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Acer sconfigge Licht

 

Non seppi bene cosa.. Non seppi bene il perché.. Non ne ho merito.. Chiusi gli occhi ed andai.
"E' troppo forte piccina!" diceva una voce arcana.
"Vattene, vattene via!" rispondevo piena di paura.
"La tua spada non lo scalfirà... il tuo scudo non basterà a proteggerti!"
Ed allora non seppi cosa dire e scappai.
Uccelli raminghi mi guidavano lunghi ignoti sentieri e gli alberi grandi e vecchi si facevano attorno a me, un'altra aria vagava ed un altro sole scendeva dietro le montagne annebbiate da tenue foschia.
Cosa cercavo in quei campi?
Armi fatate? Guerrieri ed eroi che mi indicassero la strada?
Si, era quello che mi attendevo da questa fuga dettata dalle Dee.
Entrai in una radura di felci ed ebbi un sussulto al cuore: "E' qui che lo troverò!"
Ma i miei occhi si spalancarono quando attraversai i rami ed il sorriso mi morì in bocca.
Un vecchio stava seduto alle rive di un fiume.
Era piegato, forse pregava, il suo vestito era bianco e rifletteva le acque come fosse cristallo puro ma non portava armi; il cranio calvo s'abbassava ed alzava a ritmo di respiro e mi parve fosse addormentato, feci allora un passo ma con mia grande sorpresa la sua mano si alzò ed una voce calda giunse fin alle mie orecchie:
"Se il tuo avversario è fermo allora fermati, ma al minimo movimento, precedilo."
Quindi con quella che pareva estrema fatica si alzò e si voltò a guardarmi ed i suoi occhi parvero penetrare nella mia corazza:
"Parlate con me signore?" poi un lampo mi balenò nella testa: "Siete voi la mia guida? Siete voi il maestro che m'insegnerà a lottare?"
Lui scosse il capo: "Cento vittorie in cento battaglie non sono il massimo dell'abilità. la suprema abilità è vincere senza combattere"
"Ed allora cosa faccio qui? Perché?"
"Io sono il tuo Ch'ien Lung, antico maestro, e son qui per spiegarti come usare l'arma più forte e con essa vincerai!"
"No, io non posso vincere, Licht è più forte di me"
Lui si avvicinò sorridendo.. E fu presto a due passi da me, potevo scorgere perfettamente ogni ruga che gli imprigionava il visetto pallido e magro:
"Infatti la domanda è.. Come vincere un avversario più forte.. Nessuna spada può! Eppure qualcosa c'è... il culmine Yang... la mente che sconfigge la forza e la morbidezza batte la durezza... sappi cedere alla forza, riconoscila e cedi"
Poi mi fissò con i suoi occhi penetranti: "Ed ora allenati con me, guerriera"
Egli divaricò le gambe e portò le mani aperte all'altezza del petto, come a comprimere un oggetto che non c'era.
Io copiai ogni sua mossa, erano mosse ritmate, che ispiravano armonia e pace... erano una danza, stavo danzando e non combattendo!
Eppure quell'ometto piccolo stava combattendo... le sue mani erano spade ed i suoi piedi coltelli
affilati... alle volte si tramutava in bestie feroci, altre volte in uccelli e poi parlava, in mezzo a qualche figura che componeva con il suo corpo che pareva ad un tratto lungo e forte:
"Non appena la forza dell'avversario mi sfiora, il mio pensiero è già penetrato nelle sue ossa"
Questo diceva, poi chiedeva: "Togli l'armatura, ora non ti serve più!" ed io slegavo l'armatura e buttavo a terra i pugnali e la spada, riluttante ma quasi obbligata da qualche forza superiore, ed egli ancora diceva:
"Ricorda, se l'avversario mi spinge io uso la sua forza per tirarlo e se egli mi tira io uso la sua forza per spingerlo"
"Usa lo spirito per battere la forza e quando il colpo è dato fagli incontrare il vuoto"
Io allora mi zittii e guardai il maestro: "Ma a che distanza userò mai il mio spirito per usare tale forza che tu dici tanto?"
Ed allora egli rispondeva: "Avanzando la distanza è lunga... indietreggiando la distanza è breve.."
Non capii in quell'istante ma non feci altre domande e rimasi sbalordita a guardarlo, quasi mi spingeva via la sua forza... eppur egli non mi toccava..
Era dunque un mago?
Ma ero ancora ad Arcano? Ero in terra di stregoni? Non capivo..
"Maestro ti prego! Dammi la tua forza, la tua audacia e la tua sicurezza... ne ho bisogno!"
Lui allora si fermò e mi fissò, i suoi occhi erano dolci eppure forti e decisi:
"Questo chiedi? Allora vai! Tutto ciò che ti serve è in te ed in te si muove... cercalo e trovalo... non si farà attendere. Ma ora vai, vai e non voltarti mai"
Ed andai.
"Prima prova, combattimento con pugnale e frusta! Vinca il migliore!" era la voce di Abigor, si poteva iniziare!
Guardai Licht un istante, negli occhi, un istante soltanto e già avevamo in mano le nostre armi, eravamo pronti.
(ascoltare Sacral Nirrvana)
Piccoli scatti del pugnale ed iniziai ad attaccarlo con mosse mirate, veloci fendenti ed affondi per stordirlo o metterlo in confusione, la frusta era strettamente legata sul mio braccio e non avevo per ora intenzione di muoverla.
Egli si parava con abilità e destrezza, sempre con un mezzo sorriso in volto che mi faceva impazzire dalla rabbia, era un segno di scherno il suo?
Venni catturata da quel sorriso che mi pareva peggio di ogni sconfitta e cominciai ad odiarlo tanto da mirare alla testa il mio prossimo attacco con il pugnale, e non lo ferii perché le Dee spostarono il suo capo... no, non doveva finire così lo scontro tra me ed il Comandante Betris, oh no!
In questo scontro entrambi avremmo perso noi stessi per ritrovarci.
Ma egli ad un tratto non sorrise più ed iniziò a combattere seriamente.
Mi trovai immediatamente in difficoltà, ma riflettei sulle parole del vecchio al fiume, rimanevo calma, assecondavo le sue mosse parandomi solo quando era strettamente necessario.
Ad un suo attacco però persi l'equilibrio e caddi a terra, battendo la testa sul terriccio.
Ma come? Il vecchio mi aveva imbrogliato? Erano state tutte bugie e tempo perso? No... non poteva essere!
Chiusi gli occhi per non vedermi lì.
Avevo perso davvero... avevo perso.
Eppure chiudendo gli occhi feci una grande scoperta, sentii il mio cuore che pulsava, i miei polmoni che respiravano, oh si... l'intestino, il fegato che lavoravano infaticabili... ed io solo ora vedevo queste cose, solo ora, nel momento della sconfitta e sorrisi a questi soldati instancabili che rimanevano nell'ombra abbandonati quasi da una mente preoccupata soltanto dell'involucro.
"Ora hai visto ciò che veramente sei e non solo quello che vuoi vedere... ed ora battilo! Alzati... alzati." Cuore, polmoni, fegato ed intestino, ossa e sangue mi fecero alzare, con una spinta che partiva da dentro.
Le mie braccia si portarono ai paramenti che portavo con me e li abbandonai di lato all'arena, sciolsi l'armatura, rimanendo solo con il corpetto, ora non avevo più bisogno di loro, il mio corpo mi avrebbe protetta.
Guardai Licht con occhi diversi e vidi che attorno a lui una grande energia lo proteggeva, un'energia dettata dalla sicurezza e dall'abilità, non aveva il minimo timore e ciò lo rendeva invincibile.
I miei occhi si posarono sui suoi e ci fissammo in silenzi interminabili e poi lui mosse i piedi... si lanciò contro di me con la frusta aperta, tenuta per il manico di cuoio.
Quel che accadde dopo lo immagino e ricordo vagamente... so che mi spostai di lato quand'egli schioccò la frusta e poi usai la mia, sciogliendola velocemente dal braccio destro; ma ormai non era una frusta, era il mio braccio, la mia mano, era parte di me, con me e per me.
La stesi, stendendo ogni membra verso l'avversario, tirai la mano e nel contempo un urlo lanciai, un urlo che proveniva dal cuore e diceva: "E' lì, è ora!"
Sentii uno schiocco forte a terra, davanti ai suoi piedi, con balzo mi trovai a due passi da lui, poi trassi il pugnale e lo puntai alla sua gola ed egli rimase immobile, con frusta e pugnale in mano e con mille mosse da fare per liberarsi, egli non seppe che fare e mi chiesi perché... e la risposta era attorno a me..
Ero penetrata nella barriera ed una volta scavalcato il fossato conquistare la reggia era stato semplice... la gola di Licht si dimenava come un serpente ma oramai era finito il tempo, lasciò cadere le armi ed immobile attese che io facessi lo stesso.
Indietreggiai all'improvviso, chiedendomi perché mai avevo abbandonato l'armatura.
Oramai però avevo imparato e quando la mia cavalcatura sentì il peso del corpo sopra di se non emise nessun suono, fu allora che stabilimmo il patto che ci avrebbe legato... afferrai la spada che mi consegnò Abigor in mano e poi si portò al margine dell'arena:
"Seconda prova: combattimento a cavallo senza scudo con spada, vinca il migliore"
Licht era un avversario come non ne avevo mai avuti nella mia vita, sapeva mettermi talmente tanta soggezione da quasi sottomettermi con lo sguardo... eppure stavolta no... stavolta riuscivo a scorgere la sua energia senza vederla, la percepivo e basta, senza altra spiegazione perché non come non esiste spiegazione per i sogni più segreti di noi.... alzò la sua spada al cielo e la lama lucente brillò, parve un principe sul cavallo bianco e quasi mancò che m'inchinassi a lui.
Riconobbi la sua forza ancor prima d'iniziare, ancor prima che vibrasse il primo attacco, aveva una capacità di muoversi che era spettacolare ed io quasi rimanevo ferma a guardare le sue membra muoversi tutte così in sintonia, mi paravo a stento ma non importava... capivo che non ce l'avrei mai fatta, neppure con l'aiuto del maestro... ma "il debole vince il forte" e così anche la volta del combattimento tra Acer e Licht fu.
Una scossa in me mi fece alzare la mano e posarla sulla criniera lucente del mio Andaluso nero, quel contatto ci rese assieme la stessa anima ed egli mi donò la sua energia, un dono che lo spirito dei cavalli stesso non mi avrebbe concesso.
Grazie nobile animale, grazie nobile cavalcatura!
Devo a te ogni cosa... devo a te se ad un istante preciso sentii i miei zoccoli, la coda, la spada in mano e il sagittario prese la sua vita nel mio corpo di donna e nel tuo di cavallo..
Grazie amico fedele.
La spada fu veloce e nessuna tecnica sarebbe tale da spiegare il colpo vibrato... fu più forte del tuono e veloce del lampo, non fu la mia mano a vibrarlo, non fu quella di nessuno... egli partì quasi da solo, mi comandò di vibrarlo ed io feci serva del mio spirito ed accettai e capii in silenzio che egli comandava ed io solo obbedivo... mi resi strumento ed infine anche il forte uomo cedette, cadendo al suolo Licht sorrise, colpito dal mio fendente nel fianco.
Poi chiuse gli occhi ed anche io persi i sensi, un grande tepore s'impadronì del mio cuore e del mio corpo e caddi sopra a lui, addormentandomi come sopra ad un giaciglio.
Sognai un vecchio al fiume che si voltò al mio giungere, un vecchio calvo e bianco che non parlò eppure a me parve di udire nel vento le sue stesse parole..
"E ricorda... che il debole vince il forte"
Ed io rispondevo stavolta:
"Si, ora lo so, ora lo so"



Acer

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