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Rose e lucciole

 

HATSHEPSUT

Delle lucciole creavano un gioco di luci danzanti, che agli occhi di Hatshepsut appariva magico.
L'aria frizzante preannunciava la fine imminente dell'estate.

Hat, sentendosi molto sola, aveva deciso di fare una passeggiata verso il fiume Kruill.
Si era trascinata dietro, per tutta la giornata, che quello sarebbe stato un giorno speciale, aveva come la sensazione che un grande evento stesse per compiersi.
La stelle brillavano come piccoli diamanti posati su un velluto blu scuro, la luna piena che cercava di farsi strada tra quei gioielli, annunciava che la giornata era quasi giunta alla fine.
La pace che si respirava, lo spettacolo ipnotizzante del balletto luminoso rilassarono l'animo dell'amazzone che decise di sedersi su un masso con la schiena rivolta alla strada.
I pensieri di Hat vagavano liberi, si rincorrevano come se stessero partecipando ad una staffetta, ogni cambio era perfetto.
Essendo assorta nei suoi pensieri l'amazzone non si accorse che, alle sue spalle, qualcuno, con passo silenzioso, le si stava avvicinando con qualcosa in mano.
Quando si ritrovò con in mano un ramo di rose rosa fiorite trasalì, girandosi di scatto.
Voltandosi per vedere chi le aveva fatto quel regalo magnifico esclamò:
"Grazie per queste rose stupende!".
Un sorriso le si dipinse sul volto mentre una piccola lacrima di gioia le rigava la guancia.


PARADOX

Si sentiva il sapore dell'autunno, cambiavano i colori, le sensazioni.
La sacca conteneva il poco cibo, ricordo di giorni, e forse tutta la mia vita..
Presi a pensare all'estate, quando tutto sembrava raccontare storie, storie finite, in quell'illusione.
Sento una voce, un sospiro e non so..
posata su una roccia mi appariva un fiore..
Raccolgo un ramo, secco e malandato, e mi avvicino.
"Vi dono qualcosa che agli occhi Vostri sarà un gioioso fiore, un ramo ricoperto dai più bei pensieri..."
Sorrido.... e ritorno sulla mia via..


HATSHEPSUT

"Chi siete? Perché mi avete fatto questo regalo?" disse l'amazzone ancor piena di stupore.
L'uomo che aveva davanti era alto, con una zazzera di ricci biondi che incorniciavano il viso dai lineamenti regolari, gli occhi verde smeraldo lasciavano trasparire una serenità molto profonda, ma anche una solitudine altrettanto radicata.
Gli abiti che indossava non erano nuovissimi, ma puliti.
Aveva a tracolla una piccola sacca che probabilmente conteneva tutti i suoi averi, appeso al collo aveva uno strano medaglione, tutto lasciava pensare che fosse un artista, non un semplice viandante.
Gli fece un sorriso, ma non rispose all'amazzone, si girò e riprese la sua strada verso la kioskas.
"Dimmi almeno come ti chiami!" richiese timidamente la ragazza, ma capì che non sarebbe riuscita a strappare una parola di più all'uomo.
Per questo quando l'uomo le disse "Paradox, il mio nome è Paradox l'artista!", l'unica cosa che riuscì a dire fu "Grazie Pardox, mio generoso e sconosciuto amico, sono sicura che le nostre strade si incontreranno e avrò l'onore di sentire qualcuna delle tue storie!"

     
     

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