Lear
sconfigge Elanor
Il sole sta tramontando all’orizzonte mentre su un piano levigato di
roccia di un alto monte, sono stagliate all’orizzonte due figure, una
di fronte all’altra.
Sono due giovani ragazze impegnate in un importante torneo di magia.
Le ragazze sono due streghe, una è Elanor e l’altra sono io, Lear.
Ci fissiamo attentamente negli occhi e, dopo il via iniziale,
incominciamo la nostra battaglia.
Prendiamo le posizioni di partenza e ci prepariamo ad attaccarci con
le nostre spade.
Non sono una gran combattente anche perché per me e la prima vera
esperienza combattiva.
Ci attacchiamo e cerco di schivare i colpi dell’avversaria e di
contrattaccare ma sono ugualmente ferita, non gravemente, alle
braccia, alle gambe.
Lei riesce a prendermi alla sprovvista e perdo la spada che scivola
fino al bordo del piano levigato.
Decido allora di attaccare con arti magiche, campo in cui sono un po'
più esperta.
Provo a tirarle una pozione acida ma lei prontamente la schiva ed è
ferita solo superficialmente al braccio sinistro.
Lei corre verso di me e io, nel tentativo di spostarmi scivolo a terra
rompendomi il polso destro.
Un gran dolore ora attraversa il mio braccio e, quando sta per
colpirmi con la spada, rotolo e mi allontano da lei e cerco di
rimettermi in piedi.
Con difficoltà ci riesco e cerco un’altra pozione che possa salvarmi
dalla sua collera ormai all’estremo.
Trovo una pozione la quale non ricordavo di avere.
È di un rosso intenso, molto cupo, e, la vittima che ne viene a
contatto, non vede più la realtà ma solo ciò che essa desidererebbe
osservare.
Riesco a colpirla ma con la sua magia riesce a liberarsi da queste
illusioni ottiche.
Ora lei da vera gentildonna decide di gettare la spada ed iniziare a
combattere con le arti magiche di sua conoscenza.
Inizia a lanciarmi varie pozioni a me sconosciute ma, con
l’incantesimo che mia zia mi aveva insegnato, riesco a proteggermi con
uno scudo magico.
Ora lei decide di usare un incantesimo.
Non so quali effetti ha ma debolmente, a causa del mio polso rotto e
dolorante e non più utilizzabile, riesco a respingere il colpo.
Lei prova di nuovo a colpirmi con un altro incantesimo e riesce a
colpirmi e io cado a terra.
Non conosco gli effetti di quest’incantesimo, in ogni modo riesco a
riprendermi e, mentre lei si stava incamminando verso il bordo del
piano levigato, mi rialzo a fatica con il corpo cosparso di ferite, e
le dico che ancora l’incontro non è terminato.
Ora decido di utilizzare la mia ultima carta decisa a vincere.
Il mio corpo emana un’aura azzurra e i miei vestiti ondeggiano al
forte vento che si è alzato e il cielo, prima di un rosso fuoco, ora è
più nero delle tenebre più profonde.
Avanzo lentamente verso di lei tenendo alzato il braccio destro,
ancora sano.
Arrivata al centro del piano levigato, alzo la testa e il braccio,
teso in avanti, al cielo concentrando tutta la forza dei fulmini su di
me.
A questo punto, giro la testa verso di lei e abbasso il braccio
tracciando la traiettoria del fulmine che dovrà colpire la mia
avversaria.
Il fulmine dalle nubi scende verso il terreno, a pochissimi metri da
me e improvvisamente devia, prima di toccare il suolo, e si dirige
verso la vittima.
Lei non ha scampo.
E’ colpita e cade a terra svenuta.
Dopo di ciò il cielo torna nuovamente ad essere di un rosso fiammante
e le nubi si dissolvono nel cielo improvvisamente, proprio
com’apparvero.
La battaglia è terminata ed ho conquistato la vittoria.
Sono esausta, mi avvicino alla mia avversaria e mi stendo a terra
cercando di riprendere le energie
Lear
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