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Lezioni
per Draven
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MYRT
Era appena sorto il sole quando, uscita dalle mie stanze con Shina e
Juma, mi incamminai lungo le mura della Kioskas.
Non avevo ancora avuto il tempo di guardarmi intorno: le battaglie,
gli intrighi, e il lavoro "d'ufficio" mi avevano tenuto talmente
occupata da non permettermi di godermi la vista della mia bella
Kioskas addormentata, e quella sembrava la giornata adatta a
rimediare la svista... |
Passai sotto le porte salutata da una sentinella mezza
addormentata, e mi inoltrai nel castagneto che scendeva gentilmente
lungo il pendio: Galahad lanciò il suo grido dall'alto del cielo ed io,
sorridente, mi sedetti su un sasso umido di notte.
Nel silenzio del mattino appena nato, che sembrava sorto solo per me,
una voce interruppe fantasticherie e relax; dal folto della vegetazione
sentii un chiarissimo: "Merda!"
Curiosa (e anche un tantino infastidita) mi alzai e, seguita dai due
felini, mi avvicinai..... appena lo riconobbi divenni seria: quello era
il comandante dei Dragoni di Klivia, Draven, alias il ragazzino che si
era lanciato contro un albero con il cavallo.
La mia voce interruppe la sua attività, qualunque essa fosse:
"Dragone! Non hai da fare in cucina?"
Sapevo che non era così, avevo decretato la fine della sua punizione una
settimana prima, dopo essermi sorbita una serie di intrugli
insopportabili.
Il Dragone si voltò immediatamente.
DRAVEN
Cosa facevo ai piedi della madras in quello stato?
Come ero giunto fin lì?
L' odore di alcool era insopportabile, la mia visuale era offuscata dai
miei capelli arruffati e sporchi di fango.
Avevo provato a rialzarmi, ma il tentativo mi aveva strappato unicamente
un'imprecazione, priva di alcun risultato motorio efficace.
Ed ora Myrt era lì, accompagnata dalla mia vergogna.
Il suo sguardo severo mi inchiodava al terreno ancor più del peso della
mia follia della notte precedente, le ombre delle mie imperfezioni erano
ancora più evidenti alla luce dei suoi pregi.
Allungai una mano, in parte per nascondermi alla sua vista, in parte per
cercare aiuto.
Sangue.
Myrt guardava incredula la mia mano, e mi porse le sue per aiutarmi a
tornare in piedi.
La rabbia mi dette la forza di alzarmi da solo, appoggiato al tronco di
un castagno.
Scossi la testa per conferirle lucidità, ne ottenni ulteriore
stordimento.
Potevo sentire la voce decisa di Myrt, confusa nel fischio perenne della
mia mente.
"Draven, per la dea, cosa è successo?"
Alzai lo sguardo e la fissai negli occhi.
"Io... io" balbettai, incapace di razionalizzare, occhio di un ciclone
fatto di sangue, liquore e lacrime "cosa ho fatto?...".
E i signori della notte calarono il loro manto su di me, abbandonandomi
nel freddo abbraccio del delirio e lasciandomi solo col martellante buio
del mio sonno inquieto.
Dissolvenza in nero.
MYRT
Un teatrino davvero divertente, considerando poi che l'autore era uno
dei miei migliori comandanti.... c'era di che mettersi le mani nei
capelli e tirare forte.
Afferrai Draven un momento prima che picchiasse la testa e passandogli
le mani sulla fronte e le guance cercai tracce di febbre, e ne trovai.
Mi scostai dall'esploratore e guardai il cielo che ormai brillava di
luce, cercando di dare un ordine alla mia testa e zittire, anche se per
poco, la mia sempre vigile curiosità: mi passai una mano sulla fronte, e
il contatto, vischioso e caldo, mi fece subito ritrarre le dita;
guardandomele perplessa le trovai sporche di sangue: "Maledizione."
ringhiai.
Ritornai a guardare Draven e, non trovando tracce di ferite, lo girai
senza troppi complimenti: la schiena era un arabesco di spruzzi di
sangue e fango.
Mi alzai e mi infilai nel bosco, verso la cascata.
Dietro di me sentii Draven mormorare qualcosa, ma non vi diedi peso e,
velocemente, raggiunsi l'acqua, ne presi un po' con la ciotola che aveva
contenuto la mia colazione solo pochi minuti prima, quando ancora
mangiavo tranquilla seduta su un sasso, poi tornai indietro: strappai
dalla sella di Apache il drappo delle Froll e mi inginocchiai di nuovo
vicino all'esploratore, che ora sembrava tornato nel mondo dei sogni.
Con pazienza tirai via tutto lo sporco incrostato sul mantello del
Dragone, solo per scoprire qualcosa che già sapevo: quel sangue non era
suo.
E allora perchè ce l'aveva sulle spalle?
Se si fosse scontrato in battaglia a rigor di logica avrebbe dovuto
ricevere gli spruzzi in viso e sul torace....
Cominciai ad arrabbiarmi, qualcosa non mi tornava, e non era la prima
volta da quando ero diventata Madras che Draven mi desse filo da
torcere.
Inzuppai il drappo nella poca acqua rimasta e lo strizzai sul viso del
Dragone, rincarando la dose con un paio di schiaffi, e se fui delicata
lo feci solo perchè comunque non ho mai infierito su un malato.
Draven aprì gli occhi:
"Ti sei ripreso? Perchè se non ti sei ripreso non mi interessa. Che
diavolo hai combinato?"
DRAVEN
Ero sveglio.
Forse non completamente lucido, ma sveglio.
Mi alzai lentamente a sedere, tentando di ricordare gli eventi della
notte precedente: Myrt pretendeva una risposta, io pretendevo una
risposta.
Ricordavo di essere andato in taverna insieme ad alcuni Dragoni in
libera uscita, dopo aver ricevuto un'ispezione dalle Amazzoni Imperiali
che si era conclusa con un elogio per la nostra truppa.
Ritenevo dunque fosse un'ottima occasione per festeggiare e alzare il
morale della truppa.
Ricordai che avevamo tutti alzato un po' il gomito, quando decidemmo di
tornare alla Torre, sicuri che le Imperiali fossero già partite.
Ammisi che era stato forse un gesto un po' sconsiderato rischiare che le
Amazzoni di Nimira ci vedessero in quello stato, ma erano stati tempi
duri per noi Dragoni, sempre a rischiare la vita dietro le file nemiche,
sempre alla ricerca degli ultimi resti delle truppe ribelli.
"Allora Draven, vorresti rendermi partecipe dei tuoi pensieri, o devo
cavarteli a forza da quel cranio duro?" la voce di Myrt mi riportò alla
realtà.
Alzai lo sguardo verso di lei, ed ingenuamente dissi: "Devo aver bevuto
troppo".
Myrt alzò le braccia al cielo, poi le sistemò coi pugni chiusi lungo i
fianchi e continuò "Questo lo vediamo, e poi?"
Ricordavo che stavamo dirigendoci verso la Torre, quando un grido
proveniente da un vicolo laterale squarciò la quiete della notte, e
risvegliò un minimo di lucidità nelle nostre menti.
Seppur ubriachi, eravamo in cinque ed eravamo sempre Dragoni, avremmo
risolto la questione in pochi minuti, e così ci dirigemmo all'interno
del vicolo buio.
Troppo buio, un'oscurità innaturale, sorella di un freddo penetrante, il
cui ricordo ancora mi tormentava.
Stavo per ordinare ad un Dragone di accendere una torcia, quando una
presa forte mi spinse contro un muro, immobilizzandomi con la faccia
premuta contro la superficie irregolare, tenendomi all'altezza della
nuca.
Sentii che una mano sfoderava le mie stesse armi, privandomene.
Dietro di me, sentivo le grida dei miei uomini, che combattevano contro
un nemico invisibile.
E così come erano iniziate le grida cessarono.
Debole come ero, non riuscii a liberarmi dalla possente presa, mentre il
macabro rito si compiva.
Una voce suadente, sicuramente non proveniente dalle labbra che facevano
capo alle braccia possenti che mi schiacciavano contro il muro, mi
giunse all'orecchio.
"Loro sono morti, ma per te ho in serbo un'ordalia più intrigante" mi
sussurrò la donna "ora sei la preda. La caccia ha inizio"
E in un baleno fui libero di cadere in terra, e contemplare l'oscenità
di cadaveri che mi circondava.
Non potevo vederli chiaramente a causa del buio, ma sapevo che erano
tutti morti.
Non riuscivo a spiegarmi l'accaduto... cosa significava tutto ciò?
Ma nn ebbi tempo di pensare. Dalla strada principale sentivo già
arrivare una moltitudine di Amazzoni, e distinsi alcune voci: le
Amazzoni Imperiali.
Fui improvvisamente colto dalla paura.
Ero ubriaco, sporco del sangue dei miei uomini, morti probabilmente a
causa delle ferite inferte con le mie stesse armi, ed io ero ancora vivo
e in stato confusionale.
Mi alzai di scatto, reprimendo un conato di vomito, e incominciai a
correre per uscire dall'altra parte del vicolo.
E poi mi risvegliai nel castagneto di Myrt.
Myrt, che a quel punto aveva quasi completamente perso la pazienza.
"Draven, se non hai intenzione di riferirmi cosa hai fatto ieri notte,
sei pregato di abbandonare la mia proprietà ed andare a smaltire la tua
sbornia da un'altra parte. Non ho intenzione di..."
La zittii con un gesto della mano.
Dalla vegetazione, udii il rumore secco di balestre che si caricavano, e
davanti a noi, accompagnata da sei Amazzoni armate pesantemente, fece la
sua comparsa Crudelia, la comandante delle Amazzoni Imperiali.
"Draven, Comandante dei Dragoni di Dulkar" esclamò in maniera formale
"sono qui per prenderti in consegna e interrogarti riguardo agli eventi
della notte passata".
Si rivolse poi verso Myrt;
"Ti porgo i miei omaggi, madras, e mi scuso per l'inconveniente. Non ci
vorrà molto"
Mi voltai verso Myrt, deglutendo nervosamente.
"Devi aiutarmi Myrt, qualcuno vuole incastrarmi..."
MYRT
Guardai fisso l'esploratore, furiosa per il suo silenzio: cosa diavolo
gli faceva pensare che l'avrei protetto?
Era solo un uomo, dopotutto, e comunque non è che fossi molto solidale
anche con le donne.... e poi, dannazione, non parlava!
Cosa credeva, di poter starsene in silenzio davanti ad una mia domanda?
Ma stiamo scherzando???
Rimasi un attimo in silenzio, ancora ferma davanti a Crudelia,
impedendole il passaggio semplicemente con la mia presenza.
Poi, quando l'amazzone stava per avanzare con un sorriso di
scusa......... alzai la testa:
"Si, Crudelia, lo so.- la fissai - Mi hanno già informata, e il Dragone
è stato lasciato sotto la mia custodia. Me ne occuperò io."
Non avevo tempo di godermi la faccia allibita di Draven, mi limitai a
guardare l'amazzone con un'espressione chiara e serena.
"Ma l'imperatrice....."
"L'imperatrice ha ben altro a cui pensare, Crudelia, e uno stupido
esploratore non rientra certo nel novero delle cose importanti. Verrò
presto io stessa alla Kioskas Imperiale a fare il mio rapporto."
Poi mi voltai, considerando conclusa la questione, quando la sentii
continuare:
"Chiedo scusa, io mi inchino davanti al Vostro volere........ ma ho
ricevuto l'ordine direttamente dal palazzo imperiale, e......"
La guardai. In silenzio.
"Allora?" chiesi.
L'amazzone sospirò, poi sorrise: "Tornerò alla Kioskas Imperiale e
riferirò. Ma se l'Imperatrice dovesse......"
"Certo, certo, naturalmente obbedirei volentieri agli ordini di Nimira"
E con questo chiusi la questione.
Crudelia mi salutò e con le sue compagne si allontanò nella boscaglia.
Mi voltai verso Draven.
"Gra....." gli uscì dalle labbra, prima che un pugno deciso della
sottoscritta gli chiudesse la parola in bocca; l'uomo balzò in piedi di
riflesso, e lo rimisi a sedere appoggiandogli bruscamente una mano sulla
spalla:
"Buono, buono. Prima cosa: la prossima volta che ti azzardi a zittirmi
ti levo i gradi e ti sbatto fuori dalla Kioskas. Secondo: Adesso mi dici
cosa diavolo sta succedendo, o parola mia ti consegno all'imperatrice io
stessa, e se ce ne fosse bisogno darei una mano al boia. Mi sono
spiegata? Perchè la tua faccia oggi non mi piace per niente, e ancor
meno mi è piaciuta quella di Crudelia."
DRAVEN
Mi massaggiai la mascella per renderle un po' di sensibilità, e alzai lo
sguardo verso Myrt:
"Se hai il cuore duro come i pugni, mia madras, sono davvero dei guai"
dissi sarcasticamente, ormai completamente lucido grazie alla cura
appena somministratami, a base di paura e pugni.
"Se non ti decidi a spiegarmi tutto" minacciò l' amazzone "ti assicuro
che rimpiangerai di non essere andato via con Crudelia"
Raccontai dunque a Myrt tutto ciò che ricordavo, mentre ci dirigevamo
alla roccaforte della madras.
La perplessità si dipinse sul suo volto, effettivamente mi rendevo conto
che la situazione era alquanto inverosimile, e incominciai a dubitare
che Myrt potesse credermi.
Dileguando ogni mio dubbio, mi chiese: "Chi potrebbe volerti fare una
cosa del genere?".
Non aveva dubitato delle mie parole, stava invece già cercando di
trovare una soluzione.
Questo mi sollevò molto, e riscaldò il mio cuore così come la tazza di
tè caldo di corteccia di koagh stava riscaldando il mio corpo, lì nelle
stanze private della Madras.
Pensai ad una risposta coerente da fornire, ma non mi venne in mente
niente di concreto.
Supposi di avere molti nemici, forse almeno uno per ogni ribelle che i
Dragoni non avevano ucciso, ma non riuscivo a dare un nome a nessuno di
loro.
Non esisteva, per quanto ne sapessi, una nemesi oscura che si
contrapponesse alla figura di Draven, il comandante dei Dragoni di
Dulkar.
"Non lo so" risposi alzando le spalle "ma stai certa che è mia
intenzione scoprirlo".
Posai la tazza vuota su di un tavolino, e mi alzai per congedarmi.
"Madras, Myrt, ti ringrazio per l'aiuto che mi hai dato. Temo che per un
po' di tempo non sarò reperibile, ma ti assicuro che quando avrò
scoperto cosa si cela sotto tutta questa follia, tornerò a farti un
rapporto dettagliato e..."
Myrt appoggiò una mano sull'elsa della spada mentre ancora continuavo a
parlare, e sorrise.
"C'è qualcosa che non va?" le chiesi incuriosito.
Si alzò, inchiodandomi con lo sguardo dove mi trovavo.
"Diciamo piuttosto che c'è QUALCUNO che non va" il suo volto era
diventato duro e deciso "tu non vai da nessuna parte, Draven, sei in
arresto"
MYRT
Mi guardò allibito: "Come scusa?"
"Sì, sei in arresto. Ora,se mi facessi il favore di seguirmi......"
Mi alzai, e cominciai a scendere le scale.
Lo vidi fermo vicino alla finestra, perplesso:
"Allora Dragone, ti muovi?" mi guardò, poi mi seguì.
Passammo per tutte le sale principali del palazzo, poi ci inoltrammo nei
sotterranei, nel carcere della Kioskas: giunti ad una porta un'amazzone
mi salutò, e poi si fece da parte lasciandoci entrare... lungo il
corridoio buio l'odore di stantio e putrefazione era palpabile, e il
Dragone arretrò di mezzo passo, disgustato:
"Per la Dea.... è una fortuna che nessuna sacerdotessa abbia mai visto
questo posto...." feci spallucce senza nemmeno voltarmi e attraversai il
corridoio, impassibile agli insulti dei ribelli lì rinchiusi.
Altra porta, altra amazzone, e questa sarebbe stata l'ultima.
Qui non c'era nessun corridoio, ma una piccola stanzetta quadrata con
una piccola cella ad ogni lato, ed erano tutte e quattro vuote: aprii la
porta di una di queste, e feci segno a Draven di entrare, poi gliela
richiusi alle spalle.
Il Dragone si voltò verso di me e mi fissò, ma la fiducia che trovai nel
suo sguardo mi avrebbe fatto sorridere d'orgoglio, se non mi fossi
voltata velocemente verso la parete opposta, dov'era appesa una torcia.
Quando mi rivolsi a Draven il sorriso che era venuto se n'era andato:
incastrai la torcia nel sostegno vicino alla porta della cella, e
guardai il Dragone.
"Ascoltami bene. Se alzi la branda vedrai che sotto c'è una botola.
Aprendola entrerai in un piccolo passaggio che conduce fuori dalle mura:
nessuno ne è a conoscenza tranne me e Nusuth, e mia sorella per ora è
alla kioskas di Nicra.
Le uniche cose che pretendo da te sono queste. La prima: fatti trovare
in cella all'alba, quando le amazzoni fanno il primo giro di
ricognizione, a mezzogiorno, e al tramonto. La seconda: non farti
pescare in giro, altrimenti è probabile che finirei in un bel pasticcio.
La terza: pretendo che tu mi ..... 'faccia rapporto' ogni sera dopo il
tramonto, fuori dalle mura di Klivia, nel boschetto di castagni. La
quarta e ultima: guarda spesso il cielo. Se dovessi vedere Galahad, il
mio falco, chiamalo. Avrà messaggi per te da parte mia."
Mi voltai e bussai sulla porta, per farmi aprire.
Una volta nel corridoio guardai l'amazzone che stava di guardia:
"Amazzone, apri le orecchie: voglio cinque guardie a questa porta,
quattro a quella in fondo al corridoio e una decina nell'atrio.
Domande?"
"Si, Signora...... per quanto tempo?"
La guardai fissa: "Che diavolo vuol dire per quanto tempo? Per tutto il
tempo che ci vuole! Non siete capaci di organizzare dei turni di
guardia?"
"Si, Sign....."
"E allora fatelo!" l'interruppi.
Poi, a passo di marcia, ripercorsi il corridoio: una volta giunta nelle
mie stanze mi sedetti, pensierosa.
DRAVEN
La pesante porta di legno rinforzato si chiuse con un tonfo sordo.
Mi guardai attorno, sorpreso della piega che gli eventi stavano
prendendo.
La cella era minuscola e angusta, il fetore era una presenza quasi
tangibile.
Ripensai alle parole di Myrt, e al fatto che avrei dovuto essere di
ritorno nella cella per i controlli della giornata.
Come primo giorno, pensai fosse il caso di attendere fino al tramonto, e
poi sgattaiolare via dal passaggio segreto.
Il controllo di mezzogiorno era già passato, ed io avevo bisogno di
preparare un piano, e di fare mente locale sull'accaduto.
Mi stesi sulla branda, praticamente uno scranno di legno privo di
paglia, duro come il marmo.
Poggiai la testa sulle mani incrociate dietro la nuca, e fissai il
soffitto buio.
Il mio pensiero volò a mia sorella, che probabilmente mi stava cercando
per tutta la kioskas.
O magari non lo stava facendo, pensando che mi fossi recato a Kolise per
far visita a Selkis o ai vecchi amici.
Tentare di contattarle non sarebbe stato facile, nè una buona idea.
Se qualcuno mi stava cercando, la Torre dei Dragoni e la kioskas di
Kolise sarebbero stati i primi posti dove avrebbe guardato.
No, dovevo rimanere nell'ombra, nascondermi alla vista di tutti fino a
quando non fossi riuscito a trovare le prove della mia innocenza.
E dovevo trovare i misteriosi figuri che avevano assassinato a sangue
freddo i miei compagni.
Mi sentivo in colpa per le loro morti.
Probabilmente, erano stati uccisi solo per attirare me in una trappola,
ed io non avevo saputo difenderli.
Quella ferita bruciava ancor più dell'onta subita nell'essere stato
accusato ingiustamente, e imprigionato, seppur solo formalmente, nelle
segrete della Madras.
Almeno, ero al sicuro in quella cella dimenticata dalla Dea, stretto tra
quattro mura solide, e una porta rinforzata con amazzoni di guardia.
Già, al sicuro... o definitivamente in trappola?
Mi sovvenne in quel momento che la mia unica via di fuga era appunto la
botola segreta, ma se i miei nemici fossero stati a conoscenza di quel
particolare?
Si erano già dimostrati molto informati, e veloci nell'agire.
La celerità con cui le amazzoni imperiali mi avevano trovato, lasciava
intendere che qualcuno le avesse messe sulla buona strada, qualcuno che
mi spiava, forse da molto vicino.
E se quella era una caccia, come mi era stato detto, in quel momento ero
praticamente in trappola.
Era ormai giunta l'ora dell'ispezione del tramonto, supposi, e mi alzai
istintivamente dalla branda, avvicinandomi alla porta per controllare,
attraverso le piccole sbarre poste all'altezza degli occhi, se le
amazzoni erano ancora di guardia.
Dovevano essere sui lati della porta, poichè non riuscivo a scorgerle
dalla minuscola apertura.
"Potrei avere dell'acqua?" chiesi ad alta voce, per farmi un po' di
coraggio.
Nessuna risposta.
Deglutii, mentre, quasi impercettibilmente, notai la branda che si
muoveva, come spinta dal basso.
Stavo per recarmi nei pressi della branda, per controllare meglio,
quando una voce giunse dall'altro lato della porta sbarrata.
"Non puoi avere dell'acqua, preda" disse la stessa voce suadente della
notte passata "ma ho qui qualcosa che ti farà passare la sete ... per
sempre"
Cosa dovevo fare?
Tentare la botola, sotto la quale probabilmente si annidava l'energumeno
che mi aveva malmenato la notte precedente, o la porta, dietro la quale
avrei trovato una cacciatrice che era stata in grado di penetrare nella
fortezza della madras, e oltrepassare una sicurezza così stretta?
Mi guardai attorno, per cercare un'idea, ma la cella era tanto piccola
quanto spoglia.
Guardai la pesante porta, la cui struttura in legno fuoriusciva dal muro
per alcuni centimetri.
Mi arrampicai sulla struttura, e rimasi lì in equilibrio, in attesa.
D'un tratto, la branda fu scaraventata in alto dall'aprirsi violento
della botola, e la porta si aprì di colpo.
Una donna dalle curve sinuose e la pelle di ebano entrò di corsa nella
cella, i pugnali sguainati.
Appena oltrepassò l'uscio, mi lanciai a terra, atterrando in posizione
eretta, dietro le sue spalle.
Un gigantesco uomo con la faccia coperta da una maschera di cuoio nero
si stava tirando fuori dalla stretta botola, mentre la donna
scandagliava rapidamente la stanza per trovare il suo bersaglio.
Senza perder tempo, afferrai la porta e la chiusi, uscendo dalla cella e
ritrovandomi nell'atrio.
Abbassai dunque la trave che avrebbe bloccato definitivamente la porta,
proprio mentre un pesante colpo vi si abbatteva contro dall'interno.
"Il tuo amico non riuscirà ad abbatterla" dissi, sicuro di me, ma ancora
ansimante per la scarica di adrenalina.
I colpi si fermarono.
"Bene, mi avresti deluso se la caccia si fosse conclusa così in fretta"
disse la voce di donna attraverso le piccole sbarre "ma io posso uscire
dalla botola, tu come farai?"
Voleva mettermi in difficoltà.
Non risposi, per non darle soddisfazione.
"Mi scuserai se vado via, ora," mi schernì, sicura di sè "ma dopo il
tramonto ho un appuntamento con la tua amichetta al quale non vorrei
mancare"
Dannazione, sapeva tutto, come era possibile?
Myrt mi aspettava nel bosco per il mio primo 'rapporto', ed ora si
sarebbe trovata ad affrontare quei due assassini da sola.
Dovevo trovare il modo di arrivare lì prima di loro, ma come avrei fatto
ad uscire dalla fortezza senza passare per la botola?
E dove erano finite tutte le amazzoni di guardia?
MYRT
Era quasi il tramonto quando alzai la testa dal mare di scartoffie in
cui mi ero tuffata per dimenticare il guaio di Draven: massaggiandomi il
collo dolorante guardai fuori dalla finestra, pensierosa.
Un attimo e poi, dimenticando la spada, uscii dal palazzo, diretta al
bosco di castagni.
Il crepuscolo era fresco e animato da un dolce venticello, il silenzio
della natura prometteva mille segreti di tane e animaletti nascosti, la
luce calava, rosata, sulla Kioskas, ed io arrivai al boschetto.
Feci per sedermi, poi mi fermai: Shina al mio fianco mi guardò stupita,
poi si guardò intorno e, lentamente, alzò la punta della coda, curiosa,
per riabbassarla subito, facendo seguire il gesto da un soffio
minaccioso.
Rimasi immobile, e, sentendo una presenza alle mie spalle, mi sedetti su
un masso, tranquilla, conscia del fatto che chiunque fosse non era
Draven.
Restammo a lungo in silenzio, io e la minacciosa presenza, io in ascolto
e l'altro, chiunque fosse, incuriosito dalla mia posa tranquilla.... in
realtà sentivo la rabbia crescere dentro di me: chi era la spia nella
mia Kioskas?
Come diavolo si era anche solo permesso di ascoltarmi parlare?
E dov'era Draven?
Muovermi sarebbe stato più rischioso del previsto, e soprattutto non
potevo andarmene correndo il rischio che arrivasse Draven e si trovasse
nei guai.... finchè non la individuai: nella macchia brillava
un'armatura, e avrei potuto giurare sul fatto che chiunque la indossasse
se la rideva alle mie spalle.
Mi alzai, la fronte liscia, e le andai incontro...... poi le passai
davanti: nello stesso momento mi sentii presa per il collo e sollevata
di parecchi centimetri, mentre le mie ossa scricchiolavano sotto la
presa di chissà quale mano.
Sentii Shina ruggire e spiccare il balzo, alle mie spalle; caddi in
terra e mi girai: davanti a me c'era l'uomo più grosso che avessi mai
visto, alto più di due metri e largo altrettanto, con l'armatura sporca
di sangue.
Ora, che quel tizio avesse cercato di ammazzarmi era anche possibile.
Che avesse fatto fuori alcune delle mie amazzoni accettabile.
Ma che se la stesse prendendo con Shina non lo era affatto!
"Ehi, idiota? Ma ci vedi? Sono qui!"
L'energumeno si girò e si lanciò verso di me: feci un salto indietro, lo
afferrai per un braccio e con uno sforzo gli feci fare una bella
capriola.
Lo scimmione atterrò in piedi, anche se la sua spalla adesso aveva
un'angolazione se non altro singolare... ci guardammo:
"Niente male - dissi - aiuta notevolmente il tuo fascino!"
Poi saltai su un albero e sparii.... lo guardai girarsi, all'erta,
sentii il suo respiro ansimante.... e gli saltai sulle spalle: quello
cominciò a girare come una trottola e mi afferrò le gambe, cercando di
impedirmi di sfoderare il coltello dallo stivale: per tutta risposta gli
conficcai le unghie nel polso e riuscii a recuperare il pugnale, e a
piantarglielo in gola.
Ebbi il tempo di pensare: "Oh, maledizione...." prima che quello
crollasse in terra, le braccia ancora ancorate sulle mie gambe.
Quant'è duro il terreno! Uno non se ne accorge davvero finchè non gli
precipita addosso un gigante di 100 kili!
Mentre cercavo di sgusciare da sotto il corpo del mio nuovo, simpatico,
gigantesco, puzzolente e morto amico sentii una voce alle mie spalle:
"Salve Madras, serve una mano?"
Alzai la testa, per annuire subito dopo: "Che sfortuna, speravo fossi
morto, Draven............"
DRAVEN
Ancora ansimante per la lunga corsa, mi piegai puntellando le mani sulle
ginocchia, e osservai nuovamente la scena.
L'uomo incappucciato giaceva in terra supino, Myrt accarezzava il pelo
morbido della sua fida compagna.
"Come ci sei riuscita?" le chiesi ingenuamente.
Myrt mi guardò alzando le sopracciglia "Come credi che sia diventata
Madras? Cucinando crostate e torte? Io sono un'amazzone" proclamò fiera.
Quantomeno, un problema era risolto, ora non ci restava che trovare la
misteriosa assassina che sempre si accompagnava all'energumeno.
Incominciai a scrutare la zona circostante: alberi, cespugli, qualche
roccia, un luogo perfetto per nascondersi e tendere un'imboscata.
Come evocato dai miei pensieri, un dardo si conficcò a pochi centimetri
di distanza dai miei stivali.
Alzai lo sguardo in direzione di quello pensavo fosse il punto d'origine
dello strale, e intravidi una sagoma tra le fronde degli alberi.
Presi Myrt per un braccio, e ci spostammo dietro il tronco di un
castagno, rimanendo fuori dall'arco di tiro visibile del nostro
cecchino.
Shina si schiacciò contro il terreno, e con un balzo si posizionò dietro
un cespuglio.
"L'hai addestrata bene" le concessi, notando l'intelligenza
dell'animale.
"L'hai vista?" mi chiese Myrt senza badare troppo al mio complimento,
rendendosi conto nello stesso istante che eravamo entrambi disarmati.
"Si" risposi sottovoce, incominciando a ponderare su cosa fare.
Non ebbi però il tempo di organizzare un piano, che sentii il basso
ruggito di Shina che si stava allontanando dal cespuglio.
Mi sporsi per sbirciare, e notai che la sagoma tra gli alberi si stava
allontanando.
"Sta fuggendo" dissi a Myrt, e, seguendo Shina, ci lanciammo
all'inseguimento.
Un sorriso mi percorse le labbra, adesso eravamo noi i cacciatori e lei
era la preda.
E non ero mai tornato a mani vuote da una caccia nella mia lunga
carriera di esploratore prima e dragone poi.
L'assassina era veloce, più veloce di me e Myrt, ma non quanto Shina,
che recuperava rapidamente terreno, correndo e facendo lunghi balzi per
evitare gli ostacoli.
La donna dalla pelle eburnea correva zigzagando per confondere la bestia
che la inseguiva, ma in questo modo rendeva a me e Myrt il compito più
facile.
Io e Myrt correvamo in linea retta fianco a fianco, aggirando gli alberi
ed evitando con piccoli salti i sassi più grossi.
Il terreno stava lentamente diventando meno sassoso e più morbido,
questo avrebbe stancato in fretta l'assassina, così come faceva con noi,
zuppi di sudore e ansimanti per la corsa.
Cercò la sicurezza proiettandosi lungo la corteccia di un albero, per
scalarlo velocemente.
Si era però messa in trappola, l'albero era isolato dal resto del bosco,
e non le sarebbe stato possibile saltare su di un altro albero per
fuggire.
Era un ottimo punto di riferimento nella foresta, ma non un buon punto
di fuga.
Shina si acquattò sotto l'albero, mentre io e Myrt coprivamo gli ultimi
metri che ci separavano da loro.
Osservai l'assassina accovacciata su di un ramo, ci guardava lievemente
preoccupata, ma non impaurita.
Forse non si rendeva conto che ormai era in trappola, pochi passi e
sarebbe stata nelle nostre mani.
Fu in quel momento che vidi il suo sorriso, la fila di denti bianchi che
si rivelava in un malefico ghigno.
Fui tentato di fermarmi, ma l'impeto della corsa me lo impedì.
E cademmo nella trappola.
Una larga zona di fogliame nel terreno si rivelò essere la sottile
copertura di una grossa buca, ed io e Myrt precipitammo nel baratro.
Tutto diventò buio in pochi attimi, mentre continuavamo a cadere in
quella che non poteva essere la semplice buca scavata di un cacciatore,
ma l'ingresso dimenticato a qualche oscuro sotterraneo.
La buca si fece rapidamente stretta, così stretta che se anche Shina
avesse superato l'istinto animale della conservazione per seguirci, non
avrebbe potuto superare quel punto.
Scivolammo lungo il condotto per momenti interminabili, graffiandoci
contro le pietre sottili e appuntite che ricoprivano l'angusto cunicolo
roccioso.
Gridando per lo spavento e l'eccitazione, precipitammo fino ad uscire
dal condotto, che si apriva sul lato di una grossa caverna, illuminata
da uno strano muschio fluorescente.
Potevo vedere il pavimento della caverna a svariati metri sotto di noi,
e saremmo sicuramente morti se il fondo della caverna non fosse stato
altro che un grosso lago sotterraneo.
Disturbammo la calma del lago con la nostra pesante entrata, e dopo
pochi attimi risalimmo in superficie.
Mi guardai attorno, per vedere se c'erano delle uscite laterali.
Myrt nuotò fino a me, e attirò la mia attenzione.
"Devo concederti una cosa, Draven" disse, a metà tra il sarcasmo e il
desiderio di uccidermi "con te non ci si annoia mai".
MYRT
"Ma che bella cosa." Feci, sguazzando in tondo nel lago.
Guardai in alto, ma non vidi altro che buio.
"Maledizione......." dissi.
"Cosa?" chiese Draven.
Lo guardai fisso, in silenzio, con la testa piegata da una parte:
"Cosa? COSA? Niente, suppongo che per te sia normale farsi un bagnetto
in un........ qualunque cosa sia questo posto! Probabilmente il canale
dove si riunisce tutta la merda di Arcano!"
"Questo linguaggio non ci aiuterà." Disse lui.
Lo guardai, ancora in silenzio, poi: "Oh per la Dea, è arrivato il
Lord...."
"Non c'è bisogno di essere scurrili per....."
"Si, Lord Draven, mi perdoni, non capiterà più! Chiudi il becco,
Dragone, o te lo devo chiudere io?"
Poi, una volta scrutate ancora le ripide pareti della grotta alla
ricerca di un appiglio qualunque, mi immersi.
Sotto di noi l'acqua era verde, e mentre scendevo diventava sempre più
fredda, forse a causa di qualche corrente.... poi vidi una breccia nella
roccia, la corrente fredda arrivava da lì, sarebbe bastato solo spostare
un masso per trovare una soluzione........ o infilarci in un guaio
peggiore.
Risalii in fretta, ormai ridotta ai minimi termini, e spuntai davanti a
Draven.
"Esploratore, allora, ragguaglio: sott'acqua c'è una fenditura, ma per
raggiungerla mi è necessaria la tua... forza bruta, sai com'è, noi
donne....... ti muovi?"
Draven mi guardò un po' confuso..... poi si immerse con me.
DRAVEN
Nuotammo fino a raggiungere il fondo del lago, illuminato in maniera
magica dallo strano muschio fluorescente che sembrava trovarsi
dappertutto, anche sott'acqua.
Mi sovvenne che forse non era muschio, ma una caratteristica naturale
della roccia di quei luoghi, o forse una sorta di forma di vita anfibia.
Puntellammo i piedi contro il fondo, e spostammo il masso quel tanto che
bastava per poter passare attraverso la fenditura.
Ritornammo poi in superficie, per riprendere fiato e prepararci al
pericoloso cimento che ci apprestavamo a compiere.
"Sei sicura, Myrt? Il fiato potrebbe non bastarci" le dissi preoccupato.
"Abbiamo altra scelta?" mi rispose lei.
Effettivamente non avevamo altra scelta, non sembravano esserci uscite
laterali dalla caverna.
Cominciammo a riempire i polmoni di aria, e ci immergemmo ancora una
volta.
Nuotammo il più velocemente possibile, infilandoci nella fenditura, che
si rivelò più stretta del previsto.
Procedevamo spingendoci con i piedi e le mani contro le pareti rocciose,
piuttosto che nuotare, e questo accelerò il nostro andamento.
Ma eravamo da troppo tempo in quel cunicolo.
Vidi Myrt che incominciava a rilasciare le prime bolle d'aria, e sentivo
che anche la mia resistenza era al limite.
Spinsi Myrt per accelerare la nostra andatura, e quando tutto mi
sembrava perduto, vedemmo finalmente l'uscita del cunicolo.
Si apriva sul fondo di un altro lago sotterraneo, di cui intravedevo già
la superficie.
Fluttuammo fino alla salvezza, le nostre bocche fuori dall'acqua per
prendere quanta più aria possibile.
Guardai Myrt con la felicità nel cuore.
"Ce l'abbiamo fatta!" esclamai.
Myrt aveva il sorriso stampato sulle labbra "Non è così facile fare
fuori una Madras" affermò.
Stavolta la situazione era un po' diversa.
La caverna era illuminata dalla solita fluorescenza azzurrina, ma a
pochi metri da noi vedevo una spiaggetta rocciosa.
Ci dirigemmo rapidamente verso la spiaggia, e finalmente uscimmo del
tutto dall'acqua gelida.
Dalla parete rocciosa adiacente alla spiaggia si aprivano varie caverne
di diverse dimensioni.
Incominciai subito a spogliarmi dei vestiti zuppi, quando il mio sguardo
andò verso Myrt.
"Ehm" incominciai, un po' a disagio "forse è meglio se mi trovo una
caverna un po' in disparte, così.. beh... insomma..."
Myrt mi guardò come se avessi detto la più grande delle sciocchezze
"Credi che io mi faccia di questi problemi?" mi rimproverò "non mi
conosci affatto".
E stava già togliendosi gli stivali, quando da una delle caverne
provenne un rumore che attirò la nostra attenzione.
Ci voltammo di scatto, e scoprimmo di non essere soli.
Una decina di esseri umanoidi erano lì a guardarci fissi.
Avevano la pelle totalmente bianca, ed erano vestiti di pelli di
lucertola albina, e impugnavano delle rudimentali clave di pietra.
I loro occhi erano privi di pupilla, anch'essi totalmente bianchi,
mentre i loro capelli irti erano di un nero intenso.
Sembravano hammers che avessero vissuto allo stato barbarico sin dai
primordi, sempre confinati sottoterra lontano dalla luce.
Mi voltai verso Myrt "Forse sono amichevoli" le dissi per rassicurare
più me stesso che lei.
Per tutta risposta, i barbari urlarono sguaiatamente e si lanciarono
all'attacco.
Myrt si preparò alla battaglia "Forse no" esclamò.
MYRT
Afferrai il polso del primo omuncolo che mi ritrovai davanti..... e mi
rimase in mano.
Lo guardai, stupita, strusciando il palmo della mano sulla tunica:
"Che schifo! Ma che cos'è, sembra gelatina!"
Mi voltai verso Draven per metterlo a parte della mia nuova scoperta....
quando lo vidi staccare con un calcio la testa di uno di quegli strani
esseri, e poi guardarla interrogativamente, osservando i filamenti che
ne fuoriuscivano: repressi a stento un conato di vomito, poi mi voltai
verso il prossimo.
Devo ammettere che al momento di colpirlo ebbi qualche tentennamento, ma
sferrai un pugno allo stomaco del mio assalitore..... e mi ritrovai ai
farmi "ciao" attraverso la sua schiena: esterrefatta estrassi la mano e
guardai l'umanoide.
Non sembrava molto sorpreso nemmeno quando morì, cadendo sul terreno con
uno strano rumore.
"Ehi, Lord, hai idea di cosa siano questi tizi? Sicuro di non averne
letto da qualche parte?"
"Sicurissimo!" mi rispose lui, mentre con assoluta nonchalance estraeva
quasi chirurgicamente il cuore dal petto di uno di questi strani esseri
e lo faceva rimbalzare lungo le pareti.
"Fai mente locale....." suggerii, mentre con un manrovescio staccavo la
mascella di un altro.
"Mh...... spiacente, buio assoluto."
"Beh, allora ti aiuto io. Questi sono quelli che le mamme chiamano omini
budini"
"Omi..... che???" chiese lui, senza guardarmi, impegnato a togliersi di
dosso un occhio che chissà come gli si era appiccicato addosso.
"Omini budini. Non ridere, le mamme di Arcano terrorizzano i loro figli
con questa storia, basta che il figlioletto non faccia quello che deve o
faccia quello che non deve...... e lo minacciano di spedirlo tra gli
omini budini."
"Beh, qualunque cosa siano questi........... questi........ beh,
insomma, questi, non sembrano molto minacciosi."
Rimasi a pensare un momento dando quasi distrattamente una gomitata al
petto di uno degli omini, che si afflosciò velocemente.
"No, hai ragione...... oh."
"Oh cosa?"
"Oh-oh."
"OH-OH, COSA???"
"Beh, gli omini budini sono.... la pappa di qualcun altro."
"Qualcun altro?"
"Si..... una specie di..... beh, drago o qualcosa di simile, non mi
ricordo"
"Avrei preferito fossi stata più attenta."
Dal fondo di una delle caverne sentimmo un suono, a metà tra un ruggito
e un latrato: guardai il Dragone, poi dissi:
"Beh, lo so che non è molto onorevole, ma..... suggerirei di andarcene,
alla svelta."
"E dove?" Chiese lui.
Mi guardai intorno, le caverne sembravano tutte uguali.... rimpiansi di
non avere Shina con me, poi scelsi quella più lontana dal luogo da cui
ci era arrivato quel suono inquietante:
"Di là! - sentii passi pesanti che si avvicinavano e afferrai Draven per
una mano - MUOVITI!!!!!!!"
Infilammo la caverna correndo, mentre gli omuncoli si guardavano
rassegnati e passivi.
DRAVEN
Fuggivamo percorrendo le caverne illuminate di azzurro, fuggivamo dalla
paura e dalla follia che ci si accanivano contro.
Ancora non comprendevo le strane creature che avevamo appena affrontato,
ancora non mi rendevo conto del pericolo immane rappresentato da quel
fantomatico predatore che si nutriva delle filamentose forme di vita.
Ed ora ci addentravamo senza badare alla direzione in quei meandri
sconosciuti, che sempre di più diventavano un labirinto nel quale
difficilmente avremmo saputo orientarci.
Mi fermai, e Myrt si voltò per indagare.
"Che hai? Perchè ti sei fermato?" mi chiese con sguardo interrogativo.
Mi voltai verso il tunnel che stavamo percorrendo.
" Stiamo facendo il suo gioco, in questo modo" le risposi, incominciando
a ritornare sui miei passi.
Myrt mi seguì per avere chiarimenti: "Che gioco? Il gioco di chi?"
Continuavo a camminare a passi decisi, tentando di ricordare ogni tunnel
nel quale avevamo svoltato.
"L'assassina, la cacciatrice. Lei vuole terrorizzarci, vuole farci
scappare come prede, per darci la caccia e soddisfare il suo desiderio
di sangue" dissi risoluto "Ebbene, io non sono una preda"
Mi voltai verso di lei: "Io sono un Dragone, e combatterò come un
Dragone"
Myrt mi guardò, ancora non troppo sicura che la mia fosse una buona
idea.
"E il drago, o qualunque cosa si celi in quelle caverne? Come pensi di
affrontarlo?" mi incalzò, mettendomi di fronte alla realtà dei fatti.
Mi sfilai la cintura che reggeva il fodero vuoto del pugnale, e la
avvolsi attorno al mio pugno destro, assicurandola come meglio potevo.
"Questo è già qualcosa, poi mi verrà in mente dell'altro" risposi
arrogantemente.
Myrt mi fissava stupita: "Questa è follia, Draven..."
Sorrisi. "Se non fossi un folle, non mi andrei a ficcare in certi
pasticci con una Madras"
Continuavo a camminare voltandole le spalle, e anche se non le vedevo il
volto, sentivo, sapevo che anche lei stava sorridendo.
MYRT
Su una cosa il Dragone non aveva torto: era parecchio fuori di testa.
Ma, ehi, per una volta che mi capitava un po' di azione non potevo certo
lasciarmela sfuggire! Recuperai da uno degli stivali il piccolo coltello
che avevo usato contro l'amichetto della nostra cacciatrice, e lo presi
per la punta, pronta, nel caso, a lanciarlo.
Dopo poco l'infallibile intuito da esploratore di Draven ci riportò alla
spiaggetta rocciosa, e che quegli strani esseri bianchi erano spariti.
Mi guardai intorno: "Beh? Dove...."
Non feci in tempo a terminare la frase che fummo inondati d'acqua: mi
girai, e così fece anche Draven: davanti a noi, gigantesco, c'era un
collo verde, coperto di squame verdi, alla cui estremità c'era una testa
verde, una testa di rettile piena di denti.
"Ma che bellino....." dissi.
La testa del mostro scattò in avanti: facemmo entrambi un balzo
indietro.
Il drago ci guardò, poi lentamente, molto lentamente, venne fuori
dall'acqua, mettendo in mostra anche il resto del corpo, più simile a
quello di un serpente che non a quello di un drago, visto che il mostro
si muoveva spostando le costole una ad una, strisciando.
"Beh, se non altro non è molto veloce...." cominciò Draven..... quando
il drago estese fulmineamente il collo nel tentativo di afferrare
l'esploratore.
"Ah no, eh?" risposi io, lo sguardo fisso sul mostro.
Ci muovevamo un passo alla volta guardinghi, ma ad entrambi era
chiarissimo come la cintura del Dragone e il mio pugnale non servissero
a nulla: in breve il mostro ci spinse contro una parete rocciosa;
improvvisamente mi cadde l'occhio sul lago.
"Draven..."
"Myrt." lo guardai sorpresa: anche lui fissava l'acqua. Poi mi guardò.
"Possiamo farcela."
"Certo che si." risposi.
Ci separammo velocemente, l'uno correndo a destra l'altra a sinistra, e
in un attimo raggiungemmo l'acqua.
Il mostro ci guardò, poi cominciò a seguirci: un secondo prima di
inabissarci mi venne in mente che in acqua quel grosso rettile sarebbe
stato più veloce di noi...... ma fu un pensiero che mi sfiorò solo per
un attimo.
DRAVEN
Nuotavo rapidamente, i polmoni mi bruciavano già.
L'acqua era l'elemento naturale della bestia, lì eravamo nel suo
territorio di caccia.
Era veloce, troppo veloce, guizzante e rapida simile ad un tridente
scagliato ad alta velocità nelle profondità del lago.
Attaccava estendendo fulmineamente la testa piatta e triangolare,
cercando di carpire la sua preda e di ingoiarla.
I miei pugni non avrebbero potuto fare molto contro le sue scaglie dure.
Ero inerme e disarmato, ma avevo ancora un vantaggio su quella creatura
infernale.
La paura.
Ricordai le parole di mio padre, quando andavamo a caccia di jarbos ed
io mi vergognavo perchè avevo paura che i grossi roditori potessero
mordermi.
"Non vergognarti Draven" mi diceva asciugandomi le guance "la paura è
quello che ci rende umani, ed è la nostra ultima salvezza"
Non capivo quelle parole.
"Guarda i drakor, per esempio" mi spiegava "si gettano a capofitto sul
nemico, senza schivare i colpi delle lame delle amazzoni, facendosi
tagliare in due senza tattica o coscienza"
Mio padre mi alzava sulle sue spalle, e continuava "la paura invece, ti
fa capire quando è il momento di fuggire, e vivere per combattere un
altro giorno. E ti da forza quando non c’è nessuna via di fuga"
Ero così felice di come lui potesse trasformare le mie insicurezze in
lezioni di vita.
"Ricorda sempre Draven, la paura, la paura è la tua alleata"
Ma non c'era tempo in quel momento per i ricordi.
E non c'era via di fuga.
C'era solo la paura, ma non mi sarei arreso.
E non solo perchè non volevo morire, ma perchè ovunque fossi andato dopo
la morte, la mia anima non avrebbe avuto pace sapendo che Myrt era morta
a causa mia.
Ancora non mi spiegavo come avevo potuto coinvolgerla in tutto quello,
ma, mentre il serpente faceva scattare le sue guizzanti fauci verso di
me, promisi a me stesso che in un modo o nell'altro l'avrei tirata fuori
da lì.
Ero in prossimità di una parete rocciosa, quando il serpente attaccò.
Con una rapida bracciata, mi spostai verso sinistra e la testa del
mostro andò a colpire la roccia dura, facendo cadere alcune macerie sul
fondo e rompendo una delle fauci della creatura.
Un piano si andava formando nella mia mente.
Cercai Myrt sott'acqua, e le feci cenno di risalire.
Ci ritrovammo in superficie, respirando affannosamente.
"E' grosso e veloce, ma è stupido" le dissi.
"Tieniti lungo il bordo del lago, in prossimità della roccia, e spostati
poco prima che lui lanci il suo attacco" le spiegai "è troppo veloce per
fermare il suo attacco, e continuerà a dare colpi sul muro"
Myrt mi squadrò un po' perplessa "Sicuro?" mi chiese.
Vedevo l'ombra del serpente risalire rapidamente in superficie.
"No" le feci di rimando "ma tanto vale provare"
Le spruzzai un po' di acqua sul volto "Dovrebbe essere un gioco da
ragazzi per la grande Myrt".
"Ricordami di farti fare a pezzi da Shina e Juma se usciamo vivi da
questo pasticcio" disse Myrt sarcastica.
Raccolsi quanta più aria potevo, e, sorridendole, mi immersi nuovamente.
MYRT
Appena Draven sparì sott'acqua vidi il serpente riaffiorare, e guardarmi
con i suoi freddi occhi di lucertola.
Mi tenni vicino alla parete e aspettai: il mostro si avvicinò, ondeggiò
un paio di volte, poi si buttò a capofitto su di me.
Ma non avevo lo spazio per spostarmi di lato, così mi immersi, riuscendo
ad evitare la testa del serpente per un soffio.
Sott'acqua vidi Draven vicino alla fenditura nella roccia dalla quale
eravamo entrati:
"Che diavolo sta facendo?" pensai, prima di capire..... e di sentirmi
afferrare per le gambe: guardai in basso e mi vidi nella gola del mostro
fino alle ginocchia,troppo sorpresa per sentire il dolore. Incontrai lo
sguardo di Draven, vicino alla fenditura, che mi guardava spaventato, e
con la mano gli feci segno di levarsi dai piedi, poi, piantando il
coltello nella testa del mostro riuscii a liberarmi........ e mi infilai
nella fenditura, passando al comandante dei Dragoni il mio coltello e
spingendolo da parte, nuotando il più velocemente possibile.
Riemersi per miracolo nel lago dove eravamo cascati all'inizio e feci
appena in tempo a voltarmi per trovarmi faccia a faccia con il serpente.
"Ma quanto sei carino......" sorrisi, anche se cominciavo a sentirmi le
gambe un tantino strane, e mi avvicinai ad una delle pareti rocciose.
Il serpente mi si lanciò immediatamente addosso, lo scansai...... e di
nuovo mi infilai nello stretto pertugio, diretta verso Draven.
Arrivai nell'altra grotta senza fiato, uscii dal cunicolo e, mentre la
testa del serpente spuntava dallo stretto passaggio Draven, usando il
mio coltello come leva, riuscì a staccare un grosso masso dalle pareti
della grotta, bloccando il serpente sotto la roccia, incapace ora di
risalire in superficie per respirare.
Risalii velocemente, e guardai il Dragone:
"Complimenti, Lord."
DRAVEN
Il mostro ebbe un ultimo guizzo di vita, mentre tentava di divincolarsi,
schiacciato tra la roccia e le pareti della fenditura.
E più si muoveva, più i lati aguzzi della pietra scavavano profondi
solchi nelle sue scaglie e nella sua carne, il sangue scorreva copioso
fuori dalle sue ferite così come la sua vita.
Poi cessò di agitarsi.
Di nuovo in superficie, mi godetti la vittoria per alcuni secondi, e mi
diressi verso la riva.
Una volta all'asciutto, mi tolsi i vestiti bagnati, e li misi ad
asciugare su di una roccia.
"Complimenti anche a te, Madras" le dissi sinceramente "di certo gli agi
di corte non ti hanno rammollita"
Tenni il coltello con me: "Perdonami, mentre tu ti liberi dei tuoi
abiti, io torno sott'acqua col tuo coltello"
Myrt si guardò attorno mentre si toglieva uno stivale: "Fai come se
fossi a casa tua" mi rispose.
Era un bene che non avesse perso il suo senso dell'umorismo, anche in
una situazione così critica.
Tra le tante cose che avevo imparato vivendo nella foresta, la più utile
era sicuramente come sfruttare ogni parte della preda per trarne un
vantaggio.
Utilizzando il coltello, incominciai a lavorare sul cadavere della
creatura, risalendo ripetutamente per prendere fiato tra un'operazione e
l'altra.
Le scaglie in particolare erano di maggiore interesse.
Erano larghe piatte e dure, ma flessibili, sarebbero state dei buoni
scudi.
Alcuni filamenti dei tendini sarebbero serviti come legacci, anche se la
creatura non aveva ossa lunghe e dritte da usare come lancia.
I denti più piccoli potevano però essere usati come armi da punta,
sarebbe bastato un po' di lavoro col coltello per far dei fori dove
inserire le dita per impugnarle.
Una volta racimolato quello che credevo avrei potuto usare, risalii
definitivamente, mi sedetti su una roccia e incominciai a darmi da fare.
Myrt aveva ripulito le rozze pelli di lucertola dei barbari raschiandole
con una pietra, e ne usava uno come ricambio per i suoi abiti.
"Buona idea" dissi, e feci lo stesso.
Mi concentrai sul mio lavoro, mentre Myrt controllava se la caverna era
sicura.
"Credo che dovremmo dormire un po'" proposi.
Era stata una giornata dura, non avevamo nulla per accendere un fuoco e
non avevamo nulla da mangiare, se non la carne cruda del serpente.
"Ci converrà fare dei turni di guardia" ragionò Myrt "Di certo il
serpente non era la creatura dai pesanti passi che ho udito prima"
Si voltò verso il tunnel dal quale erano provenuti i rumori poche ore
prima.
"C'è qualcosa lì, in agguato, e ci sta aspettando" disse sottovoce.
"Bene, farò io il primo turno, così finisco di preparare le armi" mi
offrii.
"Perfetto" disse, e si stese sulla roccia, chiudendo gli occhi, il suo
respiro diventava sempre più lento, finchè si addormentò.
Guardai il tunnel.
Si, c'era qualcosa prima in quel tunnel, di grosso e pesante.
Il serpente non aveva gambe, si muoveva strisciando.
Ripensandoci, al posto delle gambe aveva delle piccole pinne scagliose,
come se stessero sviluppandosi solo di recente.
E sulla testa piatta aveva giusto un accenno di corna.
Feci cadere la scaglia su cui stavo lavorando, la paura mi aveva
paralizzato le mani.
Avevamo ucciso un cucciolo di drago.
Ora la madre sarebbe venuta a cercarci.
MYRT
Mi svegliai, e la prima cosa che vidi fu il viso pallido di Draven:
"Che diavolo ti succede?" Chiesi, subito sveglia.
Lui alzò una mano, mostrandomi un brandello di carne: lo guardai
perplessa; non capivo.
Il Dragone aprì la bocca, boccheggiò un paio di volte, poi:
"Sai, Madras, credo che i guai non siano finiti."
Seccata mi alzai a sedere, e gli presi di mano quel brandello macabro:
era un tratto di carne asciutto, non perdeva sangue e sembrava che
l'estremità si stesse disfacendo.
Lo feci ondeggiare, poi fissai di nuovo Draven:
"Allora?"
"Allora....." cominciò lui, quando un suono inarticolato nacque dal
fondo di una delle caverne: ci guardammo, e io sussurrai:
"Dimmi che non è quello che penso." dissi, alzandomi velocemente.
"Temo che lo sia - rispose lui - Arriva la mamma."
Restammo immobili ad aspettare, non avendo la minima idea di come
poterci opporre all'essere che, sbuffando, stava venendo fuori dai
recessi della terra:
"Arcano è piena di misteri...." mormorai.
Poi guardai il Dragone: "Niente idee?"
"Niente."
"Nemmeno una piccola piccola?"
"Nemmeno quella"
"Fantastico. Spero che non ti offenderai se ti dico che non ho nessuna
voglia di andare all'altro mondo con te."
"Ah, non preoccuparti, è reciproco."
"Comunque sia dobbiamo tornare alla kioskas prima di mezzogiorno."
Anche se continuavo a guardare le caverne sentii lo sguardo di Draven su
di me:
"Ti pare questo il problema maggiore???" l'esploratore sembrava stupito,
divertito e arrabbiato, ma non mi curai di guardarlo in faccia per farmi
un'idea di quale fosse il sentimento prevalente.
Alzai le spalle:
"Perchè, ne vedi altri? Intrappolati sotto terra, disarmati e con una
mamma drago imbufalita.... e che sarà mai?!?"
Lo sentii ridere mentre il rumore aumentava e l'acqua del piccolo
laghetto alle nostre spalle tremava; presi un bel respiro, alzai la
testa, la fronte liscia e serena, espirai..... e da una delle caverne
alla nostra sinistra apparve il drago, di un bel color magenta, le zampe
pesanti e ben munite di artigli, la coda che batteva ritmicamente contro
le pareti della caverna.
"Ciao bella." sussurrò il Dragone
DRAVEN
La sfida suprema.
Il sogno di ogni guerriero.
Combattere un drago e sconfiggerlo.
Il drago, la più temibile creatura di tutto Arcano, forse la più
potente, sicuramente la più leggendaria.
Rimasi ad osservare la gigantesca figura appena uscita dal tunnel,
paralizzato dalla paura e lo stupore.
Il corpo del drago era simile a quello di un lungo serpente, ma
diversamente dal mostro di prima, delle zampe artigliate seppur palmate
fuoriuscivano dal suo corpo, due per ogni lato.
La coda terminava con una pinna affilata, che percorreva tutta la
lunghezza del drago fino a formare una cresta sulla sua testa piatta e
allungata.
Due corna possenti e nere si estendevano dal suo cranio, ulteriore arma
oltre gli artigli affilati e le gigantesche fauci aguzze.
Era difficile calcolare la sua lunghezza, poichè non era mai
completamente esteso, ma si muoveva sinuosamente, talvolta arrivando a
toccare col muso la punta della coda, ma doveva pressappoco misurare sui
trenta metri.
Era fisicamente impressionante, ma non vedevo nei suoi occhi gialli
l'intelligenza e la saggezza che le storie attribuivano a tali creature.
Per quanto nobile e possente, non era altro che una grossa bestia.
Forse questo era un vantaggio, poichè se la leggenda dell'intelligenza
dei draghi non era vera, magari non era vero neanche che fossero dotati
di poteri magici simili a quelli degli stregoni.
Ci osservava e si muoveva lentamente attorno a se stesso, provocando
minuti terremoti ad ogni suo passo.
"Se fuggiamo di nuovo nell'altra caverna, non riuscirebbe a passare
attraverso il tunnel sott'acqua" dissi a Myrt "ma in questo modo noi ci
ritroveremmo bloccati dall'altra parte"
Muovendosi lentamente, tenendo gli occhi fissi sul drago, Myrt raccolse
uno scudo di scaglia di drago e impugnò il coltello.
"Dunque proponi di affrontarlo in queste condizioni?" mi chiese.
Volevo farlo.
Volevo a tutti i costi misurarmi contro quella creatura, vincere o
morire tentando.
Ma mi resi conto che quello che volevo era avventato ed egoista.
Da quando ero diventato Comandante dei Dragoni di Dulkar, la mia vita
non era più soltanto mia.
Avevo delle responsabilità, esistevano persone che facevano affidamento
a me, e la mia morte le avrebbe deluse.
E, francamente, avrebbe deluso anche me.
La creatura non sembrava avere intenzione di attaccare per il momento,
continuava a girare per la caverna, come se cercasse di captare
qualcosa.
Un ultimo movimento delle gigantesche narici, e si diresse verso il
laghetto, immergendosi lentamente.
"Ha annusato il sangue di suo figlio" speculai "quando si accorgerà di
cosa è successo non sarà contenta".
Myrt pensava rapidamente.
"Come ha fatto quel mostro così grande ad entrare in queste caverne?" si
chiese ad alta voce "Di certo non è entrata come abbiamo fatto noi"
Ascoltavo con interesse, per comprendere a cosa stesse pensando con
esattezza.
"Combattere in questo modo non se ne parla" decise alla fine "Io dico di
seguire le tracce del drago per vedere da dove viene, e trovare la sua
tana"
Ricordavo molte leggende sulla tana dei draghi.
"Madras, non vorrai mica andare nella tana del drago per impossessarti
del suo tesoro?" la pungolai.
"Magari troveremo le armi di qualche guerriero che l'ha affrontato prima
di noi" continuò l'amazzone "sai, non per criticare il tuo operato, ma
mi fiderei di più di una bella alabarda forgiata dalle amazzoni che dei
tuoi coltelli d'osso e scudi di serpente"
Detto questo, si incamminò di corsa verso il tunnel dal quale era venuta
fuori mamma drago.
Rimasi un attimo a pensare a quello che Myrt aveva detto sulle mie armi.
"Non sono poi tanto male..." incominciai, quando mi accorsi che l'acqua
incominciava ad incresparsi, la creatura stava riaffiorando.
Mi infilai nel grosso tunnel di corsa "Aspettami Myrt, vengo anch' io!"
MYRT
Mi stava nascendo in gola una risata quasi infantile: il momento non era
felice, la situazione generale era pericolosa....... ma, mentre correvo
attraverso le grotte, mi sembrava di essere tornata ai vecchi tempi,
quando tutte le ragazzine della kioskas se la prendevano con me,
inventandosi scherzi ogni volta peggiori.
Ed io avevo vinto, ero diventata Madras, avevo potere di vita e di morte
su tutti i miei antichi aguzzini, e non solo.
Nossignori.
La verità era che avevo tra le mani Klivia, e l'Imperatrice non aveva
mai nascosto il fatto che mi volesse lì, fin da quando ero Comandante
delle Froll.
Ero conosciuta, temuta...... no, meglio, rispettata.
Tutte cose che avevo desiderato........ ma ora, ora che finalmente mi
ritrovavo nei guai dopo tanto tempo passato tranquillamente scoprivo di
essere ancora la stessa capace non solo di dare ordini ma di FARE, di
giudicare in fretta una situazione e prenderne le redini.
Mi fermai e Draven, alle mie spalle, quasi mi rovinò addosso.
Mi voltai verso di lui, sentivo tutti i sensi, forse addormentati fino
ad allora, di nuovo vigili e presenti.
E non era l'unica cosa che sentivo: "Per la Dea, cos'è questo tanfo?"
sbottai.
"Latrina di drago rossiccio?" propose Draven.
"Mi sembra più...." Fui interrotta da una sorta di latrato.
Guardai il Dragone.
"Muoviamoci, Lord"
Procedemmo tentoni nel buio fin quando non intravedemmo un deposito di
quel misterioso muschio luminoso e azzurrino.
Trovarlo sulle pareti mi fece accendere in testa una luce, ma per il
momento non riuscii ad identificarla per quello che era.
Presi in mano un po' di quello strano vegetale e con quello ci facemmo
strada nel buio, cercando di ignorare i passi del drago dietro di
noi...... finalmente giungemmo in una grotta, dove ovunque riposavano,
avvolti da nubi di mosche, cadaveri di hammers.
Uno di loro aveva addosso i colori delle Froll: rimasi a guardarlo
pensierosa, poi mi voltai verso Draven:
"Da dove può essere entrata? Io non capisco........"
"Forse da lì."
Draven avanzò nella grotta: ad un certo punto il suolo si faceva umido,
lambito dall'acqua di un altro laghetto che piano piano si faceva strada
sulla riva.
Il lago sembrava molto più profondo dei precedenti e poi.... beh,
saliva.
Mi accucciai e ne assaggiai l'acqua.
"E' salata Dragone! Questa è la marea che sale, ecco spiegato il perchè
del muschio sulle pareti! Il drago dev'essere entrato qui attraverso
questo laghetto durante la bassa marea, probabilmente per partorire il
suo piccolo. Questo vuol dire che così come lui, pardon, lei, è riuscita
a entrare noi possiamo uscire."
Draven non sembrava molto convinto: "Myrt, ma.... non possiamo, adesso
la marea è alta, e non abbiamo il fiato sufficiente per uscirne vivi. E
sinceramente dubito che la nostra lucertolina abbia voglia di lasciarci
il tempo di....."
Il Dragone si azzittì, poi in fretta si allontanò, e prese dal terreno
quelli che mi sembrarono due stracci. Non appena Draven si avvicinò li
vidi per quelli che erano: due otri di pelle.
"Se trattengono l'acqua all'interno la sapranno anche tenere fuori, o
no?" disse l'esploratore.
Lo guardai, alzai le spalle e presi un otre, poi entrai in acqua: quando
ormai il mare mi arrivava fino alla vita mi girai e vidi Draven in piedi
fuori dall'acqua.
In mano stringeva una spada, trovata probabilmente tra i cadaveri.
"Draven? Muoviti, mamma drago è arrabbiata e sta arrivando."
Il Dragone sembrava distratto, la spada in una mano e l'otre nell'altra
fissava il cunicolo dal quale eravamo entrati e sembrava aspettare
qualcosa.
"Draven?" lo chiamai.
Lui si voltò di poco verso di me:
"Vai avanti tu Myrt, io ti raggiungo..."
In meno di due secondi ero fuori dall'acqua, furiosa, e avevo agguantato
il Dragone per il bavero, ruggendogli in faccia.
Lo vidi stupito e anche un tantino spaventato mentre, la voce ridotta ad
un basso gorgoglio dicevo:
"Ascoltami bene, Draven tu fai quello che dico io, quando lo dico io,
come lo dico io. Non mi interessa se vuoi ammazzare un drago, dobbiamo
uscire di qui in tempo per tornare dove dovremmo stare e fare a pezzi la
tizia che ti vuole morto. Hai capito? E adesso MUOVITI!"
Il Dragone era immobile e rigido.
Ma dopo poco entrò in acqua, e io lo seguii.
Un momento dopo ci immergevamo, l'otre premuto contro il naso e la
bocca.
Mi sembrò che passasse un'eternità prima di vedere di nuovo il cielo....
ma alla fine sbucammo all'aria aperta, in mare, vicino alla costa.
Le stelle salutarono la nostra venuta.
DRAVEN
Mi lasciai alle spalle i miei sogni di gloria, e seguii Myrt fuori dalla
caverna, all'aria aperta.
L'eccitazione del combattimento imminente stava lentamente svanendo
grazie alla fresca brezza notturna, alla fredda acqua salata e alle
glaciali parole di Myrt.
La guardai tristemente.
Il suo cuore era una roccia dura, doveva aver sofferto parecchio in
passato.
Certo, tutti sapevano delle prove terribili che aveva dovuto affrontare,
e della triste storia della sua progenie.
L'animo di Myrt aveva subito dei duri colpi, e difficilmente sarebbe
uscito fuori da quella dura scorza di violenza che la circondava.
"Mi dispiace" dissi sottovoce, più a me stesso che a lei.
"Cosa?" disse Myrt sempre attenta e pronta, voltandosi di scatto verso
di me.
Non avevo intenzione di incominciare una discussione sull'argomento.
"Niente, incamminiamoci, la strada è lunga".
Mi assicurai la spada che avevo recuperato nella caverna dietro la
schiena, e guidai Myrt attraverso quelle zone selvagge, fino a giungere
nei pressi della kioskas, ormai a mattino avanzato.
"Direi che le nostre strade si dividono qui, almeno temporaneamente" le
dissi "io torno in cella attraverso il passaggio, poi possiamo
incontrarci al tramonto nel castagneto, così avremo modo di ragionare un
po' sulla situazione"
Myrt annuì "Bene" si incamminò verso lal kioskas "e vedi di non farti
ammazzare, nel frattempo"
"Farò del mio meglio" risposi e anche io mi incamminai.
Giunsi rapidamente all'entrata del cunicolo, forse ce l'avrei fatta in
tempo per il controllo di mezzogiorno.
Trovai però qualcosa conficcato con un pugnale nella dura roccia.
Era una pergamena, un'unica parola scritta su di essa "Krymenia"
Presi il pugnale, e lo guardai meglio.
Era di Rue.
MYRT
Rientrata alla kioskas e oltrepassato il portone della torre mi trovai
davanti Tiara, che sembrava avere preso la decisione di strapparsi la
mano sinistra con la destra, tanto la stava stringendo, torturandola. La
oltrepassai ed entrai nella sala del trono, dove mi sedetti: l'amazzone
mi raggiunse dopo poco:
"Comandante..... Comandante....... non so come sia potuto
succedere......"
"Come sia potuto succedere cosa?" Chiesi, sporgendomi verso di lei.
Tiara chinò lo sguardo e continuò:
"Comandante.......... tutte..... tutte le sentinelle della prigione si
sono........ addormentate."
"Tutte?" Gridai, mentre il mio cervellino, tutto contento, si nutriva
affamato di nuove informazioni...
Incredibile ma vero: si erano addormentate tutte insieme.
Per non mettere in allarme Tiara feci una solenne ramanzina alle
amazzoni colpevoli di quella sonora dormita, ma continuavo a chiedermi
come diavolo fosse potuto accadere....... o meglio come avesse fatto,
quella maledetta tizia che voleva la pelle di Draven.
L'unica possibilità sembrava venire dalle cucine, e questo ebbe il
potere di preoccuparmi ancora di più: a quanto pareva la nostra nuova
amica aveva ampia libertà di movimento e mi era vicina...
Mentre rimuginavo, rimandate le amazzoni al loro posto, sentii il
tradizionale urlo di allarme delle Froll e balzai in piedi, mentre lo
stesso suono veniva ripetuto dalle sentinelle sui bastioni: entro poco
Ariadne irruppe nella sala del trono, ansante:
"Comandante! Il prigioniero è fuggito!"
"CHE COSA????" Ruggii.
Afferrai la spada e uscii di corsa dal palazzo, diretta alle stalle dove
mi fu presentato Apache, già pronto.
Montai in sella e guardai Ariadne:
"Voi state qui. Non facciamo chiasso o ci ritroveremo a dover gestire
insieme Dragoni e Amazzoni Imperiali. Tenete la bocca chiusa."
Spronai Apache e oltrepassai le porte della kioskas al galoppo, poi
ritornai lentamente verso la kioskas e con cautela raggiunsi il
passaggio, dove trovai le tracce di Draven, tracce che però non
conducevano all'interno.
Sembrava che si fosse fermato e poi avesse cambiato direzione:
"Maledetto bastardo!" sbottai........ poi raccolsi un pezzo di pergamena
da terra, e lo spiegai.
Una sola parola: "Krymenia"
Ero stata una delle prime a entrare a Krymenia come vincitrice,
ricordavo bene il dedalo di vicoletti e stradine.... cosa diavolo c'era
a Krymenia?
"Ti dò questa possibilità, Lord....... ma tu tradiscimi e ti faccio a
pezzi!" mormorai, mentre montavo a cavallo e volavo verso Krymenia,
nervosa, furiosa, e preoccupata.
DRAVEN
Il gorgo abissale, Krymenia, la fonte del male.
Una fonte che si era prosciugata ormai, grazie al valore degli hammers
che avevano combattuto per sconfiggere il male.
Ma ora il male piantava di nuovo il suo seme in quella terra bruciata,
un seme che andava innaffiato col sangue degli innocenti.
Comprendevo che nel cuore degli uomini si annidasse l'odio, e non
biasimavo l'assassina per questo.
La avrei affrontata senza odiarla, senza serbarle rancore, poichè ancora
non comprendevo cosa la spingeva ad essere mia nemica.
Lo avrei fatto, se lei non avesse messo in pericolo la vita di Rue: ora
la odiavo, ora l'avrei fatta soffrire, perchè lei aveva osato colpirmi
dove faceva più male.
Non avrebbe dovuto toccare mia sorella, non avrebbe dovuto anche solo
pensare di ricattarmi in quel modo.
Guardai Krymenia dall'alto, pronto a scendere nei suoi infernali abissi,
armato solo del pugnale col quale la donna aveva conficcato l'invito a
venire in questo luogo.
Mi guardai attorno con circospezione, mi concentrai.
Era da tempo che sentivo più forte dentro di me il ribollire del sangue
di drago... ogni giorno comprendevo di più che diventare un Dragone non
era stato un caso: era il mio destino.
Il mio respiro si fece lento, suonando la stessa canzone dell'aria e
della terra bruciata.
"Non mi vedrai quando arriverò, vipera" pensai "e quando te ne
accorgerai, sarà troppo tardi per te"
Con tali oscuri presagi, mi incamminai e incominciai la mia discesa in
quell'inferno ghiacciato.
MYRT
"Da solo! E' andato da solo!"
Furiosa, mentre Apache correva, continuavo a pensare a quanto fosse
debole il controllo che avevo sul comandante dei Dragoni, e il pensiero
aveva il potere di farmi ribollire di rabbia.
Un maledetto messaggio aveva avuto su di lui un effetto incomprensibile,
non riuscivo a capacitarmene, e soprattutto non riuscivo a credere che
un simile invito potesse vincere la mia autorità: perchè diavolo un
pezzo di carta aveva stravolto in quella maniera quello che ritenevo
essere un uomo ragionevole?
"Muoviti Apache, muoviti!"
Certo, tutta la situazione era incomprensibile: perchè mai quella
misteriosa donna si era messa in testa di uccidere Draven?
E chi era?
E soprattutto, cosa c'era a Krymenia?
"Incredibile, semplicemente incredibile. Ma del resto, come fidarsi di
un uomo di cui non si sa niente, fosse stata un'amazzone........ l'unica
cosa che so di lui mi viene dal racconto suo e di Selkis del loro
viaggio, per il resto ha una sorella, Rue mi pare, ma non parl............
aspetta un attimo."
Il paesaggio correva intorno a me, battuto dagli zoccoli di Apache, e la
mia testa si era fermata in un angolino di se stessa, mentre spronavo il
cavallo.
Certo, la sorella.
Era l'unica famiglia di Draven.
E quindi probabilmente una delle poche cose che avrebbe potuto farlo
disubbidire ad un ordine della Madras.
Eppure non mi sembrava una sprovveduta, portarla a Krymenia (ormai ne
ero quasi sicura) non doveva essere stata una cosa semplice...... tutta
questa fatica per cosa?
"Benissimo, ho pensato fosse un uomo ragionevole? Facciamoci pure una
bella croce sopra, spero di arrivare prima che si faccia ammazzare."
DRAVEN
Gli stretti cunicoli si intrecciavano tentando di farmi perdere
l'orientamento.
Una bassa nebbiolina verdognola s'insinuava tra le mie caviglie,
portando con sè un odore agrodolce di putrefazione e petali di rosa.
Eppure, istintivamente, sapevo dove andare.
Qualcosa, qualcuno mi stava chiamando a sè, desideroso di essere
trovato.
I cunicoli si allargarono, fino a terminare di fronte a due giganteschi
portoni.
Era come se anticamente un edificio sorgesse in quel luogo, ma era ormai
stato completamente sommerso dalla pietra lavica di Krymenia, lasciando
libera solo l'entrata.
Mi accorsi di alcuni punti dove la roccia era stata scavata via da poco.
Mi resi conto che, con molta probabilità, l'edificio era rimasto
nascosto sotto la roccia per secoli, e solo recentemente era stata
riportata alla luce l'entrata.
I portoni erano in bronzo, su di essi vi era scolpita l'immagine di un
demone che imperversava su di un campo di battaglia, schiacciando e
divorando i suoi avversari.
Non avevo tempo per meditare o speculare sul significato di quella
scoperta, tutto quello che sapevo era che dietro quelle porte si trovava
Rue e la sua carnefice.
Mi gettai contro il bronzo spingendo, ma senza nessun effetto.
Mi accorsi che su entrambi i portoni vi era una specie di bacino, il cui
fondo era sporco di sangue, spillato da poco.
Presi il pugnale, mi praticai delle ferite sugli avambracci, e versai il
mio sangue nei bacini.
Lentamente, il portale si aprì, mentre io mi fasciavo le ferite come
meglio potevo.
"Ti ho dato il mio sangue" pensai sottovoce "è ora che tu mi dia il tuo"
Ciò che vidi dopo mi lasciò senza fiato.
Mi trovavo in una gigantesca sala, illuminata da fiamme verdi che
sembravano fluttuare in punti diversi della stanza.
Il soffitto era retto da due gigantesche file di colonne, che
rappresentavano demoni longilinei che si intrecciavano e si mordevano.
Il pavimento era fatti di tasselli di marmo neri e rossi, che
disegnavano geometrie aliene che davano la nausea al solo guardarle.
In fondo alla sala, una gigantesca statua di bronzo, dello stesso demone
che avevo visto all'entrata, sedeva con le gambe incrociate e gli
artigli protesi.
Sulle sue gambe incrociate vi era una piattaforma, accessibile da una
scalinata di marmo, con un altare di ossidiana nera.
Sull'altare si trovava una donna seminuda e incatenata ai quattro angoli
dello stesso, e sopra di lei incombeva una donna in neri abiti
sacerdotali, che stringeva in pugno un lungo osso affilato.
Guardai meglio la figura sull'altare.
Non c'erano dubbi, era Rue.
MYRT
"Krymenia è sempre la stessa." Mormorai, con una smorfia di disgusto e
piacere, notando ad ogni passo il disastro praticato dalle nostre
amazzoni.
Ricordavo bene l'ultima volta che ero passata di là, l'ultima di poche,
quelle poche che mi avevano resa madre, anche se per così poco tempo.
La strega, Norman, e l'onta che mi aveva seguito da quando avevo a
malincuore tradito la kioskas erano ancora vive, aleggianti in quell'oscuro
panorama.
Mi fermai a riflettere, mentre una vecchia in abiti laceri mi si
avvicinava:
"Iante."
Mi voltai immediatamente, richiamata dal nome di quella bambina che non
ero più.
Sguainai la spada: "Che diavolo vuoi?" Ringhiai.
La vecchia mi prese senza paura per un braccio, e cominciò a camminare:
per forza d'inerzia la seguii.
"Le cose non sono sempre come sembrano, non è vero, mia giovane Madras?"
Restai in silenzio.
"Quanti dei tuoi sudditi sanno della tua discendenza? Non devi esserne
troppo fiera, mh?"
La guardai fissa, e non dissi una parola.
Rimanemmo in silenzio, mentre la vecchia si faceva strada tra i cunicoli
di Krymenia, ed io con lei.
Poi si voltò verso di me, davanti ad un cumulo di macerie, che la
vecchia indicò con il mento.
"E' questo che hai fatto del tuo passato, questo quello che hai fatto
del padre di Helena. Ma le macerie restano sempre lì, a ricordarci
quello che siamo..."
"Già, tanto per cominciare tu chi diavolo sei?"
Lei sorrise, e non rispose.
"Tu non sei sempre stata Madras, ricordatelo."
"Fatti gli affari tuoi. Chi cavolo sei?"
"C'è chi sarà fiero di me per quello che faccio ora......" la vecchia,
con una velocità impressionante estrasse una lama dall'abito in pezzi e
si avventò su di me: rigirai la spada (chi mi aveva insegnato ad usarla?
Ricordavo una faccia scura, ma non il nome) e gliela piantai con una
smorfia nello stomaco: la vecchia cadde in ginocchio.
" Niente da fare, dovevo immaginarlo, non è da tutti...."
"Non è da tutti cosa?"
"Non è da tutti uccidere la propria figlia.... e tu ne sai qualcosa, non
è vero?"
Stramazzò a faccia in giù nella poltiglia che ricopriva le strade di
quella nera città.
La guardai un attimo, poi ne scavalcai il cadavere: "Ma che bella
scenetta." mormorai, tra me e me.
Girando intorno a quell'enorme mucchio di macerie notai quella che
sembrava essere un'entrata: in alto, sopra al portale, campeggiava
l'immagine di una lotta tra uomo e demone.
Ai lati vi erano due bacini colmi di sangue.
Sapevo cos'era quel luogo, lo ricordavo fin troppo bene: lì dentro, in
cima ad un altare, mi era stato estorto quello che non avrei mai detto.
E ricordavo come si entrava.
"Beh, non so se barare sia nel protocollo di un'amazzone... ma aiutati
che il ciel ti aiuta!"
Infilai una mano in uno dei bacini, ne tolsi un po' di sangue, e poi lo
lasciai ricadere: il portone si aprì.
DRAVEN
"Finalmente siete giunti" la donna ci inchiodò dove ci trovavamo,
indicandomi che anche Myrt era arrivata.
"Ce ne hai messo di tempo" le dissi sarcastico.
"Sono qui per puro caso, lord" mi rispose a tono.
La donna, la sua pelle di ebano e i suoi abiti neri, sembrava un'ombra
uscita dal più torbido abisso, solo il bianco dei suoi denti e del suo
pugnale di osso la distingueva dall'oscurità.
"Lasciala andare, strega!" le dissi, intimandole di liberare Rue.
La donna si esibì in un'agghiacciante risata.
Lentamente, insieme a Myrt, incominciammo a percorrere la distanza che
ci separava.
"Voi, miseri mortali, presto assisterete al più grande evento che occhi
umani possano sperare di ricordare" urlava invasata "presto il grande
Kil-Gaeden, Demone della Distruzione, sarà tra di noi, ed io, Ghandria
la Pura, la Prescelta, l'Inviolata, sarò la sua padrona e signora"
Ecco di cosa si trattava, un'evocazione.
Ma perchè tutta la messinscena, e perchè proprio Rue?
"Cosa vuoi da mia sorella?" le gridai, ormai a pochi metri dalla
gigantesca statua di bronzo.
Ghandria sorrise, e accarezzò il petto e il ventre di Rue con il
pugnale.
"Tua sorella, così come me, è una merce molto rara, Dragone" disse,
mentre Rue si dibatteva cercando di liberarsi dalle sue strette catene
"Solo il sangue del cuore di una vergine che abbia vissuto più di 20
cicli può evocare il Demone, bagnando questo altare con la sua cremisi
purezza" spiegò.
"Grazie ai miei poteri divinatori" continuò "sono riuscita ad
individuare tua sorella, e l'ho scelta perchè, diversamente da qualsiasi
contadinella, il suo spirito guerriero darà forza al Demone, e lo
renderà invincibile!"
Ecco spiegato il mistero, le trappole, lo scopo di tutto era farmi
uscire allo scoperto, separarmi da Rue, mettermi nei guai così che anche
Rue dovesse rischiare e scoprirsi.
Ma allora perchè non mi aveva ancora ucciso?
"Perchè ci hai condotti fino a qui?" la interrupe Myrt "quale il nostro
ruolo in tutto questo?"
La sacerdotessa ci fissò come se fossimo dei ragazzini "Appena il Demone
sarà evocato, avrò bisogno di spiriti possenti per nutrirlo, e chi
meglio di una Madras e del Comandante del Corpo Scelto
dell'Imperatrice, i Dragoni di Dulkar?"
C'era qualcosa che non quadrava "Allora perchè hai tentato di ucciderci,
intrappolandoci nella tana del Drago?" chiesi.
La donna, così presa dalla promessa del potere che il demone le avrebbe
dato, ci spiegava i suoi piani, sicura dell'esito di quella cerimonia.
"Il Drago era una prova, una prova che avete brillantemente superato"
confessò "I vostri spiriti sono ancora più potenti ora che l'avete
sconfitto, e questo renderà il Demone ancor più mansueto e pronto ad
esaudire i miei desideri".
"Basta con le parole" gridò Myrt "è tempo di morire per te, strega!", e
ci lanciammo, le armi sguainate, per salire sull' altare e liberare Rue.
Con un gesto della mano libera, e poche parole di potere, la strega ci
bloccò lì dove ci trovavamo, ad alcuni metri dalla statua.
"Sciocchi, credete di sconfiggermi col potere della carne?" gridava
isterica "io ho consacrato il mio corpo a questo giorno, ho pagato con
il mio sangue e i miei desideri, tutto per giungere a questo momento" ci
gridava in faccia, completamente folle.
"Ora, inginocchiatevi di fronte al potere del Demone" e incominciò una
lunga cantilena.
"Myrt, non riesco a muovere le gambe" le dissi sottovoce, mentre la
canzone della strega si faceva sempre più terribile.
"Neanch'io, ma guarda il lato positivo" mi disse Myrt.
"Quale?" chiesi sorpreso.
"Almeno così non puoi fuggire" mi schernì.
La cosa non mi rassicurava molto.
Mi resi però conto che soltanto le nostre gambe erano bloccate, non il
resto del corpo.
L'incantesimo di Ghandria era giunto quasi al termine, presto mia
sorella sarebbe morta, e noi saremmo diventati il banchetto di battesimo
di un Demone.
Avevo visto giorni migliori, dovevo ammetterlo.
Presi il pugnale, quel pugnale che apparteneva alla donna che stava per
porre fine alla mia vita.
"Cosa vuoi fare?" mi chiese Myrt, anche se aveva capito bene le mie
intenzioni "Mi pare un po' lontanuccio, non credo che ci riusciresti ...
TU"
La guardai sorpreso "Io? perchè, tu credi di poterlo fare?"
Myrt mi guardò con un mezzo sorriso e lo sguardo glaciale "Io non credo
di poterlo fare, io SO che posso farlo"
Avevamo solo un pugnale, non ci sarebbero state seconde possibilità, e
la strega si preparava a pronunciare le ultime parole dell'evocazione.
Passai il pugnale a Myrt.
"Ti sto affidando la mia vita, e quella di mia sorella" le dissi.
"Per non parlare della mia" aggiunse lei, e prese la mira.
La sacerdotessa pronunciò l'ultima sillaba dell'incantesimo, e alzò il
pugnale sopra la sua testa, pronta a trafiggere il cuore di Rue.
Myrt lanciò il pugnale con forza, io seguivo la sua traiettoria dritta
con ansia.
Il pugnale percorse la distanza tra noi e Ghandria in un attimo, e si
conficcò con un rumore secco nel suo petto.
Un tiro perfetto!
Ghandria ci guardò incredula.
Fece cadere il pugnale d'osso in terra, e strinse con entrambe le mani
l'elsa di quello che aveva nel petto.
Lo tirò fuori, il sangue del suo cuore zampillò copioso, andando a
bagnare l'altare di ossidiana.
Sorrise, e morì.
"Ce l'hai fatta" dissi a Myrt, mentre anche l'incantesimo di blocco
svaniva.
Ma il mio entusiasmo ebbe vita breve.
Myrt fissava la statua del Demone, inorridita.
"Draven, ma Ghandria non aveva detto di essere vergine anche lei?" mi
chiese.
Ragionai per pochi istanti, poi mi resi conto dell'accaduto.
Ghandria, donna adulta e anch'essa vergine, aveva pronunciato
l'evocazione fino all'ultima parola, e poi aveva versato il suo stesso
sangue sull'altare.
La stanza incominciò a tremare, e sulla statua di bronzo incominciarono
ad apparire delle vistose crepe.
Il Demone stava arrivando.
MYRT
"Lord, che aspetti, la venuta della Dea? Muoviti, prendi tua sorella!"
Gli tirai un colpo sulla schiena con la mano, il dragone sembrò
risvegliarsi e corse verso l'altare.
"Va bene, va bene...... che si fa adesso?"
Presa com'ero a pensare chiacchieravo con le pareti.
Mi voltai verso Draven........... e il soffitto di quel luogo esplose
verso l'esterno, scariche elettriche violacee pulsavano nella sala,
mentre il lord con la sorella , evitandole, mi raggiungeva, pronto a
godersi lo spettacolo.
Una grossa nuvola rossa comparve là dove giaceva il cadavere di Ghandria....
e poi, da quei fumi rossastri emerse un'orribile figura....... alta più
o meno settanta centimetri.
Vidi gli occhi di Draven spalancarsi, increduli, mentre io guardavo
perplessa la figuretta che avanzava verso di noi e apriva la bocca:
"Chi ezzere foi? Che pizza, foi non zapere che fergini zono rarrrrrre,
molto rarrrrrrre? Ci fuole fisitina, prrrrrrrrrrima, per zapere ze magia
fiene pene, o no."
Scoppiai a ridere, mentre il Lord mi guardava allibito:
"Non ci credo"
"Devi, Dragone."
Mi avvicinai al piccolo demone, e mi inginocchiai per parlare più
comodamente.
"Ciao."
"Ciao! Io ezzere Athirutam, temone minorrrrrrrre. Chi ezzere tu?"
"Myrt, Madras di Klivia. Senti, perchè parli in questa maniera?"
"Mio ultimo padrrrrrrrrone si chiamafa Tarzan. Lui inzegnato fostra
lingua."
"Tarzan?"
"Nella ciungla."
"Non hai un accento normale......"
"Ah, cvello. No, cvello fenire da posto chiamato cermania."
Draven stava visibilmente perdendo la pazienza, piantato lì con la
sorella sulle spalle.
Inoltre gli ultimi avvenimenti sembravano dargli non poco fastidio.
Lo avvicinai sorridendo: "Avanti, non te la prendere.... Se non altro
adesso abbiamo un demone a disposizione."
"Bel guadagno." mugugnò.
Alzai gli occhi al cielo. "Che cosa volevi, fama, gloria eterna e
onore?"
"Si, in quest'ordine."
Risi, poi acchiappai il Dragone per il bavero, tirandomelo vicino
abbastanza da poterne sentire il fiato sulle guance: "Rifletti, lord,
forse qualcosa alla fine hai guadagnato."
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