Allenamento
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JAIME
Aprii la porta, stavo per uscire di casa, quando mi accorsi che
qualcuno vi aveva appeso una pergamena.
Lessi lentamente le parole; alla fine suscitarono sulle mie labbra
un timido sorriso sincero. |
Dovevo svolgere importanti mansioni e non avevo molto tempo, come
pensavo di avere prima di leggere quelle poche righe.
Tardai pochissimi minuti all'appuntamento, l'amazzone era in piedi
davanti al mio alloggio a fianco del suo cavallo legato ad una
palizzata.
Riconobbi la sua figura da lontano, misi a fuoco la vista e mi parve di
vederla abbozzare un cenno di saluto con il viso e forse un sorriso.
Aveva la fronte scoperta, i capelli scuri raccolti e fermati da un
semplice fermaglio.
Le spalle scoperte, davano al suo corpo un aspetto agile e slanciato.
Fui a meno di un passo da lei.
I nostri occhi si scrutarono per diversi secondi alla ricerca di parole
da dire.
"Dunque immagino siate pronta?"
"Molto di più Jaime. Sono sicura che supererò la vostra fervida
immaginazione"
Una strana luce brillò nei suoi occhi.
La stessa che vidi quando mi chiese di essere allenata all'uso della
scherma con la spada e le risposi che in un'amazzone non conta la
tecnica ma l'istinto.
Superammo la sala d'ingresso della sala e per la prima volta un'amazzone
entrò in quel luogo dove l'acciaio fremeva al cospetto di cuori
esaltati.
Non disse una parola ma neanche lei era immune al fascino misterioso
dell'antico stile in cui era arredata la sala.
La luce, colpendo gli specchi, creava giochi luminosi e atmosfere
soffuse negli angoli più bui.
"Perchè quelle immagini sono coperte" disse guardando prima la tela dove
era dipinto il falco e poi quella dove era dipinta Chimera.
"E' ancora presto per voi capire che cosa significa combattere sotto il
loro sguardo, un giorno forse ... potrete ammirarle".
Si avvicinò alla parete, molte spade reclamavano di essere impugnate.
Lei scelse quella che anche io reputavo essere la migliore per le sue
caratteristiche.
Ne scelse una non troppo lunga, con la lama sottile ma resistente; di
ottima fattura.
Io ne impugnai una più lunga e robusta, la forma della lama era
tondeggiante e non poteva certo considerarsi un'arma da taglio.
In silenzio salimmo sulla pedana, e dopo il saluto eravamo in posizione
di guardia.
Aveva imparato bene, la posizione era perfetta.
Leggere e capire gli antichi scritti non era da tutti.
Ero ancora a studiare la sua posizione quando avanzò portando un
affondo, fece una finta e di nuovo portò un attacco.
Un pensiero si fece avanti nella mia mente: "Faceva sul serio".
Non era ancora perfetta nei movimenti, non sempre rispondeva con le
giuste parate ai miei affondi ma l'efficacia che perdeva con questi
difetti la recuperava abbondantemente con le sue qualità di amazzone.
Fu lei per prima dopo diversi assalti a colpire il bersaglio, mi chiamò
ad un invito e portai un affondo di dritto; vidi la sua punta dritta con
il pugno in seconda passare sopra la mia arma.
Sentii l'acciaio sfiorare la mia pelle e ritirarsi.
Abbassai lo sguardo, una piccola chiazza rossa comparve sulla mia
camicia.
"Sapete Jaime, quella chiazza vi dona".
Sorrisi, non potevo far altro che ammirare la sua bravura.
Feci un cenno con il capo per confermare i miei apprezzamenti.
Ci rimettemmo in posizione pronti a un altro assalto.
Al primo tentativo legai la sua lama, gli occhi tornarono a leggere
nelle nostre anime.
Mi vidi riflesso nella sua iride azzurra e per poco quella distrazione
non mi costò un altro colpo.
Era ora di finire l'incontro ... in parità.
Mi lasciai spingere fino alla fine della pedana, dando l'impressione di
essere alle corde.
Lei avanzava impavida, lasciando anche l'ultimo atteggiamento di
prudenza.
Portò quello che credeva essere il colpo finale.
Mi abbassai sulle ginocchia lasciando passare la lama sulla mia testa,
la scansai con la spada e rapidamente con il pugno in terza portai una
stoccata sopra all'addome quasi all'altezza del petto.
Un piccolo punto sporcò il suo corpetto.
Lei si guardò e scoppiò in una grande risata.
Tolse il fermaglio e una cascata di capelli le inondò le spalle.
Posò la sua spada, si avvicinò e sfiorandomi con le sue labbra sulla
guancia mi sussurrò:
"So che non mi avete colpito oltre ... solo perchè vi devo finire un
disegno."
"In effetti stavo appunto domandandomi Kristine, quanto tempo ancora vi
occorre per terminarlo?"
KRISTINE
Non era proprio da me arrivare con anticipo ad un appuntamento.
Tanto meno mi riconoscevo nella incerta figura quale mi vedevo, riflessa
nel vicino stagno, mentre aspettavo e contavo i minuti snervata, decisa
ad andare via al primo minuto di ritardo dell'uomo.
Quel vecchio esploratore mi esasperava, ponendomi sempre in bilico
perfetto tra l'irritazione per il suo sarcasmo e l'ammirazione per la
bravura e l'esperienza che dimostrava.
"Allora messere siamo d'accordo, io vi aiuto con i vostri piani per
l'elaborazione del disegno, ma... come avreste intenzione di assolvere
al pagamento..?"
L'aveva guardato, realmente incuriosita, dal basso in su.
"Sapete che mi difettano le scaglie di miara..." aveva risposto
l'esploratore.
"Lo so e non mi interessano poche scaglie di miara da voi.. piuttosto un
pagamento in servigi"
L'uomo aveva inarcato un sopracciglio, incerto se disapprovare o
scoppiare a ridere.
"No, non smaliziate, temo che forse non riuscireste a pagarmi in natura
neanche la prima rata... - gli avevo detto sfidandolo e guardandolo con
superiorità - quello che so che potete darmi sono lezioni di scherma."
Jaime optò per la risata franca, cui si lasciò andare per qualche
secondo.
"Beh, non so cosa pensavate, ma in realtà temevo che mi chiedeste di
esplorare le terre di Arcano in cerca di guerrieri neri ..."
Per un attimo avevo avvertito il sangue affluire sulle mie gote, ed
incendiarle di rabbia.
Ancora una risposta di quelle che mi facevano infuriare.
Avevo girato sui tacchi senza più dire una parola, decisa a rinunciare
al suo incarico.
Giunta a casa ripensai alle care parole di un amico ormai lontano,
odiato/amato guerriero che tante battaglie aveva vinto lasciando
cadaveri e cuori infranti tra le kioskas.
*Mai agire per rabbia* mi aveva detto una volta.. ed era vero.
In fondo le lezioni di scherma di quell'uomo mi sarebbero state preziose
per raffinare ancora di più l'allenamento.
Presi una pergamena e scrissi:
"Accetto il vostro incarico, ser, ed il relativo pagamento in lezioni di
scherma. La prima sarà proprio quest'oggi, quando il tepore della sera
renderà accettabile lo sforzo fisico cui mi appresto a sottoporvi...
un'ora dopo il mezzogiorno. Non tardate."
Avevo affidato il messaggio al più fidato dei miei corvi, perché
giungesse lesto a destinazione.
Un minuto solo di ritardo.
Ero già sul punto di risalire sul cavallo, quando alzai gli occhi e lo
vidi li, camminare lesto e diretto, come suo solito.
"Dunque immagino siate pronta?"
Più che pronta: decisa e velenosa come sapevo di poter essere, se
contrariata.
Nella sala dove Jaime mi precedette si respirava un'aria strana, che
l'aroma del legno ancora poco stagionato rendeva ancora più ammaliante.
Due bracieri ardevano ai lati opposti e le immagini di battaglie tutt'intorno...
due immagini erano coperte.
Jaime fu lesto a rispondermi, quasi aspettando la mia domanda.
"E' ancora presto per voi capire che cosa significa combattere sotto il
loro sguardo, un giorno forse potrete ... ammirarle".
Il loro sguardo... di chi?
Ma non replicai. La mia attenzione era tutta per le spade.
Come spesso avviene per le armi e per le persone, fu lei a scegliermi,
una spada non troppo lunga, dalla lama sottile che si mostrava
resistente, l'impugnatura preziosa anche se sobria.
Ero attenta alle posizioni, desiderosa di mostrare, proprio come una
allieva che voglia superare il maestro, tutte le nozioni imparate a
fatica, in anni di auto allenamento.
Vederlo distratto a guardarmi, mi diede l'occasione per portare il primo
affondo, fintare e attaccare di nuovo.
L'istinto, che proprio Jaime mi aveva caldeggiato di seguire, più che la
tecnica, mi fecero parare più volte i suoi affondi, a volte in modo
grezzo, ma efficace.
Ancora non avevo la giusta padronanza - era la prima lezione! - per
legare e chiudere la misura in maniera da distrarre l'attenzione
dell'avversario adeguatamente, ma seppi approfittare quando individuai
un'apertura nella sua difesa, e con il pugno in seconda superai la sua
arma fino a toccare l'addome, regalando a Jaime una piccola medaglia
rosso fuoco.
Lui sorrideva, ammirato credo più dalle potenzialità che mi riconosceva
come allieva.
Ero davvero stanca, nonostante la sua età mi aveva costretto a tutte le
più agili prestazioni e la fatica faceva capolino, trapelando in piccole
gocce di sudore sul corpetto.
Fu lui a legare, subito dopo quella pausa.
Incrociando le lame e gli sguardi per la prima volta l'attenzione
fatalmente si diresse verso un polo del tutto nuovo ed inaspettato.
Mi guardava dentro, oltre le pupille dilatate per la luce che rimbalzava
sulle lame.
Un solo attimo di esitazione e lo spinsi in fondo alla pedana, avanzando
impetuosa per porre fine alla lezione.
L'impeto era troppo.
Era il mio turno di ricevere la medaglia, che si allargava sul corpetto
confondendosi ai ricami.
Scoppiai a ridere di gusto abbassando l'arma.
Come prima lezione mi aveva caricata.
"So che non mi avete colpito oltre solo perché vi devo finire un
disegno."
La tensione era svanita e si tornava alla ragione.
"In effetti stavo appunto domandandomi Kristine, quanto tempo ancora vi
occorre per terminarlo?" concluse Jaime.
"Beh, terminarlo mi sembra un eufemismo... diciamo che ho appena messo
in piedi la struttura. Volevo prima vedere se le vostre lezioni ne
valessero la pena."
"E....?" disse Jaime in vena di compiacimento.
"E trovo che siate abile ad usare la spada come lo siete con la
lingua... quindi mi metterò sotto per soddisfare i vostri desideri."
Girai le spalle all'uomo che ancora sorrideva sotto la barba bianca, non
avevo voglia di cavalcare, le nubi avevano raccolto un forte desiderio
di pioggia su di noi e l'elettricità dell'aria e di quell'incontro
ancora mi percorreva interamente.
Avrei camminato insieme al mio cavallo, i piedi nudi a calpestare l'erba
docile e fresca.
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