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Kintaro sconfigge Falcos

 

La luce rosa e oro dell'alba si stemperava in sfumature cangianti nelle acque immobili, ed una foschia impalpabile velava d'argento le rive erbose, impigliandosi tra le canne e i giunchi frondosi.
Kintaro costeggiò per un poco le acque opache, reggendo per le briglie il bel destriero dalla ferrea criniera.
Egli superò il crinale dell'ennesima collina ed estrasse la mappa dalla borsa di cuoio: le indicazioni riportate sulla mappa erano chiare, egli era finalmente giunto presso quella terra che le amazzoni chiamavano Tuighan.
Sotto di lui non c'era altro che un latteo mare di nebbia.
Sospirò, si calcò maggiormente il cappuccio sugli occhi e incitò il suo cavallo a proseguire con un leggero colpo di tallone.
Da qualche parte, oltre quella coltre, c'era chi aspettava il suo arrivo e con astuzia lo aveva anticipato per coglierlo di sorpresa.
Non era la prima volta che Kintaro calcava le orme di questa scena; impressi nella sua mente erano i ricordi dei molteplici confronti, lontane terre, maghi, streghe, elfi e draghi, ma soprattutto magnifici guerrieri in scintillanti armature caduti vittima della sua spada che, come tarli, facevano breccia nella sua memoria.
I suoi trascorsi bellicosi lo avevano reso imperturbabile a qualsiasi evento, la sua leggendaria spada "Katana" lo faceva sentire forte ed invincibile.
Kintaro aveva studiato a fondo la personalità di Falcos, descritto dagli hammers come un ottimo guerriero dal gran coraggio, aveva invocato anche i poteri occulti di maghi e streghe pur di sapere ciò che il fato gli avrebbe riservato, ma senza esito alcuno.
Prima di inoltrarsi nella foresta Kintaro ebbe la premura di assicurare il fido destriero ad un albero tranquillizzandolo con dolci carezze, poi presa la bisaccia, il mantello e tutto ciò che poteva servire, si aprì un varco tra la vegetazione lasciandosi alle spalle l'aurea luce del mattino.
Benché la vegetazione si facesse sempre più fitta, Kintaro s'inoltrò sempre più all'interno facendosi largo tra i folti cespugli e i rovi ispidi del sottobosco, quando ad un tratto scorse un sentiero che si dipartiva proprio da quel punto tra le fronde umide.
Sistemando, con un gesto quasi casuale, la lunga spada dall'elsa cesellata e ingemmata che portava al fianco, Kintaro s'incamminò lungo il sentiero, consapevole del fatto che qualcuno l'aveva aperto appositamente per lui.
La foresta era quanto mai silenziosa: non una fronda si muoveva, nessun uccello cantava, e se vi erano animali nel fitto sottobosco muscoso, essi dormivano un sonno profondo come la morte.
Kintaro, comunque, si muoveva in silenzio, e i suoi morbidi stivali producevano un rumore appena percettibile, sul tappeto di foglie.
Ad un tratto egli udì distintamente una voce chiamare il suo nome.
Con un unico movimento fulmineo, egli si girò in direzione del richiamo, sguainando la sua splendida spada.
"Abbassa la tua arma, straniero dai capelli corvini"- gli intimò la voce, ma già egli aveva calato l'argentea lama.
Il suo interlocutore non era di quelli che temono l'acciaio...
Il suo nome era Falcos, guerriero dell'ordine di Caliur, lo sfidante tanto agognato era finalmente innanzi a lui pronto a dargli battaglia per affermare la propria forza e vincere per la conquista del fregio.
Kintaro si avvicinò a Falcos per niente intimorito, porse la sua mano all'impavido guerriero in segno d'amicizia affinchè lo scontro avvenisse secondo le regole dettate da Draven, ma Falcos, più che mai indispettito dalla tranquillità di Kintaro, non fece una mossa.
"E' inutile straniero, non m'incanti col tuo nobile fare, rimpiangerai di avermi sfidato"- disse Falcos.
"Il fato ha voluto che noi due c'incontrassimo. Mi dispiace deluderti, Falcos, ma ti conviene riporre la tua spada: non hai speranza alcuna di battermi"- rispose Kintaro.
La sfida ebbe inizio, il primo a partire fu Falcos che infastidito dalle parole dell'avversario gli si gettò contro come una furia, vibrando colpi in tutte le direzioni.
Falcos imprimeva una gran forza nei colpi che apportava, senza rendersi conto che questi erano facilmente evitati da Kintaro.
I fendenti di spada emanavano bagliori di luce illuminando a giorno la scena della battaglia.
Kintaro riusciva ad evitare ogni colpo prevedendo il suo avversario, veloce come il vento egli si spostava prima a destra e poi a sinistra, poi in basso e poi in alto, facendo imbestialire sempre di più Falcos.
La battaglia tra i due si fece ancora più cruenta.
Falcos aveva gli occhi schizzati di sangue, tutto il suo corpo vibrava emanando una forte energia.
Le mani lasciarono cadere la spada, per lasciar posto ad un grosso randello chiodato.
"Lascia stare, Falcos!"- esclamò Kintaro.
Falcos a quel punto lanciò una seconda serie di furibondi attacchi, il suono sordo della mazza chiodata riecheggiava nell'aria e fu interrotto solo nell'istante in cui s'incagliò nel duro fusto di una vicina quercia.
Fu la volta di Kintaro che, approfittando della situazione, con un rapido movimento del braccio assestò un preciso colpo di spada tagliando in due parti l'arma di Falcos, rendendola inutilizzabile.
"Non pensare di farla franca!"- esclamò Falcos e, rotolando sul manto umido del sottobosco, si accostò ad un grosso albero.
"Vieni a prendermi!"- ribadì il guerriero.
Kintaro fece due passi avanti mantenendo i nervi ben saldi e stringendo con fermezza la splendida Katana.
"Ahh! Dannazione....."
La terra si aprì sotto i suoi piedi ed egli sprofondò in una voragine nel terreno.
Tutto si sarebbe aspettato, meno che imbattersi in una trappola così ben congegnata.
Una smorfia di dolore si levò dalla sua faccia, il malcapitato aveva riportato molteplici escoriazioni in tutto il corpo e una forte contusione al torace.
Incredulo di quanto gli fosse accaduto, e sbigottito per la poca lealtà dell'avversario, si rialzò in piedi, raccolse la sua spada e togliendosi l'ingombrante mantello con un balzo felino uscì dalla fossa.
Falcos sogghignando pronunciò parole dure: "Beh! E questo sarebbe il leggendario Kintaro? Rappresenti veramente male l'ordine al quale appartieni!"
Poi con un lesto movimento estrasse tre dardi dalla faretra di cuoio, caricò il poderoso arco che nel frattempo aveva impugnato e scaricò con tremenda rabbia una serie di micidiali colpì nei confronti del malconcio Kintaro.
Il primo dardo fu schivato da quest'ultimo, mentre il secondo e terzo dardo gli si andarono a conficcare nella coscia sinistra provocandogli un terribile dolore.
Falcos non era un guerriero malvagio: l'esperienza nel combattere a fianco dei mercenari lo aveva indotto ad essere freddo e spietato, ma l'energia che sprigionava dal suo corpo era benevola e tutt'altro che nefasta; questo Kintaro lo avvertiva, ecco il motivo per cui egli non aveva ancora chiuso la partita e si era fatto prevaricare al punto di rischiare la propria vita.
Ma la posta in gioco era alta e Kintaro, ambizioso guerriero dell'ordine di Betris, non poteva accettare una figura così meschina.
Come sarebbe potuto ritornare sconfitto alla Kioskas, al cospetto del suo comandante Licht?
Egli afferrò con decisione i dardi, spezzandone la punta.
Poi, impugnando la Katana con entrambe le mani ed alzandola al cielo, mormorò frasi incomprensibili in lingua primordiale Shing, evocando lo spirito guerriero che nella spada risiede e la governa.
Come più volte era accaduto, un fascio intenso di luce purpurea si levò dalla spada e lo spirito, rievocato dal torpore del sonno in cui giaceva, manifestò subito la sua incredibile forza.
Lo sventurato Falcos, abbagliato dal fascio di luce, perse momentaneamente la vista, cadendo in ginocchio per terra, con le mani poste su faccia per coprire gli occhi.
La Katana assestava colpi a destra e a manca strappando brandelli di cuoio ed ammaccando la scintillante armatura di Falcos.
I colpi apportati dalla furiosa Katana non erano comunque letali per volere di Kintaro, il quale interagiva con lei e col suo spirito.
Falcos accecato, disarmato e senza più alcuna protezione addosso dovette ammettere la propria inferiorità nei confronti del rivale ed alzando le mani disse: "Kintaro, hai vinto! Adesso basta ... finiscimi ti prego, non merito di tornare da sconfitto... uccidimi!"
In quell'istante si levò una leggera brezza e la coltre nebbiosa lentamente lasciò trapassare un raggio di sole.
La folta chioma di capelli che gli mascherava la faccia, mossa dal vento, lasciò intravedere lo sguardo di colui che con grande spirito cavalleresco sa comprendere senza umiliare.
"Non dire sciocchezze!"- rispose Kintaro a Falcos dandogli una pacca sulla spalla -"Io non sono un assassino, non potrei mai con un tale gesto vigliacco infangare il sacro ordine di Betris... e poi sei un valido guerriero, troppo utile per la causa di Nimira nostra Imperatrice"- aggiunse Kintaro.
I due si strinsero in un forte abbraccio e si giurarono eterna amicizia e fedeltà.
La nebbia nel frattempo si era dissolta lasciando che il sole ormai alto nel cielo illuminasse la terra di Tuighan, dando vita a meravigliosi concerti di colori ed odori.
Le fronde color smeraldo degli alberi accarezzati dal vento rilasciavano nell'aria aromatiche fragranze, mentre dalla boscaglia facevano la loro timida comparsa lepri e fagiani.
Sfiniti dall'estenuante confronto e un po' malconci, i due guerrieri salirono in sella ai propri cavalli seguendo la via del ritorno.

Kintaro

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