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Paradisea
la Strega
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La nascita
Alla fine della terza era, una giovane sacerdotessa della Kioskas di
Kolise insieme alla sua inseparabile amica pantera Kimshara, mentre
si trovava al tempio dei sogni per chiedere aiuto alla dea Farahir,
incontrò un giovane guerriero dal nome a lei ignoto.
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Guardandolo attentamente vide che era un giovane molto
bello; i suoi occhi erano cristallini come l'acqua, i suoi capelli del
color del grano maturo, dal suo corpo muscoloso s'intravedevano i segni
delle battaglie alle quali aveva partecipato, sulla spalla destra era
impresso un tatuaggio tribale segno di coraggio o altro.
Ella ne fu incantata al solo sguardo e non sentiva di doversi proteggere
da lui, guardò la sua amica e vide che si era avvicinata allo straniero
e gli faceva le fusa come un gattino; tranquillizzata si avvicinò per
chiedergli il nome:
"Chi sei?" domandò con molta dolcezza, l'uomo non rispose.
In quell'attimo lei avvertì una sensazione strana, le parole non le
uscivano più dalla bocca e lui non dicendole nulla si avvicinò al suo
corpo e stringendola in un forte abbraccio la baciò.
Fu un bacio passionale e travolgente.
Entrambi furono presi dall'istinto, la carne si fece debole, i cuori
battevano come tamburi di guerra, fu una notte di passione e di vero
amore.
La mattina seguente, al risveglio, la sacerdotessa vide che lo straniero
era sparito, se ne era andato per la sua strada senza dirle nulla.
Affranta dal dolore, il suo cuore si spezzò ma non ne morì come pensava,
bensì in lei era nata una vita; per questo non poteva più rimanere a
Kolise, quindi decise di partire con Kimshara e dicendo a tutti che
doveva compiere una missione segreta, partì.
Passarono i mesi e la sacerdotessa pellegrinando per le foreste si
spinse ai confini di Arcano, qui incontrò un gruppo di ribelli, e nelle
sue condizioni non poteva combatterli e optò per la fuga.
Si nascose tra la fitta vegetazione della foresta, ma non poteva
scappare a lungo: i dolori erano forti, il bambino stava ormai per
nascere e così camminando a carponi cercando di non farsi nè vedere nè
sentire si preparò un giaciglio fatto con foglie e muschio e vi si
coricò, poi prese un legno e lo strinse fra i denti; pensava che se i
ribelli l'avessero sentita gridare per il piccolo sarebbe stata la fine,
e incominciò il suo travaglio lungo e doloroso.
Per un attimo pensò che sarebbe stato meglio combattere contro i ribelli
che soffrire in quel modo ma, dopo ore d'incessante travaglio, venne al
mondo una bimba forte e vigorosa che invece di piangere fece un lungo
sorriso alla madre, i pensieri di prima si dileguarono all'istante.
La sacerdotessa ormai esanime sentiva che il suo momento era quasi
giunto, si tolse il legnetto tra i denti (ormai disintegrato) e rivolta
a Kimshara disse:
"Stalle accanto, fai che non le accada mai nulla", poi si sbrigò a
prendere la piccola tra le mani; la pulì con le sue vesti bianche, ne
tagliò il cordone che le univa e alzandola verso il cielo vide che in
quella notte vi era uno sciame di stelle cadenti, così decise e disse
rivolta alla piccola:
"Ti chiamerò Paradisea, che significa paradiso che scende sulla terra",
dopo di che baciò sulla fronte la piccola e con il sorriso sul viso
morì.
Il dolore
Quando mia madre morì, incominciai a piangere e i miei lamenti
richiamarono l'attenzione degli animali di quella parte di foresta, che
impietositi mi presero con loro e mi allevarono come una loro figlia.
Kimshara era sempre vicino a me e raccontò a tutti chi fossi, in seguito
quando incominciai a capire raccontò anche a me chi era mia madre e il
perché mi avesse dato quel nome.
M'insegnarono come cacciare il pesce a mani nude come un orso, a lottare
con bestie più grandi di me per sopravvivere, ad essere agile, svelta
nei movimenti, furba e astuta come un felino, a trovare cibo anche se
non si vedeva con gli occhi, accentuarono il mio olfatto e il mio udito
ma soprattutto m'insegnarono le leggi della terra madre.
Ero coccolata ma allo stesso tempo mi dovevo comportare da grande anche
se ero ancora cucciola, vivevo come una selvaggia giocando con gli altri
cuccioli, imparai il loro linguaggio composto da movimenti del corpo e
suoni sconosciuti agli esseri umani, mentre Kimshara m'insegnava come si
comportava la gente nelle Kioskas, e dei loro modi di vita.
Passarono 10 anni, da quando mi trovarono gli animali, e la mia vita da
cucciola spensierata venne distrutta un giorno dall'arrivo nella foresta
dei cacciatori, che affamati di ricchezza uccisero molti dei miei amici
sia per le loro pelli sia per il gusto di vedere il loro sangue sgorgare
e macchiare la terra.
Vedendo la scena cercai di aiutare i miei amici, mi attaccai ad un
cacciatore mordendolo sul collo e gli cavai gli occhi con le unghie
affilate, Kimshara per difendermi si avventò su un altro uomo ma fu
trapassata da una lancia, ma non morì subito... allora le scoccarono
dardi avvelenati, e a quel punto la vidi crollare sotto i miei occhi
ormai pieni di lacrime.
Fissai con odio negli occhi dei cacciatori superstiti e in quell'istante
vidi quanto fossero avidi di denaro; cercai di scappare ma mi
catturarono non con poche difficoltà, mi legarono mani e piedi ad un
palo portandomi come un maiale, mi avrebbero venduta come schiava.
Io cercavo di liberarmi da quella posizione ma non ci riuscivo, ero
troppo debole, e mentre mi divincolavo vedevo le pelli dei miei amici
ancora sporche di sangue vicino a me.
Il dolore che stavo provando era immenso; odiavo gli esseri umani per
quello che avevano fatto, odiavo me stessa perché anch'io ero una di
loro e sarei voluta morire insieme ai miei compagni quel giorno, perché
anche se ero umana il mio cuore era con loro.
Alla fine mi rimase solo una cosa da fare: il grido degli animali quando
sono in pericolo; avvisai tutti i superstiti di scappare e di lasciarmi
al mio destino.....
Ma nel mio destino non era scritto ciò, una strega che viveva in quella
parte di foresta mentre ritornava a casa sentì le mie grida di dolore e
vedendomi in quello stato decise di aiutarmi; vidi delle saette uscire
dalle sue mani e parlando in una lingua che non capivo fece una magia
sui cacciatori, li fece diventare per un paio d'ore delle pecore, poi mi
si avvicinò e mi slegò.
Rimasi impietrita davanti a lei per quello che avevo visto, i miei occhi
erano rimasti sgranati, la guardavo e non riuscivo a muovere un passo
nemmeno per fuggire, era la prima volta che vedevo una cosa del genere.
Lei mi prese per un braccio e con forza mi condusse nella sua dimora.
La sua dimora, la foresta era più pulita al confronto, comunque finora
nessun ribelle era riuscito a trovarla in quanto la strega vi aveva
fatto un incantesimo: dal di fuori sembrava un cumulo di rocce, come lo
chiamava lei l'incantesimo dell'illusione consisteva nel far credere ciò
che noi vogliamo che ci sia.
Mi prese sotto la sua ala protettiva e all'inizio fu anche dura per lei,
doveva riportare alla civiltà una bambina che per anni si era comportata
da selvaggia.
Provò anche a farmi indossare degli indumenti, ma più lei provava più io
strappavo; alla fine vi rinunziò e decise che sarei rimasta con un pezzo
di stoffa cucita ai due lati dei fianchi che copriva solo la parte
intima del mio corpo.
Decise di chiamarmi Selva e quando sarei riuscita a parlare si sarebbe
fatta dire il vero nome.
Mi fece fare la gavetta, prima pulendo la sua abitazione e molto più
spesso (visto che lei odiava l'ordine) m'insegnò a parlare e scrivere
(perché se non sai nè parlare nè scrivere le formule non le puoi nè dire
e nè creare).
Successivamente m'insegnò a riconoscere le piante che mi sarebbero
servite per le mie magie, mi diede modo di sperimentare per poi
apprendere tutto il suo sapere ma, cosa più importante, m'insegnò a
comporre un filtro d'amore che ammaliava, seduceva e non spezzava il mio
cuore ma quello degli altri, perché l'amore non mi avesse fatto più
soffrire.
Successivamente quando imparai a parlare le raccontai la mia storia e il
mio vero nome.
Il lungo viaggio
Il tempo passava, io crescevo con esso e i miei mutamenti
s'incominciarono ad intravedere, la polvere per sedurre che utilizzavo
per incantare gli esseri viventi non serviva più, i miei occhi
riuscivano nell'intento senza di essa.
Un giorno, mentre mi trovavo nel bosco per cercare erbe curatrici per la
vecchia strega, sul mio cammino apparve un giovane guerriero.
Alla sua vista il mio cuore palpitò come non aveva mai fatto prima, lui
alla vista dei miei occhi rimase colpito... e non solo da loro, anche
dal mio aspetto; capelli lunghi mossi e biondi che si muovevano in modo
armonioso al passare delle folate di vento.
La mia vita da selvaggia mi aveva reso snella e agile nei movimenti e
poi non portavo vesti.
La strega mi aveva avvisato di stare attenta, di non fidarmi di nessuno
in quanto avrei potuto incontrare dei ribelli e dovevo starne lontana.
Comunque il giovane non sembrava un ribelle: era vestito troppo bene,
portava una mantella nera che lo ricopriva e sotto non potevo vedere i
suoi abiti o il suo corpo, i suoi capelli erano di un color corvino e i
suoi occhi sembravano impenetrabili.
Non avevo mai visto un essere dai lineamenti così dolci.
Mi si avvicinò e mi disse: "Cosa stai facendo sola soletta nel bel mezzo
della foresta?".
Io gli risposi: "Non sono affari di uno straniero conoscere i miei
segreti"
Lui contrattaccò: "Non volevo essere inopportuno, comunque non sono un
nemico: sono un mago guerriero venuto da terre lontane in cerca di pace,
ho conosciuto queste terre e la piaga che le sta distruggendo, e vorrei
allearmi con l'imperatrice Nimira e per questo mi sto incamminando verso
la Kioskas"
Detto questo, rimasi per un attimo perplessa, cambiai tono di voce
diventando più dolce verso lo straniero: "Scusami, non volevo attaccarti
a parole, il mio odio verso gli uomini è tale che divento scontrosa
quando ne vedo uno ed è raro che ne veda uno. Mi presento, sono
un'apprendista strega, il mio nome è Paradisea".
Rimanemmo a parlare a lungo del nostro passato e dei nostri dolori, poi
d'un tratto lui si avvicinò a me come fosse calamitato, io rimasi
immobile... forse non volevo fuggire, non ne sentivo l'impulso.
Mi prese con dolcezza la mano sinistra e me la baciò, i baci si
prolungarono su tutto il braccio per poi arrivare sul collo e da lì alla
bocca.
Non rimasi più immobile, come spinta da una passione che mi bruciava
dentro incominciai a contraccambiare spingendo il mio corpo verso il
suo, il mio seno sodo premeva sul suo petto andando su e giù fino a che
non arrivammo al culmine, quando non potemmo più resistere, e lui mi
fece sua.
Per me fu la prima volta e quel giorno scoprii l'amore puro, ma non durò
molto: lo straniero si dileguò come nebbia ed io rimasi sola nella
foresta a piangere.
Poi mi ricordai di quello che aveva detto, che "doveva andare in una
Kioskas"... allora avevo ancora una speranza di ritrovarlo, così decisi
di partire.
Al momento dei saluti la buona e cara strega mi svelò un segreto
nascosto per tanti anni:
"Io provengo da Klivia" incominciò a dire" finita la terza era decisi di
sparire, così mi rifugiai nella foresta per non dover più veder morire
amici e amori, e fino ad oggi mi sono protetta con l'illusione, ma ora
voglio proteggere te che parti per amore ma sulla tua strada troverai
anche dolore e guerre oscure. Ti regalo il mio mantello di rete tessuto
da mani abili di maghe potenti, il mantello ha poteri magici che
scoprirai solo in caso di grande pericolo per la tua vita, ti proteggerà
fino a che tu non lo donerai ad altri".
Poi aggiunse: "In questi ultimi tempi ho notato il cambiamento dei tuoi
occhi, sembrano aver assorbito la magia dell'ammaliare. Forse era già
tua dalla nascita, quindi prendi anche questi occhiali e toglili quando
non vuoi combattere: tu sai cosa accadrà, lo sai da molto. Ora va figlia
mia, e combatti nel nome della pace e dell'amore".
Salutata la vecchia strega, m'incamminai verso l'ignoto.
Girovagando in lungo e in largo a volte m'imbattevo in ribelli sempre
più spietati che al solo mio sguardo diventavano docili come agnellini,
in quegli attimi capivo i loro piani oscuri e seppi da loro della
gravidanza dell'Imperatrice.
Capii che il mondo di Arcano aveva bisogno di un grande aiuto, le lotte
si facevano sempre più cruente, i ribelli cercavano migliori armi e
l'imperatrice Nimira era sempre più in pericolo, soprattutto ora.
Vagabondai per queste distese terre per anni prima di giungere nella
Kioskas di Kolise, dove un dì partì mia madre, alla ricerca di quell'amore
perduto.
Così mi stabilii qui nell'ombelico di questo mondo, per combattere
contro i ribelli e riportare la pace e l'amore perduto.
Forse un giorno riuscirò a ritrovare il mio d'amore, perduto in una
foresta d'illusioni.
Paradisea
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