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Le origini di Isabeau

PROLOGO

ARIA

E' tarda sera, sono tutti in Taverna, festeggiano ancora quei vagabondi.
Ma gli Hammer sono eccezionali, si meritano un po' di bagordi.
 

Entro nel Tempio, è l'ora delle preghiere.
Ogni cosa è al suo posto. Che pace in questo luogo.
Anni di ricerca. Tanti mondi girati in lungo e in largo.
La pace..... cosa rara da trovare... ma qui mi sono fermata, qui la pace è la regina.
Arcano, mondo particolare!
Mondo di guerre, di stragi, di efferati combattimenti... strano vero? Ma neanche tanto se si pensa che tanti nemici ci attaccano proprio perchè qui si vive bene, si vive tranquilli, si vive in pace!
La popolazione cresce, c'è posto per tutti e infatti tutti si fermano.
La gente più disparata, non ce n'è uno uguale all'altro.
Sono ancora poche le Sacerdotesse con me ma... arriveranno ne sono certa!
Fuori è il buio, ma all'interno del Tempio una luce soffusa mi avvolge.
Fuori è il freddo, ma all'interno del Tempio un tiepido calore mi scalda.
Sono i bracieri che emanano luce, pallida ma viva, piena di forza e calore.
Mentre sono immersa in questi semplici pensieri mi rendo conto di non essere sola.
Ma non c'è nessuno, ne sono sicura.
Mi guardo intorno, una strana sensazione mi aleggia intorno.
Una presenza.... Angoscia, un'anima piena di angoscia.
- Chi sei? Di cosa hai bisogno? -
Le fiamme nei bracieri sbiadiscono. Un'ombra mi passa accanto.
E' una donna, ne sono sicura. Sento il suo odore, è odore di dolore, di sangue, di infinita tristezza.
Una lieve evanescente luce azzurra mi sfiora, riesco a vedere gli occhi, intensi, bellissimi, familiari...... "Isabeau, cosa fai qui e perchè ti presenti come un'ombra?"
Mentre pronuncio queste parole lei si sposta verso la luce, l'azzurro si fa più intenso, è quasi accecante.... "Ma non sei Isabeau!"
"No, non sono lei ma le sono molto vicina. Somma Sacerdotessa, è bello essere di nuovo ad Arcano anche se sarà per poco."
La guardavo... la somiglianza con Isabeau era incredibile, solo il colore dei capelli era diverso, quelli di Isa erano più dorati...
"Sei sua madre vero?"
"Si sono io, e mi rivolgo a te Somma Sacerdotessa perchè ho bisogno del tuo aiuto"
"Quello che posso fare lo farò, parla.... ma.... qual è il tuo nome? Il mio è Aria."
"Jezabel, così mi chiamo."
Comincia così a raccontarmi la sua storia, una storia terribile, meravigliosa, fatta di magia e di stregoneria.
"Somma Aria, solo qui, all'interno del Tempio, posso mostrarmi a mia figlia, raccontarle tutto questo e metterla in guardia da quello che è stata mia la storia e con molte probabilità potrà essere la sua..... e non so però se vorrà vedermi! Mi aiuterai Aria?"
Il suo volto era pieno d'angoscia, paura, tristezza.
Aveva visto la figlia appena nata.... e poi tutti questi anni ....
Mi guardò con i suoi grandi occhi colmi di speranza, di paura. Cosa le avrebbe detto sua figlia? Avrebbe voluto incontrarla?
Erano passati tanti anni per ambedue.... troppi!
"Certo Jezabel... stai tranquilla, sarà mia cura darti tutto l'appoggio possibile........... Non posso andare io a chiamare tua figlia, forse non mi seguirebbe, è pur sempre un'amazzone.... testa dura come tutte le amazzoni! Fai in modo che percepisca la tua presenza e che arrivi fino al Tempio, una volta qua la preparerò psicologicamente a questo incontro, si dovrà rilassare, calmare... poi la potrai incontrare. Lascia fare a me."
Con un sorriso, in una nuvola evanescente se ne andò mormorando..... Grazie Aria......


ISABEAU

Arrivai al Tempio dei Sogni dopo giorni di viaggio, quando ormai era sera.
La missiva che avevo mandato qualche tempo prima a Madras Aria la aveva avvisata del mio arrivo e, dopo essere smontata dalla mia cavalcatura, notai che lei era là fuori ad aspettarmi, nonostante il freddo pungente e la pioggia scrosciante.
Ero tutta bagnata e avevo le ossa indolenzite dal lungo cavalcare, ma non mi importava; ero là per un motivo per me molto più importante di queste frivolezze.
Dopo un rapido saluto senza troppo cerimoniale, entrammo all'interno del tempio: era una grande stanza coperta da tappeti pregiati e tendaggi multicolori.
Verso il fondo, una riga di colonnine di marmo divideva l'area sacra; un grande altare di pietra bianca con appoggiate sopra le statue degli Dei, era illuminato dalla fioca luce di tantissime fiammelle di candele.
Restai un attimo interdetta dalla calma, forse spettrale, che mi ispirava quel posto, ma l'Amazzone che era in me si riscosse quasi subito e disse:
< Naiget? Non può restare sotto la pioggia. >
< Calmati Isabeau, la tua cavalla è al riparo, piuttosto dimmi perchè sei qui, non me lo hai spiegato nella tua missiva. >
< Allora Madras... Ho sognato più volte una voce femminile, molto calma che mi dice queste parole:
- Tu sei mia figlia, Isabeau dagli occhi del mare in tempesta, Isabeau dagli occhi di limpido cielo e dai capelli color del grano! - Io non ho madre però! >
Dopo un attimo di pausa ripresi a parlare:
< Mentre venivo qui inoltre, un falco mi ha parlato, o almeno così io credo, mi sembrava di essere in trance; questo mi ha detto: - Isabeau... Isabeau... Tu sei la mia anima, io sono la tua e il tuo cuore è il mio cuore... Ricordalo. - Non ci sto capendo più niente, ecco perchè sono qui. >
Lei sembrò che avesse assimilato dentro di sè le mie parole e questo mi diede un po' di conforto, ma quello che mi disse mi lasciò un attimo perplessa:
< Và a lavarti ora, non puoi stare qui senza esserti purificata; dietro quella cortina c'è una piccola porta, troverai una vasca con dell'acqua fredda; l'ho preparata per te, vai! >
Sembrava impaziente di mandarmi via.
Reprimendo la mia naturale fretta di fare, le obbedii e oltrepassai la porta.
L'acqua gelida mi avvolse in un altrettanto gelido abbraccio, mi prese il cuore e mi sentii come sprofondare.
A quel punto seppi di essere pronta per ritornare da Madras Aria; mi rivestii con una tunica bianca di cotone che evidentemente era stata preparata apposta per me; ritornai nella sala.
Trovai la Madras assorta in una specie di meditazione e non la disturbai, fino a che si riscosse e mi disse:
< Hai una notte per scoprire il passato Isabeau; ora io me ne andrò via, chiuderò le porte e le riaprirò solo all'alba. A domani. >
Non feci in tempo a dire nulla, non doveva essere detto nulla.
Sentii il rumore di chiusura e mi preparai ad affrontare l'ignoto.
Respirai a fondo e una leggera brezza fece tremolare le candele vicine all'altare; d'istinto arretrai di qualche passo e cercai il mio pugnale, ma mi ricordai che non avevo portato con me armi nel Tempio, era proibito.
Una figura evanescente era comparsa nelle vicinanze dell'altare: vestiva con una sgargiante veste azzurra, non portava gioielli ad eccezione di una collana il cui ciondolo era oscurato a causa del buio; il suo viso era pallido come la Luna; i lineamenti erano fini e ben fatti e gli occhi.... I suoi occhi erano identici per colore e forma ai miei.
I capelli erano un'aura dorata che scendeva libera fino a metà della schiena; erano quasi albini, io li avevo dorati; anche la somiglianza di costituzione era evidentissima fra noi.
Compresi subito di aver di fronte mia madre, Jezabel, o comunque si chiamasse.
Lo spirito fece un grande e dolce sorriso:
< Figlia mia! Finalmente ci è dato incontrarci! >
< Siete mia madre non è vero? >
< Sì, mi chiamo Jezabel, ma so che già lo sospettavi. >
Annuii.
< Sono qui per toglierti dal cuore il peso che ti angoscia, voglio farmi conoscere; me lo hai sempre chiesto dentro di te; ora è il momento. Sei pronta Isabeau? Ti avverto che tu potrai trovare immorale e degno di critica il mio passato, ma non posso cambiare ciò che è stato. Sei ancora in tempo per ritirarti se vuoi. >
< No. Ho cercato una risposta, non posso arrendermi ora che l'ho trovata. >
< Come vuoi. Sono nata negli stati dell'Unione in un posto bellissimo, romantico, splendido, ricco di gioia, colore e calore; questa città si chiama Alençon. Venivo da una famiglia benestante e non avevo grandi preoccupazioni, la più gravosa se vuoi metterla così, erano le tantissime ore di danza che avevo, una cosa che tu ami fare a quanto ho visto e abbastanza bene anche. >
Io arrossii e lei sorrise, poi riprese:
< Qualcuno diceva che anticamente eravamo di nobili origini, ma sono sempre stata dell'idea che la nobiltà viene dalle azioni e da nient'altro. Eccoti spiegata la ragione del tuo strano accento figlia mia, viene da lì e anche di alcune parole che ogni tanto escono spontaneamente dalla tua bocca. >
< Ecco i primi misteri che mi sono svelati, continua. >

< Purtroppo, a causa di rovesci di fortuna e mutamenti della sorte, in poco tempo la mia famiglia si ritrovò sul lastrico; io allora avevo la tua età, sedici anni, ed ero un'ingenua ragazzina abituata al lusso e al denaro.
Non potevo sopportare la miseria, così, senza ritegno, imparai l'arte della
seduzione, degli intrighi della politica e, grazie alla mia avvenenza, diventai una sorta di cortigiana-spia che lavorava al servizio del suo Paese carpendo informazioni preziose.
Con il tempo, le mie azioni non mi sembrarono più così disdicevoli e diventarono come routine; avevo tutto il denaro che volevo, anche in eccesso e non rimpiangevo nulla; fino a che raggiunsi l'età di diciannove anni.
Fu un anno denso di cambiamenti, spirituali e materiali. Tutta la falsità che mi albergava attorno incominciò a pesarmi e trovai in Antichi Culti la via per la liberazione. Divenni quella che da voi si chiama Strega in poche parole, solo che nell'Unione le Streghe non sono benviste, tutt'altro, sono meritevoli di sdegno e scherno da chiunque.
Praticavo la mia fede in segreto come potrai ben capire quindi, anche se non ero sola. Fu lì che sentii parlare di Arcano e di questo mondo, ma al momento questa conoscenza non mi serviva e così l'accantonai in un angolo remoto della mia mente.
Un giorno come tanti altri, i miei superiori mi dissero che un certo Kainwar, un diplomatico di un altro Stato dell'Unione, era appena giunto nella nostra città e che io, in veste ufficiale di delegata, avrei dovuto accoglierlo ufficialmente. In realtà dovevo scoprire fino a che punto il suo Stato e quello immediatamente confinante, erano in rapporti di amicizia e tutto il possibile sui loro armamenti. Accettai.
All'appuntamento mi presentai impeccabile come sempre, come sempre pronta a recitare la finzione diversa e uguale di ogni incarico, di ogni partita. Kainwar all'apparenza fu catturato subito dal mio fascino forzato; in verità stava fingendo e recitando anche lui.
Era sì un diplomatico, ma era anche il seguace di una setta di fanatici
religiosi estremisti e il piano che lui e i suoi avevano architettato, stava funzionando a meraviglia, ma questo non lo sapevo ancora ovviamente.
Appena lo vidi provai una sgradevole sensazione allo stomaco e capii ad istinto che qualcosa non andava in lui, che dovevo tenermi in guardia. Ma tutto sembrava andare per il verso giusto e non diedi più retta alle mie sensazioni... Un grave errore, ma ero troppo contenta dei miei successi per notarlo.
Arrivò anche un momento di festa per me e il mio gruppo di amiche; ci riunimmo in una collinetta isolata e celebrammo con gioia i nostri riti e danzammo felici.
Avevamo appena sciolto l'incanto, quando qualcosa sbucò dalle tenebre: una luce accecante ci impediva di vedere il volto di chi si avvicinava a noi con aspetto tanto minaccioso... Una dopo l'altra le mie dodici sorelle morirono.
Caddero a terra come birilli e mi ricordo bene della sensazione che provai: potevo essere la prossima. Ma incredibilmente io fra tutte rimasi in piedi, stupita e tremante. La luce si affievolì e io riconobbi: <Kainwar! Che ci fate qui? Perchè avete ucciso tutte le mie compagne? >
Un riso di scherno si diffuse sulle sue labbra:
< I miei capi potranno andarne fieri! >
Si avvicinò a me con l'intento di prendermi e trascinarmi chissà dove, ma, meccanicamente per difesa, riuscii a creare un campo d'energia che lo respinse e quando lo tentò di invadere, gli diede una scossa che lo fece tentennare; sentivo l'energia della Terra che inesauribile mi proteggeva. Riprovò ad entrare e la scossa si fece più intensa. Così, vedendo che era inutile, disse con voce spaventevole:
< E va bene Strega! Io ti maledico! Ascolta l'aria... Cosa senti? >
Erano ululati di lupi e sopra le nostre teste passò un falco... Kainwar riprese a parlare:
< La tua anima e il tuo cuore saranno legati all'anima e al cuore di questo rapace; qualsiasi cosa gli avvenga tu la sentirai, così come ogni cosa che ti accadrà, lui la avvertirà. E il lupo... Il lupo avrà lo stesso tipo d'incantesimo e la persona che lo subirà sarà il tuo Vero Amore. Questo si tramanderà ai vostri discendenti per... >
Anche se sentivo in me l'urlo assordante di un falco ferito, prima che potesse dire "sempre" e condannare in eterno i miei discendenti e me, spinta da non so quale forza, uscii dalla bolla magica e gli feci interrompere la maledizione...
La mia Dea di sicuro mi proteggeva, perchè riuscii a sfilargli un pugnale dalla cintura e, usandolo come una piccola lancia, glielo scagliai addosso con tutta la mia forza.
Ma lui lo evitò. Non sapevo combattere ed ero decisamente in una situazione non piacevole, ma mi ricordai della Magia; riuscii a distrarlo al punto bastante, e, usando uno degli incantesimi mantra che avevo imparato, lo immobilizzai, poi ripresi il pugnale e mi avvicinai per poterglielo piantare nel cuore. Stavo per farlo ma lui mi disse:
< Se uccidi me Strega, la maledizione non avrà mai fine e se vuoi saperlo... E' perfettamente inutile perchè ho già detto tutto ai miei superiori. Ti stanno inseguendo fin da ora, non ci puoi sfuggire. >
Ispirata dalla Dea gli risposi:
< Il Vero Amore vince tutto. >
E senza esitazione lo uccisi.
Mormorai più preghiere per le mie compagne morte, ma non avevo assolutamente tempo di seppellirle perchè gli scagnozzi magici o meno della setta di cui Kainwar faceva parte, a detta sua, mi stavano già cercando. Mi precipitai a casa, bruciai ogni cosa che apparteneva alla mia Magia, con molto dolore, ma lo feci; non si salvò niente tranne... >

Mi mostrò la collana che fino ad allora non avevo visto; il simbolo era...
< Che cos'è? >
< E' una Runa. Si chiama Isa. L'ho conservata per istinto allora, ma adesso è tua. >
Così dicendo mi porse la collana; la mano era quella di uno spirito, ma ciò che mi diede era reale.
Toccai Isa... Isa, me; sentii che io e quella collana ci appartenevamo, sentii che sarebbe stata la mia forza.
< Grazie. > mormorai.
Jezabel riprese il suo racconto:

< Dopo aver distrutto ogni prova, pensai incerta sul da farsi; ero sola al mondo, ero libera; mi venne in mente allora di questa landa, di Arcano; alcune sorelle come ti ho già detto, mi avevano parlato di questi luoghi. Usando la mia autorità di diplomatica, feci in modo di spargere la voce che Jezabel d'Alençon era morta, mentre in realtà stavo entrando qui.
Credevo di essere così al sicuro dalla maledizione di Kainwar, ma al primo passo che posai su questo suolo, nella mia mente udii la sua stridula risata e la sua altrettanto stridula voce, dirmi:
< Che cosa pensavi? Anche qui non ti salverai Jezabel. Ciò che ho fatto non può essere disfatto. >
Con un pensiero di luce lo mandai via, però adesso sapevo che non era cambiato niente, anzi, sentivo le aure scure di tre persone che mi davano la caccia; erano sempre più vicine di ora in ora. Mi trovai in una foresta e stranamente non incontrai nessuno. Ero a piedi e andavo molto
piano; usando i miei sensi sviluppati più del normale, mi girai di scatto e intravidi una nuvola di polvere che si avvicinava... Erano i tre uomini che montavano dei cavalli! Non ci avrebbero messo molto prima di trovarmi pensai.
Cercai rifugio nel folto degli alberi, ma sentivo che neanche questo mi avrebbe salvata; ero debole e le mie energie magiche erano esaurite; non ce l'avrei fatta questa volta se la Dea o chi per lei non fosse intervenuto. I cavalieri erano a ormai a meno di un chilometro da me; mi nascosi alla meglio e attesi con l'angoscia che mi serrava il cuore.
Dopo un po' di tempo li sentii scendere da cavallo, li sentii annusare l'aria, tastare il terreno, vedere i riflessi dell'acqua... Uno poi, si avvicinò così tanto a me che smisi quasi di respirare; ma fu inutile perchè si accorse lo stesso che non era solo. Ormai scoperta, balzai fuori, attendendo la morte; un falco volava sopra di noi e lanciava acute grida; era lui, era Il Falco della mia anima; pensando che fosse la mia ultima preghiera, dissi alla mia Dea:
< Ti prego, fa' solo che sia breve. >
Mentre stavo ancora pregando, vidi un uomo a cavallo arrivare verso di noi.
Non mi fermai a guardarlo con attenzione, non ne avevo il tempo e non era certo il momento. Sentii che quando arrivò, fu come se il tempo si fermasse; in una scena a rallentatore che non riuscii mai a definire, uccise quello che mi aveva scoperta e che ora mi teneva per i capelli, poi, con estrema precisione, prima che gli altri due si fossero riavuti dall'inattesa sorpresa, uccise il più vicino, ma venne ferito di striscio ad un braccio.
L'altro tentò una magia, ma io, trovando non si sa dove forze sconosciute, la fermai e lo fulminai.
Caddi al suolo come svenuta, ma dopo poco rinvenni e mi ritrovai a guardare nei miei, due occhi verdi come smeraldi che esprimevano una sorta di preoccupazione; i capelli biondo miele ricadevano scomposti sulla fronte del mio sconosciuto salvatore.
La prima cosa che riuscii a dirgli fu:
< Grazie. >
< Nulla straniera. >
Mi rispose lui quasi indifferentemente.
< Fammi vedere la tua ferita, posso curartela. >
< Ne ho avute delle peggiori, non è il caso. >
< E' l'unico modo in cui posso sdebitarmi, lasciami fare. >
< Se proprio insisti straniera. >
La sua presenza mi faceva sentire al sicuro e stare bene; avevo così riacquistato una parte delle mie forze psichiche e curarlo non risultò un problema... Nel senso magico; appena sfiorai il suo braccio fu come se una delle mie scosse mi percorse e il respiro mi diventò accelerato di colpo; d'improvviso mi accorsi che era il più bell'uomo che avessi mai visto e il fatto che indossasse un'armatura non faceva che aumentare il suo fascino ai miei occhi, anzichè diminuirlo come invece avrebbe dovuto, essendo io stata abituata alla seta e non al ferro.
< Chi sei se posso chiedertelo? >
< Sono un Guerriero e servo l'Imperatrice Nimira... e tu, chi sei? >
< Ero una diplomatica e servivo il mio Paese, ora sono una straniera in una terra sconosciuta >
< Io ho visto che sai usare la Magia. >
< Ho imparato qualcosa sì, sono anche una Strega. >
La mia ammirazione era ormai palese, lo divoravo ad ogni sguardo, ma lui sembrava non accorgersene; mi chiesi con una punta di rammarico, se quello che per noi degli Stati dell'Unione era bello per gli Hammer poteva essere orribile; l'unica volta che non stavo fingendo...
La sua profonda voce mi riscosse dai pensieri:
< Andiamo, tu non stai bene straniera. Monta a cavallo. >
Non tentai di protestare che non era vero; stare con lui era tutto ciò che volevo.
Il posto dove mi portò era una capanna nella foresta più fitta, quella dove non è consigliato andare di notte, ma con lui non avevo paura di nulla...
Mille domande mi si affollavano in mente:
< Perchè non mi dice il suo nome? Perchè non è con il suo esercito se ne ha uno come credo? >
E molte altre, ma mi imposi di non dar loro peso e di godermi i bellissimi momenti del presente.
La capanna era piccola ed essenziale per il modo di vita arcanese così come lo conoscevo io: c'era una pelle di animale morbida che fungeva da letto, un basso tavolo di legno duro, uno sgabello e un braciere ora spento.
Mi invitò ad entrare e lì feci uno stupido quanto bellissimo errore; è uno dei pochi che non mi pento d'aver fatto. Come ti ho detto, sono stata abituata alla ricchezza e alla tecnologia dell'Unione e quella robetta in stile "età della pietra" o giù di lì, mi fece automaticamente scattare sulle labbra un sorriso ironico... Lo so che non avrei affatto dovuto, ma ero giovane, viziata e un po' sciocca, comprendimi figlia mia, non farmi quella faccia sfiduciata. >

Era vero: alle parole "età della pietra" l'avevo guardata male, era un'offesa ad Arcano, alla mia terra! Alençon era solo un nome, per quanto bello.
< Va' avanti mamma. >
Lei sorrise, era la prima volta che la chiamavo così.

< Anche lui, come te, se la prese, ma non si limitò a mal guardarmi, bensì mi prese per le spalle e mi disse a voce più alta:
< Se trovi barbaro il nostro modo di vivere straniera, torna fra la tua gente! Che ci sei venuta a fare qui? A vedere popolazioni di quella chiamate preistoria? A vedere dal vivo alcuni selvaggi? >
Ero completamente ipnotizzata da lui, dalla sua voce, ma riuscii con un po' di fatica a farfugliare:
< Scusa, non volevo offenderti e con te gli Hammer. Mi dispiace Guerriero. >
Poi, come per dimostrarglielo, ma non solo, usando l'ormai passata sfrontatezza, lo baciai sulle labbra, ma, invece di avere il controllo di me stessa come tutte le altre volte, lo persi subito e... Per mia fortuna lui lo perse con me... Mi sentii tutto e niente nello stesso tempo. Mai avevo vissuto tanto in poco tempo, viva come in quegli istanti e tutto con uno sconosciuto salvatore su una pelle di cervo e non in un letto a baldacchino con uomini che avevano potere; non mi sembrava strana la novità, solo vera.
Dopo quelle ore da sogno, sia lui che io ci addormentammo veramente esausti.
Al mio risveglio, come prevedibile, non c'era più. Mi aveva solo lasciato una mappa per uscire dalla foresta. Aspettai il sole dell'indomani, nel frattempo scoprii che c'era del pane abbastanza mangiabile che prima non avevo visto.
Era la fine di settembre, così si dice da noi, ma la calura era ancora infernale; vivevo come una selvaggia dormendo all'aperto a contatto con la natura, evitando ogni altra presenza umana. Mi accorsi dopo un po' di essere incinta: quella bambina eri tu Isabeau.
Mi nutrivo con i frutti della foresta e sì, imparai a pescare con una rete rudimentale... Insomma un genere di vita molto diverso da quello prima.
Quando arrivò l'inverno, mi rinchiusi nella capanna con le provviste che ero riuscita a racimolare, mentre sentivo che crescevi in me. Ti aspettavo per giugno, ma fin da febbraio mi fu chiaro che tu a giugno saresti già nata... Spinta da non so quale forza, l'alba 13 del mese di marzo, numero dalla forte valenza magica e nonchè per i cristiani il giorno di sant'Eufrasia vergine (dal greco eufrasia=gioia), misi il naso fuori casa. Al tramonto, la neve dai riflessi dorati si macchiò di sangue...
Eri nata.
Sfinita e ormai in fin di vita, tutto il residuo della mia energia vitale lo impiegai in questo incantesimo, il più potente che avevo mai operato dopo quello della tua nascita:
< Mia Dea dai mille nomi, ti prego, io non ne ho la forza, tu che sei Madre, proteggi mia figlia, lasciala vivere secondo la via della Vita, qui, nella foresta, cosicchè non ripeta i miei errori; fa' che cresca forte e intelligente come suo padre, ma lasciala Donna come me; voglio che il suo nome sia Isabeau... (Isabella secondo l'etimologia ebraica vuol dire casta e pura) >
Una luce ci avvolse, il cordone che ci legava venne reciso e io sprofondai nella terra sotto di me mentre tu venivi spostata con garbo lontano da una mano invisibile. Un attimo prima la mia Dea mi rispose e mi disse:
< Lei e il suo Vero Amore, se lo troverà, hanno ancora la maledizione da sconfiggere, tu hai conosciuto la Vera Passione, ma non è sufficiente per battere Kainwar. Tua figlia vivrà come hai deciso. >
L'ultimo suono che udii a questo mondo fu l'ululato di un lupo... Era morto anche lui, tuo padre intendo e io non ho mai scoperto il suo nome nè lui il mio. >

Fece una pausa poi concluse:

< Per questo ora gli Elementi e gli Dei ti sono amici, non sei una Strega perchè non hai studiato, hai però la loro benevolenza, tienitela stretta e cara, mi raccomando. Trova il Vero Amore e la maledizione di quel pazzo si fermerà, cerca Isabeau, cerca finchè non lo troverai. Grazie per non avermi giudicata anche se so che dentro di te non approvi. Addio. >
Un gallo salutò il sole e io ebbi solo il tempo di risponderle; Madras Aria spalancò le porte del Tempio e mi girai; fui catturata dai primi raggi dell'astro del giorno e i miei capelli brillarono, ma anche una lacrima che versai.
< Grazie Madras. Ora so. >
< Di niente, ringrazia Jezabel. >
Dopo aver lasciato la spilla d'oro del mio mantello come offerta, corsi via a cercare Naiget; la mia bellissima cavalla bianca.
Tornai a Nistra come se fossi un'altra, più felice e tutti se ne accorsero.
< Grazie mamma! >


USUL

Girovagando, la notte scorsa, con ancora i suoni e i colori della Taverna che mi riempivano la testa, passai di fronte al tempio.
Mi fermai per un attimo ad ascoltare, nel silenzio, quel respiro sommesso che veniva dall'interno.
La cosa era molto strana, mai avevo trovato chiuse le porte del tempio.
Rispettai il luogo e quella situazione insolita trasudante di sacralità, mi girai e me ne andai...
Non immaginate il mio stupore hammer, nello scoprire oggi, che là dentro stava accadendo questo! Qualcosa di fantastico e stupendo, profondo e romantico.


EPILOGO


ARIA

Era bello poter aiutare chi aveva bisogno.
Questo è stato l'unico pensiero che mi passava per la testa mentre Isabeau lasciava il Tempio.
La lacrima che avevo visto scendere dai suoi occhi brillava come un diamante.
Mi ha ringraziato ... e di cosa? Di aver riunito una madre ed una figlia anche se per poco tempo?
Queste cose vengono dal cuore, e qui dentro, nel Tempio, tutto può mancare ma non certo il cuore!
Via via Aria datti da fare, c'è un sacco di lavoro rimasto indietro!!!
Ma cos'è questo?
Una spilla...!?
La sua spilla, l'aveva sul mantello!
Non avrebbe dovuto, non era necessario che lasciasse un'offerta così importante.
Prendendola in mano lunghi brividi cominciarono a corrermi sulla pelle....
Ma perchè?
Sensazioni di dolore, di morte, ma..... un amore! Si un amore forte!
Rimisi la spilla sull'altare con la coscienza che Isabeau avrebbe corso grossi rischi da quel momento in poi, ma che qualcosa di meraviglioso l'attendeva ed ebbi la certezza che sarebbe tornata presto da me.
A presto Isa.....

LA CONSAPEVOLEZZA


ISABEAU

Avevo lasciato il Tempio dei Sogni ed ero diretta a casa mia, a Nistra...
Ancora non ci credevo...
Mia madre una cortigiana-Strega dell'Unione che si era lasciata prendere da una folle passione per un Hammer, maledetta da un Mago...
Quante facce era mia madre, quante persone?
Eppure non aveva esitato, mi aveva raccontato sè stessa non nascondendomi niente, mi aveva fatto dono di un talismano, una Runa o quello che era... Isa... E di me?
Cosa pensava di me?
Mi aveva raccontato di lei, ma di me sapeva?
Sapeva l'angoscia che fino a qualche mese prima aveva ospitato la mia anima?
Alle notti e ai giorni da sola, in compagnia della Luna, del Sole e della foresta?
Sapeva del mio interno dolore di sentirmi senza un parente di sangue? Con tanti amici è vero, con una nonna putativa (Madras Asiram) ma nessun viso in cui mi potessi ritrovare...
E poi, chi avevo io se non due bellissimi cavalli, una bianca e uno nero e qualche arma?
La mia famiglia, le Amazzoni di Zaira, era amorevole e accogliente; avevo delle sorelle, delle amiche, delle insegnanti in loro... Ma sentivo che non era la stessa cosa.
E adesso?
Adesso scoprivo di aver vissuto 16 anni costantemente in pericolo di vita...
Se quel falco si fosse fatto beccare... Io sarei morta...
Trovare il grande amore... Una parola! Io non avevo un compagno...
Come lo trovavo il grande amore se non mi davo un attimo da fare?
Questo pensavo... Poi il mio naturale orgoglio mi suggerì che non dovevo affatto darmi da fare, perchè io stavo bene così, da sola...
Mi tornarono alla mente le parole di molte amiche, Deoris, Achel e Sagitta in primis, ma anche di Jarsali, Paradisea, Rowena e Hatshepsut mia Vice Comandante: <Isa... Quando ti decidi a trovare un Hammer di tuo gusto? Quando ce lo presenti? Oppure lo hai già trovato e sei così gelosa che vuoi che sia tutto
segreto e te lo tieni per te?>
Io arrossivo sempre e cercavo di sviare il discorso verso lidi meno pericolosi e per fortuna o io, o qualche altra cosa o persona, ci riuscivamo sempre.
Queste due parti di coscienza stavano combattendo in me e non sapevo a chi dar retta...
Qualche momento dopo sentii una strana sensazione al petto... Ed ebbi una visione...
Era Madras Aria che toccava la spilla... Sentii prima freddo, poi un gran calore nel cuore... Che diavolo era?
Non lo sapevo, ma mi spaventava... Con mille idee in testa e altrettanti dubbi nel cuore proseguii il cammino.
Arrivarono la notte e la Luna con le sue stelle.
Fermai Naiget vicino a un piccolo lago per farla abbeverare; accesi un fuoco, spiegai il mio mantello nero e mi sedetti sopra di esso mentre mangiavo una delle schiacciatine che mi ero portata.
Quando ebbi finito mi dissetai bevendo dalla borraccia che notai, Madras Aria, aveva provveduto a riempire.
Una folata di vento mi fece rabbrividire; l'aria era fresca e profumata; sentivo note lontane di musica mitica...
All'improvviso riconobbi il grido ormai familiare del falco...
<Non mi abbandonerai mai eh?> Pensai.
Poi guardai il cielo e lo vidi volare ad ali spigate nella gloria di quella notte splendida per forme e colori; sorrisi, dopo mi sdraiai sul mantello, aspettando l'alba e il nuovo Re del giorno in tranquillità.
Nel sonno sentivo ripetere ossessive, le parole che Jezabel mi aveva detto: <Fa' che cresca forte e intelligente come suo padre, ma lasciala Donna come me.>
Mi svegliai di soprassalto in piena notte e avvertii il bisogno di scappare, subito, al momento.
Non presi armi e non mi rivestii decentemente...
Montai in groppa a Naiget senza neanche averle messo i finimenti.
Volevo fuggire, fuggire da ciò che avevo sentito dentro di me.
Galoppai per qualche ora, fino ad arrivare alla collina dei Dragoni quando ancora la Luna era nel cielo. Sfinita, smontai da cavallo e mi stesi sull'erba umida di rugiada con il cuore ansante, lasciando che l'animale si allontanasse.
All'improvviso sentii dei passi sommessi avvicinarsi; debolmente mi tirai su con la forza delle braccia. Avrebbe potuto essere un ribelle e io non avevo armi con me, ma non pensai a nascondermi come invece avrei dovuto fare in ogni caso.
Mi alzai in piedi e mi rassettai alla meglio la veste bianca, ancora candida nonostante tutto.
Riconobbi a pelle che era un Hammer, di un Dragone di Dulkar e il mio spirito fu sollevato...
Scuri erano i suoi capelli così come scuri i suoi occhi.
Indossava una corazza di pelle e portava con disinvoltura un mantello anch'esso scuro.
Insomma, perfetto per mimetizzarsi con la notte, al contrario di me, pensai con una smorfia.
Mi accorsi che, quasi senza accorgermene, lo avevo squadrato da capo a piedi con aria critica di valutazione; senza sorprendermi, aspettai che lui facesse lo stesso, ma mi sentii a disagio quando improvvisamente pensai che la mia veste non era certo consona per incontrare un Hammer, anzi, quell'Hammer, mi sorpresi a pensare!
Raffiche di vento facevano ondeggiare sia la mia veste, che il suo mantello, che i miei capelli, creando un'atmosfera quasi irreale.
Sentivo Isa e il mio cuore battere insieme; quel rumore mi risuonava nelle orecchie come un tamburo.
Alla fine, dopo il suo esame si decise a dirmi: <Cosa ci fa una giovane fuori dalla sua Kioskas a quest'ora della notte? Oppure sei straniera?>
<Sono un Hammer, Dragone e quello che faccio qui sono affari che non ti riguardano.>
<Ho capito, sei un'Amazzone! Solo loro rispondono così.>
<Sono fiera di essere una Zaira!> Ribattei con orgoglio. Gli occhi mi brillarono quando lo dissi.
<Tuttavia non mi hai ancora risposto, che cosa fai qui?>
<Devo ripetere che non sono affari che ti interessano Dragone?>
<Qui sei nel nostro piccolo Regno; io stavo ispezionando la zona e ti ho trovata; è nel mio diritto chiederti sia chi sei sia che cosa fai qui.>
Reprimendo un moto di collera, risposi con voce di ghiaccio quanto il colore dei miei occhi: <Isabeau, Amazzone di Zaira. Sono qui per una passeggiata notturna; come vedi non ho armi con me.>
<E' un'imprudenza infatti, ma sei giovane; comunque stà attenta, ti potrebbe costare la vita prima o poi.>
Adesso non mi trattenni più. Il mio orgoglio prese il sopravvento e duramente dissi: <Non ho bisogno dei tuoi consigli Dragone; se non ho armi è perchè ho le mie buone ragioni, inoltre, non so combattere solo con le armi, il mio allenamento prevede anche la mancanza di oggetti.>
Lui, che mi stava già voltando le spalle per andarsene; di scatto si girò e mi sorprese dicendomi: <Bene, Amazzone, anzi, giovane Amazzone, se sei così determinata forza, dimostrami quanto davvero vali!>
E fischiando, fece trotterellare il suo cavallo verso di lui.
Estrasse dalla sacca un pugnale e a me diede la sua spada, ma io mi sdegnai e dissi: <A parte il fatto che non devo dimostrarti niente, non accetterò mai favoritismi di nessun genere!>
<D'accordo, mia Amazzone testarda.>
Gettò il pugnale a terra e io feci lo stesso con la spada, poi si slacciò la corazza, in modo da non aver protezioni in più rispetto a me.
<Sua Amazzone! Questo ha bevuto troppo!> Pensai.
Inspirai l'aria, pronta a combattere.
Cominciai io, lasciando purtroppo da parte, uno dei primi insegnamenti: mai combattere per rabbia; infatti il mio pugno, anche se potente, fallì colpendo il vuoto.
Lui contrattaccò con un altro pugno; per mia fortuna, essendo agile, lo schivai a mia volta, anche se la veste che portavo mi impacciava parecchio.
Dopo qualche minuto, il Dragone riuscì a colpirmi allo stomaco.
Tossii, ma mi ripresi dopo qualche istante; anch'io lo colpii, ma nelle costole, poi, approfittando del suo stordimento, tre volte in pieno petto.
Lui retrocedeva e io avanzavo; per qualche sorta di sfortuna però, inciampai assai poco graziosamente in una radice d'albero e caddi, suscitando la sua ilarità.
Anche lui ora era a terra...
Velocemente mi rotolai più in là, affinchè potessi avere il tempo di riprendermi, ma non ebbi questa fortuna; in qualche secondo me lo ritrovai vicino e anche lì, continuammo a sferrarci colpi, dati molto più blandamente che all'inizio devo dire, e io avevo anche l'impedimento della veste ancor più di prima; fino a che non mi intrappolò le mani in una morsa d'acciaio dalla quale, pur tentando, non riuscivo a
liberarmi; poi, senza che io potessi prevederlo, si chinò ancor più su di me e catturò le mie labbra con un bacio.
Dentro e fuori avvampai di furore, come osava!
Mi dibattei, cercando disperatamente un modo per sottrarmi a quel supplizio...
Però non troppo spiacevole, disse una parte di me...
L'altra mi richiamava all'orgoglio, all'ideale di purezza e così, quando finalmente si decise a lasciarmi, sentii il suo respiro ansante, anche se era ben magra consolazione non essere la sola ad essere agitata.
Con piacere notai anche un luccichio fra l'erba e, spinta dal desiderio di vendetta, presi il pugnale e, con scatto felino gli feci un leggero graffio sulla gola e gli assestai uno schiaffo molto forte sulla guancia destra; dopo urlai: <Sleale! E' stato ingiusto!>
Feci un respiro profondo e calmai la voce: <Mi sarei aspettata un comportamento onorevole da un Dragone di Dulkar degno di portare questo nome!>
Il messaggio fu chiaro e lui incassò il colpo morale, ma ribattè: <Io, Astor, mi ritengo degno di far parte di loro!>
<Allora non avresti usato non una, bensì due volte l'inganno!>
Il suo viso aveva un'aria innocente, ma sapevo di non poter sbagliare: <Credi che non sappia che la radice nella quale sono inciampata, l'hai creata tu con una qualche magia?>
La mia Runa non mi avrebbe mai mentito; era stata lei a rivelarmi il trucco.
Astor sorrise ironico: <Sì, è vero.>
<Non credere comunque, non mi hai domata con quel bacio... Spirito libero ero e spirito libero resto.>
<Ma sei finalmente consapevole di te stessa tesoro, perchè so che non ti è affatto spiaciuto, mi sbaglio?>
<Se pensi che sia contenta ti stai ingannando parecchio.>
<No, sei tu che stai mentendomi Isabeau, mentendo a te stessa.>
Irata da quel discorso contro tutti i miei ideali, fortunatamente trovai Naiget a poca distanza.
Stavo montando sulla cavalla quando mi si parò davanti il Comandante dei Guerrieri di Betris, Licht.
<Coraggio Isa, non prendertela così. Il nostro Astor è uno dei più grandi baciatori di Arcano e in questo somiglia al Maghetto Scoppiato...Xandor...>
Ma ero troppo arrabbiata per poter essere una buona ascoltatrice: <Questa sera ho sentito una marea di stupidaggini, non ti ci metterai anche tu, vero Licht?>
Lui ridacchiò e si rivolse ad Astor: <Complimenti Dragone! Puoi ben dire di aver avuto la fortuna di baciare una delle dame più ritrose di Arcano... Un bel trofeo!>
A quella parola trofeo mi imporporai... <Uomini!... >
E tirai giù una quantità di accidenti non propriamente scrivibili.
Spronai Naiget e tornai da dove ero partita; per fortuna c'erano ancora tutte le mie cose, le raccolsi e mi accinsi a ripartire per andare a casa, essendo ormai il sole spuntato da qualche ora.
Ad un certo punto mi bloccai...
Jezabel mi parlò nella mente: <Figlia, questa notte hai salito il primo gradino della consapevolezza,
presto arriverai agli altri; non essere arrabbiata nè con te nè con il Dragone, anzi, dovresti ringraziarlo.>
<Mai!> Le risposi.
Ma era troppo tardi, la fiamma dentro di me era venuta alla luce e non si sarebbe mai più spenta.





 

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