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Casato -
Onore a Caliur
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FALCOS IL RAMINGO
L'aria limpida del mattino accarezzava la mia pelle, rinfrescandola
e tonificandola come fosse stata il massaggio di una soave Ninfa dei
boschi.
Il dolce scorrere del fiume, potente ed armonioso, creava un
sottofondo ideale per le altre voci della natura.
Ero arrivato da poco nella Kioskas di Klivia, ma già sentivo quel
luogo appartenermi.
Sentivo io stesso di appartenere a lui. |
Era come se fossi stato lì da sempre.
Gli anni passati a vagabondare erano come un ricordo lontano, un brutto
sogno dal quale mi ero finalmente svegliato.
Quella mattina avevo deciso di fare una perlustrazione nel Sacro Bosco
di Matek.
Avevo letto di quello che vi era accaduto tanto tempo prima.
Gesta eroiche, rese immortali dalla paziente opera degli Scribani di
Arcano, che le avevano riportate fedelmente e poste nella loro
Biblioteca.
Ero curioso di ammirare il Sacro luogo in cui riposavano le spoglie del
Guerriero che aveva fondato il Reggimento del quale ora facevo parte, e
della sua Amata.
Il suo nome veniva ancora pronunciato con rispetto in tutta Arcano,
perfino nelle mie peregrinazioni avevo sentito parlare di Lui e del suo
coraggio.
Tuttora il grido di battaglia, prima cosa che veniva insegnata ad una
recluta, era intriso del suo valore e dell'amorevole rispetto che si
aveva nel pronunciarlo.
Non era un grido qualsiasi.
Chi lo urlava in battaglia, o in parata, o in un qualsiasi altro
glorioso momento, sentiva la forza recondita che esso emanava.
Era un grido di fede, un grido d'amore, un grido di potenza assoluta:
"PER CALIUR! LEONE DI MATEK!"
Io stesso ne rimasi sconvolto la prima volta che lo gridai, di fronte
alla nostra Imperatrice, al mio giuramento di fedeltà verso di Essa e
l'intero Popolo di Arcano.
Il corpo in quel momento fu scosso da intensi brividi, ed un senso di
immensa possanza si impadronì del mio essere.
Ritenevo quindi un dovere portare il mio rispettoso saluto a colui che
tanto aveva dato al nostro Popolo.
Mi avviai nel sentiero che conduceva alla piccola radura, dove immote e
innaturali avrei trovato le Sacre Acque dello stagno di Malec.
Ora il sentiero era ben curato, piastrellato di finissimi mattoncini
rossi, che formavano dei sinuosi ghirigori, intervallati di quando in
quando con minuscole effigi di leoni.
Ai lati, ogni decina di passi, delle enormi torce sorrette da verghe di
bronzo terminanti a zampa di leone, lo rendevano simile ad un mitologico
tunnel, e pensai a quale imponente spettacolo fosse stato passarvi di
notte, col tremolio delle fiamme a risaltarne quegli artigli e quelle
fauci, sempiterni guardiani del suo riposo.
Giunsi alla fine del sentiero col cuore che mi martellava in petto.
La piccola radura cominciò a materializzarsi dinanzi al mio sguardo
esterrefatto.
Stranamente, la fila di torce terminava lì, e non riuscii a scorgere
nessun altro tripode, o braciere, o qualcosa che potesse farvi luce.
Sicuramente era stato fatto apposta per non disturbare il riposo
dell'indomito Guerriero.
Mi avvicinai trepidante alle rive di quelle magiche acque.
D'improvviso, il vociare delle piccole creature del bosco si fece più
intenso, sempre più intenso, quasi assordante, fino poi a scomparire del
tutto, come spazzato via da un vento impetuoso che tutto travolge, tutto
annulla nel suo vorticoso passaggio.
Il silenzio mi colpì più del frastuono.
Tutto era immoto, fermo, statico.
Persino le acque limpide dello stagno non si muovevano di un millimetro.
Poi la vidi.
Una lapide in marmo bianco si stagliava dal suolo, monolitica ed immensa
nella sua seppur normale dimensione.
Mi avvicinai ad essa e lessi in un fievole sospiro:
QUI RIPOSA IL CORPO MORTALE DELLA LUCE STESSA, SPAZZATA VIA DALLA FOLLIA
DEGLI UOMINI
THESANIA
E poco al di sotto, con le stesse argentate parole:
ED IL CORPO DEL SUO AMATO CALIUR, LEONE DI MATEK, GENERALE DI NIMIRA.
IL LEONE E' MORTO.
IL LEONE E' VIVO.
GLORIA AL LEONE DI MATEK, ORA E PER SEMPRE SIMBOLO DELLA FORZA DI
ARCANO.
Non so dire quanto tempo rimasi in ginocchio a pregare gli Dei, Il tempo
in quel luogo sacro sembrava diverso.
So solo che ora che ho visto, la mia forza di volontà è maggiore.
Sarà stata l'immaginazione, ma sento che venendo in questo luogo il mio
spirito abbia attinto ad un'inesauribile fonte d'energia.
Ora so che quando avrò delle difficoltà, quando sentirò la stanchezza,
l'apatia, lo sfinimento o lo sconforto, avrò un rifugio, un posto sicuro
dove potrò andare a ritemprarmi.
Una piccola radura immersa nel bosco, una piccola pozza d'acqua limpida,
un grande pezzo di storia di Arcano:
Il Sacro stagno di Malec, ultima dimora del Glorioso Leone di Matek:
CALIUR.
Il Ramingo, Guerriero di Caliur.
LICHT - PREGHIERA DEL DEMONE
Il Demone ruotando lentamente la sua testa scruta l'orizzonte,
un canto silenzioso e lontano
forte e irresistibile giunge a lui da un luogo sacro.
L'Ombra del ramingo passa piano davanti agli occhi del Demone.
Si riaccende la luce della speranza
Forse il canto del cuore del RAMINGO
fa da guida al DEMONE che non ha più un'anima
L'orizzonte accende antichi ricordi
come fiamma che fa ardere torce spente da secoli
"O tu che ancora possiedi un'anima rimani un poco a parlare con me"
Il RAMINGO si ferma ed ascolta la voce
"parla allora DEMONE senza anima."
"Il tempo ormai per me non esiste più
è come se da mille anni sto su queste terre
ho visto guerrieri e amazzoni intorno a me
potenti streghe e influenti maghi
la loro gloria e il loro eroismo
la vita e la ... morte
E io a te affido la mia preghiera
le tue parole le sento scorrere nelle vene dei Caliur
fa che io possa vedere almeno il loro spirito
riascoltare il suono della loro voce a me caro
nei miei sogni fammi riabbracciare quei corpi che non ho mai
dimenticato.
Sto da mille anni su queste Terre
e la mia preghiera l'affido a te."
Risponde allora IL RAMINGO con la voce del vento
"Vecchio DEMONE tu non sai che cosa vuoi!
da mille anni stai su queste terre
il mondo non è ciò che credi tu.
Inghiotte il mare più profondo
le terre più lontane bruciano
uomini e donne si consumano come candele
Tu invece vedi ogni giorno la luce più abbagliante
è pace ciò che senti intorno a te."
"O RAMINGO, cosa è la luce abbagliante senza le ombre a te familiari?
Cosa è la pace della Terra senza ascoltare le voci degli amici?
Puoi solo ascoltare la voce della solitudine
che urla impreca e poi stanca si abbandona esausta in un'attesa della
morte,
morte maledetta morte traditrice che non arriva e tutto si ripete.
Ramingo un DEMONE sa che i corpi muoiono ma gli spiriti sopravvivono
sa che gli spiriti a volte tornano a visitare i luoghi dove hanno loro
vissuto
per questo affido a te la mia preghiera:
fai scorrere le tue parole nelle vene dei CALIUR
accendi i loro cuori e gli spiriti torneranno
allora non sarà più una visita ma presenza "
L'ombra del RAMINGO è svanita
dissolta nel buio della notte che scende
torna il silenzio intorno al DEMONE
ma la solitudine tace e non riposa
perchè il canto ancora riecheggia nelle TERRE DELL'ARCANO
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