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Lo
sguardo del lupo
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ABIGOR
Il temporale era
cessato e l'acqua, scesa copiosa, aveva reso l'aria pulita e
limpida.
Il vento si stava portando lontano gli ultimi rimasugli di nuvole e
il sole, nella sua incontestabile maestosità, tornò a splendere nel
cielo primaverile.
Ai margini del bosco, Jarsali se ne stava appoggiata ad un grosso
tronco d'albero, contemplando il meraviglioso paesaggio che si
stendeva dinnanzi.
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Il bosco andava diradandosi, in un leggero pendio verso
valle, dove cominciava la campagna con l'erba verde e tenera ancora
bagnata dall'acqua, ed in lontananza s'intravedevano le Kioskas, che in
quel momento era sotto un coloratissimo arcobaleno.
Quale ispirazione migliore per comporre una canzone?
Tirò fuori la sua arpa e cominciò a sfiorare le corde, diffondendo
nell'aria una piacevole melodia, subito seguita dalla sua voce
cristallina:
"Vorrei cantare con la voce del cuore, descrivere i giorni, raccontare
le ore..."
Si fermò di colpo.
Qualcosa di deforme e strisciante le stava venendo incontro.
Impugnò velocemente la sua spada e, con enorme stupore s'accorse che
quella cosa, altro non era che un lupo gravemente ferito.
Il manto era intriso di sangue che usciva dal fianco squarciato da
un'artigliata, forse di un orso; le zampe posteriori non si reggevano in
piedi e l'animale si trascinava con quelle davanti.
Si fermò ad osservare Jarsali e nel suo sguardo c'era una supplica.
L'amazzone si sentì stringere il cuore, ma la sua mano partì decisa per
colpire la povera bestia.
In quel preciso momento il lupo si voltò e tornò indietro.
Fatti pochi passi, girò il muso e guardò Jarsali negli occhi, e il Vento
le portò un sussurro: "Seguimi"
Jarsali teneva in gran considerazione la natura e gli animali.
Era una cosa ereditata da sua madre che le aveva insegnato ad averne
rispetto.
Così si lasciò guidare dall'animale sofferente che la portò in un punto
fitto del bosco dove, sulla destra, c'erano delle rocce a vista e fra
queste una spaccatura, larga sufficientemente per farci passare un lupo,
e proprio davanti il corpo immobile e dilaniato di un cucciolo.
In quel punto il lupo si accasciò per terra e con un richiamo appena
percettibile, fece uscire altri tre piccoli illesi che si precipitarono
sulla madre con latrati di gioia nel momento in cui, con un ultimo
sospiro, lei si arrese al suo destino.
Jarsali cadde in ginocchio con le lacrime agli occhi.
Provò a chiamare a se i cuccioli che, diffidenti ed impauriti, si
rintanarono nella loro fessura.
Tirò fuori della carne secca dal suo zaino e morsicandola per renderla
più morbida, si avvicinò alla tana allungando la mano con il boccone
all'interno di essa.
Il più temerario dei tre si fece avanti, cauto e sospettoso, con la
testa e la coda abbassata.
Annusò la carne e molto timidamente se la mangiò.
Jarsali preparò altri pezzi posandoli via via, sempre più lontano dalla
fessura.
I fratelli, che intanto guardavano la scena con un certo interesse,
s'infusero coraggio, si avvicinarono e mangiarono anche loro.
"Cos'è? Li sfami prima di ucciderli?"
I cuccioli tornarono di corsa nella loro tana, mentre Jarsali in un
attimo fu in piedi con la spada impugnata e si ritrovò davanti ad un
Guerriero dagli occhi rossi come tizzoni ardenti, che la scrutavano
attentamente, le braccia incrociate sul petto e lo sguardo sardonico.
"Stai lontano da loro" Urlò Jarsali, puntando la sua spada alla gola del
Guerriero.
Questi gettò la testa indietro e scoppiò in una risata.
Con la punta dell'indice e con fare molto sprezzante, allontanò la spada
dalla sua gola:
"Potresti farti del male, giovane amazzone selvatica"
Con un gesto abile e rapido il Guerriero disarmò Jarsali, si portò alle
sue spalle e le mise un coltello affilatissimo alla base del collo.
"Bene, bene. Come presentazione non c'è male, anche se preferisco
qualcosa di più classico, del tipo: ciao io mi chiamo Abigor, e tu?"
Jarsali sentì il respiro caldo vicinissimo all'orecchio.
La faccia del Guerriero le era così vicina che poteva sentire il profumo
di solfuro appena percepibile della sua pelle.
Rimase immobile, incapace di muoversi e respirando a fatica.
Abigor sorrise per quel piacevole contrattempo.
Teneva il corpo dell'amazzone esageratamente stretto a se e le osservava
il profilo delicato, molto compiaciuto.
Soffermò il suo sguardo sulle labbra piene e morbide, desiderando
intensamente di poterci appoggiare sopra le sue.
"E' stata la loro madre a portarmi qui prima di morire. Mi ha affidato i
suoi cuccioli ed io ho temuto che tu volessi fargli del male. Potresti
essere così gentile da allontanare questa lama dal mio collo?"
Malvolentieri Abigor la lasciò.
Si chinò a prendere la spada e gliela porse.
"Stai più attenta la prossima volta. Fossi stato un ribelle, adesso
faresti compagnia alla lupa. Allora, vuoi dirmi il tuo nome o per
saperlo devo avviare un'altra scaramuccia?"
"Mi chiamo Jarsali" Rispose lei osservandolo mentre si avvicinava alla
tana dei lupi.
Alto, fisico atletico, portamento fiero e sguardo orgoglioso; sembrava
uscito da qualche leggenda, tanto era affascinante.
"Hai gia pensato cosa fare con questi cuccioli?" Domandò Abigor
chinandosi sulla fessura e buttando la testa dentro per studiare la
situazione.
"Mia madre mi ha detto che i lupi hanno un forte istinto all'adozione.
Adottano anche razze diverse dalle loro e quindi presumo non abbiano
problemi ad allevare dei cuccioli della propria razza. Se solo sapessi
dove trovare un branco, potrei tentare"
"Quello lo so io. Credo che il problema più preoccupante, per il
momento, sia farli uscire da qui"
Si avvicinò alla tana anche Jarsali.
"Be, quello lo so io" Disse sorridendo a Abigor.
"Oserei dire che siamo complementari" Ribatté lui, e guardando i corpi
del cucciolo e della madre, continuò:
"Bisognerà pensare anche a loro. Anzi facciamo così: mentre tu cerchi di
accattivarti i tre fratellini, io scavo una fossa per queste due povere
bestie"
Jarsali annuì, provando per Abigor una profonda gratitudine.
Il guerriero prese i due corpi senza vita e li portò più lontano per
seppellirli, mentre lei ricominciò a morsicare e posare per terra carne
secca per i cuccioli.
Quando Abigor tornò, trovò i lupetti intenti a giocare con Jarsali,
senza più alcun timore e completamente a proprio agio.
La ragazza si voltò e lo guardò con un'espressione preoccupata.
"Avranno sì e no venti giorni. Sono affamati ed ancora troppo piccoli
per mangiare sola carne. Bisognerebbe trovare del latte. Posso metterli
nella sacca di daino ed andare verso il villaggio degli elfi; non è
molto lontano e se cammino velocemente..."
"Aspetta. Qui vicino c'è la capanna di Paradisea, l'umana. Dicono sia
una persona strana, una strega. Dovrebbe avere delle capre, e magari un
po' di latte. Faccio un salto; tu resta qui. Torno subito".
Detto questo scomparve nella foresta, mentre Jarsali, accarezzando
dolcemente i cuccioli, cominciò a sospettare che quell'elfo fosse uscito
davvero da qualche leggenda.
La capanna di Paradisea era una costruzione semplice, quadrata e fatta
interamente di legno.
C'erano degli animali domestici che giravano intorno alla casa,
completamente liberi da recinzioni. Capre, galline, oche, conigli ed un
enorme cane sdraiato davanti alla porta, che sollevò il muso per
osservare Abigor e, non sentendolo una minaccia, lo riappoggiò per terra
con un profondo sospiro. Dall'interno della casa giunse una voce:
"Entra pure. Ti stavo aspettando".
Abigor sospettò che lo strega lo avesse scambiato per qualcun altro.
Era la prima volta che si avvicinava alla capanna e non aveva mai avuto
l'occasione di conoscere Paradisea.
Guardò il cane un po' preoccupato e cominciò ad avviarsi alla porta.
"Non aver paura di Ubaldo. Il cane attacca solo su mio ordine. Entra
Abigor".
Si bloccò sorpreso, con gli occhi sgranati per lo stupore.
Come faceva a sapere chi era! E soprattutto: lo stava aspettando?
Cominciò a maledire mentalmente Jarsali, i lupi e tutta quella
strampalata situazione che lo aveva portato lì.
Entrò sospettoso, scavalcando il cane che non si mosse.
L'interno era illuminato da un'unica finestra.
Le pareti erano piene di mensole dove su alcune c'erano libri e su altre
strane bottiglie colorate.
Il grande tavolo centrale era ricoperto di fogli ed alambicchi.
Paradisea, una umana dalla figura intrigante, era intenta a riempire un
grosso zaino e senza voltarsi indicò una sedia a Abigor.
"Siediti lì. Ho quasi finito. Sono tre i cuccioli, vero?" Chiese al
guerriero che si stava sedendo come uno scolaretto diligente.
"Si, sono tre. Ma voi come..."
"Bene! Bisogna muoversi. Il lago dista quattro ore da qui. Se partiamo
subito ci saremmo prima che faccia buio"
Abigor era sempre più confuso.
"Mi scusi, ma posso sapere di cosa sta parlando? Come fa sapere chi
sono? Come sa dei lupetti? Insomma, vorrebbe essere cosi gentile da
darmi delle spiegazioni?" Si ribellò il guerriero alzandosi infastidito.
Paradisea lo guardò negli occhi con un sorriso perverso.
Fece uno strano fischio e dalla porta entrò un falchetto che gli si posò
su una spalla.
"Abigor, ti presento Verauna, i miei occhi nel cielo. E' stata lei ad
avvertirmi della vostra presenza e di quello che stava succedendo. E
così ho capito che era giunto il momento. Ho avuto una visione, che
avrei accompagnato un'amazzone dal grande lupo grigio Garland, nei
pressi del lago. Ed eccomi qua, pronta ad eseguire la mia missione"
E mentre osservava le cose che si era preparata continuò pensierosa: "Mi
era stato accennato che saremmo partiti in quattro. Chissà, forse strada
facendo si unirà qualcun altro con noi. Ho preparato tre otri colmi di
latte, dovrebbero bastare. Ed ora in marcia, baldo giovane e che il
vento sia con noi"
Indossò lo zaino sulle spalle, diede due otri di latte a Abigor e si
diresse fuori, verso il cane.
"Tu, Ubaldo fai la guardia alla casa. Non starò via molto"
Abigor guardò la strega incamminarsi con il falco che volava sopra di
lei come per proteggerla.
Alzò gli occhi al cielo e nella sua mente formulò una preghiera: "Oh,
Dei! Cosa mai avrò fatto di male per meritarmi tutto questo? Vi prego.
Se è uno scherzo fatelo finire in fretta perché io sto cominciando a
preoccuparmi" E con i due otri di latte in mano, seguì Paradisea.
Jarsali era sdraiata, con le mani sotto la testa, mentre i cuccioli le
saltellavano addosso scambiandola per un nuovo passatempo.
All'improvviso i lupetti, guardando verso sud, si immobilizzarono.
Saltò fuori da un cespuglio una mercante impaurita.
"Aiutami ti prego. Non urlare, mi stanno seguendo"
Detto questo si guardò in giro, cercando un nascondiglio.
Jarsali si mise a sedere ed i cuccioli, anziché andare nella tana, si
posizionarono dietro di lei spiando la nuova arrivata.
La ragazza pensò velocemente e colpita da un'idea suggerì:
"Nasconditi in quella fessura" Ed indicò la tana dei lupi.
La mercante non se lo fece ripetere e s'infilò velocemente dentro.
Dopo pochi secondi si sentì il rumore inconfondibile di cavalli al
galoppo.
Comparvero due cavalieri vestiti in armatura da guardie.
I cuccioli fecero per rintanarsi ma trovando l'interno già occupato si
misero sull'uscio a latrare impauriti.
Le guardie scesero da cavallo e guardando Jarsali, annusarono l'aria con
il loro muso che era un miscuglio fra cane e scimmia.
"Hai visto una ragazza passare di qui?" Le chiesero osservandola in
maniera orribile.
"Sono in questo luogo da parecchio tempo, e fino ad ora ho visto solo
voi" Rispose lei alzandosi in piedi.
Le si avvicinarono, uno da una parte e uno dall'altra, e Jarsali
cominciò ad allarmarsi.
"Ma guarda che cosa carina abbiamo qui. Mi chiedo se la sua carne sia
dolce come il profumo che emana" Disse uno dei due guardandola affamato
e bavoso.
Nel cielo un falco lanciò dei versi striduli.
Jarsali toccò con la sua mano l'elsa della spada.
"Vi conviene allontanarvi da qui se non volete fare una brutta fine"
Ribatté lei con fare arrogante, cercando di non svelare il panico che la
stava travolgendo.
I due cavalieri scoppiarono a ridere.
Uno dei due spalancò gli occhi ed emettendo dei strani versi crollò per
terra.
Dietro di lui comparve Abigor con la spada insanguinata.
L'altro si lanciò sul guerriero urlando la sua vendetta ma un liquido,
scagliato dalla strega, lo colpì in faccia.
Cadde in ginocchio urlante di dolore, tenendosi il viso con le mani
mentre Jarsali, sfoderando la sua spada, staccò dal corpo la testa,
negli occhi di Abigor una scintilla di compiacimento.
I tre si guardarono e cadde su loro un silenzio di morte.
Fu la mercante scampata al pericolo ad interrompere i loro pensieri che,
uscendo dal nascondiglio, esclamò:
"Grazie amici. Mi avete salvato la vita. Be, vedete... Io vivo di
espedienti, gli affari vanno male, e purtroppo ho rubato una collana ad
un signorotto. Non sospettavo fosse una persona importante finché non
hanno cominciato a seguirmi questi due... Non so neanche come
definirli!"
"E questa chi è?" Domandò Abigor rivolto a Jarsali.
"Penso sia il quarto della mia profezia" Rispose per lei Paradisea.
Jarsali guardò i tre molto perplessa.
"Allora vediamo di fare un po' d'ordine. Io sono Jarsali e voglio
trovare una famiglia per questi tre cuccioli" Disse avvicinandosi ai
lupi e accarezzandoli per calmarli.
"Io sono Abigor e cercavo solo di aiutare l'Amazzone" Dichiarò il
guerriero grattandosi la testa con fare confuso.
"Io mi chiamo Kassandra e farò tutto quanto mi è possibile per dare una
mano a quest'amazzone che mi ha salvato la vita" Sostenne la mercante
guardando Abigor in modo provocatorio come se stesse lanciando una
sfida.
"Immagino sia qualcosa di più grande che ci unisce. Io sono Paradisea,
la strega. Il mio compito è accompagnarvi verso l'inevitabile. Tutto è
gia scritto. Al futuro non si può sfuggire"
Gli altri tre ebbero il buon senso di non insistere per conoscere il
significato di quella frase enigmatica, e Paradisea continuò:
"Andremo verso ovest, verso il grande lago. Nei pressi del colle
troveremo il branco del grande lupo grigio, Garland. Preparatevi dunque,
o eletti"
Detto questo si avvicinò a Jarsali, mentre Abigor passò in modo
insolente un otre di latte a Kassandra.
"Comincia a dimostrare la tua buona volontà portando una di queste" Le
disse squadrandola da capo a piedi.
Paradisea osservò Jarsali e accarezzandole il viso le disse:
"Una leggenda narra che i lupi sono figli del Vento. Forse la madre di
questi cuccioli ha riconosciuto in te una sorella?"
Jarsali sprofondò negli occhi di Paradisea e le fu subito evidente che
quella strega la conosceva.
I quattro si incamminarono verso il loro destino.
I cuccioli, dopo aver bevuto il latte si addormentarono tranquilli e
Jarsali non ebbe nessun problema a trasportarli dentro la sua sacca di
pelle.
Viaggiarono per la maggior parte del tempo in completo silenzio,
attraversando la foresta.
Solo per brevi tratti si ritrovarono in radure spoglie di arbusti.
Abigor e Kassandra continuavano a lanciarsi sfide e frecciate verbali
mentre Paradisea e Jarsali si studiavano taciturne.
Si fermarono spesso per valutare il percorso migliore o per dar da
mangiare ai lupi.
Dopo aver risalito una collina, dinnanzi a loro comparve il lago
scintillante e limpido.
Il sole era ancora alto nel cielo e così anche il loro morale.
A sud del lago si vedeva il colle ed essi valutarono che in meno di
un'ora sarebbero arrivati.
Soddisfatti ripresero il viaggio.
Giunti ai piedi del colle, li accolse un silenzio anomalo e
terrificante.
Continuarono a procedere cauti per il sentiero della foresta.
Sembrava che l'intero bosco li esaminasse.
Jarsali strinse a se la sacca con i cuccioli come per volerli riparare
da quel silenzio.
Paradisea disse qualcosa di incomprensibile al suo falco appollaiato
sulla spalla che con un colpo d'ali si librò nell'aria per poi volare
sopra gli alberi e scomparire.
"Fermiamoci qui per un po'. Ho mandato il falco a studiare la
situazione. Non dovrebbe essere molto lontano il branco" Disse la strega
guardandosi intorno.
All'improvviso una raffica di vento investì il bosco che, come per
magia, ritornò in vita con i suoi inconfondibili rumori di foglie
tremolanti ed uccelli canterini.
Qualcosa dietro loro si mosse e li fece voltare all'unisono.
Un lupo li stava scrutando.
Altri ne uscirono dalla boscaglia e in pochi attimi si ritrovarono
circondati.
Alcune belve aprirono un varco per far passare un grosso lupo che
giungeva dal sentiero.
Si avvicinò lento ed il suo sguardo si fissò su Jarsali, che abbassò gli
occhi per non sfidarlo e rimase immobile lasciandosi studiare.
Il grosso animale continuò ad avvicinarsi e quando arrivò ad un passo
dall'amazzone ringhiò mostrando la sua micidiale dentatura.
Jarsali si raggomitolò in terra, schiacciandosi al ventre la borsa con i
lupetti, in atteggiamento di completa sottomissione, mentre Abigor
teneva stretta, con la mano, l'elsa della spada ancora inguainata.
Il grosso lupo smise di ringhiare ed appoggiò una zampa sulla spalla
della ragazza.
"Sono Garland, Re di tutti i lupi. Dimmi giovane incosciente, cosa
cerchi di tanto importante da sfidare la sorte al mio cospetto"
Jarsali alzò la testa e si ritrovo intrappolata nello sguardo del lupo
che la penetrò con un'intensità selvatica.
Quegli occhi gialli erano di una bellezza misteriosa. Occhi da
guerriero; sempre pronti a morire, sempre pronti a vivere.
Ma quello che era più evidente in quello sguardo era la fierezza.
"Non sono venuta a chiedere, ma a portare" Disse Jarsali mostrando a
Garland i lupetti addormentati dentro la sacca.
"La loro madre me li ha affidati prima di morire. Avrei potuto tenerli
con me, ma avrebbero perso la loro dignità insieme a qualcosa di ancora
più prezioso: la libertà. Ti prego nobile Garland. Accogli questi
cuccioli nel tuo branco e falli diventare ciò per cui sono nati: dei
valorosi lupi!"
Detto questo Jarsali riabbassò la testa mentre il Vento giocava ad
accarezzare i suoi lunghi capelli.
I compagni di viaggio guardarono la scena estasiati e silenziosi, Abigor
un po' meno, sospettoso, pronto a fare una strage.
Anche il falco, ritornato ad appoggiarsi sulla spalla di Paradisea dopo
il suo giro d'ispezione, osservava la scena incuriosito.
Garland chiamò una femmina del branco che si avvicinò fiera ed elegante.
Annusò i cuccioli e senza svegliarli prese la borsa con la bocca e la
trascinò via.
Con gli occhi colmi di lacrime, Jarsali riprese a parlare al grande lupo
grigio.
"Ti ringrazio, Garland. Sono così piccoli e bisognosi d'aiuto"
E scoppiando in singhiozzi si gettò sul lupo abbracciandolo e cercando
un po' di conforto nel morbido pelo.
Solo in quel momento anche Abigor si tranquillizzò, rilassando i muscoli
tesi, e rilasciando l'elsa della spada.
"Sono io che ringrazio te, amazzone dal cuore coraggioso e sensibile. Un
cuore simile è tipico di chi ha il Vento nel sangue. Vieni pure a
trovarci quando vuoi. Sarai sempre la benvenuta tra i lupi, figlia del
Vento e amica della natura."
Garland guardò per l'ultima volta negli occhi Jarsali poi si girò e si
allontanò per il sentiero.
Poco dopo anche gli altri lupi ritornarono nel fitto del bosco lasciando
i quattro amici da soli.
"Che scena ragazzi! Avrei giurato che la sbranasse" Esclamò Kassandra.
"E tu, naturalmente, non ti saresti mossa, se fosse successo" Ribatté
Abigor.
"Oh! Perché tu ti saresti fatto avanti, invece" Continuò Kassandra
ironica. "Io ero già pronto a ..."
"Ma smettetela!" Li interruppe Paradisea avvicinandosi a Jarsali che non
si era mossa.
"Come va, giovane amazzone? Tutto bene?" Le domandò.
"E' brutto rimanere senza madre" Rispose Jarsali, rendendosi conto solo
in quel momento di quanto le mancava la sua.
Il vento le accarezzò il viso e le portò un flebile ululato che le
sussurrava:
"Non sei sola. Non lo sarai mai. Voltati e guarda"
Si alzò e si voltò.
I suoi compagni la guardavano stupiti, con la bocca aperta.
Jarsali non riuscì a trattenersi dal ridere.
"Sarà meglio tornare. Anzi, ho giusto fame. Cosa ne dite di andarci a
mangiare qualcosa da qualche parte?" Domandò ai suoi amici.
"Ottima idea" Proclamò Abigor.
"Più che ottima" Si associò Paradisea.
"Però, che avventura ragazzi" Ribadì Kassandra esterrefatta.
I quattro si avviarono sulla strada del ritorno parlando e scherzando e
Jarsali capì che quell'amicizia, nata per caso, non si sarebbe mai
sciolta.
Il Drago
ABIGOR
All'uscita del bosco antistante il lago, la nebbia confonde i contorni
della pianura d'erba e il bosco vicino emerge dalla foschia come uno
scoglio dal mare.
I quattro amici si avvicinano indecisi se ascoltare, nella speranza di
udire ancora quelle voci, oppure far finta di nulla e lasciarsi
sorprendere da una gradita novità...
..."niente"...
Come ormai accade troppo spesso la radura è vuota...
"Riproviamoci"... si inoltrano nel bosco e dopo poco ritornano sui loro
passi: "Ciao a tutti"... ma nessuno risponde... "smettetela... lo so che
ci siete"... scostano ogni cespuglio, guardano in ogni angolo dello lago
e poi nel bosco, dietro ad ogni tronco, con la rabbia di chi non ha
altro da fare che sperare nell'impossibile.
"Arriveranno"... si liberano del loro equipaggiamento ingombrante
posandolo sull'erba soffice con una cura maniacale, come se questo
potesse aiutare il tempo a scorrere più in fretta e si sdraiano al
riparo di un albero.
Il vento oggi non soffia e la nebbia lo avvolge velocemente come una
coltre soffocante...
Abigor decide di andare a caccia, il suo stomaco reclama, Jarsali
guardando nella sua sacca annuisce, tutta la carne di cervo l'aveva data
ai lupetti, si avvia con Abigor, Kassandra incomincia a cercare legna da
ardere mentre la Strega Paradisea prende dalla sua sacca una manciata di
polvere pirica e delle pietre magiche che scatenano la potenza del
fuoco.
Abigor con la sua tecnica cattura un paio di lepri, mentre Jarsali
ancora niente, Abigor la guarda di sottecchi pensando: "Se andasse al
lago a pescare forse sarebbe meglio".
Jarsali guarda Abigor e nel suo sguardo intuisce, si allontana nella
boscaglia.
Dopo qualche tempo Abigor si preoccupa, forse l'Amazzone si è perduta,
sente dei rumori, lasciando cadere a terra la selvaggina afferra
prontamente l'elsa della spada....
La fiera amazzone appare, come per magia, dalle ombre della fitta nebbia
tenendo per mano altre due lepri.
"La cena ora è assicurata" guardando il Guerriero con un ghigno
beffardo, Abigor sorride.
Nel mentre Kassandra aveva procurato una buona quantità di legna per
tutta la notte, si era ingegnata e con un coltellino preparò quattro
spiedi con rametti di quercia, mentre Paradisea spargeva sopra una
piccola catasta di legna la sua polvere pirica, e con le pietre magiche
accese il fuoco, le due di tanto in tanto guardandosi sorridevano e
parlando affinavano la loro conoscenza parlandosi del loro passato.
Abigor e Jarsali tornarono e Kassandra vedendo le prede nelle loro mani,
fissò Abigor esclamando: "Meno male, temevamo di dover mangiare bacche
selvatiche e radici"
Abigor la fulminò con uno sguardo, Jarsali prontamente dette un colpo di
gomito ad Abigor prima che proferisse verbo.
Abigor: "Sgrunt".
Paradisea rideva di nascosto.
Dopo aver consumato il ricco pasto, tutti e quattro attorno al fuoco si
addormentarono.....
Dopo poco, Paradisea ebbe una visione, urlò!
Gli altri si svegliarono all'improvviso, Abigor manco a dirlo... aveva
già l'elsa della spada nella mano..... il sole stava calando, ma niente
era cambiato.. il bosco era vuoto, silenzioso....
"Mmmh.... ne approfitterò per mettere un po' d'ordine nello zaino"...
comincia a rovistare, ma fra le cianfrusaglie trova solo ricordi:
Argento che disintegra un Mago facendo piovere fuoco dal cielo, lo
spettro di un pirata disintegrato... si ferma con un fiore appassito in
mano.
Capisce che sta cercando di riempire un vuoto a cui non era abituata...
gli altri basiti restano a guardare.
Ora sono tutti in piedi, ognuno raccoglie le proprie cose, Abigor e
Jarsali raccolgono da terra velocemente l'armatura e il resto, si
vestono e si allontanano velocemente...
"Meglio non pensarci"... camminano a lungo nella nebbia e il caso li
conduce all'inzio di un profondo canalone nelle montagne dell'est:
qualcosa comincia a riempire il loro cuore ed è la paura.
Si sentivano invincibili, mai avrebbero pensato di essere presi dai
brividi del terrore che correva su di loro: quel terrore ha un nome...
Reddragon...
"Ora abbiamo un nemico da sconfiggere, la mia visione è chiara... noi
stessi e la nostra paura!". Avanza velocemente fra le rocce e cominciano
ad arrampicarsi lungo la parete: in alto si intravede fra la nebbia
l'entrata di una grotta... Abigor pensa che a volte sarebbe meglio
lasciar perdere di dar retta ai deliri della Strega Paradisea.
Mentre richiama formule magiche da troppo tempo dimenticate, le gambe
cominciano a tremarle... ed è contenta: ora finalmente ha qualcosa su
cui concentrare i suoi poteri...
Paradisea raccoglie tutto il coraggio che è in lei ed entra: la grotta è
molto ampia e buia e nell'aria c'è un odore terribile, Abigor, Kassandra
e Jarsali non possono fare a meno che seguirla.
Sul fondo il Drago riposa arrotolato su se stesso.
Kassandra ha un sussulto ed abbraccia Abigor.
Abigor rimane basito dal gesto di Kassandra, mentre Jarsali accarezza
l'elsa della spada.
Abigor con un piccolo gesto porta Kassandra dietro di se sguainando la
spada, mentre Paradisea con parole magiche richiama a se gli "oscuri
poteri".
"Ora!"... l'arma quasi cade di mano ad Abigor, quando una voce profonda
e cupa risuona dentro di loro: "Perchè cercate la morte? Andatevene
finchè siete in tempo!".
In quel momento due occhi da serpente illuminano il suo volto: il Drago
sta parlando con loro.
"Molti guerrieri coraggiosi mi hanno sfidato e molti sono morti...
Abigor... sei potente e crudele, sei al di sopra dell'umano! Jarsali...
la tua forza e il tuo coraggio sono pari alla tua bellezza! Paradisea
sei intrigante ed affascinante, del potere occulto dominante! Kassandra
la tua furbizia ed il tuo ingegno.... fa di te un cuor nobile e degno!
Cosa vi fa pensare di avere la meglio."
Il Drago ora si erge sopra di loro e scava nella carne di Jarsali con
gli artigli e con i denti, ma l'amazzone continua a menare fendenti alla
cieca...
"Ahhh"...un ansito le sfugge quando sente l'acido che corrode l'armatura
ed entra nelle ferite, ma non si ferma...
Paradisea con un gesto delle mani provoca un fulmine diretto negli occhi
del Drago, lanciandogli poi addosso un'ampolla di sostanze velenose e
corrosive, il Drago sputa una fiammata verso di lei provocandole delle
ustioni superficiali.
Kassandra si fa coraggio prendendo un robusto bastone di ciliegio,
picchiando senza tregua la schiena del Drago, la sua coda si abbatte su
Kassandra come una clava, proiettandola lontano...
Abigor con un urlo disumano si lancia addosso al Drago, tirando fendenti
in ogni dove, per tre volte una nuvola di acido avvolge il Guerriero e
per tre volte si rialza, ma alla quarta le gambe non reggono più il suo
peso e cade in ginocchio.
Ora avrebbe bisogno della forza che tante volte gli hanno trasmesso i
suoi avi, ma quel furore non c'è più in lui, stremato.....
Il Drago afferra tutti e quattro con gli artigli e li solleva: le fauci
del drago sono a pochi centimetri dal loro volto...
"Vi avevo avvertito e ora meritereste di morire per la vostra
impudenza... ma questo non è il momento che gli dei hanno scelto per
voi... la vostra condanna sarà di sopravvivere: il vuoto che è dentro di
voi sarà il vostro inseparabile compagno fino al giorno in cui
torneranno i lupi... allora potrete tornare a sfidarmi e, state sicuri,
non vi risparmierò!".
Nel mentre Abigor pensa al discorsetto che vorrebbe fare a una tal
Paradisea e le sue visioni, e una tal Jarsali e i suoi lupi, Kassandra è
impietrita dalla paura.
I quattro amici si risvegliano fra l'erba bagnata: il vento ha scacciato
la nebbia e il sole del mattino splende in cielo... un tremito li
attraversa: non è la brezza fresca e nemmeno l'incubo da cui sono appena
usciti... ma la vista delle armature corrose ancora fumanti, le ustioni,
i lividi e delle profonde cicatrici che segnano il loro corpo, li
riempie di stupore.
Abigor, Jarsali, Paradisea, Kassandra incominciano a ridere riempiendo
il silenzio della radura... ci rivedremo Drago!
JARSALI
Jarsali aveva ancora nelle orecchie il suono della risata che aveva
scosso tutti loro al risveglio nella radura da quell’esperienza che
definire incubo sarebbe stato del tutto restrittivo; non avrebbe mai
potuto dimenticare quella battaglia onirica, che aveva però lasciato il
segno nelle sue e nelle carni di Abigor, Paradisea e Kassandra, ferite
già rimarginate, ma che avrebbero lasciato su tutti loro una cicatrice
non solo sulla pelle, ma anche nelle loro anime.
Le parole che il drago aveva rivolto loro erano anch’esse marchiate a
fuoco nella sua mente “…Il vuoto che è dentro di voi sarà il vostro
inseparabile compagno fino al giorno in cui torneranno i lupi… allora
potrete tornare a sfidarmi e, state sicuri, non vi risparmierò!”
Jarsali volse lentamente lo sguardo su ognuno dei suoi compagni, vedendo
la stessa espressione che sicuramente era possibile scorgere anche sul
suo volto: una triste e meditabonda consapevolezza che una verità
assoluta era appena stata rivelata loro, ma che sarebbe stato un arduo
compito riuscire a svelare.
I lupi… animali a lei affini, che vivono per il loro branco, uniti nel
bisogno, imperdonabili nel castigo, ma compagni di vita fedeli.
L’amazzone si chiese cosa avesse voluto realmente dire con quelle parole
il drago, non pienamente convinta che il loro ritorno si dovesse
intendere in senso letterale, ma scacciò in fretta quel pensiero,
cosciente che ci sarebbe stato tempo per riflettere a tal proposito, ora
bisognava pensare a curare le ferite e a preparasi a… a cosa?… Partire?
Per andare dove? Forse incontro ai lupi?
Di nuovo quel circolo vizioso iniziato con la battaglia notturna.
Fu però prontamente scossa da Abigor, che, senza tante cerimonie, le
prese il braccio per obbligarla a stendersi, in modo tale da poterle
controllare le ferite che aveva sul fianco.
Uomo burbero quell’Abigor.
Jarsali aveva percepito sin dal loro primo incontro (era avvenuto
davvero solo il giorno prima?!) la natura contraddittoria del guerriero,
rappresentata perfettamente dal volto dai lineamenti quasi angelici,
tanto erano belli, in netto contrasto con gli occhi rossi come rubini
infuocati.
L’affascinava moltissimo quel contrasto, come se una forza magnetica la
attraesse in maniera irresistibile a varcare un confine dopo il quale
poteva percepire un mondo oscuro e terrificante, pieno di rabbia e di
orrore, che sapeva l’avrebbe inghiottita facendola scomparire, ma che
non poteva fare a meno di guardare ammaliata, e quella fonte stregata
altri non era che Abigor.
Che fosse lui in realtà a rappresentare in qualche modo il vuoto che
Reddragon aveva predetto l’avrebbe accompagnata fino al successivo
incontro con i lupi?
Jarsali se lo chiese mentre Abigor, con gesti delicatissimi, decisamente
inaspettati visto il suo solito atteggiamento scostante e provocatorio,
le scostava i brandelli della divisa, per scoprire le ferite causate
dagli artigli del drago.
“Sono praticamente guarite, solo ancora leggermente gonfie e rosse, ma
sicuramente sono in via di guarigione.”
Parlando passavo un fresco unguento sopra i segni in rilievo sulla pelle
dell’amazzone, che muta ed immobile gli guardava il volto.
Quel silenzio da parte di Jarsali portò Abigor ad alzare lo sguardo
verso di lei e a fissarlo nei suoi occhi.
Nessuna parola fu detta, ma anche in questo caso il messaggio fu chiaro:
un patto si era stretto tra loro in quel momento, un legame che li
avrebbe uniti anche quando si fossero trovati a distanza.
La natura di tale patto era però nebulosa, proprio com’era stata la
radura fino a poco prima: d’amicizia, di comprensione e complicità
perché condividevano quell’avventura?
O di sfida, per vedere chi per primo avrebbe ceduto al mondo dell’altro?
Non aveva importanza, solo che fosse stato stipulato lo era.
Jarsali non avvertiva nemmeno più il leggero dolore che le avevano
procurato le ferite solo fino a poco prima, sicuramente l’unguento che
le aveva dato Abigor stava facendo il suo effetto, decise quindi di
ricambiare il favore massaggiando il fresco linimento sulle abrasioni e
contusioni di Abigor.
Questi ebbe un’istintiva reazione di rifiuto al tocco gentile
dell’amazzone, la quale non si lasciò intimidire da quell’atteggiamento
scostante e continuò nel suo intento, senza accorgersi che in realtà
quel che provava Abigor non era un rifiuto, ma un moto di desiderio, che
lo avrebbe spinto a compiere un gesto dettato solamente dall’istinto,
proprio come era successo quando l’aveva stretta a sé per disarmarla il
giorno precedente e come si trattenne dal fare quando lei ebbe finito e
si volse a guardarlo interrogativa, nel momento che le aveva afferrato
la mano, come a chiederle di non smettere di toccarlo.
Intanto anche Paradisea e Kassandra stavano facendo la conta dei danni,
apparentemente ignare di cosa stava succedendo al di là del fuoco,
mentre la mercante sembrava utilizzare un unguento molto simile a quello
che stava usando Jarsali su Abigor, per medicare le leggere ustioni
della strega.
“Ci ha conciati per le feste, noi e le nostre carabattole!” esclamò
Kassandra lanciando un’occhiata alle armature ormai distrutte ed
inutilizzabili.
“Poco male, – ribattè Jarsali – io ho una divisa in più nel mio zaino e
mi sarà sufficiente cambiarmi. Voi piuttosto, come state?”
Kassandra sembrava ancora scossa, ma anche Paradisea dava segni di
nervosismo, riscontrabili nel leggero tremore delle mani, che si
lasciarono sfuggire il coperchio del barattolino che conteneva il
linimento.
“Tutto a posto, o meglio, lo sarà appena avremo capito cosa fare!”
continuò Kassandra.
“Mi pare che le parole del drago non facciano altro che riconfermare la
mia visione, – Paradisea parlò per la prima volta – quindi non dobbiamo
fare altro che proseguire lungo il nostro cammino, il nostro viaggio non
si è evidentemente concluso con l’affidamento dei lupacchiotti al branco
di Garland.”
Jarsali si alzò, attirando su di sé lo sguardo degli altri tre.
“Giusto, Paradisea, sono d’accordo con te, prepariamoci quindi a partire
e a cercare di colmare quel vuoto che il drago ci ha assegnato come se
fosse una condanna.
Facciamo in modo invece che sia una augurio di vittoria per noi!”
Abigor, dandosi una poderosa pacca sulle ginocchia con entrambe le mani,
si alzò a sua volta, stampandosi in volto un ghigno soddisfatto.
“Bene, bene, così ci si rimette in carreggiata per affrontare un altro
scontro con quel lucertolone un po’ troppo cresciuto! Questa è una sfida
degna di tale nome, che gli Inferi ne siano testimoni!”
Al sentir pronunciare il nome degli Inferi, Kassandra ebbe un moto di
paura e sorpresa, come se il solo fatto di nominarli li potesse fare
apparire davanti a sé in quel momento, suscitando così una sprezzante
risata da parte di Abigor, che fu prontamente rimbrottato da Paradisea.
“Il tuo sarcasmo e il tuo dubbio umorismo sono del tutto fuori luogo,
prode guerriero; invece di cercare di terrorizzare chi ti è amico, pensa
a come farlo con i nemici, senza sprecare tempo ed energie impiegabili
in un modo migliore!”
Il rabbuffo zittì immediatamente Abigor, che sembrò assumere
un’espressione vagamente confusa, come se non sapesse bene come reagire,
ma fu un mutamento talmente repentino, che Jarsali non si sarebbe
accorta di niente se non avesse osservato più che attentamente il
guerriero in quel momento, senza battere nemmeno ciglio, perché quel
gesto le avrebbe fatto perdere l’attimo.
“Strega, tu pensa ai tuoi intrugli e alle tue polveri, che a combattere
il nemico ci penso io!”
La replica stizzita non turbò minimamente Paradisea, che continuò
imperterrita a raccogliere tutte le cose che aveva sparpagliato in giro,
ignorando completamente Abigor, il quale, pronto ad esplodere, preferì
invece allontanarsi dal campo in direzione del lago con passo rapido,
borbottando e grugnendo frasi incomprensibili.
“L’hai fatto arrabbiare.”
Il commento di Kassandra giunse pacato.
“Gli passerà in fretta, vedrai, in fondo sa che ho ragione.” Fu
l’altrettanto pacata risposta di Paradisea.
“Sarà meglio che lo segua.”
“E perché giovane amazzone? Cosa speri di ottenere da lui?”
Jarsali guardò interrogativa Paradisea.
“Ottenere? Da lui? Proprio niente! Ma ritengo più utile che sfoghi la
sua rabbia a parole, piuttosto che tirando giù alberi a forza di pugni!”
Gli occhi della strega si addolcirono e la sua replica giunse più
pacata.
“Vai dunque da lui e cerca di placare quel cuore tormentato, ma temo che
invecchierai nell’impresa, anche se io mi auguro che tu ci riesca.”
Jarsali non ribattè e, con un movimento agile ed aggraziato, ripercorse
gli stessi passi di Abigor, che raggiunse in un paio di minuti.
Il possente guerriero era in piedi sulla sponda del lago, lo sguardo
perso verso l’orizzonte, apparentemente inconsapevole di cosa lo
circondava, ma Jarsali percepì il momento preciso in cui egli si avvide
del suo arrivo, perché la postura si irrigidì leggermente, le ginocchia
si fletterono quel tanto da consentire un rapido movimento rotatorio,
atto a trasformare un attacco alle spalle in uno frontale e la mano si
mosse impercettibilmente verso l’elsa della spada.
“Sempre pronto a sguainarla, vero Abigor?”
Parlando Jarsali si affiancò al guerriero, che la superava in altezza
nettamente, guardando anche lei l’altra sponda del lago.
“E’ stupido chi si fa cogliere impreparato, Jarsali.”
“Vero, ma non pensi che sia meglio incanalare questa tua voglia di
lottare in qualcosa di più produttivo?”
“Che intendi dire?” la voce uscì come un ringhio dalla bocca di Abigor.
Jarsali si voltò, l’espressione decisamente ironica stampata in viso.
“Credi di spaventarmi perché fai la voce grossa? Ti sbagli.”
“Eppure tremavi quando quei due che cercavano Kassandra ti hanno
attaccata.”
Abigor era convinto di averla zittita, ricordandole quello che a lui era
parso un atto di vigliaccheria, ma il sopracciglio di Jarsali si alzò in
un arco acuto perfetto sulla sua fronte.
“Credendomi impaurita, quei due stupidi sono scesi da cavallo e si sono
avvicinati a me pensando di potersi divertire impunemente con la
sottoscritta, ignorando così il fatto che perdevano la loro posizione di
vantaggio su di me restando in sella. Sei solo stato più rapido di me
nell’intervenire.”
Dopo un attimo che passò a fissarla dritta negli occhi, senza che quelli
di lei indicassero che stesse mentendo o esagerando i fatti, Abigor
scoppiò in una fragorosa risata, che prendeva in giro se stesso e che
causò il sorriso anche sulle labbra di Jarsali, la quale aveva
perfettamente capito che lui l’aveva considerata una persona pavida in
quell’occasione.
“Sarà un viaggio interessante quello che ci accingiamo a fare, giovane
amazzone! Davvero interessante!”
ABIGOR
La radura si era appena svuotata: avevano passato tutta la sera fra
bevute e risate a festeggiare... niente ricorrenze o anniversari... solo
la voglia di stare ancora insieme...
Ognuno ripensava a quei giorni tristi in cui i lupi erano spariti e la
radura era spesso vuota e silenziosa. In quei giorni non facevano altro
che ricordare i bei tempi passati, ognuno raccontando la propria storia.
Allora avevano sperato che quei giorni potessero tornare e ora forse...
No... non era così: niente poteva rinascere dalle sue ceneri... no...
decisamente le cose erano cambiate e anche loro erano cambiati: non
erano più giovincelli e imprudenti che un giorno il grande Lupo grigio
aveva scelto per far parte della sua famiglia... nel frattempo si
incamminavano uniti dalla loro amicizia: niente si può fermare e ciò che
dura nel tempo deve cambiare...
Quella sera tornati nella Kioskas avevano rivisto amici che da tempo non
incontravano, avevano provato la gioia di non essere più soli, ma
qualcosa che non riuscivano a capire impediva loro di esserne del tutto
felici e di cancellare la preoccupazione che tutto fosse finito in
quella splendida
serata.
Il loro cuore si era riempito di gioia quando tutti gli Hammers li
avevano riabbracciati dopo tanto tempo: "Avete visto che siamo tornati?
non è così facile far tacere il Canto del Vento!", ma non riuscivano a
togliersi dalla testa le parole che gli aveva sussurrato poco dopo: "...un
Canto vive di tante voci che vogliono unirsi per creare qualcosa di più
grande di loro... e ora molte di quelle voci tacciono o, ancora peggio,
cantano in solitudine... il Canto sopravviverà solo se riscopriremo il
segreto per farle tornare a cantare di nuovo insieme..."
Non avevano mai pensato a tutto questo e ora non capivano come potessero
tante persone così diverse riuscire a creare una famiglia che viveva da
tanto tempo: ognuno di loro aveva sempre cantato la sua personale
canzone eppure non c'era dubbio che una volta si sentiva l'unità del
Canto...
Con somma sorpresa il branco del Lupo Grigio si avvicinò alla Kioskas
per rendere omaggio ai quattro amici, a Jarsali vedendo i cuccioletti
cresciuti lacrimavano gli occhi, Paradisea e Kassandra sorridevano
felici, Abigor... beh... si mise la mano sulla fronte sentendo odor di
guai.
I lupi però non rimasero molto, non amavano la vista di numerosi umani,
il Grande Lupo Grigio con un cenno riportò il suo branco nel bosco.
"Beh al diavolo... ora siamo amici invincibili... lasciamo il passato a
chi non ha futuro e guardiamo avanti!".
La loro voce però suonava bugiarda anche alle loro stesse orecchie: solo
nella comprensione di ciò che era stato c'era la speranza di un futuro:
"Ma non siamo noi che dobbiamo preoccuparci di queste cose... abbiamo di
nuovo un futuro... e tanto basta!"
Eppure sospettavano che il Drago non avesse parlato loro senza un
motivo... Abigor volge lo sguardo a Paradisea, sperando che non abbia
una delle sue solite visioni.
Mentre i suoni della sera si spegnevano nella pioggia che cominciava a
cadere, i quattro rivedevano l'essere che spesso tormentava i loro
sogni: il Drago che avevano temuto e odiato, il Terrore che si era
tramutato una volta in speranza...
Paradisea puntuale come sempre ebbe la visione, era venuto il momento di
tornare ad affrontarlo, questa volta non cercando la morte, ma per
trovare la spiegazione a ciò che un tempo era stato promesso...
Sotto la pioggia raggiunsero le montagne e iniziarono la salita verso la
caverna del Drago, Abigor scuotendo la testa, Kassandra con le mani nei
capelli, Jarsali con un lieve tremore nelle gambe; Paradisea disse:
"Deve darci una spiegazione... la voglio!".
L'andatura dei quattro fra le pietre del canalone era calma e rilassata:
questa volta non lottavano contro la loro paura, ma avevano una missione
da portare a termine... una missione più importante della loro vita...
Ad ogni passo sembrava loro di rivivere quella serata terribile di molto
tempo prima, ma sentivano anche che ora sarebbe andata diversamente: era
un suo diritto sapere!
Fu così che quasi senza accorgersene si trovarono davanti al Drago... il
mostro dormiva incurante di loro.
Paradisea esclamò: "Svegliati Drago! Siamo tornati per capire... devi
spiegarci le parole che ci hai detto un tempo!"... niente...
"Svegliati ho detto!!!" e così urlando si mise a colpire a pugni la
testa del Drago, Abigor esterrefatto con l'aiuto di Kassandra cercarono
di bloccare la Strega... ma quando il rettile si destò e si parò di
fronte a loro in tutta la sua maestosa potenza, Paradisea non riuscì a
resistere e si volse per
scappare, riparandosi tra le braccia di Abigor, Jarsali stringeva forte
nella mano l'elsa della spada con qualche tremore...
Certo una parte di loro li spingeva a tornare per avere la risposta, ma
il ricordo del dolore e il terrore erano troppo forti, così rimasero
incapaci di prendere una decisione all'ingresso della grotta.
E in un attimo seppero che il Drago era dietro di loro: sentivano il
sibilo del suo respiro nelle orecchie e la sua presenza ergersi nella
grotta alle loro spalle... si voltarono...
Uno strano ghigno era stampato sul volto del Drago, forse un sorriso di
stupore o piuttosto la reazione annoiata di chi vede compiersi un Fato
conosciuto...
"Allora siete venuti a trovare la vostra morte o miei baldi eroi?
Sapevate che non vi avrei risparmiato un'altra volta... siete ancora in
tempo per aver salva la vita... scappate... non sprecherò energie per
inseguire degli esseri inutili come voi..."
I quattro si guardarono alle spalle e videro il sentiero che significava
salvezza.
Dentro di loro un coro di voci urlava di scappare ma un piccolo sussurro
flebile parlava ancora di una missione da compiere.
I quattro amici rimasero a lungo immobili, Abigor aveva sempre Paradisea
fra le braccia e a momenti
era tentato di strozzarla, Kassandra tenendo gli occhi chiusi pregava
gli Dei, Jarsali si avvicinò a Kassandra rincuorandola facendosi forza e
quando li riaprì le sembrava che fosse passata una vita intera: il Drago
stava rientrando stancamente nella caverna...
"Drago! aspetta!" Esclamò Paradisea, gli dei sanno con che forza Abigor
si trattenne dall'imbavagliare Paradisea... non seppe mai se riuscì a
pronunciare quelle parole oppure se il Drago le udì direttamente nella
sua mente, ma due occhi da serpente si voltarono nella loro direzione:
"Ci avevi promesso che i lupi sarebbero tornati ed è accaduto... ma ora
dobbiamo sapere come fare a farli restare... devo capire il mistero del
Canto..."
Abigor pensò come mai la strega debba sempre parlare al plurale, sgrunt.
La risata riecheggiò per tutta la caverna: "Piccoli esseri stolti!
Pensate che io sia qui per rispondere alle vostre domande? Dove avete
trovato tutta questa insolenza? Meritereste una bella lezione..."
Paradisea confortata dall'appoggio delle altre due amiche e di ehm,
Abigor, non si rassegnò:
"Siamo disposti a pagare qualunque prezzo... ma dobbiamo sapere! Non
possiamo lasciare che la parola del Vento vada dispersa!"
Forse fu solo un'impressione ma per un attimo parve loro che un velo di
tristezza avesse attraversato gli occhi del Drago.
L'essere chinò la testa verso di loro:
"Voi non capite l'importanza di quello che dite... voi non sapete quanto
è importante la Voce del Vento! Il Vento porta lontano le leggende di
cavalieri e guerre, di imprese eroiche e esseri spaventosi...".
Sospirando stancamente il Drago continuò: "Noi viviamo in quelle
parole... e finchè ci sarà qualcuno ad ascoltarle e a portarle in giro
fra i popoli di queste terre non potremo mai morire... ma la gente che
un tempo le cantava ora è muta... voi mi state chiedendo questo? Come
fare a ridare forza a un Canto sempre più flebile? Se voi pensate solo
al vostro ego!"
Paradisea annuì con forza seguita dagli amici.....
"Io non posso spiegarvi questo Mistero perchè solo voi lo potete
capire... ma l'avete già capito... non è vero?... volete solo che io ve
lo confermi... Ora andatevene e fate quello che deve essere fatto..."
Mentre tornavano alla radura, i quattro ripensavano a quelle parole:
dentro di loro tante voci lottavano per farsi ascoltare... e si resero
conto che il Drago aveva ragione: loro avevano capito... il Canto è
fatto di tante voci, ognuna diversa dall'altra e spesso anche in lotta
fra di loro, ma solo in questa diversità può nascere qualcosa di unico e
unito... e più sono le voci più il Canto prende forza... finchè c'è
ancora voglia di cantare... è il Canto dell'Amicizia.
Abigor, Kassandra, Paradisea, Jarsali si sdraiarono sull'erba per
riposare le stanche membra, l'uno affianco all'altro osservando l'alba
nascere fra le foglie, non c'era bisogno di parlare: ora sapevano come
usare la saggezza per far vivere il Canto! Per impedirgli di spegnersi!
Per farlo crescere nel futuro!
Quel Canto accompagnerà loro per molte e molte avventure ancora!
PARADISEA
Era passato un po' di tempo dalla notte dell'incontro del drago, i
quattro amici si trovavano nella Kioskas a bere e a far festa.
Il loro cuore si era riempito di gioia quando tutti gli Hammers li
avevano riabbracciati dopo tanto tempo: "Avete visto che siamo tornati?
disse Abigor, "non è così facile far tacere il Canto del Vento!", gli
altri non riuscivano a togliersi dalla testa le parole che sussurrò poco
dopo: "... un Canto vive di
tante voci che vogliono unirsi per creare qualcosa di più grande di
loro... e ora molte di quelle voci tacciono o, ancora peggio, cantano in
solitudine... il Canto sopravvivrà solo se riscopriremo il segreto per
farle tornare a cantare di nuovo insieme..."
Paradisea dalla notte dell'incontro pensava e ripensava alle parole del
drago ma non sapeva darne un significato, "Il vuoto che è dentro di voi
sarà il vostro inseparabile compagno fino al giorno in cui torneranno i
lupi, allora potrete tornare a sfidarmi e non vi risparmierò..."
Si ricordava ancora dopo tanto tempo le esatte parole di quell'essere e
"Come faceva a conoscerci così bene!" pensò tra se, in più si
sovrapposero le parole di Abigor dette in quell'istante
"Cosa mai poteva esserci nel canto che vive?" ripensò.
Ad un tratto con somma sorpresa di tutti, un branco di lupi entrò nella
Kioskas, tutti li guardarono impietriti tranne Jarsali, Kassandra,
Abigor e Paradisea che riconobbero subito chi erano i nuovi arrivi. Era
Lupo Grigio e il suo branco con i cuccioli cresciuti, erano venuti a
renderci omaggio ma c'era di più, il loro arrivo portava notizie da
lontano.
Erano tutti e quattro felici nel rivedere quei strani amici ma Abigor
sentiva dentro di se odore di guai e non si sbagliava, infatti i lupi
non restarono molto nella Kioskas: la vista di numerosi umani li metteva
in agitazione ma prima di andare via Lupo Grigio parlò nel linguaggio
degli animali e Paradisea lo ascoltò:
"Amici miei, avete trovato il vuoto che è in voi? Avete scoperto cosa
risiede in quel vuoto che fino ad oggi vi è rimasto compagno?"
Lei riuscì a comprenderlo in quanto era stata cresciuta dagli animali e
aveva imparato sin da piccola il loro linguaggio, ma non fece in tempo a
rispondergli che il branco era già sparito.
"Dobbiamo partire!" disse Paradisea ai suoi amici,
"Dobbiamo ritornare da RedDragon! Non possiamo più aspettare!"
Vide nei volti dei suoi compagni una voglia di strozzarla, soprattutto
da Abigor, ma poi tutti presero armi e bagagli e s'incamminarono verso
il loro destino, sapevano che se non tornavano sui loro passi non
avrebbero dormito più sogni tranquilli.
Partirono sotto la pioggia e dopo molto raggiunsero le montagne, dimora
del Drago e iniziarono la salita verso la sua caverna, Abigor scuotendo
la testa, Kassandra con le mani fra i capelli, Jarsali con un lieve
tremore nelle gambe ma era un amazzone e quel tremore sparì all'istante.
Paradisea disse:
"Voglio una spiegazione... la voglio!".
L'andatura dei quattro fra le pietre del canalone era calma e rilassata:
questa volta non si sarebbero fatti bruciacchiare ma avrebbero
affrontato il Drago e se necessario avrebbero donato la loro vita... pur
di trovare delle risposte.
Ad ogni passo sembrava loro di rivivere quella notte terribile di molto
tempo prima, ma sentivano anche che ora sarebbe andata diversamente.
Fu così, che quasi senza accorgersene, si trovarono davanti al Drago...
il mostro dormiva incurante di loro.
Paradisea si avvicinò al mostro ed esclamò: "Svegliati Drago! Siamo
tornati per capire... devi spiegarci le parole che ci hai detto un
tempo!"
...nulla, il drago non la sentiva... allora si mise a colpire a pugni la
testa del Drago e mentre faceva ciò Abigor e Kassandra la bloccarono e
le dissero:
"Matta! Ci vuoi tutti morti per caso!"
A quel punto il rettile si destò, rimasero per un attimo tutti fermi ad
osservare la sua maestosa potenza, Paradisea indietreggiò fino a
arrivare tra le braccia del guerriero, Jarsali stringeva forte nella
mano l'elsa della sua spada attendeva un cenno per sguainarla... ma
nessuno fece nulla e rimasero fermi all'ingresso della grotta.
Fu la mossa sbagliata, il Drago vedendo la loro esitazione in un attimo
si mise dietro di loro.
Si rigirarono e videro stampato sul volto del Drago uno strano ghigno:
"Allora siete venuti a trovare la vostra morte o miei baldi eroi?" disse
il Drago "Sapevate che non vi avrei risparmiato un'altra volta... siete
ancora in tempo per aver salva la vita... scappate... non sprecherò
energie per inseguire degli esseri inutili come voi..."
Paradisea non voleva arrendersi e rispose al Drago:
"Drago! aspetta!", sentiva le forti braccia di Abigor stringersi sempre
più quasi a dirle "Taci strega! Ci metterai nei guai!"
Ma ella non seppe resistere e continuò il suo tergiloquiare:
"Ci avevi promesso i lupi sarebbero tornati ed è accaduto... ma ora
dobbiamo sapere come fare a farli restare... devo capire il mistero del
Canto..."
Una risata riecheggiò per tutta la caverna:
"Piccoli esseri stolti! Pensate che io sia qui per rispondere alle
vostre domande? Dove avete trovato tutta questa insolenza? Meritereste
una bella lezione..."
Paradisea guardò i suoi compagni e vide in loro un appoggio e confortata
dai loro sguardi disse:
"Siamo disposti a pagare qualunque prezzo... ma dobbiamo sapere! Non
possiamo lasciare che la parola del Vento vada dispersa! E il vuoto
dentro di noi non esiste più. Ci vedi siamo insieme tutti presenti al
tuo cospetto, nessuno di noi lascerebbe l'altro in difficoltà, guardaci!
Saremmo disposti a sacrificare la nostra vita per salvare quella
dell'altro. Se siamo tornati è per delle risposte!"
Videro il Drago immobile, pochi minuti prima voleva ucciderli tutti, ed
ora era fermo con lo sguardo attraversato da un velo di tristezza
guardava i quattro esseri umani, piccoli ed insignificanti al suo
confronto ma con tanto coraggio e disse:
"Voi non capite l'importanza di quello che dite... voi non sapete quanto
è importante la Voce del Vento! Il Vento porta lontano le leggende di
cavalieri e guerre, di imprese eroiche e esseri spaventosi...", smise di
parlare guardo nell'alto della caverna forse a cercare l'ispirazione poi
sospirando continuò
"Noi viviamo in quelle parole... e finchè ci sarà qualcuno ad ascoltarle
e a portarle in giro fra i popoli di queste terre non potremo mai
morire... ma la gente che un tempo le cantava ora è muta... voi mi state
chiedendo questo? come fare a ridare forza a un Canto sempre più
flebile? Se voi pensate solo al vostro ego!" Paradisea rispose insieme
ai suoi amici:
"Si noi vogliamo sapere!"
Il Drago riprese:
"Io non posso spiegarvi questo Mistero perchè solo voi lo potete
capire... ma l'avete già capito...non è vero?... volete solo che io ve
lo confermi... Ora andatevene e fate quello che deve essere fatto..."
Uscirono dalla caverna e s'incamminarono verso la radura e capirono che
le risposte che cercavano erano già in loro possesso celate nei loro
cuori.
Abigor guardò Paradisea e le disse:
"Strega per caso hai delle visioni? Se ce l'hai oggi lasciale tali, non
dircele, sii buona! Facci riposare!"
"Vero strega! Abigor ha ragione facci osservare la prima alba insieme!"
disse Kassandra,
"Ok ragazzi! Oggi non parlerò ma sappiate che la visione c'è!" rispose
Paradisea, e rivolto lo sguardo verso Jarsali le disse:
"La visione c'è!"...
L'alba di un giorno nuovo era sorta bella come non mai, forse perchè
vista con occhi nuovi.
Sentivamo il calore che riscaldava le nostre carni e la luce era tenue.
Guardai i miei compagni d'avventura e dissi loro:
"Or dunque! L'alba è sorta, un nuovo giorno è giunto, ora ascoltatemi!
Non fermate le mie parole il vostro ed il mio fato ora d'innanzi van di
pari passo.... ascoltate ciò che ho da dirvi ...."
Kassandra stava per dire qualcosa, ma Paradisea guardandola come se
volesse fulminarla la fermò prima che potesse dire "a", poi continuò:
"Il nostro viaggio non è concluso, il mistero è risolto a metà, noi
sappiamo come far si che il Canto non finisca mai ma dobbiamo farlo
arrivare fino ai cuori degli Hammer che ancora non lo sanno.... La mia
visione è completa, 3 prove dovrete superare, verranno fatte una ad
ognuno di voi, io vi aiuterò con un po' di magia se sarà necessario. Il
cammino sarà lungo prima di poter riabbracciare coloro che ci sono cari,
se volete rinunciarvi ditelo ora oppure tacete per tutto il tragitto.
Posso solo accennarvi poco delle 3 prove:"
Rivolta con lo sguardo verso Kassandra: "La prima verrà fatta da un
indovino al di là della foresta: se chi è stato prescelto non saprà dare
una risposta o la darà sbagliata, l'indovino gli toglierà la vita; se
invece si risponderà correttamente vi verrà data la prima delle tre
chiavi per risolvere completamente il mistero"
Girandosi verso Abigor disse:
"La seconda delle prove: combattere con un mostro nella palude, ma
sappiate fin d'ora che vincere a volte non è la migliore delle scelte"
Infine rivolta a Jarsali: "L'ultima delle prove si trova al di là della
grande cascata e si tratta di combattere con il demone che è in noi; se
perderete il vostro spirito verrà perso per sempre, ma se vincerete
tutte e tre le prove troveremo il modo per risolvere il mistero".
Tutti rimasero senza parole, la strega cercava di leggere nei loro
pensieri e potè captare il nervosismo di Abigor, poi ad un tratto
kassandra un po' adirata parlò:
"Oh strega! Tu dici di armarci, partire e trovare ma in tutta questa
storia tu che parte hai? No, sai com'è! Il pericolo lo lasci a noi e tu
in un angolo a guardare se tutto va bene o meno? Va bhe! Che siamo amici
ma gli amici si aiutano?"
Paradisea rispose con tono molto dolce per non far arrabbiare ancora di
più Kassandra:
"Mia cara, vi ho detto prima che non sarete soli, se avrete bisogno di
me io sarò presente, ma le chiavi sono tre non ve ne è una quarta e poi
dobbiamo avere fiducia in noi stessi, dici che non vi sono amica se non
vi aiuto! Non è così, lo scoprirete nel viaggio e non posso dirvi altro,
tutto quello che dovevo dirvi è già stato detto. Ora alziamoci che
dobbiamo partire ma prima dobbiamo fare provviste almeno per un paio di
giorni. Abigor, Jarsali! Voi due andrete a caccia. Tu Kassandra verrai
insieme a me nel bosco a cercare erbe e bacche, tra un paio d'ore ci
rincontreremo qui."
Abigor annuì, sapeva che prima si avviavano e prima sarebbero giunti
alla prima prova e incamminandosi con Jarsali si diressero a destra,
Paradisea e Kassandra a sinistra.
Mentre raccoglievano bacche, radici e quant'atro potesse servire alla
strega per i suoi intrugli, Kassandra vide che Paradisea non era di
molte parole, e le disse:
"Sai Paradisea, ho conosciuto nella mia vita molte streghe ed ognuna di
loro aveva una propria storia, di come avessero ricevuto i poteri, di
cosa avevano fatto in passato, tu invece cosa mi racconti?"
La strega le rispose:
"Mia cara, io ho poco da raccontarti... ho vissuto per anni con gli
animali e altri anni con una strega, diciamo che sono sempre stata sola,
ho conosciuto poche persone, con i ribelli non parlavo di certo, ora mi
sembra strano incominciare ad avere degli amici fidati come voi e devo
ancora ambientarmi... dammi un po' di tempo e vedrai che mi aprirò. Tu
invece cosa mi dici di te?"
"Strega, vuoi sapere la mia storia? Ebbene sia!" disse Kassandra ed
incominciò:
"Fin da piccola venni derubata sia dei miei beni che dei miei genitori,
fuggendo incontrai una carovana di viandanti che mi accolse fra di loro,
poi un giorno venimmo assaliti ed io non ricordo più nulla. Non so
nemmeno chi ci abbia derubato e il perché ma non credo abbia importanza"
"No, Kassandra!" rispose la strega, "tutto ha importanza a questo mondo!
Anche il fatto che tu non ricordi! Il tuo destino è legato al nostro
ora,...." guardò un attimo per terra poi rialzò lo sguardò e fissò la
ragazza dicendole: "Forse posso aiutarti! Se tu vorrai."
Kassandra non sapeva cosa dire, poi incominciò a farfugliare tra se e
Paradisea sentiva uscire dalla sua bocca
"siii nnnooo nsinoiesi"... alla fine disse:
"Non lo so! Vorrei sapere ma non so... forse è meglio di no!"
La strega la guardò sbigottita e poi le disse:
"Ragazza mia, deciditi! Comunque quando vorrai io sarò a tua
disposizione, ti aiuterò molto volentieri"
Trovate le ultime erbe le due s'incamminarono verso il luogo
dell'appuntamento e nel mentre videro arrivare anche Abigor con Jarsali.....
"E' tempo d'incamminarci" disse la strega e così iniziò il viaggio....
JARSALI
Jarsali camminava nel folto del bosco, cosciente della presenza
silenziosa di Abigor affianco a sé.
Era certa che entrambi stessero pensando alla stessa cosa: la visione di
Paradisea; persino il suo ordine perentorio era passato in secondo
piano, in un altro momento non l’avrebbero di sicuro tollerato, ma lo
avevano accettato per potersi allontanare, la caccia non era certamente
nei loro pensieri in quel momento, anche perché avrebbero potuto
prendere qualcosa nel momento in cui si fossero accampati di nuovo.
“Allora Abigor… cosa ne pensi?”
Abigor rispose con un grugnito, lasciando Jarsali a doverlo
interpretare.
L’amazzone si fermò, ma il guerriero fece ancora qualche passo prima di
accorgersene, al che fece altrettanto, si voltò a mezzo e sollevò un
sopracciglio, come a chiederle il motivo di quella sosta inutile.
Jarsali puntò le mani sui fianchi e rispose con la stessa espressione,
allora Abigor, con uno sbuffo plateale, si voltò del tutto, imitando a
sua volta l’amazzone nella postura.
Rimasero a guardarsi in cagnesco per alcuni momenti, poi sul volto di
Jarsali cominciò a danzare un lento sorriso, che subito dopo si
trasformò in un’allegra risata.
Abigor la guardava esterrefatto, non capendo che cosa ci fosse mai da
ridere in quel momento, ma nonostante tutto, contagiato da quella
follia, non potè trattenere l’involontario sollevarsi di un angolo della
bocca che, con suo sommo disappunto, fu subito notato da Jarsali, la
quale non potè fare a meno di sottolineare il fatto.
“Ma allora sai come si fa?!” la voce tremante ancora per la risata.
La risposta di Abigor fu un altro sbuffo, accompagnato però da uno
sguardo al cielo, come a chiedere che diavolo potesse mai fare in quel
momento con quella matta, il che suscitò un altro scoppio di risa
all’amazzone.
Un riso per scaricare la tensione? Forse, ma ad Abigor cominciava a dare
sui nervi, così, vedendo che Jarsali non dava cenno di voler smettere,
le si avvicinò rapidamente e le afferrò le braccia all’altezza dei
gomiti, scuotendola leggermente.
La mossa dell’amazzone fu del tutto inaspettata: con un movimento rapido
di entrambe le mani si liberò le braccia, afferrò quello del demone e lo
scaraventò a terra facendo leva sulla propria schiena.
Jarsali non aveva dubbi che se Abigor si fosse aspettato quella mossa
lei non ce l’avrebbe mai fatta ad atterrarlo, ma aveva contato proprio
su questo.
Abigor atterrò sulla propria schiena con un tonfo sordo, sottolineato da
una specie di muggito, le braccia aperte e con i palmi all’insù.
“Vedi che l’altra volta mi sono lasciata disarmare e catturare?”
La sbruffonata di Jarsali, detta in piena consapevolezza e con una punta
di beata ingenuità, fu la goccia che fece traboccare il vaso per Abigor,
che, afferrandola per le gambe, se la fece rovinare addosso.
A Jarsali sembrò di andare a sbattere contro una muraglia di roccia e di
essere bloccata da una morsa d’acciaio, tanto forte fu la stretta di
Abigor, ma si guardò bene dal farsi uscire anche una sola sillaba, per
non aggiungere umiliazione su umiliazione… bhè, se l’era cercata, ma non
lo avrebbe mai ammesso.
Sul volto di Abigor si disegnò un sorriso di pura soddisfazione, in cui
Jarsali vide chiaramente una traccia dell’animo demoniaco del guerriero,
le sembrò pure di percepire più netto il sentore di zolfo che emanava
dalla sua pelle.
In realtà non era impensierita, almeno non lo fu finchè vide che Abigor
si stava mettendo comodo, solo allora dal volto dell’amazzone cominciò a
trasparire una certa preoccupazione…che voleva fare? Che gli passava per
la testa?
Stava per scoprirlo…
Gli occhi rossi di Abigor iniziarono a brillare e Jarsali si fece sempre
più sospettosa.
Il suo sospetto si concretizzò quando sentì una delle grosse mani di
Abigor scivolare lungo la sua schiena; cominciò allora a tentare di
liberarsi, ma anche con un solo braccio, il demone riusciva ad
immobilizzarla e lei non poteva fare altro che sentire avvicinare sempre
più quella mano al suo fondoschiena, dove si fermò una volta arrivata,
sostando immobile.
“Togli quella dannata mano da lì Abigor!!!”
L’ira e l’indignazione nel tono di Jarsali non celavano del tutto il
panico nascente e questo dava palese soddisfazione ad Abigor, che
ribattè pronto.
“E’ un po’ che mi provochi, amazzone… accetta le conseguenze delle tue
azioni: chi gioca con il fuoco, prima o poi si brucia!
La mano si strinse spudoratamente, causando immediatamente uno strillo
di Jarsali, che dimenticò il panico per farsi prendere completamente
dall’ira, la qual cosa le fece fare un gesto molto stupido: mordere la
prima cosa che le capitò a tiro… il naso di Abigor!
In un attimo di lucidità realizzò quello che aveva fatto, così ebbe il
tempo di vedere l’espressione del demone, un misto di incredulità e
furore.
Jarsali si sentì rovesciare sulla schiena, senza poter fare nemmeno un
tentativo per liberarsi, dato che Abigor si era subito sdraiato su di
lei, tentò di raggiungere il suo pugnale con la mano, ma come intuendo
le sue intenzioni, il demone le bloccò i polsi sopra la testa.
“Che volevi farmi con quel coltello, Jarsali? Aggiungermi una narice
oltre al bel ricamino che mi hanno lasciato i tuoi denti sul naso?…
Dico, il mio naso!!!”
Sembrava di sentire il rombo di una cascata invece che la sua voce,
tanto che Jarsali avrebbe voluto tapparsi le orecchie, ma non potendo
dovette subire quella valanga di parole; in realtà tentò di aprire
bocca, ma Abigor aveva sopportato troppo evidentemente e l’unico modo
che trovò per farla tacere, visto che le mani erano già impegnate, fu
quello di tapparle la bocca con la propria.
Jarsali rimase totalmente impietrita, gli occhi blu spalancati e fissi
in quelli rossi del demone, che, passata la rabbia, ora ci stava
prendendo gusto; infatti lo sentiva assestarsi meglio sopra di lei,
cercando di coprirla completamente con il suo corpo, per trovare una
maggiore intimità, ma così perse di vista l’altra cosa che stava
facendo, cioè impedire a Jarsali di liberarsi.
L’amazzone, infatti, riuscì a liberare le braccia, a mollargli un
ceffone e a spingerlo via molto rapidamente, mandandolo a sbattere
contro la base di un albero lì vicino e, rimessasi in piedi, lo affrontò
a muso duro, ignorando il ghigno soddisfatto, nonostante la brusca
interruzione, di Abigor.
“Tu… Tu… Sporco…!!”
Jarsali non riusciva a parlare dallo sdegno che provava, avrebbe voluto
cancellare quel riso beffardo dalla faccia di Abigor a suon di schiaffi,
ma sapeva a cosa sarebbe andata in contro se gli si fosse avvicinata e
non era tanto stupida, si limitò quindi a guardarlo rialzarsi e pulirsi
gli abiti dalla polvere.
Anche Abigor non la perdeva di vista, Jarsali lo sapeva bene, aspettava
solo che parlasse, cosa che difatti fece poco dopo.
“Bene bene… la gattina ha estratto gli artigli… – si massaggiava la
guancia colpita parlando – questo viaggio si fa davvero interessante!”
Jarsali si voltò e tornò all’accampamento, l’espressione decisamente
furente, seguita da un Abigor stranamente allegro e… fischiettante?
Paradisea e Kassandra non credevano ai propri occhi, decisero però di
non dire niente, tanto meno chiedere come mai non avessero cacciato
alcunché, vista la faccia di Jarsali, così tornarono prudentemente alle
loro faccende, ignorandoli.
Fu Abigor a rompere il silenzio, strofinandosi le mani.
“Allora, che si mangia?”
PARADISEA
I quattro amici incominciarono la loro avventura alla ricerca del più
grande fra i tesori, camminarono per quasi tutto un giorno prima di
arrivare alla fine della foresta citata dalla strega.
Si trovavano ormai ai margini della foresta, quando Abigor disse:
"Strega! siamo giunti fin qui, ma dell'indovino nessuna traccia. Dove ci
stai portando?"
"Abbi pazienza, guerriero! Abbi pazienza" rispose la strega con tono
pacato.
Kassandra e Jarsali intanto scrutavano il paesaggio limitrofo se
v'intravedevano forme di vita.
Dove la foresta finiva iniziava una montagna rocciosa, tutt'intorno
nulla, nessun movimento.
Paradisea scrutò il cielo, poi alzò l'indice della mano destra verso
l'alto e ne indicò la cima della montagna.
"E' li che dobbiamo andare!" disse la strega ai suoi amici.
Nessuno fiatò, si rimboccarono le maniche ed incominciarono la scalata
verso la vetta; la strega però non era abituata a certi esercizi e
rimaneva sempre indietro; Abigor vedendola in difficoltà, di tanto in
tanto l'aspettava e porgendole la mano la faceva salire dietro la sua
possente schiena.
Giunti in cima, trovarono davanti a loro solo una grotta buia: nessun
movimento, nessun focolare e Jarsali stava per dire "Paradisea! Siamo
venuti fin qua sù e non vi è...." quando vide con la coda dell'occhio
un'ombra muoversi.
"Tutti zitti!" con gesto fulmineo, fece Jarsali; un animale camminava
verso di loro, no! la figura era sfocata ma più si avvicinava a loro e
più si distingueva chi fosse quell'essere; era un vecchio dalla lunga
barba bianca, ricurvo per gli anni che aveva; il volto era rugoso, occhi
bianchi, il buio lo aveva accecato, portava indosso un vecchio saio
bianco tutto logoro ed una mantella dietro le spalle.
Usciva piano, con passo lento e silenzioso; un bastone lo sosteneva nel
non cader in avanti; si fermò davanti l'entrata della grotta, odorò
l'aria e poi disse:
"Giovani donne e tu guerriero! Cosa siete venuti a fare?" odorò una
seconda volta l'aria.
"Strega! Sento che tra voi vi è una strega!..... cosa vuoi, dunque, da
un povero vecchio?" disse l'indovino rivolto a Paradisea; gli altri
rimasero sbigottiti, era cieco o faceva finta!
Sembrava strano che fosse riuscito a sapere che in mezzo al gruppo vi
era una strega, forse le streghe hanno un odore particolare!
Ella rispose:
"Vecchio! Siamo giunti al tuo cospetto perché tu possiedi una cosa che
c'interessa. La reclamiamo!"
L'indovino rispose:
"Strega! Conosci bene le regole: non potrete sottrarvi alla sacra ruota
dell'indovino; se colui che sarà sorteggiato tra di voi non saprà dare
una risposta o la darà sbagliata, la sua vita sarà mia, in caso
contrario vi darò ciò che chiederete".
Kassandra, che fino a quel momento era stata in silenzio, rispose
all'indovino:
"Vecchio! Siamo pronti, anzi io sono pronta per la tua prova, fammi
l'indovinello e vedremo se avrai la mia vita!"
Dette quelle parole Kassandra guardò dietro in direzione dei suoi amici
cercando aiuto nei loro occhi, poi si voltò verso l'indovino stando ben
attenta alle sue parole.
Il vecchio si mise seduto su un grosso masso che stava proprio vicino
l'entrata della grotta, stette per un attimo in silenzio cercando di
ricordare le parole del suo indovinello poi alzò lo sguardo e disse
rivolto verso Kassandra:
"Quando ci sta non si vede che a stento, il suo colore è tra il buio e
la luce, può esser veloce, di certo mai LENTO, la via dove c’è non sai
dove conduce. "
Kassandra in silenzio ascoltava le parole dell'indovino e non riusciva a
capire, c'era qualcosa che non le quadrava, l'indovinello conteneva
qualche magagna.
Dentro la sua mente pensava alla soluzione ma si diceva che non poteva
essere quella, all'improvviso il vecchio indovino le disse:
"Donna sta finendo il tempo! Dammi la risposta!"
"Quale tempo! Non si era mai parlato di tempo! " disse Kassandra un po'
innervosita e girandosi verso Paradisea per avere conferma, ella
rispose:
"Amica mia! Me ne ero dimenticata!"
Kassandra guardò giù a fondo valle e poi vide una cosa e disse:
"Va bene, tutto a posto vecchio!" poi aggiunse " Hai voluto fare il
furbacchione, hai cercato di confondermi le idee! Ma ora ho scoperto
l’inghippo: la risposta è: la nebbia! Il verso ‘di certo mai lento’ NON
SIGNIFICA che la nebbia non può mai procedere lentamente, bensì si
riferisce al fatto che ‘nebbia’ è un nome femminile e NON maschile! Per
cui la nebbia può essere ‘LENTA’ e non ‘LENTO’!"
L'indovino si morse le mani, aveva fallito, aveva perso quell'anima
astuta e affranto stava per entrare nella grotta quando fu fermato dalla
voce di Abigor:
"Indovino! Ci devi qualcosa, non dimenticarti!"
L'indovino si rigirò e facendo un gesto di sconfitto disse:
"Vero guerriero, vero" e gli lanciò un sacchetto dicendo:
"Prendete, questo è vostro!" poi sparì nel buio della grotta.
All'interno del sacchetto vi era una pietra bianca: da sola non serviva
a molto, ma insieme alle altre due avrebbe aperto una porta chiusa da
anni.....
I quattro amici, conquistata la prima chiave, scesero dalla montagna
dalla parte opposta la loro venuta e sotto le sue pendici si accamparono
per la notte.
Il mattino seguente partirono di buon'ora per dirigersi verso le paludi
dell'ignoto, arrivarono all'entrata della palude nelle prime ore del
pomeriggio passando per le pianure della quiete.
Ormai giunti la strega disse rivolta ad Abigor:
"Guerriero, qui devi entrare da solo, noi ti saremo vicini ma il mostro
lo devi combattere tu solo!"
Abigor annuì e senza farselo ripetere due volte entrò tra i rovi senza
tentennare.
Camminò molto tra rovi, piante velenose e stando attento alle sabbie
mobili fino a giungere davanti a un altare; gli sembrò strano trovare un
altare in mezzo alla palude e si mise sull'allerta; ad un tratto si
materializzò dal nulla una donna semi nuda con una veste di seta che
faceva intravedere le sue grazie, e rivolgendosi con tono dolce e
melodioso ad Abigor disse:
"Giovane guerriero, perchè siete venuto fin qui? Volete uccidermi per
caso?"
Abigor rispose:
"Gentile donna, chi siete voi? Io non sono qui per uccidervi ma per
cercare un mostro che possiede qualcosa che m'interessa"
"Guerriero, voi sapete che se perderete il mostro vi divorerà! Io sono
una ...." si azzittì la donna, si guardò intorno e poi svanì come era
giunta agli occhi di Abigor.
Per un secondo la palude sembrò vuota, ma poi un rumore fece tremare
l'acqua malsana, era il mostro che stava arrivando.
Abigor si mise in difensiva e aspettava di poter vedere l'essere uscire
dai rovi; eccolo il mostro!
Veniva dritto davanti a lui, era alto più di 2 metri, spalle larghe, la
sua corazza era infuocata ed incandescente, il suo volto celato da un
elmo a forma di testa di leone.
"Era solo un uomo travestito da bestia" pensò Abigor, ma non era così.
Si misero a combattere, spada contro spada, forza umana contro forza
inumana.
Abigor era forte ma anche l'altro essere non era da meno e il loro
duello durò a lungo, le loro spade scontrandosi non volevano cedere alla
forza dell'altro; ad un tratto Abigor sentì una voce femminile, una
richiesta d'aiuto.
Abigor guardò alla sua destra e vide la donna intrappolata nelle sabbie
mobili che con le mani rivolte verso di lui chiedeva aiuto, lui doveva
decidere se andarla ad aiutare e quindi perdere contro quell'essere
oppure finire il duello e poi soccorrere la giovane donna...
Per un guerriero era una scelta difficile, il suo istinto gli diceva di
continuare che avrebbe sconfitto il mostro e salvato la donna in tempo,
ma una voce arrivò al suo cuore: era quella della strega Paradisea che
gli sussurrava:
"...Vincere a volte non è la migliore delle scelte...."
A quel sussurro Abigor scaraventò il mostro lontano da se, gettò la
spada a terra e corse verso la donna, l'essere lo stava rincorrendo ma
Abigor non accennò a riprendere la spada, era vicino alle mani della
donna quando ella ed il mostro sparirono.
Il guerriero si guardò intorno e rimase per un attimo sbigottito, pensò
subito che fosse tutto un'illusione, che non aveva mai combattuto, ma
poi girandosi verso l'altare di pietra rivide riapparire la donna che
gli disse:
"Guerriero sei stato bravo! Hai scelto bene, per salvarmi non hai
pensato al tuo combattimento e per questo sarai premiato. Chi cercavi
ero io, la maga Shiva, il mostro, che dai mille volti e dalle mille
illusioni proteggo questa palude, mia dimora, dalla ferocia della
guerra. Tu avrai ciò che cercavi" mise un cofanetto sull'altare e poi
sparì.
Abigor prese il cofanetto, guardò all'interno e vide la seconda pietra
che stavano cercando, lo richiuse e si avviò verso l'uscita della
palude.
All'uscita trovò Jarsali e Kassandra che stavano mangiando un coniglio
appena cotto e girandosi verso la strega vide nei suoi occhi qualcosa
che non aveva visto prima d'allora, consegnò nelle mani della strega il
cofanetto e andò a sedersi vicino Kassandra mettendosi anche lui a
mangiare.
Appena Paradisea mise vicine le due pietre, queste incominciarono a
brillare come fossero vive, ma non disse nulla agli altri, non voleva
disturbarli mentre mangiavano.
Finito il pasto, oramai era tardi per proseguire il viaggio, e i quattro
amici si assopirono davanti al fuoco scoppiettante.
L'indomani, al loro risveglio i quattro erano fiduciosi che anche
l'amazzone sarebbe riuscita nell'ultima impresa: pensavano che per lei
sarebbe stata una passeggiata; presero armi e bagagli e s'incamminarono
verso la grande cascata che si trovava a poca distanza da loro.
Giunti alla cascata rimasero tutti incantati dalla bellezza del
paesaggio, fiori di varie forme e di vario colore, uccellini colorati,
vegetazione rigogliosa e nelle acque tanti pesci di diversa specie.
La strega guardò Jarsali, le indicò la cascata e le disse:
"Amica mia, oltre la cascata c'è il mondo delle tenebre dove troverai
l'ultima chiave, la tua missione finalmente si compierà. Vai ora e stai
attenta!"
Jarsali s'incamminò sola ed entrò nella grotta dietro la cascata senza
batter ciglio e senza alcun timore; lei pensava di non avere demoni nel
suo spirito, ma tutti noi abbiamo un lato oscuro, per quanto siamo buoni
un demone risiede in noi ed aspetta il momento migliore per uscire allo
scoperto ed impadronirsi della nostra anima.
Ognuno di noi porta nel cuore un grido silenzioso.
E' un qualcosa che vogliamo dire ma che non possiamo, è qualcosa che ci
appartiene e che abbiamo paura di esprimere perché temiamo di essere
derisi o che ci venga rubato.
E' anche qualcosa di cui ci vergogniamo: "Se lo sapessero, chissà cosa
penserebbe la gente..."
La grotta era buia ma una luce veniva dal fondo e più Jarsali si
avvicinava ad essa più sentiva freddo, come se una presenza le fosse
vicina; poi sentì una voce un sussurro:
"Jarsali! sei venuta in questo luogo a cercare la morte? Nessuno ti
vuole bene e vuoi trovare qui la tua pace? Rimani qui, quei tre
individui li fuori non ti vogliono, ti hanno fatto entrare in questo
luogo da sola... perchè non vai da loro e li uccidi? Sei tu la più forte
fra loro, nessuno può batterti! Dammi retta Jarsali fidati di me..."
"Chi c'è là! Come fai a conoscere il mio nome?" disse Jarsali girandosi
intorno con la spada sguainata in cerca di un corpo dove fermarsi.
"Chi sei? So bene che quello che dici non è vero, non sono sola! Si,
sono entrata da sola qui, ma l'amore dei miei amici è qui con me non mi
fido di chi non conosco!"
Ad un tratto la spada di Jarsali toccò qualcosa, un corpo, una mano
aveva afferrato la lama della sua spada, ora la luce faceva vedere una
persona, una donna.
"Oh Dei! Ma sono io...!" urlò Jarsali.
"Si Jarsali, io sono te e tu sei me" disse il demone, poi aggiunse "La
strega non ti ha avvisato, prima della tua entrata, che in questa grotta
il demone che è in noi si materializza diventando carne! Vedi che amica
che è! Ha tralasciato la parte migliore. Tutti noi abbiamo un po' di
male ed il tuo sono io"
Il demone si mise a ridere e abbracciando dietro le spalle Jarsali le
ripetè di rimanere lì con lei e di uccidere i suoi amici.
Jarsali si opponeva con lo spirito e con il corpo alle tentazioni della
sua sosia, non poteva, non voleva... "Se la strega non le aveva
menzionato quella cosa avrà avuto un motivo valido" pensò tra se.
Stava per cedere alle tentazioni del demone quando un sussurro al cuore
le salvò l'anima: era Paradisea che sentiva il suo dolore e le disse:
"Amica mia, stai attenta! Guarda nel tuo cuore, confida in lui!"
Il sussurro della strega fu ascoltato sia da Jarsali che subito confidò
nel suo cuore e vide un'immagine dei tre amici, sia dal demone che
s'infuriò e urlando disse:
"Strega! Non devi aiutare! Era mia, Jarsali era quasi mia! Un giorno mi
vendicherò strega!"
Jarsali aveva confidato nel suo cuore e respinte le tentazioni del
demone... con forza spinse la spada nel suo ventre facendo sparire
l'immagine del male.
Uscì dalla grotta sanguinante con in mano l'ultima pietra.
Abigor la prese in braccio e la portò vicino la strega che richiamando a
se tutti i suoi poteri e mettendole sulla ferita una mistura di erbe
tenne in vita Jarsali.
Jarsali era viva ma sfinita, era uscita dalla grotta con le poche forze
rimaste e la cosa che ripeteva era:
"Amici vi voglio bene!"
Quando si riprese Jarsali era ormai notte; Paradisea, solo allora, mise
l'ultima pietra insieme alle altre ed appena lo fece un raggio di luce,
che arrivò fino in cielo, ne fu sprigionato... poi una musica celestiale
entrò nei loro cuori e una voce di donna arrivò alle loro menti e disse:
"Sono la Dea Farahir" e poi aggiunse "Questo mondo ha ritrovato gli
antichi canti; grazie a voi, con la vostra astuzia, il vostro amore e il
vostro sacrificio. Nessuno è solo nell'universo se vicino a noi ci sono
amici che riscaldano il nostro cuore e ci danno sicurezza, a volte ci
distolgono dai nostri problemi e ci danno risposte a domande che abbiamo
posto. Tutti hanno visto il fascio di luce ed anche a loro è giunta la
melodia che voi per primi avete ascoltato. Ora vi devo lasciare ma
rammentatevi... io sarò sempre con voi!"
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