La fiamma nera
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Non era facile, il bosco nella notte era insidioso e
tendeva a mutar forma ... un salto da un ramo ... un altro e mi
ritrovai al limitare del bosco.
Un'aura malvagia mi stava chiamando a sè e il mio corpo andava
avanti senza alcun modo di fermarlo, ero affascinato da una luce
nera oltre la kioskas.
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La mia armatura si stava tramutando e i miei occhi si
riempirono di ostinati sogni e incubi.
Il cavallo nero stava tornando con i miei più tristi ricordi e a ogni
galoppata la testa mi doleva.
Ogni passo del cavallo nella mia testa si amplificava per cento volte
fino a diventare insopportabile.
Le immagini si offuscarono come ogni volta e caddi dal mio sicuro
appoggio sul ramo.
Mi risveglia la mattina dopo, ero esattamente sotto l'albero ma ero
cambiato: i miei capelli si erano allungati ed erano diventati scuri; i
miei occhi erano azzurri, talmente azzurri da sembrare cieco e la mia
armatura era solo pelle di lupo con qualche straccio sotto.
Mi toccai le guance e sentii sulla zona sinistra che avevo dei punti
insensibili.
Ma la cosa strana era che sentivo qualcosa o qualcuno dentro di me che
stava per prendere il sopravvento sulla mia volontà.
In meno di un secondo stavo correndo nella foresta come una creatura del
sottobosco, sentivo di essere come posseduto da una forza che mi
dominava completamente, vedevo tutto ma non riuscivo ad oppormi a
qualsiasi movimento.
Arrivammo, io e lo spettro inquieto, su un dirupo e guardando sotto
notai un pino su una sporgenza a 100 metri e poi una caduta libera di
300 metri circa.
Lo spirito saltò e io, senza potermi opporre, con lui.
Pensavo di star per morire, ma lo spirito si aggrappò al ramo del pino e
iniziò a correre senza fermarsi, e a ogni secondo lo sentivo indebolirsi
finchè ripresi il controllo.
Ero arrivato a Klivia e incombeva la stessa fiamma nera; guardai meglio,
era sopra a una catapecchia vicino al fiume.
Il mio aspetto non era tornato però normale: avevo sempre lunghi capelli
neri e pelli di lupo al posto dei vestiti, ma di nuovo un istinto
irrefrenabile mi spinse in "città" e dopo aver finto di essere un
lebbroso per passare il controllo delle amazzoni mi diressi vicino alla
casa diroccata.
Emanava un forte e antico male che era visibile ai meno sensibili da un
fiotto di liquido nero che usciva da sotto quella che sembrava la porta.
Con molta cautela aprii la porta vidi una sedia sulla quale era seduto
qualcuno, o per meglio dire qualcosa, e un morto impiccato a quella che
sembrava una vecchia e logora trave.
La voce grottesca ma anche stridula e tagliente disse: "Nient'altro che
lurida feccia, il grasso di uno schifoso umano di quella stazza e sempre
nero logoro di atroci peccati."
Non fu niente a confronto Krymenia, infatti quando la cosa incappucciata
alzò la testa sentii il buio dilagare dentro di me come una nuova
galassia in espansione.
Con velocità estrema gli occhi rossi della creatura sparirono per
riapparire dietro alle mie spalle, dicendo con un sospiro più simile a
un rantolo: "Io che succhio il sangue dalla strega che a sua volta
succhia il sangue della terra per vivere sono ... sono... una nuova
specie di questo insulso mondo, una creatura che non è ancora tempo di
svelare perchè mai nessuno aveva osato succhiare quel sangue maligno e
dedicarle tutta la propria vita."
Dopo una pausa nella quale mi accorsi di essere in un bagno di sudore
lui riniziò: "Per avere la vita eterna, ma tu sei solo uno stupido
stolto e non avvertirai gli hammers del pericolo che incomberà, dal
momento che ti lascio questa candela fatta di sangue e grasso di
innocente dalla quale non ti libererai mai più!!"
Ma al quel punto vomitai e vomitai l'anima... non la mia però, quella
che mi aveva posseduto, la quale spaventò la creatura per la sua
luminescenza.
Ne approfittai per tirar fuori la mia spada dall'elsa riapparsa come
erano tornate le mie sembianze, ma appena lo trafissi sparì in una
nuvola nera che si trasformò in gatto, il quale scappò da me nel buio
della notte.
L'anima a quel punto parlò: "Roka è il mio nome e tu mio servo dovrai
distruggere questa nuova minaccia sorvegliando questa candela che per
mio volere rimarrà in questa casa, ma mai dovrà essere accesa.
Dopo poco capii chi avevo di fronte, così mi inchinai quasi a
distendermi ai suoi piedi.
Giurai di proteggere la candela e di tenere il segreto, ma se Arcano
cadesse in balia di questa nuova minaccia la mia coscienza che fine
farebbe...
Sprangate le finestre, non aprite le porte e non entrate nella casa
vecchia e malconcia sul fiume, perchè una spada assetata di giustizia
decapiterà gli aggressori.
Axel_Wallenrod
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