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Dagli Stati dell'Unione

 

MYRT

"Bel colpo, davvero un bel colpo, questa devi segnartela come la tua impresa più intelligente, cara mia."
Non c'era luce nel vicolo, fatta eccezione per una piccola insegna verdastra che, lampeggiante, segnalava il suo "motel" alla strada deserta.

Pozzanghere nere e oleastre tremavano piano al passaggio di una figura femminile che rasentava i muri, se non spaventata almeno prudente, attenta ad ogni più piccolo rumore... un gatto le passò davanti correndo, lei attese che la nera silhouette sparisse oltre l'angolo poi continuò ad avanzare........ e finalmente si arrestò: alla luce dell'unico lampione vide quello che cercava: un piccolo gruppo di uomini tanto indaffarati da non notare la sua presenza. Sembravano tutti rapiti dai gesti di uno solo che, alto ed avvolto in un lungo soprabito nero, stringeva le loro mani restituendole piene.
Lei uscì dall'ombra e affrettò il passo: non appena si mosse i gruppo di uomini si girò verso di lei, e l'uomo alto spiccò la corsa, scivolando oltre l'angolo con la grazia di un felino, mentre anche la donna cominciava a correre: lei allungò la mano per afferrare l'ultimo lembo dell'abito dell'uomo quando si sentì tirare bruscamente per i capelli e, stordita dalla sorpresa, mandata a sbattere con il viso contro il lampione.
Scosse la testa mentre si sentiva riprendere più saldamente per la chioma e riuscì solo all'ultimo ad evitare il secondo colpo, si girò, e con una mossa fulminea tracciò con il pugnale un lungo sorriso sulla faccia del primo dei suoi assalitori, fermandosi solo dopo che l'osso della mascella, con uno schiocco sonoro, uscisse dalla sua sede, lasciando solo un macabro manichino sul selciato.
La ragazza si dileguò nel buio, sulle tracce dell'uomo alto.
Mentre camminava, guardandosi spesso indietro, Myrt si pulì distrattamente il sangue che aveva sulle labbra spaccate, si passò una mano tra i capelli facendone scivolare via le ciocche strappatele via e si ritrovò davanti ad un tunnel, in cui discese: entro poco incontrò una banchina e due binari che correvano in senso opposto, qualche panca in metallo e, per sua fortuna, nessuno in giro che potesse vederla.
Quando passò davanti ad un vetro rotto rimase inorridita, tanto era diversa la sua faccia da quell'immagine che ora le rimandava quello specchio di fortuna: si tastò prudentemente lo zigomo sinistro con una smorfia di dolore, vide gli affreschi nervosi che si era disegnata inconsapevolmente sulle guance sfiorandosi le labbra sanguinanti, la sporcizia che le era rimasta incrostata sotto le unghie.
Chiuse gli occhi controllando le lacrime, la rabbia, li riaprì scoprendo di fianco a sè una figura che la osservava torva: si girò, la mano sul coltello, ogni muscolo teso.
L'uomo le rivolse la parola:
"Io lo so chi cerchi. Non posso dire di averlo visto, ma lo so."
Myrt lo guardò meglio, e si accorse che all'uomo mancavano entrambi gli occhi, strappati ferocemente dalle orbite.
Rimase in silenzio, mentre l'altro continuava.
"Si che lo so. Io lo conosco, sai?"
"Ti ha fatto lui.... questo?"
L'uomo scoppiò a ridere, poi la risata mutò in un impeto violento di tosse.
Quando riuscì a riprendere fiato lo sconosciuto aggiunse:
"Lui? Ragazza mia, come fai a dire una cosa simile?"
Ancora una volta lei restò in silenzio.
"Ma non lo troverai qui. E' passato si, pochi minuti fa, e a giudicare da quanto ansimava devi avergli messo una paura del diavolo. Eppure non mi sembri in grado di.."
Le passò fulmineamente le mani sul viso, giusto in tempo per sfiorare il sorriso sprezzante che era nato sulle labbra di lei:
"Mi sbagliavo. Chiunque tu sia sei di sicuro un osso duro. Dee aveva ragione di..."
"Dee?" chiese lei.
"Si, Dee. Viene da...."
"Arcano. Dee, hai detto: ora si fa chiamare così?"
"E' l'unico nome che gli riconosca questo ritrovo di squali."
Lei restò in silenzio, poi:
"Dimmi dove lo posso trovare."
A quel punto l'uomo tacque.
"Dimmi dove lo posso trovare." ripetè lei, stentorea.
"Chi sei tu, abituata al comando?"
Toccò a lei tacere, questa volta, finchè lui non sorrise e disse:
"A giudicare da quello che sento sta risalendo adesso sulla via S. Martin. Di là."
Ed indicò le scale in fondo alla banchina.
Lei non attese un attimo, raggiunse le scale, con tre balzi le superò velocemente, giusto in tempo per vedere l'ormai noto soprabito sparire dopo l'angolo: ansante, si ritrovò in una strada chiusa, coperta di rifiuti, ingombra di vecchi elettrodomestici, scatole vuote, cassonetti.
Myrt avanzò guardinga verso l'interno, dove la luce spariva, rivolse lo sguardo al buio e cominciò a parlare:
"Draven. Dee. O come diavolo ti chiami. Avanti, lo so che sei qui."
Le rispose solo un allarme che aveva cominciato a suonare chissà dove.
Rimase a lungo in silenzio nel buio, le mani lungo i fianchi, in attesa.
Poi urlò:
"VA BENE, VUOI RESTARE QUI? RESTACI! AL DIAVOLO SE NON RICONOSCI LA MIA AUTORITA', AL DIAVOLO TE E TUTTI I DRAGONI, PENSAVO CHE AVRESTI SALUTATO UN'AMICA, MA EVIDENTEMENTE MI SBAGLIAVO! CONIGLIO!"
Si voltò con una smorfia di disprezzo e fece per voltare l'angolo.... quando alle sue spalle sentì una voce familiare:
"Madras."


DRAVEN

Non credeva ai suoi occhi.
In tutto questo tempo, si era convinto di essersi lasciato il passato alle spalle, si era convinto che Arcano sarebbe stato soltanto un fantasma della memoria.
Invece ora Arcano aveva di nuovo un volto, e una voce.
Myrt era lì.
Si maledisse per essersi fermato, avrebbe dovuto correre via, continuare a nascondersi.
Myrt era l'ultima persona che avrebbe voluto incontrare sulla Terra, una delle poche persone che avrebbero potuto intralciarlo nella missione che si era prefisso.
La missione.
Quasi lo aveva dimenticato, ma non era il caso di pensarci adesso.
Ora doveva scoprire perchè Myrt si era recata negli Stati dell'Unione, lei che, essendo una Madras, sarebbe stata un buon modo di vendicarsi per i Presidenti della Confederazione.
"Madras" ripetè "Non sei al sicuro qui. Tornatene da dove sei venuta"
Myrt lo guardo' duramente "E' quello che intendo fare... ed è quello che farai tu"
Dee sorrise, guardando in terra e accendendosi una sigaretta.
Porse il pacchetto alla Madras, che rifiutò.
Inspirò profondamente, e lanciò una nuvola di fumo al volto impassibile di Myrt.
"Io non vado da nessuna parte" disse, fronteggiando l'amazzone.
"Perchè? Che cosa ci fai qui? Perchè hai abbandonato Selkis, e Rue, e..." si fermò, mordendosi un labbro.
Dee le girò attorno lentamente "Sempre troppo orgogliosa, mia Madras. Ma toglimi una curiosità, come sei giunta fino a qui?"
Myrt sorrise, senza voltarsi a fissarlo "Non sei l'unico che conosce Caron. Anche se abbiamo eliminato la minaccia di Norman Atek, alcuni contrabbandieri terrestri continuano a minare la miara e a portarla qui. Semplicemente la prendono da luoghi nascosti che la gente comune non conosce"
Dee rise "A quanto pare, noi non siamo gente comune!"
Myrt rimase immobile "Bravo, hai avuto il tuo riconoscimento. Ora possiamo andarcene da questo posto puzzolente?"
L'uomo le parlò all'orecchio, poggiando il suo petto sulle spalle di lei "Te l'ho detto, Madras, io non vado da nessuna parte".
Myrt sentì la pressione di uno spow-gun puntato alla sua schiena.
"Hai perso tutto il tuo onore, Draven di Dulkar" disse con disprezzo "Dunque sarò la tua prossima vittima?"
"Vittime, Myrt?" disse con rabbia, colpendola violentemente con il calcio della pistola dietro la nuca.
"Vittime?" ripetè a Myrt svenuta, riponendo l'arma nella giacca, e incamminandosi nella notte.
"Non lo siamo tutti?"


MYRT

"Questa me la ricorderò, e parola mia quando sarai rinsavito te la farò pagare"
Myrt riaprì gli occhi, e la mano le corse subito alla nuca dolorante: respirò a fondo, poi si alzò, reggendosi al muro, che sembrava oscillare pericolosamente, e fece qualche passo, stringendo i denti e cercando di schiarirsi le idee, di scacciare la rabbia dalla mente, di rimettersi in piedi.
Chiuse gli occhi, li riaprì, e finalmente il vicolo smise di oscillare: si guardò intorno chiedendosi quanto tempo fosse rimasta incosciente e quanto risentimento il suo ex capo dei dragoni e ex amico avesse messo in quel colpo, e avanzò, senza una precisa idea di dove andare, certa di quanto le girasse la testa... quando una figura le si parò davanti.
Myrt alzò lo sguardo: "Cos'è, hai cambiato......" le parole le morirono sulle labbra quando riconobbe nell'uomo di fronte a lei uno degli assalitori che aveva seminato poco prima (o forse era molto prima?).
Fece un balzo all'indietro, estrasse il pugnale dallo stivale e cercò di recuperare l'equilibrio, mentre le si facevano addosso in sei: il primo le capitò praticamente a portata di lama, non fu difficile tagliargli la gola, mentre il secondo la colpì con una frusta, che alla seconda sferzata le si arrotolò sul braccio come un serpente.
La ragazza afferrò la frusta con le mani, diede uno strattone e conficcò la lama del coltello nella fronte dell'uomo; liberò la lama e improvvisamente le si oscurò la vista: perplessa, come se il corpo non fosse il suo, fece un mezzo passo in avanti e gli altri tre la gettarono a terra.
Quasi due ore dopo si allontanarono soddisfatti.
Myrt, accasciata a terra, si appoggiò ad un braccio per rimettersi in piedi, e strani lampi di luce le danzarono davanti agli occhi: vomitò un fiotto di liquido nerastro.
Poi svenne.
In quel momento sorgeva il sole su Nea polis 4


DRAVEN

Non è facile combattere il dolore.
Fisco, mentale, spirituale, non è un nemico che si faccia battere facilmente.
Ma a Nea Polis 4, Dee dà una mano a quelli che soffrono di più.
"Tieni" dice loro "è la migliore che troverai".
Oggi però Dee soffre più degli altri, e allora, come dicono sulla Terra, aiutati, che Dio ti aiuta.
Dee non lo sa se Dio lo può aiutare, ma nel frattempo ci pensa da solo.
Prende la fialetta, la inserisce nella ipodermica ad aria compressa, una sorta di pistola chirurgica per le iniezioni.
La appoggia all'avambraccio e preme il grilletto.
Si stende, si rilassa.
Il dolore incomincia a cedere il passo allo stordimento.
Ripensa alle cose belle della sua vita, alle foreste, alle persone, ai sogni.
Non dura molto, dura sempre di meno ogni volta, e il dolore ricomincia.
Tra breve, non gli farà più alcun effetto.
Ma Dee non conta di arrivare a quel giorno.
La segreteria olografica del comlink trasmette un messaggio.
La ricezione non è un granchè, ma non si può pretendere troppo da un impianto pirata.
"Dee, sei in casa?" chiede la voce metallica "Dee, sono Vincent, ho il risultato degli esami... dico, degli ultimi"
Dee si stende su di un lato, porta le gambe al petto.
"Senti Dee, mi spiace, ma te lo avevo detto... era tutto corretto" la voce si fa più timida, quasi timorosa "ce l'hai amico, ce l'hai per davvero. Mi dispiace, davvero" la comunicazione si interrompe.
Dee sorride.
Si, è tutto un sogno, una specie di brutto sogno, e tra poco si risveglierà tra cuscini di seta, avvolto dal profumo delle rose secche e delle foglie di rabarbaro.
Sarà su Arcano, e sarà una bellissima giornata di sole.
Poi si ricorda che i sogni sono solo utopie sulla Terra, e allora passa ai ricordi.
Cacciava nella foresta, quando si accorse di un frammento lucente cadere dal cielo e atterrare poco distante.
Andò ad indagare, e trovò un relitto di una nave stellare Terrestre, e un unico superstite.
La donna si trascinò fino a lui, ferita e boccheggiante.
Aveva dei segni simili al morso di un serpente velenoso, e così Dee tentò di succhiarle via il veleno.
Dee la aiutò, e questa fu la sua condanna.
La terrestre, cavia umana di una delle megacorporazioni della Terra, era infetta da un mortale virus da laboratorio, che ne aveva portato alla lenta ma inevitabile morte.
Un virus che si trasmetteva attraverso il sangue.
Dopo aver consultato senza successo alcuni guaritori di Arcano, Dee si rese conto che l'unico modo per trovare una cura era recarsi alla fonte del male.
E si era ritrovato a Nea Polis 4, solo, disorientato, ed era rimasto ingabbiato nel labirinto delle leggi, degli orrori, della schiavitù.
E non sapeva come uscirne.
Ma il virus lo avrebbe aiutato.


MYRT

"Cosa diavolo....."
Myrt riaprì gli occhi e fu costretta a richiuderli immediatamente.
Poi, piano li riaprì, sentendoli soffrire le pugnalate inferte da quell'orribile luce azzurrina: entro poco fu comunque in grado di scorgere un paio di figure chine su di lei, figure bianche prive di lineamenti.
Una di queste le afferrò il polso, Myrt diede uno strattone e colpì il naso dell'essere, mentre l'altro bofonchiava qualcosa in una lingua incomprensibile.
Tre di loro le afferrarono gli arti mentre quello rimasto in piedi si tolse la mascherina e disse:
"Bentornata nel mondo dei vivi." Dopodichè tutto divenne nero.
Il risveglio successivo fu decisamente più piacevole: la prima faccia che Myrt vide fu quella di una donna spaventosamente grassa che le sorrideva bonaria.
L'amazzone la guardò perplessa e chiese: "E tu chi saresti?"
L'altra sorrise placida:
"Mi chiamo Rose. E tu?"
"Io? Io....... Nadia."
"Beh, Nadia, ho una buona notizia per te e una cattiva..... quale preferisci?"
"Quella cattiva" rispose la Madras, deglutendo a fatica: l'infermiera le passò un cubetto di ghiaccio e continuò:
"Quella cattiva è che sei stata ricoverata in ospedale con gravissime lesioni interne, che sei uno straccio e che ti ci rivorrà una vita per rimetterti in piedi."
"Ah, che bello." Mormorò Myrt.
"Quella buona è che sei viva e che non morirai a breve. Sei stata fortunata..."
"Si, si, lo so, mi hanno conciato proprio per benino."
"No, sei stata fortunata perchè hai toccato degli infettati e evitato il contagio."
"Infettati?"
"Si, tesoro. Una bella fortuna, no?"
"Si, si, certo, tesoro la chiami tua sorella. Infettati da cosa, di grazia?"
Rose la guardò in silenzio, perplessa:
"Che razza di domanda è?"
Le due donne si guardarono in silenzio, poi Rose rimboccò le coperte alla paziente e si sedette sul letto, facendolo gemere pericolosamente: Myrt la guardò un po' preoccupata poi si spostò ulteriormente di lato per non finire schiacciata.
L'infermiera prese un bel respiro:
"Devi essere ancora confusa, altrimenti sapresti della terribile epidemia che ha appestato tutta Nea Polis 4.... E non c'è niente da fare, il governo ci lega le mani, non ci fornisce i fondi per la ricerca, cercano una maniera per invadere qualche pianeta lontano e non vogliono che si trovi una cura.... Così ci limitiamo a guardare i pazienti morire, fornendo solo qualche piccolo rimedio al dolore, rallentiamo il decorrere della malattia, ma più di così non possiamo fare.... forse tra qualche tempo riusciremo a trovare il modo di arrestarne se non altro lo sviluppo, ma per allora chissà se sarà rimasto qualcuno su tutta la Terra.....
Del resto le istituzioni governative ci impediscono anche di somministrare i piccoli paliativi scoperti..... così siamo costretti a servirci di privati cittadini che mettono in pericolo la loro intera esistenza, spesso perchè ormai per loro non fa più differenza....."
Rose sospirò, poi cominciò a piangere, il petto prosperoso sobbalzò in singulti a mezza voce, mentre Myrt la guardava incerta sul da farsi.
Alla fine la Madras mise una mano sulla spalla dell'altra e le diede un paio di pacche secche: questo bastò perchè l'infermiera riprendesse il suo sorriso, saltasse in piedi e, affaccendata più di un'ape, cominciasse a sprimacciare il cuscino della Madras con rinnovato vigore.
Poi si fermò, guardò Myrt e sussurrò:
"Adesso ti lascio... devi dormire."
Spense la luce centrale e chiuse la porta: Myrt accese il lumino sopra al letto.
Rimase a lungo a braccia conserte.


DRAVEN

"E' una stronzata Dee, e lo sai"
La voce di Vincent si diffondeva attraverso gli altoparlanti situati ai quattro angoli dell'hangar.
Dee controllava con cura le armi disposte sugli scaffali, ne sceglieva alcune, le indossava, altre le posizionava in un grosso zaino di nylon.
"Non puoi semplicemente andare lì, entrare nell'ufficio del presidente della Biocorp e dirgli - salve, sono Dee, mi sono beccato il Vaiolo Nero, dammi la cura o ti faccio fuori -. Dico, non si fa così. Non sai neanche se esiste una cura" continuava la voce metallica sarcasticamente.
Dee sistemò la cellula energetica dello spow-gun con un colpo secco "Se esiste una cura, lui ce l'avrà" rispose, concentrato sul suo lavoro.
"Insomma Dee, l'edificio è sorvegliato meglio di Fort Knox, ci sono guardie di sicurezza dappertutto, per non parlare dei droidi sentinelle, trappole al laser, sistemi di identificazione della retina e delle impronte digitali, e tutto il resto... non puoi entrare lì dentro" la voce esitò per alcuni istanti "ed io non ti posso aiutare. Troppo rischioso".
Dee comprendeva.
Vincent era stato un buon amico. Ma era pur sempre un uomo d'affari.
Prese dallo scaffale l'ultima arma, una lama monofilare ad alta vibrazione, l'ultima novità nel campo delle armi da mischia, così potente da poter tagliare il metallo come fosse burro fuso.
Sarebbe stata l'arma perfetta per Myrt.
"Non temere, Vinnie" disse, saltando sulla fly-bike e scaldando i motori "ho pensato a qualcun altro che forse può darmi una mano. Grazie di tutto."
La porta dell'hangar si aprì, e la fly-bike schizzò fuori alla velocità del suono, lasciando dietro di sé due spirali di polvere.
Attraverso gli altoparlanti si udiva un lieve ronzio.
"Addio, amico" disse la voce metallica alla polvere sul pavimento.

***

La finestra esplose in miriadi di piccoli pezzi di vetro, svegliando Myrt di soprassalto.
La sua mano andò a cercare il pugnale che teneva sempre sotto il cuscino, ma si ricordò subito che quella non era la sua stanza da letto su Arcano, e afferrò il primo oggetto che le capitò sotto mano: l'asta che le reggeva la flebo.
Un vento poderoso entrava dalla finestra rotta, e lì, fluttuante al 35° piano dell'edificio dell'ospedale, si trovava uno strano oggetto volante, con un uomo a cavallo.
L'oggetto proiettava una potente luce proprio negli occhi di Myrt "Spegni quell'affare, e fatti avanti, feccia!", gridò, il suo coraggio di Madras sempre intatto.
Dee spense i fari, e rimase a fluttuare sulla sua fly-bike fuori dalla finestra.
"I miei omaggi, Madras" disse "Scusami per l'entrata un po' scenica, ma non ho molto tempo, tra poco la sorveglianza sarà qui"
Myrt lo guardava stupita e arrabbiata: non aveva ancora dimenticato il loro incontro nel vicolo.
Un allarme risuonò all'interno dell'ospedale.
Dee porse la mano a Myrt attraverso la finestra "Allora, che fai... vieni o no?"


MYRT

"Che razza di domanda è Lord, credi che mi piaccia stare qui a farmi bucherellare da un elefante in gonnella?"
Myrt balzò fuori dal letto, aprì l'armadio in fondo alla stanza, afferrò i suoi vestiti e, con indosso il pigiama dell'ospedale, prese la mano che le tendeva Draven: in un attimo si trovò proiettata nell'aria per atterrare sul sellino della fly-bike, quasi nello stesso momento in cui quello strano aggeggio si spostava dalla finestra.
Rimase seduta per un attimo con le mani lungo i fianchi poi, quando la fly-bike partì con uno sbuffo di luce azzurro, facendola sobbalzare, si strinse a Draven: lo sentì ridacchiare un po' sorpreso, mentre filavano ad una velocità che Myrt non avrebbe mai nemmeno potuto credere possibile.
"Che diavolo hai da ridere, Dragone?"
"A ben pensarci non ho nessuna voglia di ridere."
Mentre sfrecciavano tra i fatiscenti palazzi di Nea Polis 4 Myrt aprì la bocca più volte per dire qualcosa, per poi richiuderla ogni volta.
Alla fine Draven disse: "Hai finito di fare la carpa?"
Myrt guardò la schiena dell'uomo, perplessa, poi vide uno degli specchietti ai lati e sorrise:
"Io credo di aver capito chi è Dee. E spero di non averne compreso il motivo. Lo spero davvero."
L'uomo rimase in silenzio, lei scosse lentamente la testa:
"L'hai preso anche tu?" Altro silenzio: "Oh, merda..." continuò lei.
Restarono in silenzio, Myrt appoggiò la testa sulla schiena del Dragone, desolata.
La voce di Draven la fece sobbalzare: "E tu?"
"No. Ho solo subito le conseguenze della solidarietà che ci dev'essere tra voi..."
"Appestati? Dillo pure, Madras."
"Non era la parola a cui stavo pensando. E non essere così aggressivo. In fondo se non te la fossi data a gambe non sarei mezza rotta, e stai sicuro che quando tutta questa faccenda sarà finita troverò il modo di fartela pagare."
"Mi fa piacere sentire qualcuno così sicuro della fine di questa storia. Non sai nemmeno dove stiamo andando"
"Certo che sì. Oh, è ovvio, non nei dettagli, ma il fatto che tu sia armato fino ai denti mi fa immaginare qualcosa di abbastanza preciso. Ho solo una domanda: devo fare a pugni o hai qualcosa anche per me?"
Per tutta risposta Draven le passò la lama da sopra la schiena: lei la prese, se la rigirò tra le mani: "Carina..." fece un paio di affondi nell'aria, poi, soddisfatta, la ripassò a Draven.
Ormai l'amazzone cominciava ad abituarsi alla velocità della fly-bike, si staccò dal Dragone e cominciò a vestirsi: alla fine si alzò in piedi per chiudere la fibbia dei pantaloni, si sfilò dalla testa il camice, lo lanciò nel vuoto, e si avvolse nel lungo soprabito viola.
Quando si risedette sentì Draven ridere un'altra volta:
"si può sapere che c'è?" chiese, stizzita "Assolutamente nulla. Solo mi chiedevo cosa avrebbero pensato le tue Froll di quei pantaloni."
"Tutto il bene possibile: sono comodi, mi sorprende che il latex non sia mai arrivato da noi. E comunque non potevo andarmene in giro in divisa. Del resto mi sembra che anche il tuo abbigliamento sia un tantino... poco dragonesco."
"Mh."
Myrt lo guardò in silenzio poi chiese:
"Ma si può sapere perchè non l'hai detto a nessuno? Perchè non me l'hai detto? Ad Arcano è successo il finimondo, ho dovuto difenderti da un'accusa di tradimento senza nemmeno la certezza di essere nel giusto. Avremmo potuto aiutarti. E vorrei proprio sapere che cosa ti ha spinto a venirmi a prendere, visto che in apparenza sembravi deciso a fare tutto da solo."


DRAVEN

Non era il momento delle spiegazioni, o comunque Dee non se la sentiva di fare la vittima proprio in quel momento.
Come spiegare a Myrt la scoperta della malattia, la frustrazione nel non poter battere un nemico invisibile, l'ammissione di essere impotente di fronte ad un male del genere?
Draven, comandante dei Dragoni di Dulkar, battuto da un creatura così minuscola e subdola.
Draven, l'eroe di Arcano, che muore nel suo letto, tra i lamenti e i gemiti.
Mai.
Aveva preferito sparire, per trovare una cura, forse, o comunque per morire lontano dalla terra che lo aveva amato, e che sperava lo avrebbe ricordato come un guerriero, non come un malato in fin di vita.
"Non l'ho detto perchè era una cosa di poca importanza" scherzò.
Myrt stava per replicare, ma Dee la fermò.
"Ad ogni modo, è inutile parlarne adesso" indicò un gigantesco grattacielo davanti a loro, così alto da toccare quasi la cupola che proteggeva la città.
"Ho pensato che avrei avuto bisogno di un paio di mani in più per abbattere un gigante del genere" disse, oltre il rumore della turbina della fly-bike.
Myrt osservò l'immane edificio, una costruzione colossale di acciaio e vetro.
"Non dirmi che dobbiamo entrare lì dentro" fece lei ancora stupita.
Dee sorrise, a poche centinaia di metri dal grattacielo "Si, e non siamo stati invitati" disse.
Dee incominciò a fare larghi giri con la fly-bike attorno all'edificio, pensieroso.
Myrt era impaziente, capiva la pericolosità della loro presenza in quel luogo, e si allarmò ancora di più quando sentì in lontananza le sirene della vigilanza avvicinarsi.
"Lord, mi sa che è ora di fare qualcosa, credo ci abbiano già scoperti" disse, sfoderando la spada, e guardando verso il basso le migliaia di veicoli sfrecciare a velocità supersonica sotto di loro.
"Che razza di guaio!" disse battendo il pugno sulla schiena di Dee.
L'uomo stabilizzò il veicolo a 50 metri dal grattacielo, in prossimità del 123esimo piano.
Sintonizzò il suo comlink su una frequenza predeterminata.
"Si... pronto... il signor Masterson, per favore... capisco... gli lasci solo un messaggio... gli dica di spostarsi dalla finestra, sto per lanciare un razzo a penetrazione laser per aprirmi un varco... non vorrei che ci restasse secco, ho qualche domanda da fargli... grazie" chiuse la comunicazione.
Myrt lo guardò con la bocca spalancata, mentre Dee prendeva una grossa arma da fuoco dallo zaino, e la poggiò sulla spalla, prendendo la mira.
"Tienti forte, madras, questa è l'unica arma che può bucare quel vetro, ma il rinculo è un po' pericoloso" e fece fuoco.
La salva di energia partì dal lungo cannone, spingendo la fly-byke indietro di alcuni metri.
Il colpo impattò contro il vetro blindato, e lo penetrò per una decina di centimetri, poi si dissolse.
"Per la Dea" imprecò Dee "mi sa che un colpo non bastava"
Myrt si riprese dallo sparo, e osservò il danno fatto.
"Siamo nei guai, Lord" disse guardandosi attorno, scorgendo i primi mezzi della sorveglianza "Dobbiamo muoverci, dannazione!"
Dee ritornò in sella, abbassò il visore del suo elmetto, e sorrise.
"Si, dobbiamo muoverci" rise, e sfrecciò verso il vetro quasi distrutto a tutta velocità.
Myrt si reggeva forte a lui, "giuro che se non moriamo oggi, ti ammazzerò io domani" gridò.
Dee abbassò la testa, e aumentò la velocità, di più, al limite, i segnalatori che lo avvisavano di una fusione imminente della turbina.
Gridarono all'unisono, mentre distruggevano la sottile barriera dell'indistruttibile vetrata, e, accompagnati da migliaia di schegge mortali, facevano la loro entrata nell'ufficio del Presidente della Biocorp.


MYRT

"La porta ovviamente era da escludere, mh?"
Myrt rotolò sul pavimento della stanza e si rimise in piedi con una impercettibile esitazione, dovuta suppongo ai punti ancora freschi, Draven fu sbalzato dalla Fly-bike e atterrò miracolosamente in piedi.
Il Dragone ansimava, notò l'amazzone, quel benedetto virus doveva essere molto veloce evidentemente, visto che Draven mancava da Arcano da non più di tre settimane.
La giovane Madras estrasse la spada e si guardò intorno: una fila di uomini armati proteggeva un unico individuo, seduto dietro ad una scrivania imponente; lo sconosciuto sorrise divertito:
"Ma guarda un po' chi c'è! Il cavaliere dalla fulgida armatura e...... tu chi saresti?"
Myrt lo guardò con un ghigno:
"Io sono....... quella che ti staccherà la testa il più velocemente possibile."
L'amazzone alzò appena il braccio, quando sentì la mano di Draven sul gomito: il dragone scosse la testa, poi alzò il mento, rivolgendosi strafottente a Masterson: Myrt potè vedere un paio di ulcere aperte alla base del collo, distolse in fretta lo sguardo e lo concentrò sul presidente della Biocorp "Immagino che tu abbia capito cosa ha spinto me e la mia gentile collega nel tuo ufficio ad un'ora così tarda... del resto suppongo mi perdonerai l'improvvisata."
Il Dragone nascondeva lo sforzo che gli era costata quell'entrata, ma Myrt, con i sensi all'erta, era pronta a pararglisi davanti nel caso i riflessi di Draven fossero stati rallentati.
La ragazza fissava gli uomini della scorta di Masterson quando quest'ultimo cominciò a ridere:
"Ma certo, certo Dee.... del resto sapevo saresti arrivato, il tuo caro amico Vincent si è dato da fare per quanto poteva per nascondere il segnale delle vostre conversazioni..... peccato non sia valso a granchè. Quello che non so è che cosa ti abbia spinto a portare qui una giovane fanciulla per giunta un tantino malaticcia, ma sai che ti dico? Nemmeno mi interessa, sarete cibo per cani in poco più di due minuti..."
"Che cosa è andato storto?" La voce della Madras risuonò alta nell'ufficio, Masterson si girò verso di lei, sorpreso e irritato:
"Cos'hai detto?"
"Ho chiesto cosa è andato storto. Vede, a Neapolis sono tutti convinti che a causare il contagio sia stato un virus. Un virus letale, d'accordo, ma pur sempre uno stupidissimo virus. Io non sono di questo avviso: ho notato che chi è contagiato possiede una forza e una rapidità non comuni, aumenta la
massa muscolare, i sensi sono più recettivi del solito..... poi l'organismo si sgretola e muore, suppongo per il grosso sforzo impostogli da.. da cosa? Se non è un virus che cos'è?"
Un ghigno stupito si dipinse sul viso del Presidente della Biocorp.
Myrt continuò: "Azzarderei un'ipotesi. Voialtri avete tentato di costruire i vostri guerrieri come costruite le armi: minimo sforzo, massimo rendimento; se non fosse che, come l'esperienza ha dimostrato, i vostri gingilli tanto appariscenti hanno un difetto: si scaricano."


DRAVEN

Masterson sorrise, sorpreso dalla perspicacia di Myrt.
"Complimenti, davvero complimenti" disse.
"Ma vi renderete conto che non posso lasciarvi vivere ora che sapete tutto" concluse.
Più veloce del pensiero, Dee sfoderò la sua spow-gun e gli piantò un colpo diritto in mezzo agli occhi, prima che i soldati presenti potessero anche solo accorgersi dell'accaduto.
La figura di Masterson tremò, mentre il colpo della spow-gun gli attraversava la testa e andava a colpire la parete dietro di lui.
Un ologramma.
"Non avrai creduto che fosse così semplice" rise, e la sua immagine si dileguò.
Per un attimo il silenzio regnò sovrano nel gigantesco ufficio, poi Myrt, comprendendo ciò che stava per accadere, si gettò dietro una grossa scrivania, tirandosi dietro Dee.
Gli uomini di Masterson aprirono il fuoco, crivellando di colpi la scrivania, riducendola a poche macerie.
Dietro ciò che rimaneva della resistente mobilia, Dee e Myrt si guardavano confusi.
"Ed ora?" chiese Dee.
"Credevo che TU avessi un piano!" protestò Myrt.
Dee si coprì la testa, mentre una nuova raffica di colpi distruggeva gli ultimi resti della scrivania.
La situazione era alquanto disperata: di fronte a loro c'era la vetrata che Dee aveva abbattuto, ed oltre il vuoto; dall'altro lato una decina di veterani armati pesantemente, a dividerli soltanto poche schegge di legno.
Dee guardò Myrt negli occhi "Mi spiace di averti messo in una tale situazione".
Myrt lo fissò "Non dire sciocchezze. E vedi di tirarmi fuori da questo impiccio"
Come evocate da queste ultime parole, una decina di fly-byke si affacciarono alla vetrata distrutta, i loro piloti che impugnavano spow a fuoco automatico.
"Myrt, giù!" gridò Dee abbassandosi e tirandosi Myrt dietro.
I piloti scaricarono le loro armi sui sorpresi mercenari della Biocorp, crivellandoli e massacrandoli.
Quando il rumore si fermò, Dee alzò la testa per osservare il massacro.
Le fly-byke stavano già andando via, solo una rimaneva.
Il pilota, da dietro il casco che oscurava completamente le sue fattezze, parlò con voce metallica "Siamo pari adesso, fratello"
Dee sorrise "Grazie, Vincent" rispose, e anche l'ultima fly-byke sfrecciò via, inseguita dalle sirene della vigilanza.
Myrt aveva già recuperato la sua lama, e si apprestava ad aprire la porta dell'ufficio.
"Forza, Lord" disse sicura di sè "abbiamo ancora un bel po' di lavoro da fare"


MYRT

"Che schifezza."
Superarono in fretta il corridoio violaceo, sorpassando in fretta una ventina di quadri luminescenti con strane scenette agresti.
Draven sfondò con un calcio la prima porta a sinistra, trovando la stanza vuota.
Lui e Myrt si guardarono, poi, mentre il Dragone usciva dalla stanza, l'amazzone si avvicinò ad una scrivania appoggiata al muro: "Lord!" chiamò.
Dee tornò indietro, seccato: "Non abbiamo il tempo di fare un giro turistico, Madras"
"Chiudi quel becco da maschio idiota e vieni a vedere." Rispose lei, freddamente, sventolando un foglietto.
Il Dragone si avvicinò velocemente e guardò il pezzo di carta: "Che diavolo significa sott. stanza 451?"
Myrt sbuffò, indispettita: "Ci saranno pure dei sotterranei in questo benedetto palazzo!"
"E secondo te questo foglietto è qui per caso?! Andiamo, io non credo proprio......"
"Non sto dicendo questo, sto dicendo che è proprio perchè non è qui per caso che dobbiamo andare a vedere."
"Senti un po', gioia, ti dice niente la parola trappola"?
"Di sicuro più di quanto non dica a te, tesoro, il punto è cercare di non rovinarci dentro, nessuno dice che sia vietato andare a vedere di cosa si tratta."
"Dubito che la parola vietato sia esatta......"
"Mettiamo le cose in chiaro: hai altre idee op....."
Lo sguardo di Myrt cadde sulla mano destra del dragone: tra il pollice e l'indice dell'uomo si era aperta una grossa piaga.
Dee seguì lo sguardo dell'amazzone, che lo vide sbiancare per un attimo, per poi ricomporsi in fretta e nascondere la mano sotto il mantello.
"Dee..." esordì lei.
"Sai che ti dico? Andiamo pure a vedere."
Ciò detto l'esploratore oltrepassò la porta.
Myrt lo seguì, in viso l'espressione di chi si trova davanti ad una scalata impegnativa.


DRAVEN

Il dolore si faceva sempre più intenso, e così la rabbia.
La malattia lo stava lentamente uccidendo, ma nell'ucciderlo gli dava forza.
Sentiva i suoi muscoli diventare forti come l'acciaio, i suoi sensi acuirsi, la sua velocità moltiplicarsi.
Ebbe uno strano scoppio di ilarità "Sono una cometa, Myrt" rideva "una dannata cometa in rotta di collisione con il sedere di Masterson!"
Sempre che lo avesse raggiunto prima di bruciare del tutto.
Trovarono l'ascensore, i sistemi di allarme erano in funzione, non si sarebbe aperto per loro.
Myrt mise in azione la sua lama monifilare, ed aprì un grosso squarcio nel metallo.
Dee, con la sua forza mutante, aprì il buco abbastanza perchè ci si infilassero dentro.
L' intercapedine dell'ascensore portava in basso per centinaia di metri.
"Accidenti" disse Myrt "ci vorranno secoli per scendere a mani nude".
Dee si accasciò al suolo, sputando nero sangue, ridendo istericamente.
Myrt poteva vedere le vene delle sue tempie pulsare, pronte ad esplodere.
"Lord... Draven, che ti succede?" chiese Myrt piegandosi su di lui.
Dee si tirò in piedi, mentre una piaga dietro la sua schiena esplose, imbrattando la parete di sangue.
"Il nostro viaggio volge al termine, madras" disse, tra un colpo di tosse e una risata "ma ho ancora qualche carta da giocare"
Porse la mano sanguinate a Myrt "ci stai?" le chiese.
Era anche lei sul bordo di un baratro, ma qualcosa di inaspettato la legava a quell'uomo morente.
"Per la Dea, certo che ci sto!"
Dee rise di nuovo, e, veloce come il lampo, la prese in braccio, e si gettò nel vuoto dell'intercapedine dell'ascensore.
Gridarono all'unisono, cadendo precipitevolissimevolmente verso la loro morte.
"Dannato pazzo!" gridò Myrt "Non era questo che intendevo!"
Impattarono al suolo con un boato, mentre i quadricipiti di Dee esplodevano, assorbendo la caduta, e un gran polverone si alzava attorno a loro.
Quando la nebbia di cemento si dissolse, erano ancora vivi.
Dee era ormai al limite, non udiva le parole di Myrt, poichè un sordo dolore gli riempiva la mente.
Sapeva di essere al limite, sperava solo di potersene andare dopo essersi vendicato.
Davanti a loro, un muro di cemento, ma Dee sapeva chi vi si nascondeva dietro.
Vi si scaraventò contro, e lo distrusse, ritrovandosi davanti un sorpreso Masterson, insieme ad una scorta di pochi fedelissimi armati pesantemente.
Aprirono il fuoco, ma non potevano colpirlo, il virus lo aveva reso troppo veloce anche per i colpi di spow.
Ma Myrt non era stata contagiata dal virus, e seppur era un essere umano a dir poco fuori dalla norma, non avrebbe potuto evitare i colpi per molto.
Fu allora che Dee vide, con i suoi sensi alterati, un colpo volare alla velocità del suono verso il petto di Myrt, che combatteva al meglio delle sue possibilità conto gli scagnozzi di Masterson.
Seppur veloce, non avrebbe potuto arrivare a lei in tempo.
Allungò il braccio sinistro, prese il colpo esattamente al centro della mano, e chiuse il pugno.
Un attimo dopo, la carica dello spow esplose, insieme alla mano del giovane Dragone.
Stupito, stordito, Dee si strinse il moncherino carbonizzato dell'avambraccio al petto.
"Pagherai anche questa, Masterson" disse stringendo i denti.


MYRT

"Merda, non mi sono mai sentita così vicina alle lacrime in vita mia"
Myrt guardò il braccio di Draven, strinse le labbra e si spostò velocemente sulla sinistra: Masterson si voltò di tre quarti seguendo il movimento della Madras e Dee lo colpì con un sonoro cazzotto vecchio stile.
L'amazzone superò con un salto un uomo armato, montò in piedi sul tavolo di ferro che era in mezzo alla stanza, con un calciò spaccò il naso di un altro che le si era avvicinato e mise le mani su quello che tutti sembravano proteggere: una ventiquattrore.
Nel momento in cui appoggiava le mani sul metallo della valigetta sentì uno spostamento d'aria vicino alla testa, si scansò bruscamente, alzò la borsa e la mandò a sbattere violentemente contro il mento dell'uomo che le stava arrivando addosso.
Masterson cominciò a gridare come un ossesso, mentre Draven, più simile ad una forza della natura che ad un uomo, faceva letteralmente a pezzi qualunque cosa e chiunque gli sbarrasse il passo, diretto verso l'amazzone.
Myrt aprì la valigetta che emise uno sbuffo di liquido refrigerante, e che poi depositò sotto gli occhi della madras cinque fialette piene di un liquido azzurrino:
"Oh, guarda un po' cosa c'è qui."
La Madras alzò lo sguardo e incrociò quello paralizzato di Masterson:
"Dove te ne andavi con l'antidoto, simpaticone?"
L'altro non rispose, poi disse, con aria di noncuranza:
"Vuoi darlo al tuo amico? Ma prego, fà pure! Tanto in un modo o nell'altro domani sarà morto! Dargli adesso l'antidoto gli ridurrà i muscoli in mille pezzettini, come se fossero fatti di vetro. E' troppo tardi, bella mia."
Lo sguardo di Myrt divenne di ghiaccio mentre Dee,con un colpo solo, spaccava esattamente a metà la testa dell'uomo: Masterson cadde in terra come una bambola rotta, in viso un'espressione di pura e semplice sorpresa.
Nel silenzio che seguì Myrt e Draven si guardarono, entrambi ansanti:
"De.... Lord? Questo è il tuo antidoto."
L'uomo non rispose:
"Lord, abbiamo fatto una fatica del diavolo per recuperarlo e adesso non lo vuoi più?" Myrt sorrise.
"No." rispose l'altro.
"Come hai detto, scusa?"
"Ho detto no. Non ho nessuna intenzione di rischiare di diventare un vegetale. Grazie, io passo la mano."
Myrt balzò in piedi: "Sei un vigliacco, ecco cosa sei! Io ti ho dato tutta la mia fiducia in questa cavolo di avventura, e l'unica cosa che sai dire è << grazie io passo la mano >>??? Non se ne parla nemmeno!"
"Tu ce lo vedi uno come me che non ha piena libertà di movimento e azione? Diventerei un eroe da fumetto, una vecchia barzelletta. Preferisco...." un attacco di tosse gli mozzò il respiro, il sangue schizzò sul pavimento, Myrt con un salto gli fu di fianco, in mano la valigetta: lui si ritrasse, lei lo guardò freddamente:
"Adesso deciditi: mi hai salvato la vita, e quindi da ora ne sei responsabile. O ti fai iniettare questo affare e poi ti lasci portare a casa oppure uccidimi, perchè dovrai passare sul mio cadavere se davvero vuoi suicidarti in questa maniera idiota."
Si guardarono, poi Draven distolse lo sguardo e Myrt, velocissima, estrasse dalla valigetta una delle fiale e la conficcò nel collo dell'uomo.
Il risultato fu immediato, il corpo di Dee fu percorso da una sferzata violenta e dolorosa, la Madras lo afferrò saldamente, si fece passare un braccio dell'uomo sulle spalle e poi attraversò la stanza.
Ci misero un tempo che all'amazzone sembrò infinito per tornare alla Fly-bike, miracolosamente intatta.
Myrt la alzò, fece sedere il Dragone, poi legò le braccia dell'uomo attorno alla propria vita con il nastro che le teneva i capelli, si mise al posto di guida e riuscì a far partire lo strano mezzo volante:
"Speriamo di arrivare interi." sussurrò a se stessa, prima di spiccare il volo.


DRAVEN

Non fu troppo difficile raggiungere un posto sicuro dove leccarsi le ferite.
Dee conosceva molti luoghi nel ghetto dove sparire, e c'era ancora qualcuno che gli doveva dei favori.
Si nascosero, mentre le ferite di Dee si rigeneravano rapidamente, grazie all'aiuto dell'antidoto, e alla scienza medica degli stati dell'unione.
Per la mano sinistra dell'uomo non era stato possibile fare nulla, era rimasto soltanto il moncherino carbonizzato dell'avambraccio.
Per non restare mutilato, Dee dovette ricorrere alla cyberchirurgia: gli venne impiantata una mano cybernetica, l'ultimo grido negli Stati dell'Unione.
"Possiamo ricoprirla con synthe-pelle" gli avevano proposto nella clinica pirata "in un paio di settimane ti dimenticherai del fatto che sia una mano artificiale"
"No" aveva risposto Dee, guardando la sua nuova mano di titanio "devo... voglio ricordarmi di tutto questo".
Durante la sua permanenza in clinica, aveva scoperto che il virus, così come aveva predetto Masterson, era troppo radicato nel suo sangue: avrebbe avuto bisogno dell'antidoto per il resto della sua vita, e disponeva soltanto di poche fialette.
Stranamente, sembrava impossibile riprodurre l'antidoto, a causa di una delle sue componenti.
Quando Vincent, dopo alcune analisi e una scorreria informatica nel database della Biocorp, scoprì la verità sulla formula dell'antidoto e gliela riferì, Dee non potè far altro che sorridere.
"Sangue di Drago di Arcano" lo informò il suo amico, in un messaggio al terminale della clinica "La componente magica fa in modo che non possa essere clonato nè riprodotto".
"Dunque se voglio sopravvivere, devo bere sangue di Drago?" tagliò corto Dee.
"Non è così semplice, il sangue va sintetizzato e mischiato con altri componenti... avrai bisogno di un laboratorio e di un tecnomedico, cose che non credo riuscirai a trovare su Arcano. A meno che..." si interruppe.
"Cosa?" lo spronò Dee, impaziente.
"A meno che tu non beva alla fonte più pura il sangue del Drago. Direttamente dal suo cuore" questo ovviamente gli avrebbe impedito di catturare un drago, imprigionarlo e berne saltuariamente il sangue.
Sarebbe tornato su Arcano, e avrebbe dovuto cacciare e uccidere i draghi per sopravvivere.
Fino alla fine dei suoi giorni.
Si congedarono così, senza che Dee avesse mai visto il suo volto.
"Ma ce l'avrai poi, una faccia?" si chiese Dee prima di terminare la connessione.
"Ne ho molte, amico mio" digitò Vincent "ma tu hai conosciuto quella più vera. Addio".
Quando finalmente le gambe lo sorressero di nuovo, si prepararono a partire per Arcano.
Myrt era stata con lui tutto il tempo, aveva vegliato la notte su di lui, lo aveva protetto e accudito.
Dee non aveva parole per esprimere la sua gratitudine, e così rimasero quasi sempre in silenzio, mentre salivano sulla navetta di Caron, il contrabbandiere di miara, e volavano alla velocità della luce verso Arcano.
Solo quando furono in vista del loro pianeta, la verdeggiante Arcano, Dee, Draven, il comandante dei Dragoni di Dulkar, ritrovò il coraggio di parlare.
"Ti ringrazio Myrt, mia madras, per tutto quello che hai fatto per me..." iniziò.
Myrt lo interruppe quasi all'istante "Non provarci nemmeno, avrai di che pagare questo scherzetto!"
Draven sorrise: Myrt era sempre così... viva, e riusciva sempre a superare ogni problema, anche il più tremendo, con il suo fare da finta dura.
"Ascolta Myrt..." tentò di nuovo, e ancora lei stava per interromperlo.
Lui la prese per i polsi, senza stringere troppo, e la avvicinò a sè.
"Dannazione Myrt, fammi dire quello che devo dire!" disse alzando la voce.
Lei tacque, sorpresa, e rimasero lì a fissarsi.
Avrebbe potuto parlare, ora, ma dimenticò quello che voleva dire.
Gli occhi di Myrt erano due mari sconfinati, e il suo sguardo aveva su di lui l'effetto del fiore di loto.
L'aveva sempre vista come la sua Madras, la donna che doveva servire, il suo comandante.
Ora, in un modo che non sapeva spiegare, le cose erano diverse... non erano cambiate, semplicemente adesso si accorgeva di cose che erano rimaste sepolte dentro di lui troppo a lungo.
- Che stupido che sono stato - pensò, e, mentre ancora lei aspettava che lui le parlasse, Draven la baciò.
Non sapeva cosa sarebbe successo dopo, nè se sarebbe successo, ma ciò che pensava in quel preciso momento era che, se tutto quello che aveva passato lo avevo portato fino a quel bacio, allora ne era valsa la pena, nel bene e nel male.
Dietro di loro, la smeraldina Arcano si stagliava contro l'universo stellato simile ad un gioiello luminoso, e il silenzio del cosmo era l'unica musica di cui avevano bisogno.
Non si parlarono, ma rimasero abbracciati, lei con la testa sul petto di lui, mentre l'alba di un giorno nuovo faceva capolino all'orizzonte.

     
     

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