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Madras Aria

 

JAIME

I giorni passavano, correvano veloci come le acque del Kruill che scorrevano impetuose sotto lo sguardo sognante dell'esploratore.

Aveva lasciato di buon mattino la sua Kioskas e si era diretto verso sud, seguendo le rive del fiume.
Il Kruill ha in se una bellezza recondita che gli dona un fascino unico, un richiamo irresistibile per l'anima.
Osservare il panorama lasciandosi trasportare dai propri pensieri in atmosfere piacevoli dava a Jaime una sensazione di assoluta rilassatezza.
Seguire le vele colorate che gonfiate dal vento sospingono le imbarcazioni dei mercanti sulle acque chiare, osservare incantato il volo degli uccelli in un'alba che inizia ad illuminare il cielo con mille sfumature dorate lo portavano con il pensiero in luoghi fantastici.
Fu avvolto da un canto melodioso, una voce di donna intonata e dolcissima usciva dalle porte del tempio.
Solo allora si accorse di esser arrivato davanti al Tempio dei Sogni.
Il canto lo incatenò e lo tirò a se.
Camminava ora in direzione del tempo che vedeva alla sua sinistra.
Affascinato da quella costruzione si avvicinò velocemente.
Tre cupole bianche, cui i riflessi del cielo donavano un pallido colore azzurrognolo, sovrastavano l'intera struttura.
Sopra le cupole tre punte dorate ne abbellivano il profilo.
Le tre cupole erano state costruite su un ampio tetto adornato da splendide arpe di pietra.
Al centro di un ampio ingresso senza scale spiccava una fiamma inestinguibile che ardeva dentro un enorme braciere.
Ai lati altri due ingressi, più piccoli, avevano una piccola scalinata.
Jaime pieno di meraviglia e con un senso di rispetto entrò dall'ingresso più grande.
Il canto cessò.
Si era portato al centro dell'enorme sala d'ingresso e nonostante la fiamma, i suoi occhi faticarono un poco ad abituarsi all'ambiente scuro.
Una figura ammantata di bianco avanzò verso di lui.
Non distingueva i suoi occhi, il suo capo era ricoperto da un cappuccio e un velo le copriva il viso.
In quella figura l'esploratore riconobbe la sacralità di quelle terre.
Prima ancora che la donna stendesse la sua mano, Jaime era in ginocchio.
Il capo chino, lo sguardo basso a fissare il pavimento.
Aspettò un attimo, sfiorò le dita la mano della donna e aspettò la sua parola: "Alzati!" il tono era perentorio ma non duro, anzi aveva una specie di intima dolcezza.
Si alzò, raccolse la mano di lei nella sua, piegò il capo e le sue labbra sfiorarono quella pelle profumata e vellutata.
Solo allora alzò tutta la sua figura dinanzi alla donna che alzava il suo velo e la fissò negli occhi, si sentì esplorare fino ai confini della sua anima e la lasciò fare.
Lei sorrise, lui ricambiò:
"Jaime Astarloa, al vostro servizio Madras Aria"


ARIA

Finalmente ero tornata al Tempio.
Quanto mi era mancata la pace di questo luogo.
Dove ero stata non c'era pace, non c'era serenità.
Ma da adesso niente mi avrebbe più allontanata da questo luogo sacro e da Arcano.
Il Tempio era bellissimo, era stato tenuto dalle Sacerdotesse in maniera impeccabile, neanche io avrei saputo fare di meglio.
C'erano fiori freschi dappertutto, era un concerto di colori e di profumi.
I braceri ardevano, le fiamme sembravano danzare.
La mia gioia era immensa e non sapendo come esprimerla al meglio..... cantavo, la giornata era deliziosa.
Passi. Chi veniva a trovarmi?
Un uomo. Un Hammers.
I capelli lunghi, candidi come la neve.
La barba folta.
Ma chi era? Da dove veniva?
Non lo avevo mai visto in queste terre ma, del resto, ero stata lontana per molto tempo.
Arrivato a pochi passi si inginocchiò, chinò il capo e stese la sua mano verso la mia che era già tesa ad accoglierlo.
"Alzati"
Sfiorandomi la mano con le sue labbra, si alzò, c'era qualcosa di nobile nella sua figura.
Era vestito di pelle nera, lunghi guanti neri, sguardo fiero, folte sopracciglia bianche.
"Jaime Astarloa, al vostro servizio Madras Aria"
"Benvenuto nel Tempio Jaime Astarloa, entra e, se vuoi, dimmi cosa ti porta fino alla soglia del Tempio"
Mi seguì all'interno del Tempio, qualcosa mi diceva che quest'uomo aveva girato tanto e, benchè io non lo avessi mai visto, lui mi conosceva già. Ma chi era?
La sua anima era buona, lo percepivo distintamente.
Il suo sguardo vagava dappertutto, fino agli angoli più reconditi e bui della sala.
Cosa cercava?
Sedemmo nella grande sala del Tempio davanti ad una tazza di thè fumante e qualche biscotto......


JAIME

La seguivo in silenzio, affascinato da quella figura ammantata di bianco.
Il riverbero luminoso delle fiamme delle lampade ad olio disegnava affascinanti giochi di ombre rossastre sui suoi abiti e sui biondi capelli che le ricadevano sopra le spalle rendendo ancora più misterioso il recondito fascino che esercitava sui miei sensi.
Il mio sguardo scendeva lento dalla sua testa, accarezzava stringendole delicatamente le spalle, poi giù fino ai calzari mentre con la mente immaginavo le delicate curve nascoste dalla larga veste.
Mi fece sedere in una comoda poltrona e mi fu offerto del thè e dei gustosissimi biscotti.
Iniziai a sorseggiare lentamente, intrecciando con lei un complice silenzio di sguardi e sorrisi.
Se non fossi stato seduto ... forse per la prima volta le mie gambe avrebbero tremato nell'esplorare i sentieri che quegli occhi mi mostravano.
Ma non era certo quello il motivo per cui ero venuto in quel tempio... ora.
"Madras ..." pronunciai quel nome con la dolcezza e la venerazione con cui un bimbo chiama sua madre o uno sposo nel silenzio della notte sussurra alla sua amata.
"Ditemi J... esploratore" seppur accennata a non mi sfuggì la leggera esitazione sul mio nome.
Il pudore le donò due lievi rossori che la resero meno eterea, più sensuale.
"... molto profumato questo thè" parole più banali non potevo dire in quel momento.
Aria sorrise comprendendo il mio imbarazzo.
Ma fu quel sorriso che mise fine al turbamento e alla situazione di imbarazzo.
Le raccontai dei mondi che avevo conosciuto, degli usi e dei costumi.
Mi chiese ogni cosa sui riti dedicati agli Dei in cui credevano i popoli che mi avevano accolto.
Mi raccontò molti fatti ed eventi delle terre dell'Arcano fermandosi però ogni volta che se ne presentava uno davanti ai cancelli che avrebbero permesso l'accesso ai misteri più oscuri.
Mi descrisse luoghi e città infine il tempo non ebbe più tempo per quella piacevole conversazione.
Richiamata dai suoi impegni mi accompagnò alle porte del tempio e ci salutammo con un casto sguardo.




 

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