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Olim,
l'Ispirazione
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Piacere, mi presento a
voi, gentile popolo d’Arcano,
il mio nome è Olim che significa “C’era una volta” e son io,
illustrissime signorie vostre, che faccio iniziare ogni favola o
racconto che dir si voglia… molti mi chiamano “ispirazione”, cantori
e poeti mi lodano senza sapere esattamente chi sono… ma stavolta,
popolo di felice gente, ho deciso di narrare, io personalmente, una
storia vera, perciò a parte di umile cronista si restringe la mia
persona… e dedico la mia prosa alle protagoniste delle parole che
ora ordinerò con frusta di penna d’oca e catene d’inchiostro…
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Asiram, la Madras della vostra
Kolise, città che ammiro ed apprezzo; e Eternità, la piccola creaturina
dei boschi…
…. Non è lunga questa vicenda, né è bella in particolare… ma è curiosa e
Eternità in persona mi ha chiesto di dirla a voi… dopo essersela fatta
ripetere mille e mille volte come favola della buonanotte.
Saluti
Olim, l’ispirazione,
a servizio delle signorie vostre.
Era una notte incantata di perle e immacolati diamanti… Brina e Neve,
sorelle amate, Tessevano ricami giocosi sopra Arcano, mondo di liete
creature e vili furfanti, che al freddo tutti, in ugual modo, briccone e
giusto, cercavan ristoro dividendo misera una coperta.
Ed in quelle ore di terribile gelo che una figurina si librava nell’aria
pesante…
Eternità era il suo nome… spiritello di sembianze di fanciulletta… dalle
gote pizzicate ed i piedini scalzi di candida e rosea pelle…
Svolazzava lieta, senza freddo alcuno per le vie di una kioskas, deserta
che il ghiaccio aveva il tempo fermato…
Rideva l’animo giocondo di Eternità, che saltellava da un piede
all’altro cantando canzoncine, ma una mano calda toccargli la spalla e
chiese gentile:
<Piccola bimba, che fai a quest’ora tarda fuori al gelo, vieni con me a
riscaldarti al fuocherello acceso>
Era una signora ormai non più di anni da palla o bambole, neppure da
amore primo.
Ma portava il suo tempo con orgoglio come una donna porta il piccino
sulle spalle, fardello frutto di tenerezza infinita, o un viandante il
fagotto con i beni a lui più cari, questa donna così si mostrava, fiera
ed orgogliosa nella semplicità.
Il cappuccio di pelle copriva il capo dai fiocchi di polvere di stelle,
che, lieti e bianchi, scendevano…
Lenti e lenti ancora in una danza arcana che gli uomini da tempo avean
scordato…
La donna dal sorriso di cristallo, prezioso e sereno, strinse la mano
della nostra giovinetta che era rimasta Incantata a vedere uno spirito
più grande e maestoso di lei (ebbene dovete sapere che Eternità non
distingueva vivi da morti come non conosceva gioia e dolore)
Eternità allora ridendo:
<Bella signora, prego mi pedoni ma io non conosco il suo titolo nè nome
alcuno>
<Madras Asiram così tutti mi chiamano>
<Madre?? E di chi lei è madre?>
Madras dal sorriso di cristallo si piegò, toccando con il ginocchio la
terra morbida e chiara:
<Guarda le case e le vie, e le mura della nostra kioskas, bimba mia…>
<Si, vedo, vedo madras>
<Ecco… di questo son la madre, di ogni essere che respira nelle mie mura
son la madre!>
<Quindi… anche la mia?>
Lei sorrise di un sorriso lieto e tenero, presente in ogni tempo sul
volto di giovani madri…
<Si, piccolina, anche tua>
Eternità passo le dita minute sul viso, come a disegnare tratti già
presenti…
…poi rise compiaciuta…
<Si, sono una tua umile serva e tua piccola figlia! Ti riverisco Madras
perché vedo gioia e felicità nel tuo cuore, ed amore per tutti i tuoi
figli… a presto mia Madras, non si dimentichi della piccina Eternità,
che tornerà a trovarla quando più desidera… a presto madre mia>
E la piccina sparita in una folata di vento, diede l’idea alla nostra
Madras di aver veduto un fantasma… e non era da lei lontano il vero…
Se la piccina ha rivisto la vostra Madras Asiram non posso saperlo, però
so che custodisce di lei il più bello dei ricordi e lo conserverà per
sempre…
perché la nostra piccola Eternità….. è il sempre.
Vi ringrazio dell’attenzione, gentil popolo.
Ora vo ai miei doveri più grevi, un poeta mi cerca, un cantore mi vuole,
uno scrivano sospira a me…
Vo perché devo andare…
Olim, l’ispirazione.
Questo racconto, se pur piccolino mi è stato dettato mentre ero su un
cole a riflettere, tutto ciò che dico può venir davvero dalla mia testa
o forse furono le stelle e l’Eternità stessa a comandarmi, sfiorandomi
giocosa la mano… quasi tentandomi…
Perciò perdonatemi se è antico il modo di scrivere o se non vi è troppo
piaciuto. Io ho comandato a forze che ci circondano.
Madras, questo è il regalo di quella piccina che forse tu hai un ricordo
di nebbie scure, sappi però che lei guarda e ascolta, e ti ringrazia,
perché anche l’Eternità, a volte, può aver il bisogno di sentirsi amata.
Acer
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