Breve storia d'amore
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La primavera era alle porte, molti i lavori da
terminare.
L'organizzazione era indispensabile, c'era chi, in fila, con tanti
altri, lungo sentieri ben precisi si recava sul luogo dei lavori
trasportando i materiali necessari e chi invece, ad intervalli
regolari, insieme ad altri, pattugliava e proteggeva quei sentieri e
gli operai che li percorrevano. |
Lei, Blissenobiarella, tutti i giorni percorreva lo
stesso sentiero, il lavoro era duro ma sapeva che era indispensabile.
La fatica si faceva sentire verso sera ma il senso del dovere, che
spingeva tutti quanti, infondeva forza anche a lei.
Lui, Janov, tutti i giorni pattugliava quel sentiero, ore ed ore fermo,
con i sensi tesissimi, attento a tutti, alla sera la tensione lo aveva
snervato ma sapeva che non poteva permettersi errori: da lui, da loro, i
guerrieri, dipendeva la sicurezza dei lavoratori, gli unici che potevano
terminare quei lavori tanto indispensabili.
Pericoli ve ne erano molti e più di una volta era stato impegnato in
battaglia.
Quel giorno era particolarmente stanco, la battaglia di due giorni prima
lo aveva affaticato; era al suo posto, come al solito, ma era distratto.
Invece di voltare le spalle alla colonna in movimento, osservava quella
moltitudine di persone al lavoro, con lo sguardo perso.
Ma all'improvviso, così come il cercatore di miara scorge, in mezzo ai
detriti neri, un barlume, una scintilla che rivela la presenza della
preziosa gemma, e in un attimo tutto il resto del pietrame per lui
scompare, così Janov scorse in mezzo alla gente un volto, e tutti gli
altri per lui divennero pietrame nero.
Il respiro gli si fece affannoso, il cuore battè all'impazzata, lo
stomaco gli si strinse, per poco non si accasciò al suolo.
"Chi è?", si disse, "Chi può mai essere? Tale bellezza non può essere di
questo mondo, di sicuro sono morto, e se non lo sono mi sento pronto a
sacrificare la vita per lei".
Quel giorno Bilss stava imprecando, era una giornataccia, il carico le
era stato preparato malissimo e portarlo era un supplizio, si stava per
rassegnare, voleva buttare tutto a terra e sedersi, alzò per un momento
gli occhi al cielo, lei che sempre guardava attentamente a dove
camminava, guardo verso l'alto e, come il cucciolo della volpe, al prima
volta che esce dalla tana osserva il sole alto e splendente ne resta
abbagliato, indeciso se accogliere quella potente luce o ritirasi
nell'antro buio e sicuro, così
lei vide un guerriero; i suoi occhi la fissavano e per lei il mondo,
illuminato da quel sole, si riempì di colori.
"Chi è?", si disse "Come è possibile che solo guardandolo mi senta forte
e sicura, che il mondo mi circondi e mi abbracci attraverso i suoi
occhi?".
La giornata finì e la notte li avvolse, ciascuno nel proprio alloggio,
ripensando all'attimo, quell'attimo che li aveva cambiati, quell'attimo
che li aveva legati, quell'attimo che durava ancora e sarebbe durato per
l'eternità.
I giorni trascorsero, tutti uguali per gli altri, ma non per loro, Bliss
e Janov si cercavano, con lo sguardo e quando si incontravano
avvampavano, sudavano freddo, un fiume di emozioni li sconvolgeva.
Lei percorreva il tragitto velocemente, arrivò a fare il doppio delle
volte il percorso, avanti e indietro, solo per vederlo una volta di più.
Janov, dal canto suo riusciva a farsi dare almeno tre zone del percorso
da pattugliare, come un forsennato correva per poterla vedere tre volte
lungo il percorso.
Aspettavano qualcosa, Janov e Bliss, qualcosa che li facesse incontrare,
faccia a faccia.
Questo qualcosa accadde.
Un grosso masso rotolò sul percorso, fu il caos, alcuni operai furono
schiacciati, il percorso fu bloccato.
I guerrieri intervennero prontamente per soccorrere i feriti.
Altri si diedero da fare per trovare un sentiero alternativo per la
colonna.
Nel trambusto Bliss inciampò e cadde, e perse il suo carico.
Una mano si allungò per aiutarla a rialzarsi, lei la prese e guardò chi
fosse.
Janov l'aiutò a rialzarsi e finalmente furono faccia a faccia, per un
lungo lunghissimo momento tacquero e si guardarono.
Sentirono i loro respiri vicini, il profumo di lei sapeva di aurora, del
sole che fa capolino e dell'aria fresca della mattina, profumata di erba
e muschio.
Lui emanava un profumo forte, sicuro, il profumo dei campi di grano e
della legna appena tagliata, del sole alto e forte, dell'aria pulita
dopo la tempesta.
"Io mi chiamo Janov"
"E io sono Blissenobiarella, puoi chiamarmi Bliss, se vuoi"
"Che nome dolcissimo."
Non fece in tempo a terminare la frase che già si stavano baciando.
Bliss si sentì mancare e fu dolce lasciarsi sorreggere dall'abbraccio di
Janov, abbandonarsi certa che la passione non le avrebbe fatto male,
certa che non sarebbe caduta.
Lui la strinse a sè, si lasciò cullare da quel bacio, mentre lui la
avvolgeva e la proteggeva dall'esterno, lei lo rinforzava, gli dava
sicurezza da dentro, gli riempiva il cuore.
Mai si erano sentiti così, mai un bacio era stato per loro tanto denso,
il mondo, la natura tutta era racchiusa dentro quel bacio.
E non solo il presente, sentivano tutti i baci dati nella storia dentro
di loro e tutti quelli che ancora dovevano essere dati sapevano che
sarebbero nati dal loro.
D'improvviso il cielo si scurì!, Parve cadere con un boato assordante!
SSSSSTOOONF!!!!!!!!!
A passi pesanti e sicuri DirkPitt raggiunse la porta del suo alloggio,
si guardò gli scarponi, "Accidenti, formiche! Devo decidermi a
disinfestare il giardino! Oggi è tardi, lo farò domani!"
Usul
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