La ricerca delle origini
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Capitolo 1: L'inizio di un'avventura.
Giornata uggiosa alla Kioskas di Nakir.
Il cielo, oscurato dalle nuvole, non lascia filtrare il benchè
minimo raggio solare...
Al mio risveglio, decido di andare a cercare quella che, secondo
quanto sono riuscito a scoprire finora, dovrebbe essere una mia
parente... Ledra. |
Da quando l'ho saputo ho iniziato a cercarla e, ora che
sono così vicino alla conoscenza della verità sul mio passato, il mio
corpo freme dal nervosismo...
Dopo un'abbondante colazione a base d'arrosto di cinghiale ed idromele,
balzo in sella ad Artax, il mio fedele destriero nero, ed inizio il
viaggio che mi condurrà da lei.
Attraverso la Kioskas in ogni direzione alla ricerca della sua
abitazione.
Poi, chiedendo in giro, vengo a scoprire di non essere molto lontano da
lei...
Svolto a sinistra e, in un batter d'occhi, mi trovo dinanzi alla sua
porta... l'eccitazione per quel ricongiungimento è grande!
Chissà chi mi troverò dinanzi... che parentela ci sarà tra di noi?
Rompendo gli indugi, decido di bussare alla sua porta e, con mia grande
delusione, nessuno viene ad aprire... Non è in casa...
Mentre mi volto sconsolato, vedo l'insegna di una taverna e mi dirigo là
per ottenere informazioni...
Smonto da cavallo e mi dirigo all'entrata.
Appena varcata la soglia, vedo un'amazzone appoggiata al muro, celata
nell'ombra... mi faccio avanti e, discretamente, le chiedo se sappia
dirmi dove trovare Ledra...
Da quello che mi dice la giovane amazzone, scopro che probabilmente si
starà allenando nella foresta vicino a Kolise.
Dopo averle offerto da bere in segno di gratitudine, imbocco nuovamente
la porta e mi dirigo verso la
Kioskas di Kolise...
Avendo però bisogno di passare un po' di tempo da solo, scelgo di
risalire con calma il fiume Kruill, sperando di non incontrare nessun
nemico sulla mia via.
Sono già in viaggio da un paio di dan ma ho percorso ben poca strada,
faccio avanzare Artax al passo e mi guardo intorno ammirando la natura
che mi circonda.
Sulla mia destra, un'intricata boscaglia in cui non riesco a vedere
null'altro che i rami di maestosi alberi, peraltro molto simili alle
sequoie, aggrovigliarsi l'un l'altro a formare una maglia davvero
impenetrabile.
Qua e la, fanno capolino alcuni rampicanti con splendidi fiori purpurei
di cui purtroppo non conosco la specie...
Alla mia sinistra, in direzione della sponda del fiume, la vegetazione è
completamente diversa, canne di palude alte più di due metri creano un
riparo eccellente per i numerosi animali che vanno ad abbeverarsi al
fiume e che non posso fare a meno di fermarmi ad osservare...
Alcuni di essi li conosco già come i drakor ed i topi ma, di altri,
avevo solo sempre sentito le descrizioni senza mai avere la fortuna di
vederli dal vivo.
Sulla riva, ad attendere con estrema pazienza l'arrivo di una possibile
preda, alcuni Ululoni, nient'altro che una specie di rospo con il dorso
verrucoso di un colore brunastro e l'addome giallo, si spostavano di
canna in canna.
Poco più in là alcune Folaghe, uccelli dal piumaggio grigio-nero con una
placca cornea bianca sulla fronte, si nutrivano delle prede appena
catturate.
La mia meraviglia era grande.
La magnificenza di quel luogo non aveva pari!
Per un amante della natura come me, non poteva esserci paradiso più
idilliaco di quello...
Alla vista di questa magnificenza, mi torna alla mente una frase che mi
diceva sempre un'Amazzone che mi accompagnò a lungo nei miei viaggi
passati, prima che giungessi ad Arcano, soleva sempre recitare: "Shiryu,
la natura non fa nulla di inutile, ricordatelo sempre... dall'essere più
"insignificante" a quello più "essenziale"... tutti hanno il loro posto
nella natura.
Ricordatelo sempre! Non sta all'essere umano decidere quale specie sia
insostituibile e di quale si possa fare a meno... "
Niente poteva essere più vero di quello che mi diceva lei...
Mentre mi gusto quello splendido paesaggio, l'ombra di un Falco
proiettata sul terreno dinanzi a me, mi distoglie dalle mie riflessioni
e mi attira ad osservarlo.
Questi è a caccia. La sua attenzione è rivolta ad un giovane topo che si
mostra incautamente allo scoperto... appena questo si rende conto del
pericolo, si mette a correre cercando riparo tra le canne ma, ormai, è
troppo tardi... la sua sorte è segnata.
In pochissimi secondi, il Falco si lancia in picchiata e piomba sul
malcapitato.
Quando sembra tutto finito, un altro falco lo urta per sottrargli la
preda.
Nell'infuriare dello scontro però, la preda cade a terra.
Il primo falco, accorgendosi di quanto è successo, si getta
all'inseguimento nel tentativo di recuperare il suo pasto ma sfortuna
vuole che rovini a terra spezzandosi un'ala.
Assistendo alla scena per intero, decido di salvare il povero animale
che, altrimenti, avrebbe rischiato la vita.
E' proprio un bell'esemplare di Falco Pellegrino... ed io non posso
lasciarlo in balia della malasorte!
Non mi sarei più sentito umano se non l'avessi aiutato...
Con non poca fatica, riesco a sconfiggere la sua diffidenza e ad
avvicinarmi a lui per curarlo.
Stecco la sua ala per farla guarire rapidamente e lo metto in sella ad
Artax per assicurarmi che non corra pericoli... è giunta l'ora di
procurarsi il pranzo e, in quella zona, le prede non mi mancano
sicuramente.
M'inoltro col mio arco nel folto del canneto e mi apposto.
Non appena fermo, il gruppo di folaghe si trova ad un paio di metri da
me, prendo di mira un esemplare che sembra adatto ma... il coraggio di
scagliare la freccia mi viene meno...
E' una giovane folaga e, per questo, non riesco a decretarne la fine.
All'ultimo momento, mi fermo, sposto la mira e scocco.
La freccia sibila tra le canne allarmando i pennuti e, mentre questi
scappano all'impazzata, mi rendo conto di essere stato la causa del
fallimento dell'attacco di un altro predatore, una Vipera soffiante di
circa tre metri di lunghezza...
Appena la vedo, riconosco in lei il mio bersaglio.
Estraggo una nuova freccia dalla faretra e, in un attimo, scocco
nuovamente in direzione del rettile.
Il colpo va a segno perfettamente e l'animale stramazza a terra
esanime...
La mia battuta di caccia è conclusa.
Con quella preda, il pranzo è assicurato anche per il falco e così,
recuperatala, m'incammino verso i miei amici.
Ho avuto molta fortuna... ora possiedo il cibo per il pranzo ed il
veleno per intingerne le mie armi.
Giunto in prossimità di Artax, mi metto ad estrarre il prezioso liquido,
accendo un fuoco per cuocere l'animale e inizio a trattare la sostanza
velenosa fino a formare un impasto che, in un secondo momento, potrò
passare su tutte le armi che ho con me.
Non appena finito, anche il serpente è cotto.
Dopo un banchetto del genere (sono molto ghiotto di quella carne... e
anche il falco lo è), bagnato con abbondante idromele, risalgo in groppa
ad Artax e, col mio nuovo compagno di viaggio, riprendo la via verso la
Kioskas di Kolise.
Capitolo 2: Verso Kolise.
Ad ogni passo che Artax compie in avanti, mi sento ribollire il sangue
nelle vene.
Per quanto provi a comprenderne il motivo, non riesco a capacitarmi di
una sola possibilità plausibile... che il mio passato nasconda qualcosa
di tremendo? Così tremendo da farmi ribollire il sangue nelle vene?
O forse il motivo è un altro?
Non mi è dato saperlo... almeno per il momento!
Dopo un modesto periodo di marcia, mi accorgo di essere giunto al
margine della foresta.
Dinanzi a me, una radura si estende dalla riva destra del fiume Kruill
fino ad un enorme albero millenario... sui suoi rami, moltissimi animali
trovano rifugio dai predatori.
Affidandomi ai sensi eccezionali di Balder (è il nome che ho scelto per
il falco), che mi avrebbe di certo avvisato in caso di pericolo, mi
avventuro allo scoperto senza prendere troppe precauzioni...
Errore gravissimo... poco dopo il mio ingresso nella radura, Balder
emette un grido acuto ed Artax s'imbizzarrisce... qualcosa li spaventa
ma non capisco bene cosa.
Quando si calmano, sguaino la spada ed inizio a scrutare attentamente i
margini della boscaglia circostante ma non noto nulla di strano...
Scendo da cavallo e m'inoltro di un buon paio di metri in un macchione
di pombo, piante splendide e cariche di numerosi frutti succulenti... mi
fermo qualche istante al riparo delle loro spine, per osservare ogni
minimo movimento nell'oscurità creata da quegli enormi alberi e, dopo
pochi attimi, vedo un'ombra muoversi velocemente in direzione della
riva.
Prendo a rincorrerla ma non riesco a raggiungerla a causa del vantaggio
maturato.
Battuto in velocità, torno dai miei amici. Sono molto irrequieti!
Qualcosa non va per il verso giusto!
La loro irrequietezza, quell'ombra e la sensazione di essere osservato,
mi fanno pensare di essere in pericolo...
Senza starci troppo a pensare, monto in groppa ad Artax e riprendo il
cammino.
Continuando a tenere d'occhio il perimetro della boscaglia, mi porto
sempre più nel fitto della selva cercando di individuare una qualsiasi
forma umana...
Purtroppo, non vedo nulla, nessun rumore sospetto, nessun movimento
strano delle fronde di quei grossi alberi... niente.
Prendo a far avanzare Artax al trotto perchè, secondo me, Ledra si
potrebbe essere recata alla vicina Kioskas di Kolise e, l'ansia
d'incontrarla mi sprona ad accelerare la marcia.
Il mio cuore palpita, non riesco più a controllarlo... c'è qualcosa di
strano... inspiegabilmente, sento di doverla assolutamente incontrare,
come se potesse esserci un legame speciale ed indissolubile tra noi ma
non riesco a capire quale... in fondo non ci conosciamo nemmeno...
"Artax, amico mio... cosa mi sta succedendo?"
Il tempo perso durante la mattinata, mi porta a dover viaggiare con
l'oscurità, per questa ragione decido di accamparmi nei pressi di un
grosso pombo, nell'attesa dell'alba...
Durante la notte non riesco a chiudere occhio.
Gli interrogativi mi assillano e mi impediscono di prendere sonno... non
so per quale motivo mi trovo qui... forse era solamente un nome a caso
quello che mi fu fatto tempo addietro, probabilmente non ha nulla a che
spartire con me... ma allora perchè in cuor mio sento di doverla
assolutamente incontrare?
L'alba arriva proprio nel momento in cui stavo per riuscire ad
addormentarmi.
Traendo nuovo vigore dal giorno che nasce, mi arrampico sull'albero e
raccolgo alcuni frutti per servirmene da colazione.
Poi, rifocillato, riparto in direzione della Kioskas...
Ben presto il mio viaggio giunge al termine e mi ritrovo dinanzi ad una
delle entrate della Kioskas di Kolise, in vista della quale smonto da
cavallo ed avanzo lentamente a piedi.
Varcata la soglia, mi ritrovo ben presto dinanzi ad un piccolo piazzale
pieno di vita... moltissimi Hammers occupati dalle loro mansioni la
popolano.
Mi dirigo subito verso la Taverna per mangiare qualcosa di più
sostanzioso, dei peraltro deliziosi pombo, e magari gustarmi un buon
boccale di birra.
Nella mia breve permanenza in quel luogo, ho modo di sentire qualche
discorso inerente allenamenti nel bosco, appena fuori delle mura della
Kioskas e, non appena finito il pasto e saldato il conto, mi dirigo
nuovamente all'esterno per proseguire le ricerche.
Dinanzi alla Taverna però, la mia attenzione è catturata da una
viandante che afferma di essere in possesso di abilità magiche.
Mi avvicino subito a lei, con l'intenzione di farle curare Balder
qualora ne fosse stata capace...
Con mia estrema gioia, ella è in grado di farlo e, pochi istanti dopo,
può librarsi nuovamente nel cielo. Potrebbe tranquillamente lasciarmi
ma, con mia grande sorpresa, egli decide di restare al mio fianco ed
accompagnarmi nel viaggio che mi attende.
Proseguo ora verso nord e, ben presto, sono di nuovo all'esterno di
Kolise, all'inizio di una nuova zona della foresta.
Capitolo 3: L'imboscata.
Appena uscito dalla Kioskas di Kolise, rimonto in sella ad Artax ed
avanzo al trotto nel fitto della boscaglia e, lungo il mio percorso,
vedo molte amazzoni intente ad allenarsi ma scopro ben presto che tra
loro non c'è Ledra.
Attraverso poi uno spazio in cui non scorgo anima viva... un piccolo
spiazzo coperto dall'intrecciarsi dei rami degli alberi.
Lo attraverso senza problemi ma, prima di rientrare nel vivo della
boscaglia, un sibilo distoglie la mia attenzione, sembra un segnale! Non
ho il tempo di fare niente!
Artax s'imbizzarrisce e, nella foga del momento sono sbalzato di sella e
cado a terra... tutto è concluso prima ancor d'iniziare...
Mentre tento di rialzarmi, una decina di lance si fermano a pochi
millimetri dalla mia gola... sono immobilizzato.
Tento ugualmente di reagire e liberarmi ma un colpo secco alla nuca mi
stende...
Quando mi riprendo, sono legato saldamente ad una parete di roccia da
alcune catene...
Non so dove mi trovo né tanto meno per quale motivo sono ancora vivo...
I dubbi e le perplessità ottenebrano i miei pensieri.
Mi trovo in una sorta di grotta alta ad occhio e croce otto piedi, alle
pareti uno sparuto gruppetto di torce illuminano malamente la stessa.
Alla mia destra vedo, confuso nell'oscurità, un cunicolo in salita che
credo porti all'esterno e, alla mia sinistra un'altra galleria che
scende nelle viscere di Arcano...
Sto osservando attentamente l'ambiente in cui mi trovo, in cerca di una
possibile via di fuga, quando giunge presso di me uno dei miei
carcerieri...
"Shiryu... hai passato praticamente tutta la tua vita a cercarmi, per
vendicarti, ed ora sei mio prigioniero... Al destino non manca certo il
senso dell'umorismo!"
Rimango raggelato da quelle parole e dalla mia bocca fatica a farsi
strada un singolo verso... "Tu?"
"Proprio io! Ti ho seguito fino alla Kioskas di Nakir e, quando ho
saputo che ti sei trasferito lì, la mia gioia è stata grande! Ti ho
osservato molto in questi giorni! Sei stato seguito all'interno della
Kioskas da due dei miei uomini più fidati che si sono introdotti lì come
viandanti... e lo stesso è successo durante il tuo viaggio sin qui! Ho
anche seguito tua madre fino a Krymenia... mi ci sono voluti un paio
d'anni ma sono poi riuscito a portare a termine ciò che avevo iniziato,
a Nosambra!!"
"Ma... mia madre era morta quando ero ancora in fasce... è morta con mio
padre..."
"No, quel giorno, non so come, ma riuscì a salvarsi... nessuno seppe più
nulla di lei fino a quando non ho scoperto che un'amazzone si era
rifugiata a Krymenia da alcuni miei informatori e da quel giorno ho
iniziato la caccia..."
Al sentire quelle parole, il sangue inizia a ribollirmi nelle vene!
L'atrocità di quello che ha fatto è illimitata, così come il mio odio
nei suoi confronti!
"Al momento giusto pagherai per tutte le malvagità che hai compiuto
Nicodemus!"
"Shiryu, Shiryu... non mi sembra che tu sia in grado di potermi
minacciare... sei incatenato e soggetto al mio volere! Basta un mio
cenno e sei morto!"
"Nessun male ci condanna senza speranza tranne il male che amiamo, e
quello nel quale desideriamo perseverare, e a cui non facciamo alcun
tentativo di sfuggire. Il tuo destino è segnato Nicodemus! Prima di me,
a morire sarai tu, spregevole essere malvagio!"
"Vedo che non hai perso la tua audacia... bene, allora il giochino che
ho preparato per te incontrerà il tuo gusto! A più tardi!"
Per anni ho rincorso quest'uomo ed ora, per volere del destino, sono
caduto nelle sue mani!
"Che Athenas mi protegga e m'infonda forza e coraggio!"
Restai poi bloccato alla parete per tutto il giorno ma, ad un tratto,
durante la notte, dal cunicolo di destra, vedo comparire Balder...
"Ah, fedele falco, pensai, ... sei qui per aiutarmi"
Si avvicina a me e, facendo attenzione a non emettere il minimo suono,
cerco di mostrargli cosa deve fare e, con sforzo immane, riesco a
mostrargli le chiavi appese alla cintola del mio carceriere...
Per mia grande fortuna, data l'ora tarda, si è appisolato e quindi, è
uno scherzo per il mio fedele amico riuscire a rubargli le chiavi delle
catene e portarmele vicino fino a poggiarmele in mano.
Contorcendomi non poco, riesco finalmente a liberarmi e, seguendo Balder,
a riconquistare l'uscita.
All'ingresso della grotta però, rimango deluso nel non vedere Artax che
probabilmente sarà tornato indietro lungo il percorso di stamattina per
trovare aiuto.
Sta per giungere l'alba e non ho molto tempo a disposizione, devo
allontanarmi in fretta per scoprire qualcosa di più sulla mia famiglia
ma, prima di abbandonare quel luogo, mi volto verso l'entrata e
sommessamente lancio la mia sfida.
"A presto Nicodemus... presto ti farò conoscere il terrore della mia
vendetta!"
E dicendo questo, mi addentro nel fitto della foresta.
Capitolo 4: A Krymenia!
Per oltre 5 dan, continuo a proseguire nel folto della foresta e, Balder
mi accompagna fedelmente segnalandomi prontamente ogni cambiamento della
situazione attorno a me.
So benissimo di dovermi allontanare in fretta dalla zona della grotta
perchè, sicuramente, con le prime luci dell'alba, Nicodemus avrà
scoperto la mia fuga e sarà già sulle mie tracce.
Attraverso l'intricata boscaglia che mi si para dinanzi, a tratti
costretto a salire in verticale per l'affiorare di innumerevoli radici
e, a tratti costretto a strisciare a terra dall'enorme numero di
rampicanti presenti.
Non posso assolutamente permettere ai miei nemici di catturarmi
nuovamente proprio adesso che sono così vicino allo scoprire le mie vere
origini...
Più mi avvicino a quel luogo di perdizione e più il mio avanzare diventa
frenetico... non riesco ad arrestarmi per un solo momento per 5 dan
lunghissimi...
Poi, con il sole a picco sulla mia testa, decido di fare una sosta per
mangiare qualcosa e riposarmi un attimo...
A quest'ora dovrei aver messo un bel po' di strada tra me ed i miei
inseguitori.
Mi appresto a cacciare qualche buona preda ma, cercando il mio arco, non
lo trovo... nella fretta di abbandonare la grotta, non ho pensato a
recuperare le mie armi... e così mi ritrovo da solo nella foresta e per
di più disarmato!
Mi metto a raccogliere un bel mucchio di frutti di vario genere e,
mentre inizio ad attaccarne qualcuno, mi affido alla mia esperienza di
dragone.
Strappo dal mio abito, una sottile striscia di cuoio lunga circa cinque
piedi e, alle due estremità, fisso due sassi di medie dimensioni...
almeno con questo potrò cacciare qualche bel pennuto...
Mi arrampico sull'albero più vicino per osservare la zona circostante e,
a poca distanza da me, vedo con mia somma gioia un nido di pernici e,
senza esitazione, lancio il laccio che si va a fissare splendidamente
attorno al collo di un bell'esemplare che stramazza al suolo
all'istante.
Appena a terra, recupero la carcassa ed accendo un fuoco per cucinarla.
Dopo pressochè un dan, sono pronto a ripartire, saziato dalla generosa
preda.
Con la mia andatura sostenuta, all'imbrunire, sono di nuovo in vista del
fiume Kruill, pronto ad addentrarmi a Krymenia.
Mi avvicino a rapide falcate alla scogliera della sponda orientale del
fiume e ben presto mi ritrovo all'ingresso della voragine... l'occhio
oscuro del male... Krymenia!
Inizio a scendere lungo una scala di pietra scavata nel bordo esterno
della roccia e sotto di me intravedo un vuoto senza fine, colorato dal
rosso di mille fuochi.
Una sensazione sgradevole mi assale all'improvviso... preso dalla foga
di ottenere delle risposte non me n'ero ancora accorto ma l'aria s'è
fatta quasi irrespirabile.
Improvvisamente quella sensazione orribile mi attanaglia alla gola e mi
sento svenire... proprio mentre sto per cedere, una voce si manifesta
all'interno della mia mente e mi dice affettuosa:
"Shiryu, rialzati, trova la tua strada e porta a compimento la vendetta
che merito! Non è ancora giunta la tua ora... in piedi!"
Cado su me stesso e nella caduta sbatto la testa contro uno dei gradini
di pietra e perdo conoscenza per qualche istante... quando mi riprendo
però...
"Quella voce... era solo frutto di un'illusione? Era un sogno? O cosa??"
Scioccato da quanto mi stava accadendo, mi rialzo a fatica e riprendo a
discendere la scalinata, fino a quando, a metà strada, un flash giunge
alla mia mente...
-Vedo un bambino in fasce e moltissime persone a terra, alcuni uomini
stanno compiendo un massacro immane, li stanno uccidendo tutti. Quando
inizio ad intravedere una donna che si muove a fatica tra le carcasse, i
miei pensieri vengono portati altrove, in questi luoghi... vedo la
scalinata che sto or ora percorrendo, vedo una strada straripante di
cadaveri avvolta nella nebbia... poi di nuovo il suo viso... ed un altro
bambino in fasce...-
Dopo questo flash, la mia mente scossa è impossibilitata ad elaborare un
ragionamento logico... non riesco più a discernere il reale dalle scene
che giungono dalla mia mente...
Raggiunto il fondo della scalinata, vedo una sorta di locanda e ne
approfitto per riposare un po'... Appena varcata la soglia, una strana
sensazione mi paralizza... sembra che in quel luogo ci sia già stato ma
non è così... per me è la prima volta... allora chi?
Quella voce? Ma di chi è?
Parlo con la "locandiera" e le chiedo di farmi riposare qualche ora e
nel frattempo procurarmi una spada e per questo le lascio un copioso
gruzzoletto di miara.
Al mio risveglio, quasi tutto è chiaro...
Quella voce, è la voce di mia madre che mi chiama a vendicarla, il
bambino all'inizio della visione ero io ma il secondo bambino chi è???
In quel luogo, mia madre doveva esserci passata, forse addirittura
vissuta...
Possibile che avesse avuto un altro figlio? Ma da chi?
E poi perchè non mi ha mai cercato?
Avrei voluto chiedere alla locandiera ma so benissimo che fare troppe
domande non è mai una buona idea, così vado a chiedere la spada e, oltre
a quella, mi viene consegnato un buon boccale di birra, offertomi per
alleviare le pene che, si vede, affliggono il mio cuore...
Dopo d'aver finito di bere, fisso la spada alla cintola e, insieme a
Balder, mi avvio all'uscita di quel luogo di perdizione per risalire
alla superficie...
A metà della scalinata però, un uomo mi si para innanzi minaccioso...
Nicodemus!
Capitolo 5: Scontro all'ultimo sangue.
Alzo lo sguardo ed i miei occhi si fissano nei suoi.
Non perdo nessuno dei suoi movimenti...
"Non hai dimostrato molta intelligenza Shiryu! Dopo che sei riuscito a
fuggire dal mio covo, avresti fatto meglio a rifugiarti nella Kioskas
piuttosto che proseguire fin qui! Mi hai fatto faticare nuovamente, ti
sei
mosso ottimamente nella foresta ma, ora sei di nuovo in mano mia e
questa volta non mi sfuggirai! Prendetelo!"
Al suo comando, da dietro alle sue spalle, quattro uomini si fanno
avanti brandendo le loro armi con la ferma intenzione di servirsene.
Li osservo per qualche istante restando immobile poi, quando si trovano
a pochi passi da me, con un gesto rapido, lancio in aria Balder ed
afferro il laccio.
Il primo a farsi avanti è quello alla mia destra, sul suo volto profonde
cicatrici lo marcano.
Vedendolo per tempo, lancio in direzione del suo collo il laccio avendo
cura di trattenerne un'estremità. Questi cade a terra, dinanzi ai miei
piedi, esanime.
Mi appresto a recuperare l'arma ma il secondo uomo si frappone fra me e
la stessa.
Con un'abile capriola, lo scaglio alle mie spalle nel vuoto, nel cratere
causato dal crollo Pulp...
Ora, il sangue circola al contrario nelle mie vene, i miei occhi non
vedono altro che l'acerrimo nemico ed i muscoli mi si stanno gonfiando
fin quasi ad esplodere...
Nicodemus non mi deve sfuggire!
Mi dirigo a rapidi passi verso di lui ma un guerriero, con uno splendido
tatuaggio sul braccio sinistro, intralcia il mio cammino.
Un possente pugno alla bocca dello stomaco è la mia risposta per lui...
Senza badare più alla sua presenza, lo lascio a terra e proseguo
rispondendo all'attacco frontale di un nuovo nemico.
E' solo un attimo... estraggo la spada e, con una splendida stoccata, lo
passo a fil di lama.
Lo sguardo di Nicodemus tradisce le intenzioni dell'unico uomo che la
mia furia aveva risparmiato. Avrebbe voluto attaccarmi alle spalle con
il suo pugnale ma la mia spada rotea nell'aria e prontamente le mie mani
la indirizzano sull'obiettivo.
Lo uccido ma, nonostante questo, non riesco ad evitare il colpo e resto
ferito alla schiena, sotto la scapola destra.
Grazie alla rabbia che mi assale, il dolore causatomi dalla ferita non
m'impedisce di proseguire alla volta del mio odiato nemico.
"S'è fatto forte quel bimbo... Sei cresciuto bene Shiryu!"
"E' anche grazie all'odio che provo per te se sono diventato così
Nicodemus! Ho aspettato per molto tempo questo giorno e finalmente è
arrivato. Oggi porrò fine alla tua esistenza e vendicherò i miei
genitori!"
"Eh eh eh... bisogna sempre vedere se ci riuscirai!"
Detto questo, estrae la spada e passa all'attacco.
Tenta un buon paio di fendenti ma, ruotando la spada in posizione
orizzontale sopra alla mia testa, riesco a parare il colpo senza
riportare alcuna ferita.
Avanzo rapidamente verso di lui facendo roteare l'arma dinanzi a me,
dimostrando la mia abilità di schermidore.
E' obbligato ad indietreggiare di una ventina di gradini per non farsi
ferire, fino a quando non scaglio la stoccata.
Con un colpo che ha del miracoloso, riesce a bloccarlo immobilizzando la
mia spada contro la parete di roccia.
Un pugno percuote il mio volto.
Riprendo ad attaccare, più furioso di prima e nuovamente si salva
compiendo un mezzo miracolo.
Si lascia andare all'indietro per non essere colpito dalla lama e, quasi
da terra, sorreggendosi con la mano sinistra, blocca l'attacco.
Nella posizione innaturale in cui si trova, riesce ugualmente a
lanciarmi negli occhi una manciata di sabbia.
Il bruciore di quel contatto mi fa vacillare qualche istante, giusto il
tempo, per lui, di colpirmi alla spalla sinistra penetrando la mia
guardia.
Il dolore, mischiandosi all'odio per quell'uomo truce, fa crescere
ancora di più in me il desiderio di vendetta e, passato il bruciore...
"Shiryu, lascia perdere, non ce la farai mai ad uccidermi! Morirai
solamente tu!"
"Nicodemus... sei l'uomo che uccise i miei genitori! Ricordo ancora il
racconto di quel giorno maledetto, in ogni dettaglio! Mi perseguita nel
sonno e non mi dà pace. Vendicherò la mia famiglia, anche se di me
dovesse restare solo un brandello di carne od una goccia di sangue. Non
mi fermerò mai e continuerò ad attaccarti fino alla morte se
necessario!"
Dopo quelle parole, mi faccio avanti attaccando ripetutamente il mio
avversario che, seppur con numerose difficoltà, riesce a parare tutti i
fendenti e passa al contrattacco per cercare di contenere la mia
avanzata.
Ormai però siamo all'esterno, sulla scogliera della sponda orientale del
fiume Kruill.
La mia difesa si è dimostrata efficace e solo in pochi momenti ho
rischiato di essere ferito.
Con un calcio ben assestato lo faccio cadere a terra ma è incolume e
pronto a rialzarsi.
A cento passi da noi però, con la coda dell'occhio, vedo un gruppo
abbastanza numeroso di uomini che, armati fino ai denti, al vederci
sbucare sono pronti ad accorrere.
A breve distanza da loro, sul margine della foresta, vedo
improvvisamente apparire la sagoma di Artax. Il fedele amico finalmente
è tornato e, a quanto mi pare di vedere, ha portato qualcuno con se.
Al suo fianco, una figura misteriosa si fa avanti.
Al diminuire della distanza, riesco a distinguere chiaramente la sua
forma.
A giudicare dall'abbigliamento, dev'essere un'amazzone, una di quelle
valenti condottiere che difendono il nostro mondo.
A prima vista rimango stupito dal suo aspetto.
Sembrerebbe molto diversa da quelle affascinanti quanto temibili donne.
Due robuste corna ornano il suo capo e, alle sue spalle, mi è
impossibile non notare un magnifico paio d'ali. Hanno del portentoso,
enormi, bellissime.
Dall'istante in cui la vidi apparire sulla collina, capii che qualcosa
ci legava... sento che fa parte di me ed io di lei ma non comprendo
ancora il motivo...
Mentre mi distraggo ad osservare quegli insperati quanto graditissimi
soccorsi, Nicodemus si rialza e, con voce tonante, si rivolge ai suoi
uomini esclamando:
"E' ora di finire questo scontro! Solo uno di noi dovrà uscire vivo dal
duello! State in disparte voialtri!"
Ormai però era tardi.
Un dardo scagliato dalla balestra di uno di questi sibila nella mia
direzione e si conficca nella mia gamba sinistra.
Capitolo 6: Il compimento della vendetta.
Il cielo si oscura rapidamente, fino a coprire con le nubi tutta la
volta.
Qualcosa di magico sembra avere avuto inizio.
Nicodemus riprende poi la parola... "E' da tanto che ti cerco per
ucciderti e non mi lascerò sfuggire questa possibilità! Tuo padre mi ha
sempre messo in ombra con la sua grandezza. Tua madre poi, mi ha
respinto. Sei il frutto del loro amore e non ti lascerò vivere. Così
come mi sono assicurato la loro
morte, ora cancellerò anche la loro progenie..."
"Nicodemus... hai ucciso troppe persone per la tua invidia ed il tuo
rancore nei confronti dei miei genitori. E' giunto il momento di pagare
per i tuoi crimini!"
Nel momento in cui stiamo per riprendere la lotta, Artax mi ha
praticamente raggiunto e la donna dietro di lui ha fatto altrettanto.
Solo pochi passi ci separano ed il mio cuore batte all'impazzata mentre
la osservo.
C'è qualcosa di strano in lei, qualcosa di familiare.
Stiamo per incrociare nuovamente le spade quando, all'improvviso, la
terra si apre, sul mio fianco sinistro, parallelamente al corso del
fiume dividendo il campo di battaglia in due aree distaccate da un bel
dislivello.
Il cielo lo imita abilmente, quasi come se la terra vi si specchiasse.
Siamo separati.
Da un lato vi sono la donna ed una trentina di guerrieri e dall'altra
io, col mio acerrimo nemico e, a debita distanza una ventina dei suoi
uomini.
Dal varco creato fra le nubi, una voce prende a parlare.
"Ledra, Shiryu, dopo tanto vagare siete finalmente giunti in questa
terra di perdizione e peccato. Sappiate che siete figli della stessa
madre, di conseguenza vi unisce un legame profondo e indissolubile, è
arrivato il giorno nel quale potrete vendicarvi di colui che ha cambiato
il corso della vostra esistenza facendovi vivere di stenti e sofferenze"
Detto questo, sfumando, la voce sparisce, mentre il cielo si ricongiunge
e le nubi iniziano a diradarsi gradatamente, fino a lasciare nuovamente
spazio al sole.
Avrei voluto abbracciarla e, per qualche istante cerco il suo sguardo ma
un ostacolo naturale ci separa nuovamente... sapevo di avere una parente
ma non immaginavo fosse mia sorella.
Mentre sono perso nei miei pensieri, Nicodemus si fa avanti e, con la
punta della spada mi ferisce nuovamente.
Dai numerosi tagli sul mio corpo, sgorgano ormai fiotti di sangue.
Mi volto verso il nemico e, come una fiera ferita, rivolgo tutta la mia
rabbia contro di lui.
Mentre egli cerca di difendersi dal mio fendente, con uno scatto felino,
mi getto a terra e lo sgambetto facendolo cadere e causandogli una
profonda ferita ad un polpaccio.
Cerco d'intravedere mia sorella ma non ci riesco, probabilmente sarà
stata attaccata dagli uomini di Nicodemus.
Poi, mi volto verso di lui...
"Il mio onore non mi consente di uccidere un uomo a terra! Non sono un
essere spregevole del tuo calibro. Rialzati ma preparati a morire!"
Detto fatto.
D'un sol balzo si rialza e mi attacca apertamente, senza badare a
mantenere la difesa, mirando a trafiggermi il ventre.
L'attacco va a segno ma, benché provato dal dolore, con la mano sinistra
gli afferro il braccio immobilizzandolo e, con rapida mossa, gli taglio
la gola...
Tutto è concluso.
La vendetta ha avuto termine.
Mi sono lasciato ferire, consapevole del fatto che l'avrei avuto a
portata e mi sarei procurato l'occasione per terminare rapidamente la
lotta.
La mia tattica è andata a buon fine.
Il gruppo che finora è rimasto a guardare, vedendo il loro capo morire
dinanzi ai propri occhi, si avventa su di me e mi attacca furiosamente.
Pongo una strenua difesa.
I primi a farsi avanti cadono a terra sotto alcuni colpi ben vibrati
della mia spada.
Le mie ferite si stanno però aprendo ed il sangue non accenna a smettere
di fuoriuscire dai profondi tagli, inzuppando ormai i miei abiti.
Al secondo attacco me la cavo ancora abbastanza bene e, dopo una breve
schermaglia, riesco ad avere la meglio su di un altro avversario.
Quando però si fa avanti un nutrito gruppetto, le forze cominciano a
venir meno.
Il mio fisico, debilitato dallo sforzo e dalle emorragie, inizia a dar
segni di cedimento.
Cercando di resistere, paro il primo colpo ma non posso far nulla per
evitare una freccia che, fredda e spietata, mi si conficca nel petto.
Ormai non ce la faccio più.
Per volere della sorte, ora che ho ritrovato mia sorella e vendicato i
miei genitori, le ferite sul mio corpo sono troppo gravi per poter anche
solo pensare di reggere all'urto di tutti quegli uomini.
Non mi lascio ugualmente sopraffare da alcun timore e continuo a
combattere, fino all'inverosimile.
Costretto però ad indietreggiare, sono presto messo in una posizione
critica.
Alle mie spalle ho la scarpata a picco sul Kruill e, dinanzi a me i
nemici.
La situazione è pressoché disperata e, la mia mente tenta di escogitare
una soluzione.
Data l'impossibilità di farmi largo con la forza, l'unica via
percorribile è costituita dal fiume.
Sono indeciso... anche tuffandomi, in quelle condizioni, l'impatto con
la sua superficie potrebbe essermi fatale.
Quando sto per buttarmi però, dal bordo superiore della voragine, i miei
occhi vedono Ledra lasciarsi cadere nel vuoto e spiegare quelle maestose
ali.
Planando, supera l'ostacolo e giunge alle spalle dei miei aggressori.
Rinfrancato da quell'aiuto, raccolgo le ultime forze rimastemi ed
abbatto l'avversario più prossimo trapassandolo da parte a parte prima
di cadere a terra e perdere i sensi a causa delle emorragie.
In pochi minuti, la battaglia è finita e gli ultimi superstiti
abbandonano il campo a gambe levate.
Quando mi riprendo, tento di spiegare la situazione ma la sorella appena
ritrovata mi zittisce con un sorriso "fratello risparmia le energie, ne
parleremo quando ti sentirai meglio".
Il mio cavallo si avvicina ora per aiutare come può e, con un filo di
voce gli sussurro "Artax, fedele amico... l'hai trovata".
Poi mi sento sollevare ed aiutare a salire in sella.
Ledra monta dietro di me per aiutarmi e, dopo essermi appoggiato a lei,
svengo nuovamente.
Shiryu
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