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I mercenari

 

La mattina era gelida ed il freddo faceva pulsare ancora di più le tempie di Usul.
I bagordi della sera prima, in Taverna, gli avevano lasciato i postumi di una brutta sbronza da smaltire.

Il freddo non migliorava certo il mal di testa ma Usul sapeva, per esperienza, che una bella corsa al mattino presto gli avrebbe permesso di eliminare le ultime tracce di alcool nel sangue.
Il tragitto da Klivia al tempio sebbene lungo era molto suggestivo in questo periodo dell'anno, il sentiero attraversava un bosco stupendo e costeggiava un paio di laghetti ghiacciati.
E poi al tempio ci sarebbe stata la sua sorellina con una tazza di latte caldo.
Entrò nel tempio ansimando e si diresse velocemente verso l'alloggio di Aria.
All'altezza del primo altare si fermò, un'ombra scura era inchinata di fronte ad una statua.
"Aria, sorella!"
Aria si girò lentamente verso Usul, il viso triste.
"Che c'è, non sei contenta di vedere il tuo fratellino?"

Gli ultimi quattro mercenari entrarono nella grotta, l'ultimo accese il dissimulatore, l'antro venne illuminato da lampade al quarzo e l'ingresso venne mascherato; dall'esterno la parete di roccia sarebbe apparsa continua, l'ingresso del loro covo era perfettamente mascherato.
I quattro si recarono immediatamente a rapporto da Onum Barr, il capo del gruppo di 150 mercenari che avevano deciso di arricchirsi depredando questo pianeta.
Il fallito tentativo delle multinazionali di sfruttare il pianeta non aveva certo spaventato Onum, lui era un Capo della gilda dei mercanti indipendenti ed era convinto che un'azione in scala ridotta sarebbe stata più efficace.
Con il suo carisma convinse gli altri mercanti a fornire i fondi per questa nuova impresa, raccolse un nutrito gruppo di mercenari e partì alla volta di Arcano con un solo obiettivo, la miara.
Garnick, lo scaltro stratega che aveva guidato il gruppetto di mercenari appena rientrato, attese in silenzio rispettoso che Onum gli rivolgesse la parola.
"Accomodatevi pure..." disse Onum chiudendo la capsula in cui aveva inserito il messaggio appena scritto, capsula che solo il destinatario del messaggio avrebbe potuto aprire senza distruggere il contenuto.
"L'avete trovato? Garnick?"
"Si signore, come le avevo promesso è il più grande giacimento di miara di superficie che abbia mai visto."
"Tutta quella miara a soli due metri sotto terra, è incredibile, bravo Garnick, bel lavoro. E... è conosciuto?"
Garnick si accese una sigaretta e rispose franco: "Si, è conosciuto, le tracce sono ben visibili, non è molto sfruttato ma quelle maledette lo conoscono, ogni tre giorni una pattuglia passa a controllare, per poco non ci sorprendevano, fortunatamente i rivelatori di massa ci hanno allertato per tempo". Onum si rilassò sulla sua sedia, quelle amazzoni erano il pericolo più grosso che dovevano affrontare, fino ad ora, grazie ai rivelatori di massa e ai dissimulatori tridimensionali, apparecchi olografici capaci di creare ambienti verosimili, erano riusciti a nascondere le loro tracce.
Scavavano velocemente e per poco tempo, dopodichè piazzavano il dissimulatore che creava l'illusione del terreno integro e cambiavano zona, non tornavano sullo stesso giacimento prima di un mese. Ora però era diverso, un giacimento di superficie era un'occasione da sfruttare fino in fondo, il rischio era grosso, ma il guadagno lo era altrettanto.
Avrebbero dovuto usare la forza, per la prima volta dopo un anno di lavoro.

Il sorriso scomparve dal viso di Usul non appena si accorse che Aria non stava scherzando.
"Ho fatto un sogno fratellino" i sogni di Aria non erano mai sogni normali "un pericolo imminente minaccia Arcano"
"Ribelli? Ancora un complotto di amazzoni traditrici? Dimmi Aria, di cosa si tratta?"
"No Usul, niente di tutto questo, il pericolo viene da.. viene da fuori, non so come spiegarlo, è solo una sensazione, ma il pericolo non è un pericolo conosciuto, non è un pericolo che gli hammer hanno già affrontato, è qualcosa di nuovo."
"Dobbiamo avvisare le Madras ed il custode, Aria, dobbiamo prepararci".
Usul e Aria raggiunsero la taverna del Drago Verde, ci andarono su suggerimento di Usul, certo che avrebbe trovato Kristal e Asiram lì, a fare colazione.
Infatti le trovarono, spiegarono brevemente la situazione e chiesero la convocazione di tutte le madras e i comandanti.
Era da tempo che non si riuniva un consiglio di guerra e madras Asiram e madras Kristal erano scettiche sulla necessità di convocarlo ora.
In effetti il sogno di Aria era ben poco preciso rispetto ad altri precedenti, e lei stessa ammise che più che una premonizione le sembrava una sensazione di pericolo imminente.
Comunque decisero di consultare i singoli comandanti chiedendo un'intensificazione dei controlli e di riportare anche i fatti più insignificanti.
In questo modo il complesso meccanismo di difesa di Arcano si sarebbe messo in moto, diciamo così, drizzando le antenne, senza allarmare inutilmente gli hammer.

Il lavoro ora era cambiato per i mercenari, raccoglievano più miara possibile fino all'ultimo momento disponibile.
I sensori avvistavano qualcuno in avvicinamento almeno mezz'ora prima dell'arrivo, prima fuggivano subito nascondendo le tracce, ora, si davano solo 3 minuti per occultare il tutto e dileguarsi. Lavoravano sul filo del rasoio, una piccola disattenzione, un ritardo e le amazzoni li avrebbero scoperti.
Inoltre i pattugliamenti si erano intensificati da qualche giorno, gruppi di amazzoni e di esploratori passavano per il giacimento almeno 2 volte al giorno.
Jarsali era a capo di un piccolo raggruppamento di amazzoni froll, la sua madras e comandante aveva spiegato loro che l'intensificarsi dei pattugliamenti si era reso necessario per la sospetta presenza di gruppi di ribelli vicino al Kruill.
Non se ne vedevano ormai da mesi, e Jarsali dubitava che qualche ribelle avesse potuto traversare il Kruill senza allarmare le normali vedette che pattugliavano il fiume, le risultavano quindi incomprensibili tutti quei turni di guardia.
Obbediva comunque di buon grado, in primo luogo per senso del dovere, in secondo luogo perchè passare le giornate nella foresta le consentiva di incontrare vecchi amici e, perchè no, conoscerne di nuovi.
Fece fermare il suo gruppo appena giunti nella radura, erano vicini ad un giacimento di miara; per ora non era sfruttato, ma era costantemente tenuto d'occhio per evitare furti.
La giornata era fredda, il cielo grigio, coperto di nubi, mitigava un poco le temperature invernali e una fresca brezza le muoveva i pochi capelli che sfuggivano al laccio che li raccoglieva dietro la nuca.
Diede ordine che si provvedesse al frugale pasto consentito durante la guardia e che si sarebbe ripartiti poco dopo.
Si allontanò un poco dalle altre amazzoni e si sedette sotto un platano, le foglie secche frusciarono sotto di lei mentre si sedeva e si rilassava aprendo la mente alla ricerca di qualche amico della foresta. Non tardò molto che uno scoiattolo le si fece vicino, l'aveva già visto altre volte, aveva finito le riserve di grasso per il letargo, e così era costretto ad uscire in cerca di cibo.
Il contatto mentale tra i due fu un tenero scambio di calore e amicizia, Jarsali offrì all'animaletto un po' di frutta secca portata proprio per l'occasione.
All'improvviso le si formò un'immagine precisa nella mente, una buca, abbastanza larga e profonda che lo scoiattolo stava percorrendo e annusando in cerca di cibo, si voltò verso la direzione indicata dal messaggio telepatico ma vide solo erba e qualche roccia affiorare dal terreno.
"Che strano" si disse, si alzò e si diresse verso le rocce.
Giunta a pochi passi le osservò bene... "Impossibile" si disse e con la mente cercò ancora lo scoiattolo: l'immagine era nitida, inequivocabilmente si riferiva a quel punto esatto, fece ancora qualche passo e si accorse di affondare fino alla caviglia nella nuda roccia.
Provò a calciare ma nulla, era finta, un'illusione.
Procedette ancora qualche passo, saggiando il terreno fino a che scomparve nella roccia; allora l'illusione si svelò, degli scavi, qualcuno stava rubando la miara.
Non fece in tempo a dare l'allarme che il gruppo di amazzoni venne attaccato.
Strane esplosioni intorno a loro le costrinsero a riparare nella boscaglia per sottrarsi al fuoco nemico e per caricare le loro balestre.
Per prima cosa Jarsali ordino alla più leggera di loro di montare in sella e correre ad avvisare la madras, quindi diede ordine di dividersi in due gruppi e di preparasi ad accerchiare il nemico.
Strane luci avevano accompagnato le esplosioni, Jarsali non aveva mai visto uno spow in azione, ma non poteva trattarsi di altro.
Chiunque fossero erano ben armati e nascosti oltre la radura, le amazzoni erano pronte ad attaccare.

L'amazzone spedita da Jarsali a dare l'allarme giunse a destinazione stremata, avvisò subito Madras Myrt dell'accaduto.
Erano anni che il cupo suono del corno di Galeon non riecheggiava per le kioskas, un unico suono prolungato, una vibrazione, tanto bassa e profonda da scendere lungo i pozzi nella via oscura, percorrerne i corridoi e riemergere nelle altre kioskas potente ed amplificato: il consiglio di guerra era convocato!
Tutte le madras e tutti i comandanti si riunirono poco dopo e, vista l'eccezionalità dell'evento, anche il custode era presente.
Myrt prese la parola e raccontò quanto la sua amazzone le aveva comunicato: "Ho già provveduto a mandare in aiuto di Jarsali altre 25 amazzoni Froll" concluse "e con il vostro permesso ho già pronti 40 messaggeri per avvisare tutti i gruppi ancora nella foresta, se qualcuno sta rubando la miara dobbiamo pattugliare anche gli altri giacimenti".
La porta della sala delle riunioni si spalancò all'improvviso: "...E fareste bene" disse Vedam, togliendosi la polvere di dosso e dirigendosi a grandi passi al centro della sala; come vicecomandante aveva diritto di parola al consiglio di guerra, ma la sua entrata improvvisa fece storcere il naso a non pochi comandanti.
"...Scusate per l'insolenza" disse palesemente rivolto a coloro che l'avevano criticato con lo sguardo "ma l'urgenza mi spinge a non rispettare le regole formali, un gruppo dei nostri è stato attaccato a sud di Nakir" disse rivolto a Falcos "stavano pattugliando proprio la vena di miara vicino al kruil".
Draven e Berserk si alzarono quasi contemporaneamente, si scambiarono una veloce occhiata e Draven disse: "I miei dragoni e i guerrieri di Berserk sono già pronti e armati, eravamo nel pieno di un'esercitazione quando il corno ha suonato, possiamo partire subito!"
"E così sia" dissero quasi all'unisono Aria, Kristal, Asiram e Myrt "ma..." aggiunse Aria "ricordate che secondo un mio sogno premonitore il pericolo ci è ignoto ed è nuovo per noi hammer, siate prudenti.".

"Devo avvisarli... devo avvisarli subito... una nuova arma, pericolo, pericolo..." Jarsali si risvegliò poco a poco, era distesa nel bosco; piano piano cominciò a ricordare... le sue compagne erano tutte cadute, stava per essere catturata ma con un disperato tentativo era riuscita a scappare, anche se ferita, stremata era caduta a terra, ma prima di svenire aveva lanciato una richiesta d'aiuto, non un grido, ma un pensiero.
Quel pensiero venne raccolto da alcuni minuscoli animali della foresta, si risvegliarono dal loro torpore ed accorsero in aiuto dell'amica.
Erano tanto piccoli ed indifesi da soli, ma insieme erano un grande organismo che agiva come se avesse una sola coscienza: formiche.
Formiche Rufe, quelle grosse formiche che d'estate puliscono il bosco dai cadaveri degli altri insetti, solo loro raccolsero il grido d'aiuto di Jarsali, la raggiunsero e la ricoprirono completamente, nascondendola agli occhi dei mercenari che l'inseguivano.
Ora si stavano ritirando, mentre Jarsali si risvegliava e le ringraziava senza sosta.
Era incredibile, pur essendo da anni in contatto con il mondo animale, mai le era capitato di una cosa del genere.
Una moltitudine di menti animali che non riusciva a sentire singolarmente, eppure tutte assieme erano una sola mente, un solo individuo; in quel breve contatto si rese conto che quella mente collettiva raccoglieva in qualche modo tutta la storia del formicaio, una storia lunga parecchi anni: gli individui singoli morivano, ma la mente restava viva, mantenuta dai nuovi individui del formicaio.
Ma non c'era tempo per queste considerazioni, doveva raggiungere Myrt e informarla del pericolo imminente.
Raggiunse la Kioskas stremata, ebbe giusto il tempo di farsi medicare un poco e poi si presentò di fronte al consiglio di Guerra.
Le madras c'erano tutte, alcuni comandanti erano invece in battaglia.
"Hanno una nuova arma" cominciò Jarsali "Sono mercenari al soldo di qualcuno dell'unione e hanno sensori che li avvisano della nostra posizione, ma soprattutto hanno questa nuova arma, è' una specie di Spow, ma può sparare di continuo, è un raggio luminoso che taglia tutto quello che trova sul suo percorso".

Tagliava tutto infatti, in due settimane di guerriglia amazzoni e guerrieri non erano riusciti a concludere molto, avevano subito parecchie perdite, i mercenari si erano appostati in 4 radure, 3 erano giacimenti di Miara, la Quarta era la loro base.
Le avevano collegate con larghe strade create tagliando gli alberi con i raggi laser, in questo modo potevano spostarsi senza entrare nella boscaglia; all'aperto erano più al sicuro che nel bosco.
Il consiglio di guerra non riusciva a trovare una soluzione, non si riusciva ad attirare i mercenari nella foresta, dove potevano avere qualche possibilità di vittoria e gli attacchi in campo aperto erano dei suicidi, non era possibile avvicinarsi al limitare del bosco senza rischiare di essere tagliati in due da quelle armi diaboliche.
Il consiglio ora era nuovamente riunito.
Presieduto da Aria, Kristal, Myrt e Asiram, vedeva la partecipazione di Draven, Appo, Nusuth, Armorica e Licht, i comandanti infatti si alternavano sul campo di battaglia.
"Quanto credete che impiegheranno" esordì Armorica "a rendersi conto che nelle kioskas ci sono ingenti riserve di miara già lavorata? E che sotto le kioskas, lungo la via oscura, si trova un tesoro pronto da raccogliere così come si raccolgono le fragole nel bosco? Presto ci attaccheranno, dobbiamo farlo prima noi, e fermarli"
"Armorica" l'interruppe Draven "Le tue parole esprimono le preoccupazioni di tutti, ma come credi che potremmo sconfiggerli? Finora gli abbiamo procurato ben poche perdite, e da quando possono muoversi sempre all'aperto nessuna! Le vecchie strategie della guerriglia nel bosco non sono più
praticabili, e in campo aperto, contro queste armi, non abbiamo speranza"
"Abbiamo quindi già perso? O potente comandante dei Dragoni?"
"Non sono un codardo, se è questo che vuoi insinuare, Nusuth, sono solo realista, e nonostante tutto continuo a tenere le mie truppe al limitare del bosco e a tentare sortite notturne! Dobbiamo però smettere di sognare e credere che un attacco massiccio possa darci la vittoria, noi siamo migliaia e loro solo poche centinaia, ma uno solo di loro può uccidere a distanza cento dei nostri!"
Un vociare di disapprovazione si alzò nel salone, i comandanti discutevano tra di loro.
"BASTA!" gridò Aria, il silenzio calò in un attimo.
"Non è litigando tra di noi che troveremo una soluzione, nessuno mette in dubbio il valore di nessun altro, si esprimono solo opinioni differenti"
D'un tratto Aria parve stanca e spossata, con un fil di voce proseguì: "Questa notte ho avuto un altro sogno, vedevo migliaia, migliaia di specchi, faceva freddo, molto freddo"
Nel frattempo nel salone Usul era entrato molto discretamente e si era avvicinato a Draven per fargli rapporto, Aria lo salutò con un cenno e proseguì: "I nemici si riflettevano in questi specchi e fuggivano impauriti, un senso di vittoria vicina mi pervase prima del risveglio"
"Intendete dire" fece Appo "che potremmo fermare questi raggi con dei semplici specchi?".
Al che Licht si alzò, scuro in volto: "No, mi dispiace deludervi, questa idea era già venuta ad uno dei miei uomini, ed egli stesso si è proposto di provarla... E' morto, tagliato in due insieme al suo specchio"
La flebile luce di speranza che era apparsa sui volti di tutti al racconto di Aria scomparve all'istante, un silenzio irreale calò nel salone, nessuno più osava fiatare.
Fuori il cielo scuro, come lo era da giorni, si aprì brevemente, un tenue raggio di sole penetrò da una finestra creando un disegno geometrico sul pavimento del salone.
Usul, pieno di sconforto come gli altri, si ritrovò ad osservare quel raggio di luce, nella sala illuminata da poche candele lo si poteva seguire lungo tutto il suo percorso.
Era sempre stato affascinato dai raggi di luce, gli ricordavano la sua infanzia sulla cordigliera, quando all'alba si svegliava e i primi raggi di sole lo salutavano, si fermava interi minuti ad osservare la danza dei minuscoli granelli di polvere che, invisibili altrimenti, investiti dalla luce, danzavano in un moto caotico ma armonioso.
Ed anche ora li osservava, piccoli e quasi scintillanti a mezz'aria, sopra le loro teste.
"Ho capito!" gridò all'improvviso "ho capito il tuo sogno Aria, dopodomani tutti noi giocheremo nella neve"
Tutti gli astanti lo guardarono sorpresi, non curanti del fatto che non avesse diritto di parola, incuriositi da quelle affermazioni gioiose quanto strampalate.

"Maledizione!" gridò Onum Barr "ma cosa stanno facendo, si sono riuniti a migliaia, al limitare delle quattro radure" stava osservando il rivelatore di massa che mostrava uno schieramento di forze immenso che li circondava "Pazzi! Se si vogliono suicidare facciano pure, sarà il loro ultimo tentativo di ostacolarci. Grarnick! I nostri sono tutti pronti? Le batterie Laser sono piazzate?"
"Si Onum, appena si avvicineranno di un altro metro cominceremo a sparare, nel giro di qualche minuto saranno tutti morti!".
Quasi tutta la potenza militare degli hammer era schierata, nel giro di una notte si erano mossi tutti, erano quasi diecimila tra guerrieri ed amazzoni, pronti ad affrontare quei centocinquanta mercenari, ma se il loro piano non avesse funzionato non ne sarebbero bastati ventimila.
Era un rischio, un grosso rischio ma tutti avevano deciso di rischiare, tutti erano lì volontariamente, era la loro ultima possibilità.
Il silenzio era spettrale, nel bosco nemmeno i cavalli osavano nitrire, una brezza fredda, gelida, muoveva appena i rami più alti degli alberi.
Ad un tratto eccoli, dall'alto, piccoli fiocchi bianchi, timidi, cominciarono a scendere a spirale dal cielo plumbeo.
Pian piano altri se ne aggiungevano, aumentavano, cadevano sempre più in fretta.
Gli hammer erano tutti col naso all'insù, tutti persi per un attimo a guardare quello spettacolo, come bambini, pronti ad uscire non appena il manto bianco avesse finito di posarsi, noncuranti dei disagi che poteva portare.
La nevicata divenne presto bufera, i fiocchi erano tanto fitti da non riuscire a vedere a più di cinque metri di distanza.
La carica, tutti assieme, come un essere unico gli hammer si mossero, spronarono le cavalcature, lanciarono le loro grida di battaglia e si mossero per attaccare.
Uscirono allo scoperto, abbandonarono il bosco e corsero verso i nemici che li attendevano.
"FUOCO!" gridò Onum, e tutti i suoi uomini puntarono le loro armi e fecero fuoco.
Il primo raggio mortale partì, incontrò un piccolo fiocco di neve e lo sciolse, parte della sua luce mortale venne però deviata, il grosso dei fotoni, tutti con la stessa lunghezza d'onda proseguirono.
Subito ecco un altro fiocco, ancora sciolto in un attimo, ma parte della potenza venne ancora deviata, e così via.
Non aveva percorso ancora un metro che il mortale e potentissimo raggio laser era stato del tutto fermato, perso in migliaia di riflessi.
E così tutti gli altri, tutti i mercenari si accanivano a sparare con le loro armi ma inutilmente.
Fecero appena in tempo a rendersi conto dell'inutilità delle loro armi, un istante dopo tutti i centocinquanta guardarono in faccia la loro morte.

"E' stata dura Abel, molto dura questa volta" disse Aria quasi sottovoce "abbiamo davvero rischiato di non farcela".
"Hai ragione Aria, gli Dei comunque ci sono stati favorevoli, ti hanno indicato la via per superare questo nuovo e tremendo pericolo"
"Certo Abel, ma lo sai anche tu che nevica solo d'inverno!"
Proseguirono la passeggiata in silenzio, i primi germogli stavano spuntando sotto la neve, non si vedevano ancora ma Abel sentiva che erano lì.
"Abbiamo imparato tutti quanti due cose importantissime" esordì all'improvviso Abel, rompendo il silenzio "la forza di tanti piccoli quando sono uniti, quando agiscono, pensano e sentono come un solo essere, è determinante. Inoltre abbiamo imparato che dobbiamo tenere d'occhio i mondi esterni, i loro progressi, per non trovarci impreparati una seconda volta. Anche se il massacro di tutti i mercenari terrà di certo lontani da Arcano i malintenzionati per molto tempo ancora. In fondo i mondo esterni sanno solo che 150 uomini armati di Laser potentissimi sono stati sconfitti, spazzati via senza lasciare traccia. Nessuno sa e nessuno penserà mai ai piccoli amici bianchi del cielo che ci hanno aiutato".
Aria ed il Custode proseguirono la passeggiata provando una fanciullesca gioia nel calpestare il manto di neve, ancora vergine, del giardino per primi.

 

Usul


 

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