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Ennesimo attacco dei Ribelli

 

Il sole si incunea tra le pendici innevate delle montagne.
Il bianco e soffice manto appena caduto nella valle riflette la luce, facendo brillare ancor maggiormente le luccicanti armature di ferro.

Uno sconfinato esercito di Cavalieri Guerrieri: Ardes, Betris, Caliur, Etek, Gams, tutti schierati lungo il fiume dalla Kioskas di Nistra alla Kioskas di Nakir, a proteggere Arcano, ultimo baluardo di queste terre...
Gli uomini, racchiusi nelle brillanti armature d'acciaio, sprofondano fin quasi alle ginocchia nella neve.
I lunghi foderi delle pesanti spade lasciano profondi solchi nel manto nevoso.
Sul torace, incisi sulle armature, i simboli delle rispettive casate di appartenenza.
Le mani appoggiate con forza sulle grandi else, gli scudi già imbracciati.
Gli sbuffi di fiato salgono verso il cielo attraverso elmetti dalle forme più disparate e grottesche; da alcuni di questi pendono candelotti di ghiaccio.
Alcuni Cavalieri non hanno ancora indossato l'elmo, lo tengono tra le mani, il loro sguardo rivolto verso i crinali innevati antistanti proprio in direzione del tramonto.
Dietro i Cavalieri gli animali affondano nella neve, corposi sbuffi bianchi fuoriescono dalle loro narici innalzandosi verso il cielo.
Un intenso profumo di spezie e carne salata sale dai carri, il loro peso e il ghiaccio formatosi su alcune ruote li hanno fatti sprofondare moltissimo, ormai è quasi impossibile smuoverli.

""ALLARMI""
<Osservano i crinali>.
Il sole batte sui loro occhi; le voci dei Guerrieri si affollano nell'aria, i Comandanti, nel mentre, dettano
imperterriti ordini, cozzando con le armi gli scudi per farsi ascoltare.
Gli stendardi si elevano dal centro degli schieramenti, i loro colori accesi sventolano sulle teste dei cavalieri.
I soldati si preparano, le lame sguainate brillano dell'ultimo sole del tramonto, i cavalli sono montati dai guerrieri più esperti.
Qualche scudo scivola dalle mani dei giovani guerrieri impietriti; alcuni di loro poi cadono sulle ginocchia, le mani strette al petto, tra le labbra una preghiera e una bestemmia.
Tutti gli elmi si levano per vedere la scena spettacolare.
Sui crinali opposti in direzione del tramonto, tante piccole macchie nere iniziano a scendere lungo il dirupo.
Alle loro spalle un'immensa nuvola bianca copre lo sfondo rossastro.
Sono i Ribelli, sono tanti, tantissimi.
Le loro asce bipenni scintillano alla luce del sole.
I loro giganteschi scudi rotondi di legno ben levigato e scuro sono levati verso il cielo, i loro cavalli scendono al galoppo veloci lungo la scarpata.
Il loro grido solca l'aria mietendo paura negli avversari più inesperti.
Man mano che scendono le loro sagome si distinguono con miglior chiarezza, sono uomini alti, possenti.
I piccoli elmi di ferro paiono avvolti dai loro lunghi capelli scuri.
Le piccole armature di piastre ricoprono a malapena i loro toraci muscolosi.
Le braccia sono coperte da lunghi guanti di pelle, tutti portano legato un grande scudo di legno così grande da coprire metà guerriero.
Le loro armi sono levate al cielo, le asce riflettono ancora ogni raggio di sole ancora presente, le pesanti mazze offuscano la vista a chi gli sta dietro.
I loro rudimentali stivali, fatti con pelli di animali, sono ricoperti da una patina bianca di ghiaccio.
I loro cavalli paiono invasi dalla foga del combattimento: il galoppo sempre più frenetico e la testa diretta verso il nemico sottostante.
Sempre nuovi ribelli spuntano da dietro i crinali innevati.
La loro carica pare inarrestabile.
Sul fondo della valle i Guerrieri di Arcano sono pronti, stretti e compatti, le lance imbracciate dalle prime file di soldati.
Gli arcieri tesi, le frecce incoccate, gli archi levati al cielo attendono solamente che il nemico giunga a tiro.
I cavalieri a cavallo sono pronti a contrastare ai fianchi l'orda nemica; il sole è però di fronte a loro impedendogli di vedere bene il nemico.
L'orda ribelle aumenta sempre di più il suo impeto.
L'urlo che esce dalle gole è sempre più possente.
La soffice neve si leva nell'aria al loro passaggio,formando un sottile velo davanti al rosso disco solare.
I due eserciti sono sempre più vicini, i guerrieri in armatura nei ranghi sempre più serrati.
Gli sguardi fissi sul nemico passano gli elmi metallici.
Le mani con le lunghe lance tremano leggermente per la morte incombente.
Gli occhi dei ribelli rivolti fissi verso gli avversari.
Le labbra aperte in un grido implacabile.
Le armi pronte a dare il riposo eterno.
Un primo nugolo di frecce vola alto sopra gli schieramenti, molte cadono nella soffice neve, altrettante colpiscono uomini ed animali.
Gli uomini colpiti a morte cadono a terra, affondano lievemente nella bianca coltre prima di essere calpestati dai compagni in carica.
Gli animali colpiti stramazzano rovinosamente in avanti, schiacciando ed uccidendo i loro cavalieri.
I loro compagni non badano minimamente ai morti; presi dalla foga della carica non sentono il dolore delle frecce infilzate negli arti.
La neve già comincia a tingersi di rosso.
Un secondo nugolo di frecce vola a parabola nel cielo.
Altre vittime cadono al suolo, arrossando ancor di più la valle.
Ormai i due eserciti sono vicini, i Guerrieri in armatura vedono gli occhi dei Ribelli.
I ribelli sentono la paura nascosta sotto le inaccessibili armature.
I due eserciti si scontrano, il fragore del combattimento è enorme, la vallata amplia i rumori in un potente eco, la stessa neve millenaria pare tremare sui monti.
Le dure ed inaccessibili armature si squarciano sotto le lame e le mazze dei Ribelli, le armature si tingono di rosso, sangue che fuoriesce dai toraci sventrati, la prima fila di difensori è presto abbattuta ma sul terreno non si riconoscono nè vinti nè vincitori.
L'orda Ribelle continua la sua carica sulla seconda linea difensiva, i cavalieri colpiscono ai fianchi i Ribelli, ormai non esistono più due eserciti, gli uomini sono ammassati uno sull'altro.
I morti ed i morenti vengono ripetutamente calpestati da compagni ed avversari.
Il sole ormai non illumina più la valle.
La luna getta il suo tenue bagliore sul campo di battaglia.
I corpi sono lì, tesi, immobili.
Nessuno dei Ribelli è sopravissuto a questa follia, nessuno.
I comandanti danno disposizioni per la raccolta dei loro morti, e la cura dei feriti.

Un corvo nero, appoggiato su di un troncone di lancia, gracchia al cielo.
Il canto dell'uccello è simile ad un requiem.
Il suo becco pare deformarsi in un ghigno.
I suoi occhi sono rivolti verso di me; brillano di un rosso sottile ma intenso, riconosco il suo essere demoniaco.
Arcano anche stavolta è salva.

 

Abigor

     
     

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