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Isabeau sconfigge Diablo

 

La notte prima del duello...
Ero nel mio alloggio a Nistra e mi rigiravo inquieta nel letto...
Non ero stata in taverna quella sera, non avevo bevuto nè idromele, nè sangria o altro...
Dopo le mie esercitazioni di Amazzone e il mio turno di guardia, ero filata dritta nel mio piccolo rifugio.
Quando il Sole si fosse alzato avrei dovuto andare a combattere in una piana vicina al Kruill contro un avversario... Diablo, conoscevo solo il suo nome, ma già questo non prometteva niente di buono...
Sentii il mio cuore battere e la collana con la Runa Isa che mi madre mi aveva regalato, battere con lui; non riuscivo a calmarmi...
Era il mio primo duello in pubblico. E se fossi stata sconfitta?
No, sarei morta piuttosto che perdere la faccia davanti ad Arcano intera e non avrei dovuto confrontarmi ogni giorno con il disonore.
Confortata da questo pensiero dopo un po', finalmente, mi addormentai.
Alcune ore prima dell'alba mi alzai...
Preparai la mia spada affilandola e feci lo stesso con le altre lame...
Mi recai a una polla d'acqua scalza e vestita con una tunica leggerissima...
Avevo bisogno del contatto con l'Acqua.
Era gelida; mi trapassava il corpo e mi ghiacciava le membra, ma sapevo che fortificava il mio spirito e la mia volontà, così restai immersa per circa una mezz'oretta.
Mi cambiai mettendomi le vesti per il combattimento: una stola di lana grezza e scura e sopra la maglia metallica di protezione; poi mi misi degli stivali morbidi di pelle e sopra le stinchiere.
Legai i miei capelli dorati in una treccia e strinsi più forte il nodo del mio amuleto.
Ero pronta.
Tornai a casa a prendere le armi e uno dei miei due cavalli: fra Naiget e Noirenne scelsi quest'ultimo, poichè meno impressionabile e più robusto della cavalla.
Quando arrivai sul luogo del duello vidi il mio avversario che era già arrivato e si stava riscaldando... Ma non solo lui...
Riconobbi molti sguardi amici fra la folla che piano piano si stava accalcando; la mia paura di deludere tutti crebbe enormemente, ma fu compensata da un'altrettanto forte energia che mi cresceva dentro a pari passo con il timore.
Lo salutai con un cenno del capo e un mezzo inchino a cui lui rispose senza parlare, ma guardandomi fissa negli occhi, come per mettermi a disagio.
La prima prova era il tiro con la balestra su un bersaglio fisso e uno mobile.
Il bersaglio era un ciocco di legno a quaranta passi da noi.
Cominciai io per prima... Sentii il vento che sussurrava calmo nelle mie orecchie e mi tranquillizzai.
Sfiorai prima con le mani le decorazioni della mia balestra, piccola e pesante solo 2 chilogrammi, poi presi la freccia e tesi la corda fino al limite... Presi la mira più accuratamente che potei e feci partire il dardo.
Saettando veloce, si andò a piantare nel punto prestabilito.
Toccava a Diablo.
Lui era meno emozionato di me, non dava molta importanza agli sguardi della gente...
Non potevo nè dovevo perdere, mi ripetei per la millesima volta.
Mirò anche lui e la sua freccia, come la mia, non mancò il colpo.
Era ora il momento del bersaglio mobile... Questa volta fu il mio avversario a iniziare...
Con precisione, caricò velocemente la balestra, si girò di scatto e colpì deciso una rondine che volava bassa.
Il mio istinto mi proiettò verso l'animale, ma la mia ragione mi fermò e mi indusse a non dire nulla, a trovare un'altra rondine da colpire, per quanto ribrezzo mi facesse.
Sentii l'urlo stridulo del mio falco che volava lì intorno... Anche per te devo vincere, pennuto!
Pensai ancora.
Lentamente misi la freccia in posizione da tiro e aspettai... un altro stormo non si fece attendere molto...
Non so neanche come feci... Chiusi gli occhi e alla cieca tirai... La freccia colpì solo la coda dell'animale e non il pieno petto come quella del mio avversario.
Da una parte ero contenta per l'animale, dall'altra invece ero rabbiosa per l'insuccesso, infatti era lui ora ad essere in vantaggio...
Così sicuro di sè, freddo, impassibile... Mentre dentro di me le emozioni cambiavano colore come il cielo che da bruno stava diventando roseo-dorato.
Era il momento del combattimento con le asce...
Nelle storie che mi furono raccontate nei primi tempi del mio arrivo a Nistra, c'erano dei piccoli e grassi uomini che usavano questi arnesi nelle profondità della terra ma, per quanto se ne sapeva, ad Arcano non vivevano... Noni, Nani, quello che erano...
Ma non era quello il momento di pensare a quegli esserini, dovevo combattere!
Sollevai la mia arma, soppesandola... Ebbi appena il tempo di tirare frettolosamente il fiato che già il mio avversario era pronto a colpirmi...
Schivai il colpo, dato con molta potenza, diretto al mio ventre, con un balzo all'indietro; mi misi subito in posizione d'attacco e a mia volta provai a colpirlo, ma Diablo parò il mio colpo sempre con la stessa forza e decisione che avevo notato già nel suo sguardo all'inizio della sfida.
Andammo avanti attaccandoci e parando per alcuni minuti...
Dopo un po' mi accorsi con rabbia che la mia fronte era grondante di sudore e invece il mio avversario sembrava che stesse divertendosi quasi, tranquillo e sereno come in una serata fra amici...
Un lampo attraversò i miei occhi, anche se la fatica si cominciava a fare sentire, raddoppiai gli sforzi e, finalmente, lo vidi aggrottare la fronte più di una volta...
Piano piano sento che la potenza dei suoi colpi diminuisce e anche le sue parate si fanno più deboli, mentre mi sembra che la mia energia non decresca per fortuna...
L'uomo che mi stava di fronte perdeva terreno e passo dopo passo si ritrovò con sempre meno spazio intorno a sè; lo ferii di striscio al braccio sinistro, nell'incavo del gomito, facendogli un taglio lungo fin poco sotto il polso.
Venni dichiarata vincitrice di quella prova.
Ci concedemmo un attimo di pausa e lui tamponò la ferita; lo sentii respirare a fondo e così feci io...
Dovevo prendere contatto con la terra, con la sua forza, Lei, doveva essere la mia forza.
Il bersaglio stabilito per la prova del pugnale erano due mele perfettamente identiche.
Io non colpii la mia, fendetti solo l'aria a lei vicina, lui invece colpì il frutto perfettamente, spaccandolo nella sua metà.
Inutile dire che quella prova andò a suo favore.
Dopo estraemmo i pugnali da combattimento e cominciammo quella nuova sfida.
Sembrava un malese con il suo kriss e non di rado ero in difficoltà nel parare i colpi di quella piccola ma potente lama...
La mia presa si fece meno sicura quando Diablo, con rapidità e astuzia, riuscì a farmi un taglio serpeggiante lungo tutto il braccio destro.
Stavo per far cadere il pugnale e dichiarare la mia sconfitta, ma l'orgoglio, dopo un attimo di debolezza, mi fece stringere le dita intorno all'impugnatura malgrado il dolore.
Un sorriso ironico vidi che dipingeva il viso del mio avversario... Non potevo sopportarlo!
Con rinnovata lena ripresi a battermi, colpo dopo colpo riacquistai la stessa energia un po' fuori dal normale che mi aveva preso anche durante il combattimento con le asce.
Riuscii a ferirlo sul volto, facendogli uno sfregio sulla guancia sinistra, uno lieve sulla spalla e uno un po' più marcato poco sotto il collo.
Però quella volta anche in lui si destò la voglia di rivalsa e non mollò il pugnale, bensì, se prima ci eravamo battuti solo con le armi, adesso invece combattevamo anche con il resto del corpo, gambe e braccia e, devo dire che stavo avendo la peggio...
Più di una volta annaspai in cerca di aria, fino a che decisi di tentare...
Forse qualcosa di scorretto, ma ormai avevo deciso...
Con uno scatto abbassai la testa ed evitai l'insidia del pugnale nemico; sferrai a Diablo una ginocchiata al basso ventre, non fortissima, ma bastante per fargli cadere il pugnale dalle mani.
Pregai in cuore che non venisse giudicata una scorrettezza e, per mia fortuna, il mio desiderio venne esaudito e venni dichiarata vincitrice di quella prova.
Ci concedemmo di comune accordo un dieci minuti di pausa dove io mi dissetai e mi fasciai la ferita al braccio.
Poco prima dello scadere del tempo sguainai la mia spada e la osservai attentamente: oramai si era fatto giorno e la vidi scintillare sotto i raggi del Sole che mi rassicurarono; non potevo mai essere sola.
Passai un dito per tastarne il filo e mi ferii leggermente; sì, era pronta anche lei.
Poi imbracciai lo scudo.
Mi rigirai verso Diablo a cui poco prima avevo voltato le spalle e dissi:
<Sono pronta, cominciamo pure per me.>
Lui si limitò a guardarmi senza parlare; era di poche parole ma di tanti fatti, e poi i suoi occhi parlavano per lui.
Velocemente sguainò la sua arma, una grande spada a due mani, e, come regola, lui era privo di scudo, avvantaggiandomi almeno da questo lato e cominciò con una stoccata di taglio; prontamente io parai la botta e contrattaccai menando in rapida successione tre fendenti; la potenza dello spadone era ovviamente superiore, ma riuscivo lo stesso a sostenere i colpi.
Una volta il mio avversario tentò un affondo azzardato e io approfittai della sua momentanea posizione scoperta per fargli un graffio che gli strappò un lembo della tunica sulla spalla.
Vidi balenare nei suoi occhi l'ira e, sentii subito dopo che la forza con la quale batteva i colpi era aumentata parecchio, tuttavia ero ben risoluta a non cedere; i nostri passi sembravano fatti per una strana danza della quale nessuno conosceva il ritmo, neppure noi due.
Rammentai la visione dei cerchi d'allenamento...
<Più ti avvicini e più il cerchio diventa piccolo, più diventa piccolo più per voi è pericoloso.>
Combattevamo già da un po' a ritmo serrato, parando, attaccando, contrattaccando ancora...
Durante quel tempo ero riuscita a farmi colpire più di una volta sulla guancia e sul braccio sano, quello sinistro, quello dove tenevo il mio scudo, che per ora mi era servito poco a dire il vero.
Il pubblico taceva in un silenzio che a certi tratti mi pareva spettrale; non che avessi paura, ma un po' di timore sì, in fondo avrei perso la vita se avessi perduto, lo avevo promesso.
Un colpo vibrato con più energia degli altri mi costrinse ad alzare lo scudo per pararlo; per mia sfortuna l'impatto fu così forte che si crepò, rovinandolo irrimediabilmente.
Mormorando un'imprecazione lo gettai lontano da me e indietreggiai di alcuni passi, giusto per riprendere un attimo di fiato.
Dopo tornai ad attaccarlo, imprimendo al colpo che gli mandai una forza secca e precisa che fece indebolire la sua presa, dandomi così il tempo di segnarlo sul petto, nonostante la corazza di pelle.
Per tutta risposta, ormai accecato dalla rabbia, menò prima un colpo in basso, mirando alle gambe anche se erano quasi del tutto protette dalle stinchiere; io saltai e lui, con sorprendente fulmineità, colpì in direzione della mia fronte; fui presa alla sprovvista ma riuscii comunque ad evitare di essere colpita seriamente; l'unico danno che riportai fu la perdita di una ciocca dei miei capelli biondi.
Così facendo, però, si era di nuovo scoperto troppo e, come la volta precedente, lo graffiai ancora di più.
Represse, io credo, un gemito di dolore; si avvicinò di più e, facendomi uno sgambetto, mi fece cadere a terra; per fortuna le mie mani stringevano ancora la spada, ma mi trovavo comunque in posizione di svantaggio.
Ero pericolosamente in posizione di svantaggio.
Con la mano libera afferrai una manciata di terra che gli gettai sul volto.
Approfittai del suo momentaneo smarrimento per rotolarmi verso destra e rialzarmi; piegai le ginocchia mettendomi in posizione di difesa; evitai scostandomi di lato un altro affondo e feci in tempo finalmente anch'io a mirarne uno: lui non lo evitò e venne ferito fra le costole.
La mia lama non entrò molto in profondità, ma lui cadde e svenne.
Riposi la mia lama nel fodero, chinai la testa umilmente e attesi le parole del giudice:
<Isabeau, Amazzone di Zaira, hai vinto il Mago Diablo.>
Respirai a fondo l'aria, poi a grandi passi mi allontanai...
I primi Hammer che mi vennero incontro furono Madras Kristal, Achel e Hatshepsut...
Sorrisi felice e dissi loro:
<Non ci credo ancora, ho davvero vinto?>
<Sì Isa, lo hai fatto davvero.> mi rispose Achel.
Altri volti conosciuti si avvicinarono: Shadow, mio Comandante nel Torneo delle 4 Madras nonchè dei Guerrieri di Etek e Falcos il Ramingo e Vedam, rispettivamente Comandante e Vice Comandante del glorioso gruppo degli Esploratori di Lokot....
Mi fecero le congratulazioni battendomi pacche sulle spalle e dopo "il Capo" mi disse:
<Prima che t'assedino và, so che non ami molto la confusione. Noirenne è qui vicino.>
<Grazie Capo, e grazie a tutti per dimostrarmi la vostra amicizia. Ci vedremo. A te Falcos dico A' bientot (a presto), è meglio vero?>
Come mi aveva detto Shadow, trovai Noirenne ad aspettarmi...
Arrivai a casa; nella sacca sotto la sella trovai un biglietto:
<Tu non puoi perdere, tornerai a casa.> Chi me lo poteva aver scritto?
Non lo so, certo è un bel ricordo, oltre a qualche cicatrice, di questo combattimento.

Isabeau

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