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Paradisea sconfigge Deoris

 

Il mio primo duello era andato a buon fine, ora dovevo vedermela contro Deoris.
Di lei sapevo ben poco, sapevo che era riuscita a trovare i suoi poteri con la rabbia dell'istante e doveva ancora affinare la sua tecnica ma dal suo primo duello avevo notato che era riuscita ad impadronirsi dell'arte magica senza nessun problema, per me diveniva un ostacolo molto grosso se volevo raggiungere la vittoria.
L'ora del duello era per la mezzanotte verso le pianure a sud di Kolise al di là del Kruill, quindi avevo tutto il tempo per prepararmi.
Mi trovavo nella mia dimora, seduta su un tre piedi con la spada fra le mie mani intenta a lucidarla, Kimshara al mio tocco vibrava come se facesse le fusa, la toccavo con grazia e dolcezza come può fare la mano di una donna innamorata e sentivo fremere il mio corpo ad ogni tocco, l'ammiravo contro luce se vi erano ancora imperfezioni, e mentre la osservavo mi accorsi che la mia amica non aveva un giaciglio dove essere coricata; nel mio primo duello non avevo avuto modo di farglielo... ora dovevo costruirle un fodero indistruttibile al fine di riporla in tempo di pace.
Così iniziai, presi la pelle di un agnello, con ago e un filo preso dal mio mantello di rete la cucii, poi la immersi in una sostanza nera che stavo facendo bollire dentro un calderone e alla fine vi feci un sortilegio:
"Morbido come lana per caldi sonni dentro, duro come il più duro dei metalli fuori, nessuno mai ti spezzerà", ripetei le parole per tre volte e il fodero si illuminò per un secondo per poi tornare allo stato normale.
Ora era a prova di magia e di spada, e vi riposi subito la mia amica.
Il mio primo torneo mi aveva fatto capire che non ero ancora molto forte da poter maneggiare una spada, allora mi alzai dal tre piedi, sfilai kimshara dal fodero e mettendomi in posizione di combattimento incominciai l'addestramento, anche se non era semplice.
Soprattutto allenarsi da sola era molto noioso, non sapevo cosa fare e in quell'istante decisi di andare alla Taverna del Drago Verde a cercare qualcuno che mi potesse aiutare con qualche consiglio.
Ma arrivata all'entrata della taverna, vidi senza essere vista i miei amici che mangiavano e bevevano e tra le due cose erano intenti a scommettere su chi avrebbe vinto il prossimo duello.
La mia avversaria era molto forte e questo influiva sulle scommesse, mi avevano data 5 a 1 e la cosa allettò Roy, Licht e Abigor che scommisero su di me.
A quel punto chiusi gli occhi e dissi tra me: "Paradisea, ora non puoi perdere se no questa sera ci saranno tre guerrieri a farti la festa!"
Uscii di fretta e furia dalla Taverna senza chiedere niente a nessuno, avevo paura che oltre ad alzare la posta mi avrebbero consigliato male quindi arrivai prima del previsto nel luogo stabilito e mi sedetti aspettando che arrivasse la mia avversaria.
Non vi era nessuno ero la prima e visto che ero sola mi studiai il campo.
Mi trovavo in un'arena allestita per l'occasione dal mago Morbovia.
Tutt'intorno fiamme magiche evocate dallo stesso mago che illuminavano il luogo con danze incessanti di luci ed ombre, il terreno era asciutto.
Intorno il vuoto, il nero della notte non faceva intravedere nulla a parte gli spalti per gli spettatori.
Mancavano 10 minuti all'ora stabilita e incominciai a vedere l'arrivo delle amazzoni, insieme a loro i guerrieri, dopo poco maghi e sacerdotesse e tutti gli altri e per finire le Madras.
L'imperatrice e il custode sarebbero apparsi all'ultimo torneo, quello decisivo per consegnare il trofeo, poi il mio sguardo fu attratto dai tre guerrieri che si sfregavano le mani e mi sentii male:
"Oddei! Ora sono fritta!" pensai tra me "Mi dovrò impegnare tre volte di più se non voglio......", ma poi riflettei "Sono un ammaliatrice! Non mi faranno alcun male se mi scoprirò gli occhi in caso di perdita, perchè non vi ho pensato prima! Forse il fatto che non mostrassi più i miei occhi ad anima viva mi aveva fatto pensare che ero come tutte le altre, ma non era così".
Allo scoccare dell'ultimo minuto ecco arrivare la mia avversaria, sapeva bene che poteva vincere in quanto come strega era più potente della sottoscritta; ma io prima di essere una strega ero un essere umano ed in me batteva il cuore di chi non si vuole arrendere mai.
Deoris, la mai avversaria, era molto bella e la sua bellezza mi faceva sentire a disagio, non era molto alta ma si vestiva bene ed aveva un portamento molto femminile, non era molto muscolosa come del resto tutte le streghe non lo sono,
Aveva i capelli lunghi fino alle spalle un po' mossi tendenti al castano chiaro, i suoi occhi strani ma affascinanti erano di due colori... il destro azzurro come il cielo d'estate ed il sinistro verde come i pascoli di Arcano.
La sua veste era molto semplice, lunga fino alle caviglie, con maniche strette sul braccio per poi allargarsi all'altezza dei polsi, molto aderente in vita e sul petto.
Per la prima volta mi sentivo a disagio per il mio aspetto, ma non glielo feci vedere, guardai le sue vesti ed i suoi capelli curati mentre il mio corpo un tutt'uno con la natura.
Ma lei se ne accorse e incominciò a parlarmi, voleva farmi perdere la concentrazione e mi attaccò sul mio abbigliamento dicendomi: "A fine duello ti do io l'indirizzo di un buon sarto!" poi aggiunse, "Sembri più una pescatrice che una strega!" sogghignando.
Io rimasi in silenzio, aspettavo solo l'inizio del combattimento.
Mago Morbovia pronunciò le fatidiche parole: "Che il duello abbia inizio! E questa volta state attente dove lanciate le spade!"
Iniziammo.
Kimshara era ancora nel fodero, non volevo farla uscire ancora, volevo prima studiare la mia avversaria e così incominciai a muovermi intorno a lei formando un cerchio, da prima piano poi sempre più velocemente fino a creare un'illusione ottica.
Sembrava che la mia avversaria fosse circondata da tante mie sosia e tutte sembravano vere, da quella posizione attaccai lanciando delle saette contro di lei, lei non si scompose, chiudendo gli occhi le rispedì indietro con il suo bastone magico facendo svanire l'illusione ottica.
Allora attesi una sua mossa rimanendo con la mano sull'elsa in caso mi fosse servita Kimshara.
Deoris si mise con le mani congiunte in forma di preghiera e farfugliando parole incomprensibili per me, fece apparire una porta dimensionale.
"Oh Dei! Quale essere vorrà far arrivare dal mondo oscuro?" per un attimo pensai a chi poteva evocare e le mie gambe incominciarono a vacillare quando dalla porta uscirono strani suoni, grida sovrumane... qualcosa di orribile e indescrivibile stava uscendo da quel portale ma si poteva soltanto sentirne il puzzo, in quanto era un mostro invisibile, ma dal fetore che emanava poteva solo essere una bestia immonda ...
Arretrai, spinta dalla paura volevo scappare ma Kimshara fremeva per uscire, la sentivo vibrare sotto la mia mano come se volesse attirare la mia attenzione.
Allora la sfilai dal fodero e la portai verso il mio viso chiudendo gli occhi; riuscivo a vedere l'immonda creatura attraverso la pietra incastonata nella spada che mi rifletteva l'immagine nella mia mente e non mi serviva altro che aspettare una sua mossa.
La bestia era alta più di 3 metri ma era un po' ricurva poichè teneva una gobba, il volto era enorme, con zanne a sciabola, il suo fiato forse era più fetido del suo odore, occhi come quelli di un serpente freddi ed impenetrabili; era ricoperto di pelo, gli arti superiori come quelli di un uomo ma con tre dita, con lunghi artigli e inferiori di bestia.
Senza Kimshara non avrei potuto vedere come mi avrebbe attaccata ma grazie a lei ed al mio fiuto riuscivo quasi sempre a fermare i suoi attacchi.
Si muoveva in modo lento, quasi goffo, ma quando doveva sferzare un attacco era molto veloce e si avvicinava sempre più alle mie membra, ogni tanto mi feriva ma il più delle volte fermavo con la spada i suoi attacchi.
Alla fine stufa di quel sortilegio mi mossi come un felino e attaccai da dietro le spalle il mostro, saltando sopra la sua gobba infilzai kimshara nel suo cranio.
Si sentì solo un tonfo e poi null'altro.
Mi diressi verso la mia avversaria pensando che era pronta a sferrarmi un'altra magia, ma mi sbagliavo: fece una magia su se stessa, dal suo corpo si allungarono strani aculei che le strapparono la veste...
"No! Stava evocando il sortilegio degli aculei della morte!" pensai tra me, " Mi vuoi proprio morta?" le chiesi con sospetto.
Lei rispose, dicendomi: "Tranquilla il veleno è stato cambiato, non voglio perdere il duello! Al limite dormirai per un bel po'".
Dovevo stare attenta, ed incominciai a guardare bene cosa volesse fare, incominciò a lanciarmi un paio d'aculei ma riuscii a schivarli con molta agilità.
Allora mi venne in mente l'incantesimo del tramutare l'uomo in bestia e indicando Deoris dissi:
"Ali di pipistrello, coda di lucertola, bava di limaccia, che il mio avversario si tramuti in pecora!"
Dalla mia mano uscì una sottile nebbiolina che scendendo giù si diresse verso la mia avversaria, ma lei invocò la magia del soffio di vento, che spinse via il mio incantesimo facendolo disciogliere.
Questa volta ero veramente nei guai, non sapevo più cosa fare e Deoris si avvicinava sempre più a me con quei suoi aculei dicendomi:
"Fatti abbracciare! Fatti dare un caloroso abbraccio, amica mia!"
A quelle parole abbassai la guardia, guardai per terra e feci scivolare dalle mie mani kimshara in segno di sconfitta sentendo l'ultima sua vibrazione sulla mia mano e mi diressi verso Deoris quasi accettassi la resa attraverso la sua magia, lei mi guardava fiera e un sorriso sulle sue labbra le rimase impresso; poi cadde a terra in un sonno profondo.
Morbovia alzò in alto le mani gridando: "Paradisea è la vincitrice!"
Tutti rimasero sbigottiti, "Cosa era successo?" si sentì da lontano qualcuno che chiedeva.
Io ero in piedi vicino al corpo addormentato di Deoris con in mano un suo aculeo, non potendola battere con la mia magia ero riuscita con l'inganno, avevo fatto credere alla mia avversaria che accettavo la resa, ma giunta vicino a lei con un gesto fulmineo prima che lei potesse attaccare, le strappai via un aculeo per poi torcerglielo contro, così riuscii a vincere il mio secondo duello.
Mi guardai in giro, nessuno fiatava, poi d'un tratto i miei occhi si posarono sui tre guerrieri che riscuotevano la vincita e la mia anima si mise in pace.
Ad un tratto il mio sguardo s'incrociò con quello di Abigor e lo vidi avvicinarsi a me con passo deciso, io rimanevo immobile aspettando una sua mossa, lui mi guardava con dolcezza come non aveva mai fatto con nessun'altra e giunto il più vicino possibile a me mi disse: "Amore vieni, ti porto a casa, dove curerò le tue ferite con il mio amore..."
Io mi feci prendere in braccio senza opporre resistenza ed appoggiando la mia fronte sulla sua spalla incominciai ad immaginare quale cura avrebbe usato per le mie ferite, il mio cuore batteva all'impazzata e in quell'istante pensavo che fosse per il combattimento appena svolto, ma capii più tardi che non era così ....




  Paradisea

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