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Racconti alla Taverna del Drago Verde

 

La porta della taverna si spalancò di nuovo...
Abigor barcollò, colpito dall'effluvio di polvere e fumi che gli dava il benvenuto nel locale.
Attraversò con lunghi passi la stanza, lo sguardo fiero ed il volto contratto, proprio come era il suo fare.
 

Qualche avventore gli scoccò un'occhiata inquisitrice, ma lui non se ne curò, limitandosi ad accarezzare nervosamente l'elsa della spada.
Fece cenno all'oste di servirgli dell'idromele e si sedette.
Ora era lui a fissare i presenti... erano tutti Uomini dagli abiti laceri e dalle membra stanche.
Si rilassò, lasciandosi scivolare sulla sedia e godendo del calore del focolare che giungeva sino alle sue ossa indolenzite.
Venne servito e colse l'occasione per scoccare un sorriso alla prosperosa locandiera che stava tornando a quelle che dovevano essere le cucine.
D'improvviso si alzò, ergendosi in tutta la sua altezza.
Abigor era un Guerriero alto e difficilmente rinunciava al piacere di dimostrarlo.
Si accarezzò la barba incolta mentre gli altri avventori lo fissavano, distinguendo il riflesso delle fiamme sulla sua chioma nera.
"Sono qui per una storia... qualcuno di voi mi vuole raccontare una storia?" disse, mettendo ben in vista una scaglia d'oro.
"Per quell'oro posso inventarmi quello che vuoi, straniero" grugnì qualcuno dal fondo della locanda, ma Abigor lo ignorò.
Un brusio colmo d'interesse stava pervadendo la locanda mentre il Guerriero in cerca di una storia attendeva nel mezzo della sala.
Ancora più improvviso del suo proclama, tornò il silenzio.
La porta si era spalancata una volta di più, sembrava che quello fosse un momento sacro ed inviolabile per gli avventori.
Scrollandosi le ombre ed il freddo di dosso, questa volta fu uno Scrivano Cantastorie ad oltrepassare la soglia.
Il suo lungo manto color del legno spazzava il pavimento della sala, guadagnandosi qualche maledizione.
Con un gesto sin troppo cerimonioso il nuovo arrivato si scostò il cappuccio dal volto ed osservò con fare critico il locale.
Annuì sommessamente, facendo sì che una cascata di capelli castani gli ricadesse sul viso.
Infine estrasse un'arpa dorata da sotto il mantello ed esclamò: "Vado raccontando una storia, qualcuno di voi desidera udirla?".
Abigor allontanò da sé lo stupore con una risata... il Destino mandava quel Cantastorie.
"Io desidero udirla".
L'altro annuì sorridendo e, dopo aver appoggiato un piede sulla panca antistante, cominciò: "E sia"
Notò soddisfatto che anche qualche altro Uomo si era accostato, incuriosito:
"Ebbene, vi narrerò di un Uomo, uno spergiuro, un traditore, un Uomo che comprò il proprio potere con il sangue. Costui era ormai solito giacere in sontuosi letti, con lenzuola di seta e drappeggi di porpora; parevano davvero lontani gli anni in cui s'era guadagnato il pane con la spada. Comunque in quell'istante tremava più di quanto avesse mai potuto anche solo immaginare di fare sul campo di battaglia. Un'ombra ristava dinanzi a lui, un piede appoggiato sul giaciglio dell'Uomo, proprio come io sto su questa panca."
Altri avventori, intanto, avevano portato le loro sedie più vicine al Cantastorie.
"Quello che era stato un grande guerriero avrebbe dato tutte le proprie ricchezze per poter accendere di nuovo, per un istante soltanto, le candele che scorgeva intorno a sé, candide anche se consumate. Ma l'ombra parlò e la mano dell'Uomo si ritrasse, impaurita, persino dal pugnale che era stato nascosto abilmente sotto il cuscino.
- Vuoi ascoltare la mia canzone, Kintaro? - chiese, con la voce elegante dei Cantori, ad un non più giovane guerriero antistante.
Abigor volse lo sguardo verso il vecchio fulminandolo con una delle sue occhiate purpuree.
- No! - gridò terrorizzato l'Uomo, ma nessuno poteva udire le sue parole e lui lo sapeva bene.
- Saggia scelta... - ribatté l'altro - poiché nemmeno io stesso avrei voluto poterla cantare! È la vicenda di un Uomo crudele che vendette la sua famiglia per poche monete, arrossò di sangue terre verdi che non gli appartenevano e s'inchinò come un servo dinanzi a colui che aveva ucciso i suoi avi e calpestato le loro tombe. È la storia di un Uomo che ora giace tra lenzuola di seta e che trema spaventato dinanzi ad un Cantastorie.-
Abigor già pregustava il sapore del sangue, fissando il Guerriero ormai tremante, ed ascoltando le parole del Cantastorie.
- Vuoi uccidermi? - chiese Kintaro con voce tremante, fissando Abigor.
- No, poiché invero tu non vali il prezzo di un dono per l'Oscura Dama. Colui che è forte non striscia alle spalle del proprio avversario per infilargli un pugnale tra le scapole poiché non lo teme, ma lo affronta alla luce dell'alba. Il debole invece paga un sicario perché scivoli tra le ombre ed elimini colui che si frappone tra lui e le sue ambizioni poiché sa di non poterlo sconfiggere, in quanto pavido e stolto.- disse Abigor con voce ferma.
Il Cantastorie riprese la parola:
"Ricorda le mie parole Kintaro lo Spergiuro, perché saranno le stesse che tormenteranno i pochi anni di
vita che ti restano. Un Uomo valoroso verrà per cancellare la storia che ti ho narrato e che ancora tu disegni; i tuoi sono segni tracciati sulla battigia ed il mare li oblierà, trascinandoti via ove i tuoi servigi
verranno pagati con la giusta moneta - "
Così entrambi tacquero.
Il Cantastorie allora tornò a nascondere l'arpa che aveva accompagnato le sue parole sotto il mantello e si volse verso la soglia che aveva da poco varcato.
"Chi sei, Cantastorie? Come si conclude il tuo racconto?" Tuonò Abigor, trattenendo lo scrivano cantore per il mantello polveroso.
"Non chiedere mai il nome di chi racconta la storia." Con un gesto il cantastorie si liberò della stretta del Guerriero Ardes "E' stato un piacere conoscere colui che mi permetterà di finire la mia composizione"
concluse mentre già diceva addio al calore del focolare e ad Abigor che amava le storie.


 

Abigor

 

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