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Chi sei?

 

Quanto è bella Arcano qui, sul Kruill al tramontare del nostro caldo sole.
La vita dei suoi abitanti scorre via tra intrighi e battaglie, tra delusioni e amori improvvisi.
Vedere l’amore per questa terra, che scivola tra le mura delle Kioskas, è meraviglioso e lancia presagi di quiete.
Qui tutti si conoscono e l’affiatamento è notevole.
L’acqua del Kruill, sebbene spesso abbia sapore di morte per le tante battaglie cui ne è stato testimone, è oggi fresca e limpida e i pesci fanno capolino dalla sua superficie per catturare malcapitati insetti.
Più in là, una lontra nuota col suo piccolo piroettando sullo specchio liquido.
Me ne sto appollaiata sulla riva nascosta in un cespuglio di rose selvatiche e aspetto il piccolo cerbiatto che di solito viene ad abbeverarsi in questo paradiso.
Amanuator è ancora sopra le montagne, lo sarà ancora per poco; la luce infatti, è già di un bellissimo e caldo arancio-porpora.
Ogni tanto un fruscio di foglie mi desta dai pensieri e, osservandone la provenienza, riesco a vedere qualche animalino del bosco.
D’un tratto, ecco che là, ove mi aspettavo di vedere, un grande cespuglio di felci inizia a muoversi.
Trattengo il respiro.
La distanza non è molta e non devo farmi scorgere.
…..Il muso inizia ad uscire da quel fogliame, un nasone grande e lucido; poi due occhioni sospettosi e tenerissimi e le orecchie diritte.
Si ferma, scruta in silenzio, annusa l’aria in cerca del pericolo.
Poi esce allo scoperto e si avvicina alla riva.
Ancora attenzione e muscoli pronti a fuggire, pochi istanti che consentono a me di capire che il pericolo è in ogni luogo e a lui di salvare la pelle.
Avvicina la testolina all’acqua e per un attimo sembra stupito di vedere la sua immagine riflessa.
La lontra gli nuota a un metro di distanza e l’altro la guarda tra una sorsata e l’altra.
Si rialza improvvisamente e guarda e ascolta in una direzione ben precisa.
Io non scorgo nulla e rimango nascosta.
Guardo in quella direzione e quando mi volto il cerbiatto è scomparso.
Ora odo degli zoccoli avvicinarsi e tra gli alberi scorgo una figura; è un cavaliere e sta avanzando, piano.
Il cavallo è una bellissima bestia ma è troppo rumoroso.
Ora esce allo scoperto, il cavallo è grande, bianco con tante piccole macchioline nere; il cavaliere è coperto da una strana armatura, la spada è lunga e forgiata come quella di un Re.
Anch’egli si ferma a guardarsi attorno poi, lentamente scende dal cavallo e si toglie l’elmo.
Il suo viso è bellissimo, i capelli lunghi, ora sciolti, emanano bagliori corvini.
Guarda verso di me come se si sentisse osservato, i suoi occhi di bellissimo blu cobalto cercano tra la vegetazione invano.
Non ho mai visto un uomo cosi bello e rimango a fissarlo.
Il giovane si toglie molto lentamente il corpetto ricoperto di borchie metalliche, agisce molto lentamente e accenna a smorfie di dolore.
La ferita è nel torace e sembra profonda a giudicare dalla quantità di sangue che scivola nel Kruill.
Si guarda ancora attorno sospettoso, si siede e toglie la calzamaglia.
Chiudo gli occhi perché so che sto abusando della mia posizione e un senso di colpa mi assale, ma la curiosità e la bellezza di quell’uomo hanno la meglio, e così lo osservo mentre nudo si immerge nel fiume.
L’acqua fredda sulla ferita gli fa stringere i denti e si porta la mano al torso.
Esce: penso sia alto quasi due metri, le spalle possenti, le natiche ben tornite e quelle cosce muscolose esercitano su di me una attrazione quasi….. fatale.
Il sole è già scomparso ma la sua luce rischiara ancora, darei non so cosa per andare li e prendermi cura della sua ferita, di lui, credo che potrei farlo stare molto meglio, ma non riesco a muovermi e non ne conosco il motivo.
Mentre penso, il sole inizia a perdere la sua già tenue luce, Lui, l’uomo, s’è già fasciato e coricato nel suo frugale giaciglio.
Mestamente, mi allontano silenziosamente, mi porto addosso uno strano sapore di cose perse, di occasioni sciupate; a casa sotto il cielo stellato del mio cortile, non posso fare a meno di pensare a Lui. Non credevo che un uomo, seppur bellissimo, avrebbe potuto…. turbarmi cosi tanto.
Pensare a quel corpo, a quegli occhi, mi provoca una eccitazione che non avevo mai provato prima. Ho paura un poco di questa sensazione.
Non credo che dormirò questa notte e, forse domani chissà, potrei tornare là e magari chiedergli almeno: < CHI SEI ? >.

 

Pioggia

 

 

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