Acer
sconfigge Berserk
Era tutto chiaro come il sole.
Presi i miei due pugnali e li guardai.
Il pugnale è da sempre la mia arma prediletta, silenziosa ma mortale,
insidiosa e spesso sottovalutata.
Può essere più dura di una spada ottima, se utilizzato con destrezza.
Il pugnale da lancio era racchiuso nel suo umile fodero di pelle nera,
illuminato sulla punta da fornimenti di metallo finemente ottonato e
spazzolato.
Lo legai alla gamba con nodo esperto e stretto in giusta dose, in modo
che non serrasse troppo la coscia ma allo stesso tempo non pendolasse.
Lo aprii un secondo, per ammirare il suo taglio perfetto, l'elso con i
bracci corti, ad archetto erano belli nella loro semplicità e
l'impugnatura, a forma di fuso, rivestita da cordelline ramate, finiva
in un pomo a forma di pera, rivestito da metallo ottonato, lo stesso dei
braccetti dell'elso.
Si racconta che questo tipo di pugnale provenisse da terre lontane e
magnifiche, forse, nella mia testa immaginavo, forgiato da maghi potenti
e guerrieri feroci e crudeli.
Tutt'altro che semplice era invece il pugnale che avevo legato, senza
fodero, al braccio sinistro.
L'elso era formato da due facce di serpenti allungati, che mostravano i
denti velenosi e la lingua, pronta a guizzare fuori, le loro spire però
andavano a formare l'impugnatura che finiva infine il un pomo a punta,
le code delle due bestie nefande unite in un'unica punta.
Oltre alle armi avevo però dovuto adottare alcune precauzioni ai colpi
d'ascia di Berserk, che conoscevo già come micidiali.
Le ginocchiere, embrione in ferro del ginocchietto, articolato tramite
lamelle, era indispensabile per me, poiché il ginocchio sinistro è il
mio punto debole fin da piccola.
Portavo anche un cannone antibraccio, realizzato in ferro con sopra un
unico disegno, una specie di scritta all'angolo inferiore, a destra "Relias",
forse la firma dell'artigiano che li aveva creati o quella del guerriero
che, prima di me, li aveva portati.
Raccolsi i capelli in una crocchia ben allacciata e mi misi l'elmo.
Era un modello da cavaliere, in ferro lavorato, un modello a "U
rovesciato" che lasciava il viso scoperto completamente ma il mio
obiettivo era soltanto proteggere la nuca, del viso non avevo paura, ero
abile nell'abbassare il capo ma la cervice andava coperta.
Aveva piccoli stemmi araldici là dove copriva le tempie.
Uno era lo stemma degli esploratori, lavorata in argento fino, l'altro
era quello dell'Imperatrice Nimira e, forse da sciocca, mi sentii
rassicurata nel sapere che la sua presenza, anche se in sottili fili
d'oro, mi accompagnava.
Infine avevo uno scudo, maneggevole e tondo, interamente in ferro e
coperto da qualche lamina d'argento decorato ai bordi, fissata con
borchie decorate semplicemente.
Proteggeva solo il tronco e, sulla parte interna, aveva una manopola
unica, fissata trasversalmente.
Guardai Berserk e rimasi senza parole a vedere che si metteva un'unica
protezione sulla sua armatura, già ben assicurata però.
Un bracciale, quello sinistro per la precisione.
A sua arma aveva l'inconfondibile ascia, uno strumento che aveva ucciso
più uomini di quanto potessi immaginare, uno strumento oscuro, che una
volta sola avevo disprezzato, perché non ne conoscevo il valore, mai più
rifeci l'errore di sottovalutare la terribile ascia bipenne.
"Che lo scontro abbia inizio!"
Ci scrutavamo, muovendoci in circolo, studiando la prima mossa e lui
attaccò.
Lo scontro ebbe inizio, senza una voce, a parte il rumore di armi che si
incrociavano senza posa, senza un filo di vento.
Come immaginavo i suoi colpi erano molto violenti, ma quello che non
avevo previsto è che fossero anche così precisi.
Mi lasciava appena il tempo di respirare che subito attaccava,
sollevando la sua pesante ascia prima a sinistra, poi a destra, mirando
le mie braccia ed il collo.
Io mi proteggevo dietro lo scudo e, quando ci riuscivo, saltavo le sue
mosse con agili balzi.
Sapevo però che le forze sarebbero presto venute meno se continuavo
così, dovevo trovare il suo punto debole, alla svelta!
Infine decisi: avevo già notato che nella sua armatura, quando si
piegava per rendersi più stabile sulle gambe e poi effettuare i suoi
attacchi terribili, lasciava una fessura sopra il ginocchio, per
permettere il movimento.
Lì dovevo colpire. Ma come?
Era impensabile buttarmi contro di lui per farlo cadere, inutile mirare
in corsa con il pugnale e ancora più incosciente gettarmi sulla sua
gamba come un cane sulla carne.
Mi parai ancora, saltando a sinistra, da un attacco deciso, che sferzò
l'aria.
Ero esasperata, sarei ceduta tra poco, dovevo fare in fretta... ma
certo!
Presi ad indietreggiare, un poco alla volta, per farlo camminare verso
di me, mi spostavo più veloce, così che lui dovesse concentrarsi meglio
sugli attacchi, senza guardarmi gli occhi e scorgere che fissavano il
punto prescelto , ad un tratto vedi che stava per fare un altro passo...
era il momento. Tolsi lo scudo e lo misi sotto il suo piede, appena
appoggiato, poiché non piano lo scudo non era stabile ed allora lo tirai
facendo perdere l'equilibrio a quell'omone, poi con velocità da pantera
presi il pugnale da lancio e lo conficcai esattamente nel punto scelto.
Berserk rimase sorpreso per un millesimo di secondo, poi, quando il
dolore si fece più acuto nel suo essere, si lanciò contro di me, senza
preoccuparsi neppure di togliere il pugnale dalla gamba.
Mi si gettò sopra..
Intrappolando la mia gola con l'impugnatura dell'ascia, mi stava
strozzando.
Sentii un dolore acuto alla spalla destra, mi aveva ferito con quella
lama perfetta seppure antica.
Mi bloccava l'accesso al pugnale legato al braccio, e a causa della sua
stretta mortale, mi sembrò di vivere in un sogno, di tornare bimba e
quindi feci quello che fanno tutti i bambini in difficoltà.
Morsicai il braccio di Berserk con i miei denti, penetrando nella sua
carne, sentii poi la sua mano staccare con la forza la mia bocca, ma in
questo modo aveva lasciato libero il mio braccio, ne approfittai per
prenderlo con decisione e quindi mirare al collo.
Lo presi di striscio.
Il sangue cominciò a gocciolare fin sul mio capo e lui divenne una
bestia.
Mi feriva con la sua lama affilata sulle braccia e sul collo, tentò di
prendermi al volto ma non ci riuscì.
Sentii poi la voce di Licht "Acer non è più."
Mi arrabbiai "Taci immediatamente Licht!"
Non sapevo quanto poteva essere grande la forza della rabbia!
Sgusciai fuori dalla stretta di Berserk ed evitai il suo ennesimo
attacco.
Iniziai a correre in cerchio e lui, per quanto forte, non riusciva a
stare dietro alla mia velocità.
Infine, quando lo vidi più lento, gli balzai al collo e portai un
affondo alla spalla destra.
Lui emise una specie di urlo rabbioso ma cadde in ginocchio.
Il sangue scendeva copioso dalla sua armatura.
Non era più in grado di rialzarsi ma ebbe la forza di sferrare un ultimo
attacco.
Mirò alla mia gamba destra e la colpì. Lanciai un urlo.
La ferita era lunga ma non troppo profonda. Rimasi in piedi, immobile.
"Berserk non è più in grado di combattere" disse una voce.
Caddi anche io a terra ma ormai non aveva più importanza fingersi forti.
La mia spada si chiamava Nenith.
Non era affatto particolare, non aveva particolari disegni sulla sua
impugnatura in legno scuro, dalle venature che incidevano come strane
parole e lettere di una formula dimenticata, la sua lama era la cosa
bella.
Larga e perfetta in ogni dettaglio, nessuna imperfezione nasceva sul
filo del metallo a mano forgiato.
Impugnammo le spade (il mio rivale ne aveva una stile vichingo, con un
pomo lavorato che per un secondo attirò la mia attenzione come una
calamita).
E iniziammo a combattere.
A questo punto, non conoscendo la sua abilità come spadaccino, iniziai a
colpirlo in ogni modo che conoscevo.
Tentai con un affondo ma lui lo piegò a sinistra con facilità quasi
umiliante.
Mi accorsi allora che i migliori colpi erano i diagonali.
Tentai con un dritto tondo, mirando il fianco di Berserk ma anche questa
mossa fallì.
Deviai due fendenti portati con estrema velocità, muovendomi con quanta
più agilità potevo perché il mio scudo era andato ormai distrutto.
Credevo di potercela fare, era un po' goffo come spadaccino perché non
possedeva grazia adatta, anche se forza sovrumana.
E così peccai di presunzione e le dee mi punirono.
Provai un riverso molto difficile, mirando al suo collo, già in parte
ferito dal mio pugnale ma lasciai scoperta tutta la mia parte sinistra e
per lui fu un gioco da bambini portare un affondo al mio torace,
prendendolo di striscio, proprio mentre il mio bel colpo andava a
lacerare la pelle del suo collo, aprendo una ferita lunga ma
superficiale.
Sorrisi nel dolore, come avevo potuto essere così ingenua?
Come avevo permesso che Berserk mi prendesse alla sprovvista con tanta
facilità?
Caddi in avanti, chiudendo gli occhi ma sbattei il mento su qualcosa di
duro e metallico.
Era la protezione della schiena di Berserk.
Non seppi più nulla, non vidi più nulla... sentii soltanto il fischio di
un vento distante, poi il vociare di un cuculo... uno due tre... ed un
altro fargli da coro... quattro cinque sei... e sorrisi beata.
Acer
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