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Vitae et morte

 

Una notte insonne, una notte che non voleva finire mai.
Paradisea si trovava nella sua dimora, dentro il suo letto, intenta a cercare riposo ma non vi riusciva, i pensieri erano tanti e il dolore nel suo cuore non la faceva addormentare, era una ferita grande per il suo piccolo cuore.

I suoi pensieri erano rivolti verso il suo amore che si trovava in terre lontane; il giorno prima della sua dipartita si stavano sposando ed oggi lei sola nel letto a pensare a lui ma senza trovare un rimedio al suo dolore, eppure era una strega!
Un rimedio per il mal d'amore doveva pur esistere!
Ma sapeva bene che per il mal d'amore non esisteva alcuna magia che lo potesse far svanire.
Si girava nel letto senza trovar pace, poi si alzò come spinta a cercare una soluzione, scese le scale che dal piano superiore portavano in cucina, al grande camino dove vi era sul fuoco il calderone delle magie; vi mise delle erbe dentro e pronunziò le parole magiche per evocare i morti:
"Vitae chiama morte et morte risponda at vitae, luce et buio cammin insieme, fatemi vedere l'amor mio dove si cela" ripetè le parole per tre volte, poi dal calderone apparve l'immagine di una donna, era sfocata ma si riusciva a capire dalla sua veste che nella sua vita passata era stata una sacerdotessa.
La sua immagine stava uscendo dal calderone piano, aveva gli occhi chiusi i suoi capelli erano sciolti e le coprivano le forme, l'immagine incominciava ad apparire più nitida e quando aprì gli occhi, Paradisea ne vide all'interno solo vuoto, il buio, poi lo spirito parlò:
"Chi osa chiamare i morti? "
"Son io, la strega Paradisea" rispose " Chiedo venia, se vi ho arrecato disturbo, ma il mio cuore sta soffrendo e non sapevo a chi chiedere conforto!"
Lo spirito rimase per un attimo in silenzio, il nome di quella strega le ricordava qualcosa, poi disse:
"Giovane strega, per amore io son morta, dell'amor io ne ho il rimpianto. Voi chiedete ai morti conforto quando essi stessi cercano nell'oblio un po' di conforto. Voi arrecate disturbo se chiedete ai morti quello che loro stessi hanno perso! Non dite più nulla, lasciateci al nostro oblio oppure chiedete altro, ma non questo!"
Lo spirito stava per sparire quando la strega lo fermò dicendole:
"Aspettate! Morta o non morta l'amore permane, in eterno vi è un legame ed il mio è stato spezzato, fin dalla nascita ho perso chi mi ha amata, dunque non lasciatemi con questo dolore"
Il fantasma ritornò e rispose alla strega:
"Paradisea, se voi ora chiedete, a me dovrete sacrificare qualcosa, ciò che vi è più caro sarà mio, ed io vi dirò quello che voi chiedete"
Paradisea non sapeva cosa sacrificare, cosa era caro a lei: non di certo gli abiti, non aveva nulla di tanto prezioso... tanto meno gioielli, la sua magia era importante ma non cara, poi pensò alla sua vita: era la cosa più cara che potesse avere.
"Ho trovato spirito!" disse la strega " La mia vita donerò a voi se in cambio mi darete ciò che chiedo"
Lo spirito sorrise e guardando negli occhi la strega vide tutto il suo amore; quello sguardo le fece ricordare l'ultimo attimo della sua vita terrena, il suo atto d'amore prima di perire e con dolci ricordi le disse:
"Paradisea, cara e piccola streghetta, vedo che pur soffrendo per amore, combatti per esso con tutta te stessa. Questo è buono, perchè combatti per una causa assai rara nei tempi che corrono. Non temere, la tua vita non porterò via nè ora nè mai, tu devi vivere per portare ciò in cui credi su questo mondo, combattere per l'imperatrice è uno dei tuoi obblighi ed aiutare coloro che ami un tuo dovere. Piccola ..." si fermò lo spettro, quasi stesse dicendo una parola fuori posto, poi aggiunse
"Quello che cerchi non è altrove, cerca nel tuo cuore, vicino ad esso troverai ciò che cerchi ".
Finito di parlare lo spettro si dileguò ritornando nel suo oblio.
Paradisea rimase immobile davanti al calderone, la risposta che chiedeva non era quella, lei voleva sapere dove fosse il suo amore, come stava, sapeva cosa c'era nel suo cuore...
Voleva urlare, richiamare lo spirito ma quello che vide fu la sua veste che bruciava, si era avvicinata troppo alle fiamme del camino e la sua veste aveva preso fuoco, per tutti gli sforzi che faceva non riusciva a spegnere le fiamme che salivano velocemente ......
Aprì gli occhi e gridò aiuto.
"Cos'è successo?" chiese Abigor, che era coricato nel letto con lei, venendo destato dall'urlo della sua amata.
Lei si girò verso di lui, lo guardò con le lacrime che le solcavano il viso e poi gli disse:
"Ho avuto un incubo! Pensavo di averti perso e chiedevo ai morti di farmi vedere dove eri, poi la mia veste aveva preso fuoco e...."
"Paradisea!" disse lui "sono qui accanto a te, hai avuto un incubo! Sai che non ti lascerei mai."
Poi la strinse fra le sue braccia forti, lei si fece cullare sperando che quell'abbraccio non finisse più; Abigor sentiva la sua paura e la coccolava come si può fare con una bambina.
Lei tremava, ma stretta nel caldo abbraccio incominciò a rilassarsi e si addormentò; ma prima che si addormentasse, Abigor le diede un bacio sulle dolci labbra e le disse:
"Dormi amor mio! Dormi tranquilla perchè ci sono io a proteggerti".


 

Paradisea

 

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