Paradisea
sconfigge Dirkpitt
"Avevo vinto contro Selenia!"
Mi sentivo al settimo cielo, ma la mia felicità si spense quando seppi
contro chi dovevo combattere.
Il mio secondo avversario era Dirkpitt.
"OH Dei! E adesso cosa mi succederà!" pensai tra me.
Comunque mi ripresi subito e mi diressi verso le scuderie in cerca di un
buon cavallo.
Il secondo duello, infatti, prevedeva uno scontro a cavallo con
un'alabarda, un'asta di legno con testa di ferro lavorata a mano, arma
molto versatile.
La prova consisteva in continue tornate lungo due corsie, una per ogni
duellante divise da una staccionata alta 1,50 mt; il combattente per
vincere la prova avrebbe dovuto sbalzare da cavallo il proprio
avversario; il massimo di tornate stabilite erano 10, alla fine delle
quali, se entrambi i contendenti fossero rimasti ancora in sella, il
duello si sarebbe considerato pari.
Comunque ora mi serviva un cavallo e mi diressi verso le stalle della
taverna del Drago Verde, forse lì avrei potuto acquistare o noleggiare
un cavallo buono per un giorno.
Quando entrai nella stalla, osservai con molta accuratezza i cavalli
presenti e vidi che non vi era nessuno che mi potesse dare fiducia,
erano tutti buoni cavalli ma per fare dei lunghi viaggi o per lavorare e
quelli buoni per il kombat erano già impegnati.
"Che disdetta! Forse mi sarei dovuta far prestare il cavallo da Abigor!"
pensai "Ma avevo paura che mi avrebbe disarcionato all'istante, forse mi
odiava per il fatto che il suo padrone mi amava".
Triste e sconsolata mi diressi verso la foresta in cerca di erbe
curative per le ferite che mi avrebbe inflitto Dirkpitt.
"Almeno m'incominciavo a preparare per i dolori!" ripensai.
Mentre mi trovavo all'entrata della foresta, vicino le acque del fiume
Kruill vidi un animale di estrema bellezza che si abbeverava.
Era uno stallone dal manto tra il nero e il grigio, riuscii a vedere che
i suoi occhi erano d'un rosso acceso come impregnati di fuoco, la sua
criniera che si muoveva alle folate di vento sembrava un banco di
nebbia, quasi invisibile ma percettibile.
Si guardava intorno con sospetto, e quando mi vide nitrì e si alzò sulle
zampe posteriori; io lo guardavo come incantata, non avevo mai visto un
animale di tale bellezza.
"Era lui quello perfetto per il kombat!" pensai.
Mi avvicinai a lui cercando di ipnotizzarlo con il mio sguardo
ammaliatore, lui mi osservava e più guardava dritto nei miei occhi e più
si tranquillizzava; alla fine gli feci capire che non ero una sua
nemica, anzi ci saremmo potuti aiutare a vicenda...
Fatta amicizia con lo stallone gli diedi un nome, lo chiamai Magic Grey,
e saltandogli in groppa mi diressi verso la mia dimora per sistemarmi
per il kombat.
Il giorno del torneo era arrivato, avevo il cavallo giusto e standogli
in groppa aspettavo l'inizio della gara; dall'altra parte della
steccata, di fronte a me Dirkpitt, con il suo stallone e la sua
armatura, aspettava impaziente l'inizio; a differenza di me era ben
coperto e questo mi preoccupò un po'.
"Dove lo avrei attaccato se i punti deboli erano stati coperti?" pensai.
Abigor, il giudice, diede il segnale con uno scatto veloce della mano
dall'alto verso il basso, non potevo più pensare, dovevo agire.
Magic Grey, capì subito che doveva correre, non dovetti nemmeno toccarlo
che partì; Dirkpitt si dirigeva verso di me con la sua alabarda ancora
in alto per poi portarla orizzontale diritta verso il mio scudo,
altrettanto feci io.
Per nove giri la nostra forza fu pari nessuno, dei due lasciava cadere
lo scudo e nessuno dei due cadeva da cavallo, per il colpo accusato; ma
l'ultimo giro fu quello decisivo.
MG non perse velocità, la sua corsa dall'inizio fino alla fine fu sempre
costante ma il cavallo di Dirkpitt forse anche per il peso che portava
rallentava l'andamento.
Ci trovammo all'ultimo giro con velocità dalla mia parte e forza fisica
dalla parte di Dirkpitt ma non gli bastò per vincere, ma nemmeno per
perdere.
Eravamo arrivati all'ultimo giro di giostra e le nostre alabarde, forse
per i troppi colpi, si spezzarono, ma nessuno dei due cadde da cavallo.
Abigor si avvicinò al centro della giostra e decretò: "Gioco patto! La
prossima prova sarà quella decisiva!"
Un attimo di pausa per riprendere le forze.
Il secondo combattimento era a terra con scudo e mazzafrusto; un'arma
offensiva da botta, con il manico di legno, impugnatura filettata in
pelle e frangiata all'estremità superiore del manico dove si legava,
tramite tre catene di metallo, ad altrettante palle di ferro irte di
brocchi conici.
Il pomo è dotato di una catenella da polso di metallo brunito.
"Paradisea! Dirkpitt! siete pronti!" chiese Abigor, poi aggiunse: "Che
il secondo duello abbia inizio! Buona fortuna ad entrambi!"
Incominciò il mio avversario, sbattendomi addosso allo scudo il
mazzafrusto; io mi paravo con lo scudo dopo di che attaccavo a mia
volta, ma come avevo fatto io, lui fece a sua volta.
Non sapevo dove colpirlo: testa, braccia, gambe e piedi erano ben
protetti, non aveva punti d'attaccare.
Il corpo oltre alla maglia di ferro era coperto dallo scudo, mi stavo
scervellando a trovare un modo per vincere quel duello ed intanto
accusavo della forza di Dirkpitt che a terra batteva la mia.
"Che stolta!" pensai, guardando bene Dirkpitt "Lui è più pesante di me e
se io mi muovo velocemente, intanto guadagno tempo e lo faccio
stancare!"
Sorrisi, ed ogni volta che lui mi attaccava lanciandomi addosso le palle
chiodate io facevo leva con lo scudo facendo capriole per non farmi
beccare dal mio avversario, che ad ogni suo colpo stava lì per
sfiorarmi.
Continuai per un po' a schivare i suoi colpi, poi ne fermai uno con lo
scudo e sentii il colpo fiacco, la stanchezza stava arrivando.
Allora, solo allora, contrattaccai con tutta la forza che avevo; diedi
ripetuti colpi sullo scudo di Dirkpitt, lui arretrava, poi il suo scudo
si ruppe e dovette gettarlo ma non era finita.
Vedendosi in difficoltà sulla difesa, Dirkpitt reagì sferrandomi con le
ultime forze rimastegli colpi talmente forti da farmi mettere in
ginocchio con lo scudo a protezione.
Non sapevo più cosa fare, ma in quell'istante mi venne un'altra idea.
Avevo davanti a me Dirkpitt con il mazzafrusto in alto sulla sua testa
pronto a darmi l'ultimo colpo decisivo, stava per farlo scendere sul mio
scudo quando in un secondo dalla posizione in cui mi trovavo mi buttai
di schiena per terra e con il piede mirai dritta le parti basse del
guerriero.
"AH! Oh Deiiiii!" gridò Dirkpitt, gettando per terra il mazzafrusto, e
mettendosi le mani sulla parte colpita s'inginocchiò a terra.
Io mi rialzai con uno scatto felino e mi misi dietro le sue spalle, e
prima che Dirkpitt potesse riprendersi gli misi le catene del mio
mazzafrusto all'altezza del collo premendo sulla giugulare.
"Ti arrendi!" chiesi.
"Si, siiiii" rispose lui con voce flebile.
Abigor solo allora si avvicinò e alzando il mio braccio disse:
"Paradisea vince l'incontro per resa di Dirkpitt!"
Poi si avvicinò a me e mi sussurrò: "Ma dovevi proprio colpire in quel
punto!"
Io gli sorrisi e gli dissi: "Tu dove avresti colpito?..."
Paradisea
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