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Paradisea sconfigge Blackangel

 

La sera prima del torneo.
Ero nella mia dimora, sola, intenta a cercare di capire come avrei fatto a combattere, per me era la prima volta che partecipavo ad un torneo e non ero molto sicura di vincere, in più mi accorsi che ero l'unica, o quasi, a Kolise a non avere una spada ed io non sapevo nemmeno come si costruiva una spada!
Così mi misi in preghiera verso la dea Farahir:
"Oh, mia dea! Tu che hai vegliato e veglierai ancora per anni sulle amazzoni aiuta la tua devota in quest'impresa, aiutami a costruire una spada!"....
Ad un tratto dal profondo del mio cuore sentii una voce che mi tranquillizzò, dicendomi:
"Non temere Paradisea, io sono con te, forgerai questa notte una spada, sotto la mia guida, ed io vi risiederò. Per anni, quand'eri piccola, ti sono rimasta accanto come insegnante di vita, ora come spirito ti proteggerò come promisi a tua madre anni or sono".
Da quelle parole riconobbi chi era lo spirito, non era la dea .... era la mia cara e vecchia amica Kimshara!
La pantera fedele a mia madre, in tutti questi anni se pur morta per salvarmi non mi aveva mai abbandonata, aveva promesso di proteggermi ed eccola mentre compiva il suo destino.
Incominciai la mia impresa, sotto la guida di Kimshara; accesi un fuoco così forte da forgiare cento spade, presi un materiale trovato anni prima nel mio girovagare, incastonato nella roccia, forse caduto insieme ad un meteorite, e messo sul fuoco iniziai l'opera.
Dopo molto battere e immergere nel fuoco, battere e mettere nell'acqua, la spada era pronta. Kimshara vi entrò e la spada incominciò a splendere di luce propria, la sua luce era così bianca da accecare chiunque, l'impugnatura aveva preso la forma della sua zampa finendo con gli artigli in attacco, tra la lama e l'elsa vi era incastonato una pietra verde a forma d'occhio.
L'alzai sopra la mia testa e dissi:
"Kimshara, tu sarai il prolungamento del mio braccio. Tu ed io saremo un'unica cosa, mai nessuno ci dividerà", a quelle parole la spada vibrò come se stesse approvando ciò che dicevo.
Il mio compito non era ancora finito: stava arrivando l'alba, avevo un'arma, ma dovevo ancora imparare a destreggiarmi con lei; così iniziai nelle poche ore che mi rimanevano di tempo a muovermi con kimshara.
All'inizio sembravo (No! Ero) goffa, dopo un po' ci presi la mano, la sentivo vibrare ad ogni fendente e ad ogni affondo nell'aria.
Ora ero pronta o quasi, ma anche se non lo ero non potevo tirami indietro, volevo dimostrare il mio coraggio, e un torneo era il modo migliore per farlo.
Stava arrivando l'ora stabilita per il torneo, non volevo far tardi, quindi presi il mio mantello di rete e gli occhiali e, uscendo dalla mia dimora con in mano la mia amica, m'incamminai verso il posto designato.
Sentivo la brezza fresca del mattino sulla mia pelle, mi piaceva, incominciò a muovermi i capelli molto dolcemente che sembravano volessero ballare dal piacere; le strade erano vuote, erano già tutti nel luogo stabilito.
Attraversai tutta la Kioskas e m'incamminai verso Kanveska: il torneo si sarebbe effettuato sulla riva del fiume Kruill tra Kolise e Kanveska.
Mentre camminavo lungo la riva del fiume per accingermi ad arrivare al luogo designato, guardai le sue acque e sentii una voglia irrefrenabile di tuffarmici, così lasciai la spada e m'immersi; volevo scrollarmi da dosso la fatica della notte precedente che per la fretta di partire non avevo fatto in tempo a fare nella mia dimora.
La freschezza dell'acqua riuscì nell'intento e quando ne uscii mi sentivo rinata.
Ero ancora bagnata quando arrivai finalmente nel luogo stabilito per il torneo, alla mia destra il fiume Kruill, alla sinistra il bosco intorno tutto prato, forse antico letto del fiume che con il tempo aveva formato quella piana verdeggiante; mi guardai intorno e vidi tutti presenti a formare un cerchio intorno a noi.
Non mancava nessuno, nemmeno la mia avversaria la strega Blackangel, era la prima volta che c'incontravamo e rimasi immobile ad osservarla: era molto bella, aveva i capelli color oro con sinuosi riccioli che le ricadevano sulle spalle screziati di tanto in tanto da un rosso mogano, le sue labbra erano molto sensuali, i suoi occhi color del mare in tempesta risplendevano alla luce del sole, i suoi lineamenti erano molto dolci e si vedeva che curava molto il suo aspetto, il suo corpo era fasciato da una pelle nera che stringeva le sue grazie, ora capivo perchè gli uomini ne erano attratti.
Di lei sapevo poco ma mi avevano detto che un tempo era stata un'amazzone, quindi dovevo presumere che era molto brava con la spada.
Morbovia il mago, era il giudice del torneo, ci disse:
"Siete pronte? Che il combattimento abbia inizio!"
Mi misi in difesa, non volevo essere la prima ad attaccare, infatti incominciò la mia avversaria scagliandomi una palla di fuoco, feci in tempo a mettere davanti a me Kimshara che con mia sorpresa, scagliò la palla in aria facendola finire nelle acque del fiume Kruill ... dal tonfo si alzò una nube di pioggerella che bagnò tutti i presenti.
"Non volevo ucciderti!", disse sogghignando "Volevo vedere se eri alla mia altezza!".
Blackangel allora provò con una scarica di saette, mi avrebbe tramortita se non fossi stata più veloce di lei e con un balzo felino saltai evitando i colpi, poi corsi a zig zag verso di lei, per evitare i successivi, e affondando la spada nel terreno a mò di bastone feci una piroetta ridiscendendo dalla parte opposta.
"Vedo che sei agile!" disse.
"Agile come un felino!" ribattei io.
Ora toccava a me farle vedere cosa sapevo fare, misi nella mano sinistra Kimshara e la destra l'alzai al cielo componendo un sortilegio, dissi:
"Bava di Bufo viridis, Bava di Helix, che la piaga sia dolorosa", poi diressi la mano verso la mia avversaria scagliandole il maleficio.
Dalla mia mano incominciò a liberarsi una nebbiolina fioca che scendendo a terra si muoveva strisciando come un serpente e incominciò a dirigersi verso Blackangel.
Lei cercò di difendersi facendo apparire uno scudo di magia intorno a se, ma non servì a nulla: il sortilegio della piaga dolorosa, alla quale niente può resistere, si avvinghiò stretto alla mia avversaria e svanì entrando nella sua bocca; non si muore di piaga ma il dolore è tanto forte da non poterlo sopportare.
A quel punto lei s'inginocchio e mettendosi le mani sul volto emise un urlo, stava incominciando a fare effetto il sortilegio, ma con mio stupore Blackangel si rialzò quasi subito e scoprendosi il viso dalle mani mostrò a tutti il suo deturpamento.
Grosse, putride piaghe e pustole le infestavano il corpo, crescevano a vista d'occhio, in alcune si poteva vedere il sangue mischiato al pus giallognolo che ne usciva fuori sporcando la sua veste, il suo bel viso non si riconosceva più, era deturpato; il dolore che causavano era sovrumano, arrivava fino al cervello e nessuno sarebbe riuscito a resisterne, eppure la mia avversaria si, aveva fatto un solo urlo.
"Quale magia aveva usato? Quale forza interiore poteva mai avere?" pensai tra me...
Guardandola con disgusto le dissi:
"Non voglio deturpare il tuo bel visino! A fine torneo ti tolgo l'incantesimo, comunque vada, fidati!"
Lei mi guardò in quell'istante con odio e rabbia, per l'affronto che avevo commesso sguainò la sua spada e mi urlò:
"Ora mi sono stancata! Voglio finirla con te! Voglio vincere!", dicendo ciò, si avventò sulla mia persona; io la guardavo mentre mi veniva contro alzando la sua spada pronta a ferirmi una spalla, ma kimshara, sempre al mio fianco, mi difese prontamente dal suo attacco.
Ci trovavamo l'una di fronte l'altra e le nostre spade scintillavano al contatto, con forza mi sferrava colpi da destra a sinistra e viceversa, a volte ferendomi di striscio parti varie del mio corpo che erano sulla sua traiettoria.
Vedevo il mio sangue scendere giù e bagnare la madre terra e non potevo fare nulla per fermarlo, io mi difendevo dai suoi attacchi con molta difficoltà e sentivo che non avrei resistito a lungo, non ero abituata a combattere con la spada e le mie braccia si stavano indebolendo; allora mi venne un'idea: con le ultime forze rimaste la scaraventai lontano, dopo di che disegnai nel terreno un cerchio con la punta della spada ed emisi il sortilegio dell'illusione:
"Cerchio magico, cerchio magico, il visibile corpo che risiede dentro di te, diventi invisibile agli occhi dell'avversario" pronunciai in modo veloce queste parole per tre volte e come da copione, Blackangel prima che potesse fare qualcosa, mi vide sparire e non sapendo più dove attaccare e se io l'avrei attaccata incominciò a dirmene di tutti i colori:
"Non sei onesta! La magia che stai facendo non vale! Stai barando! Ora se mi batti lo fai con l'inganno!" ecc. ecc.
Diventata invisibile ai suoi occhi, ma non a quello degli spettatori, per me era più facile riprendere le forze (non volevo vincere con un trucco del genere, ma non volevo nemmeno essere battuta), dagli spalti sentivo le amazzoni gridare:
"Black, ce l'hai di fronte, perchè non attacchi? Ma non la vedi!", lei era troppo arrabbiata per sentire cosa le dicevano e furono vane le loro grida, sferzava colpi da tutte le parti senza mai prendermi, poi ad un tratto vidi Blackangel fermarsi e chiudere gli occhi.
"voleva ascoltare i miei rumori, forse i miei pensieri!" pensai tra me, e decisi di azzerare la mia mente per non farmi percepire.
Passati 5 minuti gli spettatori si erano spazientiti per quella pausa inattesa, io però non me ne curavo e appena ripresi le forze feci sparire il cerchio magico; mi feci trovare davanti a lei con la spada che da terra saliva su fino a toccare la sua.
Blackangel ebbe un sobbalzo, non se l'aspettava, poi con la forza che ero riuscita a riprendere riuscii a togliergliele di mano la spada che dal gran colpo inferto venne catapultata lontano infilzandosi nel terreno ad un passo da Morbovia, il quale disse:
"Ohi! Che mi volete fare il pelo?".
A quel punto misi la punta della mia spada alla gola della mia avversaria e le dissi:
"Mai cantare vittoria prima del tempo!".
Ma lei non si voleva dare per vinta, voleva sferzare l'ultimo attacco,vidi il movimento del suo gomito sinistro che voleva colpirmi allo stomaco ma lo fermai premendo Kimshara alla sua giugulare e le dissi: "Se ci tieni a vivere non muoverti! Non ti ho voluto fare del male perchè odio vedere bagnare la terra di sangue, ma se ci tieni ti posso anche accontentare! Anche se so che perderei lo stesso il torneo!", detto ciò la mia avversaria alzò le mani e mi disse:
"Mia cara, fammi almeno suonare un'ode alla tua vittoria!"
io acconsentii, e lei estrasse da una bisaccia un flauto, ma non conoscevo il potere del suo flauto: pensavo fosse solo un oggetto dai dolci ricordi.
Blackangel incominciò a suonare la sua cantilena e ad un tratto da dietro il bosco apparve un drago.
Per lo spavento la lasciai andare e lei vi saltò in groppa, poi risuonò l'oggetto magico e fece tramutare la terra dove mi trovavo in sabbie mobili.
Mi sentivo sciocca, avevo avuto la vittoria a portata di mano e l'avevo persa per vanità.
Ora mi trovavo persa, stavo affondando nelle sabbie mobili quando mi venne in mente un'altra idea:
"le sabbie mobili erano fatte si sabbia ed acqua, giusto! Avrei chiamato in mio aiuto gli spiriti dell'acqua" e così feci, alzai le braccia al cielo e dissi:
"Oh Spiriti che risiedete nelle acque, ascoltate la mia supplica, un vortice dal sotto al sopra innescate, fatemi volare fuori da questa melma!"
La terra sottostante incominciò a tremare, un boato cresceva sotto di me.
Ad un tratto un sbuffo di sabbia e poi un getto forte d'acqua mi spinse fuori da quella fanghiglia.
Il volo era stato talmente grande che arrivai all'altezza del drago di Blackangel e con una mano presi una caviglia della mia avversaria facendola cadere dal suo destriero, nel ridiscendere a terra lasciai la presa e feci un paio di piroette per decelerare la caduta, invece la mia avversaria cadde di fondoschiena.
Una volta a terra rimisi la lama della mia spada alla sua gola e questa volta non l'avrei più tolta.
"blackangel ti arrendi?" le chiesi.
Lei rispose:
"Si basta! Mi dolgono troppo le natiche!".
Era finita, Morbovia decretò la mia vittoria.
Solo allora crollai a terra esausta e sanguinante rimanendo in ginocchio davanti alla mia amica.
Non credevo di riuscire a vincere, la mia avversaria era forte e più tardi quando le tolsi il sortilegio facendo riaffiorare tutta la sua bellezza, le feci i complimenti.
Era stata una degna combattente, per fortuna che giocavamo per la stessa squadra e non eravamo nemiche.
Uscite dal campo aspettai un po', mi curai le ferite riportate dal combattimento, e appena ripresa mi misi ad osservare il duello successivo per apprendere le tecniche degli altri.



  Paradisea

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