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La caccia

 

Lo avevamo seguito per alcuni giorni, muovendoci tra la vegetazione, tentando di rimanere fuori dalla percezione dei suoi straordinari sensi.
Si era tenuto quasi sempre su quella collina rocciosa, scendendo a valle per abbeverarsi, e inoltrandosi nella foresta per cacciare.
Poi si era ritirato nella sua caverna.

Lo avevo osservato bene, lo avevo studiato, conoscevo le sue abitudini.
E' una cosa molto importante, quando si decide di cacciare un Drago.
Sentivo la richiesta di aiuto del mio organismo, sentivo che il virus si faceva strada dentro di me.
Non era una novità, ormai mi ero abituato a quella condanna.
Il virus che mi bruciava dentro poteva essere tenuto a bada solo bevendo il sangue di drago zampillante dal cuore.
Che ironia, un Dragone che ne uccide un altro per sopravvivere.
Alla fine, realizzai, è la legge della natura.
Fui scosso dai miei pensieri da un movimento all'entrata della caverna.
Pensai fosse strano che il rettile uscisse a quell'ora della notte, Mystyder illuminava il laghetto sottostante, che rifletteva la sua luce in un lieve scintillare.
Scrutai una roccia sul lato destro della collina, e feci segno a Rue di osservare la caverna.
La mia silenziosa sorella aveva già notato tutto, e incominciò a muoversi, appiattendosi più che poteva.
Avevamo pianificato di attaccare il drago soltanto all'alba successiva, con l'aiuto della bruma.
Avevamo imparato che i draghi possedevano una vista molto acuta di giorno, ancor più acuta di notte.
Ma i loro occhi non riuscivano a focalizzarsi bene nella nebbia del mattino, e questo era un vantaggio per noi.
Uscendo di notte, il drago ci costringeva a combattere in una situazione molto vantaggiosa per lui.
Ma avevamo ancora qualche buona carta da giocare.
Raccolsi arco e frecce, mi sistemai la lancia sulle spalle, e incominciai ad avvicinarmi al laghetto, furtivo e silenzioso.
Tentai di mantenere sempre il contatto visivo con Rue: avremmo dovuto fare un lavoro di squadra, o saremmo periti nel tentativo.
Il drago allargò le ali appena uscito dalla caverna, e spalancò le fauci senza ruggire.
Sbadigliava.
Non era molto grosso, poco più di nove metri dal muso alla punta della coda, con una apertura alare pressapoco doppia.
Spiccò un balzo aggraziato, aprì le ali e si lanciò in volo.
Gli avevo visto fare la stessa cosa molte volte, ma quella notte, con la luna che illuminava le sue scaglie lisce, mi sembrò diverso.
Il drago era una bestia nobile e fiera, il predatore dei predatori, il signore incontrastato della natura selvaggia.
Purtroppo, il destino ci aveva messo l'uno contro l'altro, e anche la più nobile delle fiere deve cedere il passo al bisogno.
Rue aveva ormai raggiunto la sua posizione sulla bassa cima di una roccia, sulla quale, camuffata con un cespuglio, avevamo nascosto la balista.
Non avremmo avuto molte possibilità di uccidere una bestia di tali dimensioni con le nostre spade, e i nostri colpi non sarebbero mai stati così potenti da penetrare le scaglie d'acciaio del drago.
Ma il dardo di due metri della balista, con la sua punta in metallo pesante e la sua potenza di impatto, avrebbe arrecato seri danni al gigante.
Certo, avremmo prima dovuto colpirlo.
Il drago fece un paio di piroette nel cielo stellato, poi, inaspettatamente, si gettò con le ali raccolte nel laghetto, immergendosi, e infrangendo con spruzzi e onde la superficie calma dello specchio d'acqua.
Imprecai silenziosamente, poi però mi accorsi che questa poteva essere un'ottima occasione.
Appena il drago fosse uscito dall'acqua, avremmo potuto colpirlo con il primo dardo, cogliendolo alla sprovvista.
Feci cenno a Rue di prendere la mira sul laghetto, e mi portai nei pressi dello stesso, incoccando due frecce.
Era un tiro che non riusciva sempre, ma tanto valeva tentare.
Il drago, una volta uscito dall'acqua, si sarebbe ritrovato con un palo di due metri nel corpo, e magari avrei potuto piantargli una freccia in un occhio, magari entrambe.
Ancora una volta, di fronte alla mia fredda premeditazione, ebbi un leggero tremito.
Nella mia mente, il drago non era una comune bestia, ma una creatura intelligente, alla stregua di un hammer.
Più che una battuta di caccia, mi parve un assassinio.
Furono momenti di grande tensione.
Il lago era di nuovo calmo, come se il drago trattenesse il respiro.
Possibile che si fosse accorto di noi?
Possibile che ci stesse tendendo lui stesso una trappola?
Pensai di dover uscire dal mio nascondiglio per controllare, ma decisi di aspettare.
Il drago non poteva rimanere lì sotto per sempre, e se avesse deciso così, tanto meglio.
Non avrei neanche dovuto ucciderlo. Mi sarebbe bastato strappare il cuore dalla sua carcassa.
Ad ogni modo, quella non sembrò una buona nottata al drago per commettere l'atto estremo, e dopo alcuni minuti fuoriuscì dall'acqua a gran velocità.
Come sempre, la velocità di Rue mi stupì.
Quasi nello stesso istante in cui vide la testa del drago schizzar fuori dall'acqua, scagliò il dardo della balista, che volò sibilando nell'aria notturna, e trafisse la bestia su di un fianco, mentre ancora inspirava dopo la lunga immersione.
Il dolore e la sorpresa fecero girare la bestia per guardare in basso, mentre apriva goffamente le ali, stordita dalla rapidità e potenza dell'attacco.
Era il momento che aspettavo.
Ancora nascosto, presi la mira e scagliai le due frecce.
Entrambe si conficcarono nell'occhio destro del drago, che cacciò un urlo di dolore e frustrazione.
Mi mossi rapidamente, il drago non ci avrebbe messo molto a capire da dove venivano gli attacchi.
Mi tenni basso, sperando che Rue si stesse già muovendo verso la nuova posizione.
Il drago volò fino a riva, dove si prese il tempo di estrarre il dardo dal fianco, aiutandosi con le fauci.
Fortunatamente, non aveva zampe così agili da potersi togliere le frecce dall'occhio.
La ferita al fianco era abbastanza grave, il drago esitava, indeciso se cercare i suoi assalitori, o ritirarsi nella sua caverna per recuperare le forze.
Allargava le grosse narici, scrutando attorno.
Era una questione di tempo, mi avrebbe scoperto.
Non che non lo sapessi, ma tanto valeva tentare di portare a termine il piano.
Uscii dal mio nascondiglio, rimanendo nel boschetto, e scagliai una singola freccia al corpo del drago.
Lo colpii, ma la freccia non fece altro che rimbalzare contro la dura corazza del drago, attirando la sua attenzione.
La bestia, infuriata, si gettò contro di me a quattro zampe, non potendo volare a causa della ferita, e a causa dell'angusto spazio del bosco.
Incoccai due frecce, e presi la mira.
Questo era il momento che più odiavo, e allo stesso tempo amavo, nella caccia.
Questo era il tiro che non dovevo assolutamente sbagliare.
Fissavo l'occhio del drago luccicare di odio e dolore, e tracciai una invisibile linea tra la punta delle mie frecce e la sua rabbia.
Scoccai, e i miei strali si conficcarono in profondità nell'occhio buono del drago, mentre io già mi gettavo di lato per evitare l'inevitabile.
Il drago, ormai cieco, capitombolò tentando di schiacciarmi, senza sapere che io mi trovavo già ad alcuni metri di distanza.
La sua rabbia divenne incontenibile, incominciò a spazzare la terra attorno a sè con la coda, cercando i suoi assalitori.
Attesi che la rabbia si placasse, e divenisse determinazione.
Il drago si concentrò, e mi individuò.
Sapevo che mi aveva scovato, ma il drago è una bestia assai più intelligente di qualsiasi animale della foresta.
Fece finta di nulla, seguendo i miei movimenti come se non mi avesse individuato, mentre io mi muovevo all'erta, senza dargli l'impressione di essermi accorto dell'inganno.
Sapevo cosa aspettava, ed avevo intenzione di dargli la possibilità di attuare il suo piano.
Ci spostammo in una zona meno ingombra di alberi, e presi la lunga lancia che avevo dietro la schiena.
Mi fermai.
Il drago si voltò in direzione opposta, come a volermi convincere di essersi dato per vinto, ed io mi preparai, impugnando la lancia a due mani.
Come previsto, il drago si voltò di scatto, spazzando la terra con la coda.
Saltai in alto e riatterrai con sicurezza.
Ormai voltato dal mio lato, il drago inspirò profondamente, ed aprì le fauci, pronto a soffiare su di me il suo fuoco distruttore.
La leggenda narra di come lo stomaco dei draghi sia una gigantesca fornace aperta sull'Abisso, ma io conoscevo la verità, e la vidi nuovamente in quel momento.
Ai lati della bocca dei draghi si trovano due ghiandole, che spruzzano due diversi tipi di gas.
Questi gas, combinati e a contatto con l'aria, si incendiano, provocando la fiammata.
Niente magia, niente superstizione, solo un grande dono da parte di Madre Natura.
Ad ogni modo, appena il drago aprì le fauci, gli conficcai la lunga lancia in profondità nella bocca.
Una piccola quantità di gas si combinò nell'aria, producendo una lieve fiammata, che mi bruciò la parte frontale dell'armatura di cuoio.
Il drago impazzì.
Chiuse le fauci per spezzare la lancia, riuscendo nel suo intento, ma conficcando la punta della lancia più in profondità.
Incominciai a correre, gridando per tenerlo sulle mie tracce.
Il rettile mi inseguiva, sradicando alcuni piccoli alberi nella sua corsa folle.
Raggiunsi il punto convenuto, feci un cenno a Rue, pronta su di un grosso ramo.
Rue tagliò la corda tesa vicino a lei, e la trappola scattò.
Mentre io correvo lontano dal pericolo, un grosso tronco d'albero, sul quale avevamo preparato aguzze lame, si abbattè sul drago, sommando alla potenza della corsa della bestia anche la forza dell'impatto, e la malvagità delle lame.
Fu troppo anche per il drago.
Con la sola forza del suo peso, si staccò dal tronco, mentre il nero sangue zampillava dalle grosse e molteplici ferite.
Il drago rimase lì immobile per pochi secondi, poi piombò al suolo.
Era stata una caccia proficua. Il drago sembrava un buon esemplare, giovane e potente.
Il suo sangue avrebbe placato la mia malattia per alcune settimane.
Mi avvicinai alla carcassa, sfoderando un lungo pugnale, mentre Rue si preparava con l'accetta.
Avremmo dovuto prima frantumare il suo potente sterno, per raggiungere il cuore.
Non è una cosa che ci piace fare.
Non lo farei se potessi evitarlo.
Ma io devo vivere.
In un modo, o nell'altro.

Draven

     
     

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