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Licht sconfigge Astor

 

E' però nel mistero di questa Arena, nel profondo silenzio che è figlio dell'attesa e del rispetto di questo duello che lo SPIRITO DEI GRANDI EROI ci parla.
Nella leggera brezza, esso sussurra i nostri nomi: ASTOR DI DULKAR e LICHT DI BETRIS.
Lo fa per mostrarci la Gloria dell'Imperatrice.
Con gli occhi socchiusi, lasciando spaziare la mente su queste magiche terre si vedono da ogni lato Amazzoni al galoppo che avanzano in tale fierezza, numero e splendore che mai cielo, diverso da quello di Arcano, ha contemplato.
Maestose, cavalcano su una mezza sella di pelle, in genere lupo, con gli scudi a forma di mezzaluna appesi all'arcione dietro la coscia sinistra.
Faretra e arco, nella sua custodia, appesi alla spalla destra dei loro superbi cavalli.
Tra le loro scapole, protetta da una guaina in pelle, balla minacciosa l'ascia bipenne da guerra.
Rivestite di mille colori senza alcuna macchia di paura si riversano sul campo di battaglia.
Guerrieri, fieri e senza paura, nelle loro argentate e luminose armature avanzano come un sol corpo.
Improvvisi, come il tuono d'estate, appaiono sui profili delle colline pronti a combattere e a sacrificare la vita per la causa dei deboli e il diritto degli oppressi.
Il loro urlo di carica squarcia il silenzio dell'alba e scuote il nemico in attesa della battaglia.
Insieme alle Amazzoni è pronto a scrivere con il sangue la storia di questa Terra.
Era questo che sentivo e vedevo in quell'arena nell'attesa che iniziasse il duello.
I cavalli impazienti battevano nervosi gli zoccoli a terra quando, nel silenzio carico di tensione, un araldo diede inizio alla tenzone.
Sollevai la sinistra che teneva le briglie, con un colpo secco feci ricadere la visiera dell'elmo sugli occhi mentre con la destra abbassavo l'alabarda.
Quindi ci scagliammo uno contro l'altro correndo ciascuno nella propria corsia al fianco della staccionata.
Solo il rumore dei pesanti zoccoli che riecheggiava nell'aria indicava che l'arena non era deserta tanto era il silenzio e l'attenzione con cui gli hammer seguirono la carica.
La prima corsa fu a vuoto, ma in quel passaggio con uno sguardo d'intesa decidemmo che lo scontro era deciso per la prossima tornata.
Arrivai alla fine della corsia, velocemente fermai il destriero facendolo girare e portarlo nell'altra.
Alzai lo sguardo e vidi che anche Astor era già pronto.
Il leggero movimento del capo fu il cenno d'intesa.
Entrambi spronammo i cavalli, appoggiai la base dell'asta dell'alabarda sull'armatura per dare maggior forza al colpo.
Lo stesso vidi fare ad Astor. Questo significava una sola cosa.
Gli hammer seguivano in religioso silenzio trattenendo il respiro. A memoria di uomo mai più si sarebbe vista in quell'arena una carica di tale violenza.
Le punte delle alabarde cozzarono contro i petti protetti dalle robuste armature; l'impatto fu così violento che i cavalli si accasciarono al suolo sbuffando e nitrendo, mentre la bianca bava si spargeva d'intorno.
Io e Astor fummo entrambi disarcionati in un clangore d'armatura che rotolavano al suolo mentre i cavalli rialzandosi si allontanarono trottando.
Un mormorio di stupore invase l'arena. I nostri corpi chiusi nelle loro armature erano immobili a terra.
Anche il tempo sembrava aver fermato la sua corsa. Solo leggeri granelli di polvere sembravano aver vita in quel tempio d'armi.
Poi improvvisamente nel silenzio più assoluto le armature iniziarono a cigolare.
Mi ero appena ripreso, sentivo i miei arti rispondere ai comandi della testa, con la sinistra alzai la visiera per respirare più aria.
Vidi Astor piegato sulle ginocchia prima di rialzarsi completamente.
Ora eravamo di nuovo uno di fronte l'altro impugnando le terribili Mazzafrusto e proteggendo i nostri corpi con lo scudo.
Ancora indolenzito, nella fase di studio, giravamo in cerchio guardandoci negli occhi.
Due volte Astor si fermò e tentò di colpirmi. Ma entrambi i colpi passarono a breve distanza.
Accennai a contrattaccare ma anche il mio andò a vuoto.
Girammo ancora, un altro mezzo giro sotto le grida eccitate degli hammer, quando partimmo in avanti tutti due iniziando un terribile corpo a corpo.
Lenti e pesanti combattemmo tutta la mattinata.
Astor, con furia disumana, portava terribili assalti unite a finte repentine e mi era impossibile replicare a quella forza senza il rischio di subire un colpo mortale.
Da soldato esperto combattei stando sulla difensiva, scansavo i colpi e li paravo riparandomi dietro il pesante scudo risparmiando le forze e costringendo Astor a dar fondo alle sue.
In quel corpo a corpo nessun hammer riuscì a tenere il conto dei colpi affondati.
Poco dopo mezzogiorno l'intensità degli attacchi di Astor rallentò.
Affondai un attacco vibrando un potente colpo che Astor riuscì a parare con lo scudo, subito vibrai un nuovo colpo.
Una delle palle di ferro superò la difesa dello scudo di Astor e lo colpi sull'elmo.
Approfittai dell'attimo d'indecisione e misi il piede destro dietro la sua gamba sinistra, poi con lo scudo lo colpii in pieno petto facendolo cadere all'indietro.
Il suo scudo volò lontano, mentre cercava di rialzarsi fui sopra di lui con il piede destro.
Tenevo bloccata la sua mano ancora armata della mazzafrusta e minaccioso portai la punta del mio scudo nello spiraglio che c'era tra l'elmo e la sua armatura.
Ansimando e stanco recuperai le ultime stille di fiato: "So quanto costa ad un guerriero arrendersi, ma amico mio, la Gloria dell'imperatrice si nutre del tuo valore, lascia l'arma perchè tu possa
continuare a farlo".
Non so quali pensieri passarono nella mente del formidabile guerriero, quello che so è che fece la scelta migliore.
Anche se la sua mano destra si aprì abbandonando l'arma e la vittoria, quella stessa mano si sarebbe richiusa molte altre volte intorno all'impugnatura di un'arma per proteggere Nimira.


Licht

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