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La scommessa

 

"La sala d’arme

Comandante,
sono lieto d’informarla che l’incarico a me assegnato è stato portato a termine. Certo che la parola d’onore promessa di un vostro intervento presso il nobile Vicario Licht sia stata mantenuta non posso esimermi dal ringraziarla e allo stesso tempo ricordarle che ho speso le 200 scaglie di miara faticosamente guadagnate con gli enigmi di Thanatos. Quindi come d’accordo sigillato da gentiluomini vi è fatto onere di pagare le spese e le 100 scaglie di miara promesse.
J.A.



Falcos sorrise divertito, ripiegò lentamente la pergamena e la lasciò cadere in un cassetto.
Disteso sulla poltrona, con i piedi appoggiati sulla pesante scrivania di quercia, osservava la sua goffa immagine riflessa sul cristallo dei panciuti bicchieri in cui aveva versato del rhum.
Aspirò l’ultima boccata di fumo dal suo sigaro prima di spegnerlo in un posacenere scolpito nella pietra.
“Jaime …. Complimenti” disse a voce alza mentre si alzava per andare a trovare il suo esploratore.
Bussò con energia alla porta.
Profondi occhi azzurri, in un viso segnato dal tempo sotto una chioma disordinata di capelli d’argento lo guardavano con ironica vivacità.
“Buongiorno Jaime”
“Felice di vedervi Comandante”
Falcos mosse qualche passo nell’alloggio, fermandosi al centro della stanza come l’ultima volta che era stato li per decidere i lavori da fare.
Il nuovo esploratore, con un gesto della mano apparentemente freddo e cortese, lo invitò ad entrare nella sala d’arme che aveva costruito.
Lo guardò divertito e pieno di ammirazione per tutta quella passione che il vecchio esploratore lasciava trasparire dai suoi occhi. Entrarono nella sala, il silenzio li avvolgeva.
I gesti lenti e misurati ricordavano quelli solenni delle sacerdotesse nello svolgimento delle loro funzioni.
Il pavimento di pietra perfettamente levigata, ai lati due alti bracieri spenti ricordavano la figura di due esploratori con i fregi dei Lokot.
Due tende, smeraldo, gl’impedivano di vedere il resto della sala.
Quell’uomo che si era arruolato da poco tra le fila dei suoi esploratori era in grado con i suoi gesti e le sue parole di creare atmosfere piene di mistero.
Si domandava quindi cosa ci fosse oltre quelle tende.
Jaime come leggendo nei suoi pensieri si avvicinò al suo Comandante e gli sussurrò: “Mi permetta Comandante, …”
“Dimmi!”
“Se osserva i due porta bracieri … sono di volgare cotto … certo se lei elargisse un po di miara potrei sostituirli con materiale certamente più pregiato”
“Ah ah ah … siete un uomo pieno di risorse. Vedremo vi saprò dire dopo che avrete aperto la tenda”
Jaime sollevò le braccia sopra la sua testa, i muscoli delle spalle si gonfiarono mettendo in risalto una schiena forte e robusta.
Le mani afferrarono le tende, attese un attimo per prolungare volutamente l’intimo piacere del suo Comandante poi improvvisamente con forza le allargò.
Per diversi minuti nessuno dei due disse una parola.
“E’ affascinante … toglie il respiro” sussurrò Falcos.
La luce violenta che entrava dalle finestre accarezzando le tende rosse raccolte ai lati dei montanti, correva impazzite dividendosi in mille scie luminose sui vetri che ricoprivano le pareti.
Vecchie spade riposavano come stanchi guerrieri nelle panoplie appoggiate ai muri; il pavimento a palchetto era un irresistibile richiamo per chi l’osservava.
Il soffitto alto era dipinto con i colori dei Lokot.
“Se le amazzoni hanno costruito l’arena come tempio al Dio dell’acciaio …” Falcos era in estasi a quella vista, “… questa sala sarà il tabernacolo dove adorarlo”.
“Sempre che esista un Dio dell’acciaio Comandante. Devo dire comunque che non potevo fare di meglio quando vi ho chiesto il permesso”.
“Lo credo anche io Jaime. L’atmosfera che si respira qua dentro sa di antico … nel senso positivo del termine. Il silenzio ti avvolge e ti conduce sui sentieri della gloria di queste terre. Il sangue incendia il mio corpo e sento vibrare l’acciaio”.
Salì sulla pedana e alzò gli occhi sulla parete di fronte, poi a quella di spalle e fu rapito in misteriosi pensieri i suoi occhi ora contemplavano la natura selvaggia e la bellezza antica dei due volatili disegnati.
Un falco e una Chimera nell’atto di ghermire un guerriero che si riparava dietro una spada.
I suoi occhi corsero alle panoplie e sorrise a Jaime.
“E’ una tentazione Comandante che le consiglio di togliere dalla sua mente e dal … suo cuore. Affrontarci in duello in questo sala sotto gli occhi di Falco e Chimera è rischioso quanto allenarsi contro una nuvola di drakor sapendo che il morso di uno di essi potrebbe ucciderci. In questa sala potranno allenarsi pochi eletti e … sempre da soli.”
“Ma dai Jaime non essere geloso ora. Ci divertiremo e nessuno si farà male.”
Il vecchio era restio, cercava di fare appello a tutte le sue forze per resistere a quello che era il richiamo della carne quando i suoi occhi si posarono sulle antiche spade che gridando il loro muto silenzio non chiedevano altro di essere impugnate.
Quella vista aveva su lui lo stesso effetto del profumo della pelle di una donna d’amare sotto il tetto del cielo stellato. Irresistibile.
“Prendo questa!” disse Falcos mentre i suoi occhi brillavano ad osservare il filo della spada che aveva scelto da una delle panoplie dopo averne calcolato la lunghezza in base alla sua altezza e alle sue braccia.
Il vecchio stava ancora lottando contro la sua natura quando sentì la voce eccitata di Falcos.
“No Comandante vi prego …”
“Suvvia … non vorrai farmi credere che hai paura di due scambi tra amici” le sue dita accarezzavano il metallo ben temprato con l’ammirazione di chi sapeva riconoscere una lama di ottima fattura e negli occhi brillava una strana luce a cui il vecchio Jaime non sapeva resistere: la luce di una sfida.


Il falco

I due uomini si misero in guardia.
Si salutarono alzando lentamente le lame e sfiorandosi con esse le labbra.
Gli sguardi decisi e sicuri di entrambi brillavano ai lati del filo dritto delle lame.
Fecero ciascuno un mezzo passo indietro e si prepararono all’assalto.
Le due figure avvolte dalla luce abbandonante della stanza, in quella posa con la guardia all’altezza del petto e la punta leggermente più alta del pugno a minacciare l’avversario sembravano due angeli della guerra.
Falcos porgeva al suo esploratore solo il profilo destro.
Spada, braccio, spalla, fianco e piede sulla stessa linea.
Le ginocchia leggermente flesse, il braccio sinistro sollevato all’indietro piegato a novanta gradi e la mano apparentemente abbandonata al suo peso.
Non meno elegante e naturale era la posizione di Jaime, res ancora più affascinante dalla folta barba bianca e dai capelli argentati che aveva raccolto dietro la sua testa.
L’occhio esperto del Comandante riconobbe nel corpo in tensione dell’avversario in attesa di scattare come una molla che quello non sarebbe stato un semplice scambio di colpi.
Falco e Chimera stavano per avvolgerli e trascinarli in un turbinio di emozioni guidate da un cieco furore.
Dopo aver impugnato l’arma, sentiva che quello non era più un semplice gioco, ma era schiavo della sua passione e del suo ardore.
Eseguì in velocità un paio di finte improvvise per assaggiare le difese dell’esploratore.
Ebbe modo così di verificare la calma dei movimenti con cui Jaime rispondeva, mantenendo alta la difesa e la giusta distanza.
Allo stesso tempo il vecchio capì da come il Comandante impugnava l’arma e dai suoi rapidi movimenti che aveva davanti un vero maestro di scherma.
Falcos non guardava la spada dell’avversario ma lo guardava fisso negli occhi.
Eseguì ancora una finta in terza che presupponeva un falso attacco prima ti tirare in quarta, Jaime che si manteneva prudentemente in quarta eseguendo allo stesso tempo un invito restò saldo parò e con rapidità eseguì una stoccata bassa in seconda; la lama luccicò davanti agli occhi di Falcos a pochi centimetri dal suo stomaco e riuscì ad evitarla non senza difficoltà con una parata bassa di prima.
Ruppe la distanza, indietreggiò di due passi e poi avanzò di uno mormorando:
“Eccellente … siete un ottimo combattente”.
Jaime non esternò alcuna soddisfazione, le labbra serrate e lo sguardo fisso esprimevano totale concentrazione in attesa del successivo assalto che non tardò ad arrivare.
Falcos non si spostava di lato ma manteneva la linea di offesa in avanti e all’indietro.
Avanzò ancora di tre passi, il vecchio gli rispose retrocedendo di altrettanti passi.
I due uomini anche se con stili diversi lottavano alla pari.
Più aggressivo ed irruento quello del Comandante più sobrio e ragionato quello dell’esploratore.
L’agonismo era diventato ossessione, il divertimento fu travolto dalla passione e dall’orgoglio di dimostrare chi era il più abile.
Era un duello tra due maestri e questo significava che in teoria sarebbe potuto durare per sempre.
Ma il destino non concede mai il tempo senza misura, attende l’errore di uno dei due per porre un termine.
Jaime decise che era il momento di portare la prima delle due mosse, alzò il ferro e lo incrociò con quello di Falcos.
Era la preparazione all’ingresso del Falco.
L’esecuzione fu perfetta e la stoccata finale rapida e veloce saettava nell’aria diretta al collo dell’avversario.
Purtroppo per Jaime, Falcos era uno dei pochi che conosceva bene il colpo del Falco così al momento decisivo non commise l’errore d’interrompere la parata.
Le due lame scontrandosi fecero scintille intorno a loro.
Il vecchio rimase sorpreso, ma non ebbe modo di pensarci più di un battito di ciglia che si ritrovò in grossa difficoltà sotto la minaccia della punta del suo Comandante.
Falcos si lanciò all’attacco con tale violenza che l’esploratore indietreggiando riuscì appena in tempo ad opporre la lama in quarta.
In evidente difficoltà rispose in quarta per mantenere la distanza, ma il Comandante lo incalzava come una furia.
Non poteva far altro che retrocedere e rompere la distanza più volte; solo quando riuscì a legare e tirare in seconda riprese un attimo di fiato.
“Credevi Jaime che un Comandante non conosca quel colpo. Non esiste il colpo perfetto.”

Chimera

Le camicie erano impregnate di sudore in ogni loro fibra.
I volti concentrati erano due maschere di sofferenza ma nessuno però intendeva cedere.
Ormai avevano superato il limite del non ritorno. Quello che Jaime aveva previsto era accaduto.
Ogni logica era scomparsa, quello che contava era la stoccata vincente che forse avrebbe preso la vita dell’avversario.
Falcos si rendeva conto che più il duello durava più il tempo avrebbe giocato a suo favore perchè la resistenza di Jaime anche se supportata da una vasta esperienza sarebbe finita prima della sua.
Falcos parò l’attacco legando.
“Dunque credevi che il colpo del Falco fosse il colpo perfetto? Ma la chimera che lo fronteggia nel disegno dice che è un illusione!”.
Spinse lontano da sé l’esploratore, avanzò di due passi e vibrò una stoccata in terza.
Jaime oppose una perfetta controparata di quarta, descrivendo una piccola cavazione intorno al ferro nemico.
Il vecchio sorrise al suo Comandante e aggrottò le ciglia come per aumentare la concentrazione.
Alzò lo sguardo davanti a sé, Chimera non chiedeva altro che di essere chiamata.
Dentro di se ripeteva che non poteva conoscere quella mossa, in tutta la sua vita aveva incontrato una sola persona che dominava Chimera: il suo maestro.
Era il momento, Jaime indietreggiò per prendere fiato e preparare l’assalto.
Inspirò profondamente e portò l’attacco che avrebbe preparato l’ingresso a Chimera.
Il Comandante capì che il vecchio si stava giocando l’ultima mossa.
I suoi occhi erano diventati talmente piccoli e concentrati che quasi si sentiva un tutt’uno con il corpo di Jaime.
Attese l’attacco e lo respinse con estrema facilità.
“Non vorrete deludermi proprio ora Jaime”.
Jaime non lo avrebbe deluso, aveva la certezza che il comandante non conosceva il colpo di Chimera e rispose con un sorriso ironico.
Ripetè l’attacco, tutto fu come il precedente ma alla chiusura, laddove per un attimo Falcos apriva un piccolo varco che l’occhio non vedeva ma poteva farlo solo l’istinto e l’esperienza gettò la testa e le spalle all’indietro vibrando una violenta stoccata che penetrò nella difesa di Falcos colpendolo con violenza sul braccio. Chimera era stata liberata.
La lama penetrò nella carne perforando il muscolo e la sua sete fu spenta dal sangue del Comandante Falcos che lanciò un grido acuto di dolore e fu costretto a cadere in ginocchio per il dolore.
Solo allora la follia abbandonò i loro corpi.
Le loro menti tornarono libere.
Jaime abbassò l’arma verso la pedana, si abbassò verso il suo Comandante che stringeva con la mano sinistra una vistosa ferita al braccio.
Strappò una manica dalla sua camicia e la legò poco sopra il profondo taglio per evitare ulteriori perdite di sangue.
Falcos reagì con una dolorosa stretta di denti.
“Fa male?”
“… abbastanza... Non ho mai visto un colpo simile. Mi avete illuso che lo avrei dominato e …”
“Non parlate ora Comandante, è una brutta ferita e quando sarà guarita vi mostrerò nei dettagli tutti i passaggi”
Dopo due giorni Falcos con la sinistra bussò alla porta dell’esploratore, la destra era vistosamente fasciata.
Un sorriso silenzioso lo fece accomodare nella casa.
Falcos tirò fuori un sacchetto di Miara: “Questo è per tutte le spese sostenute e … “, tirò fuori un altro sacchetto, “questo è per i porta bracieri. Quando verrò ad allenarmi voglio qualcosa che non sia terracotta.”
Il Comandante sorrise e fece l’occhiolino all’esploratore che in segno di rispetto piegò leggermente il capo in avanti ed uscì.
 


Jaime Astarloa

 

 

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