Acer
sconfigge Paradisea
Un colpo da sinistra.... Piegati,
Acer, piegati!
Già, ferma ora.... un colpo da destra... sta mirando il braccio...
uno... due tre.... ecco! Verso sinistra!
Mi mordevo il labbro mentre saltavo da una parte all'altra,
trascinandomi dietro quell'arma dannata, e tentando di non venire
colpita dai tiri micidiali.
Avevo poco tempo per riflettere perchè il ritmo era incalzante e lo
scudo ingombrante non mi lasciava libertà di movimento come desideravo
io.
Ed eccomi qui, la prova contro Paradisea la strega era iniziata appena
al nascere del sole ma pareva già un'eternità che ci affrontavamo mentre
il silenzio regnava attorno a noi e soltanto Abigor, come giudice,
rimaneva a controllare il duello.
La prima prova era un combattimento con mazza ferrata e scudo, una prova
di forza, in cui non eccellevo.
Avevo scelto una mazza leggermente più lunga del normale, il suo manico
era di ferro battuto, raffigurante una leggera spirale lungo tutto il
suo corpo tranne nel punto dell'impugnatura, avvolta da cerchietti di
ferro argentato.
La testa di ferro era costituita da otto creste longitudinali, le così
dette coste, rinforzate da punte. Pareva quasi uno scettro da re.
Lo scudo era sempre il solito, tondo e poco lavorato; presentava solo
una botta nella parte superiore a sinistra, in ricordo della battaglia
contro Isabeau poichè non avevo avuto tempo di cambiarlo o farlo
riparare.
Ancora un attacco.... stavolta mira la gamba.... si, mi pare la
sinistra.... ecco!
Ed ancora mi scansai dal colpo che sibilò nell'aria come una serpe che
raccoglie le spire.
Paradisea non scherzava ed aveva sbagliato chiunque l'avesse
sottovalutata.
Era una strega ma se la cavava bene quanto un'amazzone.
Soprattutto la sua arma micidiale era l'orgoglio e la fierezza di essere
giunta fin questo punto del torneo... quella sicurezza che sta nel non
voler cedere a nessun costo; per questo motivo l'ammiravo moltissimo
mentre si batteva con la mazza con ardire pari ad una guerriera.
Ora però era davvero il momento di non perdersi in pensieri, bisognava
reagire, bisognava innanzitutto non rimetterci la pelle!
Mi puntai sulle due gambe, trasferendo tutto il peso sulla sinistra;
avevo già pensato come fare per spiazzarla, ma richiedeva notevole
sforzo ed io non ero sicura di riuscirci.
La vidi arrivare, veloce, verso di me, con la mazza davanti al suo
volto, stretta nello scudo... ancora un passo Paradisea... avanti,
ancora uno.... ora!!!!
Alzai il braccio con la mazza verso dietro e poi forzai sul braccio
tutta me stessa, per colpire lo scudo dell'avversaria.
Si accorse in tempo e si parò dietro lo scudo, puntandosi con entrambi i
piedi a terra e riparando la testa.
Il mio colpo giunse con quanta più violenza ero riuscita a trasmettere e
tuttavia riuscii solo a farla retrocedere di un passo, mentre io ero
decisamente stanca.
Mi misi quindi a ricominciare a saltellare da una parte all'altra del
campo, facendola girare su se stessa più volte che potevo, per
confonderla e stancarla.
Infine iniziai a vedere un indebolimento nella forza del colpo che
tentava di darmi e scorsi una cosa ancora più preziosa: Paradisea
preferiva gli attacchi aprendo il braccio destro che impugnava la mazza
e quindi portando il colpo da destra a sinistra, quasi sempre
all'altezza della mia spalla.
Quello fu il vantaggio e lo sperimentai ancora una volta.
Feci una prova... mi avvicinai a lei, dalla parte della sua sinistra...
e colpì esattamente come avevo previsto... poi mi spostai a destra... il
colpo era sempre da destra a sinistra se era possibile, soltanto aprendo
maggiormente il braccio e caso mai spostandosi con i piedi quanto
bastava.
Ed allora presi coraggio, dovevo tentare, era l'unico modo.
Ero davanti a lei, leggermente a sinistra per essere sicura.
Mi concentrai con gli occhi sulla sua arma e con tutti gli altri sensi
alle mani che reggevano scudo e mazza... entrambe mi servivano pronte al
momento giusto.
Ecco... aprì il braccio e partì il suo colpo.
Immediatamente lasciai cadere il mio equipaggiamento e bloccai con
entrambe le mani l'arma di Paradisea.
Si ritrovò spiazzata quel secondo che bastava: con una spallata le andai
addosso e la bloccai con i piedi a terra, puntando la mazza catturata al
collo della strega.
Seconda prova, combattimento con quella strana spada...
Avevo trovato una molto tempo addietro, negli anni della mia
fanciullezza, forse la rubai a casa di qualcuno che la teneva come
ornamento, oppure la trovai nella foresta.
Era una spada lunga, di lama stretta, una punta ben acuminata, buna però
anche di striscio, forse ancor meglio che di punta.
Tuttavia non l'avevo mai utilizzata perchè aveva un grande difetto...
l'impugnatura.
L'elsa era molto semplice: un'impugnatura di ferro soffiato con qualche
placca d'argento ormai consumato.
Un'unica spirale saliva fin sulla punta, che terminava in una sferetta,
con un piccolo foro, probabilmente dov'era incastonato qualche prezioso
gioiello andato perduto.
La cosa terribile a mio parere era la protezione per la mano,
praticamente inesistente.
Erano due corde di ferro che s'inseguivano attorno all'impugnatura,
lasciando grossi spazi l'una dall'altra, per poi terminare entrambe il
loro inseguimento posandosi sfinite sulla lama e finalmente toccandosi,
come a finire lieti un abbraccio da amanti.
Davvero bello da vedere, peccato fosse completamente inutile in
battaglia ma ormai era normale scrutare belle lame sprecate così, per il
gusto di chi le spade le porta soltanto agganciate alla parete di casa.
Iniziò la sfida, questa volta mi sentivo a mio agio, senza scudo e
soltanto con le protezioni leggere che mi ero scelta con cura estrema
fin dalla prima volta.
Il cannone sull'avambraccio e poi la ginocchiera, che proteggeva il mio
punto debole per eccellenza e che non era mai scoperto in battaglia;
almeno io avevo la fortuna di conoscere il mio punto debole, fortuna non
indifferente in uno scontro.
Anche Paradisea portava protezioni all'avambraccio ed in più una
stinchiera.
Sotto l'armatura mise anche la famosa maglia in ferro, tanto miracolosa
contro questo tipo di spade.
Era una buona mossa ma io mi sentivo impacciata sotto quel peso in più e
l'avevo lasciata nel baule.
Iniziò la seconda parte dello scontro.
Subito ci affrontammo in maniera eccelsa.
Le spade erano abbastanza usate e tutti sapevano come maneggiarla, anche
i mercanti, streghe, maghi e, forse, qualche sacerdotessa.
Mirava molto alle spalle, chissà poi perché erano il suo chiodo fisso.
Non osava sopra, per timore di ferirmi il collo e solo raramente tentava
qualche fendente ai fianchi.
Combattei serena, come fosse uno scherzo e vedevo anche la mia amica,
avversaria, serena in volto, anche se molto concentrata.
Era molto scostante nel combattimento, me ne accorsi fin dall'inizio.
Alle volte attaccava come un'ossessa, facendomi quasi finire a gambe
all'aria, tanto dovevo essere veloce a schivarmi e a deviare i suoi
colpi, alle volte sembrava sempre in difesa, quasi timorosa
d'attaccarmi.
Cominciai a scervellarmi ma non ne venivo fuori.
Alzai gli occhi al cielo e, non scherzo, ricevetti l'illuminazione nel
vero senso della parola.
La mia furba avversaria usava il sole.
M'attaccava quando il sole mi finiva negli occhi, e stava calma quando
era lei ad essere quasi accecata, limitandosi a difendere.
Non me n'ero accorta prima perché una nuvola l'aveva oscurato mentre mi
attaccava, mandando in fumo il suo studio brillante.
Inutile dire che era meraviglioso scoprire l'ingegno della strega,
inutile dire quanto rimasi impressionata, ma lei ancor non sapeva che io
avevo scoperto tutto e quindi avrei sfruttato le sue carte.
Il sole riapparve dalla nuvola e lei tornò, regolare, all'attacco, con
fendenti che facevano paura, stavolta mirati più alla spalla destra;
evidentemente sapeva che non ero del tutto rivolta verso il sole e
tentava di farmi voltare... l'accontentai immediatamente, scoprendomi
con tutta la faccia verso il disco dorato.
Venni accecata e quasi perdetti per una distrazione enorme alla gamba
destra, ma fortunatamente venni appena ferita.
Alzai la spada per contrattaccare, l'impugnatura all'altezza della mia
nuca, pronta per un affondo o un fendente alla spalla, al collo.
Istintivamente alzò anch'essa l'arma per pararsi ma fece male i calcoli.
Il riflesso del sole rimbalzò sulle nostre lame incrociate e si tuffò
immediatamente nei suoi grandi occhi.
Entrambe fummo scosse da tutta questa luce ma io, per caso fortuito
credo, mi ripresi prima e l'inchiodai con la spada al muro.
Lei sorrise. "Beffata dalla luce!"
Tolsi la spada puntata al suo collo: "Capita, forse sarà per questo che
preferisco combattere alla sera"
Alzai le spalle ed attesi che Abigor s'avvicinasse, poi ripresi il mio
mantello: "Vi saluto ora, devo riportare le armi in caserma altrimenti
Nusuth dopo s'arrabbia, lo scudo però penso sarà da buttare.... mhhh
prevedo un paio di casse di patate da spelare stasera!" sospirai,
ridendo con gli occhi e misi una mano sulla spalla della mia compagna,
che s'era battuta così bene.
"Ci vediamo in giro comunque!"
Feci per andarmene ma venni fermata da lei: "Acer, lo sai che non sono
un'amazzone, lo sappiamo entrambe che mi son battuta in maniera molto
inferiore a qualsiasi guerriera!"
La guardai con espressione stupita, l'umiltà era davvero così grande
oppure era una classica frase di buon gusto detta per rito?
M'accorsi che era davvero sincera, ed allora lo fui anche io:
"Paradisea, è stato un onore combattere contro una donna del tuo livello
e credo che non avrò mai il piacere di rifarlo, sarà un duello che
rimarrà per sempre nel mio cuore, mi hai insegnato una cosa
importantissima!"
"E cosa mai ti posso aver insegnato io?" chiese sorpresa ...
Io risposi con gli occhi brillanti di una commozione sincera.... "Che
non occorre essere un uccello per poter imparare a volare"
Acer
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