Kethry
sconfigge Gidan
Era l'alba, il sole stava appena nascendo dietro le bellissime
montagne della mia terra, Arcano.
Come avevo fatto mille altre volte avrei voluto godermi lo spettacolo,
ma quel giorno proprio non potevo.
Mi ero spinta fin nella foresta di Tuighan, molto diversa e più
insidiosa del tranquillo bosco di Matek, per il primo incontro del
torneo di Arcano, "la Pugna Arcana".
Il mio avversario era Gidan, uno dei guerrieri di Caliur.
"Salve guerriero, sei pronto a perdere?" dissi con tono di
scherno.
"Io sono solo pronto a vincere!" rispose lui.
Non ero lì con l'intenzione di umiliare il mio avversario, né per
dimostrare qualcosa a qualcuno, ma il fatto di essere il Comandante
delle Amazzoni di Mokada era un grosso peso che gravava insistente sulle
mie spalle.
Se avessi perso, soprattutto contro un semplice guerriero, il mio ruolo
sarebbe stato messo in discussione, ma cosa ancor più grave, tutti
avrebbero pensato che non essendo in grado di battere un uomo in una
lotta uno contro uno, probabilmente, non sarei neppure sopravvissuta al
prossimo scontro con i ribelli.
Mentre questi pensieri continuavano ad affollarmi la testa e a destare
in me sensazioni sgradite, Gidan si mise in posizione d'attacco e disse:
"Allora iniziamo... o hai deciso di ritirarti?"
"Certo che sono pronta, e sappi che non m'arrenderò tanto
facilmente!".
In un attimo lo scontro iniziò, le spade s'incontrarono e il loro
clangore risuonò nell'immensa distesa alberosa.
La nebbia creava un'atmosfera quasi magica, ad ogni suo colpo rispondeva
una mia parata e viceversa; pensai che in fondo, per essere un uomo, era
piuttosto bravino.
Le forze quasi si equivalevano e nessuno dei due riusciva a mantenere il
vantaggio per più di qualche minuto.
All'improvviso lo sentii, stava arrivando, alto nel cielo, sopra le
nostre teste: Malasorte, il mio corvo, volava gracchiando.
In quel breve istante in cui ci voltammo verso l'alto, la mia mente
riesumò i tristi ricordi dei momenti in cui la mia anima stava per
perdersi per sempre; quella distrazione però mi costò cara perché
Gidan riuscì a disarmarmi.
"Beh, non sei poi così forte e neppure molto brava, se ti fai
disarmare con così tanta facilità! Beh... credo che ormai sia chiaro
chi è che ha vinto!" disse sogghignando il mio avversario.
"Ti sbagli mio caro, lo scontro non è ancora finito!" e così
dicendo mi scagliai contro di lui colpendolo con un calcio al viso.
Gidan barcollò ed indietreggiò di qualche passo e senza rendersene
conto allentò la presa sull'elsa, io ne approfittai e con un altro
calcio mandai lontano la sua spada.
Come un fulmine cercai di raggiungere e recuperare la mia arma, ma lui
fu più veloce e con un pugno nello stomaco riuscì a fermarmi.
Il colpo fu fortissimo e per un attimo il mio respirò si fermò; a quel
punto ero alla sua mercè.
Iniziò ad assestarmi una serie di calci e pugni e in breve mi atterrò;
solo quando fu certo che io non mi sarei rialzata smise di colpirmi e si
diresse verso la sua spada per recuperarla, sicuro della vittoria.
Non c'era parte di me che non mi dolesse, il sapore del sangue che
copioso scendeva da una ferita alla testa e dal labbro inferiore
spaccato era l'unica cosa che mi teneva legata alla realtà.
Un dolore ancor più grande, una ferita al cuore che difficilmente si
sarebbe rimarginata, mi portò sul punto di mollare tutto... stavo per
lasciarmi andare e svenire, ma poi mi ritornarono alla mente le parole di
una promessa che avevo fatto e nuova forza iniziò a scorrere nel mio
corpo.
Finalmente mi rialzai, e con tono di sfida dissi:
"Ehy Gid, hai deciso di arrenderti e scappare?"
Il guerriero si voltò incredulo con voce malferma e balbettò:
"Kethry? Pensavo fossi svenuta, io... io ho vinto!- poi recuperando
il controllo di sé continuò - Non penserai veramente di riprendere lo
scontro in quelle condizioni, guarda in faccia la realtà, hai
perso!!"
"Io non penso nulla, ti chiedo solo se ti arrendi o continui lo
scontro!"
"Va bene, cercherò di non farti troppo male!" e rise.
La sua fragorosa risata fu interrotta da un mio pugno in pieno stomaco,
ora non mi avrebbe fermato più nessuno!
Iniziai a colpirlo con tutta la forza che avevo in corpo e il sangue a
scorrere ora era il suo; approfittando di una sua piccola pausa per
tentar di recuperare energie, recuperai la mia spada.
Lo colpii un'ultima volta al viso, con l'elsa della mia lama, e Gidan
cadde pesantemente a terra.
Sedendomi su di lui gli puntai la spada alla gola e senza rendermene
conto iniziai ad affondare; un rivolo di sangue uscì dal collo di Gidan
che, con un filo di voce, disse:
"Va bene, va bene hai vinto, ma non uccidermi, sei impazzita?"
Sorridendo lo lasciai andare e lo aiutai ad alzarsi, ce l'avevo fatta,
avevo vinto!
Quasi senza forza ci trascinammo insieme fino alla Kioskas, ora mi
avrebbe offerto da bere e guai a lui se si rifiutava!!!
Kethry
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