L'amante
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Capitolo 1
Era una notte luminosa, la luna era più splendente e più grande del
solito: un enorme cerchio d'argento che illuminava di una luce fioca
le case e le strade di Klivia.
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Ormai la notte era nel bel mezzo del suo corso, e tutte le case degli
hammers erano buie, ad illuminarle soltanto il tenue chiarore della
notte.
Tuttavia non tutte le candele di Klivia erano spente; in una casa si
poteva intravedere un fortissimo bagliore, come se qualcuna delle sue
camere stesse andando a fuoco, era la casa di Cascka.
Ella aveva acceso tutte le lampade ad olio che possedeva, e le aveva
disposte con una cura meticolosa lungo le pareti di pietra del suo
salotto; ad aumentare la luminosità del luogo contribuivano i ceppi
ardenti del camino, e delle candele che erano state poste su dei
candelabri.
Lungo le pareti che fiancheggiavano il camino, stavano appesi degli
splendidi arazzi dai colori accesi, adorni di disegni geometrici la cui
varietà cromatica passava gradatamente dalle tonalità dell'azzurro a
quelle del rame e dell'oro.
I pavimenti erano ricoperti da vivaci tappeti color porpora raffiguranti
lampade dalle forme insolite e cieli stellati; tutta quella ricchezza di
colori combinata con la luce delle lampade conferivano all'ambiente
un'aria calorosa e sensuale.
Cascka stava seduta su un cuscino di cuoio accanto al camino, e con
l'aria di chi sta aspettando qualcuno, suonava con una certa impazienza
la sua arpa d'oro.
Ad un certo punto, presa dalla frenesia della musica indossò le sue
cavigliere adornate di sonagli e, aiutandosi con il ritmo di un tamburo,
iniziò a danzare per tutta la camera, e continuò senza stancarsi,
aumentando la sua velocità con l'incalzare delle ore: sangue zingaro
scorreva nelle sue vene.
Ma chi era la persona così importante che Cascka aspettava con grande
impazienza?
Ella quella sera indossava degli abiti inusuali per il popolo di Arcano
(e soprattutto per un'amazzone).
Un'ampia e sottile gonna quasi trasparente, che un tempo doveva essere
arricciata, considerando le piccole pieghe che si stendevano in tutta la
sua lunghezza - vi erano ricamati piccoli fiori argentati e delle foglie
verdi e color castagna - le scivolava lungo i fianchi e, sopra essa, ad
assottigliare la vita e a rendere più florido il seno, un busto di
merletto celeste.
Sul braccio sinistro indossava un bracciale d'argento, raffigurante un
serpente nell'atto di cingerle la carne; per la prima volta dopo tanto
tempo, aveva sciolto la sua lunga treccia, e una cascata di capelli
castani le cadevano lungo il bianco collo e sulla schiena arcuata.
Ad adornare i suoi bei capelli e la sua fronte vi era un filo di
monetine d'argento, separate le une dalle altre da piccoli fiorellini di
metallo smaltati di color bordeaux.
Indossava una collana a maglia di forma triangolare, la cui consistenza
ricordava vagamente le maglie d'acciaio che i combattenti utilizzano per
difendersi dai dardi e dai colpi di spada.
Ad un certo punto si sentì bussare alla porta, e subito il cuore di
Cascka iniziò a battere all'impazzata; ella si precipitò subito ad
aprire, e quando si trovò di fronte a lei un'alta figura dai riccioli
biondi, disse ad alta voce: "Finalmente, amore mio!", e quindi lo baciò.
L'uomo che entrò nella stanza era l'unica persona che Cascka avrebbe mai
potuto amare, colui che era custode dei suoi pensieri più profondi e
nascosti.
Egli era della stessa etnia nomade di Cascka, erano entrambi figli della
stessa terra; il suo nome era Yhurij.
Yhurij e Cascka si conobbero molti anni addietro, durante una delle
tante feste che gli abitanti nomadi del villaggio di Shamir sono soliti
organizzare una volta al mese, in occasione del plenilunio.
Cascka aveva diciassette anni, e come voleva la tradizione, alla fine
del banchetto si mise a danzare attorno al fuoco, accompagnata dal suono
dei tamburi e dei violini.
Quella sera giunse da un lungo viaggio il giovane ventiduenne Yhurij e,
avendo notato da lontano una giovane donna che danzava attorno al fuoco
al centro della piazza, incuriosito decise di avvicinarsi.
Fu subito colpito dalla bellezza ancora acerba della giovane, e da
quella strana fiamma che ardeva nei suoi occhi neri, resi ancora più
belli dal rossore delle guance.
Cascka sentì gli sguardi di Yhurij su di lei, e ciò la caricò di una
violenta eccitazione che si riversò nei movimenti frenetici della sua
danza, e per un attimo soltanto volle fissare lo sconosciuto negli
occhi.
IL giovane rimase colpito dalla profondità di quello sguardo, di quegli
enormi occhi da gatta, il cui ricordo in seguito non gli permise di
dormire, nel corso della breve notte che gli rimase.
Yhurij, vinto da quella strana insonnia, con il giungere delle prime
luci dell'alba decise di uscire a prendere una boccata d'aria, ma appena
mise il naso fuori casa, vide di nuovo lei, la ragazza della sera prima,
intenta a salire sul suo cavallo, per andare chissà dove.
Il giovane decise di seguirla, ma non aveva alcuna intenzione di farsi
notare, quindi evitò di prendere il suo cavallo e la inseguì correndo.
Cascka era diretta verso il bosco tuttavia, non avendo alcuna fretta di
giungere alla sua meta, cavalcava a passo lento.
Passarono molti minuti e, giunta ad una sorgente, Cascka legò il suo
cavallo ad un albero, ed estrasse dalla borsa che ella aveva legata alla
sella prima di uscire una spada proveniente da una terra lontanissima,
aldilà dei confini delle terre sino ad allora esplorate, che i popoli
degli stati dell'unione chiamano Giappone.
La spada aveva l'impugnatura in legno e una lama lunghissima e
semicurva; suo padre l'aveva comprata da un mercante straniero, una
rarità sicuramente, un oggetto di gran pregio e di gran valore.
Cascka ammirava le qualità di quella spada: non era eccessivamente
pesante, tuttavia per la sua forma si prestava perfettamente a colpi
precisi e veloci, capaci di freddare un ipotetico nemico nel tempo di un
respiro.
Yhurij si nascose tra gli alberi, voleva spiare le abitudini della
ragazza, per capire anche quali atteggiamenti avrebbe dovuto adottare in
futuro verso di lei.
Vide Cascka impugnare un'insolita spada e tagliare l'aria con colpi
velocissimi e violenti allo stesso tempo.
Provò molta curiosità nei confronti di lei: non aveva mai visto una
ragazza della sua età avere tanta passione per le armi.
Cascka continuò quel suo rudimentale allenamento per molto tempo, poi
sentendo i raggi del sole bruciare sulla sua pelle, si tolse i vestiti
che aveva addosso, e si gettò tra le fresche acque della sorgente.
Yhurij, che di certo non si sarebbe mai aspettato di vedere Cascka senza
veli, fu colto da una forte emozione nel vedere la sua bella nuda
innanzi a lui, fin quando sentì una voce rivolta verso di lui dirgli: "Hei,
tu! che ci fai laggiù?".
Capitolo 2
"Hei tu! Che ci fai laggiù?" Disse Cascka a voce alta quando vide il
ragazzo che la osservava; ella uscì dalla sorgente e si diresse verso di
lui, e con sguardo felino cominciò a scrutarlo dalla testa ai piedi, poi
gli disse: "Perchè mi spii nascosto dall'ombra di un albero? Alzati e
vieni sotto la luce del sole"
"Non ti stavo spiando, mi trovavo a passare da queste parti quando ti ho
vista combattere, mi ha incuriosito la scena alquanto insolita se
riferita ad una donna, poi tu hai deciso di fare il bagno e ho voluto
rimanere a guardarti... certe cose nella vita capitano una volta sola,
non potevo perdermi un simile spettacolo!"
"Vedo che sei anche spiritoso oltre che bugiardo!"
"Cosa vuoi dire? Non capisco"
"Sicuro di non capire? Adesso cadi dalle nuvole? Bhe, ti aiuto io a
ricordare: questa mattina ti ho visto mentre mi seguivi dalla piazza
verso il bosco... o sbaglio?"
"Va bene, va bene, lo ammetto! Ti ho vista ieri sera, e questa mattina
ho voluto seguirti per scoprire chi fossi veramente, non sapevo che
dietro una focosa ballerina si celasse uno spirito guerriero....
comunque vorrei farti notare una cosa"
"Cosa?"
"Potresti anche rivestirti, sai com'è: io uomo tu donna, se passasse
qualcuno credo che ciò nuocerebbe alla tua reputazione"
"Adesso ti preoccupi anche della mia reputazione? Sai ti svelo una cosa,
e te la dico pure francamente: a me non importa nulla se tu o un altro
mi vediate completamente nuda. Io non ho vergogna nel mostrare il mio
corpo, allo stesso modo in cui non la provano gli animali che vivono
selvaggi nella foresta; io mi sento più vicina a loro che a gli uomini
che non fanno altro che vivere nel pregiudizio e nella sete di violenza.
Riguardo la mia reputazione credo che l'onore di una persona dipenda da
gesti più importanti, che rendono tutti noi degni di ammirazione e di
stima, e tutti gli abitanti del villaggio conoscono riguardo ciò il mio
modo di pensare. Ho lottato parecchio in questi anni per riuscire a
sopravvivere dopo l'assassinio dei miei genitori, e adesso sebbene non
sia ricca vivo in una situazione in cui nessun uomo potrebbe mai
lamentarsi: ho cibo per sfamarmi, legna per riscaldarmi, una casa che mi
ripara dal gelo, e fra tutte la cosa più importante: la libertà di
gestire la mia vita, libertà che sebbene mi sia molto cara non ho scelto
di avere io. Questo è bastato per farmi rispettare da tutti." e dette
queste parole, la giovane si distese per terra a prendere il sole, del
tutto incurante di ricevere una risposta dal giovane che le stava
accanto.
Yhurij rimase profondamente colpito dal discorso della ragazza: mai
aveva sentito pronunciare simili parole a una donna.
Tuttavia vinto dall'orgoglio non volle esternare la sua ammirazione per
lei, anzi, un po' per provocarla volle prenderla in giro: "Hahahaha! Che
razza di donna che sei! E adesso come se non bastasse te ne stai con
quell'aria superba e altezzosa a prendere il sole, roba da pazzi! Mai in
tutta la mia vita vidi donna più bizzarra di te!", e come se nulla fosse
si sdraiò accanto a lei.
Cascka non si aspettava un simile comportamento dal ragazzo, e
sentendosi disarmata, non seppe più cosa rispondere; lei era abituata a
far tacere con risposte appropriate tutti coloro che in qualche modo
avessero voluto prevalicare su di lei, spesso riusciva a guadagnarsi con
la sua caparbietà il rispetto e a volte un certo timore.
Quel ragazzo invece sembrava esser rimasto del tutto indifferente, e
questo lei non l'aveva calcolato.
Ad un tratto lui le chiese: "Come ti chiami? Io mi chiamo Yhurij"
"Cascka" fu la sua risposta, e nient'altro: stranamente si sentiva in
imbarazzo.
"Bene Cascka ti racconto un po' di me, così ci conosciamo un po' meglio:
Sono nato ventidue anni fa in questo villaggio, ma vi rimasi per pochi
anni: Mio padre decise di portarmi in giro per il mondo con lo scopo di
farmi apprendere più cose possibili. Io e mio padre ci mantenevamo
facendoci ospitare dalle varie comunità nomadi che incontravamo nei
luoghi in cui giungevamo, o meglio lui chiedeva ospitalità e in cambio
offriva loro di insegnare loro tutti i trucchi dell'arte del baro"
"Tuo padre faceva il baro?" chiese Cascka con un'espressione a metà tra
il divertimento e lo stupore.
"Si il baro, cara Cascka, ed era il migliore" rispose con un pizzico di
orgoglio Yhurij; poi riprese: "Insomma io e lui passammo vari anni in
questo modo, e io imparai i costumi e gli usi di vari popoli. Purtroppo
cinque anni fa lui morì in seguito ad un epidemia di colera, e io rimasi
da solo. Tuttavia superai il dolore per la sua perdita e decisi di
continuare da solo il viaggio, ma senza di lui non era più la stessa
cosa. Mi procurai da vivere vivendo alla giornata: feci molti mestieri e
conobbi molte donne, alcune di esse essendo ricche a volte mi
mantenevano per un bel po', fin quando non si stancavano di me. Poi
conobbi colei che riuscì a farmi cambiare, e a rendermi un'altra
persona. Ella non mi amò mai, tuttavia stava con me perchè le ispiravo
una grande curiosità, e voleva scoprire che tipo fossi. Era una ragazza
dal forte temperamento e dai grandi ideali, e pretendeva di trasformarmi
a tutti i costi come lei. Mi insegnò ad amare gli uomini più miseri ed
emarginati, e ad avere rispetto per gli altri. Mi disse che il mondo non
era soltanto quello che avevo vissuto fino a quel momento. Tuttavia lei
non ebbe mai grande considerazione di me, e molto spesso capitava che
andasse via da me per molto tempo, a volte anche per vivere con altri
uomini, per poi tornare più spavalda e più forte di prima. Sapeva che io
l'amavo. Un giorno lasciò la città in cui vivevamo, e mai più ritornò.
La cercai per molto tempo, andai persino nel villaggio in cui ella era
nata, ma non ottenni mai alcun risultato. Sfogai la mia rabbia e il mio
dolore scolpendo le rocce che riuscivo a procurarmi, e riuscii a creare
opere monumentali, e col tempo la dimenticai. Capii che era giunto il
momento di ritornare a casa e di riabbracciare mia madre e le mie
sorelle, così intrapresi la via del ritorno e mi ci vollero quasi tre
anni per ritornare. Arrivai ieri sera, e la prima cosa che vidi, fu un
enorme fiaccolata e una fanciulla che danzava attorno ad essa come se
fosse animata da mille demoni, e una cosa di essa mi colpì: i suoi
profondi occhi neri, mai visti in nessuna donna che incontrai. E questa
mattina al mio risveglio rividi la stessa fanciulla montare sul suo
cavallo e volli seguirla".
Yhurij si alzò in piedi e con le mani cercò di togliere dai pantaloni la
terra e le foglie che si erano attaccati ad essi, poi prese i vestiti di
Cascka e li gettò delicatamente accanto a lei: "Credo che adesso faresti
meglio a rivestirti. Torno al villaggio. E' stato piacevole conoscerti
", e iniziò a dirigersi verso il villaggio.
Cascka non disse nulla, prese i vestiti e si rivestì.
Tuttavia rimase profondamente affascinata da quel giovane, che in tanto
si allontanava da lei.
Cascka ricordava il giovane: ricordava il modo in cui la guardava
ballare, quel sorriso appena accennato, e quegli occhi coperti da tanti
riccioli biondi che gli cadevano sulla fronte.
E al mattino, si era accorta subito di lui, ma non volle dire nulla,
voleva scoprire cosa egli avrebbe fatto, e con molta naturalezza
continuò ad agire come se lui non fosse mai stato lì con lei.
Finalmente aveva potuto vedere il colore dei suoi occhi: erano azzurro
pastello, e sembravano quelli di un bimbo.
Tuttavia la forma del viso e dei suoi lineamenti erano abbastanza
accentuati, tipici di un uomo.
Anche il corpo non era più quello di un ragazzo, ma mostrava i tratti
tipici di una certa mascolinità: spalle larghe, schiena arcuata, braccia
robuste, e petto accentuato.
Le gambe erano tipiche di chi ha camminato parecchio nella propria vita.
Nel complesso la figura si presentava abbastanza robusta.
Cascka avrebbe tanto voluto incontrarlo di nuovo, tuttavia non volle
seguirlo se non con lo sguardo mentre si allontanava, finchè la sua
figura non si perse completamente tra gli alberi del bosco.
Capitolo 3
"Yhurij, quanto tempo è passato, quanto!" disse Cascka stringendo forte
a se l'amato e piangendo per la gioia.
"Troppi anni tra noi Cascka, eppure mai son riuscito a dimenticarti. Non
ho mai compreso la tua scelta di andare via dal nostro villaggio. Quando
tu partisti durante la notte senza dirmi nulla, per poco non
impazzivo... oh Cascka!"
Un velo di malinconia scese sugli occhi di Cascka, tuttavia ella cercò
di non farlo notare a Yhurij, e seguitò ad abbracciarlo e a riempirlo di
baci.
"Vieni Yhurij, vieni! andiamo lì dentro. Siamo rimasti entrambi davanti
la porta, che è rimasta ancora aperta!"
"Già è vero" rispose sorridendo Yhurij, e prendendo in braccio Cascka,
si diresse nella camera principale della casa.
"Yhurij" disse Cascka "ti ricordi quella volta alla sorgente? Non ho
fatto altro che pensarci per tutta la serata."
"Certo che mi ricordo! Com'eri spavalda allora! Facesti di tutto per non
darmi alcuna soddisfazione ostentando la tua fierezza!" rispose
divertito il ragazzo.
"Perchè non avrei dovuto? Tu mi stavi spiando! Ah! Che eri buffo
nascosto tra gli alberi, credendo che io non ti notassi! Vecchio
guardone!".
I due scoppiarono a ridere, e cominciarono a ricordare gli avvenimenti
più importanti del loro passato, accompagnando i loro discorsi con
sguardi dolci e con qualche sorriso.
"Ti ricordi Cascka quando dopo quell'episodio non ti facesti più vedere
in giro per una settimana? Mi ero quasi preoccupato per te, che te ne
stavi a vagare tra i boschi come un'eremita!"
"Dovevo smaltire l'imbarazzo che si era creato tra noi. E poi li
incontrai un giorno il mio Misha, che era ancora un cucciolo! La madre
lo aveva abbandonato credendo che fosse malato."
"Più che altro ricordo le facce di tutti quando arrivasti al villaggio
con un cucciolo di lupo tra le braccia! Per poco non ti presero per
matta! E poi giunse quella sera..."
"Già, quella sera in taverna, come potrei mai dimenticare?"
"Eri seduta da sola in quel tavolo a bere un fiaschetto di vino, e con
la mente chissà dove. Avevi l'aria sognante, ed a un tratto un sorriso
illuminò il tuo volto. Non ti eri accorta che io ti osservavo da un bel
pezzo dal tavolo di fronte al tuo, e poi le tue labbra pronunziarono il
mio nome..."
"E io ricordo la bella fanciulla che era seduta accanto a te e che si
comportava da stupida" rispose Cascka con un pizzico di malizia "avrei
voluto tirarle i capelli! Ti stava appiccicata come una sanguisuga! Mi
facesti arrabbiare così tanto che decisi di andarmene subito... ah che
nervi se ci penso!"
"In effetti non credevo che la mia amica potesse suscitare in te una
così forte reazione!" rispose Yhurij con fierezza, poi continuò
"tuttavia grazie a lei iniziò la nostra storia, orgogliosa come sei non
avresti mai ceduto."
Quella notte segnò il destino di Cscka e Yhurij.
Cascka passò un breve periodo a riflettere nella foresta, e a pensare a
quel giovane spavaldo che senza alcun motivo apparente l'aveva seguita.
Al ritorno ella aveva deciso di portare con se un cucciolo di lupo
abbandonato dalla madre, che sarebbe stato il suo fedele compagno.
Mentre camminava per la piazza con la bestiola tra le braccia sentì lo
sguardo di Yhurij su di lei; sentì un brivido percorrere tutto il suo
corpo e il cuore iniziò a batterle forte: "Perchè mi comporto così? E'
un ragazzo come tanti niente di più" pensò Cascka tra sè, cercando di
negare a se stessa una certa simpatia per il ragazzo.
Rimase per due giorni a casa per cercare di salvare il cucciolo trovato
nella foresta: era debolissimo, e senza le cure adeguate sarebbe morto;
Cascka lo curò con grande amore e rinunciò per due giorni al sonno e al
cibo pur di salvarlo da una probabile morte.
Il terzo giorno il lupacchiotto aprì gli occhi e sentendosi coccolato
dalle carezze di Cascka, le leccò la mano in segno di gratitudine.
"E' meraviglioso! Piccolo, ciao! Come stai? Mi hai fatto pendere un gran
spavento sai?" disse felice Caska.
La sera successiva decise di andare in taverna per avere un po' di
compagnia, e sperando di incontrare lì Yhurij: aveva una grandissima
voglia di vederlo.
Quando entrò in taverna diede una rapida occhiata ai tavoli per
accertarsi della presenza di lui, tuttavia essendovi molta gente non lo
vide.
"Oh! dove sei?" pensò un po' delusa Cascka, mentre si accingeva a sedere
in un tavolo un po' appartato, senza accorgersi che proprio davanti a
lei sedeva Yhurij.
Il giovane si accorse subito della presenza di Cascka e avendo capito
che ella non si era accorta di lui, volle rimanere seduto al suo posto.
Notò che l'umore di Cascka era diverso da quello che lui aveva
conosciuto: ella sedeva tranquillamente e con l'aria un po' sognante, e
aveva per un attimo messo da parte la sua fierezza.
Nulla sfuggì agli occhi attenti di Yhurij; ad un tratto vide il suo nome
uscir fuori dalle labbra di Cascka.
"Però!" pensò compiaciuto Yhurij, ma reputò che forse era troppo presto
per supporre qualcosa, anche se una certa curiosità cominciò a
stuzzicarlo: "Perchè ha pronunciato il mio nome? Perchè?" si chiese più
di una volta.
Una ragazza appena entrata in taverna si sedette accanto a lui, e
cominciò a parlargli: "Ciao Yhurij, è un bel po' che non ti si vede in
giro. Quando sei tornato?"
"Da più di due settimane Vesna" rispose un po' distratto.
"Davvero? E non sei neanche venuto a salutarmi, non si fa così con gli
amici!" rispose Vesna.
"Mi spiace, ma sono successe così tante cose... potrai perdonarmi?"
"Certo, Yhurij! Sei sempre stato così tu, non ricordi mai le cose più
importanti" rispose la ragazza che intanto prendeva le mani di lui tra
le sue "sai ti ho pensato, mi chiedevo se saresti mai tornato"
"Esagerata! Avevo promesso di ritornare, o forse no?"
La ragazza sorridendo si avvicinò a lui e gli diede un bacio, nel
momento in cui Cascka si era accorta che di fronte a lei sedeva Yhurij.
Cascka non appena vide che Yhurij stava baciando un'altra donna fu presa
da una forte gelosia e andò in collera, e sentendosi ferita non volle
rimanere un minuto di più in taverna, lanciò i suoi soldi sul tavolo e
uscì di fretta.
Yhurij si accorse della reazione di Cascka, e una profonda gioia animò
il suo cuore: "Allora anche tu!" pensò sorridendo, mentre Vesna
disorientata dal cambiamento di umore di Yhurij lo osservava con sguardo
critico.
"Vesna, adesso io devo andare... E' stato un piacere incontrarti" le
disse all'improvviso Yhurij "ma adesso devo andare"
"Non cambi mai Yhurij! Sempre appresso alle gonnelle!" disse con un
amaro sarcasmo Vesna.
"Qquesta volta è diverso! Perdonami Vesna, poi un giorno con calma ti
spiegherò".
Yhurij uscì dalla taverna e cominciò a cercare Cascka per la piazza fin
quando la vide in lontananza; con calma cominciò a seguirla fin quando
la raggiunse e le diede un colpetto sulla spalla: "Buona sera Cascka,
come va?"
"Cosa ci fai qui?" gli chiese incollerita.
"Mha, ti ho visto uscire di fretta dalla taverna e ho pensato che forse
c'era qualcosa che non andava...... suvvia Cascka siamo sinceri, sai
cosa ci faccio qui" rispose sorridendo Yhurij.
"Cosa?" chiese Cascka allarmata, temendo che il giovane avesse capito
quali fossero i suoi sentimenti per lui.
"Per questo" rispose il ragazzo baciandola sulle labbra.
"Come ti permetti?" gridò Cascka, che divenuta rossa dall'imbarazzo, per
non tradirsi diede uno schiaffo a Yhurij.
"Scusami, non lo farò più, ho frainteso il tuo comportamento e credevo
di piacerti. Pazienza, è stato bello conoscerti. Addio Cascka" rispose
il giovane divenuto tutto ad un tratto serio in volto.
Cascka non rispose, si girò e andò verso casa, doveva ancora capire cosa
le stava succedendo, il suo cuore scalciava come un cavallo infuriato;
appena vide che il giovane non era più alle sue spalle, si mise a
correre, fin quando non arrivò a casa , allora aprì la porta, salì di
fretta le scale e si gettò sul letto.
Che forte emozione quella che stava provando!
Era la prima volta che un ragazzo la baciava ed ella sentiva dentro di
se una serie di sentimenti contrastanti.
Trascorsero alcune ore e Cascka capì che doveva lasciarsi andare e
aprire il suo cuore, e i suoi sentimenti si diressero verso il giovane:
era lui che ella aveva sempre desiderato.
Capito ciò scese dal letto e uscì da casa, e andò a cercare Yhurij,
forse era ancora in tempo.
Bussò alla sua porta, e quando il giovane la aprì ella rispose alla sua
faccia stupita: "Anch'io, anch'io Yhurij" con la voce spezzata dalla
forte emozione.
"Dai, entra, è notte fonda" rispose il ragazzo, e Cascka volle guardarlo
negli occhi: erano celesti come i pastelli che da piccola aveva visto
utilizzare dal padre, anche Yhurij la guardò intensamente, la strinse a
se e la baciò, senza incontrare più resistenza da parte di Cascka.
Capitolo 4
Il mattino seguente, Cascka aprì gli occhi e trovò accanto al suo, il
corpo nudo di Yhurij, illuminato dai raggi del sole; un sorriso di
beatitudine apparve sulle sue labbra, mentre giocava con i biondi
riccioli di lui.
Sentiva dentro di se uno strano sentimento mai provato fino a quel
momento, un sentimento diverso dalla sofferenza e dall'odio, dalla
tristezza e dalla paura; era un'emozione mai provata.
Gli occhi di Cascka si spostarono dai capelli, per abbracciare con lo
sguardo la totalità del corpo di Yhurij: era il corpo di un uomo
abituato a sopportare ogni fatica, il corpo di chi per anni ha lottato
per la propria sopravvivenza compiendo qualsiasi lavoro, qualsiasi
incarico, il corpo di chi fugge dalle comodità di una casa, per girare
il mondo, per vivere anche mesi all'interno delle foreste, a contatto
con i suoi animali, e via via con le varie popolazioni che la abitavano.
Spalle larghe in perfetta proporzione con il bacino, schiena arcuata
come quella di chi è abituato a correre, braccia robuste e gambe forti e
muscolose.
L'abbronzatura che ricopriva ogni parte del suo corpo rivelava la sua
attitudine alla vita all'aria aperta, lontana da case o da castelli.
Nell'insieme, quello di Yhurij era il corpo di chi ha vissuto
intensamente moltissimi anni della sua vita; lo rivelavano i lineamenti
del suo volto, tanto marcati da conferirgli un paio di anni in più
rispetto a quelli che realmente possedeva, e delle cicatrici che a
parere di Cascka adornavano il suo corpo: sembravano causate dalla lama
di un pugnale, forse se le era fatte in qualche rissa, oppure gli erano
state conferite da qualche amante geloso.
Eppure i suoi occhi erano limpidi come quelli di un bambino, curiosi
come chi ha visto poco nella sua vita e tuttavia sfuggenti, come se
intendesse nascondere una tristezza che da sempre lo accompagnava.
"Come sono felice che sia stato proprio tu il primo" pensò con il cuore
colmo di gioia Cascka "E' questo allora il sentimento che chiamano
amore? Questo l'immane desiderio dell'altro che rende degli schiavi
felici coloro che da esso sono posseduti? Quante volte l'ho allontanato
da me, quante volte ho respinto coloro che bramavano da me corpo e
spirito, eppure mai mi sentii tanto felice come adesso, che mi son
lasciata rapire da lui! Oh Yhura, accanto a te son la più felice delle
donne!"
Un forte abbraccio di Cascka svegliò Yhurij, che quando aprì gli occhi,
sembrava cercare quelli della sua amata.
"Buon giorno" furono le prime parole che sentì, e subito vide accanto a
lui una radiosa e sorridente fanciulla, che da quel momento egli volle
chiamare "la mia piccola amante".
Ricambiando l'abbraccio di lei con un tenero bacio sulle labbra il
giovane rispose: "Buon giorno!".
Passarono parecchi anni da quella notte, e i due giovani decisero di
vivere sotto lo stesso tetto, per condividere ogni momento della propria
esistenza.
Furono i giorni più felici di Cascka, che travolta completamente da quel
nuovo sentimento riuscì a dimenticare un passato che la tormentava, e
che a volte, quando impetuoso come uno schiaffo incombeva nella sua
vita, la rendeva taciturna per giorni interi.
Capitolo 5
Il fuoco del camino riscaldava la fredda casa di Klivia, dove Cascka
incontrava dopo tanti anni il suo Yhurij.
Entrambi passarono quasi tutta la notte a ricordare i giorni felici in
cui vissero insieme, quasi come se per una notte volessero ritornare le
persone di un tempo, evitando di prendere discorsi troppo impegnativi.
Era quasi l'alba, quando Cascka prese Yhurij per mano e lo condusse con
lei nel piano di sopra: "Vieni, Yhiura, ancora non ci siamo dati un vero
saluto tra una chiacchiera e l'altra, ed era da tantissimo tempo che
sognavo questo momento" un candido sorriso un po' malizioso accompagnava
le sue parole.
Durante il loro incontro Yhurij abbraccio Cascka come non aveva mai
fatto, per esprimere con il linguaggio del corpo quello che le parole
non avrebbero mai potuto esprimere: sapeva che quella era l'ultima volta
in cui rivedeva l'amata di un tempo.
Cascka sentiva che non tutto era tranquillo come una volta, e che
aleggiava nell'aria una sensazione fin troppo tesa, tuttavia preferì non
fare troppe domande.
Ma un nome tormentava insistentemente l'animo di lei: quello di Ares,
suo figlio.
"Yhura" disse Cascka dopo un lunghissimo silenzio "ancora non mi hai
parlato di lui, ti prego dimmi come sta.... chissà quanto deve essere
cresciuto!"
Lo sguardo di Yhurij si illuminò, poi, senza dire nulla si alzò dal
letto, e si diresse verso una sacca che aveva portato con se, ed
estrasse una lunga ciocca di capelli biondi, legati da un nastro di
pelle.
"Tieni, quando ha saputo che venivo qui da te, ha voluto che ti portassi
qualcosa di suo; ha voluto che gli tagliassi questa ciocca dai suoi
lunghi capelli."
Cascka prese quel piccolo ciuffo, e lo portò alla bocca ricoprendolo di
baci e di calde lacrime, come se in quel momento avesse avuto il bimbo
davanti a sè.
"Quanti anni sono passati dall'ultima volta che lo abbracciai, era
piccino, appena nato!"
"Adesso è diventato un giovanotto in gamba, tiene testa a tutti i
bambini della sua età, e dice che un giorno vorrà diventare un temibile
guerriero. Qualche volta di notte, mentre dorme pronuncia il tuoi nome"
rispose Yhurij con un sorriso malinconico.
"Davvero?" rispose con gioia Cascka.
"Si, ma poi aggiunge: perchè mi hai abbandonato? E inizia a piangere".
Cascka si sentì gelare il sangue per quella risposta, ma sapeva di non
poter fare nulla per rimediare alla situazione: era quello il loro
destino, vivere separati per tutta la vita.
Poi dopo una lunga riflessione si convinse che era meglio così; sapeva
che la sua vita forse sarebbe durata poco, ed è sempre meglio sapere di
avere una madre lontana, mai conosciuta, piuttosto che vedere il corpo
esanime e dilaniato sotto i propri occhi.
Lei sapeva cosa voleva dire questo.
Pensò che un giorno se ne sarebbe fatto una ragione, forse avrebbe
persino cominciato ad odiarla, ma in fondo ella preferiva questo, ad una
pena che per lui sarebbe stata mille volte più grande.
"Non voglio che mio figlio soffra a causa mia" rispose dopo molto tempo
"Credo sia meglio così Yhurij. Ho scelto un destino diverso da quello
delle altre ragazze. La mia anima non troverà pace fin quando non avrò
ucciso quelli che un giorno, propio sotto i miei occhi innocenti,
trucidarono mio padre e mia madre. Tutto fu deciso quel giorno: ho
vissuto per anni con il desiderio di potermi vendicare su di loro e
sulla loro stirpe, per questo decisi di divenire amazzone di una terra
che cerca di combattere quella stessa etnia di bastardi, soltanto per
questo."
"Lo so, Cascka, lo so. Quando quella notte scappasti senza darmi neanche
una motivazione capii che c'era qualcosa di strano nella tua scelta.
Eppure non riuscivo ad accettarla. Un giorno, sentii pronunciare il tuo
nome, da un gruppo di guerrieri provenienti da queste terre, e solo
allora capii tutto. All'inizio volevo odiarti, ma poi gli occhi
innocenti di Ares, uguali ai tuoi per ironia della sorte, mi fecero
capire che forse avrei dovuto perdonarti per non odiare anche lui. In
quello sguardo innocente, vidi il tuo, mi convinsi che forse avrei
dovuto comprendere la tua scelta, anche se non l'accettavo".
Cascka si avvicinò a Yhurij e lo strinse forte a sè, e poi
silenziosamente cominciò a piangere come una bimba.
Capitolo 6
La luce che penetrava dalla finestra ormai era diventata fioca, pronta a
sparire nell'oscurità.
Cascka sollevò il volto rosso e umido dalle braccia forti di Yhurij che
la sostenevano.
"Preferisco che mi odi, preferisco questo, anche se la tentazione di
averlo accanto a me è più forte di qualsiasi sentimento. Ma la mia vita
è legata ad un filo. Non voglio che patisca quello che ho patito io"
"Farò di tutto affinchè ciò non accada. Non potrà mai odiare colei che
lo mise al mondo, non lo permetterò" irruppe nel silenzio la voce di
Yhurij.
La ragazza non disse nulla, poi i suoi occhi caddero su un paio di
forbici che erano posate su un tavolo, e ripetè il gesto che giorni
prima fece suo figlio: tagliò una delle sue trecce brune e la consegnò a
Yhurij, che intanto stava sistemando le sue cose pronto per partire.
Poi si sfilò dal braccio un grosso bracciale con due teste di serpente,
dove piccolissimo, era inciso il suo nome: "Tieni Yhurij, portalo a lui,
e digli che lo amerò per tutta la vita, e che nulla separerà mai il mio
cuore da suo."
Poi, mentre si dirigevano verso la porta, lo guardò intensamente negli
occhi, e disse quasi sussurrando: "Ti amo come la mia stessa vita Yhurij,
nulla mi permetterà mai di dimenticarti; anche se so di non vederti mai
più, mi consolerà il fatto di averti rivisto in questi due giorni. Addio
Yhura:"
"Addio" rispose Yhurij, aggiungendo alle sue parole soltanto un semplice
bacio.
Il ragazzo salì sul cavallo, e cominciò ad allontanarsi, ma con la testa
rivolta verso il volto e gli occhi di Cascka, per imprimere nella
memoria quella piccola figura, che sarebbe rimasta impressa in lui, come
un bassorilievo inciso nel marmo.
Cascka
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