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Falcos sconfigge Kintaro

 

Perle di rugiada brillavano tenui sul manto erboso della foresta di Tuighan, illuminate dalla debole luce del sole nascente.
I raggi fendevano come lame affilate la sottile nebbiolina di quella fresca mattina, e ben s'intonavano al mite cinguettio in sottofondo, brusio di risvegli dei piccoli abitanti dell'immensa foresta.
Il sordo rumore degli zoccoli di Ombromanto era quasi un'offesa a quella melodiosa sinfonia naturale.
Era arrivato il giorno del primo duello.
La tanto attesa Pugna Arcana aveva inizio, ed io mi stavo dirigendo al punto d'incontro nel quale avrei trovato il primo avversario, Kintaro.
Non avevo ancora avuto modo di conoscerlo di persona, ma avevo sentito dire dal mio fedele compagno d'armi Sir Appo che, nonostante la sua giovane età, era un ottimo guerriero, possessore di una spada formidabile, la leggendaria Katana.
Avevo anche io una spada simile, ma l'unica magia che deteneva era quella del mio braccio.
Improvvisamente, nella foschia scorsi un'ombra.
Una figura, seduta in terra con le gambe incrociate ed i talloni all'insù, nella caratteristica posizione usata dagli asceti quando sono assorti in meditazione.
Rimasi una decina di minuti fermo a fissarlo, rispettando il suo momento di raccoglimento.
Quando aprì gli occhi disse calmo:
"Sono pronto!"
Aveva lo sguardo fiero, sicuro di sé, per nulla intimorito dal fatto di avere dinanzi un ufficiale.
"Anche io ragazzo."- dissi semplicemente, scendendo da cavallo.
Il canto degli uccelli si era fatto più insistente, ed io mi sentivo a mio agio, cullato da questo sottofondo melodioso, simbolo di un'energia possente, vigorosa.
L'energia della Natura, madre di tutte le cose.
Lasciai Ombromanto libero, certo che sarebbe tornato ad un mio richiamo.
Kintaro si era messo già in posizione di combattimento, la Katana impugnata a due mani, fisso, statuario, al massimo della concentrazione.
"Vedo che fai le cose con impegno!"- dissi io, abbozzando un sorriso.
"L'arte del combattimento è per me il livello massimo in cui un uomo è degno di considerarsi tale. Non può esserci speranza di vittoria in una lotta senza la concentrazione adeguata. Sono qui per vincere, Comandante Falcos!"
"Lo siamo entrambi, Kintaro. Per me si può cominciare."
Detto questo, sguainai la mia Elendill con la mano sinistra.
Notai per un istante lo stupore sul suo volto.
In effetti, le nostre spade sembravano gemelle, a parte qualche particolare nelle impugnature.
"Non temere, questa non è magica, ha solo il potere del mio braccio, ma ti assicuro che anche questo non è da sottovalutare!"- dissi, sorridendo ironicamente.
Il duello ebbe così inizio.
Dapprima ci studiammo a vicenda, cercando di capire, anche solo dall'impostazione del corpo, il tipo di tattica dell'avversario.
D'improvviso poi Kintaro sferrò il suo attacco.
Si fece sotto con una stoccata laterale, seguita subito dopo da un'elegante rotazione del busto, con relativo colpo teso a prendere il mio braccio sinistro, cercando così di disarmarmi.
Parai senza fatica entrambi i colpi.
Aveva effettivamente un'ottima tecnica, unita ad una prestanza fisica eccezionale, ma era carente in quanto ad esperienza.
Al contrario, io potevo vantare anni di battaglie, e spesso la scuola migliore è proprio la pratica in guerra, dove o vinci, o muori.
Il sole ormai era riuscito a vincere la sottile resistenza della nebbia, e filtrando dagli alberi creava zone fortemente illuminate, alternate a tratti da zone d'ombra.
Grazie alla mia esperienza, più di una volta lo feci trovare improvvisamente col sole in faccia, e quell'attimo di smarrimento sarebbe bastato a farmi avere ragione di lui.
Ma volevo vedere fino in fondo cos'era capace di fare.
Le nostre lame cozzavano l'una contro l'altra, provocando scintille dorate e sinistri rumori che infrangevano come strida d'apocalittici animali la quiete della foresta.
Kintaro non mostrava segni di stanchezza.
Continuava imperterrito a menare colpi su colpi, ed in un'occasione riuscì a mettermi con le spalle ad un albero.
Grazie soltanto alla mia agilità riuscii a schivare un fendente che avrebbe sicuramente messo fuori uso il mio braccio.
Eravamo giunti circa a metà della giornata, e mi ero deciso a porre fine all'incontro, ma qualcosa di imprevedibile accadde.
Ci trovavamo l'uno dinanzi all'altro, ad un paio di metri di distanza, quando notai nel sottobosco alle sue spalle un movimento che mi mise in allarme.
Un istante dopo un gigantesco Troll della foresta sbucò fuori come dal nulla, la spaventosa clava sollevata in aria, pronta a colpire Kintaro.
Era stato talmente silenzioso, nonostante la sua mole, che questi non se n'era accorto, concentrato com'era nel duello.
Agii nello spazio di un istante.
Mi gettai su Kintaro che, credendo fosse un mio attacco nei suoi confronti, cercò di colpirmi con la sua spada.
Schivai il colpo afferrandogli il polso e facendo leva, sfruttando il suo stesso impeto, scaraventandolo ad un paio di metri.
Persi però l'equilibrio, e invece di rotolare a mia volta lontano dal Troll, mi presi sul braccio sinistro la sua poderosa mazzata.
La spada volò via fino ai piedi di Kintaro che, ormai realizzando cosa stesse accadendo, la raccolse in corsa e come un fulmine arrivò appena in tempo per troncare in un sol colpo il braccio armato della bestia, proprio mentre questa stava tentando di colpirmi di nuovo.
L'immane creatura, urlando di dolore, cercò di afferrarlo con la sinistra, ma questi scartò di lato, menando un gran fendente sulla sua coscia, facendolo cadere carponi.
Di nuovo in piedi ed impugnando la spada con la destra, ruotai su me stesso mozzando in un colpo la testa del mostro, mentre simultaneamente Kintaro gli affondava la sua nel cuore.
Il corpo gigantesco cadde a terra con un tonfo che riecheggiò tra i fusti degli alberi con un eco sinistro.
Ci guardammo stupiti.
"E' stato sicuramente attratto dal clangore delle nostre spade"- dissi.
"Farò reclamo a Draven, i Troll non sono previsti nel regolamento della Pugna Arcana!"- continuai con un sorriso molto simile ad una smorfia, dato il forte dolore alla spalla.
"Dobbiamo smettere, quest'incontro non è più valido!"- affermò Kintaro deluso.
"No, aspetta!"- dissi io -"Ecco, aiutami a mettere questo sulla ferita."
Erano erbe portentose, avrebbero calmato il dolore e bloccato il flusso del sangue.
Fortunatamente il colpo del Troll non mi aveva preso in pieno.
"Ma così conciato non puoi continuare!"- proseguì lui -"E poi ti ha ferito proprio la spalla con la quale combatti!"
"E no, caro amico, il mio braccio è il destro!"
"Cosa?"- disse lui sbalordito.
"Dai, proseguiamo!"- tagliai corto, rialzandomi in piedi ed impugnando Elendill -"Si sta facendo tardi!"
Ancora perplesso, annuì, e riprendemmo il nostro duello.
Stavolta attaccai io.
Cominciai con un gran fendente dall'alto verso il basso, con una potenza che stupì il mio avversario, facendolo barcollare indietro nonostante l'avesse parato.
Subito dopo finsi un attacco al suo braccio destro, ma mentre lui cercava di pararlo, mi abbassai di colpo, e ruotando su me stesso allungai il piede destro, spazzando i suoi piedi e facendolo rovinare in terra.
Immediatamente dopo gli fui sopra, fermando il polso col quale impugnava la spada col mio piede e puntandogli la mia alla gola.
"Morto!"- dissi ridendo.
"Morto!"- mi fece eco lui, sorridendo a sua volta.
Rinfoderai la spada, porgendo il braccio a quel valoroso e leale Guerriero.
"Ti faccio i miei complimenti, giovane Kral, sei un ottimo combattente. Credo che il tuo Comandante Licht sia molto orgoglioso di te, tieni alto l'onore dei Guerrieri di Betris."
"Ne faccio altrettanti a lei Comandante, oggi ho imparato molte cose!"
"Andiamo allora!"- dissi -"Credo che una bella bevuta alla Taverna del Drago Verde ce la siamo meritata!"
"Giusto, ma offro io!"- rispose lui, ridendo di gusto.

 

Falcos

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