Licht
sconfigge Dirkpitt
L'inverno era ormai alla fine,
pochi giorni ancora e la forza della natura sarebbe esplosa rigogliosa,
riscaldata dal tepore della primavera.
Solo, consapevole del fatto che forse non avrei vissuto un'altra
primavera, ero circondato dal silenzio più assoluto.
Girando su di me, osservavo tutto ciò che mi circondava cercando
d'imprimere nella mia mente ogni dettaglio.
Il vento, che dal giorno precedente spirava gelido e senza sosta, si era
posato nel momento in cui anche io avevo iniziato a trattenere il
respiro, o almeno così ricordavo.
Alzai lo sguardo verso il cielo dove un'aquila volteggiava libera
nell'azzurro, allargando le sue possenti ali si lasciava trasportare
dalle correnti.
Sembrava l'unica cosa viva.
Immaginavo tutto il cielo, riflesso negli occhi di quello splendido
uccello, che avvolgeva un lontano punto bianco: l'Arena.
Rimasi a fissare il volatile per alcuni lunghi istanti, mentre un lieve
sorriso affiorava sulle mie labbra increspando leggermente il volto su
cui affiorava una barba incolta.
Ripensavo ad un'antica leggenda, narrava di come gli Dei seguivano le
vicende degli hammers attraverso la vista di quegli uccelli regali.
Ora quegli occhi rapaci li sentivo fissi su me e su colui che stavo per
affrontare: DIRKPITT.
Entrambi indossavamo un'armatura leggera, costituita da un pettorale di
cuoio marrone scuro rinforzato da uno scudo circolare di metallo tenuto
sulla sinistra.
Spalle e braccia erano protette da piastre d'acciaio e cuoio. Nella mano
destra la mazza ferrata.
La pesante testa di ferro ciondolava appena, appesa alla catena fissata
ad un'estremità del manico.
La scelta dell'arma non mi entusiasmava molto perché si adattava ad un
combattimento, in cui si predilige la violenza dell'impatto mentre io
preferivo l'eleganza e la precisione dei colpi.
Gli araldi annunciarono l'inizio del duello con lo squillo del corno.
Per diversi secondi rimanemmo fermi a fissarci negli occhi.
Eravamo entrambi due guerrieri esperti e sapevamo che in questo duello
ciò sarebbe contato molto.
Lentamente iniziammo a muoverci girando in cerchio al centro dell'arena.
La guardia sinistra alzata mentre il braccio destro era leggermente
indietro.
Fu Dirk a rompere la fase di studio. Imponente e minaccioso si muoveva
con un'agilità incredibile.
Il suo attacco mi colse di sorpresa, vidi una scia scura nell'aria, la
sua mazza era diretta all'altezza della mia testa, mi piegai sulle
ginocchia alzando lo scudo.
L'impatto fu tremendo, sentii lo scudo cedere alla potenza del colpo che
mi aveva sbilanciato benché avessi il baricentro molto basso.
Fui costretto ad abbandonare lo scudo e mi gettai all'indietro; appena
in tempo per vedere il suo secondo colpo, ancora più potente del primo
affondare la mazza nel terreno creando un profondo buco dove pochi
attimi prima ero fermo.
La violenza del colpo lo sbilanciò in avanti, cercai di approfittarne.
Era ora la mia mazza che sfrecciava nell'aria colpendo il suo scudo che
cedette all'urto, spaccandosi in due.
Nello stesso momento con un calcio lo colpivo sul braccio destro
disarmandolo.
Per un attimo pensai di averlo in pugno. Mi ero illuso. La sua reazione
fu pronta e immediata. Disarmato mi si gettò addosso bloccandomi con una
mossa degna dei migliori lottatori a mani nude.
La stretta delle sue braccia era impressionante.
Improvvisamente inarcò la sua schiena e l'attimo dopo mi ritrovai
sospeso nell'aria con le mani che arrancavano alla ricerca di una presa.
Il colpo che subii cadendo sulla schiena fu doloroso e Dirk aveva già
impugnato la sua daga.
Con un movimento del polso fece roteare più volte la lama davanti alla
sua figura.
Portai il primo colpo che lui parò senza problemi.
A quel primo stridore delle lame gli hammers esultarono in grida
eccitate.
Tentai un nuovo attacco, una sequenza di colpi incrociati ma ogni volta
la sua lama sbarrava efficacemente il passo.
Fu poi lui ad avanzare con una sfilza incredibile di colpi cui la mia
difesa a fatica riusciva a tenerne il ritmo sostenuto.
Il suo ultimo colpo fu solo deviato dalla mia lama senza riuscire a
bloccarlo.
Sentii una fitta al fianco destro. Pochi istanti e il sangue fuoriusciva
dalla ferita colando lungo il corpo.
Lo sentivo scorrere sopra la coscia destra. La ferita perdeva molto
sangue.
Più avrei combattuto, minori sarebbero state le possibilità di vittoria.
Provai a reagire con un attacco stando bene attento ai colpi d'incontro
ma era più veloce e non riuscii a colpirlo.
Leggermente piegato sul fianco destro attesi allora un nuovo attacco che
non tardò ad arrivare.
Tirò un colpo dall'alto verso al basso che riuscii a fermare mettendo la
daga di traverso.
Ci guardammo, nei suoi occhi un sorriso li illuminava della certezza
della vittoria.
Spingendo con la sua daga allontanò la mia, nello stesso momento portai
la mano sinistra sulla sua spalla destra impedendogli così di rimettersi
in posizione.
Con la gamba sinistra alzai la sua destra sollevandolo dal terreno e
ricadde a terra.
Fu abbastanza agile da rotolare più volte su se stesso, evitando i miei
colpi che cadevano in terra senza sfiorarlo.
Sentivo le forze che mi stavano abbandonando lentamente, a fatica
riuscivo a tenere la concentrazione sul combattimento.
Dirk si accorse della mia difficoltà e avanzò portando un nuovo attacco,
sembrava un fiume che avrebbe travolto ogni ostacolo.
Spostai la daga dalla destra alla sinistra, il gesto lo colse di
sorpresa, ebbe un attimo d'esitazione, il mio colpo lo ferì alla mano
disarmandolo, poi con un violento pugno lo centrai in pieno volto
facendolo cadere a terra.
Mi portai sopra di lui e con un colpo deciso piantai la mia arma nel
terreno a pochissima distanza dalla sua gola.
Avevo vinto.
Licht
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