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Sbronza

 

Cap. 1 - TAAL con modifiche di GUALTIEROW e AVALOR

PROLOGO

- Che serata da lupi – disse Taal entrando nella taverna. Si tolse il mantello grondante acqua e lo appese alla parete sull’ingresso.

Guardandosi attorno vide Gual al bancone che chiacchierava. Gli si avvicinò ed, esibendosi in un inchino esagerato, lo salutò.
- Aikydo, seconda guida, cosa offrireste ad un povero pastore infreddolito? -
- Aikydo a te Taal – rispose Gual sorridendo – stavamo parlando di te. Se ti offriamo da bere ci racconterai qualcosa in più dei tuoi genitori? Hai fatto grandi miglioramenti da quando... ti cibavi di carne umana... ma continui a mantenere un atteggiamento troppo misterioso per noi pettegoli. -
- Questa è la serata adatta per sedersi attorno al fuoco e raccontare dei tempi andati, ma prima ditemi che cosa state bevendo – acconsentì Taal fissando la combriccola.
- Questo è un vino caldo speziato che usiamo bere nelle sere fredde e piovose come questa – disse Gual porgendo un boccale fumante a Taal.
Il gruppo si sedette ad un tavolo libero. Avalor e Dolceluna sorridevano pregustando il racconto.
- Dunque, cari ubriaconi, - esordì Taal - dovete sapere che mia madre si chiamava Liza e mio padre Hebraim ed erano entrambi originari della Kioskas di Ylea.
Liza, aspirante sacerdotessa, studiava erboristeria ed era appassionata di oscuri autori. Divorava libri di metafisica e testi gnostici.
Durante le sue ricerche in biblioteca aveva collezionato molte leggende dei primordi riguardanti la Dea Oscura. Il suo atteggiamento era quello di una giovane intellettuale affascinata dagli aspetti più contorti e decadenti della cultura di Arcano.
Hebraim, invece, lavora come stalliere. Era appena finita la rivoluzione di Nimira e gli uomini avevano dovuto adattarsi ad eseguire lavori umili in una condizione di semischiavitù.
Per mio padre non era cambiato molto, era un trovatello che dall’età di dodici anni fu costretto a lavorare come aiuto stalliere per guadagnarsi da vivere. -
Taal interruppe il racconto per sorseggiare la bevanda dall’aspetto innocuo. Il primo sorso gli fece torcere le budella ma continuò a bere fingendo noncuranza.
Il secondo sorso gli sembrò più gradevole, il terzo lo portò in uno stato di gradevole e logorroica euforia…
Gual non nascose il suo disappunto per le parole di Taal:
- La condizione maschile ai tempi di Nimira viene piuttosto migliorata a causa della necessità di coinvolgere gli uomini anche nelle funzioni decisionali a causa del conflitto con la Global.
La sottomissione maschile è una situazione che durava da secoli, prima ancora della presa del potere da parte dei maschi nella notte dei limoni neri.
L’imperatrice che precedette Nimira ha fatto risorgere la supremazia femminile, e Nimira stessa non ha fatto altro che continuare la tradizione, con spirito piuttosto innovativo, direi, che ha quindi giovato alla condizione maschile. -
- Dopo la "notte dei limoni neri" e la guerra, una volta incoronata Nimira, gli uomini sono visti con maggiore sospetto di quanto già non lo fossero prima, e per questo relegati senza eccezioni a svolgere i lavori più umili... la condizione di inferiorità dell'uomo non fu causata all'incoronazione di Nimira - aggiunse Avalor con fare piccato.
Taal si accorse di aver toccato un tasto delicato e si affrettò a ritrattare...
- Questa è una storia che i miei genitori ci raccontavano spesso, la versione di mio padre era quella che preferivo. Non so se fosse una favola o la realtà ma a noi bambini piaceva ascoltarla:
“Liza entrò contro voglia nella stalla, l’odore dei cavalli e del fieno la disgustava. Sapeva che il compito assegnatogli era una punizione per smorzare la sua alterigia.
Era iniziato tutto durante una discussione con una novizia anziana.
Liza le aveva rimproverato di preferire l’uso della spada agli studi delle arti oscure. La compagna di studi aveva risposto con un manrovescio, la zuffa che ne seguì attirò l’attenzione di una sacerdotessa.
Liza non era abituata a sentirsi rimproverare, confusa e imbarazzata, non accettò i moniti della sorvegliante, anzi, riuscì a guadagnarsi una punizione esemplare: per un mese avrebbe dovuto lavorare con gli stallieri delle scuderie di Ylea
Hebraim vide la ragazza entrare nella stalla, si guardava attorno con circospezione e sobbalzava ad ogni nitrito dei cavalli.
- Questa dovrebbe essere il nuovo veterinario? - pensò tra sè.
La ragazza aveva un aspetto macilento, i grandi occhi scuri infossati in un viso diafano, il fisico esile e un incedere insicuro la facevano assomigliare ad un passero caduto dal nido.
Lo stalliere si mosse verso novizia.
- I puledri sono da questa parte, signora –
- Qual è il tuo nome? – rispose la ragazza con voce stridula.
- Il mio nome è Hebraim, come dovrò chiamarla, signora? –
- Signora sarà sufficiente –
Lavorarono in silenzio, selezionando e tatuando i nuovi puledri. Quando Liza uscì dalla stalla Hebraim sospirò di sollievo. Lavorare con quell’altera sacerdotessa sarebbe stato molto sgradevole ma quelli non erano tempi nei quali la popolazione maschile godesse di diritti individuali.
Nei giorni seguenti Liza tornò alla stalla per far pratica di veterinaria. Gradualmente perse la sua diffidenza verso i cavalli, imparò a conoscere i loro segnali di stress e i loro modi di dimostrare affetto.
- Devo ammettere che impara in fretta. Il lavoro alla stalla la sta rafforzando nel corpo e nello spirito e il suo atteggiamento verso i cavalli è improntato ad un sincero rispetto - pensava Hebraim mentre riempiva le mangiatoie.
- Hebraim! – la voce fece sobbalzare lo stalliere assorto nei suoi pensieri – voglio imparare a cavalcare. Domani sellerai un cavallo e mi spiegherai la tecnica – disse Liza con tono autoritario.
- Come desidera, Signora –
Il mattino dopo era una splendida giornata di primavera, l’aria frizzante…
Taal si accorse improvvisamente che il suo pubblico si era addormentato. La terribile mistura che stavano bevendo avrebbe potuto stroncare un’intera mandria di Obos…

IL GIORNO DOPO

Dolceluna, Avalor e Gual si svegliarono con un forte mal di testa.
L’odore pungente dei cavalli, la paglia usata come giaciglio…
- Siamo in una stalla!- esclamò Dolceluna.
- L’unica cosa che ricordo è che stavamo bevendo del Grog in taverna - Biascicò Avalor.
- Ho in bocca un sapore orribile – Gli fece eco Gual stiracchiandosi – vorrei tanto un bicchiere d’acqua…-


2 - TAAL

Da dietro un mucchio di paglia fece capolino Dardel.
- Aykido amici - farfugliò - dove siamo finiti? L'ultima cosa che ricordo è che ero andato a dormire nel mio comodo letto e ora mi ritrovo in una stalla.-
- Aykido fratelli - disse un uomo entrando - Mi chiamo Aldebaran Lunanera e sono un Dragone Dulkar.
- Siamo nell'altra metà di Arcano, in mezzo alla foresta, non so quale sortilegio ci abbia trasportato qui ma... Ero in taverna a bere una birra e origliavo una conversazione tra Dolceluna e tre esploratori - disse indicando Gual e Avalor - poi penso di essermi addormentato. Mi sono risvegliato qui con voi poco fa... sono uscito e ho chiesto informazioni ad uno stalliere... a proposito! Questo scrigno è vostro? Era in una sacca accanto al mio giaciglio. -
Tutti guardarono l'oggetto. Era uno scrigno senza serratura sul quale campeggiava un'iscrizione:

"Di sera vengono
senza essere chiamate
al mattino scompaiono
senza essere rubate"


3 - DOLCELUNA

Stelle, si tratta di stelle - esclamò Avalor.
Con uno scatto secco lo scrigno si aprì, al suo interno vi erano alcune scaglie di miara, una pergamena e un cristallo lavorato.
- Il mio cristallo magico! - esclamò Dolceluna.
- Passami la pergamena - ordinò Gual corrucciato. Visibilmente nervoso sciolse il nastro che la teneva legata.
Con voce chiara lesse il messaggio:
"Queste scaglie di miara vi saranno utili per acquistare dei cavalli. Buona strada, un amico"
Dolceluna si sedette in un angolo.
La testa le doleva in una maniera impressionante. Cercò di non ascoltare il brusio dei compagni concentrandosi alla ricerca della tasca segreta dove riponeva i suoi "intrugli". La mano scivolò veloce e leggera fra le vesti.
Sentì da Gual che non vi era acqua, ma le foglie di lapalissandro che aveva andavano succhiate, per fortuna.
"Tieni Gual" disse all'esploratore passandogli la foglia "ti toglie il torpore del post taverna!" cercò di sorridere. "Se vi serve ... chiedete pure!".
Quando il poco liquido contenuto nella foglia fece il suo effetto, il mal di testa si attenuò, ma un nuovo senso di disagio si fece improvvisamente presente. E questa volta la strega sapeva di cosa si trattasse.
Era quella sensazione che ogni strega sapeva riconoscere. Un avvertimento per un non ben definito pericolo che incombeva.
"Adebaran, quando sei uscito hai notato qualche altra cosa oltre allo stalliere?" cercò di raccogliere i pensieri.
"Tipo?..." Il dragone la guardò incuriosito.
"No, lascia perdere, non so come spiegarti ..." Guardò gli altri "Non credo dipenda dalla sbronza, sento che c'è qualcosa che ci minaccia ... ma non è definita... non capisco!".
"Ora rilassati e concentrati ..." Disse Dardel simulando una sicurezza che era ben lungi dal provare.
"C'è una cosa che mi rimbomba nella mente come fosse un eco infinito... è distante ..." Chiuse gli occhi per rilassarsi e permettere alla mente di carpire il messaggio. "E' una frase... Il sonno della ragione genera mostri ..." Mormorò... con una voce che non le apparteneva.
Improvvisamente un urlo di terrore si udì fuori della stalla.
- Presto corriamo, qualcuno sta chiedendo aiuto! - urlò Aldebaran prendendo al volo un forcone.


4 - GUALTIEROW

Nello spiazzo antistante, un uomo lottava disperatamente contro un enorme serpente. Gli Hammers si gettarono nella mischia colpendo il mostro con roncole e attrezzi da contadini finché Gual riuscì a trafiggere la testa dell'animale con la sua corta spada d'ordinanza.
"Non ne avevo mai visto uno di questa taglia" Esclamò Gualtierow dopo essersi appoggiato ansimante ad un grosso ramo "eppure ne ho girate di foreste!" esclamò infine allargando le braccia.
Il più ansante era però proprio lui, il Forest-Konobi che aveva subito la potente stretta del serpente. Un enorme rettile capace di sopprimere la propria vittima soffocandola.
Con uno strano accento, l'indigeno li ringraziò con trasporto e li condusse in una radura ove avrebbero potuto bivaccare indisturbati gustando i profumati frutti di Goa, una pianta che gli esploratori non conoscevano, e distillato di radici dolci, che il Konobi aveva cavato fuori dallo zaino recuperato dopo aver vissuto la sua brutta avventura.
Ormai l'alcool contenuto nel liquore stava già cominciando a rendere euforici tutti i membri del gruppo, raccolti attorno al focherello scoppiettante, e le lingue si erano sciolte facilmente.
"La foresta ci fornisce tutto ciò di cui abbiamo bisogno, dal cibo alle vesti di cui ci copriamo. Viviamo una quasi idillica convivenza con le altre creature della foresta, che rispettiamo talmente da aver abolito la caccia da innumerevoli generazioni" raccontò con enfasi l'abitante della foresta, e continuò dicendo: "Ci cibiamo di frutta e bacche cercando di assicurarci un'assunzione piuttosto variegata che ci fornisce gli elementi necessari per restare in salute. Naturalmente dobbiamo fare attenzione ad alcuni predatori e ad alcune bacche che somigliano molto a quelle commestibili, ma che assunte possono rivelarsi mortali..."
"Un predatore come il grosso serpente che ti ha attaccato?" chiese Avalor ricordando ancora la stretta tenace dell'enorme rettile.
"No no", rispose il fruttariano, "Un animale di quel tipo io non lo avevo mai visto: non ho proprio la più pallida idea di come sia potuto arrivare qui" aggiunse poi sgranando gli occhi.
- Molte stranezze accadono da quando Il Tiranno ha preso il potere -
- Quale tiranno? Chi regna su queste terre? – chiese Dardel avvicinandosi al Konobi.
Il vegetariano cominciò a raccontare della struttura sociale che caratterizzava quelle terre. Raccontò che esistevano tre corporazioni (il popolo delle foreste, quello delle montagne e quello del mare), che vivevano in accordo da moltissimi anni. Ma le cose cominciarono ad andare male quando un essere dall'aspetto soprannaturale che sembrava fatto di fumo ed avere occhi di serpente, riuscì ad impossessarsi del cristallo del potere, un oggetto che gli forniva il diritto a regnare incontrastato su tutta la comunità.
Per fortuna tutte le parti in causa riconoscevano l'autorità di un potente mago, cui sarebbe stata data la funzione d’arbitro per l'assegnazione del cristallo alla corporazione che maggiormente lo avesse meritato. Come "simbolico" compenso per l'arbitro i fruttariani avrebbero fornito uno scrigno pieno d'oro.
La notte prima del baratto, lo scrigno fu misteriosamente privato del suo contenuto; mentre i guardiani, scelti tra i pescatori e i montanari, non riuscirono ad evitarlo. Peggio: tutti i guardiani montanari morirono avvelenati.
L'arbitro, vista l'impossibilità di incassare il premio, concesse al tiranno il titolo di imperatore dell'intera comunità. Di conseguenza i fruttariani entrarono in clandestinità.
"Nella foresta possiamo resistere alle milizie del tiranno con buone possibilità di recargli danno con sacrificio limitato. Se c'è una corporazione che può contrastare il malvagio, questa è la nostra, e per questa nostra determinazione meriteremmo di guidare anche in futuro il popolo dei cavalieri erranti!" disse infine il fruttariano assumendo un'espressione solenne.
Ormai s'era fatto tardi. Il vegetariano si congedò, ringraziando tutti gli esploratori prima di inoltrarsi nel folto della foresta.


5 - GUALTIEROW

Dolceluna era rimasta in silenzio fino a quel momento rigirando tra le mani il suo cristallo.
"Che ne dici di questa storia Gual?" chiese Dolceluna fissando la seconda guida.
"Dico che il suo distillato aveva un gusto unico nel suo genere, non credi? Chissà se ce n'è avanzato un goccio" rispose lui con un sorriso.
"Niente distillato temo" rispose Avalor che sopraggiunse con una boccetta in mano, "soltanto questa roba dall'odore nauseabondo... deve essergli scivolata dallo zaino quando se lo è caricato in spalla"
"Fa vedere..." Dolceluna aveva naso per intrugli di vario genere, per cui si apprestò ad annusare a sua volta l'odore che veniva fuori dalla boccetta priva d'etichetta.
"Se il mio olfatto non m'inganna... direi... Ma si! Olio di semi di geranio nero, non c'è dubbio. Ne bastano alcune gocce aggiunte a qualsiasi bevanda per mandare all'altro mondo anche un guerriero grosso come un obos!" sentenziò la strega.
"Oddea... comincio già a star male" rispose quindi Avalor temendo di essere stato avvelenato dal misterioso vegetariano.
"Non temere Avalor" lo rassicurò Dolceluna, "l'effetto del veleno è immediato, per cui, se siamo rimasti in vita finora, significa che il vegetariano non lo ha usato contro di noi".
"Mi chiedo allora, contro chi..." Aggiunse Gual pensoso. "Non è da escludere che i vegetariani non siano totalmente estranei alla sparizione dello scrigno pieno d'oro"
"Ma dai" ribatté la strega, "se l'oro era stato messo a disposizione proprio dagli stessi fruttariani, a che scopo farlo sparire?"
"E' proprio questo che mi sconcerta" rispose Gual meditabondo, "perché essere gli unici a dover fornire il compenso all'arbitro, col rischio di non venir nemmeno compensati dall'ottenimento del potere, che avrebbe potuto essere assegnato ad una delle due corporazioni restanti?"
"La storia del vegetariano fa acqua da tutte le parti" dichiarò Avalor.
"Propongo di ascoltare anche le versioni raccontate dalle altre due fazioni in lotta... Domattina ci alzeremo presto per dirigerci verso le montagne: chissà cosa avranno da raccontarci”.
- Il cristallo che abbiamo trovato nello scrigno ci permetterà di muoverci senza dare nell'occhio - aggiunse Dolceluna - esso ha il potere di rendere invisibili durante la notte e confondere le menti durante il giorno... nessuno sarà in grado di riconoscerci o descriverci. Potremo parlare per ore con chiunque senza che questi si ricordi di noi. Mi sembra una proprietà utile... vista la situazione.
Dopo aver messo ai voti l'idea, tutti si prepararono per trascorrere la notte in quel luogo dall'atmosfera incantata.


6 - AVALOR

Silenti, giravamo con fare circospetto ai margini di una strada che costeggiava un'irta parete rocciosa, senza sapere dove essa conducesse.
Gli sguardi rapidi e vagamente smarriti con i quali scrutavamo quanto vi era attorno a noi avrebbero probabilmente dato nell'occhio se avessimo incontrato qualcuno.
Camminavamo in fila l'uno dietro l'altro, Dardel affiancato da Gual che continuava a borbottare frasi incomprensibili, probabilmente pensieri pronunciati a voce un po' troppo alta, guidava il gruppo, seguito da Aldebaran, mentre io, alle spalle di Dolceluna lo chiudevo.
"Ancora niente che ti faccia venire in mente dove diavolo siamo?" chiesi a Dolceluna continuando a guardarmi intorno.
"Giurerei di non essere mai stato in questi posti..." Lasciandosi sfuggire una piccola imprecazione.
Dopo poco tempo che camminavamo distinguemmo in lontananza, davanti a noi la figura di una persona, con ogni probabilità un uomo, che ci veniva incontro.
Procedemmo ancora, accelerando leggermente il passo verso il tale, finché cominciammo a distinguerne l'aspetto e il viso. Era un uomo di circa 50 anni, dal corpo snello e vigoroso. Il viso scuro e le rughe che gli coprivano il viso rivelavano che probabilmente svolgeva un mestiere all'aria aperta.
Era vestito piuttosto leggero rispetto al tempo quel giorno, e procedeva sorreggendo i nostri sguardi, guardandoci con curiosità.
Quando era giunto a pochi passi da noi, Gual gli si fece incontro alzando una mano in gesto amichevole, quando un rumore, simile ad un rombo attrasse le nostra attenzione, facendoci voltare alla nostra destra, alzando il capo immediatamente sulla parete di roccia.
"Via di qui!!" gridai ai miei compagni, vedendo diverse rocce rotolare rapide verso di noi e cominciare ad infrangersi sulla strada sfiorandoci.
L'istinto di esploratore mi consentì di notare la piccola rientranza sotto la parete rocciosa, sotto la quale mi riparai insieme a Dolceluna che trascinai con me.
"Di qua!!" urlai verso gli altri per avvisarli del vicino rifugio. Solo dopo essermi voltato li vidi già distanti e fuori pericolo mentre aiutavano lo sconosciuto a mettersi in salvo.
Quando le ultime rocce s'infransero al suolo, uscii dalla sporgenza, seguito da Dolceluna, dirigendomi verso Gualtierow, accanto al quale giaceva a terra l'uomo.
"Grazie... grazie infinite..." Ripeteva l'uomo, ancora scioccato.
Dalle sue parole intuii che doveva essere stato Gual a trascinare via l'uomo paralizzato dalla paura.
La seconda guida si tolse con una mano della polvere dalla spalla, rivolgendo all'uomo un piccolo sorriso, e annuendo per rassicurarlo.
"Voi... lui, sì lui è stato... egli... egli è un demone!!" continuava il vecchio, agitando le braccia e sgranando gli occhi, mentre noi lo osservavamo, stupiti dal suo atteggiamento improvviso.
"E' un demone senza forma, né corpo e ci giurerei che non ha un anima!! Egli avvolge e stritola le sue vittime, ma talvolta elabora... tranelli!!"


7 - AVALOR

Calmatevi ora..." Gli disse Dardel con tono affabile mentre si chinava sulle ginocchia e poggiava una mano sulla spalla dell'uomo.
"Egli ha il cristallo del potere..." Passando ora ad uno stato d'animo più simile alla rassegnazione e chinando il capo.
L'uomo che lentamente sembrava riprendere il controllo di sé, aveva alzato ora lo guardo verso di noi guardandosi alternativamente. Una strana idea cominciava a farsi spazio nella mia mente. Che quanto stava dicendo l'uomo fosse legato a quello che c'era accaduto?
L'idea per quanto strana ed improbabile, poteva pur essere una possibilità, ed ero certo che far parlare l'uomo sarebbe stato più produttivo che lasciarlo lì, o indurlo a lasciar perdere. Anche se la mia idea fosse stata sbagliata, avremmo comunque avuto qualche indicazione su dove ci trovavamo.
"Un demone" chiesi quasi all'unisono con Dolceluna, che forse aveva intravisto l'opportunità insieme a me.
"Sì.." Continuò l'uomo con il fiato ormai regolarizzato. "Maledetti noi... Noi Forest... non avremmo dovuto..."
"Forest?" l'interruppi curioso.
"Già. sì, sono uno di loro..." Il vecchio vedendo le nostre facce stupite si fermò ad osservarci.
"Venite da molto lontano eh?" aggiunse l'uomo, restando seduto in terra a scrutarci i volti.
"Beh.." Tentò di spiegare Dardel senza riuscirci.
"State in guardia... da quella notte nessuno è più al sicuro." Continuò l'uomo interrompendo la prima guida, guardandomi ora con volto rassegnato.
"Coraggio, raccontaci cos'è successo. Chissà che non riesca a far chiarezza su quello che è successo a noi.." Suggerii, guardando per un attimo anche gli altri.
Tutti si disposero attorno all'uomo eccetto Dolceluna che continuava a rigirare tra le mani il suo cristallo magico.
Il vecchio si concesse un attimo di silenzio prima di riprendere a parlare.
"Questa è la storia della valle dell'Orikoko. Tre gilde dei Blasoni dell'Orikoko contendevano il diritto a regnare ad un demone. Solo dopo molti anni i blasoni ottennero che il demone restituisse il cristallo del potere. In cambio Esso chiese un incredibile tesoro in miara e altre pietre preziose. Con grande sforzo anche da parte della popolazione il tesoro fu accumulato e custodito in un forziere, attendendo il giorno per lo scambio. Ricordo che era così pesante che servivano 15 uomini per trasportarlo. Ma noi Forest... accecati dall'avidità non capimmo a cosa andavamo incontro e rubammo quel tesoro... facendo strage dei Pescatori che lo custodivano... a nulla servirono i rinforzi che inviarono per fermarci... sterminammo i nostri nemici... ed ora ne pagheremo le conseguenze..."
"Aspetta... ma..." Cercò di chiedere Dardel, ma prima che potesse spiegarsi l'uomo si alzò, e lo interruppe.
"Il sole sta per raggiungere lo zenit... non è prudente... io devo sbrigarmi...".
"Aspetta, resta con noi, sarai al sicuro" cercò di convincerlo Aldebaran, ma inutile fu anche il suo tentativo… Il vecchio aveva già mosso alcuni frettolosi passi, affrettandosi verso valle.
Rimanemmo attoniti per qualche attimo, ripensando al racconto dell'uomo e al suo comportamento. Assorti nei nostri pensieri ci accorgemmo di una vecchia signora, uscita da chissà dove, che avvicinatosi a noi, farfugliò qualche parola all'orecchio di Dolceluna, chiudendo la sua mano attorno ad una boccetta, e allontanandosi col passo tranquillo col quale era giunta.
Con gli sguardi più attoniti che avessi mai visto ci rivolgemmo a Dolceluna per sapere cosa le avesse detto la vecchia.
"Dice sia un estratto di ostro d’Obos non mi ha detto altro...”. Ci disse con voce piuttosto stupita.
"Sarà meglio rimetterci in marcia" proferì Dardel, e seguendo il suo consiglio, proseguimmo sulla strada, senza sapere dove ci stessimo recando.


8 - ALDEBARAN_LUNANERA

Il sole stava calando sul mare, il silenzio fu improvvisamente rotto da un urlo di terrore.
La seconda guida scattò come una corda di violino e si precipitò verso la spiaggia seguito da Avalor. Gli altri membri del gruppetto non ebbero la stessa prontezza.
Le grida erano strazianti e provenienti dal lido, che si estendeva dinnanzi ai loro occhi. Un lembo di terra sabbiosa che si snodava in tutta la sua lunghezza.
I due esploratori li avevano distanziati, ma non tanto da non farli assistere all'incredibile spettacolo che gli si offriva dinnanzi. Una creatura tentacolare stringeva nella sua morsa un poveretto. A mano a mano che si avvicinavano, la figura in preda alle urla prese forma rivelando un abbigliamento tipico di un pescatore.
La creatura era gigantesca. Gual e Avalor gli si pararono di fronte cercando di schivare i tentacoli, che si abbattevano come macigni su di loro e nello stesso tempo di tirare colpi affinché mollasse la presa.
Aldebaran lasciò Dolceluna in disparte a distanza di sicurezza e si avventò con Dardel in aiuto dei compagni.
Il loro intervento fu solo a margine di un'azione che terminò la vita del gigantesco mostro. I due esploratori avevano salvato un malconcio pescatore.
"Vi ringrazio dell'aiuto, se non ci foste stati voi ...”. Mormorò con il poco fiato che riusciva a raggranellare.
Gual strizzò l'occhio a Dardel in cenno d'intesa "Come vi sentite?... Cos'era quella creatura..." Chiese cercando informazioni.
Il pescatore sembrò esitare un momento "Una piovra. Una creatura marina che ama le profondità degli abissi ...".
"E che ci faceva a riva?" l'interruppe Aldebaran.
Il pescatore riprese con maggior energia "Infatti, di solito non attaccano in questo modo e non li si vede neppure... ma da quando il mare è il dominio del mostro l'equilibrio delle sue creature è alterato...".
"Aspetta, che mostro? Di che parli?".
Il pescatore li guardò interrogativamente, ma ai suoi occhi non erano persone pericolose. Anzi, gli avevano salvato la vita.


9 - ALDEBARAN_LUNANERA

"Il mostro di cui parlo è una creatura malvagia. Che si nutre delle anime delle persone che porta alla morte affogandole ...”. I suoi occhi s'incupirono, mentre narrava le vicende che portarono al predominio del mostro.
"Si racconta che riuscì ad impossessarsi del potere e dello scettro magico attraverso un'alleanza con i pastori Konobi, che tradirono i loro simili.
Dopo una sanguinosa guerra raggiunsero una tregua che avrebbe consentito alle corporazioni di reimpossessarsi dello scettro ed in cambio il mostro si sarebbe impadronito di un fantastico tesoro.
Ora avvenne che il tradimento dei pastori obbligò il custode dello scettro a consegnare per sempre, al drago d'acqua, i poteri del talismano."
Gli amici si guardarono l'un l'altro, mentre il pescatore raccontava tutta la storia. Era incredibile ed affascinante al tempo stesso.
"La triste "favola" ha come epilogo il disboscamento incontrastato della meravigliosa valle dell'Orikoko."
"Un mezzo molto pratico per la conquista di nuovi pascoli ...”. Mormorò a mezza bocca il pescatore.
"I suoi confratelli pescatori allontanati dalle loro terre si rifugiarono sulle isole, continuando la loro lotta contro il drago, ma troppe vite si spensero in quel vano tentativo di rivalsa.
Anche il mio figlio maggiore..." La voce s'incrinò ed una lacrima apparve sulle folte ciglia. Sembrava stesse per riprendere a parlare, quando la bocca si aprì non articolando suoni e sbiancò in volto di colpo.
Un rumore si fece strada da lontano. Un'ombra avanzava verso di loro.
L'aspetto logoro e trasandato era accentuato dal movimento barcollante che aveva nel procedere.
"... È ora che vada. Scusatemi... temo di aver perso la cognizione del tempo... Sono atteso" era visibilmente spaventato. Biascicò alcune parole, delle scuse e alcuni ringraziamenti prima di andarsene via dalla parte opposta a quella dell'uomo che stava sopraggiungendo.
Il nuovo arrivato procedeva con calma, ma ad ogni passo si faceva più forte l’odore pungente che emanava.
Dolceluna si portò una manica sulla bocca e sul naso ritraendosi quasi istintivamente e stringendo nella mano destra il suo cristallo.
Quando il vecchio fu a pochi metri da loro poterono notare che era coperto di stracci, ma in realtà sembravano più brandelli di pelli diverse, assemblati in modo bislacco.
"Tiene lontano anche le creature più pericolose”. disse quando gli fu dappresso.
I capelli arruffati trattenuti con un nodo alla nuca. La pelle unta da qualche strano intruglio.
"Che diamine provoca quest’odore?" Aldebaran era paonazzo vista la vicinanza con l'uomo ed il suo tentativo di trattenere il respiro.
"Alghe azzurre" rispose semplicemente lo sconosciuto guardandoli uno ad uno.
Estrasse un flaconcino contenente un liquido azzurro intenso, quasi fluorescente che fece oscillare in modo da lasciarli vedere.
"Tenete" lanciò il flaconcino proseguendo il suo cammino "Vi sarà utile!".
Dolceluna prese al volo la pozione e fece cenno ai suoi compagni di avvicinarsi.
- Ho un forte sospetto - sussurrò guardandosi attorno - questi incontri casuali... queste storie così simili ma così incompatibili. Inoltre questi Konobi che abbiamo salvato... la loro immagine non si riflette nel mio cristallo, no, non m’inganno. Questi esseri sono demoni!-


10 - GUALTIEROW

Dardel: “Cerchiamo di analizzare la situazione con spirito critico. Continuare a girare per la foresta non ci condurrà alla soluzione dell’enigma. Propongo di andare al villaggio più vicino per reperire informazioni… possibilmente attendibili.”
“Io sono d’accordo con te, Dardel: arrampicandoci su quel piccolo promontorio che sovrasta gli alberi un po’ più a sud, potremmo scorgere un centro abitato” rispose Gualtierow.
Aldebaran si offrì immediatamente di far da vedetta.
Quando fu arrivato in cima all’altura, gli giunse distintamente la voce cristallina di Dolceluna:
"Cosa vedi da lassù?"
“Un villaggio di pescatori a circa mezza giornata di marcia da qui!” gridò Aldebaran di rimando.
“Bene!”commentò Dardel, “se ci sbrighiamo potremo raggiungerlo prima del calar della sera!”.
Il gruppo si avviò verso la direzione indicata da Aldebaran, dopo aver brevemente atteso che lui li raggiungesse.
“E se torniamo ad incontrare persone in pericolo, come reagiamo?”domandò Avalor al resto del gruppo.
“Se la loro immagine non viene riflessa dal cristallo di Dolceluna, ci limiteremo ad ignorarli ed a procedere oltre: sono stanco di essere preso in giro da demoni!“ esclamò Dardel con un gesto di stizza.
“Ma se sono demoni potrebbero reagire alla nostra indifferenza in maniera aggressiva…” aggiunse Gual pensoso.
“Per questo piccolo problema penso di avere la soluzione, mio bell’esploratore” rispose Dolceluna mostrandogli un largo sorriso.
“Bell’esploratore? Ti ringrazio di tanta adulazione, incantevole strega, ma dimmi, in cosa consisterebbe questa tua soluzione?” rispose di rimando Gual ricambiando il sorriso.
“Non la vedi? Eppure ce l’hai sotto gli occhi “ replicò lei additando il proprio decolleté.
Gual dopo aver guardato in direzione delle sue abbondanti forme, inizialmente incapace di comprendere in che modo volesse servirsene, sgranò gli occhi ammirato dicendo “Comincio a comprendere cosa intendi: confonderesti i demoni liberandoti della camicetta e mostrandoti in tutto il tuo splendore, ma sei sicura che i demoni siano in grado di essere soggiogati da tale vista al pari di un essere umano…?”
L’espressione di Dolceluna mutò di colpo, e imprecando con furore cominciò a bersagliare l’esploratore con tutto ciò che che le capitava a tiro dicendo: “Come puoi solo immaginare che io avessi in mente una cosa del genere… Gual, sei incorreggibile, non cambierai mai!”


11 - GUALTIEROW

“Numi, che avrò detto di tanto grave?” Replicò Gual ridestandosi dal suo momentaneo sogno ad occhi aperti, cercando di evitare la pioggia di pigne che stava per colpirlo.
“Quando avrete finalmente dato libero sfogo alle vostre pulsioni giovanili, spero che potremo scoprire a cosa Dolceluna si riferisse davvero!“ esclamò Dardel ridendo divertito.
La strega si fermò di botto, mentre un lieve rossore le imporporava il viso “Pulsioni?.. Hemm, d’accordo Gual, ti concedo una tregua finché non risolveremo questa storia, ma poi… poi faremo i conti sul serio…”
“Quando vuoi bella strega… in realtà mi sento onorato d’essere oggetto di tanto interesse da parte tua, e…” stava replicando Gualtierow quando Dardel lo interruppe dicendo con espressione seria: “Bando alle amenità ora, e tu Dolceluna, chiariscici a cosa ti riferivi”.
“Semplice”, rispose la strega ”parlavo del pendente di cristallo che ho legato al collo: oltre a rivelare la natura di demoni, usato in un certo modo ci rende invisibili ai loro occhi, basterà utilizzare anche questa facoltà e potremo attraversare la foresta. Raggiungeremo il mare senza essere individuati!”
“Ottima idea!” esclamò Dardel, “provvedi ad attivare il sortilegio, e rimettiamoci in marcia”.
La formula sembrava aver davvero ottenuto lo scopo, infatti giunsero al villaggio al tramonto, senza aver incontrato alcun demone travestito da villico.
Il villaggio non sembrava molto vitale. Probabilmente la situazione particolare che regnava scoraggiava la popolazione ad intrattenersi fuori casa oltre il necessario.
Chiesero del capo del villaggio, controllando accuratamente che l’immagine della persona a cui si rivolgevano si riflettesse nel cristallo che ornava il collo slanciato della strega. Fu risposto loro che a quell’ora lo avrebbero trovato nel laboratorio, oberato dagli impegni come al solito, visto che si trattava dell’alchimista più accreditato di tutta la vallata.
Quando arrivarono a destinazione, il posto sembrava deserto. Le ante erano chiuse e dall’interno non proveniva alcun suono.
“Non ci resta che trascorrere la notte in una locanda e tornare domattina” disse Dardel sconsolato.
“Col rischio che nemmeno si sbottoni” aggiunse Avalor.
“Eccone un altro con la mania dello spogliarello” commentò asciutta Dolceluna, suscitando l’ilarità generale.
“Ho anch’io l’impressione che non otterremmo grandi rivelazioni da questo alchimista: in fondo per lui saremmo dei perfetti sconosciuti… Se solo avesse celato dei documenti rivelatori da qualche parte…” sussurrò la seconda guida.
“Se mi date il consenso, aprirò la porta del laboratorio in men che non si dica” si offrì Aldebaran, e dopo aver ottenuto un cenno d’assenso di Dardel, cavò di tasca una specie di grimaldello e fece scattare la serratura della porta d’ingresso che serviva oltrepassare per introdursi furtivamente all’interno del locale.
Dopo aver chiuso accuratamente l’entrata, poterono accendere il lume senza correre il rischio che la luce fosse visibile dall’esterno.


12 - ALDEBARAN_LUNANERA E DOLCELUNA

L’aria era rarefatta ed il piccolo lumino gettava ombre strane sulle pareti. La strega starnutì improvvisamente facendo sussultare i presenti, che si voltarono simultaneamente verso di lei.
"Scusatemi …" mormorò con il naso chiuso sentendosi come una preda accerchiata dai lupi "… allergia alla polvere ….".
Si mossero con circospezione quasi a tastoni. La stanza in cui si trovavano non era molto grande, ma era sicuramente usata come laboratorio. Un piccolo vano portava al piano superiore attraverso una scala di legno.
"Controllate ogni documento …." Disse Dardel accendendo un mozzicone di candela raccolto da terra. Avalor ne trovò un altro, che accese e si diresse silenziosamente al piano superiore a controllare.
"… sì ma non toccate nulla che non siano documenti… non capisco ancora in che razza di laboratorio ci troviamo!" continuò Dolceluna avvicinandosi ad una sorta di tavolo sul quale erano riposte varie ciotole.
Su questa specie di "banco degli esperimenti" vi erano varie ampolle di diverse misure e con liquidi dai colori più disparati. Per tutta la sua lunghezza, era accumulato così tanto materiale che sinceramente
non si comprendeva, nemmeno per gli attenti occhi della strega, su che cosa si stesse lavorando. Quanto rimpiangeva il laboratorio di Krymenia!
Aldebaran le pose una mano sulla spalla, per attirare la sua attenzione. Aveva una pagina ingiallita fra le mani, evidentemente si era staccata da un volume molto antico, visto come era ridotta.
Controllandola notò che su di essa vi erano appuntati alcuni ingredienti dai nomi incomprensibili. La strega aggrottò le sopraciglia perplessa e cercò a tentoni una sedia, senza staccare gli occhi dal complicato incantesimo.
"E’ importante Lune?" domandò il dragone. Questo portò momentaneamente sui due l’attenzione degli altri.
La strega sembrava non averlo sentito. Si era letteralmente immersa nella decifrazione del foglio; tanto che aveva tirato fuori un carboncino per le sue annotazioni.
"Lasciamola lavorare... continuiamo a cercare…." Propose la seconda guida vedendola assorta "appena scopre qualcosa lo sapremo di certo …" sorrise.
Il contenuto del foglio sembrava il passaggio centrale per la composizione di una pozione, ma purtroppo i nomi degli ingredienti non le erano comprensibili. Questo non la demoralizzò… non era un problema irrisolvibile, poiché c’era la descrizione di ogni ingrediente. Il problema semmai era trovare l’inizio e la fine di quella pozione.
Lasciò il tavolo scorrendo lo sguardo fra i pochi volumi che erano disposti disordinatamente su quella che poteva, con molta fantasia, definire "libreria". Scartò automaticamente quelli che non potevano corrispondere per dimensioni alla pagina che aveva in mano. Nessuno di essi sembrava corrispondere... la cosa era molto strana.
"Avete visto un libro che possa contenere questo foglio in giro?" domandò ai tre compagni d’avventura.
"No Lune… niente" fu la laconica risposta.
Che strano, pensò.


13 - ALDEBARAN_LUNANERA E DOLCELUNA

Dolceluna controllò attentamente il tipo di carta che aveva fra le mani. Ci fece scivolare le dita sopra ed avvertì una sensazione d’appiccicaticcio sui polpastrelli.
"Aspetta un attimo" mormorò più a se stessa che agli altri. Lo annusò istintivamente e subito un odore di limone le arrivò al naso.
"Ehi, mi sa che ho trovato qualche cosa …" andò verso Dardel che teneva in mano ancora la piccola candela.
La prese e la fece scorrere ad una certa altezza dal foglio e dopo alcuni minuti apparve una scrittura incerta, ma comprensibile.
"Ma che diavolo…" iniziò Aldebaran guardando la strega che sorrideva.
"E’ un vecchio trucco… si scrive, quello che si vuole tenere nascosto, con inchiostro estratto dal succo di limone che è trasparente e per leggerlo si deve passare alla luce di una candela che favorirà l’ombra delle lettere tracciate in precedenza!" la strega completò l’operazione ed iniziò a leggere.
"Mmmmhhh... molto interessante direi… e incredibilmente fortuita come scoperta" guardò gli altri, sorridente "Ragazzi siamo a cavallo, non immaginerete mai cosa abbiamo per le mani… è una pozione… un composto molto velenoso che uccide il nostro "amico" tiranno!" il sorriso le si allargò sul volto "sembra che sia stata creata ad arte proprio per lui!".
Si guardarono tutti sorridendo istintivamente alla fortunata scoperta.
"Hai tutti gli ingredienti necessari per preparare questo intruglio?" chiese Dardel.
"Mmmmhhh vediamo…. La pozione va preparata utilizzando tre ingredienti: l'olio di semi di geranio nero, quello lasciato dal forest attaccato dal grosso serpente, che abbiamo soccorso per primo, ricordate? A questo va aggiunto l'ostro d’obos delle montagne lasciato dalla donnina che é arrivata dopo che abbiamo salvato il vecchio Forest Konobi, e l'estratto d'alga azzurra che ci è stato fornito da quel vecchio coperto di stracci che se ne era cosparso per tenere lontano le creature più pericolose… Dovete darmi un po' di tempo però, il procedimento è lungo!" la strega iniziò a predisporre velocemente le varie ampolline in ordine di utilizzo.
"Al, resta con me... devi aiutarmi a preparare alcune cose…" mormorò al dragone. Avevano già lavorato insieme in questi esperimenti.
Il dragone era un tipo dall’apparenza introverso, ma in realtà era tutto l’opposto. Forse la sua naturale timidezza non dichiarata, lo induceva a stare un po’ sulle sue, sulle prime. Durante più di un’occasione la strega aveva avuto modo di notare la sua bravura nel manipolare sia le piante sia le radici. Avrebbe avuto, in quest’occasione, più che mai bisogno di lui.
Lavorarono il più alacremente possibile. I componenti di per sé non erano particolarmente nocivi, presi con le dovute precauzioni, ma combinati insieme potevano davvero far del male.
Li lasciarono assorti nel loro meticoloso lavoro. Sapevano che non era il caso di disturbare la concentrazione della strega e sia Gual che Dardel avevano un lavoro da terminare. Cercando di mantenere il disordine che era nella stanza, continuarono la loro ricerca.
Questa volta però toccò ad Avalor trovare una pergamena anch’essa molto antica. Era arrotolata ed accuratamente nascosta in un pannello della parete, nella camera da letto dell’alchimista.
Come alchimista poteva anche essere bravo, ma per custodire oggetti lasciava molto a desiderare.
Era così scontato, che Avalor quasi si sorprese di trovarlo. L’asse era leggermente discostata, come se fosse abituale spostarlo e questo lo insospettì tanto da trovare in un vano appunto questa pergamena.
Scese al piano di sotto di volata e coinvolse gli altri nella sua scoperta.


14 - GUALTIEROW

Dardel osservò attentamente la pergamena appena rinvenuta da Avalor.
Si trattava di una mappa dettagliata. Al centro campeggiava un castello stilizzato contrassegnato da un simbolo a forma di serpente.
“Innanzitutto troviamo un punto di riferimento per orientarci” Sussurrò Dardel tra sé e sé.
Quello strano luogo in cui erano approdati, senza che sapessero come, era a loro quasi totalmente sconosciuto, se si eccettuavano i pochi posti nei quali la loro surreale avventura li aveva condotti.
“Ricordate le parole del primo Konobi che salvammo?“ disse ad un tratto Gualtierow “parlava di una creatura che sembrava fatto di fumo ed avere occhi di serpente…”
“Il tiranno” mormorò Dolceluna come se fosse in trance.
“Ma si!“ esclamò Avalor con una nota di eccitazione nella voce “se lui amava manifestarsi agli abitanti in forma di serpente, diventa plausibile che la costruzione nella quale risiede sia stata contrassegnata con la figura di un rettile: varrebbe la pena recarvisi.”
“E la strada per arrivarci non dovrebbe nemmeno cominciare molto lontano da qui” aggiunse Aldebaran, “riconosco la linea della costa che ho visto dal promontorio. Sulla mappa noi dovremmo trovarci esattamente in questo punto…” disse poi indicando un cerchietto posto su una linea che rappresentava la costa “e se quest’altro punto è il villaggio che abbiamo visto in lontananza arrivando qui, possiamo dedurre che il sentiero che porta alla dimora del tiranno parte esattamente a metà strada tra i due villaggi, e si dirige verso l’interno."
Ritenendo che la conclusione del dragone fosse piuttosto logica, Dardel propose ai presenti di uscire dal laboratorio e trovare un posto in cui pernottare. “Dobbiamo riposarci per recuperare le energie per domani”.
Nelle vicinanze del porto trovarono una locanda che doveva avere conosciuto tempi migliori: l’insegna cadente aveva perso quasi tutto il colore con cui era stata dipinta, e le assi del pavimento scricchiolavano sinistre sotto il loro peso.
“Sempre meglio che dormire nell’umidità della foresta” commentò Dardel, gettando sul bancone la somma pattuita per le stanze, aggiunse: “Pagamento in anticipo, la fiducia non è proprio il vostro forte da queste parti!”
“Abbiamo i nostri motivi, straniero: se vi va è così, altrimenti potete anche cercare altrove.” bofonchiò a mezza voce il locandiere mettendo in mostra una dentatura ingiallita e incompleta.


15 - GUALTIEROW

Entrando nella sua stanza, Dolceluna non era affatto convinta che non sarebbe stato meglio dormire nella foresta: la vista degli altri rannicchiati accanto al fuoco era per lei molto più rassicurante che quella stanza dall’aspetto trasandato. Non espresse il suo disagio ad alta voce, e chiuse la porta della stanza dietro di se, mentre gli uomini già rumoreggiavano nella stanza accanto.
Quando i rumori si placarono, la strega aveva ormai le palpebre appesantite dal sonno e si lasciò andare ad un sonno popolato da incubi.
Sognò particolari legati agli eventi accaduti nelle ore precedenti, mentre continuava a rigirarsi nel proprio letto, inquieta; ma la vista di una terribile creatura che aveva l’aspetto di un drago la terrorizzò al punto da farle cacciare un urlo che risuonò in tutta la locanda.
Gual fu il primo ad accorrere, ed a scuotere la donna. ”E’ stato solo un sogno”, le disse per rincuorarla, “un brutto sogno…”.
Anche gli altri erano sollevati nello scoprire che non si trattava di un pericolo reale, per cui proposero di tornarsene tutti a dormire. Gual li esortò a farlo, dicendo che li avrebbe raggiunti non appena la strega si fosse calmata del tutto.
Aldebaran fu l’ultimo ad uscire, dopo aver chiesto a Dolceluna se le andasse bene, al che lei rispose con un sorriso rassicurante che non v’era problema.
Rimasti soli, la strega tornò a parlare dell’incubo, e di come le fosse sembrato reale… ”Era lui, il tiranno… ne sono sicura: avverte che noi gli siamo ostili, e che siamo anche in grado di annientarlo, e ci sta cercando, ne sono convinta!”
“Ma non ci troverà, grazie all’incantesimo reso possibile dal tuo cristallo. Stai tranquilla, siamo invisibili ai suoi occhi!“ le disse Gual nel tentativo di rincuorarla.
“Ai suoi occhi forse, ma agli altri suoi sensi?“ chiese la donna con fronte aggrottata.
“Lo scopriremo domani, amica mia, e dovremo essere in grado di reagire in modo appropriato ad un suo eventuale attacco… e per farlo dovremo essere in piena forma, ora è importante dormire” Rispose l’esploratore sussurrandole in un orecchio.
“Hai ragione … bell’esploratore…” sussurrò a sua volta la strega mentre la fatica le imponeva di chiudere finalmente gli occhi e lasciarsi andare in un sonno ristoratore.
Il suo viso, illuminato dal mozzicone di candela che ardeva tremulo sul piccolo tavolo posto di fronte al letto, sembrava diventato sereno, e Gual dopo averne contemplato i fini lineamenti, disse con un filo di voce, per non svegliarla: “Bella sei tu… bella da togliere il respiro”.
Quindi, con delicatezza, liberò la propria mano dalla sua presa, si alzò ed uscì sospirando.
Il mattino successivo il tempo splendido contribuì ad infondere allegria al gruppo d’Arcanesi. Anche la locanda pareva avesse un aspetto meno tetro. Ad ogni modo, la frugale colazione che fu loro offerta, non fu delle peggiori.
Dopo essersi messi in marcia, trovarono facilmente il bivio che avrebbe permesso loro di imboccare il sentiero per ciò che speravano fosse la dimora del tiranno. Considerato il percorso già coperto, poterono così farsi un’idea di quanta strada ancora restava, a patto che le proporzioni sulla carta corrispondessero a quelle reali.
Man mano che si avvicinavano alla méta, si fecero sempre meno loquaci: da una parte la stanchezza si lasciava sentire, dall’altra si rendevano conto che l’incantesimo li rendeva invisibili, ai démoni, non inudibili.


16 - GUALTIEROW

Era circa mezzogiorno quando avvistarono la costruzione appollaiata su uno sperone roccioso che dominava tutta la zona circostante. Dardel decise che si sarebbero fermati in una zona dove alberi ad alto fusto li avrebbero riparati dalla vista di eventuali guardie che sorvegliassero la costruzione.
“Non possiamo essere sicuri che il tiranno non abbia assoldato esseri umani in grado di vederci nonostante l’incantesimo che ci rende invisibili agli occhi dei demoni. Per questo aspetteremmo il tramonto, prima di cercare un varco tra le mura del maniero. Nel frattempo ci concederemo un pasto freddo con quello che abbiamo portato negli zaini, e cercheremo di dormire: ho l’impressione che ci attenda una nottata lunga e faticosa” disse la prima guida dopo aver raccolto tutti attorno a se.
Più facile a dirsi che a farsi: dormire a mezzogiorno, quando la tensione per l’imminente azione alimentava uno strano sentimento fatto di eccitazione e timore, sembrava impossibile.
Quando finalmente il sole scomparve dietro l’orizzonte, il gruppo degli Arcanesi cominciò a muoversi silenzioso in direzione della roccaforte del tiranno.
Arrivati sotto le sue mura, la fune munita di ganci si rivelò provvidenziale per permetterne loro la scalata, mentre le sentinelle furono messe facilmente fuori combattimento grazie all’uso di un potente narcotico fornito dalla strega piena di risorse. Addentratisi silenziosamente nel cuore del maniero giunse loro la voce del tiranno che imprecava contro il suo luogotenente.
“Sono vicini… anche se non li posso vedere, li sento! I miei sensi sono quasi ottenebrati da uno strano sortilegio, non posso nemmeno stabilire a che distanza si trovino, ma avverto la loro intenzione di ostacolare i miei piani, di osare un attacco proprio qui, tra queste mura. La cosa che più mi fa rabbia è che io debba, in quest'occasione, dipendere dagli occhi di voi esseri inferiori che non meritate nemmeno di strisciare in mia presenza, essere inetti senza spina dorsale, pronti a scannarvi tra voi piuttosto che far fronte ad un nemico comune…”
Il soldato dall’aspetto emaciato subiva passivamente lo sfogo rabbioso del despota, nell’attesa di essere congedato.
Gualtierow si rese conto che un corpo di guardia di qualità talmente scadente avrebbe potuto essere facilmente corrotto, e così propose un piano d’azione rischioso ma dalle buone probabilità di successo.
Dopo essersi appartati in una stanza contigua, il gruppo d'Arcanesi fece il punto della situazione.
Gual prese la parola.
“Dolceluna, secondo quanto ci hai detto, il nostro obiettivo è quello di isolare il tiranno in un locale senza finestre e sigillarne la porta con il tuo intruglio venefico, al fine di mettere il tiranno fuori combattimento. Un locale del genere può trovarsi con buona probabilità nei sotterranei di questo castello, dove ci sono i magazzini oppure le prigioni. Ma per riuscire ad attirare il despota là sotto abbiamo bisogno dell’aiuto di una persona di cui il tiranno si fidi. Il suo luogotenente, sul quale il tiranno sfogava la sua rabbia, mi pare la persona adatta. A questo punto intervieni tu, Dolceluna: penso che tra noi tu sia la persona che più facilmente potrebbe convincere un soldato che serve il padrone solo per timore, e non per rispetto. Inscenerai un’apparizione ad effetto, e lo convincerai di essere una specie di dea che vuole punire il demone e mettere fine ai suoi soprusi. Immaginerà che una dea sia più potente di un demone... e ti darà ascolto. In cambio della collaborazione gli offrirai di mettere lui al posto del demone, a patto che ti giuri eterna fedeltà. A questo punto, discuterete sul miglior modo di attrarre il despota nel tranello. Cosa ne pensate?”


17 - GUALTIEROW

Dopo un attimo di riflessione Dardel ammise che l’idea avrebbe potuto funzionare. Aldebaran si dichiarò intimorito per i pericoli a cui sarebbe andata incontro la strega, ma Gual lo rassicurò dicendo che loro sarebbero stati pronti ad intervenire, se fosse stato necessario.
Il gruppo tornò ad appostarsi nel posto d’osservazione dal quale avevano assistito al rabbioso monologo del despota, proprio nel momento in cui il luogotenente veniva congedato.
Avalor si fece carico di seguire furtivamente l’ignaro soldato e di tramortirlo senza far rumore nelle vicinanze di uno degli alloggi previsti per gli ufficiali.
Nell’attesa che rinvenisse, il gruppo comandato dalla prima guida si organizzò per la sceneggiata. Diverse candele furono accese in un angolo della stanza, mentre il resto del locale rimaneva in penombra.
Il malcapitato fu posto su una sedia di fronte alle candele, mentre la strega prendeva posto dietro di esse. Nel momento in cui il soldato fu investito da una secchiata d’acqua gelida, tutti gli altri si nascosero nella penombra mentre Dolceluna liberò nell’aria il contenuto di un’ampolla fumogena.
Risvegliatosi di colpo, il soldato sgranò gli occhi alla vista di una creatura che prendeva gradualmente forma man mano che il fumo diradava. Il suo iniziale timore fu presto sostituito da una sensazione estatica, quando si rese conto che la creatura che si era mostrata ai suoi occhi era la donna più bella che lui avesse mai visto.
Naturalmente Dolceluna si era aggiustata ad arte, proprio al fine di creare quest’effetto. Aveva sciolto i suoi lunghi capelli biondi, che ora le cadevano sulle spalle e sui seni coperti a malapena; aveva assunto una postura statuaria e l’espressione più dolce che le riuscisse.
“Chi sei?” mormorò il soldato che non sapeva se abbassare il capo in segno di deferenza, o continuare a bearsi di quella visione sublime.
“Sono la dea Savannah... Dopo essermi resa conto delle miserie che affliggono queste terre ho deciso d’intervenire…”
Tutto andava secondo i piani. L’allocco pendeva dalle labbra dell’avvenente strega ed accettò come previsto di tradire il suo padrone. Fornì informazioni utili sull’ubicazione della stanza in cui era custodito il cristallo del potere, e della cripta sotto la quale era stato nascosto il tesoro trafugato.
Non occorse nemmeno che Dolceluna gli promettesse di fargli prendere il posto del tiranno: l’unica aspirazione del comandante della guardia era quella di liberarsi finalmente della tirannia del despota, e di vivere in pace gli anni che gli restavano.
La strega individuò nella stanza senza finestre e con un’unica porta, in cui era contenuto il cristallo del potere, il luogo ideale per rinchiudervi il demone dopo avercelo attratto, così organizzò accuratamente il piano per la cattura, dopo aver presentato al soldato gli altri membri del gruppo, facendoli passare per suoi fedeli servitori.


18 - GUALTIEROW

Quando tutto fu predisposto, un trafelato luogotenente si presentò al tiranno per informarlo di un fatto gravissimo: “Mio signore, la porta della stanza in cui è custodito il cristallo del potere è stata forzata: l’ho appena vista semiaperta!”
Il despota chiese subito se il cristallo fosse stato portato via, e si sentì rispondere che non aveva controllato, perché era stato più volte informato del fatto che nessun soldato avrebbe mai dovuto oltrepassare la soglia di quella stanza per non morire di una morte orrenda.
Il tiranno aveva giocato sulla superstizione dei suoi soldati per avere una garanzia in più che non cedessero alla tentazione di sottrargli il cristallo.
“Inetti!“ gridò con furore, rendendosi conto che avrebbe dovuto controllare di persona. Si precipitò alla porta forzata tirandosi appresso il soldato che aveva dato l’allarme. Quando la raggiunse, ingiunse al suo luogotenente di entrare nella stanza per controllare se il cristallo fosse al suo posto.
La faccenda stava prendendo una piega imprevista: era il tiranno a dover entrare, non il capitano delle guardie; evidentemente il despota aveva già subdorato odor di trappola.
Gual decise di passare all’azione: tenendo il gioiello trafugato in bella vista sopra il suo capo, uscì allo scoperto, dietro la colonna ove si erano appostati per osservare ed intervenire al momento giusto, e cominciò a correre come qualcuno che si fosse lasciato prendere dal panico.
Il tiranno, che non poteva vederlo, si rese solo conto che il cristallo stava fluttuando per l’ampio corridoio, si spostò nella sua direzione cominciando a scagliare strali d’energia pura.
A questo punto a Gual non restò che lanciare il cristallo in modo che finisse nella stanza in cui era di solito custodito. A quel punto il tiranno si precipitò nella stanza per impossessarsene, ma Dolceluna prontamente lanciò una delle sue capsule fumogene per evitare che lui lo trovasse.
Per fortuna il soldato collaborazionista che era rimasto nella stanza, riuscì ad individuare il gioiello prima che la nube fumosa si espandesse, e a recuperarlo.
Nel momento in cui stava per uscire fu però colpito da uno degli strali del tiranno, che lo proiettò violentemente oltre la soglia della stanza e lo fece schiantare contro la parete del corridoio.
Il tiranno era caduto in trappola: non restava che chiudere la pesante porta e sigillarlo con la pozione venefica.
Dolceluna si affrettò a spruzzare la porta con la mistura e a proferire la formula che la avrebbe attivata, sperando in cuor suo che il tiranno non riuscisse a trovare il cristallo del potere, prima di cadere in catalessi: se fosse accaduto avrebbe potuto servirsene per dissolvere l’effetto della pozione.
Dall’interno arrivarono ancora a lungo i rumori sempre più deboli dell’opera di demolizione del mobilio contenuto nella stanza alla ricerca del cristallo, mentre tutti si chiedevano come fosse possibile che non l’avesse ancora trovato.
Ad un certo punto Aldebaran notò che il malcapitato collaboratore stava per riprendere conoscenza: mentre respirava a fatica, col capo torto in una posizione innaturale, il soldato tese debolmente il pugno chiuso in direzione della strega. Quando lei gli si avvicinò, il soldato trovò ancora la forza di dirle: “Missione… compiuta… mia signora. Adesso tocca a te… riportare la vita… in questi luoghi “, ed emettendo un ultimo rantolo aprì la mano lasciando che il cristallo del potere cadesse nelle mani di lei.
La strega si lasciò andare in un pianto sommesso, mentre Dardel chiuse gli occhi, diventati ormai vitrei, dello sventurato “L’urto gli ha rotto l’osso del collo, non aveva speranze di sopravvivere, e forse non ne aveva nemmeno voglia… dopo aver condotto una vita sciagurata ha così potuto almeno riabilitarsi in punto di morte.
“Si era fidato della dea… una dea che non ha saputo proteggerlo… come potrò mai perdonarmelo?” sussurrò la donna mentre le lacrime le rigavano il viso copiose.
“La responsabilità dell’accaduto grava su tutti noi, amica mia, soprattutto su di me che ho ideato il piano, ma non ne sono pentito: questo sacrificio ha permesso che il nemico fosse battuto, e che molte vite tornassero a splendere… Considera questo: ti aiuterà a sentirti meglio” disse poi Gual abbracciandola teneramente.


19 - TAAL

Dolceluna posò il cristallo su un altare di porfido rosso.
Concentrandosi v’impose le mani.
Con voce lenta e cantilenante emise un suono acuto seguito da note più basse e modulate.
Lo spazio attorno all’altare parve ripiegarsi su se stesso e pulsare.
Ad ogni contrazione e rilassamento si materializzarono persone che, silenziosamente, si disposero in tre formazioni.
Quando ognuno ebbe preso posto, da ogni formazione si staccò un individuo.
Il primo aveva l’aspetto di una contadina e portava tra le braccia un fascio di grano, il secondo era un fabbro e brandiva un pesante martello, il terzo aveva in mano un arcolaio col quale tesseva un filo di lana.
- Chi sei tu che ci convochi usando il potere del cristallo? - chiese il tessitore.
- Sono Dolceluna, strega di Arcano. Voi siete i notabili che guidano le tre corporazioni? -
- E’ come tu dici strega – rispose il fabbro – perché ci hai chiamato e come hai avuto il cristallo del potere? Quel cristallo fu donato al Demone dal Grande Mago. Nessuno può toccarlo senza incorrere nelle ire del Tiranno. -
- Il tiranno non potrà più nuocere – disse Dolceluna – I miei compagni Hammers ed io lo abbiamo imprigionato nel suo castello e se voi, per sette anni, rinnoverete l’incantesimo che lo tiene confinato, esso si “consumerà” e mai più potrà tornare. Ogni giorno dovrete gettare tre gocce di questa pozione sul portale del castello. – disse tenendo ben in vista la boccetta – La formula per produrre la pozione è scritta nella pergamena che i miei compagni vi consegneranno. Gli ingredienti sono tre e, per produrli, sarà necessaria la collaborazione di ogni federazione.
Ma badate bene! Se solo una non facesse la sua parte il demone fuggirà dal castello e abbatterà la sua ira sul mare, sulle montagne e sulle foreste della valle dell’Orikoko.-
- Noi vi ringraziamo, coraggiosi Hammers – Disse il primo notabile tremando - Avete sconfitto il demone, e di questo vi ringraziamo ma, restituendoci il cristallo del potere, ci restituite anche le nostre faide. Nessuna corporazione potrà regnare sulla valle dell’Orikoko senza incorrere nelle ire delle altre due. E’ per questo motivo che il Mago evocò il demone del fuoco, desiderava mettere fine alle guerre fraticide imponendoci un sovrano soprannaturale.
Purtroppo, la libertà e la pace, non possono essere imposta dall’esterno. Devono essere conquistate e difese nei nostri cuori, prima che nelle nostre terre.
Insomma… nessuno di noi può ricevere quel dono e il cristallo, per sua natura, è indivisibile -.


20 - TAAL

Il fabbro si avvicinò al cristallo e vibrò un colpo di martello con tutta la sua forza. Il cristallo si ruppe in mille pezzi e ogni pezzo s’incendiò istantaneamente.
La contadina sbiancò in volto ma subito si ricompose assumendo un’espressione finalmente rilassata.
- Ben fatto fratello! - Disse il tessitore.
- Nessun tiranno e nessun mago potrà più dominarci. Di fronte a questi coraggiosi stranieri vi chiedo di impegnarvi, o nobili compagni.
Sul vostro onore, giurate di essere cavalieri erranti e che mai nessun imperatore potrà chiedere la vostra obbedienza? Le vostre azioni dovranno essere dettate da giustizia, onestà, fratellanza e amore per la libertà.
Giurate quindi di rispondere in prima persona di quanto farete e che mai accetterete ordini che ripugnino la vostra morale naturale!-
- Così sarà – Risposero in coro i cavalieri.

- Svegliatevi! – sentii urlare.
La voce rimbombava dentro la nostra testa. Mi Guardai attorno e vidi i contorni dei miei compagni farsi indistinti, il paesaggio stava svanendo in una densa nebbia poi il buio mi avvolse o forse, involontariamente, chiusi gli occhi.
Una profonda stanchezza m’impediva di riaprire le palpebre, mi sforzai e una luce cruda mi ferì.
- Svegliati!- Urlò Taal scuotendo vigorosamente Gualtierow.
- Cosa?… Dove sono? – biascicò Gual.
- Sei in taverna! Dove dovresti essere? – Disse Taal visibilmente contrariato - Vi site addormentati… vi stavo raccontando la storia dei miei genitori e vi siete addormentati! –
- Scusaci Taal – intervenne Dolceluna - sarà stato il Grog, il tepore del fuoco… non volevamo essere scortesi -
- Si, si! E’ come dice lei – s’intromise Avalor dando di gomito ad Aldebaran – la storia non era noiosa, era… ”ipnotica”.-
Taal si zittì. Era seriamente indispettito. Avrebbe voluto ribattere ma si morse il labbro e non rispose.
Il silenzio si stava facendo pesante quando la porta della taverna si aprì.
- Aykido amici - disse Dardel entrando – Vi devo raccontare un sogno stranissimo: Ero in una stalla assieme a tutti voi, stavamo tentando di aprire uno scrigno senza serratura quando, improvvisamente, un grido…

FINE

 

 

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