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Il viaggio di Floria

 

Il viaggio di Floria incomincia


Appoggiata ad un albero riflettevo, lottavo con il mostro che mi stava divorando dentro, incapace di trovare la giusta via da seguire, ma troppo orgogliosa da ammettere a me stessa che avevo bisogno di aiuto.

Volevo piangere, gemere come una bambina, ma ormai avevo versato troppe lacrime... Per mia madre... Per le mie compagne.
Assorta nella mia apatia, nei meandri del mio spirito echeggiava in modo incontrastabile la voglia di continuare a cercare, per scoprire la mia vera identità, nella speranza di scoprire le mie origini, fonte della mia solitudine, della mia tristezza. Il problema è che ero pienamente cosciente della mia identità, mi logorava il fatto di non trovare quel tempio...
Chissà perchè poi? Forse perchè era l'ultimo luogo che aveva visto mia madre.
E mentre la mia mente era assorta nei processi psichici che mi logoravano, il mio istinto venne colpito da un fruscio proveniente da un cespuglio poco lontano da me.
La schiera di pensieri che infoltiva la mia mente svanì nel nulla e la mia mano corse lungo il fianco a cercare il pugnale, poi in ginocchio incoccai i dardi avvelenati nella balestra.
Rallentai la respirazione e con passo felpato cominciai ad avvicinarmi al cespuglio che ora taceva in modo innaturale.
L'intera foresta era immersa nel più totale silenzio, irreale e lugubre.
Sentivo il battito del mio cuore, sentivo i miei passi felpati sull'erba umida di rugiada, verde e rigogliosa; osservandola mi chiedevo se fosse stata l'ultima volta che l'avrei vista.
Ogni qual volta prospettavo uno scontro osservavo bene l'ambiente circostante, per apprezzare a pieno tutti quei piccoli dettagli che rendono il mondo un posto unico e meraviglioso; tutte le volte, lo stesso processo e nel mio subconscio speravo di poterlo rivedere ancora... Per sempre.
Ormai ero a pochi metri dal cespuglio e sapevo che se vi era un nemico così abile da essersi avvicinato senza che io me ne rendessi conto, fino a pochi metri da me, sarebbe stato altrettanto scaltro nel saltare fuori all'improvviso e assalirmi.
Un passo. Due.
Giunse il momento.
Come un lampo a ciel sereno, vidi una sagoma schizzare dal cespuglio... Sentii un dolore lancinante alla gamba, poi un grido, un lamento, ma non miei.
La sagoma nera era ora visibile ai miei occhi, rantolante giaceva al suolo, colta dagli ultimi spasmi di vita che la torturavano.
Mi avvicinai. Era un ribelle.
Tre dei miei dardi l'avevano colpito, uno era penetrato nell'occhio del ribelle ed era conficcato, credo, fino ad arrivare al cervello; gli altri due conficcati nell'addome.
Raccolsi il pugnale che mi era scivolato nella frenesia dell'azione.
Guardai il ribelle e vidi gli occhi di un uomo che moriva..
Un'altra volta, mentre sentivo in me sintomi di debolezza, causati dalla profonda ferita alla gamba.
Domandai all'uomo - Perchè uccidi? Cosa ti spinge ad uccidere? -
L'uomo mi sputò addosso.
Presi il pugnale e glielo conficcai nel petto, posi fine alla sue sofferenze.
- Sporca amazzone... - Le sue ultime parole.
Mi sentivo debole...
Frugai nei vestiti del ribelle e trovai una mappa della foresta, a me incomprensibile, con strani cerchi e simboli a me sconosciuti.
La misi in tasca.
Notai che il ribelle non aveva con sè lo spow, ma mi aveva colpito con una palla ferrata.
Osservai sotto il ginocchio, la ferita era profonda e zoppicavo... Probabilmente l'arma del ribelle era avvelenata e cominciava a girarmi la testa...
Dovevo sedermi, riposare.
Mi appoggiai ad un albero e sentii le forze che mi abbandonavano, sarei stata facile preda in quel punto, ma nella condizione in cui ero non potevo contrastare la sonnolenza e la debolezza.
Chiusi gli occhi digrignando i denti.
Mi risvegliai con un fastidioso e terribile mal di testa, con fatica aprii gli occhi, avevo caldo, ero sudata...
ero in un letto, non riuscivo a muovermi, nè a formare frasi e pensieri sensati, ma percepivo cosa avveniva intorno a me...
Sentii una voce - Ah, ti sei svegliata? -
Vidi il volto di una donna di mezz'età, di bassa statura, vestita di nero che mi fissava, appoggiandomi una mano sulla fronte:
- Non preoccuparti se hai caldo e non riesci a parlare, è l'effetto della pozione che ti ho
somministrato... Chiudi gli occhi, dormi, devi riposare ancora qualche ora... Quando ti sarai ripresa avrai tutte le spiegazioni che vuoi -
Guardai la donna e feci un cenno di assenso con il viso e richiusi gli occhi.
Vidi mia madre, le mie compagne e il ribelle che avevo ucciso, poi si fece tutto buio.
La seconda volta che mi svegliai, stavo meglio, ma non riuscivo ad immaginare cosa mi aspettava, benchè avessi già intuito che la situazione non era ostile.
Ciò nonostante, mi risultava difficile, in quel momento, capire come avrei dovuto comportarmi.
Era giunto il momento di alzarsi ed affrontare la realtà.


Importante lezione di vita


Mi alzai dal letto e osservai la stanza intorno a me, era troppo buio per distinguerne le forme.
Mi avvicinai alla tenda e la scostai dalla finestra; da essa entrarono violentemente i raggi del sole, che mi fecero strizzare gli occhi.
In pochi minuti la mia vista si abituò alla luce e osservando meglio notai che la stanza era interamente in legno, finemente rifinita e arredata con statuette, anch'esse in legno, intagliate da una mano precisa ed esperta.
Mi sedetti ancora per qualche minuti sul letto, caldo come una fornace, sbadigliai, mi stiracchiai, poi mi diressi verso il corridoio.
Nel corridoio aleggiava un profumo di stufato molto invitante, proveniente dalla cucina.
Mi avvicinai alla cucina ed entrai.
La donna che mi aveva curato stava cucinando, ma appena varcai la soglia si voltò verso di me sorridente e mi disse: - Bene! Vedo che ora stai meglio, proprio in tempo per pranzare! -
Cercai di non approfittare troppo della gentilezza della donna e rifiutai il cortese invito, ma la sua gentile insistenza ed il mio stomaco brontolante mi spinsero a fermarmi a degustare quell'ottimo stufato di cinghiale.
Dopo pranzo, la donna mi rivelò di avermi curato con la stregoneria, dicendomi che un tempo era una strega molto più potente di ora... a causa della sua personalità anti-matriarcale, si spinse fuori dalla kioskas insieme al suo uomo per intraprendere una vita solitaria, eremita, nella foresta...
Sfortunatamente il suo uomo venne ucciso dai ribelli e nonostante l'enorme breccia nel suo cuore la donna si diede da fare e con tutte le sue forze costruì la casa dove abitava ora.
Era una donna spontanea, dolce e cordiale, aveva circa trent'anni, non molto alta.
Parlammo a lungo e non so in che modo, ma con un'influenza benigna, riuscì a farmi confidare con lei, a svelare tutti i lati più nascosti del mio animo, perfino quelli che nascondevo a me stessa.
Il lungo discorso fu per me come un canto liberatorio e si prolungò così a lungo che mi fermai ancora una notte a casa della strega.
Quando mi coricai, il mio animo era libero e sereno, come da molto tempo non lo era più.
La notte trascorse tranquilla.
La mattina seguente, poco dopo l'alba ero pronta a ripartire con una serenità che da tempo non ritrovavo.
Sulla soglia di casa la strega si avvicinò a me porgendomi una pergamena: - Avevi questa con te... -
Riconobbi la mappa, quella trovata addosso al ribelle.
La strega aggiunse: - La curiosità mi ha spinto ad osservarla meglio, erano anni che non ne vedevo una simile. -
- Davvero? - Domandai incuriosita.
- Mappe del genere le usavano i primi esploratori; vedi questi segni a te sconosciuti, non sono delle ubicazioni, ma dei punti particolari che se uniti in tutti i modi possibile con delle righe, formano una fitta triangolazione... il punto centrale di ogni triangolo indica un agglomerato, una kioskas, un tempio, insomma un luogo preciso... Mi sono permessa di segnarti su questa mappa i principali luoghi, per tua comodità e in più ho deciso di regalarti questa squadra con la quale potrai trovare altre triangolazioni e
chi lo sa che tu non trovi il tempio che stai cercando. Buona fortuna Floria! -
- La ringrazio di cuore -
Mi inginocchiai di fronte a lei. Non avevo parole.
Poi la abbracciai, ma prima di lasciarmi andare la strega aggiunse:
- Lascia che ti dica un'ultima cosa. Prima di partire sola per il viaggio torna alla kioskas, so che ti tormenta il pensiero delle tue compagne cadute, ma non puoi sapere a priori se qualcuno che ti seguirà morirà... E quindi che senso ha privarsi della gioia più bella, quella dell'amicizia per una cosa che non potrebbe neanche succedere? Un conto è la solitudine, l'altro l'egoismo e la presunzione... Non cadere nella loro trappola, sei ancora troppo giovane e nobile d'animo! -
Guardai la donna e accennai un "si" con il capo.
- Mi chiamo Edea! - Gridò prima di scomparire dietro la porta.
Guardai la mappa. Controllai le armi. Tutto a posto.
Perfetto, di corsa a Kolise.

 

Floria

     
     

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