e nel Mare vado a morire! Tu sei venuto da lontano in cerca di nuove avventure da poter scrivere, eri un viandante in cerca di ospitalità e sei stato accolto nella Kioskas di Nakir con la benevolenza di Madras Aria, Somma Sacerdotessa. Ti lasci alle spalle disgrazia e crudeltà? si legge chiaramente nei tuoi occhi, ma non scappare da quello che è il tuo passato perché egli un giorno ti ritroverà.-
Restai stupito dinnanzi a tanta sapienza che poche parole potevano racchiudere e dopo attimi di stupore imposi al saggio fiume:
- Come posso affrontare qualcosa che non c'è più!? Non scappo, non ho paura! - ma dentro di me sapevo che aveva ragione e che un giorno avrei dovuto fare i conti col mio persecutore.
Per pochi secondi mi tornarono alla mente delle immagini di Nucros, mia terra natale e della mia felice famiglia, ma solo per pochi secondi, come se il mio essere per autodifesa le eliminasse subito dopo, evitando così ricordi sofferenti, atrocità immonde che nessuno potrebbe sopportare.
Le gambe mi cedettero, dovetti sedermi e subito il Kruill disse: - Sembra quasi che ti abbia già trovato, ma non temere, qui sei al sicuro!-
E mi lasciò dicendomi: - Madras Kristal, Eccelsa Scribana, ti guiderà per far sì che i tuoi pensieri possano prendere forma sulle tue pergamene liberandoti per sempre da quello che ti opprime.-
Restai attonito per un po' a guardare il cielo, dopodiché tornai nel mio alloggio cercando invano di dormire.
Continuavo a pensare a quel breve incontro e se veramente ero al sicuro.
Di una cosa ero certo: che gli Hammers erano la mia nuova famiglia!

 

NURAH

Confessioni di un amore

La vidi passare sul suo cavallo e subito capii che qualcosa non andava.
Il suo sguardo mi colpì.
Lungo le mie rive, ogni volta che ella veniva a riposare, si sedeva e scrutava lontano, l'infinito, con quegli occhi color ambra sempre all'erta, vivaci.
Quel giorno no, non avevano la stessa luce, la stessa fiamma.
Gorgogliai quando fu abbastanza vicina perché mi sentisse e così fu.
Arrestò il cavallo e si sedette sull'erba ancora umida di bruma mattutina.
"Nurah, amica mia, che hai?"
Con un sospiro rispose semplicemente "niente...", ma capivo, sentivo che non stava dicendo la verità.
Insistetti.
"Amica mia, ormai conosco gli hammers, ad uno ad uno. Vengono qua a pensare, sognare, piangere. So cosa capita ad ognuno di voi ed oggi tu non sei la stessa. Cosa ti cruccia?"
La strega prese un sassolino bianco e iniziò a tracciare dei segni su una pietra levigata lì accanto a lei. Sembrava concentrata su quei tratti che stava incidendo con tanta cura.
Un altro gorgoglio, sommesso, per invitarla a confidarsi.
"E' partito..." disse con un fil di voce che avrebbe stretto il cuore anche dell'animo più duro.
Capii a chi si riferiva, ma volevo che riuscisse a sciogliere quel nodo che le serrava la gola e il petto, tanto mi pareva triste.
Mi sembrava così piccola in quel momento, non c'era nessuna traccia della madras, della strega; davanti a me stava una giovane donna che stava terribilmente soffrendo per la lontananza del suo grande amore.
"...mi manca... non pensavo fosse così..." la sua voce era diventata un dolce e flebile sussurro; tacqui per farla continuare a parlare.
"mi mancano i suoi sguardi, i suoi grandi occhi scuri che sanno scrutarmi dentro; la sua voce calma e profonda, ogni parola è un brivido per me; mi mancano le sue mani, grandi e forti, che sanno esser delicate come il petalo di un fiore" scosse la testa facendo ondeggiare il lunghi capelli dorati che le ricaddero fino a coprirle parte del viso "non riesco ad immaginare un momento senza lui, sembra una punizione per una colpa che non ho" continuavo ad ascoltarla.
In lontananza, lungo le mie rive, lo scalpiccìo di zoccoli di cavallo mi distrassero per un momento: alcuni guerrieri stavano risalendo lentamente, avevano l'aria stanca di chi ha combattuto, ma l'espressione felice di chi sta tornando a casa.
Mi rivolsi a Nurah con un gorgoglìo più forte: "Posso dirti che sta tornando, sta bene e gli si legge in volto la felicità che prova al pensiero di riabbracciarti. Va', torna a casa ad aspettarlo. Sta tornando da te."
Finalmente i suoi occhi si illuminarono ed un sorriso le comparve sul viso rigato dalle lacrime.
Si alzò, montò sul cavallo e si allontanò al trotto.

 

AEGON

Kristal, finalmente! Credevo che avessi perso il vizio di ascoltare le vecchie storie di un vecchio brontolone! Bah! Meglio così!
Siediti pure e mettiti comoda perché la storia di questa sera è lunga e molto triste: ti racconterò la storia di Seth Swordworth.
Seth era il primogenito della nobile casata dei Swordworth, figlio di Aemon il Sanguinario.
Unico erede della casata, Seth fu destinato sin da piccolo all'arte della guerra; imparò l'arco e la freccia, la spada e lo scudo, la lancia e la picca; non c'era arma in tutto il regno che non sapesse usare ma era la spada a due mani quella che preferiva.
Un giorno all'età di 18 anni, Seth fu mandato dal lord suo padre a sedare una ribellione al sud del suo feudo; a capo di 10.000 spade e di 5.000 cavalieri, Seth partì per annientare il lord Traditore; per tre notti e tre giorni durò la battaglia sotto le mura del castello, sia dall'una che dall'altra parte le perdite erano state numerose e Seth, per non tornare dal padre con un insuccesso, propose al nemico una sfida a singolar tenzone.
Il duello ebbe luogo all'alba del quarto giorno davanti ai due eserciti schierati: Seth, dopo ore ed ore di combattimento, ebbe ragione del suo avversario, ma ne uscì abbastanza mal ridotto.
Per settimane fu costretto al letto dalle febbri alte e dalle ferite; il maestro che lo ebbe in cura fece del suo meglio e gli somministrò le migliori medicine del regno, ma a trattenerlo in vita non furono gli intrugli o le pozioni, ma l'amore che incominciò a nutrire per Ania, la figlia del lord Traditore.
Seth sapeva che secondo la legge del suo regno i traditori e le loro famiglie dovevano essere passate al fil di spada, ma lui non poteva uccidere la donna che amava e, in gran segreto, la sposò, sperando che quel suo gesto potesse salvarla dagli artigli e dalle leggi del padre.
Ma pensava male.
Quando Aemon fu messo al corrente dell'accaduto andò su tutte le furie: dichiarò il figlio traditore e scese in guerra contro lui.
Seth partì dal castello della sua Ania con gli uomini che mi erano rimasti,14.000 più un piccolo contingente del defunto lord: un bel numero ma nulla a confronto alle 30.000 spade del padre: il valoroso Guerriero e le sue truppe combatterono fino all'ultimo ma erano troppo pochi per aver il sopravvento e Seth fu catturato.
Una volta al cospetto del lord suo padre, Seth non poté far altro che inginocchiarsi e chiedere perdono, ma ad Aemon questo non bastava, doveva umiliare il figlio traditore; una volta incatenato Seth, fece portare la moglie, e lo costrinse a guardare inerme e impotente mentre tutte le guardie del padre la stupravano; quando tutti ebbero finito il Sanguinario ordinò al figlio di ucciderla.
Seth non ebbe altra scelta: mentre Ania, ancora sanguinante per le ripetute violenze giaceva a terra, prese la sua spada e, con il viso avvolto dalle lacrime, la trapassò da parte a parte.
Una volta compiuto l'omicidio, Seth si diresse lentamente verso il padre per inginocchiarsi, ma la furia assalì Seth che affondò la spada nella gola di colui che aveva permesso tale abominio.
Tra le urla e il disgusto generale Seth riuscì a scappare e si rifugiò presso queste sponde sulle quali si tolse la vita trafiggendosi il cuore con la stessa spada che aveva dato la morte al padre e all'amata.
Nel luogo in cui Seth si tolse la vita oggi vi è un salice piangente e nelle notti di luna piena alcuni dicono di sentire il pianto del Cavaliere che a gran voce chiede il perdono di Ania.


 

 

EVE

Dolce Kristal, dolce Madras sempre disponibile e gentile… te ne sei andata adesso ma so che tornerai, tutti tornano.
Ti vedo nella tua casa che lavori, ti vedo mentre giri per le Kioskas aiutando i nuovi Hammers e ascoltando i vecchi, ti vedo rientrare infine tardi, sdraiarti sul tuo letto esausta e addormentarti… ma vedo che i tuoi occhi si riaprono, ti rialzi e ti infili veloce il mantello per proteggerti dal freddo; esci e ti avvii per le fredde vie della tua Kioskas raggiungendo il portone e avventurandoti per il sentiero.
Ecco ti vedo, stai arrivando.

Dunque amica mia, cosa posso raccontarti?
Di storie ce ne sono tante e cercherò di raccontartele tutte, ma da quale posso cominciare stasera?
Ah si, forse potrei narrarti qualcosa che sta accadendo adesso, come dire… qualcosa che è ancora in corso. Cosa ne dici?
Dunque, ti racconto di qualcuno che di certo conosci, di una Amazzone giovane nel corpo ma che troppo ha vissuto.
So tanto perché viene sempre sulle mie sponde a raccontarmi sussurrando o giacendo al mio fianco in silenzio guardando il cielo, a volte il respiro rotto solo da qualche singhiozzo o altre volte regolare e tranquillo.
Le leggevo negli occhi il dolore che la lontananza le procurava, ma ancora di più il senso di colpa che la opprimeva e che tuttora non è del tutto scomparso.
Mi raggiungeva la sera e mi confessava, con gli occhi rossi per le lacrime, della sua sofferenze e dei suoi tormenti. “un’Amazzone nn può essere debole” diceva… “posso piangere solo qui, dove nessuno può saperlo. Davanti al mondo la mia maschera è il sorriso” … e mentre si addormentava esausta a me vicino, io la vegliavo chiedendomi la fonte di tanto dolore in una creatura di una dolcezza così infinita.
Tu lo sai mia cara, io sono ovunque con le mie acque e così unisco territori e cuori lontani, non è quindi un caso che un giorno vidi avvicinarsi ai miei margini una fanciullina somigliante alla mia Amazzone. Gli stessi occhi dolci, gli stessi movimenti aggraziati e silenziosi, persino lo stesso tono di voce… rimasi scioccato dalla somiglianza, ma non ci badai tanto finchè un’altra fanciulla non raggiunse la prima. Due gemelle, ed erano riflesse nelle mie acque come in quel momento vi si rifletteva l’Amazzone... tre visi praticamente identici, tre visi sofferenti con un unico dolore… una madre e le sue figlie.
Ecco il motivo, ecco la causa scatenante: la separazione voluta dalle proprie creature. Una giovane madre che non può tenere con sé le proprie figlie, costretta a lasciarle indietro con la promessa di tornare a prenderle un giorno forse irraggiungibile e il senso di colpa per aver fatto si o no la cosa giusta, ed infine l’immancabile giudizio della società.
Ogni giorno le vedevo… l’Amazzone distesa al mio fianco, una gemella seduta intenta a leggere o scrivere e l’altra con una spada di legno in mano, concentrata nel provare e riprovare determinate mosse.
Ne arrivò poi un’altra, una ragazza più grande delle mie gemelle ma con gli stessi occhi… un’Artista che seguendo il mio corso viaggiava da una parte all’altra unendo le tre. Che bello sentirla cantare mentre camminava o sentirla suonare qualche strano strumento…
Ecco sono loro le protagoniste della storia, una Amazzone, due gemelle, un’Artista… una madre e tre figlie.
Ma cara Madras, la fedeltà ad Arcano e alla Madre non è vana… giorno per giorno la mia Amazzone era sempre più felice, sempre più luminosa finchè sparì. Una sera mi salutò come faceva normalmente, e il giorno dopo non venne. Non la vidi neanche quello successivo e neanche quello ancora dopo.
Un pomeriggio ricomparve… sulle mie sponde stavano le tre sorelle, una cantando, una leggendo e l’altra esercitandosi, quando dal boschetto la vidi arrivare. Ecco la mia vera figlia, eccola là raggiante e bellissima, eccola sorridere mentre gli occhi luccicanti di felicità si posavano sulle sue creature, ed ecco la più grande smettere di cantare e sorridere vedendo la madre, ecco le due gemelle sorprese dall’interruzione della maggiore voltarsi a guardarla e poi seguire la direzione del suo sguardo raggiungendo la Amazzone e infine capire.
Eccole, ancora le vedo precipitarsi tra le braccia aperte della donna e piangere insieme mentre il canto dell’Artista rincomincia.
Ti dico cara Kristal… poche volte vidi qualcosa del genere, poche volte vidi un amore come questo.
Ma non voglio soffermarmi ancora, concludiamo dunque…
Finalmente insieme tornarono qui costeggiandomi e non lasciandomi mai, e durante il viaggio cantarono e io cantai con loro… e adesso mia dolce figlia, spesso le vedo arrivare tutte insieme e sedersi qui al mio fianco e specchiarsi non più lontane ma vicine, e io vedo i loro volti e i loro cuori, e nei loro occhi d’argento vi leggo l’amore.

NURAH

La solitudine

Nessuno si avvicina volentieri a quella casetta di pietra che sbuca al limitare della foresta inesplorata; il carattere spigoloso e ruvido di Parsik è ben noto nelle kioskas e lui non fa niente per smentire queste voci.
Eppure era stato un uomo che aveva condiviso con i suoi compagni mille avventure, aveva salvato vite ed era stato salvato a sua volta, insomma la sua vita era stata una bellissima avventura dove aveva sofferto, ma anche gioito.
I ricordi riaffioravano, poteva sentire ancora l'odore del sangue e del sudore che aleggiava nel campo di battaglia, poteva udire il cozzare delle armi, il nitrire nervoso dei cavalli.
La sua vita cambiò tutt'a un tratto. Cambiò per sempre.
Parsik il solitario, il pazzo, lo chiamavano.

Viene spesso qui sulle mie rive e piange mentre mi racconta la sua vita, di come aveva conosciuto l'amore e di come l'aveva perso.
Ed io lo ascolto, con pazienza; ascolto la sua storia che ormai conosco a memoria, in ogni suo particolare, ma lui la narra come se fosse la prima volta che rivela questo suo angosciante segreto che gli appesantisce il cuore e l'esistenza.
Si accovaccia sulle sue gambe muscolose e inizia a parlare accarezzando rispettosamente i fili d'erba ai suoi piedi, con lo sguardo perso nei suoi ricordi d'amore e nella sua angoscia.

Eccolo che arriva. Erano giorni che non lo vedevo, il tempo non è stato clemente e pure io non lo sono stato.
La mia furia è stata devastante, solo ora me ne rendo conto, ma è troppo tardi, non so come rimediare.
Lo sguardo di Parsik indugia lungo la mia riva sinistra: "cosa è successo?" mi chiede con aria grave.
Gorgoglio un po', prendo tempo per trovare le parole giuste, ma non arrivano.
Seguo il suo sguardo; gli occhi del guerriero si rattristano nel vedere quel tratto di terreno, una volta così soffice e rigoglioso, dove i più bei fiori sbocciavano, divenuto uno spiazzo tristemente grigio, la fertile terra che ricopriva quella fredda roccia non c'è più.
Parsik si volta verso di me, aspettando una spiegazione. Devo dirgli perché il suo posto preferito è diventato così freddo e nudo. Solo una disperata desolazione fa da compagnia a quel tratto della mia riva.
"La mia furia..." gli rispondo in tono di scusa.
"Non guardarmi così, è stato più forte di me, non potevo controllarmi ed ho ceduto. Ho strappato tutto ciò che potevo e ora me ne dolgo. Ho distrutto tutto...".
L'uomo continua a guardarmi, un misto di commiserazione e rabbia invade i suoi occhi:
"Lo so" mi dice con semplicità.
"Anche io ho fatto il tuo stesso errore ed ora sono solo".

TEMPERLEY

Ehi, Eccelsa, a che cosa pensi oggi..
Quell'aria dispersa.. sembra quasi che cerchi ispirazione fissando le mie acque tranquille.
I tuoi occhi oggi mi ricordano quelli di un amico mercante, la cui storia è un po' triste, come spesso succede per le storie che ti racconto, ma questo fatto mi rende fiero di essere ciò che sono, un punto di ristoro dell'anima, durante i rari momenti che un Hammer Qualunque trova per specchiarvisi dentro.
Temperley, ai tempi in cui iniziai a vederlo sulle mie sponde, era ancora molto giovane, ma aveva già quel fare lento e quell'aria un po' malinconica.
Mi narrò della perdita di genitori ad opera dei briganti, mi raccontò del viaggio che dal profondo sud di questo mondo lo aveva portato qui, su queste rive.
Certo, non dev'essere facile per una giovane vita, partire dalla propria terra natìa e cambiare tutto, soprattutto se non ha la minima intenzione di farlo.
Quando parlava delle sue origini, gli si illuminavano gli occhi: luoghi bellissimi, quasi fantastici.. l'amore della famiglia.. cari amici..
Poi venne la carestia, i problemi, la partenza.
Un periodo di oblio, buio pesto, il nero più nero. Avvenimenti che segnerebbero chiunque, figuriamoci un giovanotto. E questo non era che l'inizio.
Ritrovata una dimensione adeguata col passare del tempo, avvenne il fatto più traumatico per la vita di Temp: si innamorò. Stella? Nooooo, molto prima..
Per Arawen! Il mercante era nato sotto il segno del Serpente Dorato: pacato, tranquillo, cordiale. Ma istintivo e irrazionale nel momento in cui perdeva il lume della ragione. Lei era una amazzone, o forse una sacerdotessa.. Non ricordo, probabilmente non me lo ha mai detto.
Insomma, se ne innamorò e lei non riuscì ad essere indifferente a cotanto sentimento.
Una storia d'amore bellissima, due Hammers fatti per stare insieme.
Finchè lei non decise che doveva finire tutto perché il suo mercante non era più quello che aveva conosciuto: Temperley si era lasciato andare, la troppa sicurezza di sé, di ciò che provava, di ciò che aveva, di come la vita gli stesse sorridendo.. avevano fatto in modo che tralasciasse ciò che aveva di più importante al mondo.
Ora è un po' che non lo vedo.. si dice che avesse provato a rifarsi una vita affidandosi alle cure di una cara amica, si dice che sia scappato dalla kioskas e stia nelle foreste a ovest di Ylea.. potrei dirti altre cose che so su di lui ma.. tutto a suo tempo.


 

KIKKA E MOLTEN

Un leggero spruzzo d'acqua bagnò il viso di Kristal, era una dolce carezza dell'antico fiume, un suo modo per ringraziarla della sua compagnia e per vedere di nuovo quel dolce sorriso sul volto della ragazza.
"Graziosa fanciulla che pazientemente ascolti i miei racconti, voglio farti un altro regalo. Ogni cosa bella ha un inizio, come io nasco da una sorgente che mi dà la vita anche questo amore che ti sto per narrare ha avuto una sua nascita. Oh mia dolce Madras, come era bello vedere questa giovane coppia scambiarsi i primi sorrisi nati dal cuore, vederli giocare tra le mie limpide acque e guardare il paesaggio, quel quadro che io ho la fortuna di farne parte.
Ascoltami come è emozionante l'attimo in cui due anime per la prima volta si incontrano, dove una dolce strega e un valoroso guerriero hanno incrociato le loro strade, quando ancora una volta la magia delle mie acque ha creato un incantesimo d'amore...".

Mikasa era in piedi vicino alla grande quercia che da secoli era ai margini della Kioskas di Ylea; poco più in là Molten, Guerriero Etek, aveva stabilito la sua nuova dimora. Dopo essere arrivato e soggiornato per lungo tempo a Nakir, aveva deciso di iniziare a girare le kioskas e quella di Ylea era stata la prima. La ragione era molto semplice: lì c'era il Quartier Generale degli Etek e l'idea di vivere a contatto con i propri compagni lo aveva spinto a prendere la decisione che quella sarebbe stata la prima tappa del suo viaggio. Mikasa invece era stata scoperta alla scuderia di Nakir, dove era stato amore a prima vista per entrambi; la dedizione del Guerriero verso l'animale era pari alla riconoscenza, all'amore che la cavalla regalava tutti i giorni al suo padrone. Non passava giorno, infatti, che i due si scambiassero gesti di amicizia sincera reciprocamente: le cure che riceveva Mikasa prima e dopo ogni cavalcata non avevano pari ed erano ripagati con nitriti poderosi di approvazioni e carezze che nonostante il possente muso erano soffici come la seta.
Quel giorno Molten si era avvicinato al quadrupede con un cesto pieno di carote, il suo cibo preferito. La coda aveva cominciato a muoversi freneticamente, le narici sbuffavano come draghi; quando iniziò a masticare la prima verdura le s'illuminò il muso, felice come una bambina. Nel frattempo che Mikasa sgranocchiava le carote, l'Etek l'aveva sellata, preparato un bel secchio d'acqua per l'animale ed una borraccia per lui. Finito lo spuntino salì in sella e cominciò a girovagare per la kioskas.
Gli venne incontro Kikka, Strega Saggia; stava accompagnando quasi per mano il suo cavallo Shaki. Avevano già cavalcato per qualche miglio e la donna aveva deciso di concedersi qualche minuto a piedi.
"Aykido Kikka, è un po' che non ti si vede in giro" disse Molten.
"Aykido a te Guerriero Etek, effettivamente sono stata presa dalla preparazione d'alcuni incantesimi particolari, richiestimi espressamente da un Gran personaggio d'Arcano" rispose lei.
"Stavo giusto iniziando a cavalcare, giusto per sgranchire le zampe di Mikasa, avresti voglia di unirti a me?" chiese Molten.
"Non mi dispiacerebbe" rispose "anche perché dovrei cercare qualche erba per le mie pozioni" disse risalendo a cavallo.
"Bene allora, incominciamo dalla parte nord della Kioskas ?"
"Volentieri" chiuse Kikka e s'incamminarono verso nord.
Giunti fuori delle mura lanciarono i cavalli al galoppo; sia Mikasa che Shaki non si fecero pregare ed incominciarono a galoppare senza freni. Liberi finalmente di muoversi a loro piacimento gli animali facevano a gare nel primeggiare, sembrava quasi fossero umani. Tennero quell'andatura per alcune miglia, finché Kikka e Molten non decisero di tirare le briglie ed i due cavalli furono costretti a rallentare.
"Vi siete sfogati finalmente!" disse Molten accarezzando vigorosamente il collo della propria cavalla; come sempre Mikasa ricambiò l'attenzione con un sonoro nitrito ed un movimento che sembrava proprio un'affermazione.
"Anche tu ti sei divertito" continuò Kikka rivolta a Shaki, accarezzando a sua volta il quadrupede.
Trotterellarono per qualche minuto ancora, quando giunsero nei pressi di un ruscello; la Strega, fermato il cavallo, ammirò per un attimo appena il panorama decidendo di scendere. Si ritrovò con a fianco Molten che era sceso a sua volta.
Il panorama era davvero splendido: il ruscello correva dove due colline trovavano il loro termine, ma il suo cammino iniziava in cima alla montagna alle loro spalle; nasceva piccolo piccolo dal ghiacciaio posto sul lato nord, fino a raggiungere le dimensioni di un consistente ruscello lì dove si erano fermati. Gli animali avevano già cominciato ad apprezzare le benefiche doti dell'acqua fresca, quando Molten vi s'immerse per trovare un po' di refrigerio.
"Dai, forza, Kikka vieni anche tu, qui si sta decisamente bene". La Strega, rimanendo voltata verso la valle, sembrava riluttante all'idea di immergersi o forse presa dallo spettacolo della natura proprio non sentiva il richiamo del compagno d'avventura. S'accorse così, quando ormai era tardi, che il guerriero, silenziosamente, era uscito dall'acqua e si era portato alle sue spalle; la sollevò come un fuscello tra le sue braccia e corse fino al ruscello dove con lei si lasciò cadere nell'acqua. Si ritrovarono ben presto zuppi come due pulcini, gli occhi negli occhi, in silenzio entrambi. A guardarli sembrava di assistere ad una di quelle prove alle fiere delle Kioskas: chi sarebbe stato il primo o la prima a muoversi oppure a parlare.
"Senti" dissero contemporaneamente scoppiando poi in una risata che richiamò l'attenzione anche dei due cavalli.
"Mi trovo bene con te" disse Kikka.
"Anche per me è così" rispose Molten, "Da quando sono ad Arcano sei la prima persona per la quale sento più stima e rispetto. Saranno forse quegli occhi smeraldini che hai o forse le tue fluenti chiome o forse tutto di te, la tua capacità di parlare al cuore anche senza dire parola. Insomma stare con te mi fa star bene".
Kikka, aiutata da Molten, si rialzò e mentre con uno strano giro di parole le sue vesti si asciugavano velocemente, meditava come rispondere.
Mentre cercava le parole, la strega si sistemava i capelli legandoli con un nastro verde, giocava sempre con i capelli quando era emozionata o agitata per qualcosa. Un ricciolo ribelle color dell'ambra non voleva stare al suo posto, l'Etek sorrideva leggermente divertito, anche se un po' ansioso di sapere la risposta a quello che le aveva appena detto. Il guerriero raramente apriva così il proprio cuore, ma quella ragazza, soprattutto ora con le gote lievemente arrossate per le sue semplici ma cariche di significato parole, aveva una sorta di magia su di lui.
Kikka, alla fine della lotta con la sua chioma, alzò gli occhi per incontrare quelli scuri ma nello stesso tempo così pieni di luce ed espressivi del guerriero. Rimase ancora per un momento in silenzio, sorrise solare e tutto il viso parve illuminarsi.
"Hai detto delle cose bellissime su di me, grazie" disse piano a voce bassa ancora un po' emozionata.
"Non ringraziarmi, è la verità" aggiunse Molten sorridendo dolce.
Kikka abbassò di nuovo lo sguardo e il rossore si fece ancora più acceso "Anch'io ti stimo molto, sei un valoroso guerriero, ma soprattutto un hammer con un animo nobile e gentile. Inoltre hai un'abilità straordinaria di rendermi di buon umore sempre, con le tue battute..." rialzò nuovamente gli occhi fissando il guerriero "...ma anche con la tua sola presenza. Anch'io sto bene in tua compagnia, direi che bene è troppo poco..."
La ragazza era riuscita a far rimanere senza parole anche l'allegro e chiacchierone Etek, così quando Kikka finì di parlare, l'unico rumore era lo scorrere del ruscello, il fruscio del vento fra le fronde degli alberi e i passerotti con il loro melodioso canto.
Molten fu il primo a rompere il silenzio "Kikka... sei veramente straordinaria"
La strega rise di una frizzante risata "Basta con i complimenti... se qualcuno è straordinario è qualcuno che ora si farà nuovamente un bel bagno" senza aggiungere altro spinge nuovamente nell'acqua il guerriero.
I due giocarono per un po' fino a quando, stremati per la cavalcata e per gli scherzi reciprochi, decisero di tornare a riva per riposare un pochino; con la mano aiutò la strega ad evitare qualche sasso che era adagiato sulla riva del fiume. Entrambi si sedettero sul prato ad osservare ancora il panorama. Amanuator perdeva lentamente il suo colore dorato per trasfomarsi in un disco rosato; le nuvole intorno sembravano intingersi della stessa tonalità, come un pennello con la sua tavolozza, dove il pittore era Arawen che dall'alto proteggeva i suoi hammers.
Seduta con il viso appoggiato sulle braccia posate sulle gambe, la strega era incantata dal magnifico tramonto "E' incredibile, non mi stancherò mai di guardare il cielo che si prepara alla notte, è sempre un'emozione, forse dipende che sono un po' bimba..." apparve un sorriso un po' buffo e ingenuo.
Il guerriero le diede un buffetto sulla guancia "Un'adorabile bimba, è questo che ti rende speciale. Sai essere seria e precisa nel tuo lavoro di strega, ma nello stesso tempo sbadata e un po' matta nelle cose di tutti i giorni". rispose Molten mentre la strega arrossiva alle parole senza aggiungere altro.
L'Etek guardò il cielo e si alzò aiutando Kikka a rialzarsi: "Dobbiamo rientrare, fra poco è notte e cavalcare allo scuro può essere pericoloso" aggiunse il guerriero con fare premuroso.
Kikka annuì "Sì certo hai ragione, allora prendiamo i nostri destrieri e via per un'altra bella cavalcata".
Molten accarezzò la criniera della sua cavalla che dolcemente con il muso salutava il padrone, contenta di poter correre di nuovo. Kikka anche lei con la mano sfiorò il manto lucente di Shaki che nitrì impaziente di riniziare la cavalcata.
"Kikka, ma che razza è il tuo cavallo, non è un Arabo, ma ci assomiglia moltissimo" disse il guerriero sistemando la sella di Mikasa.
La strega sorrise e prendendo le redini descrisse brevemente la storia del suo amico animale.
"Hai visto bene Molten, si vede che sei un amante degli animali. Shaki è un Quarab una razza che nasce da un incrocio tra appunto un Arabo e di un Quarter Horse" dà una pacca affettuosa al cavallo "Allora andiamo?"
Il guerriero sorrise "Un particolare cavallo per una particolare strega... Sì partiamo subito Capo!"
Scoppiando a ridere, la strega diede un piccola spinta a Molten e una linguaccia che sfociò in una argentina risata. "Stai attento, si sono trovati nei guai per molto meno alcuni hammers che mi hanno preso in giro"
Il guerriero divertito le lanciò un'occhiata di finta paura, faticando a trattenersi dal ridere. I due salirono in groppa a Mikasa e Shaki, per tornare dentro le mura di Ylea. Kikka era ospite da Nurah e sarebbe tornata a Kanveska solo dopo aver finito alcuni incantesimi in cui la suprema le stava dando una mano.
Arrivarono alle porte della kioskas, quando Mystryl faceva già capolino e ben presto si trovarono al bivio che portava a casa della Madras da una parte e a casa di Molten dall'altra.
"Dolcissima Kikka è ora di salutarci, è stata una giornata indimenticabile. Spero ci sarà presto un'altra occasione"
Il guerriero osservò il viso delicato della strega, alla luce della luna era bellissimo, sembrava che in qualsiasi ambiente riuscisse a trasmettergli un groviglio d'emozioni incredibili, poteva proprio dire di essere rimasto stregato... da una strega.
A Kikka in quel momento batteva forte il cuore, anche lei stava pensando la stessa cosa: quel ragazzo era davvero speciale e riuscì solo a farfugliare "Una giornata meravigliosa". A malincuore girò il cavallo in direzione della casa di Nurah, solo dopo aver sorriso nuovamente al guerriero "A presto... e se volete rivedermi sapete dove trovarmi"
Con un cenno della mano Molten salutò la bellissima strega già pensando a quale scusa inventare per poter rivedere presto quegli occhietti di smeraldo.
Il Guerriero Etek tornò alla sua tana con il cuore talmente radioso che avrebbe potuto fare a meno di accendere le candele per far luce quella sera. Aveva trascorso una giornata magnifica con una Hammer che gli aveva "stregato" il cuore. Appena giunto a casa portò Mikasa in stalla, le tolse la sella e cominciò a spazzolarla.
"Dimmi amica mia, cosa ne pensi di Kikka?" disse ad alta voce Molten. La cavalla rispose con un potente nitrito girando il collo verso l'Etek quasi a baciarlo.
"Ho capito, è piaciuta anche a te. Certo saranno i suoi occhi o forse i suoi capelli; magari le sue mani, giuste per gli incantesimi e le pozioni che le streghe preparano. Probabilmente per tutte le cose messe assieme".
Solo in quel momento si accorse di parlare con la cavalla. "Ah sì amica mia, ci manca solo che qualche Hammer mi veda parlare con te e poi sai che bel divertimento".
Mikasa, che fino ad allora aveva seguito con gli occhi il lavoro del proprio cavaliere, annuendo alle parole gentili verso Kikka, questa volta sbuffò indispettita, come se fosse una brutta malattia parlare con un animale.
Quando ebbe finito di sbrigare i doveri "equestri", Molten entrò nella sua tana, una comoda casetta con giusto l'indispensabile per vivere dignitosamente. Si cambiò gli indumenti ancora umidi dal bagno, accese il fuoco nel camino e vi si sedette davanti pensieroso. Il primo pensiero lo rivolse alle Dee, ringraziandole della splendida giornata trascorsa e ripromettendosi di andare quanto prima possibile a farlo di persona al Tempio. Inevitabilmente il secondo fu verso Kikka; non poteva permettersi di lasciar cadere una situazione così congeniale ad entrambi. In quel pomeriggio si erano scambiati sguardi e parole molto tenere, la luce del tramonto aveva colto le loro mani stringersi per aiutarla nel rialzarsi ed in altri piccoli gesti comuni; ma entrambi in quei contatti avevano sentito scorrere qualcosa in più di un toccarsi tra mani. Era come se si fossero passati qualche strana magia l'un l'altra.
"Non può finire qui, devo fare qualcosa per rivederla" pensò il Guerriero.
Kikka era rientrata presso la casa di Nurah sprizzando gioia e felicità in ogni dove. Aveva anche lei sistemato Shaki nel migliore dei modi ed era poi rientrata salutando la Strega Suprema con un radioso "Aikydo Nurah, non trovi sia stata una magnifica giornata?" Sentendola così felice la maestra non poté evitare di chiedere all'allieva cosa la metteva così di buon umore. Kikka raccontò tutto d'un fiato ciò che le era capitato in quella giornata e di come ora fosse in ansia per un nuovo segnale da parte del baldo Guerriero che, da buon allievo, era riuscito a stregarle il cuore.
"Vedrai" disse Nurah, "se Molten è così come me l'hai descritto non tarderà a farsi sentire".
Da brava maestra la Strega non si era sbagliata. Il giorno seguente, infatti, Molten si era alzato di buon ora, aveva sellato Mikasa ed era partito per una lunga cavalcata nel bosco e fino al fiume dove il giorno prima aveva vissuto una delle sue giornate migliori. Poi si era spinto fino al Tempio per ringraziare le Dee e chiedere consiglio sul da farsi. Infine era tornato a casa sicuro su come agire.
Prese una pergamena e nella maniera migliore per un Guerriero, iniziò a scrivere un vero e proprio invito a cena.

La Signoria Vostra Illustrissima
È invitata alla cena
Che si terrà presso
L'abitazione del Guerriero Etek Molten
Per il giorno 7 di Warerule
Momento del tramonto

La fantasia in quel momento scarseggiava nella testa del poveretto e scrivendo quella pergamena la mano gli tremava come neanche dopo la centesima testa mozzata in battaglia.
Prese il foglio, l'arrotolò per bene e la chiuse con delizioso nastro di seta verde smeraldo e con un mazzo di fiori di campo appena colti si recò a casa di Nurah.
Bussò due volte alla porta della Madras ed all'Amazzone che gli aprì chiese tutto d'un fiato se poteva vedere la Strega Kikka. Venne fatto accomodare in una piccola sala a fianco dell'ingresso; mentre osservava i dipinti alle pareti, da dietro le sue spalle fece capolino la giovane Strega.
"Aikydo Molten!" disse con una bella voce squillante che fece quasi spaventare il Guerriero.
"Aikydo Kikka" rispose lui "Questa mattina ho cavalcato a lungo di nuovo e quando mi sono fermato per far rifiatare Mikasa ho colto questi fiori di campo per te".
"Non ho parole" rispose Kikka "un Guerriero che conosce le buone maniere per affascinare una donna".
"Ah, dimenticavo c'è anche questa" riprese l'Etek porgendole la pergamena.
La Strega la lesse quasi incredula, poi con gli occhi smeraldo aperti e sorridenti rispose: "Ci sarò certamente, la mia fama di buongustaia non può certo permettersi di lasciarsi scappare un invito a cena e per giunta galante".
Nel pronunciare queste parole la voce di Kikka si era fatta suadente, il viso le si era illuminato come una splendida giornata di sole. Molten nel sentirle aveva cominciato ad emozionarsi facendo passare tutti i colori dell'arcobaleno sul suo volto.
"Bene, nel mio girovagare prima di arrivare ad Arcano ho conosciuto un ottimo cuoco che mi ha insegnato qualche trucco, sarò felice di renderti partecipe della cosa" sussurrò timidamente appena riuscì a rilassarsi un attimo ed accorgendosi in quel momento di aver preso le mani di Kikka tra le sue.
Si lasciarono con un cenno delle mani che fino a poco prima si erano strette assieme e con il cuore di entrambi che aveva cominciato a correre come i loro cavalli il giorno prima.
Molten passò il giorno seguente a cercare gli ingredienti per preparare la cena. Era andato a comprare il pesce: "Non può mancare" aveva pensato; per la carne non c'era problema, ovviamente, avendo appreso le migliori tecniche di caccia. Inoltre sapeva bene dove trovare le verdure giuste per accompagnare i vari piatti e le erbette per condimento.
Kikka dal canto suo aveva messo sottosopra il guardaroba che aveva portato con sé, coinvolgendo tutti i presenti. "Uffa, vediamo questo è troppo lungo, questo è troppo corto. Questo è troppo largo, questo è troppo stretto. Questo andrebbe bene, ma non mi piace il colore; questo l'ho già usato per un'altra occasione mondana".
Alla fine aveva scelto per uno splendido vestito. "Questo è quello giusto, portato con i capelli sciolti ed una rosa di quelle portatemi da Molten" aveva detto rivolgendosi a Nurah che non aveva potuto sottrarsi al coinvolgimento totale di casa sua.
"Approvo, è perfetto. Vedrai, il tuo Guerriero rimarrà senza parole" le disse la Strega Suprema.
I preparativi di Molten non erano certo passati inosservati per Ylea. Dolceluna, Strega ed amica di entrambi aveva chiesto spiegazioni all'Etek di tutto il trambusto. Ricevuta la spiegazione non esitò a fornire le proprie arti per aiutare a creare l'atmosfera.
"In fondo è per una buona causa" disse a Molten "Tu preoccupati della cena, al resto ci penso io".
Giunse finalmente la sera tanto desiderata da entrambi. La casa era stata rimessa in ordine come non mai. Dolceluna era stata di parola ed aveva preparato un tramonto inimmaginabile. In casa aveva stregato qualche ninnolo che il Guerriero aveva, facendo sì che soffondesse musica dolce di sottofondo. Molten aveva lucidato la sua armatura da Gran Gala "Gli Hammers in uniforme fanno sempre un certo effetto" pensò.
Tutto era pronto, quando Kikka arrivò ed il guerriero rimase letteralmente a bocca aperta. Mai aveva visto un'Hammer così affascinante. Era fasciata in un vestito rosso e lungo che esaltava ulteriormente il colore smeraldo dei suoi occhi; il fiore nei capelli fu riconosciuto subito da Molten che sentì il cuore riempirsi ancora più di gioia ed affetto per la Strega.
"Accomodati" disse "Benvenuta nella mia umile casa. Vieni, voglio farti vedere subito qualcosa che ti piacerà". Esitando un attimo la prese per mano e la portò su un piccolo terrazzo. La vista che si apriva da lì, però, era immensa. Amanuator aveva appena cominciato a calare e le prime stelle iniziavano a far capolino in un cielo blu come non mai.
"Sono senza parole, è magnifico" sussurrò la Strega.
"Sia chiaro" rispose il Guerriero "questa non è opera mia, ma qualcuno di mia conoscenza mi ha dato una mano in maniera egregia direi".
Le offrì un bicchiere con un infuso d'erbe. "Questo invece è il giusto aperitivo per contemplare il panorama".
Kikka prese il bicchiere tra le sue mani ed iniziò a sorseggiarlo. "Uhm.. ottimo direi. Si possono sapere gli ingredienti oppure devono rimanere misteriosi?"
"I segreti della cucina devono rimanere tali, ma sappi che tutto ciò che ho preparato contiene un ingrediente particolare, unico, ma che si abbina con tutto: ed è il mio, diciamo, affetto per te" rispose Molten, anche se in realtà la parola giusta sarebbe stata amore, ma ancora era incerto sul suo utilizzo. Non voleva, infatti, essere troppo precipitoso anche se tutto, ormai, lasciava intendere che tra i due l'intesa era decisamente profonda.
Rientrarono a malincuore in casa per consumare la cena, non dopo però di aver visto sorgere Mystryl. Il Guerriero fece accomodare la Strega in un punto della sala da dove si poteva in ogni modo guardare fuori della finestra e contemplare un cielo che così stellato non era mai stato. "Spero solo che Dolceluna non esageri con gli effetti speciali" pensò Molten.
Durante il pasto parlarono di tutto: si raccontarono delle loro vite passate e di come erano giunti ad Arcano; della loro fedeltà a Nimira e delle amicizie che ogni giorno nascevano con gli altri Hammers. Kikka raccontò tutto il suo percorso per diventare Strega e com'era diventata Strega Saggia del Consiglio. Lo stesso fece Molten raccontando alcune sue imprese di combattente, delle sue battaglie per Arcano e di come si sentiva fiero di essere un Guerriero Etek.
La sera inoltrata li sorprese davanti al camino con in mano un bicchiere di vino dolce leggermente passito, utile a scaldare ancora in cuori, oltre che buono.
"Ringrazio ancora le Dee che ci hanno dato questa possibilità di conoscerci meglio" disse Molten. Poi continuò: "Quando ho deciso di invitarti avevo il cuore in gola per l'emozione; non sapevo se avresti accettato, se avevi voglia di stare ancora con me. Poi, consegnandoti la pergamena ho visto due smeraldi brillare incastonati in un diamante ed ho avuto la conferma che noi due avremmo avuto ancora tante cose da dirci". Sorseggiò lentamente il suo vino.
Kikka alle parole dell'Etek arrossì, ma questa volta resse lo sguardo su di lui. "Non so come tu faccia a centrare sempre il bersaglio, ma sono i sentimenti che anch'io ho provato in questi giorni. Ho pensato molto a noi, talmente tanto che la Madras mi ha consigliato di prendermi due giorni di riposo per evitare di continuare a miscelare ingredienti pericolosi tra loro, quasi fossi una Strega alle prime pozioni! Io, però, so bene cosa voglio oggi. Voglio continuare a conoscerti meglio, più a fondo ancora di quanto siamo arrivati ora". Sorseggiò a sua volta un goccio di vino.
Una mano del Guerriero ora passava in mezzo alla chioma della Strega, arrivando ad accarezzarle la testa; l'altra stava invece accarezzando il braccio di Kikka, partendo dalla spalla giù fino alla mano per poi ricominciare.
Rimasero così con gli occhi fissi a guardarsi per qualche minuto, poi i volti dei due giovani cominciarono ad avvicinarsi fino a quando le labbra di Molten si posero delicatamente su quelle di Kikka. Se i sentimenti si potessero esprimere sonoramente, si sarebbero sentite migliaia di campane suonare; tutti gli arcanesi si sarebbero chiesti cosa stesse capitando ed almeno quelli più vicini avrebbero capito.
Il bacio fu brevissimamente lungo. Quando le labbra si allontanarono entrambi erano felici come due bambini che hanno appena scartato il regalo più desiderato. Il Guerriero strinse a sé la Strega con un tale impeto da farle quasi male.
"Ehi, mi hai appena baciato e già mi vuoi stritolare?" disse lei in tono scherzoso.
"Scusami, ma sai qualche volta mi capita di confondere l'abbraccio sentimentale da quello da battaglia" rispose lui; "l'ultima cosa che voglio è farti del male e certamente oggi che mi sento un Hammer nuovo e questo lo devo a te."

"Ecco l'incantesimo che si è creato, prima due cuori poveri di amore e ora due nuove persone con una ricchezza da coltivare e rendere ogni giorno più forte."
Un'ultima carezza del fiume, piccole gocce d'acqua che si mescolavano alle lacrime d'emozione di Kristal per la bellissima storia.
"Dormi bene figlia mia, io veglierò sui tuoi sogni perché tu possa sorridere anche mentre riposi"


 

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