Sbronza
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Cap. 1 - TAAL
con modifiche di GUALTIEROW e AVALOR
PROLOGO
- Che serata da lupi – disse Taal entrando nella taverna. Si tolse
il mantello grondante acqua e lo appese alla parete sull’ingresso. |
Guardandosi attorno vide Gual al bancone che chiacchierava. Gli si
avvicinò ed, esibendosi in un inchino esagerato, lo salutò.
- Aikydo, seconda guida, cosa offrireste ad un povero pastore
infreddolito? -
- Aikydo a te Taal – rispose Gual sorridendo – stavamo parlando di te.
Se ti offriamo da bere ci racconterai qualcosa in più dei tuoi genitori?
Hai fatto grandi miglioramenti da quando... ti cibavi di carne umana...
ma continui a mantenere un atteggiamento troppo misterioso per noi
pettegoli. -
- Questa è la serata adatta per sedersi attorno al fuoco e raccontare
dei tempi andati, ma prima ditemi che cosa state bevendo – acconsentì
Taal fissando la combriccola.
- Questo è un vino caldo speziato che usiamo bere nelle sere fredde e
piovose come questa – disse Gual porgendo un boccale fumante a Taal.
Il gruppo si sedette ad un tavolo libero. Avalor e Dolceluna sorridevano
pregustando il racconto.
- Dunque, cari ubriaconi, - esordì Taal - dovete sapere che mia madre si
chiamava Liza e mio padre Hebraim ed erano entrambi originari della
Kioskas di Ylea.
Liza, aspirante sacerdotessa, studiava erboristeria ed era appassionata
di oscuri autori. Divorava libri di metafisica e testi gnostici.
Durante le sue ricerche in biblioteca aveva collezionato molte leggende
dei primordi riguardanti la Dea Oscura. Il suo atteggiamento era quello
di una giovane intellettuale affascinata dagli aspetti più contorti e
decadenti della cultura di Arcano.
Hebraim, invece, lavora come stalliere. Era appena finita la rivoluzione
di Nimira e gli uomini avevano dovuto adattarsi ad eseguire lavori umili
in una condizione di semischiavitù.
Per mio padre non era cambiato molto, era un trovatello che dall’età di
dodici anni fu costretto a lavorare come aiuto stalliere per guadagnarsi
da vivere. -
Taal interruppe il racconto per sorseggiare la bevanda dall’aspetto
innocuo. Il primo sorso gli fece torcere le budella ma continuò a bere
fingendo noncuranza.
Il secondo sorso gli sembrò più gradevole, il terzo lo portò in uno
stato di gradevole e logorroica euforia…
Gual non nascose il suo disappunto per le parole di Taal:
- La condizione maschile ai tempi di Nimira viene piuttosto migliorata a
causa della necessità di coinvolgere gli uomini anche nelle funzioni
decisionali a causa del conflitto con la Global.
La sottomissione maschile è una situazione che durava da secoli, prima
ancora della presa del potere da parte dei maschi nella notte dei limoni
neri.
L’imperatrice che precedette Nimira ha fatto risorgere la supremazia
femminile, e Nimira stessa non ha fatto altro che continuare la
tradizione, con spirito piuttosto innovativo, direi, che ha quindi
giovato alla condizione maschile. -
- Dopo la "notte dei limoni neri" e la guerra, una volta incoronata
Nimira, gli uomini sono visti con maggiore sospetto di quanto già non lo
fossero prima, e per questo relegati senza eccezioni a svolgere i lavori
più umili... la condizione di inferiorità dell'uomo non fu causata
all'incoronazione di Nimira - aggiunse Avalor con fare piccato.
Taal si accorse di aver toccato un tasto delicato e si affrettò a
ritrattare...
- Questa è una storia che i miei genitori ci raccontavano spesso, la
versione di mio padre era quella che preferivo. Non so se fosse una
favola o la realtà ma a noi bambini piaceva ascoltarla:
“Liza entrò contro voglia nella stalla, l’odore dei cavalli e del fieno
la disgustava. Sapeva che il compito assegnatogli era una punizione per
smorzare la sua alterigia.
Era iniziato tutto durante una discussione con una novizia anziana.
Liza le aveva rimproverato di preferire l’uso della spada agli studi
delle arti oscure. La compagna di studi aveva risposto con un
manrovescio, la zuffa che ne seguì attirò l’attenzione di una
sacerdotessa.
Liza non era abituata a sentirsi rimproverare, confusa e imbarazzata,
non accettò i moniti della sorvegliante, anzi, riuscì a guadagnarsi una
punizione esemplare: per un mese avrebbe dovuto lavorare con gli
stallieri delle scuderie di Ylea
Hebraim vide la ragazza entrare nella stalla, si guardava attorno con
circospezione e sobbalzava ad ogni nitrito dei cavalli.
- Questa dovrebbe essere il nuovo veterinario? - pensò tra sè.
La ragazza aveva un aspetto macilento, i grandi occhi scuri infossati in
un viso diafano, il fisico esile e un incedere insicuro la facevano
assomigliare ad un passero caduto dal nido.
Lo stalliere si mosse verso novizia.
- I puledri sono da questa parte, signora –
- Qual è il tuo nome? – rispose la ragazza con voce stridula.
- Il mio nome è Hebraim, come dovrò chiamarla, signora? –
- Signora sarà sufficiente –
Lavorarono in silenzio, selezionando e tatuando i nuovi puledri. Quando
Liza uscì dalla stalla Hebraim sospirò di sollievo. Lavorare con quell’altera
sacerdotessa sarebbe stato molto sgradevole ma quelli non erano tempi
nei quali la popolazione maschile godesse di diritti individuali.
Nei giorni seguenti Liza tornò alla stalla per far pratica di
veterinaria. Gradualmente perse la sua diffidenza verso i cavalli,
imparò a conoscere i loro segnali di stress e i loro modi di dimostrare
affetto.
- Devo ammettere che impara in fretta. Il lavoro alla stalla la sta
rafforzando nel corpo e nello spirito e il suo atteggiamento verso i
cavalli è improntato ad un sincero rispetto - pensava Hebraim mentre
riempiva le mangiatoie.
- Hebraim! – la voce fece sobbalzare lo stalliere assorto nei suoi
pensieri – voglio imparare a cavalcare. Domani sellerai un cavallo e mi
spiegherai la tecnica – disse Liza con tono autoritario.
- Come desidera, Signora –
Il mattino dopo era una splendida giornata di primavera, l’aria
frizzante…
Taal si accorse improvvisamente che il suo pubblico si era addormentato.
La terribile mistura che stavano bevendo avrebbe potuto stroncare
un’intera mandria di Obos…
IL GIORNO DOPO
Dolceluna, Avalor e Gual si svegliarono con un forte mal di testa.
L’odore pungente dei cavalli, la paglia usata come giaciglio…
- Siamo in una stalla!- esclamò Dolceluna.
- L’unica cosa che ricordo è che stavamo bevendo del Grog in taverna -
Biascicò Avalor.
- Ho in bocca un sapore orribile – Gli fece eco Gual stiracchiandosi –
vorrei tanto un bicchiere d’acqua…-
2 - TAAL
Da dietro un mucchio di paglia fece capolino Dardel.
- Aykido amici - farfugliò - dove siamo finiti? L'ultima cosa che
ricordo è che ero andato a dormire nel mio comodo letto e ora mi ritrovo
in una stalla.-
- Aykido fratelli - disse un uomo entrando - Mi chiamo Aldebaran
Lunanera e sono un Dragone Dulkar.
- Siamo nell'altra metà di Arcano, in mezzo alla foresta, non so quale
sortilegio ci abbia trasportato qui ma... Ero in taverna a bere una
birra e origliavo una conversazione tra Dolceluna e tre esploratori -
disse indicando Gual e Avalor - poi penso di essermi addormentato. Mi
sono risvegliato qui con voi poco fa... sono uscito e ho chiesto
informazioni ad uno stalliere... a proposito! Questo scrigno è vostro?
Era in una sacca accanto al mio giaciglio. -
Tutti guardarono l'oggetto. Era uno scrigno senza serratura sul quale
campeggiava un'iscrizione:
"Di sera vengono
senza essere chiamate
al mattino scompaiono
senza essere rubate"
3 - DOLCELUNA
Stelle, si tratta di stelle - esclamò Avalor.
Con uno scatto secco lo scrigno si aprì, al suo interno vi erano alcune
scaglie di miara, una pergamena e un cristallo lavorato.
- Il mio cristallo magico! - esclamò Dolceluna.
- Passami la pergamena - ordinò Gual corrucciato. Visibilmente nervoso
sciolse il nastro che la teneva legata.
Con voce chiara lesse il messaggio:
"Queste scaglie di miara vi saranno utili per acquistare dei cavalli.
Buona strada, un amico"
Dolceluna si sedette in un angolo.
La testa le doleva in una maniera impressionante. Cercò di non ascoltare
il brusio dei compagni concentrandosi alla ricerca della tasca segreta
dove riponeva i suoi "intrugli". La mano scivolò veloce e leggera fra le
vesti.
Sentì da Gual che non vi era acqua, ma le foglie di lapalissandro che
aveva andavano succhiate, per fortuna.
"Tieni Gual" disse all'esploratore passandogli la foglia "ti toglie il
torpore del post taverna!" cercò di sorridere. "Se vi serve ... chiedete
pure!".
Quando il poco liquido contenuto nella foglia fece il suo effetto, il
mal di testa si attenuò, ma un nuovo senso di disagio si fece
improvvisamente presente. E questa volta la strega sapeva di cosa si
trattasse.
Era quella sensazione che ogni strega sapeva riconoscere. Un
avvertimento per un non ben definito pericolo che incombeva.
"Adebaran, quando sei uscito hai notato qualche altra cosa oltre allo
stalliere?" cercò di raccogliere i pensieri.
"Tipo?..." Il dragone la guardò incuriosito.
"No, lascia perdere, non so come spiegarti ..." Guardò gli altri "Non
credo dipenda dalla sbronza, sento che c'è qualcosa che ci minaccia ...
ma non è definita... non capisco!".
"Ora rilassati e concentrati ..." Disse Dardel simulando una sicurezza
che era ben lungi dal provare.
"C'è una cosa che mi rimbomba nella mente come fosse un eco infinito...
è distante ..." Chiuse gli occhi per rilassarsi e permettere alla mente
di carpire il messaggio. "E' una frase... Il sonno della ragione genera
mostri ..." Mormorò... con una voce che non le apparteneva.
Improvvisamente un urlo di terrore si udì fuori della stalla.
- Presto corriamo, qualcuno sta chiedendo aiuto! - urlò Aldebaran
prendendo al volo un forcone.
4 - GUALTIEROW
Nello spiazzo antistante, un uomo lottava disperatamente contro un
enorme serpente. Gli Hammers si gettarono nella mischia colpendo il
mostro con roncole e attrezzi da contadini finché Gual riuscì a
trafiggere la testa dell'animale con la sua corta spada d'ordinanza.
"Non ne avevo mai visto uno di questa taglia" Esclamò Gualtierow dopo
essersi appoggiato ansimante ad un grosso ramo "eppure ne ho girate di
foreste!" esclamò infine allargando le braccia.
Il più ansante era però proprio lui, il Forest-Konobi che aveva subito
la potente stretta del serpente. Un enorme rettile capace di sopprimere
la propria vittima soffocandola.
Con uno strano accento, l'indigeno li ringraziò con trasporto e li
condusse in una radura ove avrebbero potuto bivaccare indisturbati
gustando i profumati frutti di Goa, una pianta che gli esploratori non
conoscevano, e distillato di radici dolci, che il Konobi aveva cavato
fuori dallo zaino recuperato dopo aver vissuto la sua brutta avventura.
Ormai l'alcool contenuto nel liquore stava già cominciando a rendere
euforici tutti i membri del gruppo, raccolti attorno al focherello
scoppiettante, e le lingue si erano sciolte facilmente.
"La foresta ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno, dal cibo alle
vesti di cui ci copriamo. Viviamo una quasi idillica convivenza con le
altre creature della foresta, che rispettiamo talmente da aver abolito
la caccia da innumerevoli generazioni" raccontò con enfasi l'abitante
della foresta, e continuò dicendo: "Ci cibiamo di frutta e bacche
cercando di assicurarci un'assunzione piuttosto variegata che ci
fornisce gli elementi necessari per restare in salute. Naturalmente
dobbiamo fare attenzione ad alcuni predatori e ad alcune bacche che
somigliano molto a quelle commestibili, ma che assunte possono rivelarsi
mortali..."
"Un predatore come il grosso serpente che ti ha attaccato?" chiese
Avalor ricordando ancora la stretta tenace dell'enorme rettile.
"No no", rispose il fruttariano, "Un animale di quel tipo io non lo
avevo mai visto: non ho proprio la più pallida idea di come sia potuto
arrivare qui" aggiunse poi sgranando gli occhi.
- Molte stranezze accadono da quando Il Tiranno ha preso il potere -
- Quale tiranno? Chi regna su queste terre? – chiese Dardel
avvicinandosi al Konobi.
Il vegetariano cominciò a raccontare della struttura sociale che
caratterizzava quelle terre. Raccontò che esistevano tre corporazioni
(il popolo delle foreste, quello delle montagne e quello del mare), che
vivevano in accordo da moltissimi anni. Ma le cose cominciarono ad
andare male quando un essere dall'aspetto soprannaturale che sembrava
fatto di fumo ed avere occhi di serpente, riuscì ad impossessarsi del
cristallo del potere, un oggetto che gli forniva il diritto a regnare
incontrastato su tutta la comunità.
Per fortuna tutte le parti in causa riconoscevano l'autorità di un
potente mago, cui sarebbe stata data la funzione d’arbitro per
l'assegnazione del cristallo alla corporazione che maggiormente lo
avesse meritato. Come "simbolico" compenso per l'arbitro i fruttariani
avrebbero fornito uno scrigno pieno d'oro.
La notte prima del baratto, lo scrigno fu misteriosamente privato del
suo contenuto; mentre i guardiani, scelti tra i pescatori e i montanari,
non riuscirono ad evitarlo. Peggio: tutti i guardiani montanari morirono
avvelenati.
L'arbitro, vista l'impossibilità di incassare il premio, concesse al
tiranno il titolo di imperatore dell'intera comunità. Di conseguenza i
fruttariani entrarono in clandestinità.
"Nella foresta possiamo resistere alle milizie del tiranno con buone
possibilità di recargli danno con sacrificio limitato. Se c'è una
corporazione che può contrastare il malvagio, questa è la nostra, e per
questa nostra determinazione meriteremmo di guidare anche in futuro il
popolo dei cavalieri erranti!" disse infine il fruttariano assumendo
un'espressione solenne.
Ormai s'era fatto tardi. Il vegetariano si congedò, ringraziando tutti
gli esploratori prima di inoltrarsi nel folto della foresta.
5 - GUALTIEROW
Dolceluna era rimasta in silenzio fino a quel momento rigirando tra le
mani il suo cristallo.
"Che ne dici di questa storia Gual?" chiese Dolceluna fissando la
seconda guida.
"Dico che il suo distillato aveva un gusto unico nel suo genere, non
credi? Chissà se ce n'è avanzato un goccio" rispose lui con un sorriso.
"Niente distillato temo" rispose Avalor che sopraggiunse con una
boccetta in mano, "soltanto questa roba dall'odore nauseabondo... deve
essergli scivolata dallo zaino quando se lo è caricato in spalla"
"Fa vedere..." Dolceluna aveva naso per intrugli di vario genere, per
cui si apprestò ad annusare a sua volta l'odore che veniva fuori dalla
boccetta priva d'etichetta.
"Se il mio olfatto non m'inganna... direi... Ma si! Olio di semi di
geranio nero, non c'è dubbio. Ne bastano alcune gocce aggiunte a
qualsiasi bevanda per mandare all'altro mondo anche un guerriero grosso
come un obos!" sentenziò la strega.
"Oddea... comincio già a star male" rispose quindi Avalor temendo di
essere stato avvelenato dal misterioso vegetariano.
"Non temere Avalor" lo rassicurò Dolceluna, "l'effetto del veleno è
immediato, per cui, se siamo rimasti in vita finora, significa che il
vegetariano non lo ha usato contro di noi".
"Mi chiedo allora, contro chi..." Aggiunse Gual pensoso. "Non è da
escludere che i vegetariani non siano totalmente estranei alla
sparizione dello scrigno pieno d'oro"
"Ma dai" ribatté la strega, "se l'oro era stato messo a disposizione
proprio dagli stessi fruttariani, a che scopo farlo sparire?"
"E' proprio questo che mi sconcerta" rispose Gual meditabondo, "perché
essere gli unici a dover fornire il compenso all'arbitro, col rischio di
non venir nemmeno compensati dall'ottenimento del potere, che avrebbe
potuto essere assegnato ad una delle due corporazioni restanti?"
"La storia del vegetariano fa acqua da tutte le parti" dichiarò Avalor.
"Propongo di ascoltare anche le versioni raccontate dalle altre due
fazioni in lotta... Domattina ci alzeremo presto per dirigerci verso le
montagne: chissà cosa avranno da raccontarci”.
- Il cristallo che abbiamo trovato nello scrigno ci permetterà di
muoverci senza dare nell'occhio - aggiunse Dolceluna - esso ha il potere
di rendere invisibili durante la notte e confondere le menti durante il
giorno... nessuno sarà in grado di riconoscerci o descriverci. Potremo
parlare per ore con chiunque senza che questi si ricordi di noi. Mi
sembra una proprietà utile... vista la situazione.
Dopo aver messo ai voti l'idea, tutti si prepararono per trascorrere la
notte in quel luogo dall'atmosfera incantata.
6 - AVALOR
Silenti, giravamo con fare circospetto ai margini di una strada che
costeggiava un'irta parete rocciosa, senza sapere dove essa conducesse.
Gli sguardi rapidi e vagamente smarriti con i quali scrutavamo quanto vi
era attorno a noi avrebbero probabilmente dato nell'occhio se avessimo
incontrato qualcuno.
Camminavamo in fila l'uno dietro l'altro, Dardel affiancato da Gual che
continuava a borbottare frasi incomprensibili, probabilmente pensieri
pronunciati a voce un po' troppo alta, guidava il gruppo, seguito da
Aldebaran, mentre io, alle spalle di Dolceluna lo chiudevo.
"Ancora niente che ti faccia venire in mente dove diavolo siamo?" chiesi
a Dolceluna continuando a guardarmi intorno.
"Giurerei di non essere mai stato in questi posti..." Lasciandosi
sfuggire una piccola imprecazione.
Dopo poco tempo che camminavamo distinguemmo in lontananza, davanti a
noi la figura di una persona, con ogni probabilità un uomo, che ci
veniva incontro.
Procedemmo ancora, accelerando leggermente il passo verso il tale,
finché cominciammo a distinguerne l'aspetto e il viso. Era un uomo di
circa 50 anni, dal corpo snello e vigoroso. Il viso scuro e le rughe che
gli coprivano il viso rivelavano che probabilmente svolgeva un mestiere
all'aria aperta.
Era vestito piuttosto leggero rispetto al tempo quel giorno, e procedeva
sorreggendo i nostri sguardi, guardandoci con curiosità.
Quando era giunto a pochi passi da noi, Gual gli si fece incontro
alzando una mano in gesto amichevole, quando un rumore, simile ad un
rombo attrasse le nostra attenzione, facendoci voltare alla nostra
destra, alzando il capo immediatamente sulla parete di roccia.
"Via di qui!!" gridai ai miei compagni, vedendo diverse rocce rotolare
rapide verso di noi e cominciare ad infrangersi sulla strada
sfiorandoci.
L'istinto di esploratore mi consentì di notare la piccola rientranza
sotto la parete rocciosa, sotto la quale mi riparai insieme a Dolceluna
che trascinai con me.
"Di qua!!" urlai verso gli altri per avvisarli del vicino rifugio. Solo
dopo essermi voltato li vidi già distanti e fuori pericolo mentre
aiutavano lo sconosciuto a mettersi in salvo.
Quando le ultime rocce s'infransero al suolo, uscii dalla sporgenza,
seguito da Dolceluna, dirigendomi verso Gualtierow, accanto al quale
giaceva a terra l'uomo.
"Grazie... grazie infinite..." Ripeteva l'uomo, ancora scioccato.
Dalle sue parole intuii che doveva essere stato Gual a trascinare via
l'uomo paralizzato dalla paura.
La seconda guida si tolse con una mano della polvere dalla spalla,
rivolgendo all'uomo un piccolo sorriso, e annuendo per rassicurarlo.
"Voi... lui, sì lui è stato... egli... egli è un demone!!" continuava il
vecchio, agitando le braccia e sgranando gli occhi, mentre noi lo
osservavamo, stupiti dal suo atteggiamento improvviso.
"E' un demone senza forma, né corpo e ci giurerei che non ha un anima!!
Egli avvolge e stritola le sue vittime, ma talvolta elabora...
tranelli!!"
7 - AVALOR
Calmatevi ora..." Gli disse Dardel con tono affabile mentre si chinava
sulle ginocchia e poggiava una mano sulla spalla dell'uomo.
"Egli ha il cristallo del potere..." Passando ora ad uno stato d'animo
più simile alla rassegnazione e chinando il capo.
L'uomo che lentamente sembrava riprendere il controllo di sé, aveva
alzato ora lo guardo verso di noi guardandosi alternativamente. Una
strana idea cominciava a farsi spazio nella mia mente. Che quanto stava
dicendo l'uomo fosse legato a quello che c'era accaduto?
L'idea per quanto strana ed improbabile, poteva pur essere una
possibilità, ed ero certo che far parlare l'uomo sarebbe stato più
produttivo che lasciarlo lì, o indurlo a lasciar perdere. Anche se la
mia idea fosse stata sbagliata, avremmo comunque avuto qualche
indicazione su dove ci trovavamo.
"Un demone" chiesi quasi all'unisono con Dolceluna, che forse aveva
intravisto l'opportunità insieme a me.
"Sì.." Continuò l'uomo con il fiato ormai regolarizzato. "Maledetti
noi... Noi Forest... non avremmo dovuto..."
"Forest?" l'interruppi curioso.
"Già. sì, sono uno di loro..." Il vecchio vedendo le nostre facce
stupite si fermò ad osservarci.
"Venite da molto lontano eh?" aggiunse l'uomo, restando seduto in terra
a scrutarci i volti.
"Beh.." Tentò di spiegare Dardel senza riuscirci.
"State in guardia... da quella notte nessuno è più al sicuro." Continuò
l'uomo interrompendo la prima guida, guardandomi ora con volto
rassegnato.
"Coraggio, raccontaci cos'è successo. Chissà che non riesca a far
chiarezza su quello che è successo a noi.." Suggerii, guardando per un
attimo anche gli altri.
Tutti si disposero attorno all'uomo eccetto Dolceluna che continuava a
rigirare tra le mani il suo cristallo magico.
Il vecchio si concesse un attimo di silenzio prima di riprendere a
parlare.
"Questa è la storia della valle dell'Orikoko. Tre gilde dei Blasoni
dell'Orikoko contendevano il diritto a regnare ad un demone. Solo dopo
molti anni i blasoni ottennero che il demone restituisse il cristallo
del potere. In cambio Esso chiese un incredibile tesoro in miara e altre
pietre preziose. Con grande sforzo anche da parte della popolazione il
tesoro fu accumulato e custodito in un forziere, attendendo il giorno
per lo scambio. Ricordo che era così pesante che servivano 15 uomini per
trasportarlo. Ma noi Forest... accecati dall'avidità non capimmo a cosa
andavamo incontro e rubammo quel tesoro... facendo strage dei Pescatori
che lo custodivano... a nulla servirono i rinforzi che inviarono per
fermarci... sterminammo i nostri nemici... ed ora ne pagheremo le
conseguenze..."
"Aspetta... ma..." Cercò di chiedere Dardel, ma prima che potesse
spiegarsi l'uomo si alzò, e lo interruppe.
"Il sole sta per raggiungere lo zenit... non è prudente... io devo
sbrigarmi...".
"Aspetta, resta con noi, sarai al sicuro" cercò di convincerlo Aldebaran,
ma inutile fu anche il suo tentativo… Il vecchio aveva già mosso alcuni
frettolosi passi, affrettandosi verso valle.
Rimanemmo attoniti per qualche attimo, ripensando al racconto dell'uomo
e al suo comportamento. Assorti nei nostri pensieri ci accorgemmo di una
vecchia signora, uscita da chissà dove, che avvicinatosi a noi,
farfugliò qualche parola all'orecchio di Dolceluna, chiudendo la sua
mano attorno ad una boccetta, e allontanandosi col passo tranquillo col
quale era giunta.
Con gli sguardi più attoniti che avessi mai visto ci rivolgemmo a
Dolceluna per sapere cosa le avesse detto la vecchia.
"Dice sia un estratto di ostro d’Obos non mi ha detto altro...”. Ci
disse con voce piuttosto stupita.
"Sarà meglio rimetterci in marcia" proferì Dardel, e seguendo il suo
consiglio, proseguimmo sulla strada, senza sapere dove ci stessimo
recando.
8 - ALDEBARAN_LUNANERA
Il sole stava calando sul mare, il silenzio fu improvvisamente rotto da
un urlo di terrore.
La seconda guida scattò come una corda di violino e si precipitò verso
la spiaggia seguito da Avalor. Gli altri membri del gruppetto non ebbero
la stessa prontezza.
Le grida erano strazianti e provenienti dal lido, che si estendeva
dinnanzi ai loro occhi. Un lembo di terra sabbiosa che si snodava in
tutta la sua lunghezza.
I due esploratori li avevano distanziati, ma non tanto da non farli
assistere all'incredibile spettacolo che gli si offriva dinnanzi. Una
creatura tentacolare stringeva nella sua morsa un poveretto. A mano a
mano che si avvicinavano, la figura in preda alle urla prese forma
rivelando un abbigliamento tipico di un pescatore.
La creatura era gigantesca. Gual e Avalor gli si pararono di fronte
cercando di schivare i tentacoli, che si abbattevano come macigni su di
loro e nello stesso tempo di tirare colpi affinché mollasse la presa.
Aldebaran lasciò Dolceluna in disparte a distanza di sicurezza e si
avventò con Dardel in aiuto dei compagni.
Il loro intervento fu solo a margine di un'azione che terminò la vita
del gigantesco mostro. I due esploratori avevano salvato un malconcio
pescatore.
"Vi ringrazio dell'aiuto, se non ci foste stati voi ...”. Mormorò con il
poco fiato che riusciva a raggranellare.
Gual strizzò l'occhio a Dardel in cenno d'intesa "Come vi sentite?...
Cos'era quella creatura..." Chiese cercando informazioni.
Il pescatore sembrò esitare un momento "Una piovra. Una creatura marina
che ama le profondità degli abissi ...".
"E che ci faceva a riva?" l'interruppe Aldebaran.
Il pescatore riprese con maggior energia "Infatti, di solito non
attaccano in questo modo e non li si vede neppure... ma da quando il
mare è il dominio del mostro l'equilibrio delle sue creature è
alterato...".
"Aspetta, che mostro? Di che parli?".
Il pescatore li guardò interrogativamente, ma ai suoi occhi non erano
persone pericolose. Anzi, gli avevano salvato la vita.
9 - ALDEBARAN_LUNANERA
"Il mostro di cui parlo è una creatura malvagia. Che si nutre delle
anime delle persone che porta alla morte affogandole ...”. I suoi occhi
s'incupirono, mentre narrava le vicende che portarono al predominio del
mostro.
"Si racconta che riuscì ad impossessarsi del potere e dello scettro
magico attraverso un'alleanza con i pastori Konobi, che tradirono i loro
simili.
Dopo una sanguinosa guerra raggiunsero una tregua che avrebbe consentito
alle corporazioni di reimpossessarsi dello scettro ed in cambio il
mostro si sarebbe impadronito di un fantastico tesoro.
Ora avvenne che il tradimento dei pastori obbligò il custode dello
scettro a consegnare per sempre, al drago d'acqua, i poteri del
talismano."
Gli amici si guardarono l'un l'altro, mentre il pescatore raccontava
tutta la storia. Era incredibile ed affascinante al tempo stesso.
"La triste "favola" ha come epilogo il disboscamento incontrastato della
meravigliosa valle dell'Orikoko."
"Un mezzo molto pratico per la conquista di nuovi pascoli ...”. Mormorò
a mezza bocca il pescatore.
"I suoi confratelli pescatori allontanati dalle loro terre si
rifugiarono sulle isole, continuando la loro lotta contro il drago, ma
troppe vite si spensero in quel vano tentativo di rivalsa.
Anche il mio figlio maggiore..." La voce s'incrinò ed una lacrima
apparve sulle folte ciglia. Sembrava stesse per riprendere a parlare,
quando la bocca si aprì non articolando suoni e sbiancò in volto di
colpo.
Un rumore si fece strada da lontano. Un'ombra avanzava verso di loro.
L'aspetto logoro e trasandato era accentuato dal movimento barcollante
che aveva nel procedere.
"... È ora che vada. Scusatemi... temo di aver perso la cognizione del
tempo... Sono atteso" era visibilmente spaventato. Biascicò alcune
parole, delle scuse e alcuni ringraziamenti prima di andarsene via dalla
parte opposta a quella dell'uomo che stava sopraggiungendo.
Il nuovo arrivato procedeva con calma, ma ad ogni passo si faceva più
forte l’odore pungente che emanava.
Dolceluna si portò una manica sulla bocca e sul naso ritraendosi quasi
istintivamente e stringendo nella mano destra il suo cristallo.
Quando il vecchio fu a pochi metri da loro poterono notare che era
coperto di stracci, ma in realtà sembravano più brandelli di pelli
diverse, assemblati in modo bislacco.
"Tiene lontano anche le creature più pericolose”. disse quando gli fu
dappresso.
I capelli arruffati trattenuti con un nodo alla nuca. La pelle unta da
qualche strano intruglio.
"Che diamine provoca quest’odore?" Aldebaran era paonazzo vista la
vicinanza con l'uomo ed il suo tentativo di trattenere il respiro.
"Alghe azzurre" rispose semplicemente lo sconosciuto guardandoli uno ad
uno.
Estrasse un flaconcino contenente un liquido azzurro intenso, quasi
fluorescente che fece oscillare in modo da lasciarli vedere.
"Tenete" lanciò il flaconcino proseguendo il suo cammino "Vi sarà
utile!".
Dolceluna prese al volo la pozione e fece cenno ai suoi compagni di
avvicinarsi.
- Ho un forte sospetto - sussurrò guardandosi attorno - questi incontri
casuali... queste storie così simili ma così incompatibili. Inoltre
questi Konobi che abbiamo salvato... la loro immagine non si riflette
nel mio cristallo, no, non m’inganno. Questi esseri sono demoni!-
10 - GUALTIEROW
Dardel: “Cerchiamo di analizzare la situazione con spirito critico.
Continuare a girare per la foresta non ci condurrà alla soluzione
dell’enigma. Propongo di andare al villaggio più vicino per reperire
informazioni… possibilmente attendibili.”
“Io sono d’accordo con te, Dardel: arrampicandoci su quel piccolo
promontorio che sovrasta gli alberi un po’ più a sud, potremmo scorgere
un centro abitato” rispose Gualtierow.
Aldebaran si offrì immediatamente di far da vedetta.
Quando fu arrivato in cima all’altura, gli giunse distintamente la voce
cristallina di Dolceluna:
"Cosa vedi da lassù?"
“Un villaggio di pescatori a circa mezza giornata di marcia da qui!”
gridò Aldebaran di rimando.
“Bene!”commentò Dardel, “se ci sbrighiamo potremo raggiungerlo prima del
calar della sera!”.
Il gruppo si avviò verso la direzione indicata da Aldebaran, dopo aver
brevemente atteso che lui li raggiungesse.
“E se torniamo ad incontrare persone in pericolo, come reagiamo?”domandò
Avalor al resto del gruppo.
“Se la loro immagine non viene riflessa dal cristallo di Dolceluna, ci
limiteremo ad ignorarli ed a procedere oltre: sono stanco di essere
preso in giro da demoni!“ esclamò Dardel con un gesto di stizza.
“Ma se sono demoni potrebbero reagire alla nostra indifferenza in
maniera aggressiva…” aggiunse Gual pensoso.
“Per questo piccolo problema penso di avere la soluzione, mio bell’esploratore”
rispose Dolceluna mostrandogli un largo sorriso.
“Bell’esploratore? Ti ringrazio di tanta adulazione, incantevole strega,
ma dimmi, in cosa consisterebbe questa tua soluzione?” rispose di
rimando Gual ricambiando il sorriso.
“Non la vedi? Eppure ce l’hai sotto gli occhi “ replicò lei additando il
proprio decolleté.
Gual dopo aver guardato in direzione delle sue abbondanti forme,
inizialmente incapace di comprendere in che modo volesse servirsene,
sgranò gli occhi ammirato dicendo “Comincio a comprendere cosa intendi:
confonderesti i demoni liberandoti della camicetta e mostrandoti in
tutto il tuo splendore, ma sei sicura che i demoni siano in grado di
essere soggiogati da tale vista al pari di un essere umano…?”
L’espressione di Dolceluna mutò di colpo, e imprecando con furore
cominciò a bersagliare l’esploratore con tutto ciò che che le capitava a
tiro dicendo: “Come puoi solo immaginare che io avessi in mente una cosa
del genere… Gual, sei incorreggibile, non cambierai mai!”
11 - GUALTIEROW
“Numi, che avrò detto di tanto grave?” Replicò Gual ridestandosi dal suo
momentaneo sogno ad occhi aperti, cercando di evitare la pioggia di
pigne che stava per colpirlo.
“Quando avrete finalmente dato libero sfogo alle vostre pulsioni
giovanili, spero che potremo scoprire a cosa Dolceluna si riferisse
davvero!“ esclamò Dardel ridendo divertito.
La strega si fermò di botto, mentre un lieve rossore le imporporava il
viso “Pulsioni?.. Hemm, d’accordo Gual, ti concedo una tregua finché non
risolveremo questa storia, ma poi… poi faremo i conti sul serio…”
“Quando vuoi bella strega… in realtà mi sento onorato d’essere oggetto
di tanto interesse da parte tua, e…” stava replicando Gualtierow quando
Dardel lo interruppe dicendo con espressione seria: “Bando alle amenità
ora, e tu Dolceluna, chiariscici a cosa ti riferivi”.
“Semplice”, rispose la strega ”parlavo del pendente di cristallo che ho
legato al collo: oltre a rivelare la natura di demoni, usato in un certo
modo ci rende invisibili ai loro occhi, basterà utilizzare anche questa
facoltà e potremo attraversare la foresta. Raggiungeremo il mare senza
essere individuati!”
“Ottima idea!” esclamò Dardel, “provvedi ad attivare il sortilegio, e
rimettiamoci in marcia”.
La formula sembrava aver davvero ottenuto lo scopo, infatti giunsero al
villaggio al tramonto, senza aver incontrato alcun demone travestito da
villico.
Il villaggio non sembrava molto vitale. Probabilmente la situazione
particolare che regnava scoraggiava la popolazione ad intrattenersi
fuori casa oltre il necessario.
Chiesero del capo del villaggio, controllando accuratamente che
l’immagine della persona a cui si rivolgevano si riflettesse nel
cristallo che ornava il collo slanciato della strega. Fu risposto loro
che a quell’ora lo avrebbero trovato nel laboratorio, oberato dagli
impegni come al solito, visto che si trattava dell’alchimista più
accreditato di tutta la vallata.
Quando arrivarono a destinazione, il posto sembrava deserto. Le ante
erano chiuse e dall’interno non proveniva alcun suono.
“Non ci resta che trascorrere la notte in una locanda e tornare
domattina” disse Dardel sconsolato.
“Col rischio che nemmeno si sbottoni” aggiunse Avalor.
“Eccone un altro con la mania dello spogliarello” commentò asciutta
Dolceluna, suscitando l’ilarità generale.
“Ho anch’io l’impressione che non otterremmo grandi rivelazioni da
questo alchimista: in fondo per lui saremmo dei perfetti sconosciuti… Se
solo avesse celato dei documenti rivelatori da qualche parte…” sussurrò
la seconda guida.
“Se mi date il consenso, aprirò la porta del laboratorio in men che non
si dica” si offrì Aldebaran, e dopo aver ottenuto un cenno d’assenso di
Dardel, cavò di tasca una specie di grimaldello e fece scattare la
serratura della porta d’ingresso che serviva oltrepassare per introdursi
furtivamente all’interno del locale.
Dopo aver chiuso accuratamente l’entrata, poterono accendere il lume
senza correre il rischio che la luce fosse visibile dall’esterno.
12 - ALDEBARAN_LUNANERA E DOLCELUNA
L’aria era rarefatta ed il piccolo lumino gettava ombre strane sulle
pareti. La strega starnutì improvvisamente facendo sussultare i
presenti, che si voltarono simultaneamente verso di lei.
"Scusatemi …" mormorò con il naso chiuso sentendosi come una preda
accerchiata dai lupi "… allergia alla polvere ….".
Si mossero con circospezione quasi a tastoni. La stanza in cui si
trovavano non era molto grande, ma era sicuramente usata come
laboratorio. Un piccolo vano portava al piano superiore attraverso una
scala di legno.
"Controllate ogni documento …." Disse Dardel accendendo un mozzicone di
candela raccolto da terra. Avalor ne trovò un altro, che accese e si
diresse silenziosamente al piano superiore a controllare.
"… sì ma non toccate nulla che non siano documenti… non capisco ancora
in che razza di laboratorio ci troviamo!" continuò Dolceluna
avvicinandosi ad una sorta di tavolo sul quale erano riposte varie
ciotole.
Su questa specie di "banco degli esperimenti" vi erano varie ampolle di
diverse misure e con liquidi dai colori più disparati. Per tutta la sua
lunghezza, era accumulato così tanto materiale che sinceramente
non si comprendeva, nemmeno per gli attenti occhi della strega, su che
cosa si stesse lavorando. Quanto rimpiangeva il laboratorio di Krymenia!
Aldebaran le pose una mano sulla spalla, per attirare la sua attenzione.
Aveva una pagina ingiallita fra le mani, evidentemente si era staccata
da un volume molto antico, visto come era ridotta.
Controllandola notò che su di essa vi erano appuntati alcuni ingredienti
dai nomi incomprensibili. La strega aggrottò le sopraciglia perplessa e
cercò a tentoni una sedia, senza staccare gli occhi dal complicato
incantesimo.
"E’ importante Lune?" domandò il dragone. Questo portò momentaneamente
sui due l’attenzione degli altri.
La strega sembrava non averlo sentito. Si era letteralmente immersa
nella decifrazione del foglio; tanto che aveva tirato fuori un
carboncino per le sue annotazioni.
"Lasciamola lavorare... continuiamo a cercare…." Propose la seconda
guida vedendola assorta "appena scopre qualcosa lo sapremo di certo …"
sorrise.
Il contenuto del foglio sembrava il passaggio centrale per la
composizione di una pozione, ma purtroppo i nomi degli ingredienti non
le erano comprensibili. Questo non la demoralizzò… non era un problema
irrisolvibile, poiché c’era la descrizione di ogni ingrediente. Il
problema semmai era trovare l’inizio e la fine di quella pozione.
Lasciò il tavolo scorrendo lo sguardo fra i pochi volumi che erano
disposti disordinatamente su quella che poteva, con molta fantasia,
definire "libreria". Scartò automaticamente quelli che non potevano
corrispondere per dimensioni alla pagina che aveva in mano. Nessuno di
essi sembrava corrispondere... la cosa era molto strana.
"Avete visto un libro che possa contenere questo foglio in giro?"
domandò ai tre compagni d’avventura.
"No Lune… niente" fu la laconica risposta.
Che strano, pensò.
13 - ALDEBARAN_LUNANERA E DOLCELUNA
Dolceluna controllò attentamente il tipo di carta che aveva fra le mani.
Ci fece scivolare le dita sopra ed avvertì una sensazione
d’appiccicaticcio sui polpastrelli.
"Aspetta un attimo" mormorò più a se stessa che agli altri. Lo annusò
istintivamente e subito un odore di limone le arrivò al naso.
"Ehi, mi sa che ho trovato qualche cosa …" andò verso Dardel che teneva
in mano ancora la piccola candela.
La prese e la fece scorrere ad una certa altezza dal foglio e dopo
alcuni minuti apparve una scrittura incerta, ma comprensibile.
"Ma che diavolo…" iniziò Aldebaran guardando la strega che sorrideva.
"E’ un vecchio trucco… si scrive, quello che si vuole tenere nascosto,
con inchiostro estratto dal succo di limone che è trasparente e per
leggerlo si deve passare alla luce di una candela che favorirà l’ombra
delle lettere tracciate in precedenza!" la strega completò l’operazione
ed iniziò a leggere.
"Mmmmhhh... molto interessante direi… e incredibilmente fortuita come
scoperta" guardò gli altri, sorridente "Ragazzi siamo a cavallo, non
immaginerete mai cosa abbiamo per le mani… è una pozione… un composto
molto velenoso che uccide il nostro "amico" tiranno!" il sorriso le si
allargò sul volto "sembra che sia stata creata ad arte proprio per
lui!".
Si guardarono tutti sorridendo istintivamente alla fortunata scoperta.
"Hai tutti gli ingredienti necessari per preparare questo intruglio?"
chiese Dardel.
"Mmmmhhh vediamo…. La pozione va preparata utilizzando tre ingredienti:
l'olio di semi di geranio nero, quello lasciato dal forest attaccato dal
grosso serpente, che abbiamo soccorso per primo, ricordate? A questo va
aggiunto l'ostro d’obos delle montagne lasciato dalla donnina che é
arrivata dopo che abbiamo salvato il vecchio Forest Konobi, e l'estratto
d'alga azzurra che ci è stato fornito da quel vecchio coperto di stracci
che se ne era cosparso per tenere lontano le creature più pericolose…
Dovete darmi un po' di tempo però, il procedimento è lungo!" la strega
iniziò a predisporre velocemente le varie ampolline in ordine di
utilizzo.
"Al, resta con me... devi aiutarmi a preparare alcune cose…" mormorò al
dragone. Avevano già lavorato insieme in questi esperimenti.
Il dragone era un tipo dall’apparenza introverso, ma in realtà era tutto
l’opposto. Forse la sua naturale timidezza non dichiarata, lo induceva a
stare un po’ sulle sue, sulle prime. Durante più di un’occasione la
strega aveva avuto modo di notare la sua bravura nel manipolare sia le
piante sia le radici. Avrebbe avuto, in quest’occasione, più che mai
bisogno di lui.
Lavorarono il più alacremente possibile. I componenti di per sé non
erano particolarmente nocivi, presi con le dovute precauzioni, ma
combinati insieme potevano davvero far del male.
Li lasciarono assorti nel loro meticoloso lavoro. Sapevano che non era
il caso di disturbare la concentrazione della strega e sia Gual che
Dardel avevano un lavoro da terminare. Cercando di mantenere il
disordine che era nella stanza, continuarono la loro ricerca.
Questa volta però toccò ad Avalor trovare una pergamena anch’essa molto
antica. Era arrotolata ed accuratamente nascosta in un pannello della
parete, nella camera da letto dell’alchimista.
Come alchimista poteva anche essere bravo, ma per custodire oggetti
lasciava molto a desiderare.
Era così scontato, che Avalor quasi si sorprese di trovarlo. L’asse era
leggermente discostata, come se fosse abituale spostarlo e questo lo
insospettì tanto da trovare in un vano appunto questa pergamena.
Scese al piano di sotto di volata e coinvolse gli altri nella sua
scoperta.
14 - GUALTIEROW
Dardel osservò attentamente la pergamena appena rinvenuta da Avalor.
Si trattava di una mappa dettagliata. Al centro campeggiava un castello
stilizzato contrassegnato da un simbolo a forma di serpente.
“Innanzitutto troviamo un punto di riferimento per orientarci” Sussurrò
Dardel tra sé e sé.
Quello strano luogo in cui erano approdati, senza che sapessero come,
era a loro quasi totalmente sconosciuto, se si eccettuavano i pochi
posti nei quali la loro surreale avventura li aveva condotti.
“Ricordate le parole del primo Konobi che salvammo?“ disse ad un tratto
Gualtierow “parlava di una creatura che sembrava fatto di fumo ed avere
occhi di serpente…”
“Il tiranno” mormorò Dolceluna come se fosse in trance.
“Ma si!“ esclamò Avalor con una nota di eccitazione nella voce “se lui
amava manifestarsi agli abitanti in forma di serpente, diventa
plausibile che la costruzione nella quale risiede sia stata
contrassegnata con la figura di un rettile: varrebbe la pena recarvisi.”
“E la strada per arrivarci non dovrebbe nemmeno cominciare molto lontano
da qui” aggiunse Aldebaran, “riconosco la linea della costa che ho visto
dal promontorio. Sulla mappa noi dovremmo trovarci esattamente in questo
punto…” disse poi indicando un cerchietto posto su una linea che
rappresentava la costa “e se quest’altro punto è il villaggio che
abbiamo visto in lontananza arrivando qui, possiamo dedurre che il
sentiero che porta alla dimora del tiranno parte esattamente a metà
strada tra i due villaggi, e si dirige verso l’interno."
Ritenendo che la conclusione del dragone fosse piuttosto logica, Dardel
propose ai presenti di uscire dal laboratorio e trovare un posto in cui
pernottare. “Dobbiamo riposarci per recuperare le energie per domani”.
Nelle vicinanze del porto trovarono una locanda che doveva avere
conosciuto tempi migliori: l’insegna cadente aveva perso quasi tutto il
colore con cui era stata dipinta, e le assi del pavimento
scricchiolavano sinistre sotto il loro peso.
“Sempre meglio che dormire nell’umidità della foresta” commentò Dardel,
gettando sul bancone la somma pattuita per le stanze, aggiunse:
“Pagamento in anticipo, la fiducia non è proprio il vostro forte da
queste parti!”
“Abbiamo i nostri motivi, straniero: se vi va è così, altrimenti potete
anche cercare altrove.” bofonchiò a mezza voce il locandiere mettendo in
mostra una dentatura ingiallita e incompleta.
15 - GUALTIEROW
Entrando nella sua stanza, Dolceluna non era affatto convinta che non
sarebbe stato meglio dormire nella foresta: la vista degli altri
rannicchiati accanto al fuoco era per lei molto più rassicurante che
quella stanza dall’aspetto trasandato. Non espresse il suo disagio ad
alta voce, e chiuse la porta della stanza dietro di se, mentre gli
uomini già rumoreggiavano nella stanza accanto.
Quando i rumori si placarono, la strega aveva ormai le palpebre
appesantite dal sonno e si lasciò andare ad un sonno popolato da incubi.
Sognò particolari legati agli eventi accaduti nelle ore precedenti,
mentre continuava a rigirarsi nel proprio letto, inquieta; ma la vista
di una terribile creatura che aveva l’aspetto di un drago la terrorizzò
al punto da farle cacciare un urlo che risuonò in tutta la locanda.
Gual fu il primo ad accorrere, ed a scuotere la donna. ”E’ stato solo un
sogno”, le disse per rincuorarla, “un brutto sogno…”.
Anche gli altri erano sollevati nello scoprire che non si trattava di un
pericolo reale, per cui proposero di tornarsene tutti a dormire. Gual li
esortò a farlo, dicendo che li avrebbe raggiunti non appena la strega si
fosse calmata del tutto.
Aldebaran fu l’ultimo ad uscire, dopo aver chiesto a Dolceluna se le
andasse bene, al che lei rispose con un sorriso rassicurante che non
v’era problema.
Rimasti soli, la strega tornò a parlare dell’incubo, e di come le fosse
sembrato reale… ”Era lui, il tiranno… ne sono sicura: avverte che noi
gli siamo ostili, e che siamo anche in grado di annientarlo, e ci sta
cercando, ne sono convinta!”
“Ma non ci troverà, grazie all’incantesimo reso possibile dal tuo
cristallo. Stai tranquilla, siamo invisibili ai suoi occhi!“ le disse
Gual nel tentativo di rincuorarla.
“Ai suoi occhi forse, ma agli altri suoi sensi?“ chiese la donna con
fronte aggrottata.
“Lo scopriremo domani, amica mia, e dovremo essere in grado di reagire
in modo appropriato ad un suo eventuale attacco… e per farlo dovremo
essere in piena forma, ora è importante dormire” Rispose l’esploratore
sussurrandole in un orecchio.
“Hai ragione … bell’esploratore…” sussurrò a sua volta la strega mentre
la fatica le imponeva di chiudere finalmente gli occhi e lasciarsi
andare in un sonno ristoratore.
Il suo viso, illuminato dal mozzicone di candela che ardeva tremulo sul
piccolo tavolo posto di fronte al letto, sembrava diventato sereno, e
Gual dopo averne contemplato i fini lineamenti, disse con un filo di
voce, per non svegliarla: “Bella sei tu… bella da togliere il respiro”.
Quindi, con delicatezza, liberò la propria mano dalla sua presa, si alzò
ed uscì sospirando.
Il mattino successivo il tempo splendido contribuì ad infondere allegria
al gruppo d’Arcanesi. Anche la locanda pareva avesse un aspetto meno
tetro. Ad ogni modo, la frugale colazione che fu loro offerta, non fu
delle peggiori.
Dopo essersi messi in marcia, trovarono facilmente il bivio che avrebbe
permesso loro di imboccare il sentiero per ciò che speravano fosse la
dimora del tiranno. Considerato il percorso già coperto, poterono così
farsi un’idea di quanta strada ancora restava, a patto che le
proporzioni sulla carta corrispondessero a quelle reali.
Man mano che si avvicinavano alla méta, si fecero sempre meno loquaci:
da una parte la stanchezza si lasciava sentire, dall’altra si rendevano
conto che l’incantesimo li rendeva invisibili, ai démoni, non inudibili.
16 - GUALTIEROW
Era circa mezzogiorno quando avvistarono la costruzione appollaiata su
uno sperone roccioso che dominava tutta la zona circostante. Dardel
decise che si sarebbero fermati in una zona dove alberi ad alto fusto li
avrebbero riparati dalla vista di eventuali guardie che sorvegliassero
la costruzione.
“Non possiamo essere sicuri che il tiranno non abbia assoldato esseri
umani in grado di vederci nonostante l’incantesimo che ci rende
invisibili agli occhi dei demoni. Per questo aspetteremmo il tramonto,
prima di cercare un varco tra le mura del maniero. Nel frattempo ci
concederemo un pasto freddo con quello che abbiamo portato negli zaini,
e cercheremo di dormire: ho l’impressione che ci attenda una nottata
lunga e faticosa” disse la prima guida dopo aver raccolto tutti attorno
a se.
Più facile a dirsi che a farsi: dormire a mezzogiorno, quando la
tensione per l’imminente azione alimentava uno strano sentimento fatto
di eccitazione e timore, sembrava impossibile.
Quando finalmente il sole scomparve dietro l’orizzonte, il gruppo degli
Arcanesi cominciò a muoversi silenzioso in direzione della roccaforte
del tiranno.
Arrivati sotto le sue mura, la fune munita di ganci si rivelò
provvidenziale per permetterne loro la scalata, mentre le sentinelle
furono messe facilmente fuori combattimento grazie all’uso di un potente
narcotico fornito dalla strega piena di risorse. Addentratisi
silenziosamente nel cuore del maniero giunse loro la voce del tiranno
che imprecava contro il suo luogotenente.
“Sono vicini… anche se non li posso vedere, li sento! I miei sensi sono
quasi ottenebrati da uno strano sortilegio, non posso nemmeno stabilire
a che distanza si trovino, ma avverto la loro intenzione di ostacolare i
miei piani, di osare un attacco proprio qui, tra queste mura. La cosa
che più mi fa rabbia è che io debba, in quest'occasione, dipendere dagli
occhi di voi esseri inferiori che non meritate nemmeno di strisciare in
mia presenza, essere inetti senza spina dorsale, pronti a scannarvi tra
voi piuttosto che far fronte ad un nemico comune…”
Il soldato dall’aspetto emaciato subiva passivamente lo sfogo rabbioso
del despota, nell’attesa di essere congedato.
Gualtierow si rese conto che un corpo di guardia di qualità talmente
scadente avrebbe potuto essere facilmente corrotto, e così propose un
piano d’azione rischioso ma dalle buone probabilità di successo.
Dopo essersi appartati in una stanza contigua, il gruppo d'Arcanesi fece
il punto della situazione.
Gual prese la parola.
“Dolceluna, secondo quanto ci hai detto, il nostro obiettivo è quello di
isolare il tiranno in un locale senza finestre e sigillarne la porta con
il tuo intruglio venefico, al fine di mettere il tiranno fuori
combattimento. Un locale del genere può trovarsi con buona probabilità
nei sotterranei di questo castello, dove ci sono i magazzini oppure le
prigioni. Ma per riuscire ad attirare il despota là sotto abbiamo
bisogno dell’aiuto di una persona di cui il tiranno si fidi. Il suo
luogotenente, sul quale il tiranno sfogava la sua rabbia, mi pare la
persona adatta. A questo punto intervieni tu, Dolceluna: penso che tra
noi tu sia la persona che più facilmente potrebbe convincere un soldato
che serve il padrone solo per timore, e non per rispetto. Inscenerai
un’apparizione ad effetto, e lo convincerai di essere una specie di dea
che vuole punire il demone e mettere fine ai suoi soprusi. Immaginerà
che una dea sia più potente di un demone... e ti darà ascolto. In cambio
della collaborazione gli offrirai di mettere lui al posto del demone, a
patto che ti giuri eterna fedeltà. A questo punto, discuterete sul
miglior modo di attrarre il despota nel tranello. Cosa ne pensate?”
17 - GUALTIEROW
Dopo un attimo di riflessione Dardel ammise che l’idea avrebbe potuto
funzionare. Aldebaran si dichiarò intimorito per i pericoli a cui
sarebbe andata incontro la strega, ma Gual lo rassicurò dicendo che loro
sarebbero stati pronti ad intervenire, se fosse stato necessario.
Il gruppo tornò ad appostarsi nel posto d’osservazione dal quale avevano
assistito al rabbioso monologo del despota, proprio nel momento in cui
il luogotenente veniva congedato.
Avalor si fece carico di seguire furtivamente l’ignaro soldato e di
tramortirlo senza far rumore nelle vicinanze di uno degli alloggi
previsti per gli ufficiali.
Nell’attesa che rinvenisse, il gruppo comandato dalla prima guida si
organizzò per la sceneggiata. Diverse candele furono accese in un angolo
della stanza, mentre il resto del locale rimaneva in penombra.
Il malcapitato fu posto su una sedia di fronte alle candele, mentre la
strega prendeva posto dietro di esse. Nel momento in cui il soldato fu
investito da una secchiata d’acqua gelida, tutti gli altri si nascosero
nella penombra mentre Dolceluna liberò nell’aria il contenuto di
un’ampolla fumogena.
Risvegliatosi di colpo, il soldato sgranò gli occhi alla vista di una
creatura che prendeva gradualmente forma man mano che il fumo diradava.
Il suo iniziale timore fu presto sostituito da una sensazione estatica,
quando si rese conto che la creatura che si era mostrata ai suoi occhi
era la donna più bella che lui avesse mai visto.
Naturalmente Dolceluna si era aggiustata ad arte, proprio al fine di
creare quest’effetto. Aveva sciolto i suoi lunghi capelli biondi, che
ora le cadevano sulle spalle e sui seni coperti a malapena; aveva
assunto una postura statuaria e l’espressione più dolce che le
riuscisse.
“Chi sei?” mormorò il soldato che non sapeva se abbassare il capo in
segno di deferenza, o continuare a bearsi di quella visione sublime.
“Sono la dea Savannah... Dopo essermi resa conto delle miserie che
affliggono queste terre ho deciso d’intervenire…”
Tutto andava secondo i piani. L’allocco pendeva dalle labbra
dell’avvenente strega ed accettò come previsto di tradire il suo
padrone. Fornì informazioni utili sull’ubicazione della stanza in cui
era custodito il cristallo del potere, e della cripta sotto la quale era
stato nascosto il tesoro trafugato.
Non occorse nemmeno che Dolceluna gli promettesse di fargli prendere il
posto del tiranno: l’unica aspirazione del comandante della guardia era
quella di liberarsi finalmente della tirannia del despota, e di vivere
in pace gli anni che gli restavano.
La strega individuò nella stanza senza finestre e con un’unica porta, in
cui era contenuto il cristallo del potere, il luogo ideale per
rinchiudervi il demone dopo avercelo attratto, così organizzò
accuratamente il piano per la cattura, dopo aver presentato al soldato
gli altri membri del gruppo, facendoli passare per suoi fedeli
servitori.
18 - GUALTIEROW
Quando tutto fu predisposto, un trafelato luogotenente si presentò al
tiranno per informarlo di un fatto gravissimo: “Mio signore, la porta
della stanza in cui è custodito il cristallo del potere è stata forzata:
l’ho appena vista semiaperta!”
Il despota chiese subito se il cristallo fosse stato portato via, e si
sentì rispondere che non aveva controllato, perché era stato più volte
informato del fatto che nessun soldato avrebbe mai dovuto oltrepassare
la soglia di quella stanza per non morire di una morte orrenda.
Il tiranno aveva giocato sulla superstizione dei suoi soldati per avere
una garanzia in più che non cedessero alla tentazione di sottrargli il
cristallo.
“Inetti!“ gridò con furore, rendendosi conto che avrebbe dovuto
controllare di persona. Si precipitò alla porta forzata tirandosi
appresso il soldato che aveva dato l’allarme. Quando la raggiunse,
ingiunse al suo luogotenente di entrare nella stanza per controllare se
il cristallo fosse al suo posto.
La faccenda stava prendendo una piega imprevista: era il tiranno a dover
entrare, non il capitano delle guardie; evidentemente il despota aveva
già subdorato odor di trappola.
Gual decise di passare all’azione: tenendo il gioiello trafugato in
bella vista sopra il suo capo, uscì allo scoperto, dietro la colonna ove
si erano appostati per osservare ed intervenire al momento giusto, e
cominciò a correre come qualcuno che si fosse lasciato prendere dal
panico.
Il tiranno, che non poteva vederlo, si rese solo conto che il cristallo
stava fluttuando per l’ampio corridoio, si spostò nella sua direzione
cominciando a scagliare strali d’energia pura.
A questo punto a Gual non restò che lanciare il cristallo in modo che
finisse nella stanza in cui era di solito custodito. A quel punto il
tiranno si precipitò nella stanza per impossessarsene, ma Dolceluna
prontamente lanciò una delle sue capsule fumogene per evitare che lui lo
trovasse.
Per fortuna il soldato collaborazionista che era rimasto nella stanza,
riuscì ad individuare il gioiello prima che la nube fumosa si
espandesse, e a recuperarlo.
Nel momento in cui stava per uscire fu però colpito da uno degli strali
del tiranno, che lo proiettò violentemente oltre la soglia della stanza
e lo fece schiantare contro la parete del corridoio.
Il tiranno era caduto in trappola: non restava che chiudere la pesante
porta e sigillarlo con la pozione venefica.
Dolceluna si affrettò a spruzzare la porta con la mistura e a proferire
la formula che la avrebbe attivata, sperando in cuor suo che il tiranno
non riuscisse a trovare il cristallo del potere, prima di cadere in
catalessi: se fosse accaduto avrebbe potuto servirsene per dissolvere
l’effetto della pozione.
Dall’interno arrivarono ancora a lungo i rumori sempre più deboli
dell’opera di demolizione del mobilio contenuto nella stanza alla
ricerca del cristallo, mentre tutti si chiedevano come fosse possibile
che non l’avesse ancora trovato.
Ad un certo punto Aldebaran notò che il malcapitato collaboratore stava
per riprendere conoscenza: mentre respirava a fatica, col capo torto in
una posizione innaturale, il soldato tese debolmente il pugno chiuso in
direzione della strega. Quando lei gli si avvicinò, il soldato trovò
ancora la forza di dirle: “Missione… compiuta… mia signora. Adesso tocca
a te… riportare la vita… in questi luoghi “, ed emettendo un ultimo
rantolo aprì la mano lasciando che il cristallo del potere cadesse nelle
mani di lei.
La strega si lasciò andare in un pianto sommesso, mentre Dardel chiuse
gli occhi, diventati ormai vitrei, dello sventurato “L’urto gli ha rotto
l’osso del collo, non aveva speranze di sopravvivere, e forse non ne
aveva nemmeno voglia… dopo aver condotto una vita sciagurata ha così
potuto almeno riabilitarsi in punto di morte.
“Si era fidato della dea… una dea che non ha saputo proteggerlo… come
potrò mai perdonarmelo?” sussurrò la donna mentre le lacrime le rigavano
il viso copiose.
“La responsabilità dell’accaduto grava su tutti noi, amica mia,
soprattutto su di me che ho ideato il piano, ma non ne sono pentito:
questo sacrificio ha permesso che il nemico fosse battuto, e che molte
vite tornassero a splendere… Considera questo: ti aiuterà a sentirti
meglio” disse poi Gual abbracciandola teneramente.
19 - TAAL
Dolceluna posò il cristallo su un altare di porfido rosso.
Concentrandosi v’impose le mani.
Con voce lenta e cantilenante emise un suono acuto seguito da note più
basse e modulate.
Lo spazio attorno all’altare parve ripiegarsi su se stesso e pulsare.
Ad ogni contrazione e rilassamento si materializzarono persone che,
silenziosamente, si disposero in tre formazioni.
Quando ognuno ebbe preso posto, da ogni formazione si staccò un
individuo.
Il primo aveva l’aspetto di una contadina e portava tra le braccia un
fascio di grano, il secondo era un fabbro e brandiva un pesante
martello, il terzo aveva in mano un arcolaio col quale tesseva un filo
di lana.
- Chi sei tu che ci convochi usando il potere del cristallo? - chiese il
tessitore.
- Sono Dolceluna, strega di Arcano. Voi siete i notabili che guidano le
tre corporazioni? -
- E’ come tu dici strega – rispose il fabbro – perché ci hai chiamato e
come hai avuto il cristallo del potere? Quel cristallo fu donato al
Demone dal Grande Mago. Nessuno può toccarlo senza incorrere nelle ire
del Tiranno. -
- Il tiranno non potrà più nuocere – disse Dolceluna – I miei compagni
Hammers ed io lo abbiamo imprigionato nel suo castello e se voi, per
sette anni, rinnoverete l’incantesimo che lo tiene confinato, esso si
“consumerà” e mai più potrà tornare. Ogni giorno dovrete gettare tre
gocce di questa pozione sul portale del castello. – disse tenendo ben in
vista la boccetta – La formula per produrre la pozione è scritta nella
pergamena che i miei compagni vi consegneranno. Gli ingredienti sono tre
e, per produrli, sarà necessaria la collaborazione di ogni federazione.
Ma badate bene! Se solo una non facesse la sua parte il demone fuggirà
dal castello e abbatterà la sua ira sul mare, sulle montagne e sulle
foreste della valle dell’Orikoko.-
- Noi vi ringraziamo, coraggiosi Hammers – Disse il primo notabile
tremando - Avete sconfitto il demone, e di questo vi ringraziamo ma,
restituendoci il cristallo del potere, ci restituite anche le nostre
faide. Nessuna corporazione potrà regnare sulla valle dell’Orikoko senza
incorrere nelle ire delle altre due. E’ per questo motivo che il Mago
evocò il demone del fuoco, desiderava mettere fine alle guerre fraticide
imponendoci un sovrano soprannaturale.
Purtroppo, la libertà e la pace, non possono essere imposta
dall’esterno. Devono essere conquistate e difese nei nostri cuori, prima
che nelle nostre terre.
Insomma… nessuno di noi può ricevere quel dono e il cristallo, per sua
natura, è indivisibile -.
20 - TAAL
Il fabbro si avvicinò al cristallo e vibrò un colpo di martello con
tutta la sua forza. Il cristallo si ruppe in mille pezzi e ogni pezzo
s’incendiò istantaneamente.
La contadina sbiancò in volto ma subito si ricompose assumendo
un’espressione finalmente rilassata.
- Ben fatto fratello! - Disse il tessitore.
- Nessun tiranno e nessun mago potrà più dominarci. Di fronte a questi
coraggiosi stranieri vi chiedo di impegnarvi, o nobili compagni.
Sul vostro onore, giurate di essere cavalieri erranti e che mai nessun
imperatore potrà chiedere la vostra obbedienza? Le vostre azioni
dovranno essere dettate da giustizia, onestà, fratellanza e amore per la
libertà.
Giurate quindi di rispondere in prima persona di quanto farete e che mai
accetterete ordini che ripugnino la vostra morale naturale!-
- Così sarà – Risposero in coro i cavalieri.
- Svegliatevi! – sentii urlare.
La voce rimbombava dentro la nostra testa. Mi Guardai attorno e vidi i
contorni dei miei compagni farsi indistinti, il paesaggio stava svanendo
in una densa nebbia poi il buio mi avvolse o forse, involontariamente,
chiusi gli occhi.
Una profonda stanchezza m’impediva di riaprire le palpebre, mi sforzai e
una luce cruda mi ferì.
- Svegliati!- Urlò Taal scuotendo vigorosamente Gualtierow.
- Cosa?… Dove sono? – biascicò Gual.
- Sei in taverna! Dove dovresti essere? – Disse Taal visibilmente
contrariato - Vi site addormentati… vi stavo raccontando la storia dei
miei genitori e vi siete addormentati! –
- Scusaci Taal – intervenne Dolceluna - sarà stato il Grog, il tepore
del fuoco… non volevamo essere scortesi -
- Si, si! E’ come dice lei – s’intromise Avalor dando di gomito ad
Aldebaran – la storia non era noiosa, era… ”ipnotica”.-
Taal si zittì. Era seriamente indispettito. Avrebbe voluto ribattere ma
si morse il labbro e non rispose.
Il silenzio si stava facendo pesante quando la porta della taverna si
aprì.
- Aykido amici - disse Dardel entrando – Vi devo raccontare un sogno
stranissimo: Ero in una stalla assieme a tutti voi, stavamo tentando di
aprire uno scrigno senza serratura quando, improvvisamente, un grido…
FINE
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