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L'incontro

Andavo per la foresta inesplorata a caccia di risposte ai miei interrogativi, il mio cammino era lento e silenzioso, non volevo che i miei passi causassero rumore calpestando i ramoscelli secchi sparsi sul
sentiero, qualcuno avrebbe potuto accorgersi della mia presenza senza che io lo scoprissi per primo; inoltre avrei allarmato gli animali selvatici che facilmente si allertano ad ogni nota stonata nella sinfonia della natura, costringendoli a scappare provocando il rumore che mi avrebbe fatto scoprire da un eventuale nemico.

Ero felice spettatore dei meravigliosi alberi che esibivano le loro verdi foglie alle estremità dei loro rami, mentre l'eco del cinguettio degli uccelli che comunicavano da un lato all'altro della foresta mi circondava suggerendomi il senso di profondità del bosco.
Udivo da lontano lo scorrere di un ruscello, poco dopo lo vidi, era un piccolo affluente del Kruill che per un tratto del suo percorso si divideva staccandosi da lui, come un bimbo che si allontana per qualche istante dalla protezione della madre, per poi ricongiungersi più in basso.
In quel momento mi accorsi che qualcuno stava accovacciato sull'orlo del ruscello, sembrava un guerriero ben armato che stava presumibilmente lavando qualcosa, lo vedevo intingere delle vesti nell'acqua.
Improvvisamente divenne immobile, aveva avvertito la mia presenza.
Non potevo vederlo bene perchè mi trovavo alle sue spalle, ma vidi la sua mano scivolare lentamente sul suo fianco, dove aveva un lungo pugnale agganciato ad una cintura borchiata.
Fece per impugnarlo, e notai che la sua mano non era propria di un guerriero o di un uomo, ma era piuttosto sottile e aggraziata.
Nel frattempo mi ero avvicinato, ma tutto ad un tratto, con una fulminea torsione del suo corpo, mi ritrovai suo prigioniero e con la lama del suo pugnale puntata al collo.
Ero sicuro che mi avrebbe finito, sentivo la lama affondarmi nella carne e non avendo avuto nemmeno il tempo di reagire, pensavo che quella sarebbe stata la mia ultima ora.
Allargai le braccia, tenendo il palmo delle mani aperto in segno di resa e facendogli capire che non era mia intenzione di aggredirlo, o comunque opporre una ormai intemporanea resistenza.
Solo allora, allentò la presa che aveva su di me.
Mi voltai lentamente, mentre il battito del mio cuore rientrava nel ritmo normale.
Rimasi sorpreso quando vidi il volto di una affascinante ragazza, capii che si trattava di un'amazzone, la sua pelle era chiara ed i suoi capelli neri e lisci.
Ero rapito dall'incantevole immagine che si presentava ai miei occhi, mentre lei mi guardava passivamente con indifferenza.
Dei rumori si udirono poco distanti in mezzo alla boscaglia, sembrava che stesse arrivando qualcuno; lei mi prese per un braccio suggerendomi di nascondermi più in là, al ridosso di una grossa roccia che si trovava vicino al ruscello.
Un piccolo nascondiglio, dove il poco spazio ci costringeva a stare l'uno accanto all'altro, talmente vicini che io potevo percepire il suo respiro.
Ero talmente rapito dalla sua naturale bellezza, che lei era l'unica tra noi due ad essere preoccupata per la presenza di qualcuno nelle vicinanze.
Aveva gli occhi spalancati e fissi in un punto vuoto, si intuiva la sua attenzione nell'udire ogni minimo fruscio.
In breve, i rumori scomparvero, e lei si dimostrò all'improvviso stanca ed avvilita, la sua indole guerriera si era arresa al suo continuo stare all'erta, che tramutò in un bisogno urgente di conforto.
Nessuno dei due, nonostante il pericolo ormai scampato, si rialzava per uscire da quel piccolo rifugio, restammo li ripiegati su noi stessi qualche minuto ancora.
Mi accorsi del suo stato d'animo, e sentii in quell'istante il desiderio di prenderle la mano, e così feci.
Ma come la toccai, una lacrima le scese sulla guancia, come se ciò non le fosse accaduto da molto tempo; stavo per chiederle il nome, ma il suo viso era così vicino al mio che rimasi in silenzio.
L'accarezzai togliendole dal viso la lacrima, mentre i suoi capelli neri mi sfilavano tra le dita, avvertii il suo alito sul mio viso, e una forza magnetica incontrollabile che dolcemente avvicinava le sue tiepidi e morbide labbra sulle mie.
L'abbracciai, ma subito dopo lei si staccò da me, ed in fretta raccolse le sue armi che poco prima aveva appoggiato a terra, mi osservò ancora per un istante e se ne andò via salutandomi.


 

Vedam

 

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