Il duello
 |
HELKY
E così
Acer, la donna alla quale sono legato dal sacro vincolo del
matrimonio benedetto dalle dee di Arcano, non paga del dolore e
dell’umiliazione causata dal suo abbandono, non ancora soddisfatta
delle cicatrici che ricoprono il mio cuore, con il quale ha giocato
a lungo, come una bimbetta capricciosa gioca con una palla di pezza,
vuole dimostrare pubblicamente il suo potere su di me ed è riuscita
a trascinarmi in quest’ultima follia, un duello. |
Non volevo combattere contro di lei, so che non sarò capace di colpirla
perché, malgrado tutto, a dispetto delle sofferenze e delle umiliazioni
patite per causa sua, io l’amo perdutamente e non posso dimenticarlo,
neanche quando la mia vita è in gioco.
Di fronte all’insistenza con la quale Acer chiedeva quel duello, ho
finito per cedere, ponendo le mie condizioni, fra le quali due erano le
principali: avrei combattuto come fanno i barbari delle steppe, ossia a
torso nudo e con il braccio sinistro legato alla schiena, l’altra mia
condizione era che l’intera faccenda fosse strettamente privata.
Ma lei non rispetta niente, ha fatto in modo che il comando fosse a
conoscenza del duello e mi ha avvertito che non avrebbe rispettato le
mie condizioni; a quel punto avrei potuto rifiutare lo scontro, ma
sapevo che sarebbe stato inutile, lei mi avrebbe inseguito per mare e
per monti, anche fuori da Arcano, fino a quando avesse ottenuto
soddisfazione, e poi non mi andava di passare per vigliacco.
Temendo qualche sorpresa, mi sono fatto accompagnare da Solenor, Shrike
e Goku, affinché mi fossero testimoni e con l’incarico di impedire
qualsiasi interferenza da parte di estranei.
Ora sono qui, al luogo fissato per il combattimento e mi preparo.
Mi spoglio delle tunica, mi tolgo gli stivali, e rimango scalzo ed a
torso nudo.
Per prima cosa, pianto la mia spada fatata nel suolo, e rivolto ad
oriente, verso l’astro nascente, m’inginocchio e prego la Dea-Madre.
“Madre, Tu sai quale è il mio tormento, ti prego rendilo sopportabile e
quando lascerò questa vita, manda Kyra ad accogliermi per condurmi da Te
ed essere sottoposto al Tuo giudizio.”
Mentre Solenor mi lega saldamente il braccio sinistro dietro la schiena,
mi guardo intorno e vedo che già una folla di curiosi si sta preparando
ad assistere allo spettacolo; la cosa mi fa arrabbiare, come sciacalli
sono venuti per vedere morire un essere umano, come in altri luoghi la
gente si assiepa attorno al patibolo.
Posso capire la presenza dei membri del comando: in fondo,
indirettamente, Acer li ha invitati, ma tutti gli altri cosa ci fanno
qui?
C’è ancora tempo prima della lotta, Acer non è ancora giunta e questo mi
lascia la possibilità di rivolgermi ai presenti.
“Siete venuti per vedere morire un essere umano, da parte mia proverò ad
accontentarvi; sappiate che questo duello, fortemente voluto da Acer,
terminerà soltanto con la morte di uno dei due contendenti. Io
combatterò così, come mi vedete, Acer invece indosserà la corazza e sarà
armata di spada, così ho voluto io! Non saranno ammessi l’uso di magie o
di veleni, le armi devono essere pulite.”
Ed ecco, arriva Acer, con l’armatura completa e la spada al fianco, mi
rivolge un segno di testa a modo di saluto e smonta per prendere
posizione di fronte a me, ma le cose non vanno per il verso giusto.
Acer fa per togliersi la corazza, ma io la fermo immediatamente.
“Acer, fermati, un altro gesto per toglierti l’armatura ed io getterò il
pugnale e me ne andrò senza combattere!”
Acer mi guarda, prima sorpresa dalla mia reazione, poi vedo i suoi
bellissimi occhi verdi, quelli che da sempre mi tramortiscono il cuore,
lanciare lampi di collera... fra sé e sé mormora qualche parola, poi mi
risponde.
“Helky, sei impossibile! Mi vuoi proprio fare arrabbiare! Ma non finirà
così! Ti obbligherò ad abbandonare le tue stupide regole! Quando
sentirai la punta della mia spada tranciare i legacci, che ostenti così
vistosamente, per dimostrare la tua superiorità umiliandomi di fronte a
tutti! Quando la punta della mia spada inizierà ad incidere la tua
carne, cambierai atteggiamento! Perché la lotta deve durare a lungo,
dovrai sentire il dolore prima di morire! Ed allora accetterai la spada
e butterai via quel stupido pungolo che arma la tua mano!”
M’inchino e dico: “Tesoro mio, parli troppo! Hai voluto questo duello,
ebbene combatti con la spada e non con la lingua!”
Ora si arrabbia veramente e mi tira un fendente che, solo un balzo,
dovuto ad un riflesso condizionato, mi permette di evitare.
Riparte all’attacco con una stoccata che mi colpisce leggermente al
fianco, fa maledettamente sul serio, ed io non ho poi tanta fretta di
morire.
Con la spada mi tiene facilmente a distanza, almeno così crede lei, non
conosce tutti i trucchi ed ora gliene insegnerò uno.
Mi piego in avanti, fletto le gambe e spicco un salto in alto, ricado
alle sue spalle, l’afferro per i capelli e taglio velocemente una
ciocca, avendo cura di non ferirla.
Lei sa che avrei potuto ucciderla e questa consapevolezza non fa che
aumentare sia la sua umiliazione che il suo rancore nei miei confronti.
Vedo la sua rabbia salire, fra poco esploderà…. come ti conosco moglie
mia… so cosa farai… la tua rabbia salirà ancora…
Un’altra stoccata al fianco, altra ferita ma è riuscita a tranciare la
corda che mi tiene legato il braccio; mi butto al suolo, rotolando su me
stesso per sfuggire alla sua lama... in fondo sono contento, il braccio
mi si era anchilosato ed incominciava a darmi fastidio.
Acer m’incalza, mi procura piccoli tagli senza portare a fondo i suoi
attacchi, cerca di disarmarmi e mi copre d’insulti.
“Helky! Smettila di comportati da vigliacco! Combatti da uomo! Prendi
una spada, non la tua, io mi fermerò per darti il tempo di armarti!
Allora deciditi!”
Il suo piano è chiaro, mi vuole portare al limite della pazienza; lei mi
conosce, lei sa che quando sarò giunto al limite della sopportazione non
capirò più niente e mi scatenerò, ma io non voglio arrivare a quel punto
ed invoco la Dea-Madre, pregandola di aiutarmi a conservare il controllo
dei miei nervi.
Ed ecco che col piatto della lama mi colpisce la mano, facendo saltare
il pugnale lontano, fuori dalla mia portata; si ferma con la spada
puntata su di me e grida forte: “Chi darà una spada a quell’uomo, che
faccia vedere cosa vale di fronte ad un’amazzone!”
Vedo Solenor sfoderare la spada, pronto a consegnarmela, ma non ho
intenzione di accettarla, farò un’altra cosa.
Mi butto su Acer, non si aspetta questa mossa e, mentre sento la spada
trafiggermi, il dolore è tremendo, afferro il suo viso e pongo la mia
bocca sulle sue labbra per un ultimo bacio… il bacio dell’addio.
La vita mi abbandona, il buio mi circonda, è finito tutto.
Tornai in me in uno strano luogo, tutto era bianco, accecante di luce,
non capivo dove mi trovavo, portai la mano al torace… non c’era traccia
di ferita!
Udii una voce familiare: era Kyra che, china su di me, mi chiamava.
“Helk dei Kanakis, sono venuta qui per guidarti sulla via della luce,
sei giunto non aspettato, prima del tempo che ti era concesso.Ti sei
lasciato uccidere per amore, quando potevi vincere, la Dea ti avrebbe
protetto e saresti ancora vivo, ma ti sei arreso.”
In tono confidenziale, Kyra proseguì: “La Grande Madre è molto
arrabbiata con te, ma ti perdonerà perché ti ama... quando sei nato, fu
Lei a scegliere il tuo nome e ti considera un Suo figlio.”
Ed io me ne stavo zitto, ancora confuso e frastornato.
Vedendo che non rispondevo, credendomi in preda ai rimpianti, Kyra
riprese: “Consolati, Acer forse non era la moglie che faceva per te...
non lo so, ma troppe volte ti ha fatto soffrire inutilmente, credo di
essermi sbagliata nel giudicarla, ma pensavo che con la nascita di un
figlio tutto sarebbe migliorato.”
Ebbi un sussulto: “Ma cosa dici, perché pronunci queste parole?”
Kyra sospirò: “E sì, l’amore rende cieco, vuoi proprio sapere perché?
Bene ora ti dico le cose che ho visto.”
“E cosa avresti visto?”
“Ho visto i suoi capricci ed i suoi scatti di collera ingiustificati.”
“Ma tutte le coppie litigano ogni tanto, non è niente di strano, Acer ha
un carattere ribelle.”
“Beh, se eri contento così…”
Ero senza parole, ma Kyra impietosamente, continuava: “E cosa mi dici di
tutte le volte che ti sei sentito sul punto di essere abbandonato, di
tutte le volte che ti diceva di trovarti un’altra donna? Poi non ti
lasciava, ma intanto ti aveva fatto morire di dolore.”
Abbassai il capo senza rispondere, a volta la verità fa male.
Kyra mi guardò sconsolata e riprese: “Ho visto la sua condotta a
Nosambra. Ti basta così?”
“Ma era tutta colpa dell’anello fatato, non poteva agire diversamente.
Era ancora distrutta dal rimorso”
“Questo è vero solo in parte, il suo corpo era prigioniero
dell’incantesimo, ma poteva salvarsi l’anima e non lo ha fatto, ed il
rimorso era il suo castigo per questo.”
Kyra, prima di proseguire, fece una pausa, poi tornò a parlare: “Helk
apri gli occhi, tu ogni volta le perdonavi tutto, qualsiasi cosa, e lei
sapeva che l’avresti perdonata. Hai voluto intraprendere questo viaggio
per accompagnarla da Abuknazir, ben sapendo che egli le avrebbe reso la
tranquillità e la pace dello spirito, facendo sparire i ricordi ed i
rimorsi. Ma per tutto il tempo del vostro matrimonio, ad eccezione dei
primi tempi, eri felice un giorno per poi soffrire nei tre giorni
successivi.”
Rimasi zitto, non sapevo cosa rispondere.
Ma Kyra non aveva ancora finito di torturarmi: “Devo però ammettere una
cosa: Acer non aveva interamente colpa di tutto ciò, era prigioniera
della sua vita precedente. Da quando è nata, Jereth stava nella sua
anima, la sorvegliava, aspettava il momento propizio per catturarla di
nuovo e tu eri un ostacolo; ha provato in tutti i modi ad allontanarti
da tua moglie, ma tu sei così testardo, e come ho appena detto, le hai
sempre perdonato tutto, qualsiasi cosa, pure di non lasciarla andare.
Finché l’ha catturata e lei ti ha lasciato. Ma Jereth non era
soddisfatta, dovevi sparire definitivamente, perché quel demone temeva
che Acer in qualche modo avesse un ripensamento. Ora il disegno della
Nera Signora si compirà, Acer sparirà e Jereth riprenderà il suo posto
nel Quinto Cerchio dei dannati.”
“Ed è questo il suo destino? Non è possibile salvarla? Non posso pensare
di essere morto per niente!”
“No la via è segnata, ma la collera della Dea-Madre si farà sentire. La
Sua ira si riverserà, tremenda, sull’inferno, fino a scuoterlo nei
fondamenti, la Nera Signora sarà ridotta ad essere poco più di una
strega cattiva e pochi saranno i dannati e gli Angeli Oscuri che
sfuggiranno alla distruzione eterna, e sicuramente Jereth sopporterà
tutto il peso della vendetta Divina, sarà la prima ad essere distrutta,
ma la sua distruzione sarà lenta e dolorosa, espierà a lungo i suoi
misfatti! ”
Ero distrutto, oramai il mondo dei vivi non presentava più interesse per
me, il mio amore era morto, le mie speranze svanite tutte, andavo ad
incontrare la Grande Dea.
La mano di Kyra strinse la mia e ci avviammo.
Proseguendo
il cammino, mi accorsi con stupore che Kyra cambiava aspetto, era
diventata un essere immateriale, fatto di sola energia luminosa che
indossava un lungo mantello di luce che scendeva fino al suolo, se di
suolo si poteva parlare, visto le circostanze ed il luogo.
Giungemmo in un luogo che sembrava una grande piazza, non se ne vedeva i
confini, era gremita di Angeli Fiammeggianti e di Anime di Luce, tutti
rivolti verso il trono dove era seduta la Grande Dea, la Dea Madre di
tutto quanto esiste nell’universo, Guardiana della Vita e Padrona del
destino di tutti gli esseri, mortali ed immortali, e di tutte le cose.
L’essere di Luce mi disse: “Inginocchiati, Helk dei Kanakis, e china la
testa, ora ascolterai il giudizio della Divinità.”
Non dovetti fare alcun sforzo per inginocchiarmi, le gambe non mi
reggevano più, fu quasi un sollievo inginocchiarmi.
Poi udii la voce della Grande Dea, risuonava nella mia testa come il
rombo del tuono.
“Helk dei Kanakis! Cosa sei venuto a fare qui? Arrivando prima del tempo
stabilito fin dalle origini! Bada! Non il tempo concessoti, ma quello
stabilito! Capisci la differenza? Non hai la facoltà di modificare il
corso degli eventi, e da tempo sei molto impegnato a portare modifiche a
tutto! Cosa puoi dire per la tua difesa? Avanti! Parla te lo ordino!”
Non sapevo cosa rispondere a quei rimproveri ed a quella accuse, ero
sommerso dall’angoscia e dal timore del giudizio finale.
Visto che non rispondevo, la Divinità riprese a parlare.
“Helk dei Kanakis, quando la smetterai di fuggire? Sei fuggito da Tyrsis,
lasciando la corona nelle mani di tuo figlio Ulk, il quale non era
ancora pronto ad assumere il peso del potere, e solo il mio aiuto, e la
presenza di consiglieri fidati, ha impedito che questo procurasse gravi
danni al Regno delle Dodici Città. E questo perché? Soltanto perché hai
anteposto i tuoi sentimenti personali al tuo dovere di Re, che era di
aver cura del benessere dei tuoi sudditi! Ti ho lasciato agire, ho
permesso a Kyra di consigliarti e di aiutarti nei momenti difficili,
solo perché le conseguenze delle tue azioni sono stata annullate, di
fatto tuo figlio si dimostra un buon Re, migliore di quello che eri tu
dopo che Kyra aveva lasciato il suo corpo mortale!”
Non osavo neanche alzare gli occhi dalla vergogna, tutti i rimproveri
della Dea erano giusti, avevo sbagliato sottraendomi ai miei doveri
verso il popolo del Regno delle Dodici Città.
“Ed ora” riprese la Dea “Parliamo della tua seconda fuga, quella più
grave, perché modifica il corso degli eventi ed ha conseguenze gravi,
non solo per te, ma anche per Acer ed il popolo di Arcano.”
Questa era un accusa che non capivo, osai alzare il viso per rispondere.
“Ma quali conseguenze per Acer e per gli Hammers? Io sono morto ed Acer
è viva e libera, era quello che voleva, oppure no? Ha preteso quel
duello! E tu sai che non volevo combattere, volevo sparire dalla sua
vita senza fare drammi e…”
“Taci! Come osi parlare? Ascolta invece e, forse capirai i tuoi errori,
conoscerai i tuoi sbagli, e le tue colpe! Io ho voluto che Acer ti
sfidasse, e tu dovevi ucciderla, solo tu potevi farlo! Ma come al solito
hai messo i tuoi sentimenti al primo posto! Non l’hai uccisa, per amore,
benché avresti potuto farlo diverse volte! Ed ancora ora sei convinto di
aver così dimostrato il tuo amore per quella povera donna! Invece
risparmiando la sua vita, sacrificando la tua, l’hai consegnata nelle
grinfie dell’inferno, e tutti gli Hammers ne subiranno le conseguenze!”
Già, lo sapevo! Quel demone di nome ……. mi fermai, non osando neanche
pensare quel nome.
La Divinità parve calmarsi, sentii come una carezza sul capo e la voce
si fece gentile.
“Helk! Figlio mio, perché per me sei come un figlio, sei nato dalla mia
favorita ed ho scelto io tuo nome, ora ascolterai il mio giudizio. Le
tue ferite si riapriranno, sarai riportato nel mondo dei mortali e vi
rimarrai fino a quando non avrai esaurito il tempo che ti è stato
destinato. Ma lo farai senza ricordi, non saprai nè chi sei nè perché ti
tolgo la memoria. Vedremo se sarai capace di affrontare la vita senza
fuggire ancora! Ora vai!”
Ripresi conoscenza su di una spiaggia, indossavo soltanto un paio di
braghe di cuoio, soffrivo per le ferite, al torace, ai fianchi ed alle
spalle che lentamente si stavano cicatrizzando.
Vicino a me c’erano una grande spada, un pugnale ed un borsa piena d’oro
e d’argento.
Con angoscia mi resi conto di non sapere dove mi trovavo e di non
ricordare il mio nome, ero un uomo perduto, senza passato, senza niente…
in balia ai capricci degli eventi.
Superato lo sgomento, mi alzai, raccolsi le armi ed il denaro e mi misi
in marcia verso il futuro.
ACER
Tanto tempo era passato dall'ultima volta che la voce di Kyra mi era
giunta all'orecchio... ed anche quella notte venne, nel freddo del mio
giaciglio:
"Acer... Acer... svegliati!"
Mi alzai boccheggiando dalla sorpresa, una luce sopra il mio capo e
quella dolce voce:
"Kyra, ma perchè sei qui?"
Un attimo fu silenzio: "Egli è tornato, pensavo fosse carino dirtelo..."
"Lui?"
Acer si alzò in piedi: "Helky? Helky è qui? Dove, ti prego dimmi...
dove!!!!???"
"Cara piccola, la Dea Madre l'ha risparmiato e rimandato tra i vivi ma
di te non ha ricordi e neppure di se stesso!"
"Non sai dove posso trovarlo? Per favore Kyra!"
"Non so dove, questo non mi è concesso sapere e riferire, volevo solo
placare la tua angoscia, so che vivi con la consapevolezza di avereo
ucciso tuo marito e non riesci ad amare altro uomo... il tuo cuore è
bloccato piccolina?"
Alzai il volto ed una lacrima scese... lei era quello che ancora mi
legava al mio marito, l'ultima cosa che forse avrei visto l'ultima
volta...
"No Kyra, non ho più un cuore adatto per amare nessuno! Nessuno! Io amo
la mia libertà e per questa ho perso ogni cosa a cui tenevo... non ho
più cuore per amare nessuno"
Lei rimase in silenzio, ma la luce favillava sopra al mio capo ancora...
"Acer, so che quanto dici è vero... chi mai ti potrà capire nel tuo
dolore ed abbattere le tue difese? Chi mai si addentrerà in questa
foresta di spine fatta di silenzio e gelo? Il tuo cuore è tale.... chi
mai sarà tanto pazzo o sciocco?? Forse è vero che hai perduto il cuore,
ma sappi che egli è tornato e forse lo riscorgerai. Addio mia piccola e
non soffrire troppo della tua solitudine"
"Non ne soffro"
Mi parve una risata la sua, ma non ne sono sicura.
"Addio, addio" e scomparve.
|