Squall
sconfigge Morbovia
"Ciao
Squall!" Arcer mi stava salutando.
L’amazzone mi stava venendo incontro.
"Come mai da queste parti?" le chiesi pronto.
"Hei Maghetto! Ho sentito che hai vinto la prima battaglia del torneo,
complimenti!"
"TI HO DETTO MILLE VOLTE DI NON CHIAMARMI MAGHETTO!!!!" le risposi.
"(sogghignando) hehehehe"
"Perché ridi adesso??????"
"Niente, non ti preoccupare! A proposito, raccontami come è andata!
Voglio la descrizione di ogni punto della tua vittoria!"
A quel punto la mia espressione non fu più gioiosa.
"Se ci tieni ti racconterò tutto" le dissi.
"Non fui molto felice quando venni a sapere che dovevo sfidare
Morbovia…. Ma io mi ero iscritto soprattutto per cercare di scoprire
chi aveva ucciso mio padre e questo non dovevo dimenticarlo.
Ed è anche per questo che come arma usai la Lionheart, la spada del
sapere, della magia arcana: infatti quest’arma non può venire usata
con la potenza fisica, essa e la serva della magia, essa ha un proprio
volere….. Quando ci portarono sul campo di battaglia Morbovia
continuava a fissarmi silenzioso. Capii subito che avrei faticato e se
volevo vincere dovevo impegnarmi sul serio, cercando di ricordare ogni
singolo insegnamento che mio padre mi aveva insegnato."
"Ti prego, non fermarti, continua" Arcer mi stava incitando ad andare
avanti col racconto.
La accontentai:
"Dopo pochi attimi lo scontro ebbe inizio. Sinceramente non riuscii
neanche a rendermi conto di quello che stava succedendo che subito mi
ritrovai steso addosso ad un grosso masso, ad un paio di metri da
dov’ero! Ero stupefatto dalla potenza di Morbovia. Non mi aveva
parlato da quando eravamo nell’arena, ma avevo sentito dire che era un
Mago molto temuto. Cercai di rialzarmi ma altre di quelle "sferzate"
di aria che Morbovia riusciva in qualche modo a produrre mi colpirono
in pieno."
"Chissà che male!"
"Vuoi che ti faccia sentire quanto fa male?"
"No no no no continua!"
"Gli occhi di Morbovia erano diventati di un rosso acceso. Non dovevo
più esitare: raccolsi dentro di me tutta la potenza magica che
possedevo, il mio corpo divenne incandescente come lava, sentivo il
potere dentro di me crescere, alla fine il fuoco mi avvolse
permettendomi di controllare l’enorme potere delle fiamme. Nonostante
tutto Morbovia era immobile davanti a me, rimase immobile anche quando
lanciai le fiammate del potere addosso a lui! Ma dall’incendio che ero
riuscito a provocare rispuntò fuori Morbovia! Era intatto! Senza
neanche un minimo graffio! Ed ancora quelle sferzate che mi fecero
cadere su un fiumiciattolo che c’era nei pressi "dell’arena". Oramai
il mio sangue era mischiato con quell’acqua fresca e limpida del
fiume, ormai mi stavo assopendo. Ma fui in grado di capire le ultime
parole che Morbovia mi disse: - Neanche la collera per la morte di tuo
padre è riuscita a farti vincere!- Da lì in poi ricordo solo che
sognai……. Sognai mio padre…… riuscii a ricordare i consigli che mi
dava: "L’odio è un'arma potente in battaglia! Ma prima o poi ti porta
a fare qualche stupido sbaglio che potrebbe costarti la vita….." quel
pensiero continuava a ripetersi nella mia mente fino a quando non
capii il senso di quelle parole: il mio spirito da fuoco ardente
doveva diventare acqua! Acqua che come riflette l’immagine del nemico
doveva riflettere le mosse dello spirito di Morbovia! Mi rialzai
subito! Il tempo in cui persi sensi mi parse un infinità nonostante
fossi stato a terra pochi secondi. "Non ti sei ancora arreso Squall?"
quella era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso! Morbovia
rilanciò quelle specie di fratture dell’aria. Ma mi ero ricordato gli
insegnamenti di mio padre! Ora cominciavo ad intuire come dovevo
muovermi: i movimenti del nemico si riflettono nel mio pensiero! Sono
io che ho l’iniziativa, SONO IO CHE GESTISCO LO SCONTRO! Fu in questo
modo che riuscii a schivare con movimenti felini ogni attacco di
Morbovia giungendo alle sue spalle, e, senza esitare lo colpii alla
nuca con il manico della mia spada. Gli schizzi dell’acqua volavano
nella scena magica mentre Morbovia barcollava. Ero riuscito a
sorprenderlo neutralizzando ogni suo tentativo di difesa. Morbovia
cercò comunque di reagire ma ormai i suoi colpi non avevano effetto su
di me! Gli comparsi davanti, e lo guardai negli occhi: riuscivo a
scorgere la paura della sconfitta. Mi bastò toccarlo perché il mio
spirito d’acqua invase l’animo indifeso di Morbovia. Lo vidi volare
via, come se qualcuno gli avesse dato un poderoso pugno. Il corpo
stanco di Morbovia atterrò ai piedi dell’arbitro dello scontro. A quel
punto non c’erano più dubbi: ero io il vincitore! Avevo vinto! Avevo
superato me stesso"
Quando finii di parlare Arcer si alzò dalla sua sedia.
Aveva capito che era meglio che se ne andasse: aveva aperto delle
cicatrici nel mio animo.
Ringrazio ancora il suo gesto, fu molto comprensiva……
Squall
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