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La realtà di Usul

 

Era un giorno di pioggia, fitta, pungente, fredda, freddo che ti entra nelle ossa.
Nel cuore no, perchè li è già troppo freddo.
Freddo perchè non puoi permetterti che qualcuno te lo scaldi, uno come te non può permetterselo, e allora cerchi riparo, caldo: La taverna del Drago Verde.

"Lo so Appo, lo so cosa dicono, credi che non lo sappia??? e credi che siano solo loro??? Sono in molti a pensarlo, ma a me non importa".
"Come non ti importa Usul" sbottò Appo visibilmente innervosito "ti danno del vigliacco, dicono che durante l'assedio a Nistra sei fuggito, scappato, che hai lasciato i compagni senza difesa, che per colpa tua sono caduti... ma insomma Usul, come puoi permetterlo, sappiamo tutti che non è così".
"Lo so Appo, io lo so, tu lo sai, altri lo sanno, è di voi che mi importa, delle dicerie di chi non mi conosce sinceramente non so che farmene".
Intanto nella taverna l'atmosfera si stava scaldando, tanto per cambiare Kassandra e Licht stavano litigando, già risuonava il suono della potente padella della mercante e le risa di Leyla, Ledra, Xandor e tanti altri, insomma una bella serata tra amici.
Osservando tutto questo Usul si rivolse ad Appo "Appo, amico, lo so che lo fai per me ma credimi, non mi sento offeso, il mio comportamento di allora si può travisare ed è impossibile che tutti coloro che non mi conoscono mi giudichino bene. Non prendertela più e goditi la serata." gli versò un altro bicchiere dell'ottimo rosso dell'altopiano.
Appo finalmente si rilassò ed iniziò a socchiudere gli occhi guardandosi intorno, tipico suo atteggiamento da caccia, caccia all'amazzone!
Usul passò ancora qualche tempo nella spensieratezza della taverna, dopo di che si accomiatò dall'allegra brigata.
La pioggia fuori era cessata, ma non il gelo, un freddo umido si infilava per le vie della kioskas insieme ad un silenzio innaturale.
Il silenzio non era normale, gatti, gufi e gli altri abitanti della notte, dove erano, solo silenzio.
Per un attimo restò con tutti i nervi tesi, all'erta, pronto, la mano già scivolava sull'ascia... erano sicuramente loro, i Cacciatori, coloro che da tre generazioni inseguivano la sua famiglia, dalla notte dei limoni neri.
Era pronto, la mente sgombra, perfetta macchina da guerra.
Risa, delle risa, lontane... "questa è Isabeau, e Xan, e Falcos" si disse e si rilassò, solo un attimo, fatale, un grido, disumano, una corsa forsennata, altri passi, grida di dolore e buio...
Una flebile luce filtrava dalle persiane, era giorno, era nel suo alloggio, sul letto, ancora vestito e indolenzito.
La lotta, le grida, i Cacciatori, non ricordava nulla, come altre volte.
Il buio dei ricordi, spesso gli succedeva, quando il corpo attaccava nel massimo sforzo, la mente razionale se ne andava. Gli restavano solo buchi di memoria, tremendi vuoti che non riusciva a colmare, se non in piccola parte con i piccoli indizi che riusciva a raccogliere il giorno dopo.
Dopo una rapida doccia si rivestì, notò del sangue sulla sua ascia, la ripulì chiedendosi, per l'ennesima volta, cosa fosse successo e soprattutto quando avrebbe avuto fine questo supplizio.
Uscì, fuori c'era una nebbia che avvolgeva tutto; le vie di Klivia, sfumate dalla nebbia, parevano infinite. Un'ombra gli si avvicinò, l'aveva già riconosciuto, era Appo che visibilmente agitato gli disse: "Usul, hanno ferito Xandor, è grave... gli altri maghi stanno tentando il possibile, ma disperano di salvarlo. Usul, sono stati loro, non è vero? Quelli che chiami i cacciatori? Devi parlarne alle Madras, dobbiamo trovarli!"
"Hai ragione Appo, sono loro, ne sono sicuro".
La caccia all'uomo che si organizzò fu imponente, perlustrarono ogni angolo della boscaglia, interrogarono chiunque potesse aver visto o udito qualcosa, ma nulla, non approdarono a nulla.
Ovviamente i primi ad essere interrogati furono gli hammer che erano con Xandor quella notte.
Xandor si era appena incamminato da solo, lasciata la compagnia, verso casa sua quando udirono quel grido, accorsero quasi immediatamente ma fecero solo in tempo a vedere un'ombra allontanarsi nel buio e poi si dedicarono a soccorrere Xandor.
Non un incantesimo era stato lanciato dal poveretto per difendersi, questo poteva significare che conosceva il suo aggressore e che non si aspettava l'attacco.
Usul dal canto suo non ricordava nulla, aveva il vago ricordo di una corsa nel bosco, probabilmente all'inseguimento di quell'ombra assassina, e poi il sangue sulla sua lama.
Xandor era morto.
"Perchè?, perchè? Me ne devo andare! E' troppo pericoloso per voi se io resto qua, capisci? E' una battaglia mia, loro cercano me, e soltanto me."
Appo appoggiò una mano sulla spalla di Usul: "Non dirlo nemmeno per scherzo, se sei in pericolo devi restare tra noi, noi ti aiuteremo, vedrai che li fermeremo! L'imperatrice stessa ci obbliga ad aiutare chi è in pericolo, il fatto stesso di vivere in una kioskas significa essere uniti, aiutarsi, in ogni caso!".
Era notte ed erano nella foresta, Appo, Usul, Licht, Dirkpitt, Hatshepsut, Isabeau, Xenia e Ledra.
Le madras, consultati i comandanti, avevano deciso di presidiare il limitare del bosco la notte, per cercare di catturare l'assassino, o gli assassini.
"Tranquillo Usul, le amazzoni ed i guerrieri dell'imperatrice possono affrontare chiunque, in qualunque situazione" cercava di rassicurarlo Ledra.
La neve oramai aveva smesso di cadere, il manto bianco, alto fino al ginocchio, smussava i contorni delle abitazioni in lontananza, ed attutiva i suoni ed i rumori di una notte stellata, senza luna.
La costellazione di Orione brillava in tutto il suo splendore e Sirio, solitaria regina del cane minore, pulsava con la sua luce azzurra.
Le Pleiadi, raccolte nella loro formazione, sembravano essere pronte a dare battaglia al Toro poco distante.
Sembrava che il cielo stesso stesse mimando il gruppo di hammers che nel bosco aspettavano di dare battaglia al loro Toro che li attendeva nell'oscurità.
Ma le Pleiadi nel cielo ben conoscevano la loro minaccia, a differenza degli hammers.
La notte trascorse tranquilla, guerrieri ed amazzoni, ligi al dovere, vigilarono senza addormentarsi, nel buio e nel freddo; l'ordine era chiaro, nessun fuoco doveva dare segno della presenza del gruppo.
Si era nel momento magico che precede l'aurora, il momento in cui le tebre indugiano ancora, riluttanti ad abbandonare il cielo ai primi raggi di sole.
Un rumore secco attrasse l'attenzione di tutti, una tagliola da bracconiere si era chiusa intorno alla sua preda.
Bastarono pochi sguardi e tutti si compresero all'istante, alcuni si diressero veloci verso la preda per liberarla prima che fosse troppo tardi, altri si sparpagliarono in tre direzioni certi che il bracconiere non fosse lontano.
Isabeau e Dirkpitt liberarono il piccolo daino dalla tagliola e si diressero veloci fuori dal bosco, verso la kioskas; all'improvviso un secondo scatto, un'altra tagliola.
"Corri Dirk, tu sei più veloce, porta il daino alla kioskas, ha bisogno di cure, io vado a controllare..."disse Isabeau in fretta e prima ancora che Dirkpitt avesse il tempo di replicare si era già dileguata nel fitto della foresta; a Dirkpitt non restò che girarsi e correre verso la kioskas.
All'improvviso eccolo, il grido, disumano, lo stesso di due giorni prima.
Xenia e Licht, che nel frattempo avevano trovato e catturato il bracconiere, lo tramortirono e corsero come dei fulmini verso quel grido.
Si incontrarono poco dopo con Appo, Hatshepsut e Ledra, accorsi anche loro, e si diressero verso una radura lì vicino.
Troppo tardi, Isabeau era a terra in un mare di sangue, li vicino Usul svenuto, la sua ascia sporca di sangue e delle tracce che conducevano nella foresta.
Appo con determinazione si caricò sulle spalle Usul e rivolto agli altri: "Tu Licht prendi Isa e vieni con me, li riportiamo a casa. Xenia, Ledra e Hat, seguite quel farabutto, stanatelo, non può essere lontano, e con la neve sarà facile seguirlo, vi manderemo rinforzi!"
Si divisero.
Usul era con Appo, si era risvegliato.
Appo gli aveva già detto della disgrazia, Usul aveva ascoltato in silenzio, nero in volto, chiuso nei suoi pensieri.
"Stavolta lo prendiamo Usul, un centinaio tra amazzoni e guerrieri sono sulle sue tracce, non può sfuggire, vendicheremo Xandor e Isa"
Usul in silenzio stava osservando attentamente la lama della sua ascia e cercava disperatamente di ricordare qualcosa.
Improvvisamente un particolare attrasse la sua attenzione lì, alla base della lama... si irrigidì, guardò Appo negli occhi e sbottò: "E' questo quello che vuoi?, vendetta? Vieni con me allora".
Uscirono, Appo a fatica seguiva Usul, che a grandi passi si dirigeva fuori dalla kioskas, verso il bosco.
Tornarono nella radura, scenario della tragedia accaduta poco prima.
C'era ancora la pozza di sangue dove era stato trovato il corpo di Isabeau, il freddo aveva impedito alla neve rossa di sciogliersi e e al sangue di ossidarsi, cosicchè la macchia, invece che bruna, era ancora rosso vivo, come una ferita ancora aperta.
Usul osservò la scena in silenzio, le tracce nella neve permettevano ancora di ricostruire la scena.
"Vedi Appo" disse Usul indicando le tracce che sparivano nel bosco, "stanno cercando nel posto sbagliato, quelle tracce non sono dell'assassino".
Appo apparve visibilmente sorpreso dalle parole di Usul, ma non disse nulla.
"La mia ascia era sporca di sangue e quindi, presumo, di aver colpito l'assassino, ma quelle orme che si allontanano non hanno tracce di sangue vicino a loro, il sangue è solo qua" Usul continuò rivolgendosi verso Appo "e poi vedi qua? Sulla lama della mia ascia, vicono all'impugnatura" porse l'arma ad Appo che la prese tra le mani "guarda bene Appo, lo vedi?".
Appo sbiancò, e Usul proseguì: "E' un capello, biondo e lungo, un capello di Isa"
"Ma... ma..." balbettò Appo...
"Non capisci?" ringhiò Usul "sono io, sono stato io! Non ricordo nulla ma oramai è chiaro, lampante! Mi succede qualcosa, ricordo solo quel grido, poi io cambio, mi trasformo, sono un'altra persona. Per anni mi sono sentito inseguito, i Cacciatori, le morti intorno a me! Ed invece è tutto dentro di me! Il mostro è dentro di me!".
Appo lo guardava esterrefatto.
"Uccidimi Appo, uccidimi subito! Fallo ora! Ti prego!"
"Ma.. non posso Usul, ti.. noi ti aiuteremo... Lascia che spieghi..."
"No Appo, non c'è tempo e non c'è nulla da spiegare, fallo ora! Non capisci? Potrebbe succedermi anche ora! Uccidimi!"
Appo esitava ma vedeva gli occhi di Usul iniettati di sangue, il suo volto si stava contorcendo in una smorfia bestiale...
"Appo! Fallo ora Appo, Uccidimi" riuscì ancora a dire Usul e poi i suoi occhi divennero scuri, il suo volto irriconoscibile, distorto in una smorfia disumana... e quel grido...
Appo sollevò la possente ascia di Usul, quel grido che preannuncia morte, Appo era pronto a colpire l'amico...

NOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

Un incubo, solo un incubo... Si, sono sveglio ora... sono nel mio alloggio...
Un incubo tremendo! Solo questo!
Un incubo? O un sogno?
Si, forse è un sogno. Sarebbe tutto semplice se fosse così come ho sognato!
Il mio tormento finirebbe, la mia fuga, la fuga della mia famiglia cesserebbe, se fosse così!
Me ne andrei, cercherei la morte e porrei fine alle mie sofferenze e alle disgrazie di chi mi sta vicino!
Ma non è così purtroppo, la realtà è ben peggiore!
I cacciatori esistono, qua a Klivia non si sono ancora avvicinati, ma li sento, sono là fuori che aspettano.
E' dalla notte dei Limoni neri che aspettano!
Purtroppo esistono e sono una minaccia, per me e per l'imperatrice, credo, o almeno così sento!
Non posso rifugiarmi nella sicurezza di un sogno, che a molti può apparire un incubo, devo affrontare la realtà.
Ma so di non essere solo... gli hammer, che mi hanno accolto tra di loro, sono con me.
Il vero mostro è la solitudine, io l'ho sconfitta, ma quei traditori che mi cercano no!
Loro sono là fuori, soli, ad attendere il momento della loro vendetta, ma sono soli!
E perderanno.


 

Usul

 

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