Il deserto oltre la cordigliera
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Antefatto - VOLODJA
Oh Hammers, che trovate dimora in codeste lande, sotto il regno
dell'Imperatrice, tremate!!
Tremate poichè io son qui per portar dolore e distruzione, chè la
guerra è ciò che io reco meco.
ELLA vite chiede, e io vite devo darle, così io voi ho scelto, come
prima scelsi molti altri.
Breve son stato e chiaro, spero, poichè altro non vi è da dire. |
ABIGOR
Benvenuto Volodja, non chiedo di meglio, per me è un invito a nozze.
Io mi nutro di guerra, aspetto con impazienza....... athelier,
incomincia a passare le armi una ad una, controllandone l'equilibratura
e il filo delle lame.. firuliii firrulaa...
Questa è la natura del viaggio...
SAGITTA
"Mio signore, non puoi affrontare Volodija da solo" dice Sagitta a
Mathaius, "egli è la crudeltà personificata e viaggia con le forze del
male, la distruzione è sua madre, la morte lo accompagna al fianco, e la
disperazione lo segue. Non posso lasciarti da solo, solo con le armi
magiche fornite dal drago che hai già affrontato potrai abbattere questo
necromante che non capisce ragione, egli non può capire dove si trova
perchè qui è sovrana... la ....."
Mathaius copre la bocca di Sagitta con un bacio voluttuoso, e la
zittisce, ridendo si stacca da lei ed esclama: "Mia dolce maghetta, non
sono solo, la sfida è grande... molti valorosi difenderanno Arcano,
ricorda: NOI CAMBIEREMO IL NOSTRO DESTINO"
IL DESERTO OLTRE LA CORDIGLIERA
SAGITTA
Sagitta aveva cavalcato a lungo, per oltrepassare il pianoro ad est
della cordigliera, lontano da ogni Kioskas, e raggiungere Mathaius, la
notte era scintillante dal freddo, le stelle brillavano come non mai
nella notte rischiarata dalla luna piena.
Notte costellata di magia, in Arcano, una cometa attraversava quel
firmamento (ricordi? Futuro?) Sagitta non lo sapeva, doveva raggiungerlo
rapidamente altrimenti Mathaius avrebbe continuato la sua ricerca da
solo al di là della cordigliera irraggiungibile.
Il cavallo nella notte ansimava ed il fiato annebbiava l’aria tersa, un
lungo fischio un richiamo: "Eccomi mio signore, sono pronta, arrivo da
te" .
Uno scintillio negli occhi di Sagitta rendeva il suo viso brillante alla
luce lunare.
Silenzio e galoppo, ed eccolo in fondo al pianoro, seduto (no, era in
alto, levitava a mezz’aria) sorridente con il sorriso che illuminava
l’oscurità, un sorriso da lupo affamato, e i suoi occhi erano vigili e
attenti.
Sagitta non riusciva a proferire parola, la voce era ferma nella gola
pietrificata, al solo piacere di vederlo, lo raggiunse e lui non si
mosse: l’attendeva (da tempi remoti? Da un futuro che doveva arrivare?).
Gli si avvicinò con passo leggero, il lungo manto toccava la polvere del
sentiero, ed un’aura di luce (la luna dietro le spalle, il mondo dietro
le spalle) si irradiava dal piccolo corpo: tutto era etereo in quella
notte incantata.
Magia che teneva in aria Mathaius, il suo petto respirava lentamente,
allungò una mano verso Sagitta e le accarezzò i capelli dividendoli con
le dita, un gesto consueto di tempi a venire.
Un coyote ululò alla luna, e si alzò nel cielo un'ombra scura, un
frullio di ali, il tempo era fermo nei loro occhi, che si erano
incontrati: possesso, dominio, cancelli del potere aperti e mai
richiusi, oro e miele fusi insieme, calore e gusto di vita.
La attirò a sè e la baciò a lungo, respirando nella bocca il suo profumo
misterioso (sirena?), mia adesso mia.
Calore e brividi lungo la schiena un tremito li percorreva entrambi,
lasciandoli senza respiro.
Mathaius si sollevò ulteriormente ridendo, con la gola piegata indietro,
era felice, pienamente felice.
Sentiva la sua forza crescere ogni giorno ed il nuovo potere che gli era
arrivato, i piccoli riccioli che gli circondavano il viso erano madidi
di rugiada, e la ruga di volontà in mezzo alla fronte gli segnava il
profilo.
Math inspirò a fondo gustando l’aria fredda e frizzante nei polmoni,
piacere, piacere infinito; questa piccola maga, dagli occhi scuri, dal
sorriso enigmatico, lo faceva impazzire.
Dove lo avrebbe spinto, sull’orlo di questo viaggio (follia?), dove lo
avrebbe condotto alla ricerca estrema del piacere, del dolore,
dell’amore e poi lo avrebbe lasciato andare o lo avrebbe incatenato al
suo scoglio come sirena e tritone?
Non gli importava poi molto, adesso godeva dei momenti della sua
presenza, gli avventurieri della notte avevano iniziato il loro viaggio
(ai confini e oltre) nel mondo conosciuto.
Sotto di loro si stendeva, bianco nella notte, il deserto, pieno di
vita: strisciare, volo di ali, piccole zampe che spostavano granelli di
sabbia, Mathaius percepiva tutto (potere di chi?) un mondo sconosciuto,
si guardò i calzari (stivali?) sporchi sabbia e li scosse.
Tempo di andare, tempo di affrontare i propri demoni e sconfiggere la
paura (il nemico), tempo di guerra e di eroi, lei sapeva aspettare e
combattere insieme a lui.
Percorsero insieme il resto della notte, cavalcando in silenzio uno
accanto all’altro, nel sogno come sempre.
BIVACCO NEL DESERTO
Una sottile nebbia si sollevava dal terreno, Sagitta e Mathaius
cavalcavano affiancati in silenzio, il loro movimento era sincrono e
tutto sembrava attutito nell'immensità della notte del deserto.
Orione a ovest brilla come non mai.
Fuoco di passione nei loro occhi scintillanti.
Molte ombre sulla terra e cielo chiaro di luna calante e miriadi di
stelle, il freddo disegna arabeschi strani dalle narici fumanti dei
cavalli, tutto sembra immobile mentre si avvicinano ad un bivacco, un
uomo è seduto accanto al fuoco.
Sta arrostendo una lepre del deserto, il profumo è delizioso.
Mathaius scende con movimento agile dalla cavalcatura, fulmineo afferra
Sagitta per la vita e come piuma la depone a terra, sorride alla sua
maga, illuminando la notte.
"Salute a te viandante di Arcano" esordisce, "possiamo fermarci qui con
te, e godere della tua compagnia?"
L'uomo non è più giovanissimo, ma è aitante sembra un guerriero che ha
lottato a lungo ed ora ha trovato la pace, un veterano di Arcano, un
guerriero delle prime ere, strano ritrovamento nel deserto.
Sagitta lo osserva a lungo con i grandi occhi scuri, poi la sua fronte
si illumina, e comincia ad irradiare luce "Positività, forza, energia,
questo è Pyrus, adorato Math, ritrovato da poco, antico abitatore di
Arcano, conoscitore di Nusuth e Diamante"
Mathaius lo guarda attonito: "Abitante delle prime ere? Pyrus? Maga mia,
tu sai sempre stupirmi.... dimmi Pyrus, perchè questa notte nel deserto
e perchè ora sei qui, anche tu richiamato dalla magia di Arcano?"
PYRUS
Pyrus guarda sorridendo la giovane maga: la prossima volta mi metterò un
cappuccio nero.. è inutile cambiare aspetto per non farsi riconoscere..
Voi donne avete un intuito formidabile...
Si volta verso l'uomo: "Piacere; come ha appena detto la tua giovane
amica sono un antico abitante di Arcano.. ma tempo fa ho imboccato una
lunga strada che mi ha condotto molto lontano..."
S'interrompe improvvisamente, socchiude gli occhi, la mente rapita dai
ricordi:
"Comunque sia adesso è tempo di ricongiungermi ai miei amici e di
ritornare alla mia casa.. ma prima ho preferito passare una notte
solitaria nel deserto... sono stato via cosi a lungo e non so cosa
m'aspetta al ritorno. Devo riordinare ricordi ed idee... e rendermi
presentabile dato che gli anni passano per tutti (e qualcuno se n'è già
accorto..).."
Si gira verso una pentola e ridacchia: "A questo proposito vi
consiglierei di lasciare stare quella "brodaglia" laggiù prima che
ritorniate infanti, dato che è un filtro per ringiovanire... vorrei
evitare di arrivare ad Arcano con in braccio due bebè. Meglio che vi
dedichiate alla lepre e mi spiegate perchè un guerriero ed una giovane
maga si trovano cosi lontani da Arcano ...
IL SOGNO E’ UN VENTO CHE ABBIAMO STRETTO FRA LE MANI
SAGITTA
Dopo avere cavalcato alcuni giorni Sagitta e Mathaius giunsero alle
grandi montagne che costeggiano la pianura di Arcano.
Il principe fiero e forte, con il suo mantello al vento, portava l’arco
come fuscello sulle sue spalle, e il suo nero destriero rendeva
mitologica la sua figura.
Sagitta lo seguiva su una saura bianca avvolta in un saio pesante che le
copriva il capo illuminato da una piccola luce che oramai aveva
perennemente sulla fronte.
Felicità era una parola da non pronunciare per la paura che potesse
svanire: di nuovo verso l’avventura, di nuovo con lui attraverso il
sogno e la realtà.
Il vento era forte, ed odorava di pino e salmastro, come se si sentisse
il mare al centro della foresta, la notte stavano calando e la strada
impervia suggeriva prudenza: avrebbero dovuto fermarsi all’aperto e
bivaccare accanto ad un fuoco facendo turni di guardia per allontanare i
lupi o qualsiasi maleficio.
La piccola maga sorrise e sospirò: “Math, il suo nome d’amore, Math
adorato non ti preoccupare non vi è alcun nemico in questa notte scura
senza luna, e le stelle ci sono amiche, brillano felici come noi che
assaporiamo finalmente il vino di questa piccola libertà”.
La voce di Sagitta aveva il potere di calmare gli animi, di parlare agli
animali ed aveva una strana influenza su Mathaius, che sentiva il
richiamo delle sirene ed un tormento dolce e violento ogni volta che lei
sussurrava il suo nome.
Amore nella notte: dirompente, violento e dolce, onde fluide che
illuminavano il cielo di bagliori,calore luce oscurità, silenzi e grida.
Mathaius si alzò dal giaciglio, raccolse una fascina di sterpi per il
fuoco, inginocchiandosi allargò le forti spalle, i muscoli si
contrassero mostrando il petto forte e potente, preparò un rudimentale
focolare per lei …………..
I lupi erano lontani e loro erano lì in quel momento da vivere,
qualsiasi fosse il loro futuro
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