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L'istinto
di un guerriero
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Solo e con il cuore
pieno di timori vi narrerò la mia avventura perché non so se tornerò
vivo da questa missione o se morirò strada facendo... |
Uscii dalla taverna confuso e con il cuore imprigionato
in una morsa di paura; salii sul mio cavallo nero di nome Icaro, seguito
dal mio fedele Imperius.
Ero diretto verso il luogo oscuro dove Spidersax affrontava le sue più
profonde paure e dove il suo valore di guerriero sarebbe cresciuto
notevolmente; sapevo che l'avrei trovato senza forze e che probabilmente
lo avrei disturbato, ma la situazione richiedeva un suo consiglio.
Giunsi in quel luogo cupo e tetro e, pur provando un po' di paura,
entrai dentro una cava quasi nascosta dalla notte; appena dentro iniziai
a gridare:
"Spider, se mi senti vieni da me... ho bisogno del tuo aiuto!"
Sfortunatamente non vi fu risposta, così continuai ad andare avanti, ma
più mi inoltravo tra l'oscurità più la mia mente si annebbiava e i
ricordi svanivano pian piano. Giunto ormai ad uno stato di incoscienza,
vuoto di pensieri e sensazioni, fui tirato giù da una misteriosa
forza...
Con il volto sul fango e incapace di muovermi sentii una voce che mi
destò dal torpore: "Stupido... non sei ancora pronto per venire qui"
Io con evidente gioia risposi: "Spi quanto tempo, come sono felice che
tu sia vivo!"
"Andiamo ora, non è luogo per te questo!" disse il Comandante.
Arrivati fuori raccontai a Spidersax gli ultimi avvenimenti,
soffermandomi sull'incontro di Elsyel (amazzone di Gana) in taverna e
della promessa fattale, poi Spidersax disse: "Perché hai deciso di
aiutare un'amazzone che non conoscevi, lanciandoti in una tale impresa?"
Imbarazzato risposi: "Sentivo qualcosa nel cuore che mi diceva di
aiutare Elsyel ma forse non puoi capire, non hai visto il suo dolce viso
rattristarsi e trasfigurarsi dalla rabbia verso chi l'ha resa sterile"
Spider scoppiò in una risata fragorosa e poi abbracciandomi
fraternamente disse: "Ah ah ah... Scarter il temerario prova dei
sentimenti così forti e passionali! E chi l'avrebbe detto!"
Io arrossii vistosamente ma poi fui rincuorato dallo stesso Spidersax
che aggiunse: "Stai facendo progressi Sca... ciò che posso consigliarti
è di seguire il cuore e agire per il bene tuo e degli altri Hammers tuoi
amici"
Detto questo passammo alla parte tecnica e Spidersax mi diede dei
consigli sul percorso da seguire e su come equipaggiarmi.
"Parti quando vuoi. Io ho quasi finito, ora torno al mio allenamento"
disse Spider salutandomi "il comando ti aspetta, anche perché è nelle
mani di Driz"
"Onore e gloria, a presto.. spero!"
Detto questo risalii sul mio destriero e tornai da dove ero venuto, ma
il mio animo non era ancora libero, un peso gravava su di esso: qualcosa
che nemmeno Spidersax sapeva, qualcosa di inquietante!
Iniziava la mia missione personale, dovevo trovare l'erba medica per
Elsy (la Kriteroide), e dovevo farlo a più presto.
Partii all'alba costeggiando il Kruill fino ai pressi della foresta
inesplorata, lì scesi da cavallo e lasciai Icaro libero (sapevo che
l'avrei trovato in quel luogo al mio ritorno) e mi inoltrai tra gli
alberi vicini alla foresta alla ricerca di una pianta rarissima: il
tronco dell'acqua.
Camminai tutto il giorno e arrivai in un luogo sconosciuto a molti, ma
che io da bambino usavo come nascondiglio, dove il Kruill attraversa la
foresta e dove crescono piante d'ogni tipo: così trovai ciò che mi
serviva!!
Un'enorme quercia sotto il livello dell'acqua con foglie blu e radici
così profonde da non riuscire a vederne la fine; mi tuffai e con la mia
daga staccai della corteccia e delle foglie, risalii in superficie ed il
giorno dopo ripartii.
Fuori Icaro mi attendeva ed in groppa al mio cavallo attraversai il
Kruill; avevo preso una cosa importantissima per la riuscita della
missione, ma ero ancora all'inizio.
Arrivai fino ai monti e percorsi le ripide salite a piedi, trovai uno
spiazzo ove un fuoco era stato appena spento... capii di non essere
solo, qualcun altro era su quelle alture così proseguii tenendo gli
occhi bene aperti...
Arrivato sulla parte iniziale di un pendio vidi il tempo cambiare e la
notte calò veloce, portando con se una tempesta.
Decisi di cercare un riparo il prima possibile e così, giunto a metà
della salita, mi rifugiai in una caverna buia, che come mi parve
all'inizio, era molto ampia e aveva, nella parte più lontana rispetto la
mia posizione, più aperture che sembravano esser state fatte dall'uomo.
Accesi una torcia e decisi di andare avanti imboccando uno dei cunicoli,
non sapevo dov'ero nè dove stavo andando, ma speravo di arrivare fuori
dall'altra parte della montagna (così avrei risparmiato molta strada).
Il tunnel era molto singolare: strani insetti blu attaccati alle pareti
brillavano di luce propria al mio passaggio; era uno strano sistema di
illuminazione e quindi lasciai la torcia per avere meno peso.
Il tunnel mi portò all'interno di un'enorme stanza che si illuminò con
lo stesso sistema del passaggio; al centro della sala una sfera di
pietra scura girava su un asse proprio.
A questo punto notai un piccolo particolare: tutti i passaggi visti
all'entrata conducevano in quella stanza, ma la domanda era: perché???
Andai deciso verso la sfera e questa si arrestò all'istante, e si aprì
facendo uscire dal suo interno, oltre che del denso fumo, anche una
donna bellissima con un corpetto rosso di pelle e una divisa che non
avevo mai visto tra le amazzoni di Arcano.
Un po' stupito chiesi: "Qual è il tuo nome?"
E lei mi rispose: "Invinta", sorrise "sono la protettrice di questa
montagna, da ere nessuno aveva osato sfidarmi"
Io chiesi ancora (tenendo la mano sull'elsa della spada): "Perché
difendi la montagna, e soprattutto da chi?"
Lei con tono risoluto disse: "La difendo da quelli come te che credono
di avere il controllo su tutto non rendendosi conto di aver paura
soprattutto di se stessi"
Detto questo si scagliò contro di me con una furia mai vista, ma io ero
pronto: presi la spada al momento giusto e cominciò un duello senza
sosta, colpo su colpo, fino allo sfinimento.
Alla fine pieni di ferite e con le spade purpuree la mia nemica disse:
"Non posso vincerti" e gettata la spada si avvicinò e abbracciandomi mi
baciò...
In un attimo feci scattare la spada e la trafissi in pieno petto, prima
che lei mi pugnalasse alle spalle con una lama nascosta nel polsino di
pelle rossa.
Cadde in terra e lentamente diventò polvere, lasciando solo una chiave
purpurea; la presi e mi avvicinai alla sfera da dove l'amazzone era
uscita: una strana scritta era incisa e io capii quei caratteri a
stento:
3 sono le custodi
3 sono le chiavi
3 anche le porte
una la verità
Ero confuso ma decisi di proseguire e, trovata l'uscita, tornai
nuovamente all'aperto.
Era già giorno, non pioveva più e un arcobaleno disegnava una
traiettoria fantastica tra le montagne.
Continuai nel mio percorso, tra le ripide salite, arrivato in cima
trovai un ponte che non avevo previsto.
Lo attraversai passando così all'altra montagna, lì speravo di trovare
Alipreo, il mercante oscuro; egli infatti tutto può dare e procurare ma
molto chiede in cambio.
La strada stavolta era in discesa così iniziai ad avanzare di corsa, ma
ad un certo punto il passaggio mi fu bloccato....
...Lo sguardo pieno d'amore e passionalità, un corpo terribilmente
perfetto e scolpito e delle labbra rosse da cui fuoriuscivano parole
soavi...
Era una bellissima amazzone uscita da una seconda sfera posta su per la
salita che si avvicinò a me disarmata (e senza particolare voglia di
uccidermi)!!!!
Disse lentamente queste parole: "Salve straniero, sono Giunonica. Se sei
qui allora hai ucciso quella stupida e rozza di mia sorella Invinta."
"Si, è passata a miglior vita e mi chiedevo se altri oggi volessero
assaggiare la mia spada" risposi prontamente.
"Invinta era solo una manesca poco attraente, la vergogna della
famiglia, e poi usava la violenza..."
"Sì, era un po'... come dire... irascibile" risposi io.
"Non capiva nulla della vita, io sola so come dominare un
guerriero"...mi disse avvicinandosi sempre più... mi abbracciò e
appoggiò le sue carnose labbra sulle mie.
Il fuoco della passione accese i nostri corpi e diventai il suo amante
senza rendermene bene conto.
Nel suo giardino delle delizie diedi tutto ciò che un uomo può dare ad
una donna facendola sentire protetta tra le mie braccia e amata con le
mie attenzioni, ma quando stavo con lei non pensavo che a Elsyel come se
quella sconosciuta amazzone mi avesse fatto un sortilegio che mi faceva
vedere la donna che desideravo ed amavo anche se non c'era.
Il tempo in quel luogo era diverso poiché per me il sole era tramontato
e sorto solo due volte ma non era così, perché le mie ferite erano
sanate e mi accorgevo che la mente era debole e prevaleva più l'istinto
animale che quello umano.
Quella dona mi teneva CHIUSO IN UNA PRIGIONE DI PIACERE.
Poi una notte mi svegliai confuso e pieno di paure... una voce risuonava
nel silenzio del mio cuore e diceva confusamente: "On... ore... e... glo...
ria... sem... pre"
Balzai dal quel letto e mi vidi nudo com'ero privo di difese senza
nemmeno la consapevolezza delle mie azioni; mi rivestii in fretta e
furia e giunto di fronte a quella donna dovetti combattere la battaglia
più dura che mi sia capitata: quella contro me stesso.
Vinse il guerriero e non il maschio che è dentro di me; così le dissi:
"Io vado via"
E lei rispose: "Almeno donami un ultimo bacio" e si avvicinò con
l'intento di baciarmi.. ma estrassi la spada e la trafissi un secondo
prima che lei potesse sfiorare nuovamente le mie labbra.
Sorridendo l'amazzone mi disse: "T'ho amato come mai nessuno e son
contenta che tu abbia vinto perché non avrei mai potuto ucciderti."
Cadde in terra e diventando della polvere, come la sorella, lasciò
cadere sul terreno anche una chiave dorata.
Uscii all'aperto e continuai il cammino, ma era tutto più difficile e la
tristezza riempiva il mio cuore, perché non avevo ucciso un'amazzone in
battaglia ma una donna che mi aveva amato ma che con tale amore mi
teneva in catena.
La strada fu lunga e difficile ma alla fine arrivai al palazzo del
mercante tenendo a mente il mio obiettivo; bussai alla porta di quell'edificio
e questa si aprì da sola...
Entrai all'interno della stanza dove vi erano due scale che conducevano
ad uno stesso piano superiore; percorsi quella di destra e mi ritrovai
di fronte ad una porta rossa, ma quando tentai di aprirla mi accorsi che
era chiusa, così presi la chiave purpurea vinta nel primo scontro e
tentai di metterla nella serratura della porta che si aprì
all'istante...
Camminai per un cunicolo pieno di sangue sulle pareti e giunsi fino ad
un'altra porta d'oro, così presi l'altra chiave e la inserii nella
serratura... anche questa volta la porta si aprì e mi introdussi in un
altro cunicolo che stavolta era pieno d'oro e di gemme preziose.
Alla fine del cunicolo trovai una bella sorpresa che mi sconvolse
abbastanza...
C'era un'altra porta, sempre con la serratura, ma stavolta era
verde.....
Ricordai allora l'incisione nella prima sfera che associava tre amazzoni
a tre chiavi che aprivano tre porte... così tornai indietro e decisi di
perlustrare la vallata tra le montagne poiché li, forse, avrei trovato
ciò che mi occorreva.
La vallata era ricoperta da folti alberi anche se ad un certo punto
giunsi in una piana erbosa vastissima.
Al centro di questa piana, seduta su di una roccia, vi era l'amazzone
che stavo cercando; indossava un corpetto color smeraldo, i capelli
raccolti a coda scivolavano giù per la schiena e il suo viso sembrava
assorto tra mille pensieri.
Mi avvicinai sempre più fino a quando con voce autoritaria disse:
"Finalmente sei arrivato, non riuscivo più ad aspettare"
"Come sapevi che sarei arrivato?" chiesi.
"Sono Inteligentia e, differentemente dalle mie due povere sorelle, uso
la mente e tutti i suoi poteri" disse l'amazzone.
"Quindi sai anche perché sono qui?" replicai in tono di sfida.
"Certamente! Vuoi la chiave che custodisco da molte ere" Disse
Inteligentia.
"Cosa devo fare per averla?" provai a chiedere, sperando di avere una
risposta che non mi costringesse ad un altro combattimento.
"La vallata è piena di sassi, avrai un'intera giornata per contarli
tutti, io farò lo stesso; ci vedremo qui al tramontar del sole."
Detto questo si allontanò ed io iniziai a contare quei sassi li nella
vallata...
..."1, 2, 3,... 12,... 56,... 500,... 3000,..." alla fine caddi in preda
al sonno e sentii un forte calore divampare dentro me, una forte gelosia
nei confronti di Elsy; avevo forse sbagliato ad intraprendere quel
viaggio per l'amazzone che in quel momento faceva battere il mio cuore?
Avevo forse interpretato male le mie sensazioni?
Poi vidi il suo volto in sogno; mi sorrideva e diceva: "Quando guarderai
le stelle capirai che io sto pensando a te e ti accompagno nel tuo
viaggio..."
Mi svegliai ed era già il tramonto.
Correndo mi avviai al punto prefissato dall'amazzone per l'incontro, ma
ero spaventato perchè non ero riuscito a contare tutti i sassi e non ero
in grado di superare la sfida.
Inteligentia era già li e l'unica cosa che disse fu: "Seguimi, non
perdiamo altro tempo"
Entrammo all'interno di una caverna che era illuminate dalla luce della
luna che entrava da un foro nella sommità destra della caverna; arrivati
ad una grande statua Inteligentia proferì solennemente queste parole: "O
grande oracolo della saggezza, dai il tuo responso in merito ad una
questione che varrà la morte per me o per questo straniero"
"Qual è la domanda della quale devo giudicare le vostre risposte?"
chiese una voce cupa che echeggiò dentro la caverna.
"Quanti sono i sassi della vallata al centro del bosco fra le montagne?"
disse l'amazzone inchinandosi in segno di rispetto.
"Sentirò le vostre sciocche risposte e deciderò" disse nuovamente
l'oracolo.
"Io credo che le pietre siano meno di 9.000.000.000 ma più di
5.000.000.000" disse sicura di se la mia rivale.
"E tu?" mi chiese la voce che risuonava forte e chiara nella caverna.
Toccava a me e non sapevo che dire; alzai lo sguardo e dal foro che
illuminava la caverna vidi uno splendido cielo stellato, così capii cosa
dovevo dire e lo dissi con una certa sicurezza:
"Non ho contato i sassi della vallata, ho preferito guardare le stelle
che vi sono in cielo, e ho capito che tante stelle vi sono nel
firmamento tanti sassi vi sono in quella piana erbosa fra le montagne".
Pochi istanti passarono prima che l'oracolo desse il suo verdetto:
"La tua risposta, o giovane guerriero, è la più giusta perché la verità
assoluta si coglie non solo con l'intelletto ma anche con il cuore, e
come noi vediamo stelle che si spengono per farne rinascere delle nuove,
così possiamo vedere una pietra che pian piano si sgretola e dà origine
ad altre pietre in un processo infinito che non tutti riescono a capire"
Detto questo un enorme fascio di luce ci travolse ed io mi ritrovai
nuovamente nella vallata; Inteligentia era scomparsa e vicino a me
trovai la chiave verde che mi avrebbe permesso di aprire la terza ed
ultima porta chiusa.
Ritornato a palazzo e aperto finalmente tutte le porte riuscii ad
arrivare nella stanza del mercante Alipreo che stava seduto al centro
della stanza circondato di ricchezze...
L'oscuro e perfido mercante mi chiese subito: "Cosa vuoi da me?!"
"Sono qui perchè ho bisogno della Kriteroide (l'erba medica per Elsy)"
risposi.
"Quell'erba medica è molto rara e quindi ho bisogno di un compenso di
altrettanto valore: Vai a Nistra e procurami delle ossa di un guerriero
o di un'amazzone caduto in battaglia, ma stai ben attento che le ossa
siano di un Hammer fedele all'imperatrice" Replicò il mercante.
"E perché mai dovrei profanare una tomba di Hammer così valoroso?"
Domandai stupito.
"Non è affar tuo, ciò che ti deve interessare è il modo con cui otterrai
ciò che ti serve; ora vai e non tornare senza quello che t'ho chiesto"
Disse Alipreo.
Mi misi subito in viaggio e arrivai alle porte di Nistra dopo qualche
giorno, ove l'antica battaglia era stata combattuta.
Un cimitero immenso prima della kioskas si estendeva alla mia vista,
così direttomi verso una tomba la profanai, e fui fortunato poiché
trovai uno scheletro che indossava un'antica giubba di pelle con insegne
regali,e quindi quelli erano i resti di un guerriero fedele alla nostra
sovrana Nimira.
Il ritorno alle montagne fu più faticoso dell'andata, poiché strani
incubi perseguitavano il mio sonno e il mio animo era sempre turbato e
sospettoso; ma dopo lunghe peripezie giunsi nuovamente al cospetto di
Alipreo:
"Hai ciò che t'ho richiesto?" chiese subito il mio mandante.
"Certo! Ora tocca a te mantenere i patti" risposi io.
"Sicuro! Tu passami la tua sacca con le ossa e avrai l'erba medica"
ordinò Alipreo.
Così feci e lui mi tirò un sacchetto contenente foglie larghe e scure
della Kriteroide.
"A questo punto ti saluto e vado via, se non ti dispiace!" e voltandomi
mi diressi verso la porta d'uscita.
"Aspetta, non ho ancora detto che puoi andare via! Ah ah ah! Guardie!"
gridò il mercante.
Due loschi individui entrarono da due porte laterali e mi colpirono alle
spalle.
Ripresa conoscenza mi ritrovai senza armi, con evidenti segni di
percosse e soprattutto senza l'erba medica, in una cella, e lì stetti in
attesa di sapere cosa volesse ancora da me quel malvagio individuo per
molto tempo.
Poi tutto mi fu chiaro quando, richiamato al suo cospetto, mi disse:
"Ancora molto devi lavorare se libero vuoi diventare!".
Così molte cose dovetti recuperare, rubando o esponendomi a pericoli
estremi, ma sapevo che non dove mollare per tutti gli Hammers che
attendevano il mio ritorno.
Durante questo lunghissimo periodo di prigionia affidavo le mie lettere
al mio fedele rapace Imperius che consegnava ai corrieri mie notizie (ma
senza mai specificare luoghi e situazioni precise, perché non volevo
esporre nessuno al pericolo) da comunicare a Spidersax e ad Elsyel; e il
sapere loro notizie mi dava la forza di reagire e di non demoralizzarmi,
tanto che una notte decisi di fuggire e programmai tutto nei minimi
dettagli!
Uscito fuori per l'ennesima commissione affidatami da Alipreo, raccolsi
alcune foglie dai cespugli per preparare un potentissimo veleno, che
avrei offerto al mercenario e con cui avrei potuto riacquistare la mia
libertà.
Sminuzzai le foglie fino a renderle polvere e, impastatele con della
linfa, feci una poltiglia, io masticai le foglie blu della quercia
sommersa (foglie che avevo gia con me si dall'inizio del viaggio) così
da essere immune a quel veleno. Trovai una scusa per cenare con Alipreo
e, al momento di bere del vino, misi nella brocca il mio intruglio che
si sciolse rapidamente.
Brindammo alla sua infinita grandezza, ma dopo pochi istanti cadde
morto.
Corsi subito nella sala delle ricchezze dove ripresi possesso delle mie
armi e dell'erba per Elsyel, fui anche costretto a battagliare con dei
briganti ribelli al servizio del mercante e dopo scappai subito da
quella reggia maledetta.
Ero molto contento di esser libero di ritornare a casa ma sapevo anche
che il viaggio non era ancora finito.
Dormii all'interno di una caverna e ripresi il cammino il mattino
seguente; scesi dalla montagna e dopo pochi giorni mi ritrovai nelle
vicinanze del Kruill, così mandai Imperius a chiamare Icaro, il mio
cavallo, per potermi muovere più velocemente.
Quella notte pensai intensamente a coloro che mi stavano a cuore, e
quasi mi sembrava di sentire le loro voci, così mi sembrò di
addormentarmi e............
....Ero in taverna, con Elsyel e la sorella Cantor; io parlavo con loro,
ma Elsyel era diversa, aspettava un bambino poiché non aveva creduto nel
mio ritorno; ma non riuscii a dirle che comunque doveva prendere l'erba
che io le avevo procurato poiché la sua vita sarebbe stata in pericolo
se avesse dato alla luce il bambino; non riuscii a rompere la serenità
del suo volto...
Mi svegliai, era una sensazione strana, ma poi capii cosa era successo:
la mente è il collegamento tra il corpo e lo spirito; se lo spirito
avesse voluto allontanarsi dal corpo per andare in un altro luogo, la
mente avrebbe dovuto fare da tramite! Questa era una tecnica usata
spesso da abili guerrieri con capacità straordinarie (come Spidersax che
era un mezzo sangue).
Quell'esperienza mi segnò molto e mise a dura prova le mie decisioni,
perché adesso dubitavo di tutti e soprattutto di Elsyel, che non aveva
creduto in me.
(Una cosa non era stata ancora detta: dalla volta in cui io avevo rubato
le ossa a Nistra avevo avuto momenti di estrema debolezza e poca
lucidità.)
Il mio cavallo arrivò l'indomani ed io ripresi il viaggio, ma poco prima
di arrivare alla mia kioskas mi specchiai casualmente in una pozza
d'acqua e rimasi sconvolto da ciò che vidi....... il volto putrefatto,
gli occhi di sangue e molta somiglianza ad un morto che cammina.
Decisi che nessuno doveva vedermi in quello stato, così mi diressi nella
parte della foresta inesplorata dove avevo vissuto molti anni, e attesi
poiché il mio rapace era ferito ad un'ala e non potevo comunicare con
nessuno.
I giorni trascorsero e la mia condizione peggiorava col passare del
tempo; tutto il mio corpo si rinsecchì e si ricoprì di macchie e ben
presto non riuscii ad avere la forza per camminare o fare altre azioni
che richiedessero fatica.
Imperius lentamente si riprese ed io inviai con lui le ultime volontà a
Spidesax, perché volevo che il mio corpo fosse ritrovato e l'erba medica
fosse data a Elsyel.
Dopo aver fatto questo mi distesi sulla terra umida del mattino e attesi
la morte, che mi pareva l'unica soluzione possibile a quella
situazione...
....la fine era vicina ed io non pensavo che al comando, ai Betris e
alla mia vita; non mi resi nemmeno conto di quello che successe, ma pian
piano gli occhi si chiusero e il silenzio e la pace si impadronirono di
me!
Caddi in un sonno profondo e da quel momento in poi avvennero cose che
non saprei descrivere con certezza, erano eventi più reali di un
semplice sogno, eppure io stavo dormendo e la realtà intorno a me era
ben diversa da quella che stavo vivendo.
Ero in una piana sterrata, ed era percettibile anche lo scroscio delle
acque del Kruill, il silenzio la faceva da padrone in quel luogo assai
triste e desolato, poi però un urlo di donna echeggiò nell'aria e due
eserciti sbucarono fuori, uno da destra e l'altro da sinistra, io ero al
centro e assistetti a questo violento scontro.
Guerrieri e amazzoni si affrontavano a viso aperto e il loro sangue
tingeva di rosso quella brulla piana; ma pur essendo una battaglia di
grandi proporzioni,come io non ne avessi mai viste, mi sembrò familiare:
come se conoscessi le motivazioni e l'esito di quello scontro così
violento e funesto.
Ad un certo punto vidi un uomo che lottava di fronte a me, e rimasi a
bocca aperta: era Licht, il Comandante dei guerrieri Betris quando
ancora ero una recluta; lottava come gli altri con grande accanimento,
ma dopo pochi istanti lo vidi scomparire tra la moltitudine di corpi e
di lame che si agitavano in quella piana.
Cercai di seguirlo ma non riuscii più a vederlo, così decisi di tornare
indietro, ma quello che vidi voltandomi mi paralizzò: in lontananza si
distingueva perfettamente la vecchia Kioskas fantasma, la vecchia Nistra!
In quel preciso istante capii dove mi trovavo: stavo rivivendo i
tremendi momenti della memorabile battaglia che solo pochi Hammers
possono ancor oggi testimoniare.
Cercai subito un nesso logico tra me, la mia storia e quella di Arcano,
e poi, ricordando che avevo trafugato delle ossa da una tomba di Nistra,
intuii che magari ero stato colpito da una qualche maledizione che mi
avrebbe mostrato la sofferenza di tutti quegli Hammers in eterno.
Mi ero rassegnato ormai all'idea di dover rivivere quella battaglia per
sempre, ma mi sbagliavo; il panorama cambiò rapidamente, ero in bosco ai
piedi di una sorgente e anche qui il silenzio regnava sovrano, fino a
che un dardo infuocato partì dalla parte interna del bosco e subito
centinaia di guerrieri scesero in campo.
Pensavo fosse un altro scontro collegato alla battaglia di Nistra, e
invece ben presto capii che non era così.
Riconobbi gli stendardi gialli e blu del mio esercito ed individuai i
miei compagni Betris capeggiati da Driz e Spidersax (anche se non
riuscii a riconoscere l'altro schieramento).
La battaglia continuò ma notai subito che l'esercito Betris era in
difficoltà poiché sembrava essere caduto in una trappola tesagli dal
nemico.
Pian piano caddero tutti, dalla legione Uait ai guerrieri scelti; per
ultimi restarono Driz e Spidersax, ma anche loro furono sopraffatti.
Il nemico si disperse rapidamente all'ordine di guerriero che sembrava
esser il capo, ed io raggiunsi subito i corpi senza vita dei miei amici.
Non c'era nulla da fare, anche Spidersax aveva perso il suo Saxa e nulla
poteva riportarlo in vita.
Mi sedetti sopra un masso a riflettere, e pensai che la storia si
ripete: battaglie feroci fra uomini che si odiano ma che in realtà non
si conoscono.
Rimasi lì solo, con molti corpi senza vita attorno, e pensai: io ero già
finito?
Anche i miei amici sarebbero morti?
Io non avrei potuto aiutarli?
Queste domande mi facevano scoppiare la testa, e alla fine caddi in
terra stremato.
Mi ritrovai di fronte a un uomo con un lungo manto e d un cappuccio che
mi fissava, e mi puntava la spada contro il cuore; la paura si fece
sentire e iniziai a sudare vistosamente, poi presi una decisione e
trovai il coraggio di dire: "Che vuoi da me?"
"Finalmente hai detto qualcosa, non mi andava di aspettare oltre" disse
l'uomo incappucciato "sono un amico, più o meno, e sono venuto a
metterti in guardia perché ciò che hai visto non era un'allucinazione,
tu devi capire cos'era e fare del tuo meglio per evitare che accada ciò
che tu non vuoi."
"E come devo fare io? Son senza vita ormai e comunque dovrei affrontare
questa prova da solo?" domandai.
"Con il cuore va vissuta la vita, e se tu ami la vita con il cuore,
grazie al cuore la riotterrai" mi rispose l'oscuro personaggio "per il
resto tu devi capire se sei solo o meno."
Detto questo abbassò la spada e si avvicinò ad un albero dove un bel
destriero mangiucchiava erba.
..."Presto" continuò "ritornerai, e avrai molte sorprese, ora io vado e
ti lascio affidandoti al tuo stesso istinto!".
Salì su quello splendido cavallo bianco e fece intravedere dal cappuccio
un sorriso.
Si allontanò rapidamente e mentre andava via disse questa frase: "Ogni
sogno può essere realizzato se è pensato con rettitudine"
A sentir quelle parole restai sconvolto perché di quella frase avevo
fatto il mio motto di vita, e solo un uomo poteva dire con una tale
carica quella frase; quel grande guerriero era Whitehorse!!!!.
Caddi nuovamente in un sonno profondo fino a che una voce molto
familiare mi disse: "Alzati e stà tranquillo! Ben tornato a casa!"
Aprii gli occhi vedendo finalmente un luogo che mi dava calma e
tranquillità: il comando dei Guerrieri Betris a Klivia!!!!.
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