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Agwulf sconfigge Tahar

 

Ero seduto sullo sgabello di legno, ancora vestito solo di un panno attorno alla vita.
Il mio corpo sudava e accanto a me, su un tavolo di legno, era posto ben piegato da qualcuno il mio mantello verde, la spada forgiata anni fa da mio padre e il mio elmo dalla foggia strana e demoniaca, e sotto il tavolo le altre pesanti piastre metalliche della mia corazza.
Iniziai lentamente ad indossare ogni singola parte: la maglia di ferro, le piastre corazzate e il mantello verde.
Infine, afferrando l'elmo per una delle due corna ricurve, lo misi sul capo.
Impugnai la mia spada e la misi appoggiata sulla spalla: è un'arma molto pesante e, se devo essere già pronto a combattere, non conviene riporla nel fodero.
Appesi alla cintura, in fodere e ganci avevo ben altre armi: una mazza d'arme e una spessa daga, mentre nell'altra mano reggevo un grosso scudo di ferro tondo.
Con pesanti passi e suoni metallici delle articolazioni tra le piastre, uscii dalla mia tenda rossa; sulla cima sventolava il mio vessillo di guerra: la Luna Nera dall'aria sogghignante e malvagia sullo sfondo di un cielo rosso, come il sangue che scorre nelle battaglie.
Avevo piazzato la mia tenda rossa nel luogo dove si sarebbe dovuto svolgere lo scontro dalla notte precedente, avevo trascorso la notte in questa foresta per abituarmi a quell'aria tersa e umida ed alla consistenza di quel terreno fangoso... ed ora era già l'alba, il sole filtrava rossastro tra gli alti tronchi e tra le chiome degli alberi, ma l'aria era avvolta da una nebbia che limitava la vista a non più di una ventina di metri...
Il mio avversario poteva già essere arrivato da tempo, anzi, da ore poteva essere lì ad osservare ogni mia mossa, ogni mia posizione e ogni mia incertezza... avevo ogni senso teso ed ero concentrato sui miei cinque sensi perché con quella visibilità un attacco di sorpresa poteva decidere l'esito dello scontro o la freccia di un arco...
"E' un ragazzino di nobili origini - ha raccontato alle madras - quindi vorrà uno scontro aperto e leale!"
Questo pensiero mi tranquillizzò... quindi presi la mia spada e la infilai con forza nel terreno, posai lo scudo e mi sedetti di fianco alle mie armi con gambe e braccia incrociate.
Chiusi gli occhi, respirai profondamente e aspettai che quella tensione si placasse, lasciasse spazio alla concentrazione sul mio corpo... sull'ambiente circostante, su ogni singolo rumore, come un gatto che aspetta immobile, concentrato e fermo fuori dalla tana di un topo percependo anche ogni minimo rumore ed ogni minima vibrazione del terreno.
D'un tratto sentii un frusciare di foglie e i passi di un uomo... seppi che era Tahar il nobile delle terre di Mornegambe, il feudo che un tempo avrebbe dovuto ereditare da suo padre, se il destino non avesse voluto diversamente...
Ancora con gli occhi chiusi deglutii e mi alzai riprendendo possesso della mia spada e del mio scudo.
"Finalmente Tahar, ti stavo aspettando!".
Il ragazzo era stupito: ancora lui non era riuscito a scorgermi in quella nebbia fitta ed umida che avvolgeva, rallentava i movimenti e persino i pensieri.
Il mio avversario era vestito con abiti neri dalle finiture d'oro, degne di un nobile caduto come era... non era protetto da alcuna corazza, ma sicuramente sotto quegli abiti scuri e tenebrosi aveva almeno una maglia di ferro e un corpetto di cuoio.
"Ti auguro buona fortuna Agwulf" - rispose salutandomi.
"Grazie... vuoi dirmi che perderai, vero?"- risposi.
Sguainò la spada dal suo fodero nero intarsiato di finiture ed arabeschi d'oro: era un'arma maneggevole, una spada curva ad un solo filo e dalla foggia strana, sembrava rubata a qualche demonio o a qualche spirito malvagio, non di certo opera di artigiani umani.
In tutta risposta affondai il mio primo attacco, sollevai la spada e dall'alto in basso cercai di colpirlo, ma la mia spada si schiantò al suolo, sollevando zolle di terra e sfondando le radici delle piante: il mio avversario si era scansato di un attimo proprio quanto occorre per evitare il mio fendente.
In quel momento capii che quel ragazzo contava molto sulla sua agilità, per questo al contrario di me indossava protezioni leggere e non aveva lo scudo.
Io invece puntavo il mio spirito combattivo in modo diverso: sulla forza, sulla pesantezza, sull'irruenza e l'aggressività!
Chi avrebbe vinto?
L'uno o l'altro carattere, l'uno o l'altro modo di affrontare il proprio avversario...
Il mio avversario affondò e con la punta della spada verso il mio corpo riuscì a penetrarmi la corazza e la maglia di ferro fino alla carne, fin dentro lo sterno.
Il colpo mi tolse il fiato e sembrò segnare fin da subito la mia sconfitta: con una ferita profonda vari centimetri nel petto era difficile respirare e persino pensare per il dolore lancinante.
Indietreggiai, senza mollare la presa della mia spada che trascinai con me per quasi mezzo metro indietro.
Il mio avversario avanzò verso di me veloce sfruttando il vantaggio per colpirmi lateralmente con la sua spada... ma mentre si avvicinava sollevai la pesante lama dalle misteriose rune incise sul metallo verso l'alto, per colpirlo dal basso.
Ancora Tahar capì il mio movimento e il mio colpo, e mentre la mia spada tagliava l'aria da terra fin sopra la mia testa, lui si era già scansato di lato, incolume, anche se solo per pochi centimetri aveva rischiato di venir ferito ad un braccio.
La spada forgiata da mio padre Godor, che usavo da sempre nelle battaglie, era particolarmente spessa e pesante, almeno tre volte una spada normale, e per questo non era molto affilata: non era in grado di amputare un arto ma di sfondare le ossa e fracassare anche il cranio di un elefante.
Il giovane nobile che il destino mi aveva messo di fronte, mentre ancora la mia spada era in alto, con un movimento veloce ed orizzontale mi colpì ad un fianco facendo penetrare nuovamente la sua lama, ormai sempre più sporca del mio sangue, poco sopra il bacino per un paio di centimetri.
Le mie gambe persero equilibrio e cascai in ginocchio a terra: il mantello verde mi coprì e vidi Tahar che già pregustava il sapore della sua vittoria, ma sapeva che io non sono un uomo capace di arrendersi e avrei preferito che la testa mi venisse mozzata lì, fra la nebbia di quella foresta.
Sicuramente il mio avversario era molto esperto in battaglie e scontri: già aveva sentito la fama della mia spada ed aveva già studiato come affrontarmi.
Nonostante la mia forza non potevo maneggiare quella spada con molta velocità, era troppo pesante e quindi egli sfruttava i miei tempi morti: i momenti fra un colpo e il successivo, i momenti in cui dovevo far cambiare direzione alla mia spada, il momento in cui dovevo frenare la forza del colpo precedente per imprimere la forza per il colpo successivo...
Più pesante è l'arma che si usa e più questo spazio di tempo è faticoso e lungo.
La mia spada è infatti stata forgiata per le battaglie e le stragi, dove ogni colpo porta con sé più morti possibile, dove dovunque sei attorniato da corpi da uccidere e carni e ossa da fracassare, non per il combattimento individuale!
Tutti questi pensieri passarono velocemente dalla mia mente negli istanti in cui ero lì, in ginocchio... ridacchiai mentre del sangue mi sporcava i denti e colava dalla bocca... la serrai e puntandomi sulla spada mi rialzai in piedi.
Il mio elmo sporco di sangue era ancor più minaccioso e aggressivo di prima.
"Sei un bravo combattente, Tahar! Ma io non sono un guerriero come gli altri, ci vuole ben altro ben riuscire a farmi arrendere!"
Sollevai la spada in direzione del suo petto e lo tenni a distanza, mentre riprendevo il fiato e sputavo il sangue che dalle viscere mi era salito fino in bocca.
"Sei troppo presuntuoso, finora non ho avuto neanche un taglio dalla tua spada... eppure sei noto per essere una furia, un demone che compie stragi e carneficine sui campi di battaglia... dicono che nessuno entra intero nel raggio della tua spada, eppure finora hai ricevuto solo ferite da me, non sei stato all'altezza della tua fama!"- rispose.
A quelle parole ridacchiai.
Sollevai la spada sopra la testa con entrambe le mani, lasciando scoperto l'intero corpo al colpo di Tahar: egli non perse l'occasione di cercare di trafiggermi al centro del corpo, affondando una seconda volta con la punta della spada... nello stesso istante in cui la punta ricurva della sua spada veniva contro il mio stomaco girai su me stesso mantenendo la lama della mia spada ferma dove era, sopra la mia testa.
Girando su me stesso, con forza, la punta della spada di Tahar mancò di alcuni centimetri il mio corpo e io, facendo un giro completo sui piedi, diedi alla lama una forza incredibile e al termine del giro, di piatto, questa andò contro la testa senza elmo del mio avversario.
Era una specie di violenta sberla data dai quei venti chili di metallo più la forza di quella rotazione completa: il colpo lo prese in pieno viso, all'altezza dell'orecchio, e il corpo del mio giovane avversario venne scaraventato tra gli alberi e il sottobosco.
Aveva l'orecchio spaccato e il volto viola e gonfio e dalle ferite usciva molto sangue.
Il colpo lo aveva di sicuro tramortito o perlomeno frastornato.
Come una furia mi avventai urlando sul mio avversario a terra, con la spada dall'alto verso il suo corpo accasciato nel sottobosco, confuso ed intontito.
Ma apposta non lo colpii, ma affondai la spada tra le piante, ad un soffio dal suo cranio: quando aprì le palpebre vide solo la mia spada nel terreno.
"Ho perso, Agwulf! Avresti potuto fracassarmi il cranio ora, ma hai avuto pietà e mi arrendo..."- disse rassegnato.
Ma io mi abbassai e lo presi per una mano e lo aiutai a rimettersi in piedi.
"Riprendi la tua spada - risposi - prima io mi sono inginocchiato dopo il tuo colpo, anche tu avresti potuto mozzarmi la testa subito, ma hai aspettato che mi rialzassi sulle mie gambe per combattere ancora".
Tahar si chinò per raccogliere la sua spada, ma il suo equilibrio sembrava mancare... vacillava...
Una violenta botta sul viso avrebbe tramortito un toro, e invece il giovane nobile di Mornegambe cercava di mantenersi in piedi, anche se con difficoltà... barcollava... tuttavia raccolse l'arma e si mise in guardia, pronto a scansare il mio attacco e colpirmi ancora come prima.
Mentre aspettava, dissi:
"Tahar! Attaccami, ormai non hai più i riflessi per evitare un mio colpo! Non puoi più contare sulla tua agilità: già barcolli e i tuoi occhi sono fissi nel vuoto!"
Non rispose ed allora attaccai di lato.
La mia pesante lama sfrecciò orizzontalmente verso il corpo di Tahar, che prese in pieno il colpo sul fianco: l'impatto gli ruppe almeno due costole e lo scaraventò nuovamente a terra, ad alcuni metri di distanza.
Ma il mio avversario non lasciò la presa sulla sua arma, ed ormai impolverato ed infangato fece per rialzarsi.
Mi avvicinai a lui, gli mollai un violento calcio sul fianco che lo fece stramazzare di nuovo a terra.
Tahar, nonostante fosse dolorante e tramortito, cercava ancor di reggersi sulle sue gambe e capii che non c'era nient'altro da fare: lasciai la mia pesante spada a terra, mi avvicinai a lui... era quasi in piedi, ma le sue gambe tremavano e i suoi occhi erano spenti e talvolta li lasciava girare nelle orbite, per poi riportarli nella posizione corretta, appena se ne accorgeva, come se dovesse svenire da un momento all'altro...
Gli diedi un violento pugno sul viso con il mio guanto metallico che gli sfregiò e graffiò la pelle.
La forza del colpo lo fece crollare ancora nel sottobosco, stavolta per non alzarsi più, finalmente tramortito.
Così terminai lo scontro.
"Bravo Tahar, mi hai dimostrato il tuo valore!"- e perdendo ancora sangue dalle mie ferite e dalla bocca mi diressi zoppicando per il dolore al fianco e al petto verso la mia tenda ed entrai, lasciandomi l'avversario, la foresta e quello scontro alle spalle...

Agwulf

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