Il Matrimonio
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PARADISEA
Paradisea se ne stava seduta sull'Alzach, la pietra sacra della
"Foresta Incantata", ed il suo mantello nero fluttuava intorno alla
sua figura, come le ali di un corvo. |
Posta a ridosso di uno strapiombo, si narra che l'Alzach
fosse stata posizionata in quel luogo dagli stessi Dei, i quali
ordinarono a tutti gli abitanti dei quattro regni che qualora fossero
avvenute delle nascite indesiderate e non si volesse tenere il
nascituro, anziché abbandonarlo a se stesso, lo si portasse su quella
pietra, dove gli stessi Dei si sarebbero presi il compito di curarlo e
farlo crescere.
Così nacquero i Walad, sostiene la leggenda, gli illuminati dagli dei e
detentori di conoscenza.
Anche Paradisea, nata con dei seri problemi di salute, era stata
abbandonata su quella pietra ed era stata curata ed allevata dagli
animali della stupenda foresta.
Paradisea trovava conforto nello stare nel luogo che l'aveva vista
nascere; per lei era un rifugio, un posto dove riflettere e mettere
ordine ai propri pensieri, circondata dalle cose che aveva imparato a
conoscere così bene.
Andava spesso su quella roccia a pensare e riflettere, ma oggi si
trovava lì per cercare d'intravedere nelle fitte nebbie del futuro con
quale tattica e quali rituali avrebbe dovuto affrontare il prossimo
turno del Torneo di Magia.
Se ne stava seduta già da tempo a riflettere e ad ammirare il panorama
che si estendeva ai piedi delle montagne, il sole stava tramontando e
splendeva immobile sopra la folta foresta sottostante, il cielo intorno
sembrava attraversato da lingue di fuoco, quando alle sue spalle
qualcuno sospirò profondamente.
Paradisea si voltò di scatto e vide Abigor, Guerriero Ardes e suo
amante, seduto anch'egli sulla pietra, con gli occhi furbi che la
scrutavano.
"Mi hai fatto prendere paura. Non ti ho sentito arrivare!" disse lei.
"Gran brutto sentimento la paura, inquina la mente che.".
"..che deve sempre restare pura" ribattè Abigor.
"Si. Lo so!". Paradisea si ritrovò ad osservarlo.
Dopo tutti i combattimenti e guerre fatte, Abigor non era cambiato per
niente, non una ruga in più, non un capello di meno, era rimasto
esattamente uguale, come se quel corpo non risentisse assolutamente il
passare del tempo e delle ferite subite.
I lunghi capelli neri svolazzavano scompigliati dal vento, e le sue mani
forti cercavano di rimetterli in ordine, ma invano, gli occhi rossi
purpurei lacrimavano.
"C'è troppa aria qui per i miei gusti!" Disse alzandosi dalla pietra.
Paradisea si protese in avanti, inarcò la schiena tenendo il petto più
in fuori possibile e offrendo il viso alla brezza cogliendo le sue
tenere carezze disse:
"Io adoro il vento. Alle volte ho come l'impressione che mi parli!".
"Esiste un luogo, molto lontano da qui, dove il vento parla e canta,
dove addirittura il vento insegna. Si chiama la Grande Terra del Vento,
se non ricordo male, in un regno vicino, aldilà delle foreste e dei
monti di Arcano" sussurrò Abigor.
"E come posso arrivarci?" chiese Paradisea, girandosi con lo sguardo
verso il guerriero e facendogli vedere tutto il suo entusiasmo.
"Oh bèh, molto semplice. Basta che tu diventi una Strega Esploratrice e
consulti i libri di esplorazione dei regni e terre lontane che abbiamo
nella sala del sapere."
Abigor guardava la strega perso nei suoi occhi curiosi e le disse:
"Paradisea, non esiste solo il dovere, vi è anche il piacere"
accarezzando il suo viso "....ero qui a riflettere quando ti ho
vista...".
Abigor continua a pensare che le coincidenze non avvengono mai per caso;
prende la pallida e fredda mano della strega, come per magia appare un
anello, lo infila dolcemente al dito di Paradisea.
"Vorrei averti al mio fianco per sempre, promettendoti fedeltà al
Tempio, davanti alla Dea, alla Sacerdotessa e alle Madras..."
In quel momento una folata di vento più forte delle precedenti giunse
alle spalle di Paradisea, come se una mano invisibile la spingesse ad
andare verso Abigor, il Vento stesso le suggeriva quale decisione
prendere.
Si alzò in piedi e, mettendosi di fronte ad Abigor, lo abbracciò di
slancio e gli sussurrò dentro l'orecchio:
"Oh, Abi! Non sai quanto ti voglio bene..... TI AMO", poi lo baciò
appassionatamente.
"Dopo questa stretta, penso che anche le mie povere ossa lo abbiano
capito" rispose Abigor massaggiandosi le costole, ma felice.
"Ora andiamo, cucciola mia", prendendola in braccio si incamminarono
verso le Terre di Arcano.
Il sole si spense all'orizzonte e, nell'ombra del crepuscolo, due figure
si allontanarono su un antico sentiero, innalzato, si racconta, dagli
dei stessi.
La notte era giunta, i due amanti erano impazienti di dirigersi verso il
tempio dove avrebbero celebrato davanti a tutti il loro rito nuziale.
Le luci delle fiamme rendevano il tempio quasi incantato, l'altare della
Dea risplendeva di luce magica tutta dorata, i colonnati ai lati della
navata si ergevano maestosi, con i loro marmi rosacei adornati di
sculture bianche, candide come la neve, in mezzo a loro grandi arazzi
variopinti, rappresentanti tutti gli stemmi di Arcano.
Nel mezzo affollavano la navata i banchi di preghiera per gli astanti,
costruiti con legni pregiati da esperti artigiani, ora ricoperti da
splendidi addobbi floreali; il loro profumo forte e dolciastro
miscelandosi con il profumo degli incensi dava un tocco mistico
all'atmosfera.
Lui, testa alta, portamento fiero, davanti all'entrata in attesa che la
sua bella arrivasse.
La sua veste era nera come il buio della notte, con profili dorati che
delineavano il possente fisico, sul petto scintillavano tutte le
onorificenze conquistate in anni di battaglie, allacciato al collo un
grande mantello nero con ricamato un grande Falco tutto dorato, si
muoveva leggiadro cullato dalla brezza della sera.
Paradisea era in leggero ritardo e Abigor si stava preoccupando; dopo un
lungo attendere intravide una figura all'orizzonte: era lei, la sua
amata.
Giungeva accompagnata dalle consorelle Sagitta e Deoris, portata da una
carrozza trainata da due fieri esemplari di cavalli.
Arrivata Paradisea scese dalla carrozza con passo deciso e molto
elegante, indossava un vestito rosso sangue, stretto ai fianchi e più
largo sotto fino alle caviglie con una piccola coda; sopra, un bustino
molto aderente fasciava il petto evidenziandolo, un velo trasparente
copriva la testa cadendo a metà busto, i capelli erano raccolti con
qualche ciocca che scendeva a boccoli fino alle spalle, per la prima
volta teneva scoperti i suoi occhi facendo vedere tutta la loro bellezza
ed il loro cristallino colore.
Arrivò davanti ad Abigor e disse: "Amore, scusami se ho fatto tardi, ma
non sono abituata a farmi bella!"
Abigor ammaliato da cotanta beltà, rispose: "Non ti preoccupare piccola
mia, l'importante è che ora tu sia qui"
Accennando un sorriso, le porse la mano invitandola a varcare la soglia
del tempio, lei gli fece dono della sua, nel mentre le due damigelle
s'incamminarono davanti a loro distribuendo dalle loro mani petali di
rose rosse lungo tutto il cammino.
I due sposi entrarono nel tempio, ai loro lati tutti gli Hammer
guardavano la scena, davanti a loro la sacerdotessa Aria, avvolta in una
tunica azzurra di seta pregiata, li attendeva con in mano il sacro libro
aperto.
Arrivati all'altare due piccoli troni dorati rivestiti con seta li
aspettavano, agli estremi i testimoni Licht, Kassandra, Kristal e
Morbovia, le Madras tutte vicino a loro.
Il loro passo era deciso e le loro mani unite si tenevano in una stretta
possente.
Giunsero davanti alla sacerdotessa, Paradisea con un gesto leggiadro si
scoprì il volto celato dal velo, la beltà del suo volto era illuminata
dalla grande fiamma del braciere posto sotto la Grande Dea, Abigor ne
rimase ancor di più ammaliato.
I due sposi presero posto, mentre la Sacerdotessa agitando il turibolo
con l'incenso pronunziava l'inizio del rito.
Sicura, capace e sapiente la sacerdotessa fissò negli occhi i due sposi,
poi si rivolse verso Abigor:
"Abigor Guerriero Ardes, sei qui al cospetto della Dea, per giurare la
tua fedeltà a questa donna, Paradisea la strega, sei pronto a compiere
tale passo?"
Abigor raddrizzando la schiena con il petto in fuori cercando di vincere
l'emozione rispose: "Si sono pronto"
Paradisea lo guardò sorridendo.
"Bene!!" La sacerdotessa prese il turibolo direzionando i fumi
dell'incenso verso Abigor.
"Ora puoi fare la dichiarazione alla tua sposa, ricordati che la Dea ti
ascolta" disse con tono deciso.
Abigor si girò verso Paradisea, le prese le mani, fissandola negli
occhi, gli sguardi si cercavano, si volevano, erano felici.
"Paradisea, io Abigor, davanti alla Dea, ed a tutti gli astanti
presenti, GIURO di esserti fedele, starò sempre al tuo fianco, sarò il
tuo umile servitore, ti proteggerò da tutte le avversità e da tutti i
pericoli, se sarà necessario darò la vita per te!!!" tuonò il guerriero
con voce ferma e sicura.
Una piccola lacrima solcava la candida guancia di Paradisea.
I testimoni sorridevano compiaciuti, tra gli Hammers silenti qualche
Dama piangeva di felicità, l'incanto dell'atmosfera rendeva il tutto
irreale, come un sogno fiabesco, nel Tempio il tempo si era fermato.
La Sacerdotessa Aria volse le sguardo su Paradisea:
"Ordunque Strega Paradisea, hai sentito il proclama del tuo sposo
davanti alla Dea, sei tu pronta per giurare fedeltà verso il tuo sposo?"
disse accennando un sorriso.
Paradisea ebbe un sussulto, l'emozione impediva alla parola di uscire
dalla sua bocca, prese un lungo respiro, la forza dell'amore prese il
sopravvento.
"Si sono pronta", disse con tono fermo e deciso.
La sacerdotessa Aria direzionò il turibolo verso Paradisea avvolgendola
con i fumi dell'incenso.
"Bene, puoi fare la tua dichiarazione e ricordati sempre che la Dea ti
guarda ed ascolta".
Paradisea prese le forti mani di Abigor, le portò a sè baciandole
delicatamente, alzò il capo, i suoi occhi riflettevano le fiamme dei
bracieri circostanti brillando come due diamanti, incrociando lo sguardo
del guerriero disse:
"Abigor mio amato, io Paradisea la strega, GIURO, sotto lo sguardo
protettore della Dea, davanti a tutto il popolo di Arcano, di esserti
fedele, di accudirti, di proteggerti, sarò la tua sposa per sempre, nei
momenti felici e nei momenti più avversi avrai sempre il mio appoggio,
io ti dono me stessa per l'eternità".
Nel mentre gli occhi di lei erano lucidi, propagavano con l'effetto
delle luci piccole scintille, due piccole lacrime solcarono il suo viso.
Abigor sorrise dolcemente alla sua amata, asciugandole prontamente le
lacrime.
L'atmosfera si fece più intensa, il loro amore prendeva corpo in essa,
le forti sensazioni arrivarono ad essere percepite da tutti gli Hammers
presenti, una Magia naturale si stava castando.
La Sacerdotessa Aria richiamò l'attenzione degli sposi e con tono
austero dichiarò:
"Abigor e Paradisea, davanti alla Dea vi siete dichiarati amore eterno,
possa Ella porgere la sua mano benefica su di Voi, condurvi verso il
giusto cammino, offrendovi la sua protezione"
Poi si volse verso i testimoni:
"Voi siete stati chiamati a testimoniare davanti alla Dea le
Dichiarazioni degli sposi, avete udito? Venite ora avanti uno alla volta
a dare la vostra testimonianza".
Kassandra si avvicinò per prima portando nelle mani una forma di pane,
lo mise ai piedi dell'altare e disse:
"Si! Io Kassandra la Mercante ho udito!!"
Ritornò lentamente composta nel gruppo dei testimoni, nel mentre Kristal
si avvicinava all'altare offrendo alla Dea un otre di idromele pregiato,
volse lo sguardo alla Sacerdotessa:
"Si! Io Madras Kristal ho udito" affermò per poi allontanarsi
mestamente.
Dal gruppo si fece avanti Morbovia recando con sè una cesta di frutta
fresca, la mise accanto agli altri doni e disse:
"Si! Io Mago Morbovia ho udito".
Abigor e Paradisea silenti osservavano le movenze dei loro testimoni.
Per ultimo si avvicinò Licht con una spada poggiata orizzontalmente con
il piatto sulle mani, si inchinò poggiandola con gli altri doni ai piedi
dell'altare, si volse vero la sacerdotessa dichiarando:
"Si! Io Licht Comandante ho udito", riavviandosi verso gli altri
testimoni.
La Sacerdotessa finita la processione di testimoni prese un drappo di
seta e si avvicinò ai due sposi, nel mentre Abigor prese per mano
Paradisea, sollevarono le loro mani e le offrirono alla Sacerdotessa,
che con il drappo di seta fece due giri intorno ai loro polsi legandoli
e poi disse:
"Ora miei cari Abigor e Paradisea siete ufficialmente sposati, uscirete
dal Tempio con questo drappo simbolo del vostro legame eterno e con la
benedizione della Dea. Legati dal sacro vincolo del matrimonio potete
andare, COSI' E' DECISO."
Abigor portò al petto le due mani legate tra loro, guardando innamorato
la sua dolce strega si avvicinò lentamente a lei, la baciò sulle labbra
assaporandole, Paradisea con l'altra mano lo strinse di più a se, mentre
nella platea piccoli applausi rompevano il silenzio per poi diventare un
coro generale, riecheggiante per tutto il tempio.
Le due consorelle Sagitta e Deoris ripresero a cospargere al suolo
petali di rosa, i due sposi guardarono felici tutti gli Hammers in festa
e si avviarono verso l'uscita, frastornati dai complimenti di tutti.
Usciti dal tempio i due sposini montarono sulla carrozza, allontanandosi
a passo lento per poi sparire all'orizzonte, affrontando la loro nuova e
felice avventura.
Alla Taverna del Drago Verde tutto era pronto per i
festeggiamenti.......
PARADISEA
Una missiva mi giunse:
"Abigor ha avuto il permesso di rientrare!"
Il mio cuore esultava dalla felicità: l'amore mio era ritornato a casa
finalmente!
Dovevo sistemare tutto, pulire la dimora per il suo ritorno.
Appena sarebbe rientrato avrebbe trovato una bella sorpresa ad
attenderlo....
La strega era felice e per l'entusiasmo aveva fatto il più grande degli
incantesimi ....
ABIGOR
Voglia.
Di te, del tuo profumo lontano, dei tuoi pensieri impuri per me,
voglia di stringerti, di berti, di saziarmi dei tuoi sguardi,
di poterti ammaliare con mille rose, di poterti comprare... con mille
parole
Voglia terribile e profonda, che strugge i pensieri e affonda la logica
D'amore incosciente, d'amore cercato... e mai ripudiato... oddio quanto
mi manchi!
Non sei qui in questo momento, e seppure prima o poi ti vedrò la
lontananza m'acceca.
Solo il tuo ricordo è con me, e come brace... lentamente mi cuoce,
arroventa e consuma le mie carni frementi,
calor bianco che scioglie il grasso che protegge i miei desideri.
..... non posso abbandonarmi, non posso lasciarmi
Eccomi invece... , più non resisto, calpesto la logica coi piedi del
cuore
l'aria che cerco mi strangola l'anima con cento garrote... come le tue
braccia....
che sinuose e leggere avvolgono i miei pensieri
ascolto la tua pelle urlarmi tenerezza, il tuo corpo diventare mio
mentre buio il mio animo vola, silenziose urla di dolore sapendo che
presto finirà.
Senza appello, senza scuse, siamo vivi e possiamo... finire
vedo sento e mi nutro dei tuoi occhi,
gli sguardi entrarmi dentro e cancellare anche l'ultimo barlume
d'intelligenza,
esce la fiera da troppo repressa,
tutto prima o poi finisce... anche il tempo,
tutto prima o poi smette d'esistere... anche l'anima
tutto prima o poi muore...
sotto le bombe... sotto le macerie... durante un orgasmo... di vana
attesa
parlo e continuo a sognare, vivo e continuo a morire, amo e continuo a
soffrire.
.... D'amore non si muore...
di chi è la frase più non ricordo...
e forse è meglio... di mille mali vorrei angustiarlo
il tuo pensiero che ho dentro da sempre, mi marca a sangue e le carni mi
strazia
il tuo respiro mi restituisce la vita...
il tuo profilo nella penombra... il colpo di grazia...
un solo pensiero che sfiori la mente
passione infinita...
comunque vada... comunque finisca
della nostra vita l'enorme conquista
ben poca cosa Dea mia............... quanto ti amo
Eccomi amore,sono qui con te < le soffia un bacio >
PARADISEA
Paradisea sentì il vento sussurrarle: "Eccomi amore! Sono qui con te!"
Si girò e vide il suo amato.
Il cuore battè a mille, le lacrime scesero senza riuscire ad essere
contenute.
Paradisea guardò in alto ed alzando le mani verso il cielo disse: "Oh
Dei! Grazie! Le mie suppliche sono state ascoltate e ringrazio il
custode con tutto il mio cuore"...
Poi guardò l'amato e si gettò fra le sue braccia dicendogli: "Non osare
lasciarmi più! Non osare farmi soffrire ancora una volta, non lo
sopporterei!".
Abigor guardò la strega, non riusciva a dirle nulla... solo il suo cuore
parlò tramite un bacio, passionale e sensuale come non aveva mai fatto.
Da quando era nato il bacio, ne furono catalogati nove fra i più belli,
i più passionali e quello li battè tutti....
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