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Cari Hammers

 

CASCKA

Di fronte la porta della Kioskas di Klivia, alle prime luci dell'alba, la vicecomandante delle amazzoni Roka, in groppa al suo cavallo, prima di partire per una meta ancora ignota, decide di appendere una lettera, poi con sguardo assente e privo di vitalità, si incammina verso il bosco.

Cari Hammers,
Tanti giorni fa, in una notte che il mio cuore straziato non dimenticherà mai, un uomo proveniente dalle lontane terre dove nacqui e crebbi, bussò alla mia porta: era il capo tribù della piccola comunità nomade che un tempo mi fu da patria.
Amici miei, non era giunto qui per caso, ma per portarmi una notizia che uccise la mia anima: mio figlio Ares è morto (chi avrà letto l'unico racconto che scrissi per Arcano, saprà della sua esistenza).
Stava giocando con i suoi amici sulle sponde del lago che domina la nostra regione, quando un branco di lupi neri giunse per turbare la loro quiete... tutti fuggirono, tranne il mio Ares, che nella sua infantile fantasia sperava di dimostrare il suo valore di futuro guerriero, combattendoli con un bastone di legno; adesso il suo corpo giace dilaniato sotto la nuda terra.
Perchè figlio mio, perchè hai cercato di imitare il cattivo esempio di una madre snaturata che tu non conoscesti mai?
Che cosa mi rimane adesso di te? Soltanto una piccola ciocca di capelli biondi che tuo padre portò da me, tanto tempo fa.... adesso quella ciocca è legata al mio collo, sottoforma di treccia.
Mai nessuno cancellerà un dolore così grande, il dolore di una madre costretta a veder morire prima di lei la carne della sua carne, il sangue del suo sangue, il suo unico figlio.
Ho tagliato i miei capelli, simbolo di vanità, che mai più ricresceranno su di me.
Ho tolto i ricchi monili che adornavano il mio capo, le mie braccia e le mie caviglie per gettarli al fiume.... non mi serviranno più.
Quanto alla mia divisa di amazzone, quella l'ho lasciata sul letto della mia casa, nell'attesa di poter ritornare ad indossarla; al suo posto un semplice saio bianco ricopre il mio corpo, segno di lutto nelle nostre regioni. Nessun calzare adornerà i miei nudi piedi.
Cari Hammers, adesso vado a cercare la mia pace e con essa la forza di andare avanti, ma prima di tutto vado ad abbracciare per l'ultima volta il mio piccolo Ares.
Che il seme della follia, che adesso trova terreno fertile in me, riesca a non attecchire, che io possa ritrovare la ragione, che per adesso è sostituita da disperate urla di dolore.
Cari hammers adesso io vado, non posso più rimanere qui, ma vi prometto che un giorno, quando gli dei decideranno di scrivere per me un destino diverso, io tornerò da voi, dalle mie compagne, e dalla mia imperatrice, quindi non lasciate che la mia casa cada in pezzi per l'usura del tempo.
Questo non è un triste addio, ma un arrivederci.
Se dovessi rimanere ancora con voi, solo la bottiglia di vino sarà la mia unica compagna, e io non desidero questo.
Quanto alla mia comandante, le chiedo soltanto di aspettare con pazienza il giorno del mio ritorno, non voglio abbandonare il mio amato gruppo e le mie compagne, anche se adesso costituiscono l'ultimo dei miei pensieri.
Adesso mi dirigerò verso la Kioskas imperiale, attendendo che la nostra imperatrice mi conceda udienza, per raccontarle la mia triste storia, poi andrò via.
Arrivederci cari hammers, che la sorte sia con voi molto più benevola di come lo è stata con me.


PIOGGIA

Cascka, il tuo dolore ci riempie di orgoglio, nessuno saprà mai ciò che una madre prova in una situazione funesta come la tua.
Corri ad abbracciare il tuo gioiello, lo porterai sempre con te e noi faremo altrettanto.
V'è sempre un perchè nei fatti, anche in quelli più tragici ed inspiegabili.
Non affannarti a cercare spiegazioni, il dubbio vive nella realtà e con esso cresciamo, anche a scapito di un fiore appassito.
Ares vive e ti porta lontano, questa è la certezza e la bottiglia di vino non sarà mai vuota.
Non abbandonare la speranza di trovare un senso a tutto questo.
Un giorno ci racconterai di te e di Ares, noi ascolteremo con la voglia di un bambino che vuole dimostrare il proprio valore e tu sarai felice.
In bocca al lupo non è un detto, ma una metafora; raccogline il frutto.
Arrivederci.


CASCKA

Un cavallo nero con passo fiero si affaccia sulla porta di Kolise; su di esso una donna, con dei fregi rossi sul viso, che reca in mano tre teste di ribelli, e un sacco di iuta dal contenuto ignoto.
E' un'amazzone senza dubbio..... il suo sguardo è freddo e distaccato, le sue labbra sono serrate in una smorfia di disgusto.
L'amazzone prende le tre teste e le appende sulla porta di Kolise.... forse un macabro dono per la sua imperatrice, forse un messaggio per coloro che si recheranno su Arcano con cattive intenzioni: qui troveranno pane per i loro denti.
Con il loro sangue ella ha scritto sulle loro fronti un nome: Cascka.
Adesso la donna è diretta all'accampamento delle truppe imperiali Roka, pronta per ritornare al suo incarico.

"La mia assenza è stata breve, ma sappiate che l'allegra amazzone di un tempo non dimora più in me, al suo posto solo una donna di poche parole e dallo sguardo inquietante".
 


 

 

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