Storia di un giovane guerriero
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1. Piccole
vicissitudini
Mrcobra o più semplicemente Cobra come lo chiamavano gli amici, pur
essendo un guerriero era stanco di soffrire; ogni volta che la
vedeva, il cuore sembrava volesse esplodergli nel petto, il sangue
gli andava al cervello fin quasi ad appannargli la vista. |
“Ora basta” – si era detto – “la faccio finita!” ma il suo spirito di
guerriero era più forte della sua volontà.
Mentre Flareon e Paido erano intenti a parlare sulla sponda del fiume,
lui si era immerso.
“Accidenti a me” – aveva pensato mentre i polmoni gli bruciavano e la
mente lottava contro lo spirito di conservazione – “questa non è la
giusta fine di un guerriero”.
Riemerse e nuotò verso la riva.
Paido si era buttato in acqua, vincendo la sua paura, mentre Flareon si
era rivestita.
“Qualcosa non va Cobra?” – chiese l’amazzone intuendo forse
dall’espressione dell’amico il suo malessere.
Senza quasi guardarla negli occhi il guerriero cominciò il suo commiato:
“Fla, non lasciare mai nulla d’intentato, non permettere mai alla
persona di cui sei innamorata di allontanarsi da te, fatti avanti, ma
non a rischio di perdere te stessa” –
Flareon lo guardò senza comprendere inizialmente le sue parole.
“Pai, congratulazioni per il tuo stile, e tu eri quello che non sapeva
nuotare?” – si rivolse all’amico che ormai sembrava avere il pieno
controllo dei suoi movimenti, in quell’ambiente a lui così ostico fino a
poco tempo prima.
“Grazie cobra” – rispose l’esploratore.
“Pai, devi farmi un favore” – riprese il guerriero – “devi stare vino a
Fla e a tutti quelli che lo meritano, aiutali se ne avranno necessità”.
“Queste parole non mi piacciono per niente” – rispose Paido inarcando le
sopracciglia e assumendo un’espressione preoccupata – “non starai mica
pensando di…”
“Hey Cobra!” – tuonò l’amazzone alle sue spalle – “non pensarci nemmeno
ad andartene”.
Cobra si girò e la fissò.
Flareon aveva le fiamme negli occhi, ma erano al contempo velati.
“Voglio dimenticarla, e per farlo devo andare lontano da tutto ciò che
me la ricorda” – rispose triste - “sono stanco di essere preso in giro,
perché è così che mi sento. Non siate tristi… questo non è un addio
amici, solo un arrivederci a tempi migliori”.
“Cobra….” - accennò Paido, ma il guerriero non poteva sentirlo, ormai
era già lontano, e poco dopo sparì nel buio del bosco.
Stava ormai calando la sera quando si fermò.
Tutto attorno era silenzio e quella quiete stava avvolgendo il suo animo
come un nero mantello.
Si sentiva sempre più cupo, ma i suoi sensi erano fortunatamente rimasti
estranei a tutto ciò.
Fu così che quando il drakor gli si avventò addosso, il suo braccio,
fulmineo, estrasse la spada ed eliminò il pericolo; l’adrenalina del
momento aveva schiarito la sua mente, e il guerriero si rimise in
marcia.
La natura durante il tragitto, sembrava volerlo sospingere indietro,
facendosi sempre più intricata ad ogni passo, finché non giunse ai piedi
di una radura.
Accese un fuoco, e si addormentò quasi esamine sul giaciglio di fortuna
fatto di foglie e sterpaglie.
Quando si destò il mattino seguente, si sentiva una persona nuova.
Nella sua mente, i pensieri erano limpidi, quasi la natura ne avesse
assorbito le negatività.
Il suo animo era sereno, ora sapeva di poter tornare ad Arcano, senza
dover temere di soccombere a quel sentimento di sofferenza.
Si alzò un poco dolorante, raccolse le sue cose, e si mise in cammino.
Questa volta, non incontrò nessuna difficoltà, il bosco che fino a poco
tempo prima cercava di respingerlo, adesso quasi si apriva ad ogni suo
passo, come per indicargli la strada del ritorno e salutarlo al
contempo.
Dall’altura che sovrastava Arcano, poteva ammirare lo spettacolo che si
stagliava davanti ai suoi occhi: vedeva distintamente tutte le kioskas.
“Klivia, Nistra, Launam…” - prese ad indicarle con un dito mentre le
nominava ad alta voce una per una - “…Ylea, Kanveska….”. Il suo volto si
rasserenò.
“Sono tornato a casa Arcano!” - urlò come se gli hammers potessero
sentirlo.
2. L’incontro
Entrò nella taverna all’apparenza deserta.
Si avvicinò al bancone per prendere una birra gelata, quando notò una
figura seduta ad un tavolo.
Si avvicinò per osservare meglio e capire di chi si trattava.
“Aykido” - salutò - “bella giornata eh?”
“Insomma…” - rispose una voce di giovane donna - “alquanto vuota, più o
meno come questa taverna… ma prego, accomodati”.
Si sedette ringraziando.
“Mi chiamo Cobra, sono un guerriero Ardes” - esordì -.
“Merenwen, sono una strega” - fu la risposta - “piacere di conoscerti
guerriero” - sorrise.
Quel sorriso lo lasciò esterrefatto.
Adesso poteva vederla bene, con il suo vestito bianco, due occhi
dolcissimi anche se parzialmente velati da una vaga parvenza di
tristezza.
Cercò di ricambiare il sorriso.
“Sei nuova ad Arcano? Non ti avevo ancora incontrata in taverna”
“No, sono qui già da un po’” - rispose lei - “ma ultimamente ho
preferito stare per conto mio” aggiunse.
Il guerriero non riusciva a distogliere gli occhi da quello sguardo
triste ma al contempo così intenso. Per un attimo gli parve che il vuoto
avesse inghiottito tutto il resto: la taverna, gli hammers, il sole, il
cielo ed anche i suoi pensieri.
Riusciva ad avvertire solo il battito accelerato del suo cuore e lo
sguardo di lei.
“Avresti voglia di fare un salto al fiume?” - le parole gli erano uscite
da sole, senza chiedere prima permesso al cervello.
Gli capitava a volte che la bocca si prendesse questa licenza.
“Perché no?” - rispose la ragazza con grande sorpresa di Cobra.
Il suo cuore ebbe un sobbalzo, la taverna ed il resto tornarono
dall’oblio in cui si erano mimetizzate poco prima, e il cervello riprese
il sopravvento sulle corde vocali, impedendo loro di emettere suono.
Lasciarono le pareti della stanza e si ritrovarono a camminare per le
strade di Arcano, uno di fianco all’altro, in silenzio, finché giunsero
al fiume.
“Ahh che pace” - disse lui sedendosi sul prato vicino all’argine.
“Mi piace il suono del fiume” - esordì Merenwen - “Mi rasserena” - e si
sdraiò.
Cobra si stese a sua volta accanto a lei.
Il cielo era terso, e l’armonia che aleggiava tutto attorno era quasi
tangibile.
“Eppure mi sembri triste Meren” - ruppe il silenzio il guerriero.
“Si, cioè… no” - si corresse la strega - “E’ solo che ho incontrato
spesso gente che mi ha fatta soffrire. Tutto qua”.
La mano di lui si discostò lentamente dal corpo alla ricerca di quella
di lei, senza però trovarla.
“So cosa vuoi dire…. mi sono allontanato da questo luogo, fino ad oggi,
proprio per scappare da ciò di cui parli…” - rispose lui - “Adesso,
però, sono sereno e forse in parte lo devo anche al nostro incontro” -
si girò verso Merenwen.
La mano di lei aveva timidamente trovato rifugio in quella del
guerriero.
“Non mi farai soffrire vero?” - chiese mentre il viso di Cobra si faceva
sempre più vicino al suo - “Giuramelo!”.
“Te lo giuro…” - sussurrò lui, mentre le labbra dei due si avvicinavano
- “non lo farò…. mai”.
Mrcobra
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