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Frammenti della Terza Era

ARAGON L’OSCURO

In piedi davanti alla finestra ogivale del suo studio, Aragon osservava la città: truppe di Amazzoni che correvano tra i bastioni delle mura, esploratori e messaggeri che facevano la spola tra una stazione di comando e l'altra, mercanti che riempivano i loro magazzini; indubbiamente ci si stava organizzando per sostenere un lungo assedio. Il tempo della pace era finito e i tamburi di una guerra sicuramente lunga e sanguinosa, battevano ormai forti ed incessanti.

Ma questo non era l’unico evento che minacciava la vita di quelle persone…… Con forza inaudita un’altra terribile piaga si sarebbe abbattuta nei prossimi giorni su Arcano, lasciando dietro di se solo devastazioni e morte.
Doveva affrettarsi. Il tempo a sua disposizione cominciava ormai ad essere agli sgoccioli.
Aragon… il Mago Aragon… una figura impressionante: un uomo alto; il saio color carbone, stretto in vita da un’alta cintola di cuoio marrone, metteva in evidenza un corpo che ancora avrebbe saputo esprimere la propria forza; le mani che fuoriuscivano dalle maniche della veste austera erano scarne, ossute ed ornate da due anelli identici per fattura: ognuno di essi rappresentava due draghi che serravano tra le fauci una pietra, candida come la neve quella dell’anello della mano sinistra e nera come la pece quella dell’anello della destra.
Ma quello che intimoriva di più era il suo volto: i capelli e la barba erano di un bianco splendente, con una trecciolina fine che partiva dalla basetta destra ed era fermata alla fine da un serpentello d’oro. Il volto austero, cotto dal sole, spiccava da questa cornice candida; le mille rughe che scolpivano il volto sembravano i sentieri ed i torrenti che quell’uomo aveva attraversato nel corso della sua vita. Gli occhi erano la parte di lui che più incuteva soggezione: neri e profondi come la notte, ma al tempo stesso guizzanti e brillanti, testimoni di un’acutezza di pensiero senza pari.
Era notte fonda quando quella nera figura dal volto accuratamente celato dal cappuccio del suo mantello, uscì di casa senza che nessun rumore accompagnasse i suoi movimenti.
Dalla sua mano una tenue luce violacea brillò per alcuni secondi andando a spegnersi tra le fessure del muro. Ora la notte stessa avrebbe protetto la sua dimora.
Alzò per un attimo lo sguardo ma neanche la bianca falce della luna riuscì in quell’istante ad illuminare il suo volto.
“E’ ora di andare.” – Pensò tra se il Mago…. E con passo veloce si incamminò tra gli stretti vicoli dell’antico Borgo dei Maghi.



NAHOG: LA SPERANZA

Molti pensieri assillavano Aragon in quel momento, ma ancora non era giunto il momento di condividerli con gli altri.
Una profonda angoscia attanagliò l’animo della sentinella quando il Mago varcò i cancelli della Porta Orientale ammantato dal suo velo d’invisibilità. Mai gli era successa una cosa simile, ma dovrà abituarsi ora che Aragon è in città.
Con passo spedito imboccò uno dei sentieri che da Kolise conducono ai fitti boschi che fiancheggiano la sponda occidentale del fiume Kruill, diretto verso la profonda grotta che ospita il suo laboratorio.
Dopo circa mezz’ora di viaggio, arrivò davanti ad una rupe seminascosta dalla vegetazione, passò la mano su un piccolo masso ed una luce verde disegnò un arco nella roccia, poi il vuoto si parò davanti al vecchio Mago che senza indugiare entrò.
Dopo aver sigillato l’ingresso, si sedette di fronte al camino sempre acceso del laboratorio; il potente talismano a cui stava lavorando già da anni splendeva di una sinistra luce rossastra. Quella sera però sarebbe rimasto lì, al suo posto: altri erano i pensieri che assillavano la sua mente in quel momento.
Molti anni erano passati da quando lui giovane mago ambizioso, in cerca dell’eterno sapere aveva deciso di dedicare tutte le sue energie allo studio delle arti più oscure delle arti magiche. Da allora Aragon aveva girato molti mondi, alla ricerca di quella che poi sarebbe stata la sua maledizione. Aveva compiuto anche atti ignobili al servizio del Signore dell’Oscurità, che in cambio dell’immortalità lo aveva costretto a compiere gesti che ora perseguitavano il mago con il loro doloroso ricordo. Poi un giorno tutto era cambiato: i Cavalieri di Tyris con un potente talismano, il cui nome era ignoto agli esseri umani, imprigionarono il suo Padrone in un limbo dove il vuoto e il nulla regnavano sovrani, e lui si trovò libero….. Già libero e da quel momento in avanti giurò a se stesso di non avere più padroni, solo lui avrebbe pensato a cosa sarebbe stato giusto fare o meno.
Per questo giunse ad Arcano: perché sapeva che lì c’era bisogno di lui e dei suoi grandi poteri.
La sua presenza non era per niente gradita dai pochi abitanti di Arcano che conoscevano la sua storia, soprattutto alle “alte sfere”. Sapevano che il suo potere traeva forza anche della temuta Magia Nera e per questo motivo lo ritenevano strano, inaffidabile e soprattutto pericoloso.
Ma non era vero e questo ben lo sapevano l’Imperatrice Rimira e Madras Kolise, alle quali egli si era rivolto subito dopo il suo arrivo ad Arcano.
Da loro il Mago aveva infatti ricevuto una delicata quanto pericolosa missione, della quale nessun altro abitante di Arcano doveva essere informato, questo perché come disse l’Imperatrice stessa: - “….. una grande guerra è ormai alle porte, potente Aragon e il nostro nemico ha armi che per noi sono letali, anche per le nostre addestratissime Amazzoni, quindi ogni aiuto sincero, proveniente anche da chi pur avendo servito il male lo ha poi rinnegato, è ben accetto. Vai Aragon: so che la mia fiducia è ben riposta, perché non c’è fedeltà maggiore di quella che nasce dalla stima reciproca e proprio perché la tua lealtà è incondizionata, pur non essendo mio suddito, sento di potermi fidare di te. Vai: il tuo sarà un lavoro nell’ombra e per questo la gente avrà timore di te, ma la tua missione ti è ormai chiara e di qualsiasi cosa tu abbia bisogno rivolgiti direttamente a Madras Kolise, sarà lei la tua unica referente, e mi raccomando Mago…. la segretezza è la nostra arma migliore…..
- Non preoccupatevi Imperatrice…. - Rispose il Mago - ...la mia stessa vita è dedicata alla segretezza e sinceramente poco mi importa dell’opinione della “gente”, ho sempre fatto quello che ritenevo giusto e non quello che ritenevano giusto gli altri!
Un rumore lo distrasse dai suoi pensieri: era Caleb, il suo piccolo Drakor, che faceva la guardia al buio laboratorio:
- Ciao piccolino, anche tu costretto a vivere qui, nascosto dal mondo esterno che ti da la caccia, ma chissà forse un giorno tutto questo finirà e anche ad Arcano le cose cambieranno… in meglio si spera…..
Il piccolo Drakor gli si strofinò sul braccio mentre egli si alzava. Il vecchio Mago diede un’occhiata al tavolo dove il misterioso talismano ormai ultimato, giaceva come in fremente attesa. Giorni di duro lavoro aveva dedicato a quel meraviglioso oggetto ed ora finalmente un’arma potentissima sarebbe stata in possesso dell’Imperatrice e delle sue armate….
Questo era il primo di una lunga serie, se il risultato delle prove a cui doveva essere sottoposto nei giorni seguenti fosse stato positivo.
Esso aveva una forma alquanto strana: un cordoncino in pelle di drago sosteneva un ciondolo raffigurante una spada, al centro della quale era inciso il volto di un essere la cui identità era descritta negli antichi libri di Magia Nera; alle due estremità dell'elsa, due gemme verdi perfettamente uguali erano incastonate nell'acciaio: una rappresentava la Magia Bianca, l'altra la Magia Nera.
Un talismano simile non si era mai visto ad Arcano, ma la sua forma particolare aveva un significato ben preciso per le persone iniziate al Potere Oscuro. Fin dai suoi primi studi, Aragon aveva infatti appreso che qualsiasi forma di magia, sia essa bianca o nera, derivava dalle profonde viscere dei pianeti e si manifestava all'esterno attraverso le caratteristiche intrinseche della flora e della fauna. Di solito nei pianeti dove è presente la vita (almeno come la si intende comunemente) tali caratteristiche sono molto simili, ma ad Arcano le cose erano diverse, come se le normali leggi della fisica fossero leggermente differenti. Fin dal suo arrivo in questo pianeta, il Mago aveva notato queste importanti differenze, ma il colloquio con il Custode della città Imperiale aveva fugato ogni suo dubbio. Ad Arcano non era infatti possibile evocare potenti sortilegi distribuiti su vaste aree, in quanto nei secoli sul quel pianeta si era creato un anomalo legame tra Magia Bianca e Magia Nera.
Aragon aveva dunque ideato un talismano per poter convogliare una piccola parte di questa magia direttamente nei corpi delle Amazzoni o dei Guerrieri, circoscrivendone così il raggio d'azione e facilitandone il controllo. Lo scopo del Mago era infatti quello di filtrare la magia che si riversava, attraverso il talismano, nel corpo del suo portatore, tramutandola in maggiore forza fisica, maggior coraggio, maggiore sopportazione del dolore, maggior sviluppo delle capacità cognitive. Tuttavia questo talismano non metteva direttamente in contatto la mente del guerriero con quella del mago, quindi i sentimenti e soprattutto le capacità decisionali rimanevano completamente isolate da ogni influenza esterna.
Aragon era molto orgoglioso della sua ultima creazione, perché era riuscito a sfruttare al meglio la magia di Arcano senza mettere eccessivamente in pericolo coloro che la utilizzavano.
Ora non restava che scegliere l'Amazzone o il Guerriero che avrebbe indossato e sperimentato per primo il potente talismano. Occorreva una persona forte, sicura di se, ma allo stesso tempo cauta e riflessiva. Un capo sicuramente, con un carattere forte ma allo stesso tempo equilibrato e di grande cuore.
C'era nella Kioskas di Kolise un guerriero che rispondeva appieno a questi requisiti; il Mago aveva avuto modo di conoscerlo e di parlare con lui in diverse occasioni ed era stato favorevolmente colpito dal suo modo di fare e dai suoi atteggiamenti. In più esplorando con discrezione la sua mente ed il suo cuore, aveva potuto scorgere quella forza e quella grande generosità d'animo che tanto lo avevano reso celebre tra i suoi uomini.
Già! Licht, Comandante dei Guerrieri di Betris, era senza dubbio la persona più adatta. Ora bisognava trovare il momento giusto per parlargli e soprattutto per convincerlo. Infatti il talismano sprigionava al massimo la sua potenza solo se la persona che lo indossava ne accettava incondizionatamente il potere.
D'un tratto un rumore improvviso, attirò l’attenzione del Mago al tavolo degli alambicchi. Caleb aveva avuto la cattiva idea di avvicinarsi troppo all'aura rossastra che circondava il talismano ed aveva sperimentato a proprie spese le capacità autodifensive che possedevano tutte le creazioni di Aragon.
Si alzò, raccolse il piccolo Drakor che giaceva tramortito ai piedi del caminetto e dopo aver invocato un incantesimo rigenerante lo posò dolcemente nella sua tana buia: -"Dormi piccolino, vedrai che al tuo risveglio il dolore sarà solo un brutto ricordo."
Si era ormai fatto tardi e le stelle brillavano alte nel cielo quando l'ingresso segreto della caverna si richiuse silenziosamente alle spalle del Mago. Con il talismano accuratamente riposto nella tasca della tunica, si incamminò verso la foresta. Licht avrebbe dovuto aspettare ancora un po’ prima di ricevere il prezioso dono. Ora quello che cercava in quella fredda notte d’autunno era solo la compagnia delle nere creature della notte…



IL GUERRIERO PERFETTO (di Aragon e Licht)

Le prime ombre della sera calavano sulle terre dell'Arcano, mentre il corpo di guardia di Kolise chiudeva con i pesanti portoni gli ingressi della città. Le amazzoni spingevano grosse ruote dentate, a cui erano attaccate pesanti catene, che permettevano alle porte della Kioskas di chiudersi senza sforzo apparente, in un cigolio di ferro e legno. Accanto a loro si stagliavano le figure di due uomini con i fregi da ufficiali che recavano i segni di Betris.
"Che ne pensi?" domandò Kintaro al valoroso e fedele compagno Uait.
"Il lago di Morin è a diverse miglia oltre il bosco di Matek, un ottimo luogo dove pescare o cacciare, ma non mi stupirei se avessero incontrato qualche gruppo ostile a Nimira ed ingaggiato battaglia"
"Già Uait... ad ogni missione, si sa quando si esce da queste porte, ma non si sa quando si rientra... sempre che si riesca a rientrare. Questo è il quinto giorno consecutivo che sono usciti"
"Se tutto fosse andato bene avrebbero dovuto essere qui questa mattina! Aspettiamo che passi la notte poi, se non sono ancora rientrati, prenderò una squadra di venti guerrieri e andrò a cercarli!"
Kintaro approvò con un lento gesto del capo, mentre il suo sguardo si perdeva nell'ultimo spiraglio di luce tra le pesanti porte di Kolise che si stavano chiudendo. Elloinar, l'Amazzone che comandava il turno di guardia si avvicinò ai due uomini:
"Appena sentiremo la sua voce oltre le mura, vi manderò a chiamare"
"Bene, saremo alla taverna fino a quando non chiude poi ci troverai nei nostri alloggi" rispose Uait.
Il buio aveva ammantato ogni cosa, mentre Kintaro e Uait sedevano al caldo nella taverna del Drago Verde. Gli Hammers scherzavano e ridevano intorno ai tavoli coperti da pietanze diverse dove scorrevano fiumi di birra.
Fuori il gelido vento del nord alzò la sua voce sibilante, trasportando minacciose nuvole scure che presto coprirono la volta stellata. I corpi ed i visi delle amazzoni di guardia, tormentati dalle forti raffiche, cercavano riparo nel caldo abbraccio dei fuochi accesi ai lati del pesante portone.
La voce del Comandante di Betris che chiedeva di aprire le porte, giunse improvvisa e inaspettata da fuori le mura. Elloinar la riconobbe ed ordinò a Lauriel di raggiungere Kintaro e Uait alla taverna, mentre altre sei amazzoni azionavano i meccanismi per aprire le porte. Licht e la pattuglia dei guerrieri di Betris avevano ormai attraversato le mura di Kolise, quando i due amici giunsero di corsa e lo salutarono, felici di rivederlo.
I due ufficiali notarono che nella pattuglia mancavano due guerrieri ed altri tre erano doloranti, ma prima che qualcuno aprisse bocca, Licht iniziò a parlare:
"Poco prima di arrivare al lago di Morin, un gruppo di ribelli sbandati ci ha assaliti nella selva, ma gli è andata male. Diversi di loro sono rimasti a terra senza vita ed i pochi sopravvissuti li abbiamo dispersi. Noi abbiamo perso Kilem e Nhir, mentre qualcuno ha subito lieve ferite"
"Truppe di Ylea invece?" disse Kintaro
"No, nessuna traccia. Sembrano sparite, inghiottite dagli inferi di Mur" rispose Licht.
"La taverna è ancora aperta Licht ..."
Licht non fece terminare la frase a Kintaro ed ammiccando verso di lui disse: "Grazie amici è come se avessi accettato, ma sono molto stanco e preferisco andare a riposare".
"Ci vediamo domani mattina allora" disse Uait
Ma quando Licht fu disteso sul letto, non riuscì a prendere sonno: con lo sguardo seguiva i fumi dell'olio bruciati dalla lampada che volteggiavano pesantemente nell'aria immobile della sua stanza. Sentiva la stanchezza del suo corpo, aveva più volte cercato il dolce abbraccio dell'oblio notturno, senza mai riuscirci. Forse era il rumore della pioggia,che aveva iniziato a cadere copiosa nella notte, forse il rumore del vento, che, passando nelle crepe dei muri e nelle fessure delle pesanti ante di legno delle finestre, fischiava come per ghermire il sonno degli Hammers.
In quelle poche ore, Licht si era rigirato decine di volte in un agitato dormiveglia ed ora che l'alba si avvicinava provava un senso di rilassatezza. All'improvviso, i suoi sensi percepirono una presenza e davanti a lui si materializzò una nera figura. Il comandante balzò immediatamente in piedi a fianco del letto, mentre la sua mano impugnava l'elsa della spada. La figura avanzò e la tenue luce della lampada illuminò alcuni tratti del suo viso permettendo a Licht di riconoscerla: "Aragon. Mi spieghi perché io e te non possiamo mai vederci alla luce del sole, magari alla Taverna del Drago Verde davanti a un bel boccale di birra? In più, quando entri come un ladro, non c'è da aspettarsi niente di buono...vero amico?"
"Mi offendi Licht.. - rispose il mago accennando un sorriso - pensi davvero che io sia solo fonte di sventura? Magari sono venuto qui per portarti una potente pozione d'amore, per far cadere ai tuoi piedi tutte le amazzoni della Kioskas".
"Sarebbe il peggior dispetto che potresti farmi Aragon.. e poi vedere un 'amazzone gentile con un uomo, sarebbe come vedere un mago bussare alla porta.." e dando una pacca sulla spalla del mago, scoppiò in una sonora risata.
Il guerriero lasciò cadere la spada sul letto ed invitò il mago ad accomodarsi su una delle sedie intorno al tavolo, ma Aragon preferì rimanere in piedi nel punto dove si trovava.
"Mi fa piacere vedere che nonostante il periodo non proprio felice per Arcano, il leggendario Comandante delle truppe di Betris riesce a mantenere la calma e il buon umore, che lo hanno reso tanto celebre tra i suoi uomini. Comunque spero che dopo questa mia visita tu abbia ancora voglia di rivedermi."
Aragon parlò della terribile guerra fratricida che stava devastando le loro terre e ad ogni parola che il mago pronunciava, il volto di Licht si faceva sempre più teso. Poi Aragon, con un rapido gesto della mano sinistra, fece scaturire dal palmo un denso vapore verdastro che lentamente prese forma e ciò che si materializzò fece sobbalzare sulla sedia il coraggioso Comandante delle truppe di Betris.
"Cos'è...Cos'è quella dannata cosa Aragon?.. Che orrenda stregoneria è mai questa..?"
"Quella che vedi Licht è la morte!" - rispose il Mago con voce ferma, -"E’ il futuro che attende Arcano nei prossimi giorni…… Forze terribili verranno liberate dalle profonde viscere del pianeta e sarà fuoco, distruzione, terrore e stridore di denti….. Le porte del Regno degli Inferi sono state aperte Licht e quello che si preparano a ricevere è la nostra storia!”.
Il Mago ritirò la mano; l'orrenda visione scomparve in una densa nuvola di vapore, che lentamente si disperse tra le fessure dei muri e la luce della lampada tornò ad illuminare il viso sconvolto di Licht. Da un barilotto posto sul tavolo vicino all'ingresso, Aragon prese un boccale di birra e lo porse all'amico. Poi senza dire una parola si sedette proprio di fronte a lui.
"E' venuto il momento che anche tu venga a conoscenza di ciò che ho scoperto in questi ultimi mesi. Oscuri disegni sono stati tracciati dal destino in questi anni bui, ma noi dobbiamo agire prima che la sua mano si posi ancora sulla Pergamena della Storia."
Licht ascoltava con attenzione e interesse crescente le rivelazioni dell' amico, anche se aveva la netta impressone che il Mago gli continuasse a nascondere qualcosa.
"Dunque è questo il destino che ci attende Aragon.. - disse Licht quando il mago ebbe terminato - un profondo tunnel, dove si intravede una fioca luce in lontananza che indica l'uscita, ma la cui strada è talmente lunga e pericolosa che ad un uomo potrebbe non bastare un intera vita per raggiungerla."
"Non disperare Licht: ricordati che il futuro non è ancora stato scritto e poi anche noi abbiamo i nostri segreti." Aragon trasse dalla tasca della tunica uno strano oggetto che porse al Guerriero.
Una tenue luce rossa proveniva dal palmo del mago, mentre Licht fissava i dettagli di quello che sembrava un ciondolo dalla splendida fattura.
"Questo che vedi Licht è Nahog, un potente talismano la cui storia è gelosamente custodita negli Antichi Libri e la cui forza è destinata esclusivamente al Prescelto…. Nahog è maggiore forza fisica, maggior coraggio, maggiore sopportazione del dolore, maggior sviluppo delle capacità cognitive….. Nahog è il Guerriero Perfetto!!!"
A quelle parole lo sguardo del mago si era fatto ancora più duro, - "Che ne dici Licht... Vuoi essere tu il Prescelto?".
La domanda non colse alla sprovvista il valoroso guerriero, anche se sentiva il peso delle responsabilità che sarebbero derivate dal portare quello straordinario talismano. Era comunque certo che se Aragon lo aveva scelto era perché sapeva cose che lui neanche poteva immaginare.
Un largo sorriso illuminò il volto di Licht, mentre la sua destra aperta aspettava con ansia il contatto con il potente talismano. Le dita della mano destra del mago lasciarono la presa. Per un attimo che a Licht parve un eternità, il medaglione rimase sospeso nell'aria prima di percorrere la breve distanza che lo separava dalla mano aperta di Licht. Il medaglione vi cadde, rimbalzando impercettibilmente prima che la mano del guerriero si chiudesse a pugno, mentre il cordoncino di cuoio da cui pendeva Nahog ricadeva dal dorso della mano.
"Ti ringrazio caro amico del dono che mi hai fatto, cercherò di essere degno di tale onore. Vorrei seguirti nel tuo cammino, so che non ti mancheranno amici fidati su cui contare ma ." la voce di Licht ebbe un incertezza e il mago disse: "Ma credo di essere più utile a Kolise al fianco dei miei guerrieri, giusto Licht?"
"Si è così Aragon: il solo pensiero di abbandonare Kolise per lungo tempo in questo periodo incerto mi da un senso di angoscia".
Mentre Licht finiva di parlare, un sorriso aleggiò sulle labbra del mago: uno strano sorriso che diede al comandante la certezza che l'amico sapesse molte più cose di quelle che gli aveva fino ad ora raccontato.
"Ah ah ah .. vedi Licht ogni cosa ha il suo tempo e c'è tempo per ogni cosa..."



L’INIZIO DELLA FINE

Era ormai l’alba quando Aragon uscì dal comando dei Guerrieri Di Betris. Il freddo vento della notte aveva lasciato il posto ad una dolce brezza autunnale che leggera si insinuava tra le ultime foglie che ancora resistevano sugli scheletrici rami degli alberi della Kioskas.
Alzò il capo e lasciò che per un attimo quel profumo gli riempisse i polmoni e che i primi raggi del sole accarezzassero il suo viso senza tempo.
Il giorno tanto temuto era dunque arrivato…. Poche ore ormai dividevano quell’atmosfera così dolce dalla terribile odore della morte che inesorabilmente si stava avvicinando in groppa al suo possente destriero nero.
Verso occidente una tetra luce violacea si insinuava tra i tenui raggi dorati di un’alba a prima vista comune a tante altre.
Nessuno degli Hammers già in piedi avevano fatto caso a quel nefasto segno premonitore, ognuno troppo preso dalle proprie fatiche quotidiane.
Un leggero odore acre cominciava a diffondersi nell’aria e dalle viscere del pianeta lenti ed inesorabili forze rimaste sopite per secoli si stavano risvegliando dal loro lungo letargo.
Con le mani calò il nero cappuccio sul suo volto e lentamente si incamminò verso i cancelli di Kolise. Quello che doveva fare era stato fatto…. Ora solo gli eventi avrebbero deciso il futuro di quelle terre…… Non era la fine, era solo la fine di quello che fino ad ora era stato…..

 

Aragon il Mago Oscuro

     
     

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